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        <title>I cattolici e la questione politica in Italia</title>
        <author>Averri, Paolo</author>
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          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Averri, I cattolici e la questione politica in Italia, Torino-Roma, Giacinto Marietti, 1897, 4-31. <date when="1897">1897</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="4" />{{5}}PER INTENDERCI</p>
      <p>Io non avrei ristampato a parte questo breve scritto pubblicato già nelle colonne d'un periodico romano di studio <note n="1"> La Vita Nova, Anno II, n. 20.</note> se non avessi attribuito alle cose che vi si contengono più che la solita importanza teoretica di un articolo di rivista.</p>
      <p>Ma una particolare importanza il mio articolo mi pare che l'abbia per due motivi.</p>
      <p>Primieramente, perché esso riassume, nella maniera più concisa possibile, tanto che ad ogni inciso avrei potuto far seguire una pagina di dichiarazione ed illustrazione, non qualche giudizioparticolare ma tutto un modo di vedere intorno alla questione larghissima. </p>
      <p>In secondo luogo perché questo modo di vedere è, o mi sembra, per parecchi motivi, degno dello studio e della considerazione dei miei colleghi nel movimento o nel giornalismo. </p>
      <p>Sono pochi che la questione politico-religiosa contemporanea l'abbiano considerata come argomento di studio storico e, per dire molto in una vaga parola, sociologico: sono più pochi ancora che abbiano considerato la questione non in qualche suo particolare momento od aspetto, come sarebbe, p. e. la non partecipazione alle elezioni politiche o questo o quel punto <pb n="6" />del programma politico, finanziario, sociale, ma che abbiano cercato di osservarne tutta insieme 1'estensione e il processo nella vita italiana, risalendo dalla superficie, talora ingannatrice, de' fatti, alle origini reali ed alla natura intima di essa questione.</p>
      <p>Ebbene il mio scritto è appunto, o ha voluto essere, un tentativo in questo senso.</p>
      <p>Tentativo che io ripeterò dentro l'anno prossimo, in proporzioni molto più vaste, cercando di fare per sommi capi la storia <hi rend="italic">critica</hi> del movimento cattolico italiano, dalla rivoluzione francese a tutt'oggi, in un volume che spero di aver pronto per l'epoca dei congressi e del quale do ora un saggio, anche, come si dice, per tastare il terreno.</p>
      <p>È poi questo mio un tentativo anche in un altro senso.</p>
      <p>Noi cattolici, generalmente, si fa un gran vocio sulle cose degli avversarii (e non c'è da negare che la materia così larga non tenti), ed anche sulle cose nostre, ma solo per magnificarle o prometterci la rivincita.</p>
      <p>Quel che ci manca è il raccoglierci invece un poco qualche volta a meditare quel che siamo noi futuro prossimo partito (col permesso dei dissenzienti) nazionale de' cattolici d'Italia, donde veniamo e dove andiamo; a studiare e discutere sulla tattica e sulle opportunità di propaganda e su tante altre questioni interne, come fanno p. e. molto intellettualmente e molto utilmente anche, i socialisti, per le cose loro.</p>
      <p>Pare che in quelle materie noi siam tutti dottori nati, e pure quasi tutti ne sappiamo proprio nulla e il saperne qualche cosa sarebbe pure tanto vantaggioso al movimento; come è vantaggioso a ognuno che voglia <pb n="7" />operare con consiglio l'aver chiara coscienza del proprio fine e dei propri mezzi.</p>
      <p>Ed io vorrei perciò che questa mia prova — e tanto meglio quanto meno ben riuscita può parere — facesse venire ad altri la voglia di mettersi coscienziosamente a studiare e discutere l'argomento.</p>
      <p>Ma è anche probabile che il mio scritto passi inosservato; ed io, provando, giacchè sono in vena di far tentativi, di mettere le mani avanti per non cadere, mi lusingherò di...di...di aver troppo detto e troppo nuovamente, per una prima volta, e mi terrò contento per ora al consenso dei miei colleghi di fede e di studio, iniziati.</p>
      <p>Prima di lasciare, io debbo ad alcuni di questi qualche spiegazione.</p>
      <p>C'è chi mi ha osservato che il mio giudizio è in qualche punto unilaterale perché io non riconosco il bene che si è ottenuto e si va ottenendo con i metodi e con i criteri adottati sinora.</p>
      <p>Se alcuno nelle mie parole può trovare qualche cosa di simile io confesso di sapere assai poco bene esprimermi e d'essere stato, almeno materialmente, non solo unilaterale ma ingiusto.</p>
      <p>Ma io non posso aver detto quel che non ho mai pensato. E non ho mai pensato di condannare i criteri che hanno diretto il movimento passato e le forme del movimento stesso. Non l'ho mai pensato per parecchie buone ragioni: e primieramente perché la scuola storica alle cui dottrine io mi sono almeno in parte ispirato ha un grande rispetto pei fatti, i quali portano sempre con sé la loro giustificazione <hi rend="italic">storica</hi> nelle cause medesime che li hanno fatti nascere e prosperare. Io <pb n="8" />lascio agli idealisti della storia che spesso fanno così volentieri o cosi arditamente il loro mestiere, il gusto di rifare il passato a modo loro, e mi contento di avere la mia piccola parte nel fare il futuro.</p>
      <p>Questa una ragione quasi a <hi rend="italic">priori</hi>, o una <hi rend="italic">exceptio</hi>. </p>
      <p>Ma oltre alla giustificazione, storica, che, a ragione, potrebbe parer troppo poco, io ho sempre creduto che pei metodi adottati sinora, militassero grandi ragioni di prudenza e di opportunità, ragioni che illustrerò altrove ed a lungo; ma se ho avuto spesso con i miei colleghi l'occasione di difendere il passato e quella parte del presente che, dirò così, guarda verso il passato, e per la quale solo può essere il caso di dare il proprio giudizio di approvazione o no, lo stare ora a ripetere giustificazioni e lodi, se poteva essere utile a me, non era poi utile o almeno non era la cosa più utile alla <hi rend="italic">causa</hi>.</p>
      <p>Ma, quanto al passato, io cerco di fare della storia buona, ossia di seguire il processo de' fatti e non gli aneddoti della storia; ed ho poi l'occhio all'avvenire e a quella parte del presente che prospetta l'avvenire.</p>
      <p>Un mio amico e collega di studio e di battaglie mi ha poi detto che avrebbero potuto sospettare che io parlassi, della, stampa, p. e., per risentimenti privati, e che la pubblicazione di questo scritto potrebbe cagionarmi delle polemiche difficili. Quanto a, questo timore, io so bene quel che cerco perché non debba anzi desiderarle: quanto a quell'accusa io mi lusingo che ai bene intendenti parrà non potersi quella orientazione di pensiero che apparisce nelle mie parole e che solo le spiega improvvisare a uso e consumo di risentimenti <pb n="9" />privati, dei quali, del resto, io non saprei nei miei ricordi personali trovare i motivi, e nel mio scritto le traccie. </p>
      <p>Quanto al programma politico che mi piace si sa bene quel che i clericali, vale a dire i cattolici militanti, domandino, ed io con essi, innanzi tutto…</p>
      <p>Se mi occupassi della questione orientale (e avrei voluto occuparmene un poco in qualche bella occasione, ma, non si sa mai...) il programma sarebbe semplice e si ridurrebbe a dire a quella gente là, di cui Gladstone sa il nome: voi ci siete, ah si purtroppo, ne le belle provincie della antica civiltà bizantina, ci siete nella Roma del Bosforo, nel centro immediato di gravitazione delle care e infelici chiese di oriente, ci siete; ma <hi rend="italic">andatevene</hi>…</p>
      <p>Io m'occupo invece della questione occidentale e, il programma, trovo più comodo averlo in tasca: tanto, su questo, siamo d'accordo.</p>
      <p>Ma, vediamo, per amore del programma, di metterci d'accordo anche su tante altre cose.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Roma, Associazione della stampa, novembre 1896.</hi>
      </p>
      <p> {10}}<pb n="11" />«La sottosezione è persuasa che sia assai utile preparare il congresso con monografie illustrative sui punti più difficili dell'indirizzo cattolico» </p>
      <p>Atti del II Congr. catt. Italiano. Relaz. PAGANUZZI, della sez. I, sotto-sez.II.</p>
      <p>L'interesse che l'uomo prova per le cose riguardanti il suo paese nativo, la società, grande o piccola, alla quale egli appartiene e che è come l'ultimo limite della sua persona morale, ha radice nelle più intime ed universali necessità della natura umana.</p>
      <p>Quest'interesse è divenuto più vivo oggi per tutti coloro che, nei nuovi regimi costituzionali, considerano la cosa pubblica, della quale possono così facilmente seguire le fasi, come un affare che li interessa direttamente, ed in cui hanno la loro parte di iniziativa e di controllo.</p>
      <p>Talora poi il problema politico si presenta, in un determinato momento storico, tanto più grave quanto più alti sono gli istituti messi in questione, o complicato d'altri problemi religiosi, economici, sociali, che ne intensificano l'importanza.</p>
      <p>Quest'ultimo è il caso per noi cattolici italiani: per noi da più di un secolo tanto variamente offesi e perseguitati per passioni e con intenti politici, per noi <hi rend="italic">vinti</hi> nel campo della cosa pubblica, dalla quale siamo <pb n="12" />staticacciati in bando, per mezzo dì un governo che non fu poi da, meno di qualsiasi altro governo storico nel trarre profitto dal potere per la setta o la classe cui appartiene, contro i suoi nemici politici. E le leggi di proscrizione sono tali che quello che noi cattolici di azione abbiamo tutti scritto nell'anima, rappresentando il pensiero della fede, della storia, e le necessità più intime della patria nostra, ci è persino impedito dirlo, da una censura, che contro i cattolici, il partito nato dell'ordine, è tanto severa quanto ogni altra sia stata contro qualsiasi partito pervertitore.</p>
      <p>E noi cattolici di Italia siamo quindi, per intima necessità umana, agitati e spinti all'azione dal problema politico; il quale ci affatica e ci appassiona in sommo grado, anche sotto il velo di altri problemi, — poiché tante sono presso di noi le maschere, abilmente dipinte, della questione politica, quante sono le questioni particolari che ci commuovono; — e ci interessa quasi esso solo l a vita pubblica del nostro paese nei suoi affari interni, e più interno, direi quasi, di tutti il problema che è a un tempo problema religioso, storico, regionale, costituzionale, il cui punto saliente è la questione Romana, che tiene profondamente divisi <hi rend="italic">noi</hi> dagli altri: E su questo problema noi cattolici raccogliamo tutta la nostra attenzione, come anche fanno coloro i quali credevano d'averci debellati per sempre, o in nome della ragione umana, come dice quell'illustre filosofo che è il signor Bovio, o in nome di non so quali altre cose, e che pure non s'occupano che di noi, sacrificando alla questione <hi rend="italic">che si deve decidere</hi> fra noi ed essi, i problemi più vitali della patria, la sua amministrazione interna, i suoi rapporti <pb n="13" />con l'estero, la sua espansione coloniale <note n="2">"Esponente morboso, accessibile alle intelligenze più superficiali, di questo sfruttamento del potere a scopi di classe e di parte è il crispismo"> di una critica molto più vasta ed acuta del regime patriottico-borghese in Italia si hanno dei saggi eloquenti, benché in parte esagerati, nella «Critica Sociale».</note>, e spropositando in tutte queste cose, col non pensarvi o peggio ancora quando vi pensano; mossi sempre dall'unica preoccupazione di stabilire e di difendere e di sfruttare rapidamente il partito che li.ha chiamati al potere <note n="3"> Si è esagerato talora dai cattolici, a scopi dì polemica, su questo punto. Ma è certo, e va divenendo ogni giorno più manifesto, che la questione romana entra per molta parte nello spiegare, insieme a tante altre cose, quella manipolazione artificiale dello spirito pubblico, che è la base più solida della decadenza parlamentare e della' cattiva politica commerciale e amministrativa.</note>, al quale, non ostanti le spavalde dichiarazioni troppo spesso e affettatamente ripetute, sentono che il paese si va ribellando.</p>
      <p>E mano mano che il pensiero, già quasi isolato e retroattivo de' cattolici, si va purificando e rinnovando, e si ricombina così al pensiero intimo e fatale della patria, nel giudizio degli avvenimenti contemporanei e nelle linee generali del programma politico, l'intolleranza religiosa, più feroce di tutte le intolleranze che sono state uno dei luoghi comuni di declamazione nelle scuole de' nostri sofisti, raccoglie una schiera di paladini; come <hi rend="italic">Cimone del Don Chisciotte</hi>, e<hi rend="italic"> Rastignac,</hi> con la fiera compagnia della <hi rend="italic">Tribuna,</hi> e <hi rend="italic">gp.</hi> dell''Asino, ed altri, <hi rend="italic">fanatici dell'anticlericalismo</hi>, ai quali fa eco in coro il giornalismo minore di tutta l'Italia. E dall'Olimpo del giornalismo ufficioso o di fra i lazzi del giornalismo ultra-plebeo lanciano fulmini e bestemmie <pb n="14" />contro i clericali; contro questi clericali che doveano essere i proscritti del pensiero e della vita civile e che si permettono ancora di vivere e di pensare, e di assistere — e non potrebbero a meno, dacché ci sono ancora — allo sfacelo di tutti gli idoli liberali, allo sfacelo dell'Italia atea borghese, del quale pure godrebbero, se esso non trascinasse dietro nella rovina qualche cosa di santo e di caro, il benessere e l'onestà del popolo nostro.</p>
      <p>Ma dicano pure, sinché avranno voce in corpo e ragazzi di liceo o spostati socialisti che li ascoltino; tanto, non è davvero questo che ci preoccupa!</p>
      <p>Ma si ci preoccupa lo studio delle condizioni presenti del nostro movimento cattolico, e ci preoccupano i ritardi e i deviativi e le difficoltà di ogni sorta che esso incontra nelle sue evoluzioni, questioni interne delle quali gli avversari conoscono poco, e dalle quali pure ci distrae, molto inopportunamente, il loro schiamazzo. E su queste anche, in mezzo al rumore delle gazzarre nelle quali affermano e ritemprano la loro debole fede, noi raccogliamo l'attenzione nostra e richiamiamo quella dei colleghi di parte.</p>
      <p>Bisogna ricordare le origini prime del movimento cattolico per bene comprenderne- lo stato presente; poiché esso ha ancora nei nervi un poco della irritazione reattiva contro tutto quello, il bene e il male promiscuamente, che ci venne dal lavoro delle razioni passate, e nel sangue quelle tradizioni di sussiego sdegnoso d'aristocratico offeso e debole, che determinarono la politica, sola possibile allora, della astensione.</p>
      <p>
        <pb n="15" />Ma, da quando gli ultimi uomini politici di parte cattolica si ritirarono dal movimento innanzi al viaggio trionfatore delle idee liberali, assai cose sono mutate. Cacciata fuori la chiesa, dagli interessi economici che mascherava l'odio razionalista, dalle sue posizioni politiche, molte passioni diedero giù; molti pregiudizi e timori e malintesi ha dissipato la riflessione, e, mano mano che il tempo passava, s'andavano presso gli uni obliterando le ragioni messe speciosamente innanzi per combattere la chiesa, e si incominciava ad accettare dagli altri, o come acquisizione nuova de' progressi della vita pubblica o come spediente temporaneo necessario, molte cose venuteci dagli avversari: sicché dello stato di animi e delle passioni politiche della metà del secolo riferiteci, così vivamente dalla letteratura patriottica del tempo, già quasi dimenticata, poco rimane più, meno che nell'odio cieco di alcuni uomini ed associazioni superstiti: il risveglio di qualche anno addietro pareva un'aurora ed era un tramonto: e gli avanzi di queste ire politiche contro la Chiesa li avrebbe soffocati il ridicolo, ultima condanna delle cose vecchie, se non fosse l'irreligione, che persiste e fiorisce tenacissima presso i dotti ed i colti, e di là si riflette, naturalmente, nel pensiero politico dei nostri avversari. </p>
      <p>Così anche, mentre dall'una parte i vizi gravissimi` che si vanno manifestando del regime borghese e allo sgomento che destano i partiti estremi ai quali esso ha aperto la via si unisce lo svanire doloroso di tante illusioni che accompagnarono il risorgimento precipitato e fittizio di Italia, dall'altra invece, accettando in parte i dati del diritto nuovo e con l'assimilazione del pensiero moderno, ritardata, spesso, tuttavia, da pre<pb n="16" />venzioni eccessive, disciplinando l'intelletto a ricerche nuove sulle verità antiche, si è venuta formando in parecchi, e si diffonde ora, una concezione grandiosa della vita pubblica da instaurare; il fondo della quale concezione è puramente religioso, ma si colora nelle forme esteriori di un programma politico-sociale ammirabile: e la coscienza riacquistata del proprio valore e le speranze nuove ringiovaniscono la propaganda sociale e politica del cattolicismo; e, per mezzo ad una trasformazione non molto evidente ma rapida, si va formando lo spirito e la coscienza di un partito nuovo la cui vitalità intravista spaventa già gli avversari e la cui forza di espansione imbarazza i calcoli ponderati e prudenti degli uomini del primo periodo di preparazione segreta ed inconscia del movimento.</p>
      <p>L'involucro esteriore di questo partito che va <hi rend="italic">divenendo</hi> nella vita italiana contemporanea spesso à vecchio, vecchio come qualche colonna aristocratica della <hi rend="italic">Voce</hi><hi rend="italic">della Verità</hi> o, più, più ancora, del <hi rend="italic">Vero Guelfo</hi>; mentre il contenuto è giovane, giovanissimo.</p>
      <p>E nell'involucro noi non consideriamo solo quello che ora resta di reazionario e di stantio; ahi quanta arcadia, quanta sonnolenza, quanto dilettantismo, ancora, nei novelli del movimento e nelle masse che muovono dietro a stento!</p>
      <p>Ma in questo complesso di nuovo e di tradizionale, in questa irrequietezza crescente, in queste antitesi profonde fra lo spirito religioso — che riapparisce, e sembra una fioritura nuova, nella delusione delle classi che il disagio presente colpisce — e la borghesia razionalistica, esautorata, dall'immortalità nella vita pubblica <pb n="17" />e da, una forte corrente di idealismo nella vita intellettuale, si va delineando pei cattolici un compito nuovo e l'operosità loro fiancheggiata da interessi di diversa natura ma avviati per lo stesso sentiero incomincia ad affrontare il problema di una riscossa politica.</p>
      <p>Sotto la varietà indefinita dell'indole dei risvegli locali e in mezzo all'enorme divario di tradizioni, di idee, di propositi, un bisogno vago spontaneo di stringersi e di darsi uno scopo pratico e definito si va propagando; e non è dubbio che un giorno, non importa quando, queste forze nuove si faranno innanzi sul campo stesso che il regime borghese ha preparato alle lotte civili e combatteranno. Saranno disfatti, ma la sconfitta un passo innanzi per un partito in formazione che ha una solida base nella vita economica e morale del paese. E il movimento cattolico l'ha solidissima. La coscienza di questo compito <hi rend="italic">nelle menti de' cattolici</hi> pone per essi la questione politica.</p>
      <p>Sinora però, poiché si è solo al principio, cotesta questione politica è spesso malintesa, fraintesa, diversamente intesa da tanti, e numerosi sono gli interessi, varii e talora discordi, che vi soffiano dentro.</p>
      <p>Dall'estrema sinistra, dei democratici cristiani, su su per il bravo radicalismo di D. Albertario, su per il grosso centro che è l'Opera dei congressi, per la destra conservatrice e dissenziente, sino all'estrema destra, gli ultimi della quale riesce difficile distinguere dai primi di destra liberale, (poverini, ai quali le cose non vanno a partito, come narrano le patetiche lamentazioni del piissimo parroco della <hi rend="italic">Rassegna Nazionale</hi>) quanta varietà, dì tinte e di pose!</p>
      <p>
        <pb n="18" />Di questo problema politico che è in fondo a tutto il resto, e che soprattutto importa studiare agitare e cercar di risolvere, molti si ostinano a non parlarne in termini espressi. Si parli, domandano questi antichi buoni, di questione religiosa, di questione morale. Come se a molti, specialmente alla folla, importasse proprio assai di questioni religiose e morali; come se bastasse mutare il nome per far mutare indole alla cosa; come se per prepararsi a fare della buona politica il miglior modo fosse allontanarsi quanto è possibile dalla scuola vera della discussione e dell'esperienza. Oh, timidi interpreti di una santa parola!</p>
      <p>Altri, forse gli stessi, vanno poi all'estremo opposto identificando il problema politico col puro problema religioso: non intendono come insieme agli interessi religiosi e, diremo così, papali, vi sieno tanti altri interessi, nazionali, regionali e di partito, i quali integrano con quello primo la questione politica; interessi economici, agrari, amministrativi, cui rispondono punti di programma determinati, necessità, speciali, che facilmente rimangono indietro, parte perché il tempo non è maturo ancora, parte perché nell'organizzazione noi portiamo spesso idee fatte, tendenze antidemocratiche, timori ingombranti.</p>
      <p>Ma anche questo dell'identificazione del problema politico nazionale col problema religioso il quale è, nel senso più stretto della parola, solo una parte di quello è stato sinora, più che un errore, un industre e ragionevole spediente che viene ancora abilmente sfruttato; e non sarà forse possibile fare a meno di esso se non quando tutti quegli altri interessi, inavvertiti o trascurati sinora, saranno pervenuti, nella <pb n="19" />consapevolezza dell'animo nostro, a quella maturità che modificando in parte i giudizii, modificherà anche la tattica e i termini immediati dell'agitazione.</p>
      <p>Ed alle divergenze di metodo si uniscono, anche più gravi benché meno osservate o sentite <hi rend="italic">sinora</hi>, divergenze profonde nelle idee politiche e nei programmi di azione se non espressi, almeno tacitamente seguiti. Pochi si fanno una idea giusta delle nuove necessità costituzionali della vita pubblica, e dal regime viziato del parlamentarismo si salta all'assolutismo russo, poco meno che vagheggiato; altri, mossi dalle tradizioni e dagli interessi locali, s'adagiano in una condotta politica che, se è lecita ad essi, si oppone poi alle esigenze comuni di parte cattolica; i più audaci si professano repubblicani federalisti, e il numero loro cresce ogni giorno; ma l'idea, o per la difficoltà del parlare liberamente, o per l'esagerazione dei doveri dei cattolici di fronte al potere costituito, non si propaga come forse potrebbe.</p>
      <p>Quindi è che la necessaria unione di pensiero e di indirizzo in tutti i cattolici militanti s'è dovuto cercarla sinora, nell'affrontare direttamente le origini prime della divisione, delle quali una libera e vigorosa letteratura politica, ridurrà immensamente il numero e l'importanza, ma piuttosto nel tacere, nell'evitare l'urto degli istituti diversi, e nel ritenere coloro che minacciano di escire dai limiti strettissimi stabiliti. Così avviene che, in tanta discordanza di idee, si avversa fieramente il delinearsi di gruppi speciali, il dibattito di questioni delicate ed appassionanti quanto vitali; e non si pensa a quello che pur dovrebbe precedere ogni movimento ed esserne la base più solida, <pb n="20" />la cultura, lo studio delle questioni tattiche e di principio, il formare una coscienza uniforme di partito. Alle libere, franche voci è chiusa la via, in tanta folla di incertezze, di timori, di compromessi.</p>
      <p>Né perciò è meraviglia che i nostri movimenti sieno così poco elastici e così timidamente schivi, a simiglianza degli atti di persona che diffida di sé e non conosce coloro in mezzo ai quali si trova: immaturità di mente e di forze che nessuno potrebbe, d'un tratto, superare.</p>
      <p>Si vuole l'unità <note n="4">"A ragione il. Prof. Toniolo (Riv. Internaz. agosto 1896, pagina 575); parlando dell'ordinamento dei cattolici in Italia che fa capo all'Opera de' comitati o de' congressi cattolici, concludeva"> «ordinamento delle forse cattoliche, che i confratelli di altre nazioni ammirano o dovranno forse ricopiare». E alludeva, credo, principalmente alla Francia. In Germania hanno potuto, per speciali ragioni storiche, ottenere gli stessi e forse anche migliori effetti per altra via.</note>, ed è una santa cosa, specialmente per incominciare, una cosa di cui dobbiamo esser lieti, perché non potremmo farne a meno, nel campo dell'organizzazione politico-religiosa; ma non si pensa poi forse a bastanza a contemperarla con i grandi bisogni di una certa divisione e libertà autonoma di movimento, e con l'immediatezza di impulso, necessaria nei vari luoghi.</p>
      <p>Vedete la differenza delle regioni. Alcune, pronte, fremono già di impazienza di misurarsi con gli avversari nelle ultime e definitive lotte politiche, altre si scuotono appena ora; e però la direzione unitaria, dall'una parte spinge spinge, dall'altra deprime, rattiene, <pb n="21" />condanna; non può, per gl' interessi dell'integrità d'organizzazione e della concordia, lasciar libera agli uni la parola, non sa a queste energie libere e forti trovare in qualche modo il lavoro che le quieti; non riescendo a giungere a tutto, perché non trova opportuno allargarsi troppo, lascia quasi nell'abbandono parecchie province che pur sarebbero pronte e aspettano la chiamata; accumula iniziative, e, benché moltiplicando la attività, non riesce a condurle tutte.</p>
      <p>Non raccoglie l'attenzione che dovrebbe e sin anche si teme da molti la scienza, perché giunge con l'occhio là dove altri non giunge, e se ne avversa lo sviluppo o almeno non lo si favorisce, trascurando così una forza della quale nessuna oggi più potente per avvivare o diffondere il movimento. Quando sorgono istituzioni nuove destinate, se ben rette, a un grande avvenire, la direzione unitaria del movimento le chiama a sé, le incorpora, le allinea, le dirige, per aiutarle ed esserne aiutata: sicché esse, perdendo nella libertà di movimento quel che guadagnano nella fratellanza più intima con altre opere, e l'efficacia di quella unicità di lavoro che sarebbe necessaria nei direttori immediati, fanno meno bene di quel che dovrebbero e non si svolgono come dovrebbero; non in forza di quella unione, che può anzi essere utilissima, ma per la difficoltà di conservare, in tanto complesso di idee e di cose, quel carattere e quello spirito peculiare che dovrebbe essere l'anima e la forza dell'istituto; e citiamo ad esempio il movimento pratico del credito popolare e rurale e le necessità agrarie dei piccoli proprietari, che meriterebbero di far capo a grandi società, di credito, distinte se non indipendenti; e, più ancora, lo sviluppo <pb n="22" />dello studio e della discussione. scientifica, in perfetta indipendenza, questo, dalle vedute e dagli spedienti dell'azione, come anteriore ad essi per sua natura; ma la tattica in voga rende difficile o ritarda, talora inconsciamente, lo sviluppo autonomo di altre opere; quella tattica che all'unione deve sacrificare il progresso più rapido dei pionieri, perché teme per istinto di conservazione o per una prudenza non sempre felice, i pericoli della libertà e della lotta, o parte anche perché non trova ancora e non riesce a suscitare uomini eguali ai compiti altissimi.</p>
      <p>Conseguenza di tale indirizzo è poi anche, che le linee generali del movimento e lo loro successive modificazioni, essendo determinate, non dal processo costante dell'esperienza collettiva per mezzo della propaganda diretta delle idee comuni, molto imperfettamente manifestate, o ne prescinde o la subisce, si presentano all'occhio di un osservatore diligente come incerte e manchevoli non di rado; e anche fra gli empiristi uomini di azione non ce n'è forse uno a cui non dispiaccia l'una o l'altra delle cose che si fanno nel suo partito ed a nome di esso; e da ciò parecchi prendono, <hi rend="italic">purtroppo</hi>, pretesto di tirarsene fuori, scontenti e sfiduciati. Questa precedenza del pensiero di pochi è così evidente che talora atti di gravità eccezionale, veri giri di bordo, ai quali torna opportuno p. e. dar l'importanza di voti di assemblee numerose, si fanno decidere così a sghimbescio, abilmente rapitane l'approvazione all'adunanza sorpresa: essa avrebbe certo, in altra maniera, approvato egualmente: ma im<pb n="23" />porta, <hi rend="italic">avrebbe</hi> discusso. Ora da ciò si temono sorprese e contrattempi che s'ha gran cura di evitare, e però queste grandi assemblee non sono il pensiero collettivo del partito che studia e dispone, ma il pensiero di pochi, abilmente preparato, che si riflette in una assemblea passiva e plaudente. </p>
      <p>E ciò è forse più opportuno, per ora, che non l'intolleranza dommatizzante de' capi del partito socialista, presso il quale la discussione non ha ritegni; più opportuno, e da certi punti di vista giustificabile. E, giacché ci è capitato di passaggio scrivere questa parola, notiamo, di passaggio anche, che andrebbe assai lungi dal vero chi trovasse nelle nostre parole dei biasimi: quel che si è fatto e si fa potrebbe essere stato ed essere l'ottimo fattibile, e noi avremmo egualmente ragione di scoprire e indicare necessità prima non avvertite e cui, da ora, importa provvedere. Del resto nè programma di partito al mondo può includere qualsiasi forma da' seguaci, né disciplina di partito al mondo può imporre i criteri e i metodi di indagini critiche e polemiche sulla vita sociale in cui si muove; meno di tutti un partito che si ispira direttamente al cattolicismo e meno che in ogni tempo oggi che una grande rivoluzione intellettuale riconduce la società ad intendere ed apprezzare la dottrina e la vita storica del cattolicismo, e spiana la via all'azione nuova della chiesa nel mondo. Ma torniamo al nostro argomento.</p>
      <p>La stampa periodica — parliamo di questa solo, poiché studi speciali, meno saggi talora poco felici, mancano intieramente, ⸺ riflette tutta questa condi<pb n="24" />zione di cose della quale essa naturalmente è per metà la causa e per metà la vittima; ed essa è deficiente quasi per tutto, e, qua e là, inferiore al suo compito.</p>
      <p>Limitatissima, di numero e di programma, la stampa periodica a lunga scadenza, la quale inoltre o si indugia e si ostina in un formalismo vecchio, restando alla coda della cultura moderna, lo si tiene nelle alte e fredde regioni della speculazione, od è aperta, senza un valido impulso autonomo, a tendenze e correnti di idee diverse <note n="5"> L'argomento è grosso e abbondano, anche qui, le frasi fatte. Il più spesso si toccano solo ragioni particolari del male alle quali è impossibile portare rimedio isolato e direttamente. La Civiltà Cattolica nel suo secondo numero di novembre ha un articolo del quale parecchie osservazioni, le più gravi e nuove, concordano essenzialmente con le nostre</note>.</p>
      <p>Il giornalismo quotidiano poi, generalmente,:ne fa sin troppa di politica, assumendo un colore eccessivo di stampa di partito — il che gli impedisce in molte cose di veder giusto e lo distrae da altre cui pure si interessa la folla che vive fuori del partito — e spesso anche lasciandosi ispirare e condurre da certi interessi particolari ed intolleranti, e dimentica talora il compito di tutta la stampa quotidiana in rapporto alla cultura generale, e il bisogno di rispondere alla curiosità dei lettori su tutte le forme e manifestazioni, letterarie, artistiche, politiche specialmente, della vita pubblica. I quali difetti poi giungono talvolta all'esagerazione nella stampa settimanale di provincia, anemica, pedestre, arruffata, incerta dell'indirizzo che deve avere ed imprimere al nucleo di cattolici di azione <pb n="25" />del quale dovrebbe essere la parola d'ordine, si ché ella, che pure fa del gran bene, ha tuttavia bisogno grande di un'onda nuova di cultura, di attitudini professionali, di mezzi finanziari.</p>
      <p>E questa è, secondo noi, la più viva ed urgente delle necessità, in quanto la stampa nuova deve potentemente influire a rialzar presso i cattolici italiani, la cultura, incoraggiare lo studio professionale, render facile e proficua la discussione, creare questa coscienza uniforme di partito sulla quale tanto insistiamo, e sviluppare le attitudini pubbliche della nuova generazione.</p>
      <p>A ciò si aggiunge la massa del popolo in molte parti incolta, ignorante, preoccupata dalla facile diffusione della stampa perversa, insinuante e seduttrice, e da numerosi istituti di spirito laico; le classi colte trattenute ancora da tanti pregiudizi dottrinali che pochi si prendono la cura di rimuovere, anche perché a farlo si richiederebbero doti non molto comuni; il nostro programma politico facilmente frainteso, liberamente calunniato e messo in sospetto dalla ignoranza o dalla malafede, perché da nessuno ancora con libera e franca voce fu esposto nella sua purezza ed integrità, quale esso è, nel cuore specialmente de' giovani cattolici italiani (e ciò non per timore del fisco, al quale, quando non possiamo parlare, gittiamo in faccia le nostre reticenze eloquenti, ma per altri molti ritegni e difficoltà); il clero che tarda a, rifiorire nello spirito e profittare della cultura moderna, e smettere per ogni parte quella veste <hi rend="italic">d'ancien regime</hi> della quale la borghesia ha saputo si bene profittare per metterlo in odio: l'aito clero mancante spesso di idee proprie in<pb n="26" />torno al movimento cattolico, eccellente nella fede, nel costume sacerdotale, nell'amministrazione ecclesiastica, ma sospettoso ed incerto nello spingere e nel guidare i cattolici per la via delle rivendicazioni politico-religiose e della riorganizzazione civile e sociale.</p>
      <p>Comune è poi il lamento della mancanza d'un uomo straordinario, di un <hi rend="italic">Windthorst</hi> o di un <hi rend="italic">O' Connell</hi>,lamento che a noi sembra fuori di luogo o prematuro; poiché l'uomo straordinario è l'esponente ed il culmine, ma non già mai il fattore di una data situazione storica; ma mancano invece de' centri fiorenti e numerosi di propaganda, non formale ed organica, ma intellettuale e civile, de' circoli e clubs politici, dei grandi e robusti organi del pensiero religioso e politico de' cattolici, delle associazioni ricche, stabili, e prosperose, infine, manca quello stato di cose che designa un partito alle lotte e alle conquiste definitive; il generale, quando vi sia l'esercito, non mancherà; o lo fa l'ambizione o, nel caso nostro, lo fa la grazia e la chiamata di Dio.</p>
      <p>Si dirà che la nostra critica impaziente precorre i tempi e le cose; ebbene, noi lo facciamo appunto di proposito deliberato; giacché lontano da noi è il pensiero di biasimar il presente, e dar consigli a coloro ai quali dobbiamo solo venerazione e gratitudine; ma vogliamo invece solo scrivere per quelli ai quali l'avvenire è presente nel cuore e nei segreti propositi giovanili.</p>
      <p>Noi abbiamo costantemente, da tre anni a questa parte, sentito e vissuto l'agitazione cattolica in Italia, <pb n="27" />con una intensità, di affetto che pochi possono immaginare e che è la cagione sola del nostro scrivere.</p>
      <p>Di questa agitazione noi potremmo parlare in due i modi: o commisurandola alle condizioni storiche e al processo della vita politica, intellettuale, morale del nostro paese in mezzo quale essa si svolge, e allora noi non faremmo che lodarci altamente di quel che si è fatto sinora a delle persone che l'hanno fatto: o commensurarla alle vibrazioni quasi dell'animo nostro che presentono e percorrono lo fasi nuove del partito traverso il suo lento e laborioso divenire, e allora la nostra è una critica, critica non nel senso pedante e malevolo della parola, ma in un senso migliore e più comune oggi nel mondo colto: vale a dire una comparazione analitica fra un dato lavoro o momento storico e le forme assolute o almeno le forme più progredite, esistenti in noi, del vero e del buono. </p>
      <p>Ed è per questo che scriviamo per i giovani, solo i quali, e non tutti, possono essere in uno stato d'animo che permetta loro dì intendere il nostro. Del resto troppa coscienza abbiamo della rettitudine delle nostre intenzioni e del nostro zelo perché ci disturbi troppo il timore di essere fraintesi e severamente giudicati.</p>
      <p>Pe' i giovani adunque ai quali, in mezzo a tanta multiformità di giudizii, deve esser difficile cosa aver l'occhio a tutto insieme il movimento cattolico di. Italia, e farsi chiaro il concetto di alcuni criteri generali di direzione, noi scriviamo qui, brevemente, senza pretese, opportune importune, critiche e deduzioni sommarie.</p>
      <p>
        <pb n="28" />I criterii pratici che ci sembra poter dedurre dalle cose dette sinora sono:</p>
      <p>In linea generale e come spirito di partito: distinguiamo con esattezza, nelle menti, la pura questione religiosa, che è, in diversi modi, di tutti i tempi, dalla attuale questione politica e da altre questioni particolari. Ciò ci servirà anche per intender meglio lo spirito, che sembra talora discorde, di illustri persone e per coordinare, con maggior giustezza e profitto, le diverse forme di azione;</p>
      <p>raccolgano i migliori di noi tutta la loro attenzione sul problema politico che è il più urgente e il più capace di interessarci e di render fruttuosa la propaganda, se abilmente maneggiato;</p>
      <p>si cerchi tuttavia di integrare il, programma dell'azione pubblica con solide e pratiche proposte di provvedimenti per le altre forme di crisi, sociale, agraria, industriale, letteraria, morale, che travagliano il paese e di integrare l'azione con iniziative dirette ad attuare quei provvedimenti;</p>
      <p>vediamo di isolarci da ogni parte dagli avversari e di estendere ed assodare la. capacità,. intellettuale e di carattere, alla vita pubblica, molto limitata e deficiente, sinora, nella Massa del partito;</p>
      <p>guardiamoci dal fare della politica isolata e parziale, guardiamoci dalla politica impulsiva e di sentimento, da connubi infelici, da iniziative incerte, da intemperanze. Tentiamo di superare gli interessi, le tradizioni, le maniere locali, per renderci possibile una cultura, una letteratura di partito, una intesa nazionale. Ma soprattutto tentiamo di liberarci da questo i fatale spirito borghese – o aristocratico – conservatore <pb n="29" />che sterilizza il lavoro de' cattolici nelle nazioni latine e che è anche oggi il più grave ostacolo ai nostri liberi movimenti nel campo politico: moltiplichiamo i congressi di studio, le pubblicazioni, le conferenze, tutto quello che serva a favorire l'intesa comune e trovare la <hi rend="italic">media via</hi> fra lo spirito democratico impetuoso di alcuni e la deploranda lentezza, e il dispetto degli altri;</p>
      <p>se siamo lontani ancora dal poter aspirare alla conquista del potere, aspiriamo e prepariamoci a fondare su basi solide quando la Santa Sede crederà giunta l'ora, ora cui la nostra lentezza nel prepararci non permette forse chiamar vicina, un partito solido, concorde in un <hi rend="italic">patto fondamentale</hi> da difendere nella vita pubblica.</p>
      <p>Per quel che riguarda i criteri particolari di tattica: mantenendo il criterio d'una salda unità nel campo della organizzazione politico-religiosa alla quale provvede così felicemente l'Opera de' Congressi, e di una certa unicità nella direzione generale di tutto il movimento, da ottenersi, di fronte ad alcuni particolari istituti, per via di accordo più che per subordinazioni gerarchiche e burocratiche, non ingombrare o render difficile il campo alla multiforme attività locale, e favorire anche lo sviluppo di alcune grandi associazioni nazionali, che abbiano scopi ben distinti ed eccezionalmente gravi, come ad esempio lo sviluppo del credito popolare e rurale, l'organizzazione operaia, nella quale, accanto agli intenti politici e in maniera quasi di nasconderli, debbono essere costantemente promossi intenti economici-sociali, con esatti criteri dottrinali e libertà di movimento, ecc.; <pb n="30" />promuovere la fioritura di centri di pensiero e di azione cattolica nelle principali città italiane, e stabilire in esse un controllo superiore di pochi, una specie di probivirato autorevole; per la vigilanza sulle associazioni fondate e da fondare;</p>
      <p>nei luoghi dove l'azione cattolica è solo al principio cercare specialmente di metterne in chiaro l'aspetto economico e sociale e di presentarla e volgarizzarla sotto forma di. iniziative economiche e sociali adatte alle speciali condizioni del luogo;</p>
      <p>render meno frequente il ricorso periodico dei congressi nazionali, ed invece aumentare la frequenza dei congressi di regione o di speciali grandi congressi interregionali, a Napoli, a Roma, a Milano, ecc.</p>
      <p>far propria la causa della cultura popolare, della cooperazione, delle riforme agrarie e di innovamenti industriali adatti a' luoghi; promuovendo dovunque e con ogni maniera possibile la stampa, lo studio che solo può renderla vitalmente operosa, il sollevamento del livello della cultura generale, fra i laici come nel clero giovane, e la formazione di uomini di partito e di governo, specialmente fra i giovani studiosi;</p>
      <p>affrontare nelle discussioni, nelle elezioni amministrative, e dovunque si presenti, meno che nel prender parte in qualsiasi modo alle urne politiche, il problema politico, e richiamare l'attenzione de' cattolici sull'esame e lo studio di tutte le questioni diplomatiche, costituzionali, coloniali, che possono interessare il paese senza distinzione dì parte;</p>
      <p>promuovere attivamente; come forma di vera azione, politica, e con intenti precisati, per mezzo di, associazioni, comitati e dimostrazioni apposite ai momenti <pb n="31" />opportuni, conferenze elottorali ecc., l'<hi rend="italic">astensione</hi> voluta dalla Santa Sede e salutarissima. pel nostro partito nascente;</p>
      <p>infine, smettere, ognuno per la sua parte, con, un poco di spirito di sacrifizio, di lavorare con intenti parziali e con gelosie reciproche, con abitudini tradizionali insostenibili, con una sapienza della carne che è nemica a Dio; ma ci unisca l'insolenza petulante degli avversari, il disgusto di questa Italia dei commendatori, la gravità dei mali e l'imminenza de' pericoli sull'Italia vera; ci unisca, più forte di ogni dissenso e di ogni difficoltà, l'amore del paese e dei nostri altari, in un grande intento comune in una forte lotta contro i nostri nemici politici.</p>
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