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        <title>Clericalismo</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 73-85. <date when="1906">1906</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="73" />CAP. III</p>
      <p>CLERICALISMO<note n="1"> Pubblicato dal Corriere della Sera, 21 Novembre 1906.</note></p>
      <p>Non è, benché possa sembrare, una modesta questione di vocabolario; la disputa sulle parole nasconde conflitti profondi ed acuti di idee, i quali premono su di esse per adattarle a nuovi significati, quando non giungono a crearne direttamente delle nuove.</p>
      <p>La ricerca di più adatte espressioni linguistiche ferve specialmente intorno ai movimenti giovani e nuovi: non le sole correnti che si agitano nel partito socialista mostrano la tendenza ai neologismi che fu ad esse rimproverata da alcuni nel congresso di Roma: anche fra i cattolici i neologismi fioriscono da qualche tempo: vecchie parole, il cui senso si era attenuato, ripigliano nuovo vigore e contorni più precisi, o dal linguaggio di altri gruppi passano ad essi con valore parzialmente modificato; altre, infine, sono create di pianta.</p>
      <p>Le parole: <hi rend="italic">conservatore, liberale, progressista</hi>, dicono oramai troppe e troppo vaghe cose, nel campo religioso: ad indicare gruppi e sfumature diverse abbiamo preso dal socialismo la parola <hi rend="italic">ri</hi><hi rend="italic">f</hi><hi rend="italic">ormisti</hi> ed ora l'altra <hi rend="italic">integralisti</hi>;per designare il movimento dei giovani, nel cattolicismo italiano, <pb n="74" />si è foggiata la parola <hi rend="italic">murrismo,</hi> ed ora, con termine più generico, che dai giornali è passato nei documenti delle autorità ecclesiastiche, si dice <hi rend="italic">modernismo.</hi> A designare gli oppositori, i giovani usano la parola <hi rend="italic">reazionari,</hi> e l'altra <hi rend="italic">refrattarii,</hi> venuta di Francia, ed oggi più largamente la vecchia parola <hi rend="italic">clericali,</hi> precisandone o mutandone il significato. In Francia e in Italia, i giovani sono anche giunti a dichiararsi apertamente <hi rend="italic">anticlericali,</hi> in un senso che è certo diverso da quello più noto e comune; poiché questi anticlericali si dichiarono insieme buoni e fedeli cristiani e cattolici.</p>
      <p>Per sapere che cosa una parola significhi, conviene vedere a quali rappresentazioni essa sia comunemente associata; meglio ancora, poiché queste rappresentazioni possono essere incerte e confuse, vedere quali reazioni emotive essa susciti in chi la ascolta, a seconda delle varie tendenze o gruppi o dottrine alle quali questi aderisce.</p>
      <p>Ora, è subito evidente che le parole cattolico e clericale non suscitano in chi le ascolta le stesse idee e reazioni psichiche. Cattolico è, nell'uso comune, colui che professa il cristianesimo aderendo alla Chiesa romana ed alla gerarchia che fa capo al Papa; la parola: clericale, sebbene etimologicamente significhi aderente o appartenente al clero rievoca in noi associazioni di idee e di sentimenti nelle quali sono parecchi elementi d'indole politica. Ognuno può consultare, in proposito, la sua esperienza linguistica.</p>
      <p>Si parla, infatti, comunemente di scuole clericali, ad esempio, di associazioni clericali, anche, se composte da donne o da contadini: ma poi non diciamo clericali né i bambini che frequentano quelle scuole, né le donne o i contadini ignari di politica che compongono quelle associazioni; con tale parola, noi ci riferiamo sempre ad uno scopo, ad un piano, a delle mene di indole politica che sono <pb n="75" />nell'azione e nell'intenzione di coloro che tali scuole o società hanno fondato e promuovono. Così nessuno chiama clericale ciò che ha stretta e diretta attinenza con l'esercizio del culto e la professione cattolica; vi sono delle società di cattolici, dei sodalizi, delle opere religiose così evidentemente estranee ad ogni scopo politico — ad es., le confraternite della Misericordia o le Conferenze di S. Vincenzo de Paoli, — alle quali nessuno unisce, se non impropriamente e per estensione, l'appellativo di clericali.</p>
      <p>Ciò mostra anche che quel che distingue il clericale dal cattolico non è, come alcuni hanno detto, l'adesione dei credenti, semplicemente come tali, al pontificato romano; poiché questa è caratteristica del cattolicismo, dal quale non può essere disgiunta senza che si cada nel protestantesimo.</p>
      <p>Noi non vogliamo negare, con questo, che alcune scuole o partiti estendono volentieri l'appellativo di clericale ad ogni cosa che riguardi il cattolicismo, ad ogni manifestazione di attività religiosa che non si scinda apertamente da esso; ma, se ben si considera, ciò conferma la nostra interpretazione, poiché la parola è usata in questo senso specialmente da coloro i quali, non apprezzando in alcun modo l'attività religiosa come tale, non veggono in essa che un insieme di forme, più o meno larvate, di dominio politico ed economico.</p>
      <p>Se dunque la parola: clericale include elementi politici, se essa è riserbata a dei cattolici i quali, muovendosi ed operando nella vita pubblica, vi prendono certi atteggiamenti, e vi difendono certi principii, in opposizione ad altri, sieno questi i liberali, o gli anticlericali e i socialisti, alcuno potrebbe concludere che la parola clericale designa, in genere, il cattolico operante nella vita pubblica secondo <pb n="76" />i principii ed i convincimenti di ogni cattolico. Ed è questo il significato che danno alla parola i....clericali.</p>
      <p>Ma l'uso apparisce contrario a questo significato. Rintracciando la storia della parola in quella delle vicende religiose e civili della seconda metà del secolo scorso, noi vediamo come, se si vuol dare alla parola anticlericale il più vasto significato di nemico del cattolicismo, c'è di mezzo fra i clericali e gli anticlericali una vasta zona neutra di persone le quali non solo non prendono parte alle lotte e non dividono le passioni caratteristiche del clericalismo, ma spesso agiscono contro gli interessi e le pretese del clericalismo nel terreno politico, pur dichiarandosi, molte di esse, apertamente cattoliche. Basta ricordare la schiera numerosa di quelle che, come il Gioberti, il Rosmini, e molti loro amici, ebbero una parte più o meno diretta ed efficace nella costituzione dell'unità d'Italia, o la accettarono ed approvarono apertamente.</p>
      <p>Dopo il 1870, clericali furono chiamate in Italia le persone e le associazioni che si proponevano di lottare, comunque, per la rivendicazione dei diritti della Santa Sede, coordinando o subordinando alla politica di questa verso il nuovo Stato la loro azione politica caratterizzata dall'astensione. Ma quelli che apertamente accettarono il fatto compiuto, che dicevano non dover più la Chiesa occuparsi di rivendicazioni temporali, essere restrizione ingiusta dei diritti dei cattolici il subordinare l'esercizio del voto politico da parte di questi alla rivendicazione del dominio politico perduto, nessuno avrebbe allora chiamato clericali: benché, non ostanti le asserzioni di certa stampa, fosse impossibile contestare ad essi il diritto di esser chiamati cattolici, e la Chiesa non avesse mai pensato ad escluderli dalla sua comunione.</p>
      <p>Oggi, mutate, con l'avvento al pontificato di Pio X, le condizioni della politica ecclesiastica, anche il significato <pb n="77" />della parola clericale muta; poiché molti, i quali non pensano più certo a rivendicazioni temporali per conto della Santa Sede, sono tuttavia i continuatori del clericalismo di ieri, per altre vie e sotto altri aspetti. Le applicazioni mutano, ma i principii rimangono gli stessi.</p>
      <p>La questione, fra questi clericali di oggi ed i loro oppositori, può esser posta così: I cattolici sono divisi, quanto all'atteggiamento politico, in due frazioni. Gli uni sostengono e promuovono, nella vita pubblica, dei principii di diritto pubblico ecclesiastico ed una posizione di privilegio o di libertà privilegiata, per la Chiesa, che questa ha eredito dal passato; è vogliono certe speciali forme di accordo e di alleanza fra i due poteri per un'azione combinata a tutela artificiosa di certe abitudini e costumi i quali giovano egualmente al conservatorismo religioso ed al consolidamento del potere politico in certe classi e gruppi sociali e dentro certe forme politiche determinate. Gli altri, applicando alle forme di rapporti politici e sociali, che ci sono note dal passato, il criterio della relatività storica, cercano di trovare le formule e i termini nuovi di questi rapporti in un ritorno della coscienza religiosa su sé stessa, sulle origini e sulle vocazioni native ed immanenti del cattolicismo, in una revisione critica dell'eredità morale e giuridica del passato, in un esame accurato della nuova condizione di cose creata dalla società democratica, dallo sviluppo della scienza ed anche in parte dalla innegabile decadenza del cattolicismo nei paesi latini.</p>
      <p>Noi abbiamo cercato di caratterizzare in breve due stati d'animo molto diversi, opposti anzi. Secondo gli uni e gli altri, si noti, la parola clericale significa la stessa cosa: significa cioè le opinioni ed i modi di agire di quei primi.</p>
      <p>Ma la questione è in questo: che gli uni credono dovere essere quella posizione del cattolicismo nella società civile <pb n="78" />sostenuta e difesa da tutti i buoni cattolici; gli altri ritengono esser essa discutibile, e non solo non connessa con lo spirito ed i principii del cattolicismo, ma anzi contraria agli interessi religiosi del Cristianesimo nella società moderna e quindi allo stesso cattolicismo.</p>
      <p>I secondi osservano, in sostanza, questo: che la posizione della Chiesa risultava, nell'antico regime, da molti elementi di fatto i quali sono venuti intieramente a mancare; che gli uffici e le attribuzioni delle due società si vanno sempre specializzando e quindi anche differenziando: che, si voglia o non si voglia, è grandissimo oggi ed aumenta sempre il numero di coscienze le quali chiedono una organizzazione della vita pubblica che sia all'infuori di ogni azione diretta della società religiosa e riconoscimento ufficiale di questa, e non si può togliere a tali coscienze, nei presenti regimi democratici, il modo di far valere le loro idee nella vita pubblica; che, d'altra parte, ogni tentativo di restringere le libertà. democratiche (simile a quello che oggi scontano così duramente i cattolici francesi), di consolidare il potere in certi gruppi o certe classi sociali più favorevoli alla religione cattolica, il confidare sul concorso dello Stato per la formazione delle coscienze cristiane (conati vari che caratterizzano appunto lo spirito clericale) sono tentativi vani e che ricadono in danno della Chiesa stessa; che in alcuni ordinamenti di questa, i quali datano dal secolo XVI, non si tien conto sufficiente dei mutamenti grandissimi avvenuti nella vita sociale e nello spirito pubblico, donde frequenti conflitti ed incompatibilità che una grande riforma simile a quella compita per i suoi tempi dal Concilio di Trento allontanerebbe; che intanto conviene al cattolicismo, nelle condizioni presenti (ed è vano pensare a delle condizioni future, poiché noi costruiamo il futuro con le forme già note e quindi con il passato) accomodarsi al regime democratico <pb n="79" />e ad una più netta distinzione di uffici fra Chiesa e Stato, e invece di combattere quel regime dal di fuori, cercar di agire dal di dentro, insinuando nella democrazia lo spirito vivo del cristianesimo, e di concorrere nel modo migliore al normale sviluppo di essa, rifacendosi la Chiesa, come fu, grande educatrice di coscienze.</p>
      <p>Questi principii sono fecondi di applicazioni. Ed essi gettano molta luce sulla crisi interna del cattolicismo politico e sulle vicende della presente alleanza clerico-moderata in Italia.</p>
      <p>Quello che noi rimproveriamo ai clericali è il confondere che questi fanno interessi politici e interessi religiosi; confusione spiegata da quei modi di vedere che noi abbiamo già caratterizzato come clericali.</p>
      <p>Gli osservatori più sereni ed acuti sanno oramai bene che interesse della religiosità e della religione è di scindersi quanto più è possibile dalla politica: l'apoliticismo sembra divenire, se pur non è sempre stato, un carattere netto delle coscienze intimamente religiose.</p>
      <p>Essi sanno egualmente che, d'altra parte, l'interesse vero della buona politica e quindi dei gruppi sociali più numerosi e fino ad oggi più sacrificati, con le richieste dei quali coincide l'interesse collettivo, è di mettere da parte la questione religiosa; e quindi anche di risolverla, come osservavano il ministro Briand e Janrès alla Camera francese nella discussione della legge di separazione; e risolverla nel senso della libertà, poiché la persecuzione non può essere una soluzione. Nel socialismo italiano, la frazione che è certo la più moderna, quella dei sindacalisti, professa che i sindacati debbono essere neutrali, areligiosi e non antireligiosi.<note n="2">"Questo è specialmente il concetto di G. Sorel. Si vegga l'introduzione del volume"> Degenerazione capitalista e degenerazione socialista. (Palermo. Sandron).</note></p>
      <p>
        <pb n="80" />Invece coloro che nel cattolicismo e nella vita pubblica temono l'azione interiore delle forze di critica e di sviluppo, coloro che hanno delle posizioni prese, degli interessi consolidati, dei raggruppamenti psichici o sciali che minacciano di dissolversi da difendere, sono quelli stessi che trovano opportuna e comoda l'alleanza fra società religiosa e società civile e la cercano e sollecitano e difendono in mille modi. Caratteristica del clericalismo è quindi questa alleanza difensiva ed offensiva di interessi consolidati e di forme storiche di dominio. Ciò è sì vero che noi chiamiamo ugualmente clericali quelli che, cattolici subordinano la. politica ed i varii ufficii amministrativi e politici a scopi religiosi chiesastici (accusa che i protestanti tedeschi intendono fare ai cattolici del centro, chiamandoli ultramontani, e dalla quale quelli si difendono vivacemente) e quegli altri, non credenti o assai poco credenti (vi sono dei clericali che non hanno nessuna difficoltà di dichiararsi atei) che occupano una posizione nell'attività pubblica dei cattolici o si alleano con questi e con essi e con la Chiesa mercanteggiano concessioni e favori a questa a scopo politico.</p>
      <p>Si intende ora, come la linea di condotta di quei due gruppi di cattolici sia così diversa anche là dove essi possono convenire nei principii; e come, ad es. Paul Sabatier potesse così vivacemente attaccare, in un suo opuscolo, i clericali francesi, pur dichiarando la sua quasi intiera solidarietà con l'altro gruppo di cattolici francesi che dai clericali hanno sempre avuto cura di distinguersi. Noi ne abbiano avute prove nella propaganda contro il divorzio, in quella per l'insegnamento religioso nelle scuole elementari, ed in genere in tutta l'organizzazione della attività pubblica dei cattolici, che apparisce clericale pel fatto dell'essere essa oggi ricongiunta al cattolicismo gerarchico immediatamente, per via di dipendenze burocratiche, e non già solo mediatamente, co¬<pb n="81" />me complesso di forme di attività distinte dalla religiosa e governate da loro principii tecnici, ma usate dai cattolici a rimuovere dei conflitti e delle tendenze positivamente anti-cristiane od a favorire l'applicazione pratica dei principii e dello spirito del cristianesimo.</p>
      <p>Noi abbiamo voluto, con queste brevi linee, fare opera serena di espositori. Nessuno, di qualunque opinione o partito egli sia, potrà negare ormai questo stato evidente di malessere profondo, di contrasti vivaci e di tentativi nei più varii sensi che caratterizza il momento presente, specie, ma non solo, nei paesi latini.</p>
      <p>La crisi non finirà così presto né si svolgerà tutta e solo nell'interno del cattolicismo. Essa involge e trascina tutte le coscienze religiose, e le frontiere di queste sono assai più vaste di quelle della Chiesa romana e dei suoi fedeli militanti.</p>
      <p>Tutti i problemi che nella coscienza umana discendono più profondo di certi limiti sono connessi; essi divengono anzi un problema solo, che affatica e punge non soltanto le coscienze individuali, ma la coscienza collettiva.</p>
      <p>Tale è il problema democratico; tale è anche il problema religioso. Via via che questo sorge ed ingigantisce, molte divisioni si scuoprono là dove si supponeva l'uniformità e molte simpatie appariscono là dove pareva grande la divisione. Così il clericalismo ci apparisce oggi come un vizio comune, ereditato dalla società antica, di confondere religione e politici, di giovarsi dello Stato a scopi ecclesiastici od anti-religiosi e della Chiesa a scopi politici; e una sempre più precisa separazione dì uffici e di attribuzioni fra le due società è vagheggiata da molti, cattolici e non cattolici.</p>
      <p>
        <pb n="82" />Questo scritto diede luogo, nella stampa italiana, ad una quantità di commenti che non ci saremmo aspettati.</p>
      <p>La <hi rend="italic">Difesa,</hi> l'<hi rend="italic">Unità Cattolica,</hi> l'<hi rend="italic">Osservatore Cattolico,</hi> l'<hi rend="italic">Avvenire d'Italia,</hi> il <hi rend="italic">Nuovo Giornale,</hi> il <hi rend="italic">Tempo,</hi> la <hi rend="italic">Perseveranza</hi> gli dedicavano articoli, diversi di intonazione secondo il diverso partito preso di questi giornali: la <hi rend="italic">Rivista popolare,</hi> dell'on. Colaianni, lo riproduceva intero; numerosi altri giornali e periodici lo commentavano in vario senso; il <hi rend="italic">Giornale d'Italia</hi> pubblicava diverse lettere inviategli da lettori intorno ad esso.</p>
      <p>Noi non abbiamo intenzione di rilevare i dispettosi commenti e le maligne interpretazioni e neanche di polemizzare con i pochi avversari cortesi; ma ci par utile tornare sull'argomento per delucidare brevemente alcune idee.</p>
      <p>Dicevamo già nello scritto precedente che nostra intenzione era di fissare, di quella parola, il significato più comune e storicamente più giustificato, quello che i giovani cattolici riprendono oggi per giovarsene e caratterizzare i loro avversarii. E notavamo: ci sono, fra coloro che si dichiarano cattolici, distinte oggi assai meglio che per lo addietro, due diverse ed opposte politiche: le quali non sono punto specificate dall'accettare o meno alcune riforme sociali, dal volere o no che i cattolici partecipino alla vita pubblica del loro paese o dal promuovere lo spirito vivo del cristianesimo nella società contemporanea: differenze meramente accidentali nel caso nostro.</p>
      <p>Differenza caratteristica dicevamo essere invece questa che i clericali si preoccupano di mantenere una posizione pubblica del cattolicismo e dei suoi varii istituti, la quale è eredità di un lungo passato storico, senza chiedersi se e per quanta parte essa sia in relazione diretta con il valore effettivo e pratico di vita, privata e sociale, che ha oggi lo spirito e la dottrina del Vangelo nella società contempora¬<pb n="83" />nea; e siccome questa posizione non è quindi data da un puro interesse religioso, ma coinvolge interessi politici e sociali di vario genere, essi difendono, nel nome stesso e pel fatto del clericalismo, abitudini, passioni interessi politici ed economici di vario genere, a sostenere i quali sia quindi necessaria una tacita alleanza ed una azione combinata e della Chiesa e dello Stato, dove i due poteri procedono d'accordo, ovvero della Chiesa e di partiti politici in lotta con lo Stato, dove è lotta fra i due. Le vicende del clericalismo in Francia sono una illustrazione veramente tipica e meravigliosamente chiara del secondo di questi due fatti. In Italia invece, ed in altri luoghi, il clericalismo è monarchico; e tale si è rivelato clamorosamente, appena si abbassò la barriera del <hi rend="italic">non expedit,</hi> così che si potesse almeno…saltarla.</p>
      <p>I giovani invece <hi rend="italic">invertono</hi> la situazione: essi vogliono che la religiosità e la religione si stacchino dalle vecchie alleanze, rinunzino ultroneamnente a posizioni che non sono più sostenibili, cerchino innanzi tutto il rifiorire dello spirito vivo del cristianesimo nella vita sociale; che quindi la gerarchia lasci che, secondo la luminosa direzione data già da Leone XIII alla Francia, e secondo che avviene in parte nelle nazioni anglo-sassoni, le tendenze economiche e sociali dei varii gruppi e delle varie classi cerchino, senza divisioni artificiali od etichette estranee e con spontaneo orientamento, di raggrupparsi e di agire, sul terreno politico ed economico, secondo che porta l'indole propria di esse: rimanendo al cattolicismo, come tale, messo fuori delle competizioni di partiti e di classi, l'ufficio altissimo e nobilissimo di educare le coscienze, di lenire gli attriti, di predicare il comune dovere umano, di elevare gli animi alla visione delle sintesi conciliatrici, di rinvigorire in ogni modo le attività spirituali depresse dal positivismo del secolo XIX, di fare <pb n="84" />il bene, a tutti ed in tutto, con i preziosi mezzi che gli sono proprii.</p>
      <p>Se questo è l'interesse vero del cristianesimo, se questo sarebbe certo oggi l'insegnamento del Cristo qualora egli tornasse fra noi, noi siamo anticlericali appunto perché siamo migliori cristiani.</p>
      <p>Ora, ha un bel motteggiare il <hi rend="italic">Tempo</hi> e dire che per esso sono clericali tutti quelli che pensano e agiscono cristiani: è ovvio che chi combatte il cristianesimo per sé ed in sé abbia interesse di dire e di agire così, di addossare al cattolicismo la responsabilità di posizioni prese, di alleanze politiche, di tutela di interessi economici contro i quali il socialismo si leva; ma è strano che fra i cattolici stessi vi sieno di quelli i quali accettano la lotta su di un terreno così favorevole agli avversarii; sul terreno sul quale il cattolicismo è stato così spesso e amorosamente sconfitto lungo tutto il secolo scorso.</p>
      <p>Noi crediamo che la posizione del cattolicismo stesso diverrebbe immensamente più forte il giorno in cui anime generose e vigorose ne staccassero nettamente la causa da quella di gruppi politici i quali lottano faticosamente ed invano per condurre la società a far cammino a ritroso delle più vive e possenti tendenze che ne agitano le viscere. C'è una illusione che riassume oggi in particolar modo il clericalismo; quella dei conservatori sociali; di coloro, cioè, i quali credono che basti a dominare e dirigere il movimento sociale contemporaneo una vaga predicazione di dovere sociale e di patronato delle classi alte, scisso dalla considerazione e dall'apprezzamento delle trasformazioni profonde che l'economia contemporanea matura e che essi paventano. Ci piace riportare, sulla opera loro, il giudizio d'un acuto e sereno scrittore francese, Giorgio Sorel.</p>
      <p>In un recente volume, che citiamo sopra, questi <pb n="85" />scrive: «Clericali e borghesi-radicali hanno trovato un terreno comune per la loro <hi rend="italic">politica di conservazione sociale per mezzo di riscatto:</hi> al <hi rend="italic">Musée social</hi> essi si incontrano fraternamente: il direttore L. Mabilleau e un seguace di L. Bourgeois ed un framassone emerito...I risultati diretti saranno probabilmente sempre ridicoli; ma i risultati indiretti sono considerevoli, perché questa tattica genera una eterna confusione nelle idee; da una parte i borghesi cercano di ingannare sé stessi, avvolgendo la loro testa di un velo per non riconoscere tutta l'estensione del pericolo; d'altra parte gli operai hanno qualche stento a riconoscere la separazione assoluta delle classi, quando la classe nemica si abbandona a tante dimostrazioni filantropiche»<note n="3"> Degenerazione capitalistica e degenerazione socialista. Introduz. p. 45</note></p>
      <p>L'accordo fra clericali, ebrei, massoni e grassi borghesi è un fatto quotidiano, oramai, anche nella vita elettorale italiana. Gli esempi di accordi grotteschi si ripetono con meravigliosa frequenza. Mentre scrivevamo queste pagine, in Ancona si combatteva una lotta sintomatica; i clericali ed il clero, muovendo a battaglia in ordine gerarchico,<note n="4"> I sacerdoti delle frazioni di campagna raccoglievano gli elettori della loro parrocchia in sacristia, distribuivano la scheda, e poi muovevano con essi, in corpo, marciando alla testa, verso la sezione elettorale.</note> mobilizzavano le loro forze elettorali a vantaggio d'una lista ebreo-massonica-conservatrice. Essi spinsero la loro condiscendenza sino a non avere rappresentanti proprii nella lista, non solo, ma a consentire che l'accordo elettorale rimanesse nascosto, perché gli ebreo-massoni-conservatori avrebbero avuto vergogna e danno dall'alleanza aperta con i clericali.</p>
      <p>Ecco il clericalismo. I clericali italiani aggiungono alle comuni qualità del clericalismo il loro carattere «essenzialmente servile».</p>
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