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        <title>La stampa quotidiana e la cultura generale</title>
        <author>Averri, Paolo</author>
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          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70. <date when="1900">1900</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="IV" />{{V}}Scritte a intervalli, nella fretta d'un lavoro opprimente, per le colonne d'una rivista, queste brevi note sul giornalismo non pretendono di essere uno studio accurato ed intiero: sono sintesi rapide e fugaci in un terreno quasi ancora non esplorato, e nel quale quindi nessun lavoro fatto da altri poteva aiutare le ricerche.</p>
      <p>In questi ultimi mesi, quando il volumetto, già pronto, aspettava che qualche ora d'ozio mi permettesse di dargli l'ultima occhiata e di licenziarlo alla stampa, l'argomento è venuto subitamente di moda; e parecchie conferenze sono state lette e parecchi lavori pubblicati, dei quali terrò conto solo quando ⸺ e se — l'opuscolo d'oggi dovrà diventare un volume.</p>
      <p>Nemmeno ho potuto profittare di tutte le note che io aveva raccolte sull'argomento.</p>
      <p>Così il breve capitolo sulla letteratura giornalistica doveva essere tutta una parte del libro: parecchi appuntì riguardavano il giornalismo come professione, e spesso, su d'altri punti, mi sono limitato a dir poco e in breve, lasciando fuori molte funzioni e molti compiti speciali del giornalismo nella vita moderna.</p>
      <p>
        <pb n="VI" />Anzi non c'è forse pagina del lavoro che non avessi voluto svolgere più a lungo, e quelle, in ispecie, sulla funzione politica del giornalismo e sui suoi rapporti con i progressi della democrazia; ma l'indole del lavoro e il pericolo o d'escire dal campo della ricerca speciale o di precorrere, con pericolo di deviazioni inutili, lo sviluppo del pensiero sociologico imponevano la maggior possibile limitazione della ricerca.</p>
      <p>Della sociologia che apparisce in queste pagine non è il caso di dir molto.</p>
      <p>Per me la sociologia non è un sistema aprioristico ed unitario da farne de' libri schematici sulla vita sociale, e, secondo le forze dell'ingegno, paradossali anche; essa è, innanzi tutto, l'occhio acuto e discernitore nello studio de' fatti sociali dal punto di vista altissimo delle leggi prime e comuni del loro sviluppo storico e dei rapporti che uniscono l'una all'altra le diverse manifestazioni dell'attività umana.</p>
      <p>I positivisti ad oltranza, male bestie sempre, troveranno poco scientifico il concetto di progresso e di perfezione umana che è in fondo a queste pagine.</p>
      <p>Non importa nulla. Il mondo moderno non ha visto nulla di più comico dell'ansia con la quale tanta gente, in nome del pensiero <hi rend="italic">positivo,</hi> s'affanna a sopprimere i due <hi rend="italic">fenomeni</hi> più notevoli e <hi rend="italic">positivi:</hi> l'eterna grandezza dello spirito e le miserie della materia.</p>
      <p>Presso altri, uomini di cattedra e di biblioteca, nuocerà all'opuscolo la forma schietta e senza pretese; ma altri, infine, quelli che cercheranno in esso delle osservazioni utili e un poco di coscienza riflessa di una delle più diffuse ed importanti manifestazioni dell'attività pubblica d'oggi, mi terranno conto della novità dell'argomento, del modo di trattarlo, della buona volontà e delle buone intenzioni che ci ho messo. </p>
      <p>
        <pb n="VII" />Gli amici, i quali forse aspettavano anche questa volta un libro di combattimento e di assalto — come furono le lettere sulla cultura del clero in Italia, le quali attendono ancora un momento o di tumulto di animi o di quiete maggiore per insinuarsi nel pensiero e nelle mani dei giovani — mi scusino.</p>
      <p>Io intendeva di riposarmi un poco ma, anche riposando, di prepararmi.</p>
      <p>
        <pb n="1" />
        <hi rend="italic">Il giornale e la vita.</hi>(NOTE DI STATICA SOCIALE).</p>
      <p>
        <pb n="2" />{{3}}I. Il giornale e la vita.</p>
      <p>Ai giorni nostri l'intensità della vita civile, la crescente coscienza che delle sue cause e de'suoi fenomeni collettivi andiamo acquistando, il rapido e continuo introdursi e apparire di elementi nuovi, adatti al crescente sviluppo delle facoltà superiori dell'uomo e de' suoi rapporti sociali, rendono sempre più complesso e difficile il problema dell'analisi storica e filosofica della società umana.</p>
      <p>E intanto il desiderio che ha l'uomo di conoscere e di dominare il corso della vita civile e le leggi alle quali esso obbedisce — desiderio che ci spiega la rapida fortuna delle scienze sociali — aumenta, insieme con la parte sempre maggiore che l'intelligenza va prendendo nel dirigere gli eventi storici: e la coscienza sociale si fa ogni giorno più ricca di contenuto spirituale, più intensa nelle sue aspirazioni, più diffusa e più viva.</p>
      <p>Nulla ci rappresenta meglio i caratteri di questa civiltà colta, democratica, nervosa, irrequieta della coscienza de' suoi difetti e del desiderio di ripararvi, insaziabile di <pb n="4" />cose nuove e di continue ascensioni sociali, che il giornalismo, il quale vi si è propagato rapidamente e la pervade e la rimescola tutta e ne rispecchia le abitudini e i desideri e la nutre del suo pasto quotidiano, divenendo come il sangue che alimenta e rinnuova la vita e la cultura intellettuale e morale.</p>
      <p>Il pensiero dell'uomo sociale di oggi è quello del giornale che egli legge: egli — o che sia un alto funzionario dello stato nella capitale o che consumi una rendita modesta nella farmacia del più remoto villaggio — si permette il lusso di avere le sue idee in fatto di politica, di arte, di sport, di scienza e di relazioni internazionali, ma le <hi rend="italic">sue</hi> idee sono state elaborate per lui nella redazione di un giornale. E là anche si prepara la parte più rilevante dei suoi atti pubblici: il giornale gli dice, il più spesso, se sia il caso di fare o no una dimostrazione patriottica, di rallegrarsi o dolersi di certi eventi; esso gli comanderà di star quieto in casa mentre il governo che paga quel giornale commette delle grandi colpe civili e di fare una dimostrazione contro il parroco se alla Camera si discute una nuova imposta, esorbitante. Le redazioni dei giornali sono delle grandi officine di pensiero o di vita sociale: il mondo giornalistico è la quintessenza del gran mondo nazionale.</p>
      <p>Così, nessun fenomeno sociale è forse più strettamente che la stampa quotidiana collegato col rimanente della vita comune: giacché senza il <hi rend="italic">giornale</hi> l'esercizio della vita pubblica, la frequenza dei nuovi rapporti economici e sociali, l'aumento meraviglioso della solidarietà umana ed altri simili fatti che caratterizzano la vita civile di oggi non s'intenderebbero più: essi diverrebbero impossibili senza questa comune atmosfera di cognizioni e di attitudini intellettuali e d'informazioni creata e mantenuta dal giornale, il quale è, usai più veramente che la <hi rend="italic">élite</hi> intellettuale del Novicow, il cervello della società.</p>
      <p>
        <pb n="5" />È ovvio dunque che lo studioso di scienze sociali sia preso dal desiderio di studiare ed analizzare questa importantissima fra le manifestazioni dell'attività umana contemporanea e di rilevare i rapporti che legano questa forma nuova di letteratura al funzionamento e al progresso della civiltà e della vita moderna.</p>
      <p>Il recente indirizzo psicologico delle scienze sociali facilita una ricerca di questo genere.</p>
      <p>Oggi pare che la sociologia, entrando in un nuovo e più fecondo periodo di attività, più che alle grandi cause remote dei fatti sociali, intenda allo studio della elaborazione psicologica dell'attività pubblica nelle anime e nelle coscienze delle singole unità sociali: essa cerca di stabilire, con lo studio accurato di queste, l'origine e i progressi dell'idea e della volontà di associazione, le leggi che dirigono l'uniformità e i contrasti delle azioni individuali, i misteriosi procedimenti psicologici in fondo ai quali giace l'intima spiegazione del dritto, della religione, della solidarietà e di ogni altro fenomeno d'ordine intellettuale e morale.</p>
      <p>Ora non vi è dubbio che la vicinanza e il contatto psicologico delle unità sociali rende possibile l'azione di queste leggi della vita e della storia su d'un ambiente sempre più vasto: e che, nel mondo moderno, veicolo e strumento di questa comunione sempre più larga di anime è innanzi tutto il giornale; questo linguaggio a distanza, ascoltato insieme da molti, e diffuso dai grandi centri in ogni più remoto angolo della vita sociale.</p>
      <p>Ma il giornale, oltre all'essere il più meraviglioso mezzo di <hi rend="italic">comunicazioni</hi> sociali, è anche un gran mezzo di <hi rend="italic">azione</hi> sociale. Esso è stato per un lungo periodo di tempo ed è ancora in molti casi e nelle civiltà meno progredite l'unico educatore del popolo. Ogni gruppo di persone, d'interessi, d'idee che assume importanza nella vita di un popolo, ricorre subito, per conservarsi e per diffondersi, alla forza <pb n="6" />del giornale: i partiti politici, i governi, le confessioni religiose, le associazioni professionali misurano quasi le loro forze dal valore e dalla diffusione della stampa periodica che essi possiedono, e trovano in questa la più grande forza di propaganda. E la stampa, strumento potente di vita e di azione sociale, ha accompagnato e favorito in modo decisivo tutte le grandi rivoluzioni politiche ed economiche del nostro secolo. Se paragonate l'Italia di un mezzo secolo addietro ⸺ senza risalire molto più addietro — a quella di oggi, e vi chiedete quale meravigliosa forza nuova abbia potuto far sparire così completamente tante barriere d'ogni genere che avevano per secoli profondamente divisa l'Italia in comuni ed in stati così estranei l'uno all'altro, e che erano sopravvissute a tante vicende storiche: quale forza meravigliosa abbia potuto a questa indefinita varietà di tipi e dì forme sociali, così ricca talora di contrasti violenti, sostituire l'elaborazione rapidissima d'una notevole unità nazionale, voi troverete la spiegazione nella stampa quotidiana, innanzi tutto. Così, per ricorrere ancora ad un altro esempio, se voi cercate in che modo il partito socialista italiano, in soli sette anni, sia riescito ad organizzarsi cosi potentemente in tutta Italia, a far conoscere e discutere per tutto il suo programma, a ottenere vittorie come quelle delle elezioni municipali di Torino e Milano del giugno corrente, a dare una così larga risonanza nel paese alla sua politica parlamentare, voi dovete riconoscere che molte delle forze le quali hanno condotto a questo mirabile risultato preesistevano, che le forze nuove spiegherebbero ben poco senza la stampa, e che solo questa ha potuto in pochi anni creare in moltissimi la coscienza del programma socialista, mettere in rilievo e far quindi agire con intensità raddoppiata le cause di un simile movimento sociale, unire, assimilare, {{7}}dirigere le diverse forze a uno scopo comune, creare, infine, un partito e un tale partito.</p>
      <p>Noi verremo esaminando via via le ragioni e gli effetti di questa larga efficacia del giornalismo: intanto ci basta aver notato come la vita sociale contemporanea non sarebbe possibile <hi rend="italic">senza</hi> di esso, e trova in esso non solo la più larga rappresentazione ma il più grande mezzo di attività e di progresso.</p>
      <p>Né la cosa deve far meraviglia. La scienza ci offre anche una spiegazione evidente di questo fatto.</p>
      <p>Per quanto sieno complicate le ragioni che legano l'uomo nella convivenza civile, esse non agiscono su di lui che mediante la sua intelligenza e la sua volontà. Ogni forma di questa convivenza, come ogni ordine di atti economici e civili, ha le sue ragioni immediate nel giudizio individuale che l'approva e la segue. Noi possiamo anche accordare al realismo storico che il più spesso — e tanto maggiormente quanto più basso è il livello della civiltà ⸺ l'uomo non si rappresenta che imperfettamente e con molti errori il fatto sociale che lo circonda e la norma alla quale egli assoggetta la sua vita: questa incoscienza che sottopone l'uomo a leggi e costumi dei quali egli non sa rendersi esattamente ragione è venuta scemando col progresso della civiltà, ma rimane pur sempre un fatto certo e notevole: ad ogni modo, noi non possiamo spiegare le sue azioni e la sua vita se non per mezzo delle sue idee e delle sue volizioni, traverso alle quali si spiega l'efficacia delle cause mediate della vita sociale.</p>
      <p>È adunque necessario che ogni nuova condizione di cose la quale trasformi profondamente e renda più intensa la vita intellettuale dell'uomo agisca con grandissima efficacia a modificare le sue operazioni collettive. Ora, nella storia si sono date spesso delle rivoluzioni intellettuali che hanno poi profondamente modificato la vita: alcune, <pb n="8" />per l'importanza del nuovo contenuto intellettuale e morale, superiori certamente all'introduzione della stampa periodica: ma nessuna ve n'è stata la quale contribuisse più largamente non già a creare delle forme nuove di pensiero ma a diffondere e rendere accessibili a tutti le già esistenti ed a moltiplicare così straordinariamente la circolazione del pensiero nella società umana e quindi anche le nuove orientazioni ed i nuovi sviluppi di questo. L'introduzione del giornale nel secolo xix non è paragonabile, da questo punto di vista, che a quella del libro stampato nel xv.</p>
      <p>Il carattere di queste rivoluzioni intellettuali, e del giornalismo più specialmente, è che esse influiscono principalmente, oltreché ad allargare la cerchia delle società umane, come abbiamo detto, a sostituire al governo della forza fisica e delle cause esteriori quello del pensiero e delle forze intellettuali e morali di coesione e di sviluppo storico, aumentando negli individui la coscienza de' fatti sociali ed acuendo in essi il desiderio di intervenire, per la propria parte, a moderarli e dirigerli.</p>
      <p>Si è detto che la stampa quotidiana è il quarto potere: più ancora, essa ha modificato profondamente tutti i poteri della società, perché sola ha reso possibile, con l'opinione pubblica, l'efficacia diretta e il controllo della volontà popolare in tutti gli atti più rilevanti della vita sociale.</p>
      <p>Sicché oggi, ripetiamo, è impossibile intendere la vita sociale senza la stampa quotidiana e le profonde modificazioni che essa ha portato nell'azione di ciascuno dei così detti fattori della vita sociale.</p>
      <p>E per questo il giornalismo richiama ogni giorno più l'attenzione dei sociologi e degli uomini pubblici: e mentre esso era abbandonato sinora liberamente all'esercizio di chiunque volesse improvvisarsi giornalista, oggi s'incomincia a riconoscere ed a predicare che questa importan<pb n="9" />tissima funzione pubblica richiede attitudini e studi preparatori determinati: sicché, per esempio, proprio di questi giorni a Parigi si è decisa la fondazione di una facoltà universitaria speciale per i giornalisti.</p>
      <p>In tali condizioni di cose lo studio al quale ci accingiamo può avere il carattere di un'audace ma opportuna novità e richiamare l'attenzione di quanti s'interessano ai fatti della vita sociale ed alle leggi che ne dirigono la storia.</p>
      <p>II. Il giornale e la cultura.</p>
      <p>Indicate così sommariamente le relazioni del giornale con la vita della società moderna, noi possiamo ora considerare più da vicino la parte e l'ufficio che esso ha nella divisione del lavoro sociale e nel concorso di tutte le varie forme di questo ad un solo risultato complessivo.</p>
      <p>Innanzi tutto c'è qui una distinzione fondamentale da fare. Il giornalismo non è nella vita sociale una causa o <hi rend="italic">fattore</hi> originario, ma solo derivato; esso non ha virtù propria, ma solo rappresentativa.</p>
      <p>Noi possiamo chiamare cause o forze originarie del fatto sociale quelle che agiscono per virtù propria e senza necessità di un motivo ulteriore dello stesso ordine sull'attività dell'uomo. Così il fatto religioso, la coscienza del diritto e dell'autorità sociale, la natura circostante, i bisogni e i mezzi economici e via dicendo.</p>
      <p>Tali cose indicano i bisogni umani ai quali la cooperazione sociale deve soddisfare e quindi i motivi dell'attività privata e della comune.</p>
      <p>La stampa quotidiana, espressione del pensiero, agisce solo in quanto essa è mezzo e strumento in mano di queste <pb n="10" />ed altre simili cause sociali; essa influisce poi alla sua volta nel dirigerne e determinarne l'efficacia, presentandole ed applicandole diversamente a seconda dei suoi diversi caratteri storici; ma ciò non le toglie quel carattere fondamentale di mezzo semplicemente rappresentativo; come la parola, della quale l'uomo si serve per esprimere i suoi pensieri, assume delle significazioni ed obbedisce a delle regole indipendenti dalla volontà di chi la usa, ed influisce cosi indirettamente a determinare con i modi di esprimersi anche i modi di pensare dell'uomo; cosa che avviene in ispecie nei periodi di decadenza letteraria e politica.</p>
      <p>Ora, è evidente che come mezzo di trasmissione del pensiero nella società moderna il giornale ha acquistato una importanza preponderante.</p>
      <p>E noi non parliamo solo del pensiero che riflette le necessità ed i piaceri individuali della vita e serve ad essi, ma di quello principalmente che per la importanza o la diffusione sua raggiunge la natura di un <hi rend="italic">fatto sociale.</hi> Noi chiameremo pensiero sociale quello che diviso da tutto un popolo o da una parte attiva e direttiva di esso ne indica e trasmette i costumi, gl'ideali religiosi e politici, le volizioni; quello il quale segue, riflette e determina tutt'insieme quel molteplice intreccio di concezioni della vita e del diritto, di rapporti intellettuali e morali, di funzioni private o civili dal quale risulta la civiltà e sul quale si svolge la storia.</p>
      <p>Questo pensiero sociale avea modi molto imperfetti di manifestarsi presso le società antiche. Al tempo della civiltà greco-latina essi consistevano principalmente nell'arte e nella letteratura pubblica, nella tradizione domestica e cittadina, nei riti religiosi, nell'eloquenza popolare, nei libri. Al principio dell'evo moderno, l'arte prese una nuova importanza, si aggiunsero le università, le scuole minori, <pb n="11" />le società scientifiche; il libro venne mano mano diffondendosi rapidamente e servì quindi a ogni manifestazione di pensiero che promettesse un guadagno economico o morale maggiore del costo materiale.</p>
      <p>Solo nel nostro secolo grandeggia, accanto alla rassegna o rivista, il giornale, e l'una e l'altro uccidono il libro o almeno ne restringono ogni giorno l'uso e il valore. </p>
      <p>Ma giornale e rivista hanno, di fronte alla scienza ed all'ufficio sociale di essa, un compito molto diverso.</p>
      <p>La rivista pubblica gli scritti più ponderati e frutto di lunghi studi, i quali contribuiscono allo sviluppò della scienza, della letteratura, della storia cittadina; il giornale per lo più ricopia, riferisce, riassume; quanto maggiore è l'estensione della letteratura giornalistica, tanto minore ne è l'intensità. <note n="1">F. Brunetière (Un programme d'études  Quinzaine del 16 agosto 1899), citate le parole di M. Faguet: “il giornalista è un volgarizzatore. Egli ha bisogno di qualità mediocri, eminenti nella loro mediocrità. Non è necessario che egli sia un pensatore... né che sia originale...o troppo dotto...o troppo buon scrittore, le commenta accettandole ed allargandone il significato. “Se qualche volta i giornalisti mancano di idee, gli è proprio che essi non ne hanno bisogno; anzi l'averne li imbarazzerebbe, li affaticherebbe. “Noi non chiediamo idee ai giornali: chiediamo solo in informazioni, notizie di casa, notizie di fuori, fatti diversi, reportage, maldicenze qualche volta, ma sempre dell'attualità: e l'attualità è qualche cosa che domani sarà di nuovo niente...Perciò i giornalisti, se capita loro di aver qualche idea, si danno l'aria di non averne, le nascondono...e tutto considerato, credo che fanno bene. „Ci sarebbe un poco da discutere sul significato, nel caso, della parola idea, ma in sostanza è quel che diciamo noi nel testo.</note></p>
      <p>Ciò non avviene solo pel fatto che la produzione giornalistica, fatta giorno per giorno, è affrettata, nervosa, necessariamente superficiale e non permette raccoglimento e maturazione, né perché i lettori medesimi si contentano di trovare nel giornale delle cose non pesanti e d'importanza passeggera; una ragione più intima e più giusta si può assegnarne, desunta dallo stesso compito rappresentativo e sociale del giornalismo. </p>
      <p>
        <pb n="12" />Nei giornali in quelli che si pubblicano là dove la società umana ha raggiunto il più alto grado d'intellettualità ⸺ come avviene, ad esempio, a Parigi — l'articolo di fondo, il quale è una cosa tanto diversa dal <hi rend="italic">leading article</hi> de' migliori giornali inglesi; è per lo più un articolo serio ed elaborato scritto da qualcuno delle migliori penne parigine.</p>
      <p>Ebbene, anche in questo caso, esso non è quasi mai il contributo d'un'opera originale e pensatamente riformatrice al progresso della scienza e della vita: esso riassume ed incarna una tendenza diffusa, un giudizio giacente nell'idea di molti, un commento <hi rend="italic">spirituel</hi> ed acuto al fatto del giorno: poiché il lettore non cerca mai nel giornale un pensiero superiore, al quale esso abbia da apprendere, ma l'espressione nitida e lusingatrice del proprio pensiero. Questo scopo, che l'articolo di fondo del giornale francese o tedesco si dissimula e raggiunge indirettamente, il <hi rend="italic">leading</hi> del giornale inglese o americano se lo propone tale e quale, senza reticenze come senza preoccupazione di classicismi letterari. Il <hi rend="italic">leading</hi> inglese è il listino di borsa (un po' tendenzioso e un po' arbitrario, naturalmente, come i commenti di borsa di tutti i giornali) dell'opinione pubblica della giornata.</p>
      <p>Noi torneremo ancora a parlare, da un altro punto di vista, di questo carattere fondamentale del giornalismo, là dove parleremo dei,giornali di <hi rend="italic">cattura</hi> e dei giornali <pb n="13" />di <hi rend="italic">partito</hi> e della varia mistura di questi due diversi tipi: qui ci basta aver notato che, sia come semplice rappresentazione scritta del pensiero, sia come rappresentazione d'una determinata specie, il giornalismo ha, di fronte al complesso pensiero sociale, una funzione essenzialmente rappresentativa: esso non espone cioè il pensiero scientifico nello stadio in cui questo si va elaborando, per opera d'una divisione del lavoro sociale, nel campo degli studiosi specialisti, ma nell'altro momento in cui, divenuto patrimonio comune, esso ha già direttamente una portata e un ufficio sociale, in quanto appartiene di fatto alla comunità e ne regola e dirige agli atti.</p>
      <p>Questo carattere è proprio e distintivo del giornale. Esso ne indica <hi rend="italic">l'origine</hi> nella curiosità pubblica intorno ai fatti riguardanti la vita cittadina e politica, il <hi rend="italic">funzionamento</hi> normale in questa corrispondenza fra il giornale e la vita rappresentata, e lo <hi rend="italic">scopo</hi> e la <hi rend="italic">tendenza</hi> costante di allargare sempre più la propria sfera di diffusione, cercando la formula che riassuma, dirò così, il maggior numero possibile di opinioni e di volontà individuali.</p>
      <p>Per esso, il giornale si distingue anche nettamente dalle altre forme sociali di attività intellettuale: dalla scuola che ha un compito essenzialmente educativo, dalla rivista che rappresenta il lavoro speciale della scienza, dall'arte che limita le sue rappresentazioni secondo certe regole ed a certi fenomeni determinati e nella quale la forma assume quindi, di fronte al contenuto, una importanza tutta propria.</p>
      <p>Questa qualità del giornale e anche in stretto rapporto con i caratteri più salienti della cultura moderna.</p>
      <p>Un giorno lo studio e la scienza richiedevano una iniziazione ed avevano un compito determinato: sino dai primi gradini essi introducevano in una classe sociale distinta, alla quale il popolo guardava con riverenza.</p>
      <p>
        <pb n="14" />Oggi invece, se le scienze diverse si sono venute sempre più socializzando, il saper leggere e scrivere, <hi rend="italic">la cultura</hi> si è staccata nettamente dalla scienza e, mercé l'istruzione primaria non solo, ma il grande numero di coloro dai quali la professione richiede un certo grado d'istruzione secondaria, essa è divenuta una qualità necessaria al tenore di vita delle classi medie, le quali danno ai giornali ed ai periodici popolari il grosso dei lettori e ai giornali e ai periodici chiedono, più o meno, tutto quel tanto di <hi rend="italic">produzione intellettuale</hi> che serve al loro consumo.</p>
      <p>E come, anzi, la diffusione della cultura delle classi medie ha introdotto queste nell'ambito della vita politica e preparato gli eserciti rivoluzionarii ed elettorali della borghesia ascendente, così oggi, a mano a mano che la cultura scende alle classi inferiori e proletarie, o queste salgono ad essa, si prepara la milizia di altre rivoluzioni e la base di altri ordinamenti sociali destinati non sappiamo ancora se a riparare o ad aggravare i torti e i danni dei presenti ordinamenti borghesi.</p>
      <p>Ed ora, anche più che nel periodo di storia che tramonta, il giornale introduce i nuovi conquistatori nel campo delle lotte moderne e li inizia e li prepara al compimento della loro parte.</p>
      <p>III. Il giornale e la scienza.</p>
      <p>Abbiamo notato come il giornale rappresenti nella vita intellettuale moderna una parte eminentemente volgarizzatrice e come quindi le “idee” non sieno il fatto suo.</p>
      <p>Non conviene tuttavia esagerare: c'è qualche cosa della scienza che si elabora nel pensiero della collettività, qualche cosa che questa raccoglie facilmente dagli iniziati e <pb n="15" />dagli specialisti: c'è la <hi rend="italic">scienza popolare</hi>, come c'è una funzione civile larghissima della scienza, specie dopo le moltissime nuove applicazioni moderne.</p>
      <p>E perciò il giornale è in stretta relazione con i progressi della scienza: saltano agli occhi anche d'un osservatore superficiale i molteplici rapporti che lo legano alla invenzione ed alla circolazione delle ricchezze intellettuali che la scienza moderna va accumulando.</p>
      <p>Il giornale diffonde la scienza e la fa popolare, ne deriva argomenti ed ispirazioni per le sue battaglie quotidiane, le prepara materiale di studio, le sceglie i proseliti e i cultori, ne applica i risultati alla vita e civile.</p>
      <p>Per quello che riguarda la scienza nel significato più stretto della parola, la scienza alta, solida, provata, le acquisizioni nuove della paziente indagine sperimentale o filosofica, la creazione di attitudini e di abitudini scientifiche nuove e via dicendo, l'ufficio della stampa può parere molto ristretto e modesto.</p>
      <p>In genere, il giornale rimane estraneo a questo lavoro scientifico propriamente detto. Solo quando i risultati di esso dal campo ristretto degl'iniziati escono presentandosi alla considerazione del pubblico, il giornale s'impossessa di quella parte che può più facilmente richiamare l'attenzione e divulga.</p>
      <p>In questo, esso è essenzialmente parassitario. Il giornale riassume o recensione il libro, ricopia la rivista o l'enciclopedia, riporta il discorso, il dibattito dell'adunanza, del congresso, del parlamento.</p>
      <p>E riferendo, naturalmente, peggiora. Così, ad esempio, il pensiero critico o la dimostrazione scientifica che nelle pagine del libro e della rivista si trovava a suo agio e rivelava il sistema logico e razionale o le attinenze filosofiche del suo contenuto con altre forme del sapere, nelle <pb n="16" />colonne del giornale apparisce monco, poco intelligibile, apparentemente falso, talora; il discorso logico e serrato diviene una serie di affermazioni sconnesse, la dimostrazione cede dovunque il passo alla semplice enunciazione.</p>
      <p>Così il procedimento mentale del giornalista è un regresso vero dinanzi a quello dello studioso; regresso che negli scrittori o nei lettori i quali abusano del giornalismo produce sovente delle abitudini viziose di superficialità e di sconnessione logica, e che forse a lungo andare potrebbe dar luogo a dei difetti anche più gravi nella storia del sapere umano.</p>
      <p>Ad ogni modo, prescindendo per ora da questi inconvenienti, i quali sono attenuati dalla divisione netta che intercede fra il giornalista e lo studioso, dal genere di lettori ai quali il giornale si rivolge e dagli scopi del giornalismo — che non includono certo un avanzamento immediato e diretto delle dottrine scientifiche ⸺ il giornale rende, d'altra parte, dei reali vantaggi alla scienza.</p>
      <p>Tali sono, per esempio, la discussione scientifica spicciola che talora trova il suo posto migliore nelle colonne del giornale, la selezione delle idee che esso opera inconsciamente col suo ufficio di raccoglitore e di mezzo di diffusione, il rendere comuni e quindi il consolidare certi modi d'intendere la vita e certe ipotesi scientifiche, l'aumentare, con la cultura, la domanda di libri e di riviste, l'immenso materiale scientifico e statistico che esso raccoglie quotidianamente, specie per quel che riguarda la morfologia della vita sociale, l'opportunità offerta al giovane studioso di fare le sue prime armi, la critica bibliografica e simili.</p>
      <p>Un vantaggio d'altro genere è la <hi rend="italic">scienza popolare</hi> dovuta in buona parte al giornale. Questo compito di volgarizzare la scienza, trascurato spesso dalla stampa quotidiana minore, è invece rilevantissimo nei giornali di <pb n="17" />cultura ed in genere in quelli che si rivolgono ad un uditorio colto ed intelligente: critica letteraria ed artistica, storia, geografia, viaggi avventurosi, scienze politiche e sociali, trovano volta a volta nei giornali migliori la colonna loro dedicata e diretta a soddisfare curiosità od offrire soddisfazioni letterarie ai lettori di essi.</p>
      <p>La scienza è andata cosi perdendo ai nostri giorni, per opera della rivista e del giornale, quel carattere di mistero e di cosa da iniziati che aveva altri giorni: essa va sempre più divenendo cosa di tutti, e sull'abisso sempre più profondo che si va aprendo fra i diversi rami dello scibile umano specializzato nei suoi diversi rami sorvola questa larga via della cultura generale, facile, estesa, un po' vana, della quale tuttavia noi diciamo sovente male con troppa irreflessione, poiché essa è resa necessaria non da un minore sforzo intellettuale da parte nostra ma dal numero sempre crescente delle cose che bisogna o che piace sapere.</p>
      <p>E a questa cultura generale, senza cui la democrazia e tutta la vita moderna, nelle sue più varie e mirabili manifestazioni, diverrebbe inintelligibile, il giornale che la alimenta deriva dalla scienza ed accomoda quel tanto che l'intelletto popolare è in grado di assimilare e convertire agli interessi quotidiani della vita.</p>
      <p>Infine il giornale concorre e più concorrerà in avvenire ad applicare alla vita i risultati delle scienze pratiche.</p>
      <p>A questo scopo risponde la parte del giornale dedicata alle informazioni di ogni genere, dalle mercuriali e dai listini di borsa ai bullettini degli uffici pubblici, dai consigli d'igiene alle notizie professionali.</p>
      <p>Sarà utile trattenersi un poco su questo ultimo punto. Vi sono delle professioni liberali molto elevate, specie nella burocrazia moderna, le quali richiedono un corredo <pb n="18" />di notizie tecniche che è sempre necessario rifornire e rinnovare: e quindi, in ogni centro di vita politica, commerciale e amministrativa, vi sono anche dei giornali che si dedicano in modo particolare al soddisfacimento di questo bisogno: come è, ad esempio, il <hi rend="italic">Temps</hi> a Parigi, il <hi rend="italic">Popolo romano –</hi> purtroppo – presso di noi, ecc.</p>
      <p>Vi sono poi due rami di attività scientifica i quali si trovano in più stretta relazione col giornale e sono le scienze sociali e la letteratura.</p>
      <p>Qui è difficile spesso indicare dove cominci la coltura e dove finisca la scienza propriamente detta: e non certo raro veder nei giornali articoli di studi sociali o di critica letteraria che starebbero egualmente bene in un libro e che, spesso, finiscono anche con l'assumere la forma del libro.</p>
      <p>Sono manifestazioni della scienza le quali hanno anche, è vero, i loro inconvenienti, specie per quel che riguarda le scienze sociali; dove il dilettantismo o il cattivo uso dei mezzi di dimostrazione de' quali esse si servono (inchieste, statistica, osservazioni generali, documenti e indizii di diverso genere) sono così facili e il controllo così difficile; ma a questi si potrebbero sempre opporre dei vantaggi non leggieri; del resto a noi basta qui notare il fatto.</p>
      <p>Così, per mezzo del giornale, la conoscenza dei mezzi atti a raggiungere i diversi scopi immediati della vita individuale e sociale, la consapevolezza dei propri atti e delle proprie forze, la scienza della vita, la solidarietà de' popoli in un progresso comune cresce ogni giorno nella società: i tesori intellettuali aumentano e tutto il popolo è ammesso in larga misura a prendervi parte; e la società umana diventa ogni giorno più <hi rend="italic">umana</hi>, perché le direzioni della ragione vi hanno una parte sempre crescente e il libro delle cose è aperto a tutti.</p>
      <p>
        <pb n="19" />Che se sovente l'uomo vi legge male e non vi trova le più giuste e opportune norme della vita, la colpa non è certo tutta del giornale, semplice intermediario fra i dotti e le plebi, lusingatore dei vizii e de' difetti sociali solo quando gli uomini non sono altronde disposti a virtù e maturi al bene.</p>
      <p>IV. Il giornale o la vita politica.</p>
      <p>Ma la funziona del giornale è visibile soprattutto nel campo della vita politica: anzi questo suo compito fa, specie nella civiltà meno progredita, passare in seconda linea e spesso dimenticare gli altri.</p>
      <p>Innanzi tutto il fenomeno in sé è evidentissimo. Il giornale è divenuto quasi per tutto la scuola, l'anima, la bandiera dei partiti politici. Dai modesti politicanti di villaggio, che sul giornale, aspettato con impazienza sulla soglia dell'ufficio postale del paese, foggiano la loro opinione del giorno sino agli abili manipolatori, stipendiati o no, dell'opinione pubblica, sino a' capi partito che alimentano il proprio giornale, un rapporto intimissimo s'è stretto fra l'opinione pubblica politica e il giornalismo.</p>
      <p>E come il giornalista di provincia improvvisato serve al nuovo candidato politico ne' quindici giorni della campagna elettorale il grande foglio della capitale è l'organo del grande partito, e nasce, aumenta, si trasforma e il più spesso muore con quello; quando o non premuoreper facilitarne una trasformazione o non sopravvive per forza di inerzia: giacché <hi rend="italic">habent sua fata</hi> anche i giornali.</p>
      <p>E chi di noi non ha visto delle grandi campagne politiche partire dai giornali e avere nelle loro polemiche la loro più alta espressione e da' giornali scender diritto a' comizii popolari e salire ai parlamenti? Giacché il gior <pb n="20" />nale è più che un mezzo di manifestazione o, come si dice, l'organo d'un partito: esso è la via regia delle agitazioni di pensiero e di programma delle quali vivono oggi i partiti politici.</p>
      <p>Esaminiamo la cosa più da vicino.</p>
      <p>Il più spesso sono idee politiche e desideri di proselitismo politico che inducono a fondare un giornale, assegnano ad esso i suoi lettori, lo caratterizzano e rappresentano la sua ragione di essere.</p>
      <p>Ciò avviene per parecchi motivi, de' quali altri peculiari alla storia del nostro secolo e della nostra civiltà, altri inerenti all'indole stessa del giornale.</p>
      <p>Mai come in questo secolo di rapida trasformazione e di rivoluzioni la politica ha avuto tanta importanza nella storia delle nazioni civili.</p>
      <p>Sia per le rapide mutazioni della vita economica e sociale che creavano ad ogni istante interessi nuovi ed esigevano corrispondenti mutazioni nel governo della cosa pubblica, sia per la crisi violenta che, rovesciando tutto un antico ordine di cose <hi rend="italic">(l'ancien régime),</hi> ha messo alcune nazioni, e specialmente quelle di razza latina, in una specie di equilibrio politico instabile che acuisce le tendenze alle riforme e ai mutamenti politici, sia infine per la cresciuta coscienza degli scopi della vita pubblica e de' mezzi per raggiungerli, nel secolo nostro la politica è stata la preoccupazione maggiore degli uomini d'ingegno e di cultura. E tutto, la scienza — e specialmente le scienze giuridico-sociali — l'arte, la poesia, la ricchezza, l'associazione libera, e via dicendo, ha servito ad essa.</p>
      <p>In questo ambiente intellettuale e morale cosi saturo d'idee e di passioni politiche è nato e si è svolto rapidamente il giornale: e l'attitudine sua a diffondere opinioni e suscitare passioni, a muovere le moltitudini, lo ha fatto divenir subito e innanzi tutto strumento di politica.</p>
      <p>
        <pb n="21" />E così, in Italia specialmente, per giudicare di un giornale, noi chiediamo innanzi tutto se esso sia ministeriale o d'opposizione, se di destra o di sinistra, se aderente a questo o a quel gruppo parlamentare o locale; né avviene mai che due avversari politici leggano lo stesso giornale, come non avviene che essi frequentino lo stesso circolo.</p>
      <p>Abbiamo detto che ciò avviene principalmente nelle nazioni latine, e, aggiungiamo ora, nelle nazioni povere.</p>
      <p>La politica è la funzione, diremo cosi, elementare del giornale. Dove l'agio, la ricchezza diffusa e lo sviluppo storico hanno sviluppato largamente la cultura ed i gusti intellettuali o gli artificiali o di lusso non è raro né difficile il caso che un giornale — e più facilmente una rivista — possa vivere, rispondendo principalmente a certi gusti o desideri particolari, di classe o letterarii o sportivi, e via dicendo.</p>
      <p>In tali luoghi e in periodi di tempo normali, quando la vita pubblica ha una certa consistenza e non offre problemi urgenti, molte persone trovano vano e superfluo l'occuparsi di cose politiche, che spesso dividono gli animi, ed amano dei giornali un po' scettici in politica, che ne dicano solo tanto quanto può avere interesse di cronaca e di curiosità, che del resto mettano in canzonella e in caricatura coloro che se ne occupano troppo.<note n="2"> Esempio notevole, ma forse non durevole, il Journal di Parigi e presso di noi, in un livello intellettuale più basso, il Messaggero.</note></p>
      <p>Ma è difficile che tali giornali si diffondano o durino a lungo: e, il più spesso, essi finiscono presto col fare della politica e più insinuantemente e più pericolosamente.</p>
      <p>Per spiegarci una simile cosa ci conviene fare ancora un passo innanzi.</p>
      <p>I bisogni politici dell'uomo non sono, secondo noi, bi <pb n="22" />sogni di un genere determinato e che rimangano in sé stabilmente gli stessi: essi sono i medesimi bisogni individuali, in quanto, in determinate circostanze, la vita politica è od è creduta sola o principalmente capace di soddisfarli e può soddisfarli con diverse tendenze e diversi effetti.</p>
      <p>Vi sono dei bisogni che la sola comunità politica può soddisfare, ed essi divengono necessariamente bisogni politici e collettivi appena siano appresi come capaci di essere soddisfatti da una data comunità: così, ad esempio, la sicurezza personale, la viabilità, la difesa del territorio e simili, sono sempre bisogni collettivi, sentiti più o meno coscientemente come tali, a seconda dello sviluppo della vita e delle funzioni dello Stato.</p>
      <p>Vi sono altri bisogni, o individuali, o d'una classe o d'un gruppo più o meno largo di persone, che divengono collettivi quando le persone o i gruppi che li sentono hanno la prevalenza politica e l'esercizio di diritti politici per mezzo de' quali possano tendere ad addossare allo Stato la soddisfazione di quei bisogni.</p>
      <p>E la vita pubblica è cosi complicata e l'uomo s'interessa di fatti pubblici per una così varia e molteplice combinazione di cause, che spesso un'umile questione locale assorge alla dignità di grande questione politica: e gl'interessi individuali si combinano così facilmente in fasci d'interessi di classe o di partito che le passioni o le volontà politiche ne acquistano una varietà indefinita: sicché in genere noi possiamo definire come bisogno politico o collettivo ogni bisogno che alcuni o molti individui percepiscano come capace d'essere soddisfatto con mezzi collettivi, l'uso de' quali dipenda in parte da loro. Esempio tipico la questione Dreyfus, della quale nessuna altra in questi ultimi decennii è forse scesa così profondo nell'animo francese. Per un concorso complicatissimo di circo <pb n="23" />stanze, l'assoluzione di Dreyfus era divenuta un bisogno collettivo notevolissimo per una gran parte de' francesi, come era, per l'opposto, la sua condanna per una parte anche maggiore di essi. Da questa digressione noi torniamo facilmente al nostro quesito.</p>
      <p>Ciò che interessa molti ed è in relazione con l'attività pubblica dello Stato diviene un bisogno politico: ed appunto ciò che interessa molti e intorno a che molti amano essere istruiti e condotti ad un'azione corrispondente è ciò di che, per natura sua, si occupa il giornale. Questioni scientifiche, letterarie, economiche, possono indubbiamente eccitare gli animi di molti senza alcun rapporto con la vita dello Stato; ma quando alcuna di esse è o sembra d'una gravità particolare, e molti cominciano a interessarsene, l'opera dello Stato è subito invocata, un partito politico scrive la soddisfazione di quel bisogno nel suo programma, un giornale politico la promuove e propugna: e altri partiti e altri giornali la combattono, dato il caso, come è il più spesso, che interessi esistenti sieno messi in allarme e nuovi appetiti nascano. Esempio, di nuovo, la campagna pro e contro Dreyfus che ha dato un da fare incredibile a tutti i giornali d'Europa.</p>
      <p>Sicché ogni giornale di qualche importanza deve per necessità prendere un colore politico e occuparsi vivacemente di politica: e se esso riescisse a non farlo per parecchio tempo, la tentazione di vendere nascostamente la sua clientela, neutra, a qualche partito o passione politica diventerebbe troppo forte per poter esser vinta.</p>
      <p>Inoltre, nessun uomo, nella società moderna, è interamente scevro di desideri e di gusti suoi in fatto di politica, appunto per le ragioni sopraddette: egli è quindi proclive o ad esporre le sue opinioni politiche, se scrittore, o a compiacersi ed allarmarsi secondo che le vede sostenute o combattute: egli esigerà quindi dal suo gior <pb n="24" />nale un'opinione certa e costante su simili questioni e tale che risponda alla sua.</p>
      <p>Noi esamineremo più sotto, in una seconda parte del lavoro, come i giornali abbiano più vivo o più tenue questo colore politico e come l'indole loro ne rimanga profondamente modificata: qui ci basta l'aver accennato ai rapporti che legano i giornali alla vita politica.</p>
      <p>V. Il giornale e la morale.</p>
      <p>Inseguire e raggiungere l'opera lenta ed assidua della stampa quotidiana nella coscienza dei lettori e stabilire quanta parte di sé i vizi, gli errori, i mali della coscienza morale moderna debbano alla stampa non è certo cosa molto facile. Noi tenteremo solo una breve esplorazione in questo campo.</p>
      <p>Il giornale ha, in primo luogo, contribuito certamente ad attenuare la rigidezza della coscienza del dovere. Mondano e superficiale, il più spesso, esso non ama la serietà del dovere e della virtù: preferisce essere un po' scettico, occuparsi della gente che fa parlare di sé, adorare e adunare coloro che riescono, veder la morale traverso le lenti degli interessi politici ed economici.</p>
      <p>Il giornale, oggi almeno, per la stessa indole sua di conversazione sulle cose pubbliche e del giorno, ha e inculca della vita un ideale quasi pagano: i suoi eroi non sono coloro che fanno serenamente del bene, ma gli eleganti, gli uomini pubblici, gliamatori dell'arte, delle avventure, della “intellettualità,„ dello <hi rend="italic">sport,</hi> d'ognigenere di lusso. Questa <hi rend="italic">esteriorità</hi> della vita pensata e descritta e la conseguente inettitudine al raccoglimento e alla vita interiore si spiega facilmente attesa l'indole fugace e universalistica (foggio la parola, non trovandone una più <pb n="25" />adatta) del giornale: ma nuoce grandemente alla formazione del carattere e allo sviluppo dell'amore tacito e saldo del bene.</p>
      <p>Nelle classi inferiori, poi, e proporzionalmente anche nelle classi colte, il giornale ha creato il contagio della colpa e del delitto, un fatto sociale pressoché ignoto agli antichi.</p>
      <p>Si è notato spesso che sotto la penna venale del cronista il racconto d'una colpa o d'un delitto, staccato da ciò che l'aspetto di essi poteva avere di ripugnante, viene invece offerto al lettore in condizioni e con contorni tali da dargli una virtù suggestiva, specie in animi più disposti a subirla, la quale conduce non raramente, traverso a una inconscia preparazione morale, al ripetersi di quei delitti medesimi.</p>
      <p>È avvenuto in ispecial modo di notar ciò per i casi di suicidio: tanto che parecchi giornali, anche meno cattolici, si astengono per norma dal render conto di simili fatti.</p>
      <p>La coscienza morale del mondo moderno è malata: né fa meraviglia che la esteriorità della vita quale ci apparisce ogni giorno nel giornale, lo scetticismo nascente in chi osserva con occhio debole ed inquieto questo strano succedersi e moltiplicarsi de' drammi dell'esistenza umana, l'inettitudine a raccogliersi in sé e scoprire o crearsi uno scopo della vita, conducano così sovente a disperderla nelle soddisfazioni fugaci del senso o a farne getto senza dolore.</p>
      <p>Un altro effetto certissimo del giornale è l'aver contribuito per molta parte a diminuire negli uomini la quiete nella propria condizione sociale.</p>
      <p>Solo le classi rimaste intieramente fuori della cultura moderna — là dove di queste classi ve ne ha ancora ⸺ rimangono contente del proprio stato e limitano i propri <pb n="26" />desideri a vivere in esso normalmente, senza troppi sacrifici.</p>
      <p>In tutto il resto della compagine sociale la rassegna quotidiana della vita dei ricchi e delle sempre nuove soddisfazioni che la civiltà va inventando per essi acuisce il desiderio del denaro e con esso lo scontento, l'irrequietezza, e toglie invece la serenità del lavoro, la saldezza delle abitudini e delle tradizioni sociali. Così è una gara affannata a chi possa più facilmente mutare di luogo e salire più alto: le campagne e i villaggi vengono in odio, i figli delle classi più umili frequentano i licei e le università e chiederanno domani impieghi allo Stato o la vendetta livellatrice alle nuove teorie socialistiche.</p>
      <p>E per queste teorie il giornale diviene allora un mezzo potente di diffusione, mentre gli stessi giornali delle classi colte e superiori, scendendo in mezzo al popolo, concorrono largamente a preparare le coscienze de' proseliti del domani.</p>
      <p>Un altro danno del giornale è che esso si presta sovente a sollevare all'altezza di questioni sociali problemi che difficilmente il libro o il giornale sarebbe riescito a imporre all'attenzione di molti e crea così nuove crisi e nuovi scontenti. Io credo che una di tali questioni sia quella del feminismo. Il disgregamento della famiglia, le cure della vita e la condizione precaria degli operai spingono le donne a lottare con gli uomini nella ricerca del lavoro e degli uffici: ma il feminismo non sta qui: feminismo, egualmente, non è la cultura della donna, desiderabilissima, né la ricerca de' mezzi di aumentarne l'educazione e le attitudini a render felici i suoi; ma è invece la volontà petulante di escire dal riserbo della vita di famiglia, di correre le emozioni, i rischi, i trionfi della vita pubblica, di rinnegare la <hi rend="italic">donna</hi>, la <hi rend="italic">domina</hi> della pace domestica, per sostituirle il cittadino-femina. E questa è <pb n="27" />colpa in grandissima parte della vacuità, del chiacchierio, delle storditaggini del giornalismo.</p>
      <p>Poiché esso ha insieme e precedentemente un altro effetto grave e pericoloso: quello di far perdere a chi lo segue troppo il gusto dell'intimità domestica, il rispetto del focolare, del santuario nel quale l'uomo cresce, ama ed è amato e muore, il succo delle virtù intime e private.</p>
      <p>Noi abbiamo oggi ⸺ ed è notissimo ⸺ una vita pubblica <hi rend="italic">sui generis,</hi> nella quale l'uomo, il cittadino, invece di occuparsi con competenza e con frutto di quella parte della vita pubblica che lo riguarda direttamente (la cooperazione economica, il bene comunale, ecc.) s'occupa invece di molte altre cose per le quali non ha alcuna preparazione e, letto il giornale, parla con gli amici e con i vicini di grande politica. Egli si aliena così dallo studio degl'interessi immediati che nascono dalla vita di famiglia e in essa si ripercuotono, per occuparsi di altri, a scapito dei legami politici e civili più elementari e della società sua, e con un empirismo vacuo e pericoloso del quale il giornalismo è il primo e forse il solo alimento.</p>
      <p>Inoltre il progresso lusingatore della civiltà moderna, il quale offre all'uomo con mezzi collettivi e quindi pubblici ed extra-familiari la soddisfazione di sempre nuovi bisogni, tende ad aumentare oggi, come al tempo della civiltà pagana, le esigenze della vita pubblica a scapito della vita privata. E il giornale è l'intermediario e l'educatore.</p>
      <p>Di simili inconvenienti, altri se ne potrebbero notare. Di tutti i microrganismi patogeni della nostra civiltà il giornale è il solito mezzo di trasmissione.</p>
      <p>Un'analisi sottile ed accurata della psicologia del giornalismo ci istruirà su questo punto più che le molte osservazioni che noi potremmo accumulare qui.</p>
      <p>La diffusione del microbo dell'immoralità privata e politica ha raggiunto nei gabinetti delle redazioni giorna <pb n="28" />listiche lo sviluppo più meraviglioso. al quale una tenace ed intelligente cultura razionale potesse portarla.</p>
      <p>Ogni coscienza, politica più salda è scossa dai giuochi di equilibrio del <hi rend="italic">leading</hi> di un giornale ministeriale: il commento insidioso e petulante dei fatti rode lentamente ogni fede ed ogni certezza che alla redazione del giornale piaccia distruggere; gli spedienti subdoli e disonesti della polemica quotidiana rendono sostenibile e plausibile qualunque causa più difficile.</p>
      <p>Ma c'è una infezione peggiore che si propaga largamente presso di noi dal giornale, ed è la corruzione del costume. I generi letterari che, specie nel giornalismo delle nazioni latine, hanno avuto più facile fioritura, sono appunto le novelle, i dialoghi, le istantanee, le appendici facili e lubriche: generi dove la vita mondana, l'amore, le sottigliezze psicologiche della colpa e del delitto, il racconto materialistico delle miserie sociali, la vanità di tutto quello che piace ed alletta i sensi, l'equivoco solleticante ed osceno sono i mezzi a' quali lo scrittore ricorre largamente per cattivarsi come meglio gli riesce e senza preoccupazioni morali l'interesse di chi legge.</p>
      <p>E in nessuno questi infelici effetti del giornalismo di oggi si rivelano meglio che nei giovani: i quali, solo che seguano una pubblicazione quotidiana — e delle settimanali e quindicinali è a dire lo stesso, in proporzione ⸺ imparano a conoscer troppo, e troppo presto, della vita., han troppo pascolo alla curiosità ed al lavoro di imaginazione, escono troppo sovente dalla intimità del santuario domestico e dei loro sereni pensieri di fanciulli, perché possano non perdere quell'intimo riserbo che è l'atmosfera delicata di un'anima onesta e di un forte carattere in formazione.</p>
      <p>Non tutto il giornalismo è a un modo. A quello delle nazioni più giovani e sane tali osservazioni vanno appli <pb n="29" />cate con parecchie riserve: <note n="3"> Guglielmo Ferrero in Europa giovane, pag. 162 e seg., mette bene in rilievo l'enorme differenza che passa, a questo riguardo, fra i giornali parigini e i londinesi o berlinesi.</note> ma, certo, presso di noi e in grado più o meno notevole per tutto, la letteratura giornalistica rappresenta e diffonde, della vita moderna, gli elementi meno sani e più seducentemente immorali.</p>
      <p>Un giornalismo più sano ha anche tentato dovunque la reazione, ma non sempre con molto successo.</p>
      <p>Il giornalismo cattolico dei paesi latini, per esempio, non sa rinunziare a simili difetti senza perdere insieme molte delle doti di novità, di piacevolezza, d'interesse del momento che rendono grato e diffuso il giornale.</p>
      <p>Questo avviene forse perché la coscienza del bene domina ancora molto imperfettamente i mezzi della civiltà e della cultura moderna e perché coloro che si dedicano al giornalismo non sono sempre i migliori rappresentanti di questa coscienza del bene.</p>
      <p>Noi assistiamo così nelle colonne del giornalismo moderno ad una lotta, ad una crisi morale che ci si presenta interessantissima, e da cui dipende in gran parte l'avvenire della civiltà.</p>
      <p>Poiché forse anche è vero che questa influenza deleteria del giornale indica solo un momento di crisi della coscienza umana: e se questa potrà trovare in sé forze sufficienti a riaversi dal profondo malore che l'ha colpita — attingendole al cristianesimo — ed a far convergere alla ricerca e al compimento della perfezione morale e del bene tutte le molteplici forze nuove delle quali la sua attività si è arricchita, anche il giornalismo potrà venir lentamente ispirandosi a ideali più alti e compiere una nobile missione di vera elevazione civile.</p>
      <p>
        <pb n="30" />E a questo deve tendere il giornalista che conosce l'altezza e la nobiltà della sua missione: a mettere abilmente a profitto d'una nobile causa di progresso morale tutti i mezzi di cui egli può disporre per guadagnarsi i lettori, ed a spargere sulla vita descritta e rappresentala nel giornale la luce di un grande ideale di bene e di pace.</p>
      <p>
        <pb n="31" />
        <hi rend="italic">Il giornale e il progresso.</hi> (NOTE DI DINAMICA SOCIALE).</p>
      <p>
        <pb n="32" />{{33}}VI. L'attività giornalistica.</p>
      <p>Indicata brevemente, nella prima parte descrittiva di questo studio, la posizione del giornale nella vita moderna, noi vogliamo ora addentrarci in un esame analitico della sua origine e della sua funzione sociale.</p>
      <p>Che cosa è dunque il giornale? L'abbiamo veduto: una pubblicazione quotidiana intorno agli avvenimenti dell'ultim'ora, fatta da un nucleo stabile di persone, con un certo programma e con certe norme stabili.</p>
      <p>Sicché noi non dobbiamo più riguardare il giornale come una serie qualunque di notizie dirette a soddisfare ed allettare la pubblica curiosità, ma come una cosa in sé, avente un carattere ed una fisonomia speciale, come un'officina d'idee il cui prodotto intellettuale ha caratteri proprii, e la cui propaganda assume certe forme stabili ed è intesa a certi particolari risultati.</p>
      <p>Sotto questo nuovo punto di vista ciò che distingue innanzi tutto il giornale è una certa maniera particolare di considerare il mondo e la vita, un'opinione fatta intorno ai più gravi problemi sociali e politici, un certo indirizzo, <pb n="34" />come si dice, proprio e costante, il quale da all'opera del giornale una unità morale e storica spiccata.</p>
      <p>In questioni scientifiche e letterarie un giornale può essere aperto a opinioni disparate, ma in tutto ciò che interessa direttamente e primariamente l'uomo nelle questioni dalle quali questi fa dipendere, o dipende, la sua felicità, un giornale vede costantemente le cose allo stesso modo. Solo per questa via si stabilisce un contatto psicologico fisso tra scrittore e lettore, ed il giornale diviene rappresentante, e mezzo di propaganda, di certe idee morali e sociali.</p>
      <p>Oltre a questo, distinguono un giornale il carattere individuale dei precipui collaboratori che si riflette in esso, una certa levatura letteraria e scientifica, i criteri di compilazione, la ripartizione e la scelta degli argomenti, la carta persino e la stampa, tutto quel complesso assegnabile, insomma, di norme fisse e di abitudini al quale gli uomini lo riconoscono e secondo il quale lo giudicano.</p>
      <p>Dal complesso di queste diverse caratteristiche noi possiamo già trarre, secondo che le une o le altre prevalgono, una prima divisione generica dei giornali in giornali prevalentemente di cultura e giornali prevalentemente di partito.</p>
      <p>Ogni giornale, fosse anche il più esiguo foglietto di provincia, ha una parte dedicata a questioni e argomenti d'indole generale, con i quali gl'interessi del lettore non hanno alcun rapporto visibile od immediato, ma che sono solo destinati a soddisfare la sua curiosità.</p>
      <p>Ma a mano a mano che dalla stampa minore si sale verso le più alte e complete creazioni del giornalismo moderno, la parte del giornale dedicata alla cultura generale acquista ampiezza ed importanza maggiore; al criterio empirico di scelta succede via via il proposito costante di seguire, in tutta la loro larghezza, le manifestazioni superiori <pb n="35" />della vita moderna, alle forbici succedono le penne di pubblicisti valenti e sino dei migliori scrittori d'una nazione; mentre da parte del lettore a un semplice movimento di curiosità succede un'idea più alta della collaborazione e della cooperazione umana, e una grande idea scientifica, nazionale, umanitaria, e via dicendo, collega e raccoglie in un insegnamento solo le pagine quotidiane della letteratura giornalistica.</p>
      <p>Queste linee generali del carattere proprio d'un foglio quotidiano sono facilmente riconoscibili, specie là dove la stampa è più colta e più sviluppata, come ad. es. in Germania e in Francia, e specialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti.</p>
      <p>Secondo esse è assegnato un posto ai giornali nella scala del loro particolare valore intellettuale; e per essa, in parte, si forma quella corrente di simpatia, fra il giornale e gli scrittori che esso attira nell'orbita della sua collaborazione da una parte, e, dall'altra, i lettori che lo preferiscono e che formano la sua clientela stabile.</p>
      <p>Avremo occasione di notare più sotto, verso la fine di questa seconda parte del nostro studio, come nell'esame di tali concezioni generali della vita e nei caratteri, direi quasi, morali ed educativi degli ideali letterari e sociali del giornalismo contemporaneo molte osservazioni sarebbero a fare.</p>
      <p>In genere queste “concezioni, generali„ non sono in nessun luogo assorte a quella altezza umana e cristiana alla quale dovrebbero: dovunque, quando non sieno gl'interessi ciechi d'una classe o d'un partito politico, tali concezioni superano difficilmente l'orizzonte, già molto più vasto, ma, pur sempre limitato, degl'interessi d'un popolo o d'una nazione. Né avviene mai che, anche quando dinanzi ai giornali sta una causa atta a portarli all'altezza di considerazioni puramente umane, e cristiane, essi non vi <pb n="36" />mescolino interessi meno alti e spesso o partigiani o oziosi: come abbiamo veduto recentemente o in America, nella guerra per l'indipendenza di Cuba, o in Francia, per la rivendicazione d'un uomo ingiustamente punito e disonorato con le pene più gravi.</p>
      <p>Ma insieme a questo note generali vi sono poi sempre, più visibili e caratteristiche, le note speciali di chiesa, di classe e di partito.</p>
      <p>Il giornale che sin dal principio si propone uno scopo, per esempio, mantenere e diffondere una data religione od almeno non scompagnare l'esplicazione della vita da certe norme religiose e morali, il giornale che sorge per rispondere ai gusti ed alle inclinazioni proprie d'una classe di persone, come sono, per eccellenza, i giornali del proletariato, infine quelli che hanno un particolare programma politico e sono, per esempio, <hi rend="italic">torys</hi> o <hi rend="italic">whigs,</hi> legittimisti o repubblicani, agrari o industriali, clericali o anticlericali, e via dicendo, hanno una loro particolare natura, determinata dagli scopi speciali che si propongono. Alle volte sarà un programma politico, religioso o sociale netto e ben definito; alle volte sarà semplicemente il colore del giornale nato dalla selezione naturale di certe idee, inconscie forse e latenti da principio nella redazione e sviluppatesi poi nell'<hi rend="italic">adattamento</hi> del giornale, sotto gli stimoli della concorrenza, in una progrediente differenziazione, e mantenuto poi dall'intolleranza che accompagna naturalmente ogni ideale politico e religioso.</p>
      <p>Non vi è né può esservi, come abbiamo dimostrato, giornale che non abbia insieme scopi di cultura e di partito: ma, secondo che l'una o l'altra di queste due tendenze predomina, noi possiamo adottare come una prima grande distinzione sommaria quella indicata di giornali di <hi rend="italic">cultura</hi> o di <hi rend="italic">partito.</hi></p>
      <p>Nelle società democratiche più sviluppate, nelle quali <pb n="37" />la cultura generale è più elevata, e gli scopi sociali, civili ed economici della stampa prevalgono agli scopi particolari di setta o di partito, prevarrà generalmente il primo tipo di stampa quotidiana. E ciò avviene specialmente, come io diceva, presso i popoli anglo-sassoni. La enorme diffusione dell'istruzione primaria, il carattere pratico ed operoso di quei popoli, le molteplicità dei bisogni, un'elevata condizione di vita (<hi rend="italic">standard of life</hi>), hanno fatto che nessun giornale meglio che l'inglese sia specchio largo e schietto di tutta l'immensa attività sociale, soddisfaccia a maggior numero di esigenze, risponda meglio, insomma, agli scopi ideali della lettura quotidiana ordinaria d'un uomo civile.</p>
      <p>E vi contribuisce anche il difetto d'un centro assorbente tutte le manifestazioni della vita pubblica, il carattere positivo e popolare che ha la scienza, generalmente, presso i popoli anglo-sassoni, e l'abbondanza di ricchezza che rende il perfezionamento della stampa periodica più facilee più multiforme.</p>
      <p>Invece nella Francia il giornalismo si risente dell'ipertrofia intellettuale che domina nel cervello del mondo e vi assorbe le forze vive della nazione; ed è, in generale, brioso e vivace nella forma, ricercato nel contenuto letterario, ciarliero, nervoso e soprattutto aperto e pieghevole alla correnti della moda ed all'influenza dei più grandi giornali della capitale, i quali, alla loro volta, sono spesso ai servizi di chi li compra.</p>
      <p>E una stampa simile contribuisce a produrre la raffinatezza e la mobilità della cultura generale, che diviene poi finalmente artefatta e corrompitrice.</p>
      <p>In Germania, invece, la stampa quotidiana ha, in genere un certo sapore di sostenutezza, di pedanteria accademica: si direbbe che la scienza e la cultura superiore si prendano consapevolmente l'ufficio non di lusingatrici ma di <pb n="38" />educatrici del popolo e dieno alla stampa quotidiana un certo tono serio, elevato, dommatizzante, rispondente, anche qui, ai caratteri e alle tendenze particolari del popolo.</p>
      <p>Ma in tutti questi luoghi la <hi rend="italic">cultura</hi> in genere prevale al <hi rend="italic">partito</hi> nella redazione del giornale, e tanto più quanto più i gusti di un pubblico largo e colto esigono dal giornale altezza e serenità di vedute e di idee; mentre da noi in Italia per uno stato deplorevole di cose che noi cercheremo d'illustrare particolarmente più sotto, avviene proprio il contrario. I nostri giornali sono bene spesso sopraffatti dai pensieri e dalle preoccupazioni del partito e della setta: si occupano poco, ed in genere parzialmente, dei comuni interessi della vita, della scienza, della letteratura, dell'arte.</p>
      <p>E ciò li fa monotoni e leggeri e poco piacevoli ed acuisce la ricerca de' mezzi volgari di allettare e concorre mirabilmente a quell'abbassamento di caratteri che noi osserviamo in Italia, e al torpore e alla bassezza della vita pubblica; nella quale le passioni e gl'interessi sovraeccitati soffocano ogni genialità, e l'opinione <hi rend="italic">artificiale</hi> preparata dalla stampa di parte o settaria impedisce la rappresentanza degl'interessi veri, e la mediocrità petulante, maligna e piccina, soffoca gli slanci generosi ed i tentativi audaci e salutari di rinnovamento.</p>
      <p>Si osserva poi in Italia, per questo aspetto, una scala discendente visibilissima, dai giornali migliori (giornalisticamente) di Milano, traverso ad altri che sono i più perfetti e volgari ed odiosi esempi di giornali di partito (la <hi rend="italic">Tribuna</hi>, le cui mire e mene partigiane sono visibili in ogni riga e in ogni parola, dal positivismo ateo di Sighele o dalla gonfia prosa di Rastignac sino alle lepidezze del <hi rend="italic">giro del mondo,</hi> delizia delle “signore a modo„ di tutta Italia), sino alle forme più grette e più piccine di giornalismo di partito, in quei giornaletti di provincia il cui <pb n="39" />ambiente non o pili vasto del chilometro di raggio del Comune e dello mura domestiche,e della tasca del primo villan che parteggiando viene.</p>
      <p>VII. Le origini storiche del giornalismo.</p>
      <p>La storia interna del giornalismo non sarà mai fatta <note n="4"> Vedi il Saggio d'una storia sommaria della stampa periodica. di G. L PICCARDI (Roma, stabilimento tipografico dei fratelli Bencini, 1886) e la brevissima bibliografia in principio del volume. Il libro del Piccardi è una raccolta interessante ma molto sommaria sulla storia, diremo cosi, esterna del giornalismo nei diversi paesi civili del mondo.</note>. Fin dal suo primo apparire, nella forma rudimentale di novelle manoscritte che si spedivano dalla capitale per soddisfare la curiosità d'ignoti compratori (e chi volesse potrebbe riscontrare in quelle prime novelle e gazzette, sorte in tempi d'apatia civile e di servitù, tutti i vizi del lontano nepote, il giornale d'oggi: la propensione a dir bugie, la mordacità, il pettegolezzo lubrico, la venalità e via dicendo); poi, più ancora, da quando divenuto pubblicazione periodica a stampa, esso fu tratto a scopi politici, la sua storia è troppo intimamente connessa con la storia della civiltà che l'ha nutrito perché si possa scrivere quella senza dare insieme una larga traccia di questa. Chi potrebbe, infatti, parlar dell'apparizione e de' primi due secoli di vita del giornale senza rifarsi all'esame del nuovo sviluppo rigoglioso del pensiero nell'evo moderno, e del movimento intellettuale che portando la scienza nel campo laico e svincolandola — sin troppo — dalla teologia, ne fece un elemento potentissimo di rivoluzione e di rinnovazione economica e civile?</p>
      <p>
        <pb n="40" />Né si potrebbe parlar del giornale senza descrivere largamente le vicende della borghesia che lo ha quasi creato per sé e lo ha nutrito del suo denaro, opponendo alle autorità antiche l'<hi rend="italic">autorità</hi> di una filosofia popolare e rivoluzionaria: e se ne è largamente servita per la conquista della opinione popolare e per mezzo di essa del potere politico. Né mancò al giornale, in questa lunga e varia e vastissima, lotta, la persecuzione delle vigili e gelose autorità sociali che sentirono la minaccia e cercarono di riparare; e così la storia delle restrizioni e delle persecuzioni che il giornale ha sofferto da parte dell'autorità pubblica è, in parte, la storia medesima delle libertà politiche e del diritto di controllo degli atti del potere civile da parte della pubblica opinione.</p>
      <p>In Inghilterra il Parlamento medesimo, da principio, ebbe in sospetto la stampa periodica, la quale parve ⸺ ed era certo, parzialmente, a quei tempi — più che il vigile controllo dei mandanti, un quarto potere politico, in mano di pochi e pericolosi agitatori, che si assideva al suo fianco; e la pubblicazione dei resoconti delle adunanze parlamentari fu per lungo tempo proibita <note n="5">In Inghilterra tuttavia noi troviamo di buonissim'ora, e assai assai prima che per tutto altrove, il giornalismo prender parte attivissima alla vita politica. Daniele de Foe (1705) passa come il fondatore del giornalismo politico. D'allora la storia della stampa periodica (quotidiana, spesso) è strettamente legata alla storia costituzionale inglese, come apparisce largamente dal Macaulay.Solo molto più tardi in Francia, Armand Carrel poteva rivendicare la libertà della stampa e mostrare con parole eloquenti il suo ufficio e il suo posto d'onore nelle contese politiche"> solo dopo che la libertà cominciava ad emergere dalla rivoluzione e dalla reazione.</note>.</p>
      <p>In Francia il giornale fu oggetto per lungo tempo di monopolio e di privativa regia: più tardi, là, come altrove, <pb n="41" />fu uno dei mezzi più potenti con i quali l'oro e la vigilanza poco scrupolosa del potere politico foggiava l'opinione dei sudditi: più tardi ancora, libero mezzo di diffusione del pensiero, conquistata la propria indipendenza, o consigliere clandestino e perseguitato, soffiò largamente nel fuoco delle congiure e delle rivolte, alimentò il desiderio d'indipendenza e di libertà: e fu, a quei tempi, come le condizioni del pensiero permettevano, idealista e romantico, e si rivolgeva ai giovani e ai letterati e all'irrequieta e mobile borghesia intellettuale assai più che al pubblico largo e popolare: e fu il primo e più forte e più temuto mezzo di combattimento degli agitatori.</p>
      <p>In fondi queste prime vicende del giornalismo sono notevoli: non epiche, perché esso fu macchiato di molti errori e di molte colpe, ma ad ognimodo intimamente connesse con la storia delle origini dell'Europa contemporanea.</p>
      <p>Fiacco e molle in tempi di pace, il giornalismo si gettò di buon'ora e si ravvolse tutto nelle lotte intellettuali e civili, dalle quali è venuto fuori il mondo moderno: per tutto in Europa il nome di qualche giornale è intimamente connesso con le migliori campagne per la vita nazionale e l'indipendenza dei popoli nuovi <note n="6"> G. Molteni di Milano ha pubblicato un'accuratissima e geniale monografia su la stampa a Milano, in cui passa rapidamente in rassegna le varie fasi del giornalismo in quella città, dal principio al 1860</note>.</p>
      <p>E anche al movimento scientifico e intellettuale della prima metà del secolo il giornalismo quotidiano o a più lunga scadenza fu valido aiuto: con i numerosi Mercuri nel mondo inglese, con le gazzette, le antologie, le riviste, i corrieri in Francia, in Germania, in Italia: esso si prese quasi dovunque come più adatto alla sua indole il com <pb n="42" />pito di propaganda di nuove teorie e di critica letteraria e scientifica.</p>
      <p>Questi brevi accenni sul giornalismo sono fecondi d'insegnamento. La storia delle origini della democrazia contemporanea, quando si potrà scriverla, mostrerà come intimamente unite sieno l'azione dell'intelligenza nella vita pubblica, la partecipazione del popolo agli affari politici, lo sviluppo delle costituzioni moderne, il fiorire della democrazia e l'opera del giornalismo politico. Questi grandi caratteri fondamentali del progresso moderno rimarranno inseparabili.</p>
      <p>Lo sviluppo preso più tardi dal giornalismo, se l'ha ricondotto in parte — in tempi normali ⸺ alla soddisfazione di quel primo bisogno umano che l'aveva fatto nascere, la curiosità, non ne ha tuttavia diminuito in nessun modo l'importanza e l'efficacia politica, come vedremo in seguito; anzi, l'ha condotto ad occuparsi direttamente, come di tante altre cose, anche dei problemi o delle diverse filosofie della società.</p>
      <p>Del resto l'importanza del giornale e della rivista è ancora in aumento per tutto, a scapito del libro <note n="7"> Mi osservava George Goyau, redattore della Revue des Deux Mondes, che in Francia il libro è da parecchio tempo in decadenza e la stampa periodica ne prende rapidamente il posto. La crisi del libro in Francia appare anche dalla recente decisione degli editori francesi di rialzarne il prezzo. Invece, in poco spazio di tempo, molte riviste nuove si sono fondate e fioriscono accanto alle antiche. Una rivista, Lectures pour tous, fondata dalla Casa Hachette, ha raggiunto in meno di un anno la cifra enorme di più di 100,000 abbonati. </note>.</p>
      <p>Verso la metà del secolo e più dopo le rivoluzioni politiche che ebbero luogo in Europa fra il ‘48 e il ‘70 il giornalismo ebbe la sua parte di vantaggi nella conquista del potere politico da parte delle borghesia, per la quale <pb n="43" />essa aveva tanto fatto, si conquistò quasi dappertutto una relativa libertà di vita e d'azione, fu esente da tasse di bollo o d'altro e dalla censura preventiva, e comincio il suoperiodo di fioritura meravigliosa, favorito dalle enormi innovazioni meccaniche di stamperia, dall'introduzione delle macchine rotative per la tiratura alle recentissime compositrici.</p>
      <p>Ed oggi il giornalismo si è, diremo cosi, effuso in tante specie diverse, si è così intimamente identificato con le più varie tendenze e qualità della vita moderna presso i diversi popoli, che descriverne l'andatura con larghe osservazioni sintetiche diviene assolutamente impossibile: e noi siamo costretti a limitarci a poche note generali e comuni sulle origini e sui caratteri psicologici del giornalismo e su l'intricato processo della sua funzione sociale.</p>
      <p>VIII. Psicologia giornalistica.</p>
      <p>Abbiamo dunque messo in sodo gli scopi del giornale ed i suoi rapporti con il resto della vita pubblica d'oggi e veduto come suo carattere fondamentale è mettere a disposizione dei lettori quel tanto di notizie pratiche e di cultura generale che serve ai loro usi quotidiani. L'indole e la levatura del giornale è quindi determinata dalla richiesta dei lettori, la quale a sua volta dipende direttamente dalle condizioni della vita sociale.</p>
      <p>Dove le funzioni e i rapporti della vita pubblica sono molto sviluppati, dove la coscienza della solidarietà nazionale ed umana è più netta, dove la cultura più diffusa acuisce la curiosità ed il benessere permette che l'attenzione del pubblico si fermi anche su questioni d'indole secondaria, quivi la stampa quotidiana sarà più progredita <pb n="44" />e più elevata; dovunque essa segnerà l'indice dei costumi e della cultura d'un popolo.</p>
      <p>Ma, d'altra parte, abbiamo riscontrato nel giornale l'opera libera e cosciente di pochi e un proposito o un complesso di propositi diretti ad influire attivamente sulla opinione pubblica e sul corso della vita politica e sociale; sicché ci si presenta ora il motivo e l'opportunità di una ricerca psicologica intorno a questo ente collettivo che è la redazione d'un giornale, ed al modo come esso si forma, si sviluppa e si scioglie. E la ricerca è tanto più utile in quanto quell'associazione di cinque o dieci scrittori, che avviene nella sala di redazione d'un giornale, rappresenta e compendia in piccolo un'associazione più vasta che avviene fra uomini d'uno stesso gusto e d'uno stesso vedere; ed una corrente misteriosa si forma, per la quale, mentre la redazione ha presente nello scrivere un lettore impersonale, che è come la somma de' suoi lettori, dall'altra parte questi hanno in mente un giornale astratto che è un complesso stabile di vedute e di criteri pubblici, un orientamento politico e sociale fissato.</p>
      <p>La redazione d'un giornale? L'editore, il direttore proprietario, l'uomo di fiducia d'una società di azionisti è il pernio della redazione. La sua psicologia è come il nucleo e la base della futura psicologia del giornale.</p>
      <p>Vengono poi i redattori e i collaboratori: per integrare l'unità “redazione„ essi debbono sottostare a un doppio processo interno, tagliar fuori — sicché poi si finisce col dimenticarli ⸺ quei loro gusti e quelle opinioni che non sono riducibili ad unità collettiva: sviluppare invece le altre, alle quali l'affinità e la prevalenza nell'urto quotidiano d'idee assicura una parte nella psiche collettiva.</p>
      <p>La redazione obbedisce quindi a certe norme comuni: tutte le parti del giornale aspirano ad ottenere un effetto determinato. Come una corrente, le cui acque fra sponde <pb n="45" />di eguale conformazione obbediscono egualmente a certe mosse meccaniche determinate, le grandi correnti d'idee e di tendenze sociali si accomodano, a movimenti simili fra le sponde d'una redazione giornalistica.</p>
      <p>È inutile qui notare, per quel che riguarda le leggi del processo vitale di questa psiche giornalistica, che queste leggi sono analogamente quelle che presiedono alle associazioni d'idee ed alla formazione di sentimenti nella psiche individuale.</p>
      <p>Ma tanto più giustamente si parlerà d'una redazione vera quanto meno essa sarà soggetta ai gusti di uno o di pochi e quanto maggiore continuità d'indirizzo essa potrà conservare, anche mutando le persone.</p>
      <p>L'unità “giornale„ è quindi qualche cosa di mezzo fra l'unità “uomo„ e l'unità “folla,„ classe o partito.</p>
      <p>Essa ha di fronte alla seconda una maggiore facilità di direzione e responsabilità de'suoi atti e de' suoi sentimenti, e di fronte alla prima una maggiore oggettività e consistenza di giudizi e di impulsi. Divide gli egoismi, la tirannide, le brutalità della classe anche traverso l'onestà delle coscienze individuali ha da queste le attrattive o le ripugnanze delle virtù e dei difetti umani anche nelle cose che son fatte o dette in nome della classe e del partito.</p>
      <p>E come gli individui nella redazione subiscono inconsapevolmente l'influenza del rappresentare interessi più vasti e mettono le loro doti personali ai servigi d'una causa comune, così d'altra parte la coscienza del partito subisce nel giornale una lenta trasformazione, in cui i mezzi intellettuali di conservazione e di difesa si accomodano all'ambiente e si perfezionano.</p>
      <p>Avviene anche e forse principalmente qui quel trionfo della consapevolezza e della collettività che è il carattere proprio della partecipazione delle classi e dei partiti di <pb n="46" />oggi alla vita pubblica: fatto, questo, che ha una influenza notevole sul progresso della civiltà, perché crea una responsabilità nuova degli atti collettivi di fronte all'opinione pubblica e la vigilanza di questa su di essi.</p>
      <p>Prendiamo, ad esempio, la megalomania delle classi parassitarie che vivono a spese dello Stato a proposito della guerra d'Africa. Organo di questa megalomania era la <hi rend="italic">Tribuna:</hi> l'esistenza di altri giornali che erano a loro volta organo di interessi contrari, la costringeva ad esporre ed illustrare i motivi del suo entusiasmo per la guerra e toglieva quindi ad essi gran parte della efficacia che avrebbero potuto avere sulle masse presentati in forma dommatica ed impulsiva. Così in molte altre circostanze la rappresentazione concreta di interessi e di tendenze diffuse e comuni a molti in un dato giornale le ha sottoposte a un esame il cui effetto immediato è di togliere ad esseogni forza di diffusione incosciente e impulsiva e vincolarle al loro giusto valore: sostituendo così lentamente ai moti rudi e bruschi delle masse la direzione delle intelligenze. Un altro esempio, anche più recente. Il nord e il sud d'Italia concorrono diversamente alla redistribuzione delle ricchezze consegnate allo Stato in forma di tributi e agli effetti della politica economica e sociale da esso seguita. Sull'argomento delicatissimo s'è impegnata da parecchio tempo una questione alla quale tutti i giornali e periodici più importanti hanno preso parte: ed i fenomeni relativi al fatto della partecipazione delle diverse regioni d'Italia agli oneri e agli utili della finanza pubblica è stato largamente discusso.</p>
      <p>Ora ognuno vede quanta luce una larga polemica giornalistica porta in un argomento che, trattato da pochi in libri ed in discussioni parlamentari, avrebbe fatto temere una parzialità di veduta e di trattazione facilissima in argomenti di fatti: nei quali invece la coscienza popolare, <pb n="47" />sorretta e rappresentata dal giornalismo, ha modo di manifestarsi proficuamente e liberamente.</p>
      <p>Vediamo ora come i fatti pubblici esterni si riflettono e si trasformano nella psiche del giornale.</p>
      <p>Innanzi tutto essi vi assumono la loro espressione razionale e linguistica. Ciò, che influisce sull'opinione pubblica e sugli uomini politici non è il fatto in sé ma il fatto <hi rend="italic">come è narrato</hi> nel giornale. Ciò se, da una parte, assicura ai fatti politici e sociali una rappresentazione più conforme alla verità, d'altra parte modifica l'efficacia che essi esercitano sull'opinione pubblica. In un paese dove la stampa quotidiana sia serva e poco sviluppata, il popolo assisterà con indifferenza alla soppressione delle libertà pubbliche; là dove essa è libera e generosa, il popolo si agiterà ed all'occasione si armerà per la difesa di quelle. Cosi i fatti economici o le necessità collettive dalle quali nascono i problemi sociali e le agitazioni pubbliche acquistano nei giornali, a seconda dell'altitudine e dei gusti di questi nel rappresentarle, il loro potere causativo di agitazioni e di riforme pubbliche.</p>
      <p>D'altra parte l'opinione pubblica e la riflessione sociale, trovando nel giornalismo la loro espressione adeguata e normale, entrano in un processo di sviluppo e di perfezionamento che ne accresce di molto il valore e la capacità direttiva della vita sociale. Per questo noi dicevamo esser la vita del giornale intimamente connessa con quella della democrazia vera: poiché dove pochi non potrebbero che assai imperfettamente rappresentare gl'interessi di molti, e dove i molti agirebbero, come fanno le folle, per impulso e senza matura deliberazione, il giornale rappresenta l'opinione di molti vagliata e meditata e la maturità di un giudizio preso dì concerto; rappresenta, insomma, l'azione normale della coscienza pubblica.</p>
      <p>E a noi pare utile cosa l'aver messo, con queste nostre <pb n="48" />brevissime osservazioni, bene in chiaro un fatto da cui si possono trarre importantissime conseguenze: che cioè il giornale è come l'organo col quale la società si forma una coscienza propria, si riflette su sé medesima e sui suoi modi di essere, esprime le sue sensazioni e le sue volizioni. Nella sua storia avviene così un lento processo di evoluzione per il quale da rappresentante di opinioni e di tendenze personali dotate di maggiore virtù rappresentativa (come fu ai suoi inizii politici) diviene via via-rappresentante di opinioni comuni e di tendenze impersonali, qualche cosa che vive e si espande in un ambiente superiore a quelli delle anime singole e nel quale pulsano e si agitano gli interessi della società. E così, mentre ieri il più abile giornalista era colui che metteva più foga e più abilità nel promuovere una propaganda sua, oggi il più abile giornalista è colui che, privo di idee e di passioni proprie, ha l'orecchio vigile ad udire e l'occhio acuto a discernere ogni movimento che sale dall'anima profonda della folla e di incosciente fa quel sentimento cosciente, sì che il popolo ritrova sé medesimo in quello, e lo dilucida e lotta per esso e lo fa prevalere.</p>
      <p>E questo fatto è senza esempio nella storia della civiltà e della democrazia; poiché i capi della società gerarchicamente ordinata per classi rappresentavano solo la volontà presunta dei governati e anche ciò solo per certi fatti e in certi casi determinati: mentre oggi nella stampa abbiamo un organo stabile e normale delle opinioni comuni, il quale attinge direttamente e continuamente al fondo medesimo della coscienza pubblica e vive per essa.</p>
      <p>
        <pb n="49" />IX. Proselitismo giornalistico.</p>
      <p>Tracciando brevemente la storia del giornalismo l'abbiamo veduto gettarsi per tempo nelle agitazioni civili, e divenire, appena conquistatasi una certa libertà, strumento validissimo dell'invadenza borghese e delle sue rivendicazioni intellettuali e politiche. Gli stessi governi sorti dalla borghesia nuova — i vecchi erano troppo vecchi per apprezzare i servigi della stampa quotidiana — specularono largamente su questa, e d'allora cominciò, specie nei popoli di civiltà più guasta dalla servitù precedente e meno sviluppata, la tradizione d'una stampa ligia in tutto all'opera del governo che paga, mirabile nella disinvoltura con la quale al momento opportuno compie le evoluzioni necessarie a preparare la nuova officiosità, schifosa — spesso ⸺ nei giuochi di astuzia e di equilibrio messi a servigio non d'idee — sarebbe gran male sempre, ma minor male — sibbene di uomini e del loro presente potere politico, scritta per lettori che interessi simili e simili volgarità d'animo preparano a un inganno saputo e sovente desiderato.</p>
      <p>Questi giornali rappresentano, è vero, a loro modo, gli interessi della stabilità del potere civile, la reazione contro l'impulso continuo innovatore dei partiti d'opposizione; ma questo loro programma non s'ispira già a un concetto sereno di dovere e a saldi principi d'ordine sociale; né procede da quel complesso di tendenze e di abitudini sociali che, nella vita pubblica d'un popolo sano, son sempre la base delle tendenze di conservazione e di autorità. Esso si ispira invece alle comodità d'una protezione corrompitrice, appoggia indistintamente le sane opinioni conserva <pb n="50" />trici e le ingordigie parassitarie di classi anormali, abbassa la tutela della conservazione sociale sino ai limiti di difesa a oltranza di pochi, uomini e di poche fazioni; e rappresenta quindi il male “reazione„ come altri, nel campo opposto, rappresentano il male “rivoluzione”.</p>
      <p>Ma all'infuori di questo caso — troppo patologico perché noi possiamo occuparcene qui ⸺ il proselitismo giornalistico per una causa viva e sentita, dopo il successo delle rivoluzioni borghesi, continua ed aumenta: solo che, accomodandosi alle vicende della civiltà e de' problemi che l'agitano, esso è passato oggi nelle mani dei nuovi agitatori ed ha richiamato l'attenzione di partiti nuovi formatisi, o in via di formazione sotto la scorza dei vecchi, s'è esteso dalle politiche alle più larghe agitazioni sociali, ha seguito le varie vicende e le numerose divisioni e trasformazioni dei partiti,</p>
      <p>Esso ha raggiunto una forma vivacissima e violenta né giornali estremi, i quali giungono talora a perdere interamente il carattere sostanziale del giornale per assumere quello d'una pubblicazione periodica di propaganda, nella quale la rappresentazione del mondo e della vita è intieramente subordinata agli interessi di questa.</p>
      <p>Noi siamo ⸺ si noti ⸺ ben lontani dal pensare che questo proselitismo sia fuori dei compiti e delle funzioni del giornale.</p>
      <p>Vagheggiatori entusiasti di un tipo di elevato giornale di cultura, il cui primo ufficio sia soddisfare alle esigenze migliori e più alte della curiosità di popoli civili e del consumo quotidiano d'idee nuove nella vita politica ed economica, e nel quale la propaganda del bene sia fatta con la luce serena d'un programma di perfezione morale che non divida ma unisca gli animi, noi intendiamo tuttavia bene come, sinché la verità vera e assoluta, nei fatti contingenti della vita civile, non sarà proprietà esclu <pb n="51" />siva di alcun partito e sinché gli uomini lotteranno per interessi diversi, la stampa debba rappresentare questa multiplicità di programmi e di tendenze.</p>
      <p>Ma c'è modo e modo di proselitismo; e noi possiamo distinguerne subito due principali, egualmente comuni oggi. C'è quello de' partiti giovani, temprato in bagni salutari d'idee nuove e vive, senzienti nella loro via i fremiti e i consentimenti di molte anime: esso non è cercato con ansia nelle polemiche insistenti e ne' commenti astiosi e cattivi, ma scaturisce come di per sé dalla concezione del mondo e della vita propria del partito e del giornale, e s'insinua naturalmente e.insensibilmente in tutte le parti di questo, nell'articolo di fondo come nella notizia di terza pagina, nella collaborazione dei corrispondenti di provincia come nelle concertate manifestazioni di un proposito di partiti; e questo è proselitismo vero ed efficace.</p>
      <p>Indichiamone alcune forme più notevoli.</p>
      <p>Viene prima, come abbiamo accennato, la concezione generale della vita e della società <hi rend="italic">(Weltanschauung,</hi> dicono i tedeschi), propria del giornale: ed essa, animando il pensiero medesimo degli scrittori, si insinua per tutto, dall'articolo di fondo alla nota di cronaca e dà al giornale il colore cattolico, socialista, massonico e via dicendo <note n="8">Un esempio facile e tipico si può averne paragonando il resoconto parlamentare di due giornali italiani d'opposto partito"> la Tribuna e l'Avanti!, il Corriere della sera e il Secolo; quanta diversità e come astutamente voluta!</note>.</p>
      <p>C'è poi la critica della vita pubblica e sociale, fatta in base ad una filosofia politica propria, con preparazione intellettuale o morale diversa; ed è rivelazione cruda dei mali della società d'oggi nei giornali di estrema, difesa e spiegazione insinuaste delle proprie idee negli altri gior <pb n="52" />nali, i quali trovano i fatti opportuni o no secondo che convengono con quelle.</p>
      <p>Viene quindi la <hi rend="italic">polemica,</hi> mezzo potente e vivace nelle mani di chi sa servirsene, rivolta più che a convincere gli avversari — scopo il quale non si ottiene mai — a confermare i proprii; mezzo d'indubbia efficacia sulle menti incapaci di esaminare le questioni per conto proprio.</p>
      <p>C'è inoltre il servizio diretto reso alle proprie idee ed al movimento che si sostiene con l'apologia quotidiana, con la relazione de' suoi progressi e via dicendo.</p>
      <p>Infine, importantissima, c'è anche la letteratura giornalistica o la parte del giornale che è di cultura e di ricreazione, diversa, secondo casi, nel contenuto, nelle forme, negli ideali.</p>
      <p>Proselitismo d'altra forma, del quale — dolorosamente ⸺ diamo talora l'esempio noi cattolici d'Italia, è quello che — quantunque fatto in nome di una causa altissima e santissima ⸺ non è avvivato e fecondato da una concezione della virtù edell'opportunità di questa causa rispondente agli effetti che se ne debbono ottenere ed alle condizioni nelle quali si lotta per essa. In questo caso la non rispondenza fra la causa medesima e quello che vuol esserne mezzo di difesa e di propaganda, fra questo e il pensiero e le agitazioni civili dei contemporanei, produce effetti sovente più dannosi che utili: lo spirito gretto, piccino ed astioso che si porta nel condannare fatti ed avversari non veduti da un'altezza e con una serenità sufficiente, il dissidio fra le concezioni esigue travedute negli scritti del giornale e le grandi agitazioni sociali fa ricadere l'odio che il giornale si procura sulla causa medesima e nuoce ai progressi di questa.</p>
      <p>Conviene inoltre notare come in tal caso la diversità di vedute che si va formando fra i militanti per una medesima causa introduce fra questi dei dissensi pericolosi <pb n="53" />ed offre facile modo a chiunque abbia interessi o abitudini o gusti particolari da difendere di nascondersi dietro le pieghe d'un programma troppo vago ed incerto e d'insinuare, non veduto, il suo spirito e le sue tendenze personali nei movimenti di parte propria.</p>
      <p>Evidentemente per partiti che non contino se non su forze umane e caduche questo deterioramento di carattere e di cultura che si riflette nel giornalismo conservatore diviene indizio di regresso e di decomposizione: in un partito invece che, come il cattolico, deve rinnovarsi — sa d'una base immutata e principi fondamentali — per essere in grado di riprendere la direzione della vita politica e sociale, un simile proselitismo gretto e fazioso, se non rovina la causa, ne ritarda e ne limita enormemente i progressi. Ora non sarebbe opportuno nascondersi che non piccola parte della stampa cattolica quotidiana in Italia si trova in queste condizioni: in essa vi sorprende il difetto d'ideali vivi e vigorosi, l'anemia intellettuale visibile, la <hi rend="italic">routine</hi> dei pensieri e dei giudizi, la ristrettezza dei criteri e la sconvenienza dei metodi polemici.</p>
      <p>D'onde consegue poi l'inettitudine quasi assoluta ad escire dalla cerchia ristretta ed abituale dei lettori per guadagnare anime nuove, l'inettitudine ad iniziare e promuovere movimenti fecondi, l'ostilità istintiva contro tutto quel che è nuovo e vitale, ed anche — argomento certo di vecchiezza e rimedio opportuno — il restringersi continuo della propria sfera di attività, quando i giovani e i nuovi, che dovrebbero rinnuovare le file, o non vengono, o se vengono, rimangono tuttavia fuori con la migliore parte di sé, con le speranze e gl'ideali migliori: che poi, non soddisfatti, deperiscono lentamente e s'atrofizzano.</p>
      <p>Questo giudizio, non nostro del resto e non nuovo, potrà essere accusato di severità: ma noi non abbiamo nessuna voglia di essere severi.</p>
      <p>
        <pb n="54" />Se ingiusti siamo noi, più ingiusta è la vita medesima che invecchia così inesorabilmente uomini e cose: più ingiusto è il sacrificare a riguardi umani e silenzi pietosi le esigenze vitali d'una causa così alta come la nostra, e alla quale sono legati gl'interessi supremi.di tanti.</p>
      <p>Il giornalismo è una divina milizia: militi, se non buoni, volenterosi, noi chiediamo che ognuno dei nostri compia il proprio dovere, che le armi sieno nette e affilate, che per le file non corrano brontolii dispettosi e dubbi snervanti, che i cenni del comando corrano pronti e sicuri per tutto.</p>
      <p>Né, dal resto, è poca cosa quello che noi chiediamo. Se l'indole d'una trattazione cosi generale e sommaria ci permettesse di soffermarci in un argomento determinato, noi vorremmo indicar qui largamente come tutti i problemi si sommino oggi per noi cattolici italiani in questo: la nostra stampa; come l'incuria che tanti dei nostri dimostrano per ogni questione d'interesse vitale, il disprezzo, che ci siamo tirati indosso e che ci nuoce tanto, degli avversari, l'impossibilità dolorosa di richiamare su noi e sulla nostra causa l'attenzione del popolo, e tanti altri mali simili, dipendano innanzi tutto dai difetti dei nostri giornali, che si trascinano il più spesso in una dolorosa <hi rend="italic">routine</hi> intellettuale; perché non vogliono — e in questo la colpa e il danno è in parte loro, mentre è anche in gran parte miseria di tempi e di anime — mettersi arditamente e a qualunque costo nella via aspra, ma certa, dell'avvenire: rompere i vincoli col passato e con le classi, gl'interessi, le abitudini che lo rappresentano e, assicurato bene il patrimonio della fede e della disciplina cattolica, temprarsi in un bagno vivificante di cultura sana e moderna, aprire le porte e le fenestre ai giovani, alle idee, alle speranze, ai propositi nuovi, cercare la vita nel risorgere rigoglioso dell'anima popolare, ridestata dal divino soffio animatore della Chiesa.</p>
      <p>
        <pb n="55" />Animo, o paurosi che rimanete di là del fiume perché pel vostro vecchio bagaglio non c'è trasbordo. Lasciatelo, alla buon'ora, e passate dietro noi, dove la Chiesa è passata!</p>
      <p>X. Come i giornali nascono e muoiono.</p>
      <p>Solo da poche diecine di anni la sociologia ha incominciato a rivelare agli occhi dell'uomo le vicende di quegli intimi e profondi rivolgimenti sociali dei quali la storia esterna e visibile non è che la manifestazione: ed appena ora, dopo lunghi studi, si riesce a seguire con sufficiente chiarezza, traverso quei rivolgimenti e quelle lente trasformazioni, i progressi di alcune leggi e forme fondamentali della convivenza umana, il diritto, l'economia, l'arte e via dicendo. Una legge costante regge lo sviluppo di queste norme e manifestazioni della vita: l'antitesi continua tra la forza che crea forme nuove, e agita e spinge a trasformazioni nuove le create, ed un'altra forza che tende, man mano che esse appariscono, a fissare i prodotti della lenta elaborazione sociale e sottrarli alle incalzanti necessità dei tempi.</p>
      <p>Nella vita dei partiti e de' giornali si osserva la stessa cosa: col mutare delle condizioni della vita sociale mutano rapidamente i partiti e le direzioni della coscienza pubblica: e perché l'uomo, nel quale i convincimenti politici e sociali sono frutto di una cultura e di una educazione che difficilmente si rinnuova, non è atto a seguire le mutazioni del mondo esterno, la corrente della vita lo elimina e lo ripudia e chiama uomini nuovi a rappresentare le necessità nuove. Ma a questo i vecchi, coloro che pure ieri sentirono l'anima loro all'unisono con le voci della vita, si ribellano e resistono, non sapendo rendersi conto di <pb n="56" />una mutazione la quale in essi non ha più luogo: onde il conflitto fra reazionari e progressisti, tanto più intenso quanto più intensamente mutevoli sono le condizioni dell'esistenza sociale.</p>
      <p>Nemmeno i grandi geni vanno esenti da questa legge: le rughe della vecchiezza che solcavano la fronte di Napoleone I, di Gladstone, di Bismarck, apparivano nell'opera loro, che essi vissero abbastanza per veder <hi rend="italic">superata.</hi></p>
      <p>Così è dei giornali. Essi invecchiano meno facilmente che gli uomini, ma più facilmente che i partiti, perché non hanno le multiformi risorse di questi; questi si rinnuovano d'anno in anno, continuamente, mentre il giornale, vincolato da tradizioni, da aderenze, dalla <hi rend="italic">routine</hi>, è inetto a rinnuovarsi, e rimane, mutando i tempi, quel che era, finché un giorno la sfera della sua azione gli si è così ristretta d'intorno, che esso muore per asfissia.</p>
      <p>Ciò avviene tanto più facilmente là dove i giornali — i migliori almeno — non sono in grado di acquistare tanta solidità da essere al disopra delle influenze conservatrici di interessi limitati, e da seguire liberamente il mutare dell'opinione pubblica. Dove, come in Inghilterra, il giornale è una specie di grande azienda impersonale, governata con criteri di speculazione capitalistica, nella quale gli uomini servono e passano, esso segue con sufficiente elasticità il muoversi de' partiti e della vita civile e conserva immutata la sua posizione.</p>
      <p>Ma tali casi sono rari, specie fra i popoli latini, ed in Francia soprattutto, dove il pensiero popolare è così nervoso e volubile. Presso di noi un giornale è sempre aperto a delle influenze preponderanti, e sempre costretto, per vivere, ad accettare delle servitù di diverso genere; non può contare né su risorse di redazione facili e alla mano, né su clienti certi, e non gli è quindi concesso di andare al passo degli avvenimenti.</p>
      <p>
        <pb n="57" />In pochi anni noi abbiamo veduto morire molti giornali, la vita di parecchi dei quali era stata lunga e non oscura: e sempre non erano vicende eccezionali che troncavano quella vita ma era il lento esaurirsi d'un programma e d'un modo speciale d'intendere la società e la politica, il venire meno del contatto vivo fra lettori, pensanti a nuove cose, e scrittori rimasti solitari.</p>
      <p>E tale vicenda tocca egualmente ai giornali conservatori ed ai progressisti: quello che importa per essi non è essere di destra o di sinistra, reazionari o radicali, ma esser <hi rend="italic">bene</hi> l'una cosa o l'altra: bene, in senso giornalistico, s'intende; e val come dire, saper trovare le correnti reali di fatti e d'idee, saper divenire espressione nitida e certa della coscienza dei propri lettori: trarre dall'anima di questi quelle energie latenti che il carattere loro o la loro posizione sociale vi faceva germinare e che aspettavano per avvivarsi qualcuno che le sapesse scoprire ed eccitare.</p>
      <p>Ma la funzione dei giornali di partito è complicata <hi rend="italic">oggi</hi> da una condizione di fatto notevole. Il giornale, per l'indole e la missione sua, suppone, come abbiamo veduto, un ambiente sociale molto sviluppato ed un alto livello medio di cultura: esso ha bisogno di essere in relazione diretta con la coscienza di molti e, per ottenere questo, d'un vigore di vita e di iniziativa che lascia naturalmente dietro di sé solchi di pensiero agitatore e rinnovatore.</p>
      <p>Il giornale è quindi più facilmente, attesa la natura sua, forza di progresso che di conservazione sociale; esso serve molto meglio la causa dei partiti avanzati che quella dei partiti reazionari.</p>
      <p>Nel peggiore dei casi esso assicura la persistenza dei beni già acquisiti alla civiltà: poiché c'è nel desiderio d sosta e di regresso di certi partiti qualche cosa di così evidentemente patologico ed anormale che è impossibile <pb n="58" />ad un giornale seguirli, senza almeno nascondere od attenuare molto del male che essi hanno,</p>
      <p>Voi potete per esempio imaginare un giornale borbonico a Napoli: ma bisogna che lo imaginiate noioso e quasi clandestino, benché il borbonismo laggiù sia un male sì largo e comune che, a volerlo misurare da quel che apparisce dai giornali, si sbaglierebbe il conto di certo; imaginarne in Sicilia dei mafiosi, ma che innanzi all'opinione pubblica prendano atteggiamento di puritani e d'indipendenti.</p>
      <p>Così i giornali forcaiuoli dell'alta Italia potranno volere la restrizione del suffragio, la violazione dello Statuto, l'instaurazione d'un governo manifesto di classe in danno dell'aumento delle forze popolari: ma pochi osano confessare a sé e ai lettori questi scopi, altro che nelle circonlocuzioni velate d'una ipocrisia troppo untuosa per esser molto pericolosa.</p>
      <p>Invece i giornali più avanzati hanno appunto il vantaggio di trovar consenzienti le idee giovani e vive, le coscienze più sensibili del progresso sociale, i meccanismi e le forme sociali più recenti e quindi più vigorose: ed essi trovano meglio la propria via, possono dire chiaro quel che pensano, si diffondono fra il popolo, profittano d'ogni necessità nuova che si manifesti, sono accolti da proseliti assetati di propaganda e di successo.</p>
      <p>La democrazia ha dunque ragione di contare sul giornalismo: se davvero il progresso moderno si riassume nello sviluppo costante della coscienza sociale, nell'equilibrio d'interessi noti e nettamente formulati, nel crescere continuo dei beni intellettuali e morali, ad ottenere tutti questi vantaggi il giornalismo potrà concorrere con forze preziose: come va del resto facendo, in Germania ed in Francia, per es., dove il giornalismo giovanile, ispirato ai concetti della democrazia cristiana, si diffonde rapida <pb n="59" />mente, sulla trama d'un'organizzazione sociale costruita con cura e con pazienza mirabile, chiamata ad essere la struttura prima d'un ordine storico nuovo.</p>
      <p>Del resto, la vita e il tramonto del giornale si presentano con caratteri diversi pei diversi partiti e nei diversi paesi.</p>
      <p>In Italia, per es., nel campo liberale, per esser troppi i concorrenti e poco stabili i lettori, nessuna arte di lusinga è risparmiata, i prezzi sono bassissimi, l'abbonamento diviene, per i molti premi promessi, una specie di lotteria, e, nelle strettezze dei mezzi e precarietà di vita, chi ci scapita innanzi tutto è la serietà della compilazione.</p>
      <p>Il giornale socialista, impiantato in Roma, sede politica del partito, ma lontana dai centri veri del proletariato, ha innanzi a sé la minaccia di due concorrenti, il torinese e il milanese; poiché da noi la regione è una unità ben più reale che il regno, unità che, trascurata da tutti quelli che vivono nelle convenzioni politiche, si riafferma in mille modi.</p>
      <p>I giornali cattolici si dibattono nel circolo vizioso di un doppio <hi rend="italic">se; se</hi> trovassi lettori, dice la redazione, e il lettore dice: <hi rend="italic">se</hi> fosse meglio fatto, Essi sono il più spesso pubblicazioni periodiche religiose, scritte e per i conservatori e per chi sta lontano dalla vita pubblica, salvo poche e buone eccezioni: né si appoggiano sull'interesse della vita vera quotidiana e su d'una coscienza netta di partito.</p>
      <p>La strettezza dello spazio che ci siamo concesso ci dispensa dallo studiare dettagliatamente altre forme di patologia giornalistica. Queste, d'altronde, riflettono sempre dei mali sociali. Così l'avidità assorbente, megalomane, irreligiosa del nostro mondo politico artificiale si riflette nella <hi rend="italic">Tribuna,</hi> divenuta mezzo potentissimo di governo: <pb n="60" />così il <hi rend="italic">Messaggero</hi> rappresenta il pettegolezzo volgare ed apatico del popolo romano, pel quale il vecchio motto <hi rend="italic">panem et circenses</hi> ha sempre della verità.</p>
      <p>XI. Letteratura giornalistica.</p>
      <p>Uno degli studi più importanti sul giornalismo in rapporto alla cultura generale riguarderebbe l'influenza che esso ha avuto nel modificare i generi letterari di composizione, le lingue scritte, le attitudini artistiche dei pubblicisti, il gusto del pubblico e, soprattutto, la funzione sociale della letteratura.</p>
      <p>Noi che viviamo oggi in un periodo di rinnuovamento profondo della vita intellettuale ed artistica dei popoli civili, possiamo difficilmente raccogliere in una veduta generale le nuove tendenze manifestatesi, indagarne le cause multiformi e riferire al giornalismo la parte che gli spetta in esse.</p>
      <p>Anche qui ci contenteremo di osservazioni sommarie e fugaci, ma il più possibilmente sintetiche.</p>
      <p>La vita letteraria era, dalle origini dell'umanesimo alla vigilia della storia contemporanea, dominata dal criterio supremo della elevatezza artistica della forma.</p>
      <p>L'arte che era stata democratica in Grecia, borghese a Roma e repubblicana, si era fatta da noi aristocratica e cortigiana; sempre e dovunque essa era stata una cosa di classe, dalle origini del suo differenziamento come professione speciale insino a noi: fatta eccezione per qualche momento e qualche forma letteraria speciale del medio evo e del Trecento in ispecie.</p>
      <p>Solo nel mondo contemporaneo e solo ora con il giornale essa ha superato definitivamente i limiti delle classi sociali: e benché nelle sue multiformi manifestazioni rifletta <pb n="61" />largamente le differenze presenti di classe, di professione sociale, di coltura, ce n'è tuttavia per tutti: e un operaio, il quale ha i suoi giornali propri, può leggere il <hi rend="italic">Corriere della sera</hi> o il <hi rend="italic">Giorno,</hi> i giornali dei latifondisti e delle <hi rend="italic">cocottes</hi>, come il latifondista e la <hi rend="italic">cocotte</hi> leggono l'<hi rend="italic">Asino</hi> e l'<hi rend="italic">Avanti!</hi></p>
      <p>Ma occupiamoci un poco di letteratura. Il giornale ha, innanzi tutto, tolto fuori dagli usi nostri delle forme letterarie divenute pesanti e difficili, Oggi si ama leggere cose brevi, terse, in cui la forma non faccia torto al contenuto: ed in ogni lavoro che non sia scritto per spadalisti, sia nei libri filosofici come in quelli di critica storica e letteraria, il difetto d'una sostruzione solida di sistema, la vivacità quasi appassionata dell'esposizione, la ricerca della popolarità e mille altri indizi vi attestano che essi sono scritti per gente la quale legge i giornali.</p>
      <p>L'esagerazione e l'artifizio, crisi periodiche del pensiero umano, ritornano anche oggi di quando in quando di moda, ma non fanno fortuna.</p>
      <p>Molti generi letterari nuovi sono invece venuti in uso stabilmente nel giornale. L'articolo letterario, d'appendice o no, è, per esempio, una cosa nuova nella storia dell'arte della scrittura, e notevole.</p>
      <p>In esso, scritto come sanno scriverne i migliori giornalisti del <hi rend="italic">Figaro</hi> o della <hi rend="italic">Neue Freie Presse,</hi> il libro, il ricordo, il fatto del giorno, appariscono esaminati e delineati con pochi tratti in una critica breve, dotta, serena, che li ricongiunge fugacemente alla vita la quale portò quei lavori e quei fatti nel seno prima che essi nascessero, all'anima e al pensiero inconsciente dell'autore, alla larga platea sociale che ascolta e che legge; esso è così riflesso brillante, fugace, d'ogni cosa che passa nella coscienza civile, punto di contatto fra il comune pensiero del popolo e la interna concezione dell'artista e dell'eroe, <pb n="62" />Un immenso sviluppo ha preso, nel giornale e pel giornale, il romanzo di <hi rend="italic">feuilleton:</hi> ed insieme si sono rapidamente svolte tutte quelle forme di letteratura breve e vivace, adatte alle colonne di un giornale, che i lettori di giornali esteri d'un qualche valore conoscono cosi bene; il dialoghetto spiritoso e <hi rend="italic">di attualità,</hi> la novella satirica o suggestiva, l'articolo di varietà artistiche, di viaggi, di novità scientifiche, l'articolo umoristico e pupazzettato, e via dicendo.</p>
      <p>Ma il giornale, se ha immensamente allargato e mutato la sfera di azione e gli scopi della letteratura viva, non ha certo reso sinora eguali vantaggi alla perfezione delle forme letterarie e della lingua scritta: io credo anzi che uno dei difetti più radicali del pensiero nostro contemporaneo sia una specie di squilibrio, nelle attitudini dirette a rappresentare il pensiero, la cui causa va ricercata appunto nel giornale: squilibrio dal quale solo ci si correggerà quando lo sviluppo di cultura nei lettori avrà dato più consistenza alle forme letterarie giornalistiche, liberando le altre dalla servitù del giornale, liberando le colonne di questo dalla produzione nervosa ed inartistica di tanti spostati dell'ingegno, e riconducendo in esso il culto della pura bellezza intellettuale e morale dell'arte d'un popolo sano ed onesto.</p>
      <p>XII. Il giornale dell'avvenire.</p>
      <p>Se dal moto presente della civiltà esciranno forme di convivenza umana più alte e più ricche di contenuto intellettuale ed estetico, se un senso morale via via più perfetto accompagnerà queste ascensioni ed aumenterà il dominio della volontà del bene, in tutte le sue forme, sul <pb n="63" />l'impulso del male, il giornale dell'avvenire sarà il migliore rappresentante e la forza motrice più viva di questo progresso.</p>
      <p>Noi abbiamo veduto, nel corso di questo nostro breve studio, nelle pagine dei giornali esprimersi le lotte con le quali il pensiero e l'ingegno umano partecipavano al processo della vita, prender forma ed espressione le tendenze e le richieste della nuova coscienza politica, avviarsi e procedere la vita intellettuale del popolo, chiamato a prendere una parte più diretta nella vita pubblica ed a sentirsi, oltre le barriere delle vecchie patrie, animato da intenti e desideri comuni.</p>
      <p>Noi abbiamo tuttavia veduto anche come nel giornale d'oggi si riflettano i vizi e le stridenze presenti di questa medesima civiltà nostra; e specialmente come la vita intellettuale vi presenti la sua indole nervosa, superficiale, affrettata, poco curante dell'estetica del vero e dell'arte, e la vita morale vi si rifletta con tutte le contraddizioni, le ansie, le incertezze, le debolezze che ne caratterizzano lo stato presente,</p>
      <p>E nella vita politica il giornale entra anche, e con il cattivo compito di sostenere l'anarchia sociale fiorita sotto l'onnipotenza dello Stato e la libertà dell'invadente borghesia, la lotta dei partiti che riflettono molto imperfettamente differenze ed equilibri veri di forze e d'interessi sociali, e talora anche la tirannide ⸺ che li comprime ⸺ delle classi e delle cupidigie salite al potere.</p>
      <p>Il giornale di domani noi dobbiamo concepirlo libero da queste pastoie: esso dovrà attingere a una vita intellettuale più serena e più normalmente diffusa, a una vita morale più sana e più feconda di bontà e di giustizia sociale.</p>
      <p>E nelle lotte politiche esso porterà la parola di una coscienza pubblica più sviluppata, che sappia comprendere <pb n="64" />i limiti e le giuste esigenze degli interessi delle varie parti della società e cerchi in questi, più che nelle ispirazioni personali, la nota giusta della sua parola quotidiana.</p>
      <p>Noi speriamo quindi innanzi tutto che ai giornali dì partito si vadano sostituendo via via i giornali di cultura. E che in questo senso si vadano in Italia orientando le idee ce lo attesta la recente trasformazione di alcuni giornali, uno dei quali, il <hi rend="italic">Giorno</hi>, nel suo programma ispirato in gran parte alle idee che noi abbiamo cercato di esporre, diceva fra l'altro:</p>
      <p>“Agitare delle idee; questo mi pare quello che deve essere il proposito urgente, visto che ormai ne rimangono così poche in quelli che dovrebbero essere i reggitori di questa Italia minacciata di estenuazione politica, economica, intellettuale!„</p>
      <p>E concludeva:</p>
      <p>“Liberali, ammettiamo una dittatura; liberi, riconosciamo un vincolo e amiamo di stringerlo sempre più: la dittatura e il vincolo di coloro che ci leggono e ci leggeranno.„</p>
      <p>Belle parole, le quali testimoniano almeno questo che, se non la volontà di chi scrive, il desiderio di chi legge il giornale comincia a rispondere alle esigenze d'una radicale trasformazione del giornalismo nostro, che ha quasi sempre il torvo aspetto e le rughe d'un pedagogo stizzoso ed interessato, o le procaci allettative d'una femmina che si vende.</p>
      <p>Nella vita sociale il giornale, moderato o progressista, dovrà accettare la legge del modificarsi costante del fatto politico come d'ogni altro, e rendersi interprete di esigenze vive e sentite, le quali aspirino non ad un potere sorto da consuetudini e da imposizioni, ma alla tutela del loro diritto sociale. Rappresenti esso la coscienza d'una classe, <pb n="65" />ma d'una classe sana, viva, la quale partecipi efficacemente alla produzione pubblica e senta la sua solidarietà con le altre,</p>
      <p>Nella vita politica anche, il giornale deve cercare via via di aumentare la sua, diremmo quasi, virtù rappresentativa e di tutelare interessi comuni, non privati o di caste. E poiché il grande lettore del giornale è il popolo, accompagni esso il popolo nella sua ascensione politica e divenga voce sapiente e serena dell'opinione pubblica; si metta di buon animo nelle correnti della democrazia politica e sociale; pensi che ogni vincolo ingiusto alle libertà civili è un ostacolo sollevato alla sua espansione, giacché dove governano i pochi e i molti obbediscono, la voce dei molti non è facilmente sentita né lasciata libera.</p>
      <p>Nel campo del pensiero, il giornale dell'avvenire guarderà di liberarsi interamente dalle vacuità d'un versatilismo insignificante che ne soffoca il libero sviluppo, di agitare davvero delle idee, di accomodare la scienza agli usi popolari, di tradurre in insegnamenti i fatti della vita, di alimentare quella sana ed utile curiosità che nasce dal sentirsi gli uomini fratelli tatti e solidali in un progresso comune.</p>
      <p>Ma nel campo della vita morale la riforma del giornalismo è più richiesta e più urgente, e più difficile, anche; poiché sino a quando tanta parte dell'umanità rimarrà sotto il governo di passioni basse e di curiosità volgari troppo forte è per i giornali la tentazione di profittare delle une e delle altre.</p>
      <p>E ne profittano oggi in ispecie i giornali popolari nostri, massima cura dei quali è riassumer tutto ed alimentare il pettegolezzo dei trivii e delle anticamere sui fatti di cronaca della giornata, solleticare blandamente le fantasie e le anime con le seduzioni del vizio e della colpa, incatenarle con lo strano e l'inverosimile ai romanzi di <pb n="66" />appendice. E di simili giornali sarà il popolo, sinché una educazione migliore — che sole la religione e la cultura possono dare — non lo renda capace di altre curiosità e del gusto di altre cognizioni e di altre bellezze.</p>
      <p>E con questo, giacché vi abbiamo accennato, chiuderemo queste nostre pagine: col parlare della religione e del modo come essa dovrebbe, nei giornali, essere inculcata e difesa.</p>
      <p>XIII. Il giornale nostro dell'avvenire.</p>
      <p>Oggi i giornali nostri hanno quasi tutti un difetto fondamentale: quello di partire dal principio religioso non come da una norma altissima di vita che si tratti di istillare lentamente in tutte le manifestazioni e nella intima sorgente medesima dell'attività sociale, ma come da un legame di chiesa o chiesuola che importa difendere con le unghie e coi denti dagli attacchi degli avversari; come una solidarietà speciale fra parecchi, cementata spesso ⸺ e sempre inopportunamente — da abitudini, da interessi, da tendenze varie, e sostenuta contro gli altri, più che per interesse generale, per questi motivi di casta.</p>
      <p>Sicché i cattolici fanno essi primi alla religione loro quel male che lamentano le sia fatto dagli altri: la umanizzano, la identificano con cose le quali non ci hanno nulla che vedere, la coartano nel tempo e nello spazio, la tirano fuori, in più modi, da quei campi medesimi di azione dai quali poi si rammaricano a vederla bandita,</p>
      <p>E ciò non perché gli uomini di religione non debbano, sacerdoti o no, occuparsi d'ogni altro fatto e interesse civile, come spesso dicono coloro che di essa hanno una idea molto ristretta e parziale; ma perché una profonda deca <pb n="67" />denza intellettuale delle masse, da quando il pensiero divenne lusso di aristocrazie corrotte e snervate, ha limitato grandemente l'influenza della fede cattolica sugli animi umani ed ha tratti i ministri di questa a confondersi o nella folla degli umili ignoranti od in quella dei saccenti leziosi.</p>
      <p>Né dal decadimento profondo ci siamo ancora scossi: e qui a Roma medesima sembra quasi che le più delicate funzioni del pensiero sieno soppresse nella vita clericale, che la cultura o lo studio dei problemi vivi e moderni rappresentino un bagaglio inutile ed un ostacolo per chi vuoi salire; sì che par d'essere, per questa parte, non innanzi alla fine di un mondo, certo, ma innanzi alla fine delle vecchie forme esterne di un mondo sano e forte solo nell'intima struttura. E la stampa cattolica di qui è una pittura meravigliosa di questa lenta decadenza e di questa, direi quasi, atrofia intellettuale della vita civile clericale romana; dalla quale ci salverà forse solo la necessità di rinnovarsi di fronte a nuove e più terribili offese che le verranno dalla borghesia radicale.</p>
      <p>Che le forze interne di rinnovamento civile immediato sieno poche ed insufficienti lo mostrano appunto i nostri giornali, i quali hanno cessato di avere una funzione qualunque rinnovatrice.</p>
      <p>Invece, a parer nostro, il giornale cattolico deve innanzi tutto distinguersi per un'altissima concezione del compito suo nella vita, per una stima profonda dei beni della civiltà, per una serenità di vedute tale che mostri la religione superiore di fatto a tutte le piccole animosità e le piccole contese degli uomini.</p>
      <p>Poi nel giornale cattolico, il quale, si noti bene, non è fatto puramente per difendere la verità, come potrebbe fare un'altra pubblicazione qualsiasi, ma deve innanzi tutto essere <hi rend="italic">un giornale,</hi> noi esigiamo una concezione della <pb n="68" />vita, del dovere e della perfezione sociale che sia intiera nel senso di estendersi ad ogni manifestazione loro, ed intieramente cattolica nel senso di pervaderle tutte con la forza del principio religioso animatore.</p>
      <p>È quindi al giornale cattolico più che ad ogni altro giornale necessario che rispecchi tutta la vita, la vita economica, sociale, politica, come la religiosa, come l'artistica, la letteraria, la scientifica, la morale: perché da una rassegna quotidiana della vita fatta come conviene emerga da sé ed apparisca al lettore come vita e bene sono dove è il cattolicismo, morte e male dove esso non è.</p>
      <p>Né la apologetica ripetuta ogni giorno sulle colonne di prima pagina vale a supplire quest'altezza di vedute che il giornale cattolico non ha; mentre anzi nuoce, perché in essa appariscono troppo il partito preso, l'animo dello scrittore non sempre scevro di astio e d'interesse perso male, o, nel migliore dei casi, il commento ed il raziocinio di una persona che può sbagliare.</p>
      <p>E così pel resto: i cattolici fanno nei loro giornali dei limiti troppo stretti alla letteratura, all'arte, alla cronaca e via dicendo: perché vedendo tutte queste cose paganeggiare e sentendo di non poter dominarle, criticarle nell'intimo essere loro e metterle sotto una luce che faccia apparire in esse il lato buono e il cattivo, passano oltre, privandosi così di sussidi preziosi nella lotta per richiamare la curiosità dei lettori: sì che fu detto argutamente che i nostri giornali sono molto cattolici e poco giornali, e richiedono seguaci molto cattolici, anche, e poco lettori: bene inteso che quel <hi rend="italic">molto</hi> guasta e viene ad esser <hi rend="italic">poco</hi> per un altro verso.</p>
      <p>Sicché noi vorremmo che il giornale cattolico rispondesse piuttosto al tipo dei giornali di <hi rend="italic">cultura</hi> che a. quello dei giornali di <hi rend="italic">partito</hi>, e che esso cercasse prima di essere un <hi rend="italic">giornale,</hi> nel più largo senso della parola, e poi atten<pb n="69" />desse ad esser cattolico: solo così potrà rendere dei servigi veri alla causa che vuol difendere. Ma a questo esso non giungerà se prima una larga e profonda trasformazione non abbia luogo nella cultura e nella vita dei cattolici.</p>
      <p>Noi abbiamo cercato, nelle nostre lettere<hi rend="italic"> sulla cultura del clero in Italia</hi>, di dimostrare come un dislivello profondo divida la cultura nostra da quella degli avversari, in tutti i rami del, sapere umano e specialmente nelle abitudini della ricerca scientifica dei fatti e negli usi popolari e quotidiani della cultura generale.</p>
      <p>Altrove, in articoli di riviste, noi abbiamo anche dimostrato come accanto a questo dislivello intellettuale ne sta, e forse precede, un altro di indole politica e sociale: il quale risulta evidente da ciò che le vicende storiche del cattolicismo dopo il medio evo e gli istituti e le abitudini alle quali quelle vicende avean dato luogo ci avean fatto contrarre vincoli troppo stretti con le forze conservatrici della società, mettendo contro di noi le forze di rinnovamento e di progresso.</p>
      <p>A questo doppio risanamento, intellettuale e sociale, deve concorrere il giornale cattolico in modo, assai più largo che oggi non faccia: ad esso solo anzi è forse dato entrare arditamente per questa via, preparando gli animi al lavoro della scienza (non <hi rend="italic">cattolica,</hi> nel suo contenuto formale o oggettivo ⸺ poiché il raziocinio e l'esperimento non sono né cattolici né protestanti in sé, ma solo veri o falsi — ma si armonizzata con i supremi principi religiosi e morali e fatta strumento in mano dei cattolici alla diffusione della verità e del bene) e dell'azione sociale cristiana,</p>
      <p>Compito di quest'azione — e del giornalismo che la promuove — è appunto rivendicare il cattolicismo dai compromessi, dalle responsabilità e dalle imputazioni che gli ultimi secoli della nostra storia gli avevano tirato addosso; <pb n="70" />compiere una severa revisione critica di tutto ciò che non è fede e morale cristiana, ma che in un modo o nell'altro ne offusca invece lo splendore e ne limita l'efficacia, restituire ai cattolici piena libertà di azione nel campo della vita e dei problemi moderni.</p>
      <p>E solo da un giornale cattolico nuovo, di cultura e di partito insieme, rispondente ai compiti che lo attendono, noi potremo ottenere ciò che è oggi nell'intimo desiderio di tutta la nostra azione pubblica: ringiovanire il pensiero civile e sociale dei cattolici, guadagnare il popolo ad un programma di radicali riforme nella vita pubblica ed ispirargli fiducia, in noi, diminuire o neutralizzare l'ostilità delle classi colte ed aprire la via ad un partito politico nazionale che imponga agli avversarii la pace con la chiesa e metta la vita politica italiana per una nuova via.</p>
      <p>Compito questo che pochi intesero, che molti osteggiano, che improvvide ed imprudenti precipitazioni potrebbero guastare; ma che non è perciò meno alto, meno nobile, meno capace di trarre potentemente ed affezionare a sé quanti dei nostri hanno anima generosa e carattere saldo di agitatori.</p>
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