Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Concentrazione per il partito o per l'amministrazione cittadina? La rappresentanza proporzionale degli interessi - appello al buon senso

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Alcide de Gasperi 2 occorrenze

hanno dei diritti, vogliamo leggere un po’ addietro nella raccolta dei giornali e vedere come stampavano, quando non erano ancora in vista le prossime elezioni? Troviamo, per esempio, l’Alto Adige che nell’epoca elettorale, poco prima che gli succedesse la brutta improvvisata della nostra entrata per la finestra “come pipistrelli sperduti”, stampava: “Non c’è proprio alcuna ragione perché si debbano abbandonare le posizioni che si occupano nei comuni alla mercé d’un avversario spregiudicato, e non si deve consegnare ingenuamente anche le chiavi del nostro maggior Comune”. Questo stampavano in risposta ai nostri articoli nei quali domandavamo la rappresentanza della minoranza. Noi domandavamo la chiave per entrare in pochi e ci rispondevano col catenaccio. Più tardi aggiunsero: “Forse ve la daremo la rappresentanza proporzionale nel Comune, ma fate il piacere, incominciate prima voi nel Parlamento o nella Dieta!”. Ora in primo luogo è cosa curiosa che vengano a domandare a noi la rappresentanza proporzionale al Parlamento; sarebbe lo stesso come dire: Fate il piacere, onorevoli Conci, Gentili, Paolazzi e voi altri che siete dieci in tutto, andate dai polacchi, dagli czechi, dai tedeschi e da tante generazioni, che son là fuori, conveniteli tutti che bisogna introdurre la rappresentanza proporzionale e quando ci sarete riusciti, allora, forse, vi daremo la rappresentanza proporzionale a Trento. Loro possono darla, se vogliono, noi non lo possiamo nemmeno se vogliamo. Le condizioni sono dunque dispari. Ma c’è di più.

E ancor più addietro risuona sempre il medesimo allarme. Nel 1905, quando abbiamo presentato tre soli candidati (3 su 36!), allora dall’«Alto Adige» risonò il grido: fuori i clericali! E fra i nostri tre candidati c’era la persona del dr. Guido de Gentili, sull’«Alto Adige» si ghignava fingendo orrore: Un prete, un gesuita addirittura! (Ilarità) E di lui si metteva in dubbio il sentimento nazionale. Ora io affermo che il comitato elettorale incaricato di presentare le candidature, una cosa deve deplorare sopra tutte, che il dr. Gentili sia sovraoccupato in altri incarichi ben più importanti, affidati a lui dal partito e dagli elettori, e che del resto la sua volontà in riguardo sia così decisa, da non permetterci di presentare questa volta la sua candidatura per il terzo corpo. La faremmo con entusiasmo per dimostrare anche a L’Alto Adige che dopo l’attività spiegata dal dr. Gentfli alla Dieta e al Parlamento, dopo che a lui in buona parte si deve se il prestigio nazionale degli italiani specialmente ad Innsbruck si è risollevato, vorremmo vedere se a Trento non si trovasse una grande maggioranza che desse ragione a quest’uomo, il quale già in quel tempo aveva tanto lavorato per la vita pubblica! (fortissimi applausi e acclamazioni al d.r Gentili).

L'anima del militarismo

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Se risaliamo più addietro nel secolo XIX troviamo invero che le cause di quelle guerre attraverso le quali l’Europa assunse l’aspetto che ha oggidì sono diverse da quelle accennate. Ma si trovano sempre dalla parte opposta a quella donde muove il Cristianesimo. Fu lo spirito della grande rivoluzione che santificò la violenza e celebrò la conquista sanguinaria. Al canto della marsigliese s’inaugura il periodo cruento e militarista che si chiuse col 1870. Nessuna legge superiore, nessun diritto primo dell’individuo viene riconosciuto. Prima di venir applicata sotto il Terrore, la dottrina viene professata e insegnata senza scrupoli. «Noi faremo un cimitero della Francia, diceva il deputato Giacobino Carrier, piuttosto di non rigenerarla a nostro modo». Un altro D’Antonelle, insegnava: «I nemici della libertà, nemici della natura intera, non devono contare fra i suoi figli. Distruggiamoli dunque completamente… Fossero essi un milione, non si sacrificherebbe la ventiquattresima parte di sé per distruggere una cancrena che potrebbe infettare il resto del corpo?». Queste massime dopo la burrasca interna domineranno la bufera napoleonica, ed è su loro che poggia tutto il mi1itarismo napoleonico. Il napoleonismo finisce a Sedan, ma non muore il militarismo il quale vive più che mai nel pensiero della revanche. È qui che la corrente rivoluzionaria confluisce in quella espansionista formando l’immensa fiumana che trascina le nazioni agli armamenti, e qui c’imbattiamo nella questione balcanica, nella questione alsaziana, nella questione di ogni irredentismo. L’oratore conclude a questo punto che questo complesso di cause è superiore all’ambito di un singolo stato e più forte di qualunque partito parlamentare. I socialisti stessi non sanno sottrarsi alla fatalità militare. Quando il generale Duchène ritorna vittorioso dal Madagascar, sarà il maire socialista di Marsiglia che gli declamerà l’epinicio; quando i borghesi vorranno negare ai ferrovieri la libertà dello sciopero generale ricordando che si potrebbe andar incontro ad un disastro in tempo di guerra, il loro capo Clovis Hugues griderà che, quando scoppierà la guerra, i ferrovieri lavoreranno anche sotto il fuoco dei cannoni prussiani. Caratteristico è quanto avvenne al congresso socialista di Conventry nell’aprile di quest’anno. Quelch, uno dei capi socialisti inglesi, dichiarò che i socialisti sono bensì internazionali, ma che gli inglesi devono anche volere gli armamenti necessari perché siano mantenute libere le comunicazioni tra la madre patria e le colonie. Hyndmann, altro deputato socialista, chiese senz’altro una flotta tanto forte da poter tener testa alla Germania. In Germania stessa, terra classica dell’antimilitarismo socialista, si è almeno in teoria dello stesso pensiero. Le Sozialistische Monatshefte (1899) scrivono: «che la Germania sia armata fino ai denti e possa disporre di una flotta forte in caso di una guerra commerciale è di grande importanza anche per la classe lavoratrice». Nella stessa rivista nel 1905 Calver scrive: Non si può pretendere dal proprio paese che assuma una posizione eccezionale che potrebbe diventare fatale. E Bebel stesso ai 15 gennaio 1896 affermava: Date le circostanze attuali, l’esercito è una necessità. Dei socialisti francesi è stato già detto. Il socialismo francese fornì ministri a gabinetti guerrafondai e sotto la sua cooperazione non solo il militarismo non diminuì ma crebbe in proporzioni molto più grandi che nelle altre nazioni. Che dire di Jaurès il quale nell’ultimo dibattito sul bilancio della marina prega la Camera ed il Governo di sospendere la votazione perché il consiglio militare abbia il tempo sufficiente d’approntare il progetto per la costruzione di cannoni migliori, cioè del calibro 34? Più note ancora sono in tal riguardo le ultime vicende del socialismo italiano. Bissolati aveva accettato definitivamente il programma Giolitti compresi gli aumenti militari e cinque giorni fa quando si doveva votare sul progetto governativo per i nuovi cannoni i socialisti più autorevoli Bissolati, Bonomi e Cabrini si assentarono per non votare cogli altri compagni contrari. Lo squagliarsi fu del resto tattica frequente anche dei socialisti austriaci. Dov’è la loro forza d’opposizione, senza dire che sotto il ministero Beck, votando per l’urgenza del bilancio facevano passare anche le spese militari? Il deputato Schuhmeier ha pur dichiarato nelle penultime delegazioni che «egli è contrario alle spese militari nello stato attuale; un altro paio di maniche sarebbe stato si trattasse dello stato socialista». Non è più dunque opposizione di principio ma opposizione politica. Non vengano quindi in tempo elettorale a fare un antimilitarismo a fuoco di bangala e ad accusare i popolari. Questi hanno in tal riguardo un programma molto chiaro: ogni volta che un voto negativo possa raggiungere un risultato od in ogni caso anche in cui l’espressione del volere contrario possa essere utile, i popolari voteranno contro aumenti ed aggravi militari. Può però anche intervenire il caso di un proprietario il quale di fronte alla richiesta, non voglia vendere il suo campo, ma che infine lo venda egualmente, perché sa che là deve passare la costruenda ferrovia. La legge di espropriazione è inesorabile e la ferrovia passerà lo stesso. In tali casi il proprietario vedrà di vendere al più caro prezzo possibile il suo possedimento. Ma si può dire per questo che egli favorisca la costruzione della ferrovia o addirittura spinga il convoglio? Ben altri, come abbiamo visto, sono i motori di questo treno, e non nel campo nostro vanno ricercati i macchinisti.

L'adunanza delle associazioni cattoliche in onore di Sua Altezza Rev.ma Principe Vescovo

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

L’arcivescovo di Perugia, Gioacchino Pecci, nella lettera pastorale del 1877, aveva lamentato i tempi risospinti molti secoli addietro, quando il poeta Giovenale esclamava che a trastullo di pochi viveva il genere umano, ed aveva eccitato i cattolici alla restaurazione e, salito sulla cattedra di Pietro, aveva ricordato agli operai francesi nell’ottobre del 1887 che «la Chiesa, in passato, allorché la sua voce era meglio ascoltata e più obbedita, veniva in aiuto ai lavoratori in modo diverso che non colle elargizioni della carità, che essa aveva creato e incoraggiato quelle grandi istituzioni corporative, che hanno si potentemente aiutato il progresso della arti e dei mestieri e procurato agli operai stessi una più grande somma di comodità e di benessere; che questa sollecitudine essa l’aveva ispirata intorno ad essa in tutti coloro che godevano un’influenza sociale, in modo che si manifestava negli statuti e nei regolamenti delle città, nelle ordinanze e nelle leggi dei pubblici poteri» ed aveva assicurato che la Chiesa aveva ancora quest’ideale e cercava di realizzarlo. Venivano poi altri documenti più espliciti riguardo ai mezzi da seguire e più imperativi, fino a quell’enciclica che fu sentenza, norma e comando riguardo alle «cose nuove» e alla quale si appellarono e si appelleranno sempre i cattolici d’azione, alla quale risale il presente S. Padre Pio X, quando riordina e rinfranca il movimento cristiano popolare. Tali, o signori, furono gli impulsi, i presidi e gli indirizzi che promossero o accompagnarono l’opera del Trentino cattolico. Era naturale che gli uomini più colti ed illuminati del clero vi facessero parte, sapendo che «per un ecclesiastico, come scriveva il p. Weiss a Decurtins, il dovere più alto, la missione più savia è oggi quella di ricordare al mondo gli antichi principi della giustizia». Signori! Fra questi uomini che non esitarono sulla via da intraprendere e che vi camminarono sopra senza dubitare fu Mons. Celestino Endrici. Tutti ricordano l’opera sua ed era ben doveroso che tra le manifestazioni di gioia che accompagnarono la sua elevazione all’episcopato non mancasse quella delle nostre istituzioni. Esse ebbero il contributo delle sue cognizioni profonde, della sua mente vasta, e ciascuna volle esser qui rappresentata a prestare la sua parte in omaggio, ad esprimere la propria riconoscenza e il proprio attaccamento. E riconoscenza esprimono specialmente i giovani, i quali, se alle singole fasi dell’azione non poterono partecipare ne trassero però ammaestramenti ed entusiasmo di propositi forti. S’unisce qui dunque l’omaggio di due generazioni, e la generazione giovane che sorge ora, guarda con speciale fiducia al nuovo Vescovo che vi spese attorno tante cure. Ed io, o signori, se dovessi parlare in nome di questa generazione novella, di questo Trentino nuovo al quale vanno congiunte tante visioni e tante speranze, direi, che i giovani, venuti su quando il movimento cattolico era già iniziato, altro proposito non hanno che di accelerarlo, sulla scorta dei maggiori e sulle orme già impresse. Direi che essi oramai si sono fatti ragione dell’ora che corre, delle lotte fra scienza e fede, fra democrazia e democrazia, fra civiltà e civiltà e si sono chiesto se non occorresse sacrificare parte delle proprie energie individuali al grande ideale comune, alla riconquista di questo caro paese stretto fra le alpi, alla civiltà cristiano-latina. Eppure essi non si propongono lotte infeconde né divisioni evitabili, ma null’altro desiderano che l’azione cattolica, cresciuta ad albero maestoso, distenda i suoi molteplici rami sul paese tutto, affinché tutti gli uomini di buona volontà trovino conforto e ristoro alla sua ombra. Il programma dei cattolici è conservativo ad un tempo e progressista. Si trattava infatti se il trentino che i nostri avi hanno lasciato adorno di tanti monumenti di cristiana pietà, avesse a mantenere il suo carattere predominantemente cattolico, se a questa catena che ci ricongiunge con tante glorie del Trentino di ieri, dovesse aggiungersi l’anello dell’indomani, o per l’ignavia del nostro tempo dovesse venire interrotta. Ma si trattava anche di servire a questa gran causa antica con tutte le armi nuove, e i cattolici trentini lo fecero mettendosi al loro posto nella corrente dei tempi, seguendo l’esempio dei più avanzati fra i paesi cattolici. Ed era ed è ancora la loro parola d’ordine «il Trentino deve divenire ogni giorno migliore». Migliore anzi tutto in loro stessi, si ché le pietre che devono formare la gran fabbrica siano prima tagliate e compiute, affinché la Chiesa trentina, come il tempio di Salomone, s’innalzi maestosa, «senza che s’oda il rumore del martello». Amici! «l‘arco de’ gran guerrieri non si è ancora spezzato né i deboli si sono cinti in robustezza!» L’appello, del Vogelsang agli stati che abbracciassero una buona volta il Cristianesimo in tutta la sua portata storica, è rimasto senza eco, e l’opera della rivoluzione va compiendosi nei paesi latini. I confronti sono oltre modo istruttivi. Là ove i cattolici furono perla scuola neutrale di un Lodovico de Besse e per le idee dei giureconsulti cattolici senza una demarcazione netta, infierisce ora il leone che ha trovato la greggia dispersa e senza difesa, ma in Germania ove i cattolici lavorarono per il popolo sta il Centro come torre che non crolla, e lo spirito sociale del cristianesimo ricomincia a manifestarsi «negli statuti e nei regolamenti della città, nelle ordinanze e nelle leggi dei pubblici poteri». Ma in riva al Danubio il popolo organizzato in nome di Cristo fiaccò l’audacia del movimento Los von Rom! E riarmò il cristianesimo, apportatore di giustizia e di carità, e non prestò fede ai suoi nemici. Tali gli ammaestramenti dell’ora che passa, tali i confronti alla luce dei quali i posteri giudicheranno anche noi. E si domanderà se noi, invece di camminare nella luce, ci aggiraran nelle tenebre e se, invece di sorgere di buon mattino al lavoro, pieni di quella carità di Cristo, che cerca anzitutto la giustizia e ne prepara l’avvento, giacemmo inerti nella tiepidezza. Trentini! Ad ognuno di voi il quale cammina lungi dalle nostre vie, noi non rivolgiamo altra esortazione che questa: che sosti un momento ed osservi. Veda il male morale invadere le nostre città, le nostre borgate, le nostre valli; osservi come la miseria sociale spinga i figli di questa patria a rinnegare la madre antica. Osservi e pensi. Pensi alle glorie passate, quanto dolce risuonava l’unione di due nomi: Religione e patria! E volga lo sguardo all’avvenire, a quell’avvenire che egli desidererebbe grande ai nipoti. E poi non prosegua, non faccia un passo, senza avere prima preso una decisione. Sia questa degna del passato, meritevole dell’avvenire, sia una promessa auspicante la vita nuova del Trentino che verrà.

Parlamento e politica

388117
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Penetra però dentro alle coscienze e diviene abitudine, arriva nelle fibre di molti e diviene forza quel che due anni addietro era un nome. Ha cittadinanza quel che si ripudiava; odii e amori in contrasto dividono gli uomini; le mobilitazioni elettorali esercitano le passioni, ma le idee penetrano nel cuore, divengono atti di volontà individuale e collettiva, superano il fenomeno e attingono la loro esistenza nella sostanza delle cose. Come il partito liberale prima, quello socialista poi, rispondendo a stati d’animo hanno creato una loro letteratura, una legislazione, una organizzazione; così il partito popolare italiano ha superato lo stato di fenomeno transeunte, ha vinto molte difficoltà interne, ha espresso politicamente un suo pensiero ricostruttivo e tende a trovare su questo pensiero la rispondenza politica della pubblica opinione. Il partito popolare italiano e però partito di minoranza, la sua funzione di collaborazione o di opposizione è importante nell’ordine delle propulsioni e nel gioco delle alternative parlamentari, ma non è decisiva. Certo non basta un solo partito ad imporre un orientamento alla vita pubblica collettiva, né ad imporne la soluzione; però basta a creare stati d’animo adatti, punti di partenza e di riferimento, elementi di prova, ragioni di consensi; sì che la maturazione politica (dovuta spesso a forze imprevedute che balzano dai fatti della vita vissuta) arrivi fino alla soluzione dei grandi problemi. Sono rimasti, a saldo segno, i famosi nove punti che il gruppo parlamentare popolare affermò come base di collaborazione col secondo ministero Nitti e i patti di alleanza con i quali partecipò ai governi. E sono nostre le battaglie programmatiche combattute per la libertà della scuola, per la proporzionale amministrativa e politica, per la libertà dei sindacati e per la riforma agraria, e per il decentramento amministrativo. Non sono idee isolate; appartengono come fondo a molti partiti; gli studiosi attorno a tali problemi cercano soluzioni o illustrano questioni; nei congressi si discute e si battaglia. Però, perché un’idea dal campo speculativo passi a quello pratico e divenga ragion politica, occorre questo immenso lavorio dei partiti; fra i quali il nostro assume una vera posizione di battaglia in quella larga collaborazione parlamen¬tare che è ancora necessaria perché un parlamento come il nostro viva ed abbia la sua maggioranza. È questo un dovere dei partiti oggi in lotta: creare una salda maggioranza parlamentare. I blocchi, dove sono stati possibili, assolvono il cómpito di dare all’elettore un senso di unità e di resistenza; non dànno però una base programmatica: altrimenti non sarebbero blocchi. La unione negativa di difesa non basta all’opera. Le differenze create dalle altre liste più o meno ministeriali valgono quanto i blocchi stessi. Non si può dire che esista realmente una opposizione costituzionale e ciò è un male, non solo per la chiarificazione delle posizioni, ma anche per la saldezza della stessa maggioranza, alla quale certo non potranno partecipare coloro che credono di appoggiare blocchi e fasci e unioni per una politica di pura conservazione economica e di tutela capitalistica, perché falserebbero, fin dall’inizio, il significato della lotta e comprometterebbero le sorti della camera futura. Occorre avere un programma positivo, base della maggioranza, non nella confusione dei partiti ma nella specificazione di criteri, di metodi e di finalità, quando si tratta di salvare il paese. Questo noi abbiamo fatto nella XXV legislatura, cooperando al funzionamento del parlamento, alla costituzione della maggioranza e alla combinazione dei governi, quando era ben difficile superare ostacoli di diverso genere anche nel contatto con gli altri partiti; e, se sarà necessario, per il bene del paese e per la vitalità del parlamento, questo faremo domani, sulla base del nostro programma. Senza presumere e senza volerci imporre, noi crediamo che nella difficoltà di manovra dei partiti liberali e democratici ancora una volta il nostro dovrà essere il centro, il cemento, il fulcro, la forza di polarizzazione. Adempirà così ancora ad un suo cómpito, quello di concorrere con le sue forze verso un nuovo orientamento della vita politica del paese, verso una chiarificazione delle tendenze politiche, attorno ad un problema fondamentale di libertà e di elevazione dei valori morali della coscienza collettiva, attorno ai problemi del lavoro non agitati dall’odio di classe né sostenuti da una ragione politica sovver-siva, ma basati sui criteri di giustizia sociale. E nel momento che vengono a noi i fratelli delle terre redente e portano insieme alla esperienza politica l’attività intensa nel campo dell’organizzazione cristiana operaia e il geloso affetto alle loro autonomie, noi riaffermiamo, con loro, il programma veramente italiano del nostro partito, che trae il suo fondamento nella nostra storia guelfa, nella nostra civiltà latina, nel nostro fondo della coscienza religiosa e cattolica, che ha saputo nei secoli unire la genialità individualista della nostra razza con la vitalità degli organamenti locali e la concezione razionale del diritto di cui Roma è madre. Ora che la unità territoriale è compiuta con tanti sacrifici e con tante vittime; ora che abbiamo scossa la soggezione intellettuale ad una civiltà teutonica, che incombeva come elemento culturale delle nostre scuole e come concezione laica panteista del nostro stato, oggi dobbiamo tornare a rivivere un pensiero latino, dobbiamo lavorare per una civiltà latina, ritrovare nell’aspro cammino l’anima italiana, che riaffermiamo come valore della nostra civiltà, ragione della nostra bandiera, ove sta se¬gnata la croce dei comuni medievali e la parola «libertas» come la sintesi delle nostre battaglie. Avrà eco la nostra parola dal paese alla camera? Troverà ancora le tenaci resistenze di vecchie coalizioni di nuove preoccupazioni? Noi siamo sereni realizzatori, calmi lottatori, sicuri del nostro cammino, e perciò non tormentati da improvvisazioni né turbati dalle lotte. Noi speriamo che la nuova camera possa affrontare i problemi lasciati insoluti dalla vecchia, problemi di realtà e di vita. Noi vi coopereremo con tutta la nostra attività; faremo appello all’anima del popolo che ci segue; diremo la nostra parola a coloro che debbono operare nel parlamento e nel governo; perché vogliamo così contribuire alla salvezza della patria nostra, non solo come difesa da un pericolo interno, ma come rinnovamento delle sue forze economiche e come risveglio delle sue virtù morali, sulle quali fondiamo la nostra vita politica. Ed il 15 maggio, giorno assegnato per l’appello al paese, e per il partito popolare italiano un giorno sacro: è il giorno della democrazia cristiana, il ricordo trentennale dell’enciclica del papa degli operai sulla questione operaia. Dopo sei lustri torna come in visione quell’uomo diafano e quella parola solenne che era di salvezza morale e sociale; e tale è oggi quando alle masse scristianizzate e materializzate si è voluta imporre dalla Russia bolscevica la parola di Lenin, come parola di distruzione. Noi ai nostri fratelli, operai e lavoratori cristiani, ripetiamo quella che è parola di vita, nella fiducia che il lavoratore, rifatto cristiano, non sarà il nemico della patria nostra, ma colui che nelle invocate libertà tornerà col lavoro a riedificare le fortune della nostra Italia.

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

388304
Toniolo, Giuseppe 1 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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Il rinascimento classico dei secoli XV e XVI, abbuiando questi veri sovrani, col ridestare le reminiscenze dell'antichità pagana intorno al fato, al panteismo politico, all' utilitarismo materialistico, interruppe e respinse addietro per più secoli la elaborazione delle scienze sociali, mal compenetrate con quelle politiche o di Stato. Ed il razionalismo del secolo XIX, pure ampliando cotanto l'ambito degli studi sociali, ne tralignò e corruppe la struttura scientifica, disconoscendo nei fenomeni della società il carattere di leggi morali di libertà, in nome di un determinismo che l'ampio volume delle scienze sociali riduce ad un capitolo delle scienze naturali. Il cristianesimo per mezzo della Chiesa apparisce così il remoto generatore delle scienze sociali ed oggi stesso promette di esserne il rinnovatore. L'economia necessariamente condivide con esso le vicende e le speranze. Qui basti questo cenno sulla genesi delle dottrine sociali razionali-positive, di cui ancora difettano storie rigorose ed imparziali.

Pagina 1.25

Costituzione, finalità e funzionamento del Partito Popolare Italiano

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1919
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 74-87.
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L'avvento del nostro partito fu sognato molti anni addietro come una vera forza popolare di evoluzione e di conquista; oggi possiamo chiamarla una realtà vivente a cui è segnato un avvenire.

Pagina 87

Comizio elettorale

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1908
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 322-328.
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Torniamo tre anni addietro, dieci armi addietro e dimostriamo con i fatti la sincerità del nostro programma e delle nostre finalità.

Pagina 325

La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

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Murri, Romolo 4 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
  • Politica
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Io vi ho parlato sino ad oggi, signori, d'un ideale religioso che non è né mio né nuovo; lo avrò difettosamente inteso e male espresso; ma studiandolo lungamente, e sforzandomi di praticarlo prima di parlarne, ho cercato di attingerlo alle parole ed all'esempio d'uno che è vissuto molti secoli addietro e dal quale la civiltà occidentale l'ha ricevuto, da Gesù Cristo.

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Due anni addietro l'Italia fu profondamente agitata da una proposta di legge, presentata da alcuni deputati, tendente a introdurre in Italia il divorzio. I cattolici, per la prima volta forse dacché il regime costituzionale fu stabilito in Italia, fecero sentire la loro voce, nella vita pubblica del paese, nettamente contraria al progetto, e questo fu, per allora, abbandonato. Tuttavia non conviene illudersi molto; l'introduzione del divorzio sembra essere quasi fatalmente sulla via di quella che chiamano laicizzazione dello Stato; precisa dal campo dei fini di civiltà e di cultura che esso persegue ogni considerazione e finalità religiosa, questo sente venirsi meno la forza di imporre ai coniugi, dei quali la legge civile riconosce l'unione maritale, l'onere di rimaner vincolati l'uno all'altro per tutta la vita; mentre quest'onere sembra, d'altra parte, nella costituzione presente della famiglia, divenire sempre più grave e più difficile a portarsi ad un grande numero di contraenti.

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I popoli civili hanno oramai compreso che, nella questione del riposo festivo, è necessario fare un passo addietro, e tornare all'antico; e provvedimenti legali si succedono, volti ad assicurare il riposo per turno nelle industrie che una alta ragione sociale vieta di interrompere, ed il riposo contemporaneo dei lavoratori nelle industrie e professioni nelle quali l'interruzione simultanea non dà luogo ad arresti pericolosi nell'economia della produzione o dello scambio dei servigi e dei beni necessari; mentre esso, d'altra parte, rende assai più fecondo di vantaggi sociali il giorno dedicato al riposo.

Pagina 264

Di queste anime il numero è oggi, inoltre, assai diminuito fra voi: esse sono deboli e pavide per l'ombra che il paganesimo, avanzate a grandi passi, proietta sempre più lunga e densa sulla società dei cristiani. un'ora addietro in una delle vie della vostra città, io ho visto sfilare il corteo funebre dell'operaio che ieri, nel vostro porto, moriva d'una disgrazia sul lavoro. Una folla interminabile d'uomini, tutta Ancona operaia, seguiva quel feretro. Non v'era prete, non segno religioso.

Pagina 6

Il Mezzogiorno e la politica italiana

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 309-353.
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L'inizio esiste: i comuni che hanno acquedotti oggi sono numerosi; due o tre decenni addietro, la percentuale di comuni sprovvisti di semplice alimentazione idrica erano moltissimi; la lotta antimalarica mediante la chinizzazione prima della guerra procedette discretamente, e in alcune parti bene: ricordo l'opera della croce rossa. Anche la lotta antitracomatosa e quella antitubercolare procedono con un certo successo. Certo, la percentuale di morbilità e di mortalità è notevolmente diminuita da quella di un tempo, e le statistiche di leva militare dànno degli indici di miglioramento abbastanza confortanti. L'ospedale non è un privilegio di grande città; l'asilo infantile si è diffuso nei minori centri, la propaganda igienica nelle scuole è tentata; voglio ricordare le scuole all'aperto del mio comune e gli asili di padre Semeria nella Basilicata.

Pagina 342

Crisi e rinnovamento dello Stato

401906
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 232-263.
  • Politica
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Questa costruzione organica della vita nazionale, deve essere animata dal principio di libertà che oggi, come cento anni addietro, viene elevato e bandito come conquista del vivere civile, quella libertà morale, economica e organica che è negata in nome dello stato panteista, amministratore e accentratore. Questo principio di libertà è l'anima, il fulcro, la ragione della riforma, il fondamento e lo spirito animatore del partito popolare italiano.

Pagina 253

Parlamento e politica

401999
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Penetra però dentro alle coscienze e diviene abitudine, arriva nelle fibre di molti e diviene forza quel che due anni addietro era un nome. Ha cittadinanza quel che si ripudiava; odii e amori in contrasto dividono gli uomini; le mobilitazioni elettorali esercitano le passioni, ma le idee penetrano nel cuore, divengono atti di volontà individuale e collettiva, superano il fenomeno e attingono la loro esistenza nella sostanza delle cose. Come il partito liberale prima, quello socialista poi, rispondendo a stati d’animo hanno creato una loro letteratura, una legislazione, una organizzazione; così il partito popolare italiano ha superato lo stato di fenomeno transeunte, ha vinto molte difficoltà interne, ha espresso politicamente un suo pensiero ricostruttivo e tende a trovare su questo pensiero la rispondenza politica della pubblica opinione. Il partito popolare italiano e però partito di minoranza, la sua funzione di collaborazione o di opposizione è importante nell’ordine delle propulsioni e nel gioco delle alternative parlamentari, ma non è decisiva. Certo non basta un solo partito ad imporre un orientamento alla vita pubblica collettiva, né ad imporne la soluzione; però basta a creare stati d’animo adatti, punti di partenza e di riferimento, elementi di prova, ragioni di consensi; sì che la maturazione politica (dovuta spesso a forze imprevedute che balzano dai fatti della vita vissuta) arrivi fino alla soluzione dei grandi problemi. Sono rimasti, a saldo segno, i famosi nove punti che il gruppo parlamentare popolare affermò come base di collaborazione col secondo ministero Nitti e i patti di alleanza con i quali partecipò ai governi. E sono nostre le battaglie programmatiche combattute per la libertà della scuola, per la proporzionale amministrativa e politica, per la libertà dei sindacati e per la riforma agraria, e per il decentramento amministrativo. Non sono idee isolate; appartengono come fondo a molti partiti; gli studiosi attorno a tali problemi cercano soluzioni o illustrano questioni; nei congressi si discute e si battaglia. Però, perché un’idea dal campo speculativo passi a quello pratico e divenga ragion politica, occorre questo immenso lavorio dei partiti; fra i quali il nostro assume una vera posizione di battaglia in quella larga collaborazione parlamen¬tare che è ancora necessaria perché un parlamento come il nostro viva ed abbia la sua maggioranza. È questo un dovere dei partiti oggi in lotta: creare una salda maggioranza parlamentare. I blocchi, dove sono stati possibili, assolvono il cómpito di dare all’elettore un senso di unità e di resistenza; non dànno però una base programmatica: altrimenti non sarebbero blocchi. La unione negativa di difesa non basta all’opera. Le differenze create dalle altre liste più o meno ministeriali valgono quanto i blocchi stessi. Non si può dire che esista realmente una opposizione costituzionale e ciò è un male, non solo per la chiarificazione delle posizioni, ma anche per la saldezza della stessa maggioranza, alla quale certo non potranno partecipare coloro che credono di appoggiare blocchi e fasci e unioni per una politica di pura conservazione economica e di tutela capitalistica, perché falserebbero, fin dall’inizio, il significato della lotta e comprometterebbero le sorti della camera futura. Occorre avere un programma positivo, base della maggioranza, non nella confusione dei partiti ma nella specificazione di criteri, di metodi e di finalità, quando si tratta di salvare il paese. Questo noi abbiamo fatto nella XXV legislatura, cooperando al funzionamento del parlamento, alla costituzione della maggioranza e alla combinazione dei governi, quando era ben difficile superare ostacoli di diverso genere anche nel contatto con gli altri partiti; e, se sarà necessario, per il bene del paese e per la vitalità del parlamento, questo faremo domani, sulla base del nostro programma. Senza presumere e senza volerci imporre, noi crediamo che nella difficoltà di manovra dei partiti liberali e democratici ancora una volta il nostro dovrà essere il centro, il cemento, il fulcro, la forza di polarizzazione. Adempirà così ancora ad un suo cómpito, quello di concorrere con le sue forze verso un nuovo orientamento della vita politica del paese, verso una chiarificazione delle tendenze politiche, attorno ad un problema fondamentale di libertà e di elevazione dei valori morali della coscienza collettiva, attorno ai problemi del lavoro non agitati dall’odio di classe né sostenuti da una ragione politica sovver-siva, ma basati sui criteri di giustizia sociale. E nel momento che vengono a noi i fratelli delle terre redente e portano insieme alla esperienza politica l’attività intensa nel campo dell’organizzazione cristiana operaia e il geloso affetto alle loro autonomie, noi riaffermiamo, con loro, il programma veramente italiano del nostro partito, che trae il suo fondamento nella nostra storia guelfa, nella nostra civiltà latina, nel nostro fondo della coscienza religiosa e cattolica, che ha saputo nei secoli unire la genialità individualista della nostra razza con la vitalità degli organamenti locali e la concezione razionale del diritto di cui Roma è madre. Ora che la unità territoriale è compiuta con tanti sacrifici e con tante vittime; ora che abbiamo scossa la soggezione intellettuale ad una civiltà teutonica, che incombeva come elemento culturale delle nostre scuole e come concezione laica panteista del nostro stato, oggi dobbiamo tornare a rivivere un pensiero latino, dobbiamo lavorare per una civiltà latina, ritrovare nell’aspro cammino l’anima italiana, che riaffermiamo come valore della nostra civiltà, ragione della nostra bandiera, ove sta se¬gnata la croce dei comuni medievali e la parola «libertas» come la sintesi delle nostre battaglie. Avrà eco la nostra parola dal paese alla camera? Troverà ancora le tenaci resistenze di vecchie coalizioni di nuove preoccupazioni? Noi siamo sereni realizzatori, calmi lottatori, sicuri del nostro cammino, e perciò non tormentati da improvvisazioni né turbati dalle lotte. Noi speriamo che la nuova camera possa affrontare i problemi lasciati insoluti dalla vecchia, problemi di realtà e di vita. Noi vi coopereremo con tutta la nostra attività; faremo appello all’anima del popolo che ci segue; diremo la nostra parola a coloro che debbono operare nel parlamento e nel governo; perché vogliamo così contribuire alla salvezza della patria nostra, non solo come difesa da un pericolo interno, ma come rinnovamento delle sue forze economiche e come risveglio delle sue virtù morali, sulle quali fondiamo la nostra vita politica. Ed il 15 maggio, giorno assegnato per l’appello al paese, e per il partito popolare italiano un giorno sacro: è il giorno della democrazia cristiana, il ricordo trentennale dell’enciclica del papa degli operai sulla questione operaia. Dopo sei lustri torna come in visione quell’uomo diafano e quella parola solenne che era di salvezza morale e sociale; e tale è oggi quando alle masse scristianizzate e materializzate si è voluta imporre dalla Russia bolscevica la parola di Lenin, come parola di distruzione. Noi ai nostri fratelli, operai e lavoratori cristiani, ripetiamo quella che è parola di vita, nella fiducia che il lavoratore, rifatto cristiano, non sarà il nemico della patria nostra, ma colui che nelle invocate libertà tornerà col lavoro a riedificare le fortune della nostra Italia.

La stampa quotidiana e la cultura generale

402039
Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1900
  • Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70.
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Se paragonate l'Italia di un mezzo secolo addietro ⸺ senza risalire molto più addietro — a quella di oggi, e vi chiedete quale meravigliosa forza nuova abbia potuto far sparire così completamente tante barriere d'ogni genere che avevano per secoli profondamente divisa l'Italia in comuni ed in stati così estranei l'uno all'altro, e che erano sopravvissute a tante vicende storiche: quale forza meravigliosa abbia potuto a questa indefinita varietà di tipi e dì forme sociali, così ricca talora di contrasti violenti, sostituire l'elaborazione rapidissima d'una notevole unità nazionale, voi troverete la spiegazione nella stampa quotidiana, innanzi tutto. Così, per ricorrere ancora ad un altro esempio, se voi cercate in che modo il partito socialista italiano, in soli sette anni, sia riescito ad organizzarsi cosi potentemente in tutta Italia, a far conoscere e discutere per tutto il suo programma, a ottenere vittorie come quelle delle elezioni municipali di Torino e Milano del giugno corrente, a dare una così larga risonanza nel paese alla sua politica parlamentare, voi dovete riconoscere che molte delle forze le quali hanno condotto a questo mirabile risultato preesistevano, che le forze nuove spiegherebbero ben poco senza la stampa, e che solo questa ha potuto in pochi anni creare in moltissimi la coscienza del programma socialista, mettere in rilievo e far quindi agire con intensità raddoppiata le cause di un simile movimento sociale, unire, assimilare, {{7}}dirigere le diverse forze a uno scopo comune, creare, infine, un partito e un tale partito.

Pagina 5

Il modernismo che non muore

402776
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 37-59.
  • Politica
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Semeria GIOVANNI GENTILE – Il modernismo e I rapporti tra religione e filosofia, Bari, Laterza, 1909 il modernismo, incidente nuovo, non ha valore ideale, perché il suo momento essenziale va fatto risalire molto addietro; p. es. a Giordano Bruno od almeno a Hegel; dopo di allora, dal punto di vista ideale, non si tratta che di ripetizioni. L'obiezione varrebbe se la storia dello spirito e della vita religiosa potesse essere inclusa tutta nella storia delle filosofie recenti e del razionalismo. Il valore del modernismo, in quanto esso viene dopo l'idealismo trascendentale, sta per metà in questo: nell'essere stato, controlo stesso razionalismo, una rinnovata affermazione delle esigenze dello spirito religioso; nel non essersi presentato come il superamento del cattolicismo, ma anzi come una intima esigenza degli elementi religiosi vivi e verdi nella coscienza cattolica, verso una nuova sistemazione del loro mondo esteriore; e nell'aver ricondotto tutto quello che prima pareva definitivo e normativo nel cattolicismo ad esteriorità ed espressione e creazione passiva. Esso non é negazione di quel che è cattolico e quindi tradizione religiosa e credenza e rito, in nome di quel che è razionale; i diritti imprescrittibili della coscienza religiosa, del fare (non del fatto) religioso, sono affermati in una con il diritto di sovranità di questa coscienza su tutte le sue manifestazioni e forme storiche esteriori e concrete. Un tempo si diceva che i più violenti anticlericali andavano cercati fra gli ex; oggi una tale affermazione sarebbe un luogo comune vuoto di senso. Il modernista che fu cattolico rimane non solo religioso, ma cattolico, in quanto egli rivendica la religiosità cattolica viva di oggi contro le forme morte della religiosità cattolica di ieri; in quanto tende, con un lavoro di revisione critica e di pratica autonomia, ad aggiornare il passato, non a porre una barriera insormontabile, a creare un antagonismo fra esso e l'avvenire.

Pagina 49

I cattolici e la questione politica in Italia

403185
Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1897
  • Averri, I cattolici e la questione politica in Italia, Torino-Roma, Giacinto Marietti, 1897, 4-31.
  • Politica
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Cacciata fuori la chiesa, dagli interessi economici che mascherava l'odio razionalista, dalle sue posizioni politiche, molte passioni diedero giù; molti pregiudizi e timori e malintesi ha dissipato la riflessione, e, mano mano che il tempo passava, s'andavano presso gli uni obliterando le ragioni messe speciosamente innanzi per combattere la chiesa, e si incominciava ad accettare dagli altri, o come acquisizione nuova de' progressi della vita pubblica o come spediente temporaneo necessario, molte cose venuteci dagli avversari: sicché dello stato di animi e delle passioni politiche della metà del secolo riferiteci, così vivamente dalla letteratura patriottica del tempo, già quasi dimenticata, poco rimane più, meno che nell'odio cieco di alcuni uomini ed associazioni superstiti: il risveglio di qualche anno addietro pareva un'aurora ed era un tramonto: e gli avanzi di queste ire politiche contro la Chiesa li avrebbe soffocati il ridicolo, ultima condanna delle cose vecchie, se non fosse l'irreligione, che persiste e fiorisce tenacissima presso i dotti ed i colti, e di là si riflette, naturalmente, nel pensiero politico dei nostri avversari.

Pagina 14

I primi cattolici in Parlamento

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Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari– Società Naz. di Cultura, 1908, 86-107.
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Pochi anni addietro i cattolici avevano incominciato ad agitare il problema di una università libera; e forse ad essi sarebbe riuscito, più che ottenere la libertà vera di insegnamento, metter le mani su qualcuna delle università se condarie e farne un centro di cultura cattolica; oggi, per parecchi motivi, anche questo modesto programma non ha nessuna probabilità di tornare ad interessare gli animi. "Come sia impossibile interessare i cattolici italiani ad una qualsiasi iniziativa seria di educazione spirituale e di studio, è provato, per antitesi; dal rapido successo della sottoscrizione pel Malo"> i cui proprietarii, Cesare Algranati e figlio, hanno raccolto in breve 75,000 lire e 12,000 associati.

Pagina 104

Andrea Torre proponeva due anni addietro una grande Società nazionale per la cultura, proposta che fu accolta con molto favore, perché rispondeva in parte a un desiderio che è in tutti, ma della quale poi non si parlò più, forse per lo scopo troppo generico e troppo grandioso; ora si parla di una grande associazione nazionale femminile; ed anche questa potrebbe avere un utilissimo ufficio. Così, al tempo delle sventure della Calabria, se si fosse pensato a costituire una associazione nazionale il cui scopo fosse di tener desto l'interessamento del paese per le regioni meridionali ed i loro bisogni, quell'interessamento non avrebbe avuto una vita effimera e non sarebbero avvenuti gli inconvenienti deplorati nella distribuzione dei sussidi.

Pagina 106

La crisi religiosa in Francia (Lettere al "Corriere della Sera")

404020
Murri, Romolo 3 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 207-245.
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Ora su questo terreno la Repubblica ha vinto e, diremmo quasi, stravinto: essa ha manifestata una vitalità profonda e tenace della quale, solo dieci anni addietro, nessuno l'avrebbe creduta capace. E, nella irritazione del conflitto e nell'esaltamento della vittoria, ha fatto pesare la mano sulla Chiesa cattolica, prima con la soppressione delle congregazioni, poi con la soppressione dell'ambasciata presso il Vaticano, infine con la legge di separazione. Poiché dei nemici che essa si è trovati di fronte, la Chiesa, quantunque impegnata nel conflitto solo indirettamente e contro la volontà espressa di Leone XIII, era il più visibile, il più solidamente organizzato ed il più facile ad esser colpito. Di più, mentre la Patrie française, 1'Action, française od altre simili organizzazioni politiche si presentavano, agliocchidello Stato, come organizzazioni di cittadini aventi la libertà piena di fare la politica che preferissero meglio, ed incapaci di ordire complotti sistematici e minacciosi, contro la Chiesa è stata invece abilmente sfruttata — i lettori ricordano il tenore costante dei discorsi dell'on. Clemenceau nel suo giro politico dell'ottobre 1906 — l'accusa che essa fosse un potere estraneo ed ostile alla nazione, alleato ad avversari antichi della Francia, reo di macchinare segretamente e con tenacia contro le istituzioni repubblicane, di avere steso contro di esse una fitta rete di istituti di educazione nello Stato medesimo, e capace di non smettere la lotta se non quando la Repubblica fosse stata tolta di mezzo. L'accusa era falsa e, per ognuno che conosca da presso il cattolicismo, evidentemente ingiusta; essa aveva tuttavia, agli occhi di un pubblico che conosce oramai troppo poco la Chiesa e che ha molti pregiudizi contro di essa, una certa verosimiglianza che l'ha fatta accettare e menar per buona senza troppe proteste.

Pagina 208

La rivelazione del posto relativamente assai modesto che la religione occupa ancora nel pensiero e nell'animo dei francesi è stata una sorpresa per molti; io ho inteso alcuni amici, che qualche anno addietro tutti giudicavamo estremamente pessimisti su questo argomento, dichiarare invece che si erano ingannati, per eccessivo...ottimismo.

Pagina 221

Pochi giorni addietro, quando egli sorse a parlare alla Camera a proposito di uno degli effetti della legge di separazione, e dichiarò di credere, nella sua sincerità di cristiano, che la maggioranza parlamentare e il Governo avevano detto la verità quando dichiaravano di non volere, con la separazione, la rovina della Chiesa, egli ebbe un applauso entusiastico da tutte le sinistre, fra le interruzioni velenose della destra. Ed altre volte gli è occorso qualcosa di simile. Se, imitando questo prete sincero ed attivo, i cattolici francesi potessero smettere il loro odio per la Repubblica, ritirarsi dal terreno delle violente competizioni di partito e darsi ad un lavoro sereno e fervido di educazione religiosa e sociale, dividere la loro causa da quella di noti avventurieri della politica, ed accettare senza riserve il diritto comune e la libertà, nessuno più oserebbe attaccarli, ed essi riacquisterebbero rapidamente il rispetto e la stima del popolo: di molta parte, anche, del popolo che, non crede più e non frequenta più le chiese.. Ma purtroppo, la speranza è, per ora, vana.

Pagina 227

Da un Papa all'altro

404631
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1905
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 30-55.
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Il pericolo di una tal forma di contrasti esisteva sicuramente sino a pochi anni addietro: oggi esso è forse minore, per merito della «democrazia cristiana»: la quale, se anche non potesse impedire, come non poté nelle ultime elezioni, una troppo stretta coalizione fra le forze conservatrici e le cattoliche, riserva almeno una parte, e la più giovane e più vivace di queste, a vantaggio d'una po¬litica di libertà e di democrazia, impedendo così la formazione d'un blocco compatto clerico-moderato.

Pagina 51

Clericalismo

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1906
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 73-85.
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E notavamo: ci sono, fra coloro che si dichiarano cattolici, distinte oggi assai meglio che per lo addietro, due diverse ed opposte politiche: le quali non sono punto specificate dall'accettare o meno alcune riforme sociali, dal volere o no che i cattolici partecipino alla vita pubblica del loro paese o dal promuovere lo spirito vivo del cristianesimo nella società contemporanea: differenze meramente accidentali nel caso nostro.

Pagina 82