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        <title>La crisi religiosa in Francia (Lettere al "Corriere della Sera")</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 207-245. <date when="1908">1908</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="207" />CAP. III</p>
      <p>LA CRISI RELIGIOSA IN FRANCIA</p>
      <p>(Lettere al “Corriere della Sera”)</p>
      <p>I</p>
      <p>Parigi, 24 gennaio</p>
      <p>Si è molto scritto in Italia sulla crisi religiosa in Francia e sulla separazione, ma non credo che il lettore italiano abbia potuto farsi, da quel che ha letto nei giornali, una giusta opinione sulla gravità di essa, sulle conseguenze gravissime che avrà per l'avvenire del cattolicismo in Francia e sulle ripercussioni sue negli altri paesi di Europa.</p>
      <p>Innanzi tutto i nostri giornali hanno dato ai vari incidenti della separazione — e specialmente ai più recenti — una importanza della quale il pubblico francese si meraviglierebbe sicuramente; poiché il primo fatto che colpisce qui un osservatore il quale venga dal nostro paese è l'indifferenza generale e profonda della massima parte del popolo per quello che si potrebbe chiamare l'aspetto drammatico di questa crisi. Il Governo ha molto abilmente evitato di giungere a quel'estremo che solo avrebbe colpito l'immaginazione ed il cuore dei francesi, la soppressione del culto pubblico e. la chiusura delle chiese. Esso ha posto per l'esercizio di questo culto pubblico delle condizioni alle quali la <pb n="208" />Chiesa, per espressa. e risoluta. deliberazione di Roma, non si é piegata: le associazioni cultuali, prima. in base alla legge di separazione del 1905, e poi le dichiarazioni di riunioni pubbliche, applicate, con una legge recentissima, agli atti pubblici di culto. I preti che celebrano messa nelle chiese aperte di Parigi e di Francia agiscono oggi, di fronte alla leggecivile, illegalmente; essi sono, all'occhio del civilista logico e severo, dei sediziosi. E tuttavia il Governo stesso, facendo un passo innanzi nella via di un liberalismo, del quale si possono bensì discutere le intenzioni ispiratrici ma non negare le manifestazioni visibili, accetterà, si dice — ha anzi <hi rend="italic">già</hi> accettato nel fatto — una proposta di legge che abolisce il dovere di annunciare previamente le riunioni pubbliche all'autorità civile; con che il clero potrà liberamente e senza fastidi ufficiare nelle chiese. Sicché la lotta non si continuerà qui - diversamente da quello che si può giudicare in Italia - su di un terreno di agitazioni pubbliche e di nuovi conflitti politici, almeno ora e per qualche tempo. Ma ciò stesso rende la crisi più profonda e, in qualche senso, più definitiva.</p>
      <p>Lo spirito francese è eminentemente logico; esso rifugge dai sottintesi, dagli adattamenti, delle combinazioni nelle quali noi italiani siamo invece così abili: la separazione e, direi quasi, la dissoluzione della Chiesa come grande organismo politico si opera quindi nelle coscienze e nel pensiero e farà la sua strada. inesorabilmente. A ciò concorre l'atteggiamento di netta resistenza preso dalla Santa Sede; il quale ha evidentemente tagliato corto con quella tacita condiscendenza e con quello stato quasi di attesa lenta e longanime che caratterizzò, sotto Leone XIII, la politica della Santa Sede in Francia. </p>
      <p>
        <pb n="209" />Per capire questa crisi conviene aver presente quel che è stata in Francia, negli ultimi anni, la Chiesa cattolica, come organizzazione esteriore, e la parte che essa ha avuto negli avvenimenti politici, dall'affare Dreyfus in poi, Antisemitismo, nazionalismo, legittimismo borbonico sono dei fatti d'ordine essenzialmente politico: queste varie tendenze si sono trovate d'accordo, negli ultimi tempi, nel combattere la Repubblica ed opporsi alla crescente penetrazione nelle masse dello spirito e del costume democratico e repubblicano. Ora, la Chiesa cattolica è stata per varie maniere, e molto inopportunamente, mescolata a queste lotte d'indole politica ed economica; e il conflitto fra la Repubblica laica e le sue tendenze irreligiose, dall'una parte, e il cattolicismo, dall'altra ⸺ conflitto il quale ha ragioni proprie di essere e cause assai più profonde ⸺ non è stato visto e sentito dai più se non sotto l'aspetto di una lotta fra la Repubblica ed i vari partiti antirepubblicani coalizzati, dall'affare Dreyfus in poi, contro di quella. Ora su questo terreno la Repubblica ha vinto e, diremmo quasi, stravinto: essa ha manifestata una vitalità profonda e tenace della quale, solo dieci anni addietro, nessuno l'avrebbe creduta capace. E, nella irritazione del conflitto e nell'esaltamento della vittoria, ha fatto pesare la mano sulla Chiesa cattolica, prima con la soppressione delle congregazioni, poi con la soppressione dell'ambasciata presso il Vaticano, infine con la legge di separazione. Poiché dei nemici che essa si è trovati di fronte, la Chiesa, quantunque impegnata nel conflitto solo indirettamente e contro la volontà espressa di Leone XIII, era il più visibile, il più solidamente organizzato ed il più facile ad esser colpito. Di più, mentre la <hi rend="italic">Patrie fran</hi><hi rend="italic">ç</hi><hi rend="italic">aise, 1'Action, fran</hi><hi rend="italic">ç</hi><hi rend="italic">aise</hi> od altre simili organizzazioni politiche si presentavano, agliocchidello Stato, come organizzazioni di cittadini aventi la liber<pb n="210" />tà piena di fare la politica che preferissero meglio, ed incapaci di ordire complotti sistematici e minacciosi, contro la Chiesa è stata invece abilmente sfruttata — i lettori ricordano il tenore costante dei discorsi dell'on. Clemenceau nel suo giro politico dell'ottobre 1906 — l'accusa che essa fosse un potere estraneo ed ostile alla nazione, alleato ad avversari antichi della Francia, reo di macchinare segretamente e con tenacia contro le istituzioni repubblicane, di avere steso contro di esse una fitta rete di istituti di educazione nello Stato medesimo, e capace di non smettere la lotta se non quando la Repubblica fosse stata tolta di mezzo. L'accusa era falsa e, per ognuno che conosca da presso il cattolicismo, evidentemente ingiusta; essa aveva tuttavia, agli occhi di un pubblico che conosce oramai troppo poco la Chiesa e che ha molti pregiudizi contro di essa, una certa verosimiglianza che l'ha fatta accettare e menar per buona senza troppe proteste.</p>
      <p>Le decisioni di Leone XIII sono rimaste, purtroppo, come affermazioni campate in aria; poiché da esse, per 1'opposizione risoluta dei monarchici, non ha avuto principio una politica veracemente ed efficacamente repubblicana da parte dei cattolici. Invece molte cose potevano indurre il pubblico nell'opinione che questi, contro il tenore di quelle decisioni, combattessero lo Stato repubblicano.</p>
      <p>L'aristocrazia monarchica e legittimista è tutta cattolica e fa educare cattolicamente i suoi figli: dei religiosi dirigevano i generali ed ufficiali compromessi nell'affare Dreyfus: parecchi giornali cattolici non nascondevano certo la loro simpatia per la monarchia: quelli stessi che in questi ultimi tempi sono passati dal razionalismo positivista al cattolicismo, primi fra essi il Brunetière e il Bourget, erano e si professavano dispregiatori dei costumi repubblicani ed ammiratori entusiasti delle tradizioni storiche della monarchia francese <pb n="211" />e di quel concetto di autorità sovrana e dominatrice che vedevano principalmente vigoreggiare nella Chiesa cattolica e che apprezzavano forse in questa sopra ogni altra cosa.</p>
      <p>E c'è anche di più. A lungo andare, sul popolo stesso, più che le affermazioni teoriche, valgono i fatti; ora dai fatti apparve che i cattolici ed il clero, regolare e secolare, nella grandissima maggioranza evitavano i contatti con lo Stato, con le masse repubblicane, con le istituzioni laiche, o cercavano di organizzare, dinanzi ad esso, delle istituzioni rivali.</p>
      <p>All'insegnamento pubblico essi avevano opposto il loro insegnamento, dalle scuole elementari sino alle università cattoliche; nelle città e nei paesi, il clero aveva rapporto diretto con i palazzi ed i castelli dei ricchi assai più che con le masse popolari; nei conflitti economici fra il proletariato e la grande proprietà e la grande industria, esso o non interveniva o pareva tenersi dalla parte dei padroni: alle numerose iniziative di ogni genere nelle quali il proletariato e la borghesia minore cercano di <hi rend="italic">realizzare</hi>, mi si passi la parola, la repubblica, il clero sembrava indifferente od ostile, certo rimaneva estraneo.</p>
      <p>Così, nel complesso della sua attività esteriore e politica, parve che la Chiesa si accampasse contro la repubblica, e cercasse di vivere e muoversi all'infuori di essa, aprendo le file dei suoi seguaci alla propaganda ed alle mene di tutti gli avventurieri della politica antirepubblicana.</p>
      <p>Questo atteggiamento ostile dei repubblicani e dei clericali fu rivelato apertamente al pubblico dall'affare Dreyfus, che è il punto di partenza di tutta la seguente politica francese. Quando, più tardi, alcuni cattolici più intelligenti si avvidero dell'errore enorme commesso e lo deplorarono, era troppo tardi.</p>
      <p>Ed allora è avvenuto naturalmente quello che è avve<pb n="212" />nuto; la grande maggioranza del pubblico francese ha pensato che veramente alla repubblica, se voleva vivere, era necessario spezzare prima le file pazienti e diffusissime della attività congregazionista e poi la Chiesa medesima. Quel poco di religione che parte di essa conserva ancora nel'animo non si è commosso, e, perché questa corda religiosa non vibrasse con tutta la sua intensità, lo Stato ha voluto, come io vi diceva, evitare la chiusura delle chiese. Ci fu un momento, all'epoca degli inventari, in cui parve che la popolazione si commuovesse veramente qua e là ed entrasse in azione: ma quel moto fu in patte fittizio; e per eccitarlo la stampa nazionalista ed antisemita esagerò talmente i propositi del Governo che, se essa fu per un poco e da parecchi creduta, appurate poi le cose e cadute le esagerazioni, il pubblico reagì, e gli inventari poterono più tardi essere ripresi e compiersi rapidamente senza nessuna protesta.</p>
      <p>Questo è, credo, il giudizio che il pubblico francese si è fatto delle condizioni presenti della separazione; e per ciò, anche, esso era assai poco in grado di apprezzare la condotta di Pio X ed i motivi addotti di questa condotta in vari atti pontificii. Questi motivi riguardano le ragioni profonde ed essenziali del cattolicismo, mentre i fatti avvenuti furono considerati dai più, incapaci di vedere molto addentro nelle cose, come necessità pratiche di difesa repubblicana. Ed è per ciò anche che gli incidenti ultimi dell'espulsione dei vescovi, dei seminari e del clero dalle loro sedi, incidenti i quali hanno largamente commosso l'opinione pubblica degli altri paesi, ed anche dell'Italia, qui sono passati nella quasi indifferenza comune. Conviene tuttavia aggiungere che questo non avrebbe potuto essere senza un profondo rilassamento dello spirito religioso: e se non dominasse negli animi un. concetto curioso dello Stato, come di fonta unica ed assoluta del di<pb n="213" />ritto, e di sovrano inappellabile anche nel giudicare di ciò che riguarda la proprietà ecclesiastica ed i diritti della Chiesa cattolica.</p>
      <p>Comunque, questo aspetto più profondo ed importante della questione è stato velato dal primo; e la Chiesa cattolica paga in Francia il fio di una condotta politica alla quale i suoi interessi sostanziali erano estranei ed anche contrari, e che una classe di uomini, reclamanti un dominio politico perduto oramai per sempre, è riescita, purtroppo, a far accettare da molti del clero secolare e regolare, ed a presentare al pubblico come la politica stessa del cattolicismo. E per questo è anche vana la speranza di quelli che, sul ricordo di quel che avvenne in Germania, sperano che anche la Repubblica francese vada a Canossa. Quello che un governo imperiale poté fare, per ragioni di politica interna, allo scopo di avere nei cattolici un valido e durevole appoggio, la republica francese non potrà farlo, almeno per molti anni, senza mettere in pericolo la sua propria esistenza. E si direbbe che appunto per rendere la separazione più definitiva, essa ha proceduto, nella legge e nella applicazione di essa, con uno spirito di liberalità e di sincerità, almeno esteriore, che non è spiegato dalle esigenze parlamentari, le quali anzi avrebbero permesso una più violenta condotta. Può darsi che, dal punto di vista parlamentare, l'innegabile abilità di Briand l'abbia avuta vinta, e che la questione religiosa non si ripresenti per qualche tempo alla Camera, con una certa gravità. Se dovesse risorgere, ciò creerebbe certamente al Governo la necessità di fare un passo innanzi in senso anticlericale, mirando alla soppressione od almeno alla limitazione dell'insegnamento libero. E se Briand e Clemenceau non si sentissero di farlo, Combes si è messo di nuovo, per l'eventualità, a disposizione degli anticlericali.</p>
      <p>
        <pb n="214" />Questo che abbiamo osservato brevemente non è che uno dei vari aspetti, e non il più importante, della questione. Esso spiega tuttavia molte cose; la forza del Governo in questo momento è sopratutto l'indifferenza del pubblico.</p>
      <p>Spiego, si noti, e non giustifico. Le giustificazioni, nei fatti politici, vengono sempre in ritardo, come le condanne, e giovano solo a chi voglia prenderne norma per l'avvenire. Anche questo vantaggio è, del resto, assai limitato, poiché i fatti nuovi non somiglieranno mai ai precedenti. Ragione per la quale sarebbe forse poco pratico fare delle vicende che si svolgono in Francia sul terreno religioso una applicazione ai casi nostri d'Italia.</p>
      <p>II</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Le ultime vicende della separazione</hi>
      </p>
      <p>Parigi, 28 gennaio</p>
      <p>La questione religiosa va entrando di questi giorni in Francia in un periodo nuovo. Con il progetto di legge che abolirà l'annunzio previo delle riunioni pubbliche, il Governo francese dà, per quel che lo riguarda, un assetto, si può dire, definitivo alla legge di separazione. Non rimarranno più che le piccole difficoltà locali sorgenti dai rapporti fra i parroci e i municipi, quanto al possesso e all'uso delle chiese.</p>
      <p>Per spiegarsi queste difficoltà, che alimentano ora in Francia la cronaca della separazione, è necessario ricordare che, all'epoca della soppressione, lo Stato abbandonò la proprietà delle chiese e delle case episcopali e parrocchiali ai municipi, riservandosi solo la proprietà di alcune chiese di <pb n="215" />maggiore importanza, storica ed artistica. Quando da Roma giunse la notizia che la Santa Sede respingeva recisamente la legge di separazione, il Governo, in un momento di cattivo umore, abbandonò ai municipi il pensiero di intendersi col clero quanto all'uso delle chiese e delle case parrocchiali che fossero di sua proprietà, senza stabilire disposizioni generali, all'infuori di quella la quale imponeva che le chiese debbono essere destinate al culto, finché, s'intende, c'è un prete che le ufficii.</p>
      <p>Pel resto, la separazione è compiuta; né la questione religiosa risorgerà più alla Camera in modo da creare imbarazzi al Governo <note n="1"> Un mese incirca appresso, sorse alla Camera francese un dibatto, di importanza secondaria, a proposito di alcune applicazioni della legge di separazione; ed alcuni giornali clericali e giornalisti che dovrebbero conoscer bene le cose di Francia si affrettarono a prendere in giro le nostre previsioni. Ed ebbero troppa fretta.</note>.</p>
      <p>Molti, anche fra gli avversari del cattolicismo, si meravigliano della rapidità e della relativa facilità con la quale un fatto così grave ha potuto compiersi. All'epoca della morte di Leone XIII molti pensavano che si andava verso la separazione; ma i più credevano che qualche diecina di anni sarebbe stata ancor necessaria per giungere a questa radicale riforma, e che essa avrebbe procurato al paese dei momenti di crisi acute e di violente lotte civili; ed invece gli avvenimenti precipitarono per maniera che la riforma è ormai compiuta: il pubblico francese ne ha seguito le fasi con una grande indifferenza, ed oggi esso non se ne occupa già più. Voi lo sentite parlare del riposo festivo, della discesa della rendita, occuparsi con passione dei piccoli incidenti della cronaca quotidiana, ma. la questione religiosa non l'interessa più. L'espulsione dei Vescovi dai <pb n="216" />loro episcopii e dei seminari e del clero dalle sedi occupate ha potuto compiersi in due settimane senza nessun torbido, senza dimostrazioni di protesta od agitazioni pubbliche. Non vi fu che la dimostrazione di simpatia fatta al venerando arcivescovo di Parigi, organizzata, del resto, dai nazionalisti e dagli assoldatori di <hi rend="italic">apaches pieux</hi>. A proposito di essa, un mio amico mi narra un incidente inedito che val la pena di raccontare. All'ora nella quale si sapeva che il card. Richard sarebbe stato condotto fuori del palazzo arcivescovile, l'ampio cortile di questo era pieno di folla; far muovere ed escire la carrozza sarebbe stato un problema difficile, se la folla si fosse opposta; e la situazione poteva divenire imbarazzante per la polizia. Allora delle guardie travestite, simulando grande entusiasmo, propongono di staccare i cavalli dalla carrozza del cardinale e condurla a nano, come in trionfo, per le vie che doveva percorrere sino alla casa dell'on. Denis Cochin; con ciò, il corteo si muove e si avvia senza ulteriori difficoltà, e l'ultima eco delle dimostrazioni popolari si perde, senza risonanze, pel cielo di Francia.</p>
      <p>La Chiesa, intanto, incomincia a sentire ora tutto il peso delle difficoltà createle dalla situazione. Il clero si trova nelle chiese in una posizione affatto precaria. Associazioni di qualsiasi genere non possono costituirsi, per ricevere, possedere, amministrare i beni necessari all'esercizio del culto, perché lo Stato o le dichiarerebbe legali, sottoponendole così al controllo finanziario stabilito dalla legge di separazione — e la Chiesa non vuole associazioni riconosciute — o, ritenendole abusive, le scioglierebbe: poiché la legge vieta di organizzare il culto all'infuori delle <hi rend="italic">cultuelles.</hi> Così alle esigenze del culto si provvederà in via interamente privata e fiduciaria, con la costituzione di qualcosa di simile alle casse diocesane le quali fioriscono in molta parte d'Italia; e forse i vescovi che sono presentemente in Roma, <pb n="217" />fra i quali mons. Dadolle, il nuovo vescovo di Digione, che è fra i più attivi ed intelligenti di quelli nominati da Pio X, lavorano a questo, sotto l'immediata direzione del Papa, il quale ha avocato a sé lo studio e la risoluzione delle questioni più gravi e fece anche sciogliere, per questo, la Commissione permanente nominata dall'episcopato nella prima adunanza nazionale.</p>
      <p>Ma un siffatto regime di amministrazione di beni segreto e fiduciario, presenterà certamente grandi difficoltà.</p>
      <p>Intanto il clero minore, soppressi gli assegni concordatari, incomincia, sin da ora a trovarsi in difficoltà finanziarie: vi sono dei sacerdoti che non ricevono più onorari, e non sanno da chi potranno riceverli domani. Le offerte dei fedeli sono cosa molto precaria. Si può contarvi sopra dove sono dei fedeli ricchi, come nelle grandi città, ma nelle campagne e nei villaggi esse non basteranno certamente a mantenere l'esercizio del culto; e molte chiese dovranno esser chiuse via via ed il clero concentrato nelle sedi più importanti.</p>
      <p>I seminari durano grande fatica a ricostituirsi in qualche maniera; il numero degli alunni, là dove si è potuto raccoglierli di nuovo alla meglio, è già notevolmente diminuito. Oltre a ciò è difficile mantenere la disciplina rigorosa di una volta.</p>
      <p>L'episcopato francese, nelle sue ultime riunioni, alla <hi rend="italic">Muette,</hi> non ha potuto prendere nessuna decisione, perché dall'una parte le disposizioni della Santa Sede gli precludevano un qualsiasi accomodamento con la <hi rend="italic">legge,</hi> e dall'altra non si vede, fuori della legge, una via di uscita. Le discussioni più gravi si sono avute a proposito della eventuale organizzazione del culto privato. La grande maggioranza dei vescovi è recisamente restia al culto privato e non intende di venire a questo che nelle condizioni più disperate. Esso, <pb n="218" />infatti, significherebbe il passaggio del culto nelle mani del clero regolare o dei frati, almeno nelle grandi città, dove questi, dopo la soppressione delle case religiose, hanno trovato modo di rimanere, dividendosi in piccoli gruppi di tre religiosi, od andando come cappellani e precettori presso famiglie aristocratiche; e conservando così gran parte della loro influenza.</p>
      <p>Questa difficoltà di iniziativa nell'episcopato francese — esso ha tenuto già tre riunioni ed in nessuna di queste furono prese decisioni positive di qualche importanza — è una delle cose più caratteristiche del momento che corre. Io ho potuto avvicinare alcuni dei vescovi più noti, e il sentimento che sembra prelevare in essi è una sfiducia profonda e quasi desolata, il dolore di non esser giunti a far nulla per salvare una Chiesa storica e gloriosa, che si va giorno per giorno dissolvendo sotto i loro occhi, senza rimedio possibile.</p>
      <p>Certo la situazione non è dapertutto la stessa. A Parigi, di questi giorni, quattro nuove parocchie sono state create dall'arcivescovado, ed altre saranno create via via; ciò non sorprende quando si pensi che nei quartieri nuovi vi era qualche parocchia che aveva sino a 120,000 abitanti ed alla quale sei sacerdoti in tutto erano addetti. E si intende anche che a Parigi meno che altrove si presenti il pericolo della mancanza di denaro: anche sotto il regime concordatario gli assegni dello Stato erano una parte insignificante del reddito di quasi tutte le parocchie; quella di Site Clothilde, p. es., su di un bilancio di quasi 100,000 lire non ne aveva dallo Stato che 5000.</p>
      <p>Il clero di Parigi potrà inoltre, assai facilmente, conservare anche le case parrocchiali; il Municipio, al quale esse appartengono, non ha ancora deliberato in proposito, e dovrà prendere una decisione fra breve.</p>
      <p>Per provvedere regolarmente al culto nella maggior <pb n="219" />parte delle chiese di Francia — riducendo il numero di queste secondo le condizioni locali — sarebbe necessaria un'organizzazione nazionale, diretta e sorvegliata dall'episcopato stesso, che distribuisse equamente gli introiti. La legge di separazione riconobbe il diritto di costituire associazioni di tal genere; ma i cattolici non possono giovarsi di questo vantaggio.</p>
      <p>La mancanza di denaro si farà poi sentire anche per altre vie. Qui si parla già della. soppressione della facoltà di diritto all'Istituto cattolico; altre soppressioni simili seguiranno certamente nelle altre università libere, fondate e mantenute dai cattolici con grandissima spesa, e poste sotto la sorveglianza diretta dei vescovi delle varie regioni.</p>
      <p>Le vocazioni ecclesiastiche subiranno una diminuzione fortissima, sicuramente; in gran parte il clero era reclutato fra le famiglie di agricoltori e di piccoli artigiani che avessero una figliolanza numerosa; e questi erano anche gli alunni più docili e più remissivi, mentre i giovani che mostrassero vivacità di ingegno e qualche tendenza alla critica erano, in questi ultimi tempi, diligentemente allontanati. Anche nel clero regolare le vocazioni diminuiscono. Ma le congregazioni religiose avevano molto denaro e, non ostante le spogliazioni delle quali sono state vittime, hanno potuto fondare tutt'all'intorno della Francia, alle frontiere, nel Belgio, nel Lussemburgo, nel Piemonte, in Ispagna, dei collegi numerosi nei quali educano dei fanciulli raccolti nelle provincie francesi più vicine. Intanto si annuncia che è già firmato il decreto che scioglie altre quattro congregazioni: padri dello Spirito Santo, lazzaristi, sulpiziani, missioni straniere.</p>
      <p>Potrà questa situazione prolungarsi lungamente?</p>
      <p>È difficile rispondere. Certo è, tuttavia, che le perdite, pel cattolicismo, sono gravissime, e assai pochi sono quelli <pb n="220" />che manifestino qualche fiducia per 1'avvenire. Brunetière è morto amaramente disilluso, ed aveva annunziato il suo proposito di non più occuparsi di apologetica religiosa. I ventitre, accademici di Francia per la massima parte, detti cardinali verdi dal colore del loro abito accademico, che avevano firmato la nota petizione a Pio X, supplicandolo di accettare la legge di separazione, e con essi molti cattolici intelligenti si vanno sempre più disinteressando delle cose della Chiesa: anche nel laicato più modesto un senso di sfiducia e di sgomento si diffonde rapidamente. La gioventù laica, in particolar modo, si va, per opera della scuola laica (1'insegnamento libero universitario non ha prodotto effetti notevoli) sempre. più staccando dalla Chiesa; e non è dubbio che alle venture elezioni i cattolici avranno ancora minore vantaggio che nelle ultime scorse. La Repubblica si è consolidata ed ha messo radici profonde nell'anima francese; e l'idea repubblicana è così strettamente legata (per colpa, in gran parte, dei cattolici) a un concetto laico ed areligioso della vita che non fa meraviglia vedere le due cose crescere e diffondersi insieme.</p>
      <p>Tuttavia, anche la Repubblica ha le sue difficoltà, e gravi. Ne è prova., in questo momento, la lotta impegnata fra le associazioni magistrali e il ministro dell'istruzione pubblica, on. Briand.</p>
      <p>Quelle sono rapidamente attratte nell'orbita dell'azione sindacalista e socialista: e la Federazione del Rodano aderì recentemente alla <hi rend="italic">Confederazione generale del lavoro.</hi> Avendo il ministro, on. Briand, dato ad essa otto giorni di tempo per ritirare la sua adesione, tutta la classe è in moto e sembra che il conflitto debba assumere proporzioni più gravi. La Repubblica vincerà certamente: ma il fatto mostra le tendenze degli spiriti. Se la separazione dalla Chiesa dovesse facilitare ed accelerare in Francia l'evoluzione del <pb n="221" />paese verso il socialismo, può darsi che la borghesia radicale debba un qualche giorno veder la questione religiosa con occhi alquanto diversi.</p>
      <p>Un breve accenno, ora, alla Chiesa protestante francese. Essa è divisa in due rami, la Chiesa luterana, e la Chiesa libera riformata; in comune, hanno in Parigi una facoltà ed un seminario teologico, dove insegnò, sino alla fine della vita, Augusto Sabatier e dove 1'altro Sabatier, l'autore della Vita di S. Francesco di Assisi, ha fatto i suoi studi. I protestanti hanno accettata la legge di separazione: le loro comunità avevano già, del resto, delle associazioni cultuali, e la sola differenza consiste, per essi, nel controllo finanziario dello Stato, controllo del quale alcuni si lamentano, come di un peso grave, altri invece sono contenti, poiché ciò forzerà, dicono, i loro fedeli ad una maggiore regolarità amministrativa.</p>
      <p>Le perdite enormi che il cattolicismo va facendo gioveranno tuttavia assai poco, o quasi nulla, al protestantismo francese, che non è certo vitale né vigoroso. Dalla Chiesa cattolica i francesi escono oggi per passare all'indifferenza religiosa. Se la Francia cesserà di essere cattolica, essa noia diverrà certo protestante.</p>
      <p>La rivelazione del posto relativamente assai modesto che la religione occupa ancora nel pensiero e nell'animo dei francesi è stata una sorpresa per molti; io ho inteso alcuni amici, che qualche anno addietro tutti giudicavamo estremamente pessimisti su questo argomento, dichiarare invece che si erano ingannati, per eccessivo...ottimismo.</p>
      <p>C'è, in questo stato d'animo, un poco di esagerazione?</p>
      <p>
        <pb n="222" />III</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Fra la persecuzione e la libertà</hi>
      </p>
      <p>Parigi, 31 gennaio</p>
      <p>Una opinione molto diffusa, fra i cattolici specialmente, a proposito della separazione in Francia è che la legge francese sia stata una legge di <hi rend="italic">persecuzione</hi> religiosa. Ho già detto come essa sia, nelle origini sue, una legge di rappresaglia politica e di difesa repubblicana. È veramente, anche, una legge di persecuzione?</p>
      <p>A parer mio, occorre distinguere. Un forte gruppo parlamentare, appoggiato da una organizzazione politica <hi rend="italic">extraparlamentare</hi> assai fiorente in Francia, la massoneria, e capitanato da E. Combes, voleva certamente, e non ne ha fatto mistero, giungere, mediante la persecuzione, alla soppressione del cattolicismo in Francia, privando la Chiesa di ogni risorsa materiale, organizzando, con o senza l'ipocrisia della libertà, mille ingegnose maniere di darle, all'occasione, fastidi, e — infine — cercando di introdurre nella Chiesa lo scisma, con le associazioni di culto.</p>
      <p>Ma conviene anche riconoscere che la legge del 1905 non è stata certamente quale essi la volevano; non è Combes, ma è Briand che ha fatto la separazione, appoggiato dai socialisti e da molta parte della Sinistra.</p>
      <p>Basta conoscere un poco la storia dei dibattiti che hanno avuto luogo durante la lunghissima discussione della legge alla Camera per dover confessare che questa fu anche preparata e voluta da uomini i quali, quantunque non fossero sempre né per la maggior parte cattolici, desideravano sinceramente la pace e la libertà religiosa. All'<hi rend="italic">Union pour le verité,</hi> della quale è anima Paul Desjardins, noto per la sua. assidua e nobile azione morale; ai <hi rend="italic">Libros eatretiens,</hi> do <pb n="223" />ve accanto a cattolici come 1'<hi rend="italic">abbé</hi> Klein discutevano uomini di governo, protestanti, liberi pensatori e socialisti (noteremo solo i nomi di Brisson, relatore della Commissione parlamentare per la legge di separazione, e di Jean Jaurés), la legge fu discussa accuratamente in ogni sua parte, furono proposte modificazioni, in gran parte accettate, furono valutate accuratamente tutte le possibili conseguenze. Alla Camera, poi, le vedute di Briand furono accolte da deputati che, nella massima parte, non sono anticlericali di proposito, benché imbevuti d'uno spirito profondamente laico, e che desideravano veramente di finirla con la questione religiosa, risolvendola, una volta per sempre, in senso democratico e liberale.</p>
      <p>Ora i rappresentanti di questa tendenza, che è certamente la più numerosa, se pure non è sempre stata la più forte, vi dicono che la legge è, nella sostanza, quale essi l'hanno voluta: che se la Chiesa non fosse partita da un punto di vista della sua posizione e dei suoi diritti sociali che è incompatibile con lo spirito laico dello Stato moderno, ed avesse accettato la legge, essa avrebbe certamente goduto d'una libertà larga e sincera, conservato i suoi beni, fatto valere nelle associazioni di culto i suoi principi gerarchici. E vi citano il celebre articolo IV della legge, nel quale è detto che i beni delle singole chiese sarebbero resi ad associazioni organizzate <hi rend="italic">secondo i principi propri di queste chiese medesime.</hi> La frase è volutamente generica; ma in essa c'è posto, evidentemente, per il riconoscimento della gerarchia e della disciplina cattolica. Il Consiglio di Stato ed i Tribunali civili, che un altro articolo di legge chiama arbitri nelle contese fra diverse associazioni di culto, avrebbero dovuto limitarsi a constatare quale, fra due associazioni sedicenti cattoliche in conflitto, osservasse le leggi interne del suo proprio culto; quale cioè fosse unita al vescovo e in comunione con Roma, e quindi veramente cattolica.</p>
      <p>
        <pb n="224" />E può darsi che in realtà, verificandosi certe condizioni, le cose sarebbero andate a questo modo, e una pacifica giurisprudenza, favorevole a Roma, si sarebbe stabilita; può darsi, diciamo; giacché osservazioni diverse ed opposte non mancano anche esse di verità.</p>
      <p>È ovvio, innanzi tutto, che, se il cattolicismo è stato tratto dai politicanti su di un terreno di lotta che non gli era certamente favorevole, d'altra parte la repubblica francese ha trattato la Chiesa di Roma come un aggregato di cittadini soggetti alla legge, sui cui beni e sui cui diritti essa potesse liberamente legiferare, senza occuparsi del Sommo Pontefice, da essa considerato anzi come un potere ostile ed estraneo; offendendo cosi il principio sul quale riposa da oltre 1000 anni tutta la politica romana. Oltre a ciò, la legge non era certo molto esplicita nel riconoscimento dello speciale carattere del cattolicismo romano, il carattere dell'unità gerarchica.</p>
      <p>Ho letto con attenzione molti documenti delle lunghe discussioni che si svolsero al Parlamento e nelle società sopra indicate sulla separazione; e mi è parso innegabile che in molti, anche di quelli che desideravano sinceramente la pace e la libertà religiosa, dominava una preoccupazione ostile al cattolicismo romano, all'autorità pontificia ed al modo come essa si esercita, e il desiderio di fare o di avere un regime nuovo che permettesse e facilitasse l'evoluzione della vita interna della Chiesa in un senso più democratico. Ora, per quanto anche noi possiamo vagheggiare qualche cosa di simile, è necessario riconoscere che uno Stato laico, il quale voglia separarsi dalla Chiesa, deve vietarsi di entrare nei dettagli riguardanti l'organizzazione interna di questa e rimanere strettamente neutrale, dinanzi alle varie correnti che si agitano nel seno del cattolicismo stesso. La preoccupazione dell'«assolutismo romano», dal quale molti volevano <pb n="225" />liberare la Chiesa di Francia per mezzo delle associazioni di culto, ha messo in sospetto il Vaticano ed è stata un'ottima arma in mano di quegli uomini politici che, come il Grousseau, deputato di destra, hanno avuto molta influenza sulle decisioni di Roma e sono -Stati i più ascoltati da questa.</p>
      <p>Inoltre, e con questo entriamo forse nel più vivo della questione, i rappresentanti della Chiesa cattolica in Francia come altrove diffidano enormemente dei governi repubblicani e sono portati da una predominante tendenza storica a trattare più volentieri con dei sovrani. Sfugge ad essi in gran parte l'anima popolare; le masse elettorali sono difficili a condurre e la mirabile organizzazione del Centro cattolico tedesco è, per ora, un esempio unico nella storia; la penetrazione nel popolo dei principi laici e delle tendenze più avanzate è oggi facilissima, mentre assai più difficile ed enormemente arretrata è l'opera di penetrazione religiosa.</p>
      <p>Per tutto il secolo XIX, la Chiesa romana si è regolata come se essa volesse e potesse solo trattare i suoi affari con dei sovrani; si è rassegnata a tutte le delusioni che ha avuto dai sovrani costituzionali come a delle fatalità le quali sarebbero passate, ma non ha fatto i suoi conti con il popolo e con l'opinione pubblica: Leone XIII intravide la necessità di procurarsi il favore di questi, ma egli non giunse a <hi rend="italic">portare</hi> efficacemente su questo terreno la politica ecclesiastica e coltivò col massimo ardore, e non raramente con successo, i suoi rapporti con i sovrani d'Europa.</p>
      <p>Quindi la Chiesa ufficiale, in Francia, diffidava profondamente della Repubblica; e questa diffidenza entrava meravigliosamente nei piani di quelli che la Repubblica volevano abbattere. «Noi avremmo-forse potuto, mi diceva uno dei più eminenti giuristi cattolici francesi, fidarci di Briand: ma e se Briand cade?» Ed aggiungeva «Ogni volta che <pb n="226" />ci siamo fidati del Governo, abbiamo avuto la peggio; ogni volta che abbiamo resistito, qualche vantaggio ce ne è venuto.»</p>
      <p>Ed è forse per questo motivo che anche oggi l' dei cattolici francesi sullo spirito della legge è profondamente discorde. Gli uni pensano che con essa si inauguri un periodo nuovo per la Chiesa francese, gli altri sono convinti che essa non è che un passo in avanti, nella guerra di sterminio giurata al cattolicismo In Francia dalla «massoneria.»</p>
      <p>Che la lotta fra Chiesa e Stato in Francia, come del resto in molti altri paesi d'Europa, debba continuare, noi ne siamo convinti. C'è, specialmente nella coscienza dei popoli latini, una specie di malessere profondo, il quale nasce dal non aver essi ancora sistemata e risolta la questione religiosa, malessere che c'impedisce di dar tutta l'intiera attenzione e l'attività a problemi nazionali gravi ed urgenti. Le due diverse concezioni della vita, delle quali l'una fa, capo all'insegnamento laico e l'altra alla dottrina cristiana, continueranno a disputarsi le coscienze perennemente: ma noi crediamo che sul principio del 1906 la questione non si presentasse in questi termini alla Chiesa di Francia. Non si trattava forse tanto, per essa, di aver fiducia o meno in Briand e nei governi repubblicani quanto di aver fiducia in sé stessa. Questa fiducia non poteva venire che da una chiara conoscenza. delle condizioni nelle quali il cattolicismo in Francia doveva vivere e svolgersi. Quando Leone XIII suggerì ai cattolici francesi il <hi rend="italic">ralliement</hi> alla Repubblica, questo non poteva operarsi seriamente ed efficacemente se non ad una condizione; che cioè nel seno stesso del cattolicismo si cercasse di svolgere rapidamente quelle forze di intelligenza, di iniziativa, di attività sociale che avrebbero un poco alla volta, insensibilmente ed inevitabilmente, ope <pb n="227" />rato dall'interno l'acclimatazione repubblicana. Ma allora anche i cattolici più intelligenti non videro chiaramente questa necessità, e si continuò a considerare la democrazia come un pericolo ed una insidia che l'accordo fra le due autorità, religiosa e civile, potesse solo fronteggiare.</p>
      <p>Quando, più tardi, si trattava di accettare o respingere la posizione fatta al cattolicismo dalla nuova legge, ancora una volta i cattolici francesi ebbero fiducia nel numero di seguaci che credevano di poter raccogliere per una politica di resistenza, e ne ebbero invece troppo poca nelle risorse delle quali potevano disporre per modificare gradualmente a loro vantaggio lo spirito pubblico francese. Della solenne disillusione che provarono, quanto a quella prima fiducia, ho già detto: il difetto di questa seconda non ha meno contribuito a rendere la loro condizione presente difficilissima.</p>
      <p>Non si trattava certamente, si noti, di riconquistare al cattolicismo una parte più o meno grande della Francia, in breve tempo: si trattava solo della possibilità o meno di riconquistare la simpatia ed il rispetto del pubblico così da rendere una ripresa di violenza anticlericale impossibile. E questa seconda cosa era forse tutt'altro che difficile. C'è un fatto, diremmo meglio un incidente, ché caratterizza e rivela assai bene lo stato degli animi a questo proposito. La Camera francese ha fra i suoi membri un prete che si è grandemente e lungamente occupato, con una sincerità di intenzioni ed un fervore di sacrificio ai quali tutti rendono testimonianza, delle condizioni dei minatori del Nord: deputato da quasi quattordici anni, egli si interessa attivamente di legislazione sociale e si tiene estraneo a tutti i partiti ed a tutte le collere e gli odii di partito. Pochi giorni addietro, quando egli sorse a parlare alla Camera a proposito di uno degli effetti della legge di separazione, e dichiarò di credere, nella sua sincerità di cristiano, che la maggio<pb n="228" />ranza parlamentare e il Governo avevano detto la verità quando dichiaravano di non volere, con la separazione, la rovina della Chiesa, egli ebbe un applauso entusiastico da tutte le sinistre, fra le interruzioni velenose della destra. Ed altre volte gli è occorso qualcosa di simile. Se, imitando questo prete sincero ed attivo, i cattolici francesi potessero smettere il loro odio per la Repubblica, ritirarsi dal terreno delle violente competizioni di partito e darsi ad un lavoro sereno e fervido di educazione religiosa e sociale, dividere la loro causa da quella di noti avventurieri della politica, ed accettare senza riserve il diritto comune e la libertà, nessuno più oserebbe attaccarli, ed essi riacquisterebbero rapidamente il rispetto e la stima del popolo: di molta parte, anche, del popolo che, non crede più e non frequenta più le chiese.. Ma purtroppo, la speranza è, per ora, vana.</p>
      <p>Un altro fatto notevole. Il cattolicismo ha perduto, forse per parecchie generazioni, le masse popolari; ma esso ha, in questo momento, grandi simpatie nelle classi colte e negli ambienti universitari. Il cammino fatto in questo senso nell'ultimo decennio è veramente notevole. Ora una cosa che colpisce molto gli osservatori intelligenti, in Francia, è questa; che tutti i cattolici i quali hanno voluto fare opera serena di studiosi e di critici e che si sono guadagnati la stima e la simpatia negli ambienti intellettuali hanno avuto subito contro di sé i cattolici ed i loro rappresentanti. Proprio di questi giorni, per non citare che fatti recentissimi e non ancora noti, si annuncia che Loisy è in nuove difficoltà con l'autorità ecclesiastica: che la <hi rend="italic">Quinzaine</hi>, diretta dal Fonsegrive, pericola, che <hi rend="italic">Demain</hi>, il nuovo settimanale di Lione, perde la collaborazione di ottimi scrittori, aventi una posizione ufficiale nell'insegnamento superiore. Cattolico, pel pericolo che essi corrono di compromettersi scrivendo nella rivista lionese; che all'ordine del giorno dell'ultima <pb n="229" />assemblea dei vescovi c'era una lista di periodici cattolici da condannare: e fu per mancanza di tempo che la questione non venne trattata.</p>
      <p>Non è quindi difficile concludere. Il cattolicismo in Francia, come altrove, perde via via 1'affezione e la stima del popolo, respinge il concorso dell'intelligenza e della simpatia che dalle classi colte si rivolgerebbero verso di esso, diffida delle sue proprie risorse. Le sue prospettive remote non sono più felici ed incoraggianti delle prospettive d'un avvenire vicino. Esso non ha per sé né il popolo, né l'ingegno, né la legge: quest'ultima può anche accettarla da un momento all'altro ⸺ e sembra ora disposto ad accettarla ⸺ ma quando 600 milioni di beni sono già irremissibilmente perduti e quando il rifiuto ha prodotto nell'opinione pubblica tutti i suoi effetti dannosi. E intanto, come abbiamo visto, ai danni ed ai pericoli della separazione e della resistenza alla legge si aggiungono, inosservati ora, ma tali che appariranno molto gravi fra poco, i danni ed i pericoli — in qualche senso anche maggiori, poiché intaccano i capitali di energie viventi ⸺ di una crisi intellettuale e discordia profonda di tendenze nel seno stesso del cattolicismo. Il pessimismo del quale io parlavo precedentemente sembra quindi, anche sotto questo aspetto, giustificato.</p>
      <p>IV</p>
      <p>
        <hi rend="italic">La grande prora</hi>
      </p>
      <p>Parigi, 2 febbraio.</p>
      <p>Con la recente proposta dell'episcopato francese relativa alla locazione delle chiese al clero, la Francia entra ora <pb n="230" />mai nella via della sistemazione dei nuovi rapporti fra la società religiosa e la civile. La proposta dell'episcopato non creava certamente difficoltà od incompatibilità nuove; ma, come era l'eco di una indignazione non sopita, così ravvivò sulla via e contro di sé collere e passioni non ancora calmate, in quel gruppo, che dicemmo non numeroso ma forte, il quale desiderava fare della separazione una soppressione, e col quale lo stesso Clemenceau giornalista e senatore si è, non raramente, schierato.</p>
      <p>Se davvero le passioni incominciassero oramai a dar giù, e le difficoltà dell'accordo fra le due parti fossero affrontate con un sereno spirito di libertà e col desiderio di giungere alla pace religiosa, risolte via via, dopo questa della locazione delle chiese, le altre questioni più gravi, si potrebbe venire ad un periodo di quiete, nel quale la vita religiosa prenderebbe il suo nuovo assetto; e certo tutti gli amici della Francia e della libertà si augurano oggi che a questo si venga.</p>
      <p>La Chiesa in Francia ha oramai, nella crisi violenta che abbiamo cercato di riassumere oggettivamente, perduto, o quasi, tutto quello che essa poteva perdere; essa era una organizzazione di Stato, un partito politico, una tradizione civile e sociale, e non è più, od è ora assai meno, tutto questo. Io vorrei insistere ancora un poco su questa profonda trasformazione, poiché essa finirà di spiegare i lati meno osservati dal pubblico, e tuttavia i più importanti, del problema della separazione e gioverà ad intendere lo stato nuovo del cattolicismo in Francia e le sorti che gli sono probabilmente riserbate per un prossimo avvenire.</p>
      <p>Il concordato faceva della Chiesa francese una istituzione di Stato. Il Governo aveva facoltà di designare i vescovi, si interponeva, quasi ad ogni passo, nelle relazioni fra il clero e 1'episcopato e l'episcopato e Roma, sinché non si <pb n="231" />creò una abitudine, contraria in molte cose al diritto canonico, ma enormemente favorevole all'influenza del potere politico sulla religione. In compenso, esso alimentava il culto e copriva del suo prestigio, che è ancora grande sulle masse minori, non conquistate dal socialismo, il parroco e la Chiesa; e questo prestigio era una grande forza di <hi rend="italic">conservazione</hi> religiosa, la quale sparisce.</p>
      <p>Come la Chiesa francese fosse strettamente legata alle vicende ed alle lotte politiche del suo paese, dopo la caduta dell'impero, abbiamo già detto. Ora che essa è in condizioni cosi diverse ed ha tante preoccupazioni sue proprie, i partiti politici, i quali cosi lungamente si giovarono di essa, e la compromisero spesso, la lasceranno pensare in pace ai casi suoi? Certo la loro influenza si è esercitata, sino a questi ultimi giorni, suggerendo, preparando ed invocando le decisioni più radicalmente ostili all'accordo. Ma conviene altresì notare che la politica clericale antidemocratica, durante e dopo l'affare Dreyfus, fu guidata da alcune congregazioni religiose, e specialmente dai gesuiti e dagli assunzionisti; e che mentre il peggioramento dei rapporti fra il Governo e il clero secolare è nei voti di queste, come è nei voti dell'altra frazione estrema, la combista, l'episcopato ed il clero secolare, che erano stati trascinati quasi fatalmente nella lotta politica, desiderano invece che la situazione migliori, e dai più pressanti interessi sono condotti a non occuparsi oltre di politica militante e cercare invece un terreno d'accordo almeno tacito con la Repubblica. Questo nuovo stato d'animi — del quale può essere un indice la fusione della <hi rend="italic">Veritè,</hi> il giornale clericale più recisamente antidemocratico, e che condusse la lotta contro le direzioni politiche di Leone XIII, con l'<hi rend="italic">Univers</hi>, fusioneavvenuta or ora — potrà produrre delle mutazioni :notevoli nella politica interna della Francia, e determinare un nuovo <pb n="232" />orientamento di partiti, sul terreno economico e sociale. C'è, è vero, in progetto, dopo l'insuccesso dell'<hi rend="italic">Action liberale</hi>, capitanata dall'on. Pion, una <hi rend="italic">Action catholique,</hi> organizzazione che dovrebbe raccogliere e riordinare per la lotta gli sparsi elementi clericali ed anticostituzionali; ma si può ritenere che il buon senso dell'episcopato, dall'una parte, e l'opposizione vivace delle. Frazioni di cattolici più avanzate nel terreno politico e sociale, dall'altra, impediranno in tempo il formarsi della nuova coalizione.</p>
      <p>La terza cosa che il cattolicismo viene rapidamente perdendo in Francia è il vantaggio di consuetudini e tradizioni sociali le quali conservavano usi religiosi e quindi un aspetto esterno di religiosità nella vita sociale anche là dove il vivo senso religioso era più o meno sparito. Non vi erano che i militanti del libero pensiero i quali si astenessero sempre e per partito preso da ogni dimostrazione religiosa, militanti al cui numero appartengono nella grandissima maggioranza i maestri e le maestre laiche; il resto delle varie classi sociali, compreso un buon numero di quei deputati medesimi che costituivano la maggioranza del <hi rend="italic">bloc,</hi> non si sentiva, assai spesso, la forza necessaria per rompere tradizioni consacrate dall'uso e legate cosi intimamente a tutti i ricordi di famiglia; oggi la violenza della lotta, l'avversione popolare alla condotta politica del clero in questi anni, il fatto stesso delle. precarietà del culto hanno spezzato molti di questi tenui fili che legavano al passato il costume sociale; e le forze vive del cattolicismo sono apparse enormemente minori di quel che pensassero i molti politicanti e cattolici i quali, dando un valore e quindi anche un significato eccessivo a quel che è esterno e formale, si illusero così stranamente sulla capacità di resistenza dei cattolici alla legge di separazione. L'illusione fu tale che non si può oggi leggere senza un senso di sorpresa quel <pb n="233" />che cattolici di molto valore scrivevano prima dell'andata in vigore della legge di separazione. Così, per non citare che un esempio, in una <hi rend="italic">brochure</hi> notissima, il conte di Haussonville, della Accademia Francese, prevedeva dissensi religiosi, enormemente più violenti di tutte le lotte politiche, che avrebbero gettato il tumulto in tutti i comuni di Francia, dalle città maggiori ai più piccoli villaggi, e suscitato una guerra religiosa ardente e un disordine profondo nel paese <hi rend="italic">(Aprés le separation.</hi> Perrin, Parigi). Questo errore capitale, colossale, di previsione, che fu comune a tanti, e che ispirò tanti atti, spiega molte cose nelle ultime vicende della crisi-religiosa in Francia.</p>
      <p>Ora il lettore avrà notato certamente che queste varie condizioni del cattolicismo in Francia erano insieme ostacoli gravi e profondi per la sua azione propria, sostanzialmente religiosa, e segni apparenti e superficiali di vigore esterno. Per essi rimaneva quasi intatta la facciata magnifica di un edificio i cui vani andavano via via cadendo o rimanevano disabitati. La crisi è quindi insieme un dissolversi rapido e clamoroso di quello che appariva esteriormente ed esisteva superficialmente, ed una liberazione di quegli elementi profondi e vitali che, cacciati nel fondo di quel vecchio corpo inerte, della Chiesa ufficiale e di Stato, non potevano spiegarsi ed agire.</p>
      <p>La speculazione politica, per esempio, schierava dal lato del cattolicismo aristocratici dalla vita mondana, atei in cerca di popolarità e di affari, letterati che contavano, pel successo; sugli applausi dei salotti clericali; e tutti questi decantavano in coro, e <hi rend="italic">pour cause</hi>, lagrandezza e la forza del cattolicismo, e il loro canto suscitava illusioni ed addormentava energie.</p>
      <p>Così, dall'altra parte, il fatto che una quantità enorme di uomini che avevano perduto ogni principio di fede viva <pb n="234" />ed operosa nella Chiesa romana e nelle sue dottrine partecipassero tuttavia di quando in quando ai suoi riti, e chiedessero i suoi sacramenti, costituiva una grande debolezza. Non si osava esser severi, per non perderli, e non perdere insieme il vantaggio del ritenerli ancora, in qualche modo; poiché ai matrimoni, ai battesimi, ai funerali, se non portavano fede, portavano tuttavia lustro di apparenza esterna e denaro. Così anche si temeva di promuovere iniziative che, ridestando il senso religioso dei pochi buoni e sinceri, avrebbero suscitato dissensi, provocato la disapprovazione degli altri, rovinato quelle altro iniziative o speculazioni che erano costrette a fare assegnamento sopratutto sul numero e sull'apparenza. I cattolici temevano anche di contarsi. Quanti erano? Alcuno rispondeva: trentacinque milioni; altri: cinque milioni, comprese le donne ed i fanciulli. </p>
      <p>Il denaro dello Stato, poi, teneva molti sacerdoti nella condizione di burocratici; e i burocratici, specialmente quando sono dispersi in piccoli centri, amano di non dissentire dal superiore, di essere d'accordo con le persone influenti del luogo ed avere le loro grazie, rifuggono da una cosa che spaventa tutte le amministrazioni e che queste puniscono spesso severamente nei loro dipendenti, l'iniziativa personale vigorosa ed energica. Ed a conservare il clero in questo stato di cose contribuivano anche, con una forte pressione, tutti gli interessi economici e sociali che erano in qualche modo associati a quelli del clero.</p>
      <p>Oggi ⸺ e noi non abbiamo recato che pochi dei molti fatti che si potrebbero citare — oggi tutto questo è sparito o va disparendo. Ciò spiega la gravità inopinata della crisi, ma giustifica alcune speranze che i cattolici migliori si fanno.</p>
      <p>Se conoscere la situazione vera del cattolicismo giova per prendere risoluzioni più adatte ed aventi maggiore pro<pb n="235" />babilità di successo, quelli che vogliono possono <hi rend="italic">ora</hi> rendersi conto dello stato vero delle cose in Francia. Se la decadenza del cattolicismo va attribuita alla penetrazione di interessi e di influenze estranee, il clero secolare — del clero regolare francese preferiamo non parlare, poiché dovremmo essere forse troppo severi con esso ⸺ può ora scuotere più facilmente da sé queste influenze e questi interessi. Se i cattolici non possono agire se non riconoscendosi, prima, e affiatandosi ed intendendosi, in base ad una preoccupazione viva e verace di grandi interessi religiosi, le difficoltà presenti daranno modo ai veri, cattolici di riconoscersi, di stringersi intorno ai loro sacerdoti in organizzazioni parrocchiali, attuando in qualche maniera le tanto temute <hi rend="italic">cultuelles</hi>, di rinnovare con la sincerità efficacia del culto e del rito religioso.</p>
      <p>In Francia, come altrove, il cattolicismo ha bisogno di ripiegarsi su sé stesso, di raccogliersi nella considerazione dei suoi veri interessi, di fare una accurata revisione critica di tante opinioni ricevute e trasmesse ed accolte già, senza che vi si esercitasse intorno l'attività viva del pensiero, di veder più chiaro, nella cultura e nella vita moderna, che cosa gli ripugna e che cosa risponde meglio alle sue interne e native vocazioni, di cacciar lontano da sé quello che non è esso e di coltivare quello che è veramente esso, di rimuovere uno spirito di dominio assoluto e di passività cieca che si è annidato nelle connessure dei suoi organi gerarchici e fa rigidi e difficili i movimenti. La separazione crea condizioni enormemente favorevoli a una simile revisione critica.</p>
      <p>Questa grande prova oggi si impone al cattolicismo in Francia. Ne uscirà esso vincitore? Quando anche io potessi esporre qui ai lettori l'altra crisi gravissima, quella interna, intellettuale e disciplinare, che travaglia il cattolicismo fran<pb n="236" />cese, con la stessa oggettività con la quale ho <hi rend="italic">cercato</hi> di esporre le vicende della crisi dei rapporti fra la società religiosa e la civile, il concludere sarebbe ancora difficile. Poiché le conclusioni dovrebbero essere frutto, oltreché di un accurato esame delle cose quali ci si presentano esteriormente, di una valutazione di quei dati spirituali e religiosi che il cattolicismo possiede, e possiede solo: sicché la conclusione sarebbe effetto, oltreché di un esame critico, anche d'una fede.</p>
      <p>Ora io questa fede nella vitalità del cattolicismo, e quindi nella possibilità sua di giovarsi di tutti i risultati veri e buoni della cultura moderna e dello spirito democratico, l'ho. Ma molti cattolici non l'hanno; e per non perdere altra fede nella perennità del cattolicismo a loro non resta altra via di uscita che quella di....sperar prossima la fine del mondo e, possibilmente, affrettarla.</p>
      <p>Comunque, di quel che potrà venire dallo svolgersi del cattolicismo nelle nuove condizioni nelle quali esso è stato posto dalla crisi recente, non si potrà parlare che fra molto tempo: per il momento, sono le difficoltà esterne che appariscono più gravi, e la rovina del cattolicismo esteriore occupa ancora gli animi, in Francia, di spavento e di doloroso stupore e li fa incerti e pensosi del domani.</p>
      <p>
        <pb n="237" />V</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Attendendo le carte Montagnini</hi>
        <note n="2"> Questa lettera non fu pubblicata, essendo giunta al giornale quando il Figaro aveva giù dato larghi estratti del dossier Montagnini.</note>
      </p>
      <p>Cialda di Macerata, 20 marzo</p>
      <p>Oscuro domestico di Curia sino a ieri, Monsignor Montagnini non di Mirabello da oggi il suo nome ad un periodo nuovo della crisi del cattolicismo in Francia. E le ultime vicende dell'attività diplomatica del Vaticano in questo paese stanno per esser gittate in pascolo alla curiosità del pubblico, mentre, assicurato oramai il segreto per le carte dell'antica nunziatura, Monsignor Lorenzelli viene promosso al cardinalato; affinché la disgrazia dell'ultimo Nunzio pontificio in Francia non fosse quasi la confessione dell'inferiorità di una diplomazia che, assorta nelle conversazioni dei salotti aristocratici e legittimisti, non vide addensarsi sulla Chiesa francese la tempesta sterminatrice.</p>
      <p>Che cosa diranno queste carte che sono ora in mano della commissione parlamentare? Noi non possiamo fermarci, come altri hanno fatto, alle vaghe voci corse, eco di superficiali impressioni di piccole cause della pubblicazione o di particolari piccanti. Stato e Chiesa sono in guerra, in Francia, e questo nuovo atto del primo è un'altra battaglia data alla Chiesa. In quali condizioni e con quale probabile risultato? Questo è che importa vedere.</p>
      <p>Alcuni si sono affrettati a mettere fuori di causa il Vaticano, a dire che esso non sarà colpito da quei documenti, quali che si sieno. E noi possiamo esserne certi. Dopo la caduta del potere temporale, la politica pontificia ha dei limiti precisi, fissati dai suoi interessi gerarchici ed ecclesia <pb n="238" />stici; le alleanze ed i rapporti politici fra i varii Stati sono troppo evidentemente fuori del suo presente campo di azione perché si possa temere che l'imprudenza di alcuno dei suoi la faccia a un tratto apparire come congiurata ai danni del paese presso il quale essa aveva un rappresentante e che sino a ieri trattò con estrema benevolenza. Inoltre la diplomazia Vaticana aveva delle tradizioni di cautela e di correttezza che non possono certamente esser sparite d'un tratto. Non si tratta, dunque di ciò.</p>
      <p>Quello che le carte Montagnini metteranno in luce saranno invece le condizioni interne della Chiesa di Francia alla vigilia della separazione; le piccole vanità, le divisioni interne, le incertezze, le diffidenze, le illusioni, gli errori politici, le inframettenze laiche, l'accentramento burocratico; grande insieme di errori e di vizii organici che gioverà a spiegare le ultime vicende e gitterà luce sulle condizioni presenti del cattolicismo in Francia. Esse quindi documenteranno meravigliosamente osservazioni già fatte, giudizii già sommessamente dati da quei parecchi che hanno, in questi ultimi anni, studiato la crisi religiosa in Francia; letteratura oramai ricca, alla quale viene ora ad aggiungersi un nuovo, audace più che coraggioso, libro di Henri Houtin, il più acuto e crudele critico della questione religiosa, noto per la rapida fortuna di altri suoi libri che son tutti all'Indice.</p>
      <p>Questo nuovo volume, che abbiamo letto, dal titolo: <hi rend="italic">La</hi>. <hi rend="italic">crise du clergé</hi>, è una analisi fredda e minuta dello stato d'animo del clero francese; esso è ispirato ad un radicalismo di vedute, intorno alle basi teoriche ed all'avvenire della Chiesa, che molti, noi compresi, non dividono in alcun modo. Ma i fatti non cessano di esser tali, anche quando l'interpretazione che ne tenta chi li narra può apparire un poco forzata; e questa rivelazione cruda aiuterà il clero <pb n="239" />francese a prender coscienza di sé e, non ostante il pessimismo che la ispira, farà del bene.</p>
      <p>Alla Chiesa francese mancava, abbiamo già detto nelle nostre precedenti lettere da Parigi, una visione chiara della realtà delle cose e del programma di azione che essa imponeva. Le direzioni di Leone XIII fallirono; perché una politica non si crea dal nulla, ma deve rispondere allo stato d'animo di coloro che sono chiamati a farla.</p>
      <p>Ora la Francia religiosa, all'epoca del <hi rend="italic">ralliement,</hi> era ancora, come sotto il secondo impero, una istituzione foggiata spiritualmente nelle forme dell'<hi rend="italic">ancien regime.</hi> Essa faceva consistere la sua forza e la sua sicurezza nella stabilità, in un paese dove tutto mutava cosi rapidamente. E questa sollecitudine ansiosa della stabilità si rivelava, nei rapporti col governo, quasi di funzionarii, nel governo interiore sospettoso dell'intelligenza e severissimo contro l'iniziativa, nell'apologetica, che era un poco sempre, in sostanza, la rivendicazione della cultura e delle abitudini del passato. Una delle maggiori cure dell'episcopato francese, in questo periodo di tempo, fu quella di tener lontano il giovane clero da ogni contatto con la cultura e la scienza delle università. Anche la creazione delle università libere si deve, in gran parte, a questo proposito.</p>
      <p>Quando la penetrazione, e con essa la crisi dei vecchi sistemi, cominciò, come era fatale che avvenisse, la Chiesa reagì vigorosamente; e ne seguì subito, dall'una parte maggior timidezza di ricerca e di lavoro, dall'altra un esodo, dal sacerdozio e dal cattolicismo, di molti dei più desti od acuti intellettualmente. Si contano oramai a diecine, ogni anno. i preti di qualche valore e notorietà che abbandonano la Chiesa; ed assai maggiore è il numero di quelli che, pure avendo perduta la fede, vi rimangono, per non andare <pb n="240" />incontro ai giudizii del mondo ed alle difficoltà del rifarsi una posizione nella vita; ad età già avanzata.</p>
      <p>Negli ultimi anni, alcuni, anche manifestando idee che sono oggetto di ripetute e gravi condanne da parte delle autorità ecclesiastiche, rimangono e dichiarano di voler rimanere nel cattolicismo, perché i loro studii come la loro fede li portano ad ammettere che la religione deve essere un fatto sociale e collettivo e che, non ostante i risultati della critica storica e filosofica, il cattolicismo conserva ancora un meraviglioso valore spirituale e non può essere sostituito; ma la loro incomoda, presenza non fa che rendere più sospettose le autorità; ed oggi il seguire, anche da lontano, i metodi e le ricerche critiche in teologia positiva ed in esegesi, e l'accettare alcune più note conclusioni di esse è un caso di espulsione dal seminario per i giovani chierici e di sorveglianza severa per gli altri.</p>
      <p>L'azione sociale, la propaganda degli <hi rend="italic">abbés democrates</hi>le le «oeuvrés» ebbero un periodo di voga dopo la pubblicazione dell'enciclica di Leone XIII <hi rend="italic">Rerum novarum;</hi> ma, per l'ostilità dichiarata di coloro che vi vedevano una penetrazione di metodi e di idee repubblicane nella Chiesa, esse non attecchirono; né oggi varrebbero più a distrarre l'attenzione del clero da quello che è il lato più grave della questione, la crisi interna del pensiero cattolico.</p>
      <p>La stessa preoccupazione di stabilità aveva poco alla volta isolato il clero da ogni contatto vivo con le masse popolari. L'ombra della protezione delle classi ricche ostili alla repubblica la quale aveva ai loro occhi il torto di aumentare: tutti i giorni l'azione diretta e il potere delle masse, pesava oramai su tutta la Chiesa francese. Le congregazioni brigavano, l'episcopato non voleva. Compromettersi, il clero minore si adattava ad una vita quieta e sicura, aderendo sempre più ai suoi piccoli comodi. Abitudini fiscali <pb n="241" />molteplici e minuziose avevano fatto del culto stesso un privilegio di coloro che pagano. A chi non aveva o non voleva pagare era riserbato un posto modestissimo negli angoli. L'uso era così impopolare e dannoso che, appena abolito il concordato, e cresciuta quindi la necessità di far denaro, quasi tutti questi usi fiscali sono stati…aboliti.</p>
      <p>Questi profondi dissensi interni fra clero secolare e clero regolare, fra alto e basso clero, fra intellettuali e conservatori, fra repubblicani e monarchici, fra gruppo e gruppo politico, hanno condotto a una debolezza radicale di tutto l'organismo ecclesiastico, ad una difficoltà di muoversi e di agire che le vicende recenti hanno largamente documentato.</p>
      <p>Ora tutta questa Chiesa faceva capo al rappresentante della Santa Sede a Parigi. Da qui partivano per Roma tutte le informazioni in base alle quali il Vaticano deliberava sulla scelta dei vescovi presentati dal governo, distribuiva nomine, largiva il cardinalato, mandava moniti, emanava disposizioni e direzioni d'indole generale.</p>
      <p>Quale è stata, in questi ultimi decennii, la parte rappresentata dai Nunzii? A quali preconcetti ispiravano essi le loro informazioni, quali uomini e quali idee appoggiavano, quale indirizzo politico hanno favorito e sino a che punto hanno spianato la via alla politica seguita ed al disastro che ne fu il termine fatale? La carte della nunziatura vanno a riposare negli archivii vaticani, gravide di segreti che solo gli storici avvenire potranno frugarvi; ma le carte di Mons. Montagnini illumineranno, fra poco, il crepuscolo di questa poco fortunata attività diplomatica. Non sappiamo quale pascolo vi troverà la curiosità malsana del pubblico; ma possiamo prevedere da ora che cosa esse diranno allo studioso sereno e imparziale. Queste previsioni ci pare possano essere le seguenti.</p>
      <p>Gli ultimi rappresentanti della Santa Sede a Parigi non <pb n="242" />erano preparati né adatti a portare nello stadio e nel governo delle cose ecclesiastiche francesi una visione chiara dello stato degli animi e degli interessi veri della società religiosa sulla fine del secolo XIX. Essi erano, per educazione o per principio, estranei od ostili alla democrazia. L'aristocrazia francese che spalancava a quei figli del popolo, modesti di idee e di ambizioni, vestiti di un abito meravigliosamente decorativo, i suoi saloni, acquistava immediatamente su di essi un ascendente insensibile ma profondo ed efficace. Nelle contese intellettuali interne del clero, la loro parte era subito scelta, con quelli che ostentassero maggiore il rispetto alla tradizione e all'ortodossia. La guerra mossa alla Chiesa si impiccoliva, ai loro occhi, in una congiura settaria di pochi; e le parole di qualche Ministro abile facevano presto a rassicurarli. Tutto, nella tradizione del loro ufficio e nelle conversazioni dei cattolici che frequentavano, li induceva a credere che la lotta religiosa fosse un affare politico, da risolvere con mezzi politici. Ma poi i mezzi politici che essi mettevano in uso erano radicalmente viziati del sospetto che investiva la Chiesa ed i suoi rappresentanti, di tendenze e di amori anticostituzionali. Essi si fecero eco, presso il Vaticano, delle animosità, dei rancori, delle passioni che si accompagnavano alla ricerca degli onori e degli alti ufficii, tentazione così forte per ogni cuore francese; contribuirono così a rassodare l'autorità gelosa e sospettosa dei capi, a spargere il sospetto intorno ai migliori, a diminuire a questi — se alcuno riescì ad occupare alti posti, fu piuttosto per effetto dell'ingerenza governativa — il terreno di azione.</p>
      <p>Mancò, specialmente negli ultimi anni, una direzione precisa e sicura all'attività diplomatica dei rappresentanti del Vaticano; e gli avvenimenti li sorpresero quasi sempre impreparati; colpa non certo tutta né sempre loro, ma di <pb n="243" />un complesso di condizioni storiche che sarebbe lungo illustrare.</p>
      <p>Così anche si spiega come i rappresentanti del Vaticano a Parigi non trattenessero i cattolici da alcuno di quegli errori che hanno poi condotto al triste stato di cose presente. Essi favorirono, inconsapevolmente, quella colossale mistificazione, che fu l'affare Leo Taxil; furono fiacchi e tardi strumenti della politica di <hi rend="italic">ralliement</hi>; crearono difficoltà serie a un movimento sociale che pure era voluto ed incoraggiato da Roma, e concorsero così al diffondersi di incertezze dannose intorno al vero pensiero del Vaticano; al tempo dell'incredibile aberrazione dell'anti-dreyfusismo, la parola di prudenza e di serenità che era così necessaria non fu detta da alcuno. Essi infine, raccogliendo le speranze e le illusioni di una classe che, come avviene a tutte le classi in decadenza, si nutriva di illusioni, alimentarono nella Santa Sede, su di uomini e movimenti politici, speranze che 1'evento doveva sempre ed inesorabilmente smentire, rendendo così o assai più difficile o meno pronta l'adozione di giusti ed adatti provvedimenti. Un incidente, che illumina bene tutto questo stato di cose, è la parte avuta da uomini politici come il deputato Grousseau e il sig. Piou, che avevano la piena fiducia del Card. Richard e di Mons. Montagnini, nelle ultime decisive deliberazioni della Santa Sede.</p>
      <p>Un altro punto, che queste carte illustreranno, assai probabilmente, sarà il dissenso di opinioni dell'Episcopato francese di fronte alla legge di separazione ed il cedere di queste divergenze dinanzi alle istruzioni della Santa Sede, per dar luogo a quella unità di condotta esteriore che i cattolici di tutti i paesi hanno ammirato. Ma in quest'ultimo periodo la Santa Sede poté essere in diretta comunicazione con i vescovi francesi e la parte del suo rappresentante in Francia ebbe un campo limitatissimo.</p>
      <p>
        <pb n="244" />Questo diranno, ed è quindi opportuno che lo si avverta prima da persone che non hanno interesse a falsare i fatti, poiché pensano non poter la causa che ad essi piace esser mai difesa altrimenti che con la verità e la sincerità, le carte sequestrate nella residenza della nunziatura pontificia a Parigi. Coloro che veggono le cose di lontano si renderanno conto difficilmente dell'interesse col quale questa pubblicazione vien preparata ed attesa da un certo pubblico in Francia. Ma il governo specula evidentemente sulla cattiva luce che quelle carte gittarono sul cattolicismo ufficiale e sulla vita ecclesiastica della Chiesa francese contemporanea; esso vuole alimentare delle passioni che avranno il doppio effetto di alienare vieppù da questa l'opinione pubblica e di ritardare, fra i cattolici, il prevalere di un più sereno spirito di accomodamento all'inevitabile, e di vigorosa riforma dei metodi di azione e di influenza.</p>
      <p>Ma crisi simili, quanto più sono profonde, tanto più promettono di essere anche risolutive; e noi comprendiamo quindi perché l'<hi rend="italic">abbé</hi> Lemire abbia accettato di far parte della commissione parlamentare nominata per l'esame delle carte Montagnini e di esserne anche vicepresidente, e si dichiari favorevole, con certe riserve, alla pubblicazione. I cattolici francesi si correggeranno meglio di certi loro errori e guariranno più facilmente da certe illusioni quando avranno osservato più da vicino tutta la gravità degli uni e la vanità delle altre.</p>
      <p>E questa deve essere una buona speranza per tutti coloro i quali credono che lotte religiose come quella che si va svolgendo in Francia, se sono inesorabilmente determinate da cause storiche le cui radici si profondano nelle più intime fibre del corpo sociale, costituiscono tuttavia una perdita netta di energie spirituali pel paese che ne è teatro e, quanto prima e quanto più convenientemente si risolvono, <pb n="245" />tanto meglio è. E noi abbiamo fiducia che nella forma nuova nella quale i rapporti fra Chiesa e Stato troveranno il loro equilibrio in Francia, il cattolicismo, rinascendo, lo stesso e diverso, dalle rovine presenti, potrà rendere assai maggiori vantaggi alla Francia ed alle forze di libertà e di progresso che questo simpatico paese rappresenta, in Europa e nel mondo. </p>
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