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                <title>Concentrazione per il partito o per l'amministrazione cittadina? La rappresentanza proporzionale degli interessi - appello al buon senso</title>
                <author>Alcide de Gasperi</author>
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                    <name>Claudia Tarallo</name>
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                <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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                <bibl>Alcide de Gasperi. Concentrazione per il partito o per l'amministrazione cittadina? La rappresentanza proporzionale degli interessi - appello al buon senso. Discorso tenutosi a Trento, il 21 febbraio 1911
                    <date when="1911">1911</date>
                </bibl>
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                        <catDesc>Politica Discorsi</catDesc>
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            <div>
                <p>Trento, 21 febbraio 1911 </p>
                <p>Concentrazione per il partito o per l'amministrazione cittadina? La rappresentanza proporzionale degli interessi - appello al buon senso</p>
            </div>
            <div>
                <p>Egli ed i suoi colleghi, guardano piuttosto indietro:
                    ...come quei che con lena affannata
                    uscito fuor del pelago a la riva,
                    si volge a l’acqua perigliosa e guata.
                    (Ilarità)
                    Poi continua:
                    «Ho il dovere di esporre per incarico del Comitato ai signori invitati quale sarà la nostra tattica di fronte alle prossime elezioni. Confesso che poche volte mi sono trovato in una situazione così difficile, poche volte fu così scabroso trovare la via esatta o la classificazione precisa degli avversari».</p>
            </div>
            <div>
                <head>La concentrazione di partito</head>
                <p>Poiché con chi verremo domani in lotta? Ho dinnanzi la pubblicazione fatta nel nostro giornale della lista dei candidati del partito liberale, con chi discuteremo in Municipio? A chi ci troveremo di fronte? Dove passeremo all’offesa o su qual lato dovremo difenderci? Forse cogli ultimi avanzi della Lega democratica, oppure con coloro che li attaccarono, coi loro critici ed avversari che ora, dopo averli combattuti aspramente, siedono accanto o marciano a braccetto contro di noi? Ce la prenderemo forse col dr. Bertolini, capo di quella Lega democratica che secondo la frase dell’Alto Adige, non molti anni fa fece prender cappello alla moderateria trentina, oppure al conte Manci, rappresentante della stessa moderateria, che, andatosene allora, ritorna oggi e fa la concentrazione contro di noi? Ce la prenderemo forse coi radico-socialisti, coi socialistoidi come li abbiamo chiamati a suo tempo nel periodo del loro fiore, che all’inizio dell’era democratica nel 1904 s’auguravano dalle colonne del Popolo che: a Trento invece di guglie di chiese e di campanili si vedessero fumaioli e camini di fabbriche, che poi, assieme coi rossi, inaugurarono la rude campagna anticlericale, promettendo di purgare le vie di Trento dai nomi dei santi, o ce la prenderemo invece con quelli altri che allora stavano fuori e con un programma contrario si unirono coi cattolici combattendo con loro nelle elezioni del 1907? Con chi dobbiamo discutere, con chi dobbiamo lottare?
                    L’oratore rileva altre contraddizioni di principio fra i candidati della concentrazione e continua:
                    Forse queste persone però sono in tali contraddizioni fra loro, e su d’un campo lontano dalle discussioni che nascevano in Municipio, lontano dalla amministrazione cittadina, forse hanno un programma chiaro, stabilito, coerente con tutta la loro condotta in quanto riguarda l’amministrazione; e basterebbe?</p>
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            <div>
                <head>Babele amministrativa</head>
                <p>Ma ecco venirci incontro l’ala dei vecchi moderati col conte Manci, il quale non voleva saperne della centrale sul Sarca, e quando diede le dimissioni, lo fece, dichiarando di dover andarsene anche perché nutriva troppe preoccupazioni per la finanziazione della centrale del Sarca. E accanto al conte Manci, alla sua destra, ci sono gli altri, i quali viceversa a quei tempi rispondevano con sussiego che alla finanziazione e a pagare i debiti ci penserebbero loro.
                    E adesso loro, cioè i radicali ci hanno pensato, ci hanno provveduto o viceversa il conte Manci e la sua ala non nutrono più le vecchie preoccupazioni per la finanziazione della centrale sul Sarca? Con chi dobbiamo discutere: con quelli che vollero e fecero i debiti o con quelli che non li volevano, se adesso sono tutti d’accordo e vengono insieme a battaglia contro di noi? (Forti applausi).
                    Vedete che anche su questo campo la classifica non è possibile. Da una parte vedo Vittorio Zippel che, quale presidente della commissione del bilancio, nell’ultimo consiglio comunale propone l’aumento delle addizionali e l’introduzione del locativo per importo complessivo di 135.000 corone, aumento, che, dopo un maturo esame di due mesi, si era trovato assolutamente necessario malgrado le opposizioni della minoranza, e dall’altra vedo nella lista quali candidati persone che protestavano altamente nei caffè, fuori del Municipio, che quelle imposte erano troppe e che la minoranza aveva ragione.
                    Con chi discuteremo, nella campagna, con quelli che le volevano o con quelli che non le volevano? Dobbiamo credere a quelli che vanno in Municipio per riproporle o a quelli che dicevano di non volerle e forse non le vorranno ancora?
                    Ci sono nella lista di quelli che inaugurarono l’era democratica dicendo che si possono e si debbono investire danari in industrie, che non si deve badare ad economie grette e piccine e d’altra parte vi ricompaiono persone le quali furono proclamate i maestri dell’economia e della grettezza. Con qual sistema avremo da fare?
                    C’è dentro ancora certa gente la quale due anni fa accusava i moderati del primo corpo di tradire il partito nazionale liberale e di esser rimasti solo per energia nell’associazione nazionale liberale. Viceversa poi ve ne sono altri i quali approvavano questo contegno.
                    Ma la seguente contraddizione è ancora più caratteristica.
                </p>
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                <head>Dignità nazionale</head>
                <p>Nella concentrazione si vedono uomini i quali provocarono a qualunque costo lo scioglimento del Consiglio e la venuta del commissario governativo, mentre ve ne sono altri che nel penultimo Consiglio dicevano indegno di ogni cittadino non solo accettare la nomina di commissario governativo, ma nemmeno dignitoso di prendere una qualsiasi partecipazione all ’opera del commissario governativo. Le testuali si leggono in un protocollo del 21 dicem- bre 1903. Ironia della sorte: questo protocollo in cui si proclamava indegno d’ogni cittadino accettare la carica di commissario o diventare suoi collaboratori, è firmato dal conte Manci, e firmato dal dr. Stefenelli Giuseppe, direttore dell’Alto Adige, il quale volle questa volta lo scioglimento e quindi il commissario governativo e (tragica ironia della sorte imposta ad un uomo dai suoi) è firmato dal signor... commissario governativo, il dr. Silli! (Applausi e battimani).
                    Ci dovremmo quindi chiedere: se tante sono le diversità di linea che si riscontrano nella lista liberale, la quale dichiarava di marciare contro di noi, che cosa è che la unisce? Qual è stato il perché di codesta famosa concentrazione?
                </p>
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                <head>Perché si è fatta?</head>
                <p>La concentrazione — si disse nell’adunanza ufficiale del partito liberale nazionale nella Palestra ai 4 gennaio — si fa per sostenere l’idea liberale contro l’avanzata di opposti concetti. Così sonava il testo ufficiale dell’Alto Adige.
                    Ma sappiamo che il dr. Bertolini in realtà disse su per giù: Bisogna unirsi tutti a sostenere l’idea liberale contro il clericalismo perché l’unico nemico che rimane è il clericalismo.</p>
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                <head>Il clericalismo!</head>
                <p>Il clericalismo! Ma questo è dunque il nemico vecchio. È sempre la stessa preoccupazione, la quale dirige tutte le elezioni comunali, la preoccupazione manifestata fra l’altro nel 1907, quando «L’Alto Adige» consigliava di tenere le polveri asciutte, perché non toccasse la disgrazia che penetrasse un clericale in Municipio. E ancor più addietro risuona sempre il medesimo allarme. Nel 1905, quando abbiamo presentato tre soli candidati (3 su 36!), allora dall’«Alto Adige» risonò il grido: fuori i clericali! E fra i nostri tre candidati c’era la persona del dr. Guido de Gentili, sull’«Alto Adige» si ghignava fingendo orrore: Un prete, un gesuita addirittura! (Ilarità) E di lui si metteva in dubbio il sentimento nazionale. Ora io affermo che il comitato elettorale incaricato di presentare le candidature, una cosa deve deplorare sopra tutte, che il dr. Gentili sia sovraoccupato in altri incarichi ben più importanti, affidati a lui dal partito e dagli elettori, e che del resto la sua volontà in riguardo sia così decisa, da non permetterci di presentare questa volta la sua candidatura per il terzo corpo. La faremmo con entusiasmo per dimostrare anche a L’Alto Adige che dopo l’attività spiegata dal dr. Gentﬂi alla Dieta e al Parlamento, dopo che a lui in buona parte si deve se il prestigio nazionale degli italiani specialmente ad Innsbruck si è risollevato, vorremmo vedere se a Trento non si trovasse una grande maggioranza che desse ragione a quest’uomo, il quale già in quel tempo aveva tanto lavorato per la vita pubblica! (fortissimi applausi e acclamazioni al d.r Gentili).</p>
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                <head>Il clericalismo della minoranza</head>
                <p>«Ma che clericalismo ha fatto la minoranza consigliare per provocare tale concentrazione? Che cosa abbiamo fatto in Municipio?».
                    Qui l’oratore riassume ed illustra le proposte della minoranza, concludendo ch’essa è riuscita a:
                    «l) muovere la discussione sulle finanze comunali, mentre prima, secondo una confessione insospetta del Popolo, ogni discussione era abolita.
                    A Trento c’è un Consiglio comunale in cui prevalgono i poltroni, inerti, gli eremi muti. Le discussioni sono state abolite… (Popolo, novembre 1909).
                    2) ravvivare l’interesse dei cittadini per l’amministrazione pubblica. Prima si addormentarono con paroloni, ora si risvegliano colle cifre.
                    E questo clericalismo?
                    3) costringere la maggioranza a rivedere e a correggere in buona parte le proposte della Giunta. Si risparmiarono così ai cittadini quasi la metà delle imposte minacciate e si sospese il locativo, perché la minoranza dimostrò che almeno per quell’anno non era stabilito che l’imposta fosse necessaria.
                    E questo clericalismo?
                    Abbiamo anche presentata una proposta perché entro un dato tempo si costituisca una commissione indipendente per l’amministrazione delle imprese municipalizzate.
                    E questo clericalismo?
                    No davvero, perché la proposta venne votata da tutti. Vero però che non s’è fatto nulla. E veniamo al quarto punto.</p>
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                <head>La rappresentanza proporzionale</head>
                <p>Abbiamo fatto la proposta della rappresentanza proporzionale, abbiamo detto: perché volete andare avanti così con questo vostro statuto del 1888, con tre corpi elettorali, coll’esclusione di molti cittadini dal diritto di voto, in modo che dal 1904 in qua abbiamo in Municipio degli eletti non dalla maggioranza dei cittadini, ma dalla minoranza di essi? Che dico? Non minoranza dei cittadini, ma minoranza degli elettori che hanno il voto, malgrado le restrizioni. Tanto è vero che il massimo dei voti ricevuti dai democratici si ridusse da un massimo di 600 a 415! Nessuno potrà dire che costoro possano rappresentare la maggioranza o governino la città in nome della cittadinanza. Eppure questa minoranza se fosse incaricata di esercitare solo funzioni politiche o di amministrazione ordinaria e di piccolo conto, se avesse semplicemente da godere, pazienza! Ma questa minoranza deve amministrare delle industrie pubbliche, fatte con denari pubblici non solo, ma deve governare con denari pagati per gran parte dalle imposte indirette e quindi da tutti i cittadini; non solo, ma dirige un negozio di produzione e di consumo, nel quale si fissano i prezzi della luce, del gas, dell’acqua. (Bravo, applausi calorosi). Ora tutti hanno interesse in questo negozio, anche quelli che non sono gravati dalle imposte dirette perché tutti pagano per la luce e per il gas e per l’acqua; ed è questa minoranza quella che ne stabilisce la tariffa.</p>
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                <head>La cooperativa</head>
                <p>A Trento, signori, tutti dobbiamo dipendere da questa bottega perché la luce elettrica non possiamo andare a prenderla dal Dalle Case e l’acqua bisogna comprarla lì. Noi diciamo: di questo negozio facciamo una cooperativa: a tutti coloro che vanno e devono comperare bisogna dare la propria quota, e questa è la scheda elettorale, la quale serve ad eleggere il Consiglio di amministrazione, che stabilisce la tariffa della luce, dell’acqua, del gas.
                    Non solo tutti devono poter amministrare o inﬂuire sulla amministrazione del Comune, ma anche tutti in proporzione secondo gli interessi e in ciò sta la questione della rappresentanza proporzionale.
                    Finora ha governato la minoranza non solo perché il voto era restrittivo, ma anche perché domina il principio che uno più la metà degli elettori mandassero in Comune tutti i consiglieri. Cioè secondo il principio di maggioranza un consigliere veniva eletto quando riceveva un voto più della metà dei voti, e un altro non veniva eletto se ne aveva uno meno della metà. Per questo un partito vinceva per pochi voti, l’altro per pochi voti era battuto. Tale principio si potrà discutere quando si trattasse di soli indirizzi politici, ma quando si tratta degli interessi nostri, non deve valere. Non è una maggioranza di partito, che ci occorre, ma una proporzionale rappresentanza degli interessati.</p>
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                <head>Il caso degli esercenti</head>
                <p>Quindi domandiamo non solo l’allargamento del voto, ma domandiamo la proporzionalità fra i singoli gruppi d’interessi che si presentano. Vedete il caso degli esercenti, fresco di ier l’altro. Gli esercenti si sono riuniti e hanno detto: vogliamo due candidati; per avere i candidati hanno dovuto trattare con un partito politico, il liberale, benché molti non aderiscano ad esso.
                    Gli esercenti soli non possono riuscire e se vogliono i loro seggi sono costretti a schierarsi da una parte o dall’altra. Succede cioè che l’interesse della classe, della professione, che dovrebbe esser rappresentato in Comune, vien messo da parte e il partito politico, il comitato liberale nazionale s’impone.
                    Dove invece vige il sistema proporzionale, basta che gli esercenti presentino la loro lista e riceveranno tanti rappresentanti quanti ne hanno diritto di mandare in Comune.
                    Ho accennato a quest’esempio di ieri per dimostrarvi come anche adesso esistono le differenze di classi, d’interessi che tendono alla rappresentanza amministrativa, ma avviene che gli uomini della politica li assorbono o li soffocano. Lo stesso si tenta di fare cogli impiegati. L’altra volta affermarono la rappresentanza proporzionale dei propri interessi. Ed ora capirete perché questa volta i liberali cercano di soffocare questa tendenza e vi vengono a dire: basta il partito, cioè: bastiamo noi!
                    Ora la rappresentanza proporzionale viene dibattuta, discussa, promossa in molti paesi del mondo, ed è introdotta in moltissime città per le elezioni comunali».
                    L’oratore mostra ed illustra delle proiezioni che vennero usate in Svizzera per la propaganda della rappresentanza proporzionale. E continua: «Questo nostro postulato corrisponde al buon senso, all’equità, alla situazione ed al bene della città. Ma che cosa hanno risposto i liberali o libero-radicali? Furono sempre intransigenti, esclusivisti contro di noi. Basti ricordare le lotte elettorali del passato.</p>
            </div>
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                <head>Il contegno dei liberali</head>
                <p>Ma siccome adesso, dopo il voto manifesto del corpo elettorale, dicono ch’essi furono sempre per la rappresentanza delle minoranze e che sono d’accordo che entrino anche gli altri nel Comune e che perciò anche i clericali (figurarsi!) hanno dei diritti, vogliamo leggere un po’ addietro nella raccolta dei giornali e vedere come stampavano, quando non erano ancora in vista le prossime elezioni? Troviamo, per esempio, l’Alto Adige che nell’epoca elettorale, poco prima che gli succedesse la brutta improvvisata della nostra entrata per la finestra “come pipistrelli sperduti”, stampava: “Non c’è proprio alcuna ragione perché si debbano abbandonare le posizioni che si occupano nei comuni alla mercé d’un avversario spregiudicato, e non si deve consegnare ingenuamente anche le chiavi del nostro maggior Comune”.
                    Questo stampavano in risposta ai nostri articoli nei quali domandavamo la rappresentanza della minoranza. Noi domandavamo la chiave per entrare in pochi e ci rispondevano col catenaccio. Più tardi aggiunsero: “Forse ve la daremo la rappresentanza proporzionale nel Comune, ma fate il piacere, incominciate prima voi nel Parlamento o nella Dieta!”. Ora in primo luogo è cosa curiosa che vengano a domandare a noi la rappresentanza proporzionale al Parlamento; sarebbe lo stesso come dire: Fate il piacere, onorevoli Conci, Gentili, Paolazzi e voi altri che siete dieci in tutto, andate dai polacchi, dagli czechi, dai tedeschi e da tante generazioni, che son là fuori, conveniteli tutti che bisogna introdurre la rappresentanza proporzionale e quando ci sarete riusciti, allora, forse, vi daremo la rappresentanza proporzionale a Trento. Loro possono darla, se vogliono, noi non lo possiamo nemmeno se vogliamo. Le condizioni sono dunque dispari.
                    Ma c’è di più.</p>
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                <head>Il possesso liberale</head>
                <p>Essi l’hanno già una specie di proporzionale. (La macchina proietta la carta elettorale del Trentino). Noi abbiamo nel Trentino nove collegi elettorali per le elezioni politiche. Se tutti formassero un sol corpo, come sarà ai 6 per le elezioni comunali, che cosa succede? Quel partito il quale riceve un voto più che la maggioranza assoluta dei voti, conquista tutti nove i mandati. Noi nel partito popolare abbiamo avuto un 40.000 voti su circa 59.000 e dovremmo quindi avere in mano tutti i mandati trentini. Li abbiamo? No: perché? Perché il Trentino è suddiviso in nove corpi elettorali e tale distrettuazione crea una rappresentanza delle minoranze (seguendo sulla carta il collegio delle città meridionali). Osservate che lungo giro vizioso hanno compiuto i liberali di Rovereto: sono andati a cercare i liberali di Mori, di Arco e di Riva e poi giù fino ai confini, ad Ala. Così si è salvato questo collegio per il partito liberale. Si è poi circondato di un muro ideale anche Trento e dissero: A Trento diamo un mandato, quantunque a Trento, badate, secondo l’ultimo censimento, vi fossero la metà abitanti di quelli che formavano un collegio di campagna, cosicché si può dire che per far riuscire un candidato agli anticlericali di Trento, hanno dovuto prendere un cittadino e farlo pesare sulla bilancia più che il doppio di due candidati di Pergine o Vezzano!
                    Con tali metodi artificiosi hanno salvato agli anticlericali la rappresentanza e create delle eccezioni al principio maggioritario. Orbene, noi non pretendiamo che a Trento ci facciate valere per due liberali, ma vogliamo che diate in proporzione, secondo quello che pesiamo. Non parliamo poi della Dieta! Alla Dieta i nostri avversari godono privilegi! A Trento, per esempio con circa 500 voti eleggono due deputati. Abbiamo insomma tutto il diritto di chiedere: Non dateci i privilegi che avete voi, ma domandiamo giustizia non per noi soli, ma per tutti i partiti e tutti gli interessi. (Applausi vivissimi).</p>
            </div>
            <div>
                <head>Il voto femminile</head>
                <p>Abbiamo domandato che si introducesse il voto femminile diretto percheé quella delle procure è una vera miseria morale. Si dice: che volete, che le donne vadano a votare? Che roba spaventosa! Sarebbe una cosa antiestetica! — dicono i liberali che dell’estetica e dell’intellettualità sono i paladini. “Turberebbe non poco la famiglia e le usanze riservate delle donne”.
                    Noi rispondiamo: è meglio che le donne vadano colla loro scheda in un luogo per loro prescelto e gettino questa scheda nella urna elettorale, come fanno per esempio nella Svizzera e nel vicino Vorarlberg, o che si continui la bella pratica che tutti i partiti facciano della donna un oggetto di conquista e d’insidia? (L'oratore mostra a questo punto una proiezione che rappresenta le pratiche dei vaneggiamenti colle procure femminili). E conclude: combattendo per il voto femminile diretto, noi combattiamo per una causa di libertà e di democrazia. Signori democratici liberali, c’è in tutto questo del clericalismo?
                </p>
            </div>
            <div>
                <head>Proporzionale sproporzionata</head>
                <p>Ai 25 aprﬂe 1910 abbiamo presentato una proposta, che si elegga una commissione con l’incarico di compilare un progetto di riforma elettorale con criteri della rappresentanza proporzionale. Questa commissione viene eletta, e con grande meraviglia mia la proposta ebbe l’approvazione autorevole dell’on. Bertolini ed il' voto di tutti quanti i suoi colleghi. So che quella sera ho detto al dr. Cappelletti: Basta, mi pare che la fortuna sia troppa! Difatti la commissione è stata eletta, ma… non ha fatto niente. Parecchi mesi dopo faceva capolino l’idea di sciogliere il Consiglio comunale ed allora, per precauzione, presentai la mozione, che si rinforzasse la commissione elettorale, essendo entrati in Comune nuovi membri. Non l’avessi mai fatto! Balzò in piedi il dr. Bertolini e dichiarò che la cosa non era urgente, che d’altro canto per la proporzionale intendeva questa e non quell’altra cosa, che intendeva insomma una proporzionale senza proporzione, ossia una sproporzionata proporzionale. Qui ci volle della malafede! (Applausi).</p>
            </div>
            <div>
                <head>Insistiamo</head>
                <p>Noi però insistiamo anche oggidì. La nostra volontà è chiarissima. Noi crediamo che sia utile, anzi sia necessario per il Comune di Trento, data la speciale posizione della città e per i motivi già adottati d'introdurre la proporzionale, che è regola di giustizia, la quale darà a noi e ai singoli interessati quel che loro perviene. Questo lo vogliamo in nome della giustizia e dell’equità stessa. Quelli che sono per noi, votino per noi, quelli che non sono d’accordo con tale programma votino per gli altri. Ma non vengano fuori con equivoci.
                    E gli equivoci, signori, i liberali li hanno cercati, per impedire che si metta netta la questione della proporzionale. Essi hanno detto: “Noi presentiamo una lista di nove candidati per ogni corpo. Quindi ci avete posto anche voi. Ma che cosa succede? Supponete che il loro partito conquisti nove seggi. E gli altri tre? Questi tre devono venire discussi e contrastati una seconda volta in ballottaggio. Siete poi sicuri che la seconda volta gli avversari non vadano a votare e facciano spuntare quegli che più accomodano a loro e non a noi? Ci hanno già fatto intravedere che alla maggioranza riservano un certo diritto di placet?”
                </p>
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                <head>Il voto limitato</head>
                <p>Ma a parte anche la precarietà del metodo che si propone di seguire questa volta, noi non vogliamo nemmeno che si stabilisca per legge un simile sistema che duri nell’avvenire. Esso è quello che si dice del voto limitato. Nei comuni italiani ogni elettore può votare per soli quattro quinti dei seggi da occuparsi, in modo che un quinto rimane alla lista che resta in minoranza.
                    Tale sistema, che viene deplorato da tutti i partiti là dove esso è da lungo trafficato non accetteremo mai come surrogato della proporzionale:
                    1. Perché il voto limitato non sempre assicura alla minoranza una rappresentanza propria potendo accadere che un partito forte competa per la maggioranza ed anche la minoranza. A Trento c’è il pericolo di una coalizione radico-socialista fatta in odio a noi.
                    2. Perché in ogni modo non si tratta di una rappresentanza proporzionata. Se vi sono in lotta due partiti soli, la minoranza può riuscire tanto con otto, quanto con ottocento voti.
                    3. Se vi sono poi più di due partiti o gruppi d’interessi, come sarà il caso a Trento, con tale sistema, oltre la maggioranza, potrà ottenere dei seggi solo un secondo partito. Il terzo o il quarto rimarranno fuori».</p>
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                <head>L’eredità democratica</head>
                <p>A questo punto il dr. Degasperi si chiede quale fosse il contegno della maggioranza di fronte all’esplicito voto del terzo corpo per la rappresentanza proporzionale e viene a discorrere dello scioglimento e della concentrazione, in quanto questa è conversione verso destra, possiamo rallegrarcene; perché è una prova che il buon senso trentino si ribella agli esperimenti di giacobinismo. D’altra parte conviene rilevare che quei moderati i quali rientrano a braccetto dei radicali in Consiglio assumono la corresponsabilità dell’amministrazione e l’eredità democratica senza beneficio dell’inventario. Bertolini nell’adunanza della Palestra ha appunto parlato di dare alla amministrazione cittadina una base più larga (e non diversa) entro il proprio partito. Esaminiamo un po’ quest’eredità. L’oratore rievoca il programma dei socialisti e dei democratici fra il 1902 ed il 1904. Innanzi alla cittadinanza si fa- ceva passare la lente delle illusioni. Ridurremo le tasse — scrisse il Popolo — e specialmente la tassa sul pane. E nel novembre 1902, quando si ebbe in Consiglio il' voto per la Centrale sul Sarca, Il Popolo stampò un ditirambo sull’avvenire e sul progresso di Trento.</p>
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                <head>La riduzione del pane</head>
                <p>Ma come rispose la realtà alle speranze e alle promesse?
                    Tolta via la lente delle illusioni, i fatti smentirono crudamente gli eroi.
                    (La proiezione mostra l’aumento della tassa sul pane ed il relativo rimpicciolimento del pane stesso).
                    «Cosicché — conclude applaudito l’oratore - invece della riduzione della tassa sul pane abbiamo avuto una riduzione del pane su cui è aumentata la tassa».
                    Un’altra proiezione mostra le entrate progressive dell’addizionale sul casatico, l’ultima un quadro riassuntivo in cui si vedono le imprese municipalizzate ed i 16 milioni di debiti che gravano sulle spalle dei cittadini.
                    Da tale incubo bisogna liberarsi, bisogna risollevare Trento al posto eminente che le compete. Volete voi affidare tale compito al solo partito politico che fece così bella prova di sé o non ritenere piuttosto che sia necessario uno sforzo combinato di tutte le energie?</p>
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                <head>Per l’amministrazione non per il partito</head>
                <p>I modico-radico-liberali hanno voluta la concentrazione del loro partito politico contro di noi, noi invece non cerchiamo trionfi o conquiste per il nostro partito, ma la concentrazione dei vari interessi e delle diverse energie per sanare l’amministrazione cittadina. Ma per ottenere ciò è necessario che il Consiglio abbia un assetto stabile, che vi regni un certo equilibrio di forze, perché non le tendenze di partito disturbino o dirigano le sue movenze, come accadde anche recentemente, ma il bene della città sia l’unica mira.
                    Ciò si ottiene colla rappresentanza proporzionale.
                    Per questo il voto che chiediamo agli elettori non è un assenso al nostro partito, ma al nostro programma amministrativo con a capo la riforma elettorale.
                    Siamo invero certissimi del voto della maggioranza dei cittadini, ma se l’attuale sistema dell’88 potrà nel prossimo marzo venir sfruttato ancora una volta per scopi politici, non importa. Sarà per un’altra volta.
                    Noi vinciamo o cadiamo colla nostra bandiera, senza equivoci e senza secondi fini. Abbiamo fiducia che il buon senso trentino finirà col superare l’egoismo delle fazioni politiche.
                    L’oratore termina ricordando una parabola del Mickievicz: «Una donna era caduta in letargia, e suo figlio chiamò i medici. Uno disse: “Io la curerei secondo il metodo di Brown”. Ma gli altri risposero: “È un metodo cattivo. La donna resti in letargia e muoia, piuttosto che essere curata secondo il Brown”. Allora il figlio disse: “Curatela in un modo o nell’altro, purché guarisca”. Ma i medici non volevano mettersi d’accordo né cedere uno all’altro il figlio allora per dolore e disperazione, gridò: “Oh, madre mia!”. E la madre alla voce del suo figliolo, si svegliò e fu sanata.
                    La donna è la nostra alma città che giace prostrata e languente. L’hanno voluta curare coll’anticlericalismo, poi colla democrazia politica, poi col radicalismo, ora colla concentrazione liberale. Ma sono medicine sbagliate.
                    Bisogna che il popolo levi alta la voce del suo buon senso, ed allora l’augusta donna si riscuote, si risolleva e scaccia tutti i medici.
                    Questa parola del buon senso noi la invochiamo dai nostri lettori il dì dei 6 marzo» (Grandi applausi).</p>
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