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        <title>I primi cattolici in Parlamento</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari– Società Naz. di Cultura, 1908, 86-107. <date when="1908">1908</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="86" />{{87}} cap. iv</p>
      <p>I PRIMI CATTOLICI IN PARLAMENTO</p>
      <p>Con l'elezione dell'on. Angelo Mauri a deputato pel collegio di Codogno, avvenuta il 9 dicembre 1906, si può incominciare a parlare di un gruppo parlamentare cattolico italiano. I due primi cattolici eletti in seguito alla parziale caduta del <hi rend="italic">non expedit</hi> nelle elezioni generali del novembre 1904 non rappresentavano gruppi elettorali e programmi molto omogenei; poiché l'on. Cornaggia era dì quei pochi cattolici conservatori che si erano tenuti visibilmente lontani dalle organizzazioni dei cattolici militanti ed aveva svolto la sua precedente attività pubblica nel partito moderato milanese; mentre l'altro, l'on. Cameroni, eletto contro l'onorevole Engel in uno dei collegi rurali più cattolici della provincia di Bergamo, si dichiarò subito quasi l'antesignano dei colleghi di azione che dovevano tenergli dietro, e come tale partecipò spesso, in questi ultimi due anni, alle adunanze solenni del cattolicismo politico lombardo. Né l'opera dei due si svolse concorde e parallela in parlamento.</p>
      <p>Venne poi, nel luglio 1906, l'on. Chiozzi, cattolico, appartenente al gruppo consiliare cattolico di Ferrara, portato e sostenuto apertamente dalle associazioni cattoliche di quella città e riuscito, specialmente per la vigorosa e in¬<pb n="88" />tensa propaganda popolare dei giovani democratici cristiani, contro l'on. Ferri, nel collegio di Portomaggiore<note n="1">Dell'on. Ballarini, eletto dai cattolici e dai moderati a Budrio, e membro del gruppo consiliare cattolico di Bologna, non si è saputo più nulla, dal giorno che egli fu eletto; altri candidati, nettamente clericali, sono caduti, nei collegi di Schio, di Bardolino, ecc. L'on. Stoppato fu eletto, nel collegio di Montagnana, col concorso aperto dei cattolici. Egli e l'on. Cornaggia possono, per molti rispetti, essere inclusi nel gruppo clericale del quale ci occupiamo.</note>.</p>
      <p>Con l'on. Mauri, ora, il gruppo cresce di numero; e, quel che più conta, esso si arricchisce con lui di uno dei giovani che hanno più largamente e direttamente partecipato in questi ultimi anni all'attività giornalistica, amministrativa e sociale dell'ala sinistra dei cattolici italiani, mentre poi egli ha potuto conservarsi più vicino, per una certa sua agilità di pensiero e soavità di maniere, all'ala opposta, specie nel più recente suo ufficio di direttore del <hi rend="italic">Momento:</hi> ed egli potrà, all'occasione, parlare alla Camera in nome dei cattolici, e di un loro blando e poetico programma civile e sociale, che non suonerà certo ostico alla maggioranza parlamentare.</p>
      <p>Qualcun altro potrà seguire per ora, dì qui alle future elezioni generali, in eventuali vacanze di collegi: alle elezioni, poi, che seguiranno la fine della presente legislatura è certo che parecchi altri cattolici militanti, specialmente nelle regioni dei nord, si presenteranno con felice esito, ed un loro gruppo di centro si costituirà a Montecitorio, forte, forse, di una trentina di voti, al massimo. La consegna, tuttavia, è di non <hi rend="italic">apparire</hi> come gruppo. Questo tacito consenso di ipocrisie è anche esso essenzialmente clericale; poiché noi non siamo qui dinanzi ad uomini che abbiano francamente operato la divisione del cattolicismo dalla politica, ma che, per opportunità di vario genere, nascondono parte del loro pensiero e del loro programma.</p>
      <p>
        <pb n="89" />Noi non dividiamo certo le rosee speranze, che sollevano l'animo dei cattolici italiani in questo primo loro ingresso alla vita pubblica: se, nell'insieme, questo fatto è vantaggioso, perché toglie di mezzo una grave ed antica divisione politica, integra ed estende, e quindi migliora un poco, la rappresentanza politica del corpo elettorale italiano ed introduce nei dibattiti parlamentari un certo numero di timide idee nuove, noi crediamo tuttavia che, nel complesso di cause di vario genere che determinano e dirigono l'attività parlamentare in Italia, l'influenza dei cattolici non debba essere molto notevole, per ora: e che se essa debba in seguito riescire vantaggiosa o nociva, finir di togliere od invece ridestare e riaccendere i conflitti religiosi, facilitare o far più difficile una politica di pacificazione sociale, si potrà giudicare solo dalla condotta futura di questo gruppo e dallo sviluppo della sua attività.</p>
      <p>Pur tuttavia, anche veduto con occhi non offuscati da passioni di parte, il fatto dell'ingresso dei cattolici in Parlamento e del prevedibile futuro loro costituirsi in gruppo distinto ha una notevole importanza: e giova studiarlo da vicino, per vedere che cosa esso significhi e quali novità sia possibile aspettarsene nella vita politica del nostro paese.</p>
      <p>Che la politica del <hi rend="italic">non expedit,</hi> alla quale Leone XIII si appigliò, conservandola e rinnovandola, dopo aver cercato e non trovato una via di uscita diversa, non potesse durare eternamente, e che essa dovesse chiudersi e venire meno senza aver raggiunto i risultati che il Vaticano se ne riprometteva, era evidente. Un inesorabile fato di decadenza persegue il cattolicismo politico nelle nazioni le quali sono, all'epoca della riforma, rimaste fedeli alla Chiesa di Roma: esso ha contato dei successi solo quando l'opera rivoluzionaria contro la Chiesa, con l'impeto di una ideologia e di una passione erompenti, si era spinta più innanzi di quel <pb n="90" />che le condizioni vere del paese permettessero: ma, nel complesso, la decadenza fu costante e le perdite, nell'ambito dell'esperienza alla quale il nostro occhio può estendersi, quasi sempre definitive.</p>
      <p>L'associazione adunque dell'esercizio di voto dei cattolici italiani alle rivendicazioni temporali della Santa Sede, la quale fu, per le cose riguardanti l'Italia, il pernio del programma politico di Leone XIII per rispetto all'Italia, non poteva durare. E già negli ultimi anni di pontificato dello stesso Leone si cominciava a parlare di preparazione alle lotte politiche; e l'astensione fu rimessa in onore nelle discussioni e nel programma dei giovani democratici cristiani, ma. come mezzo transitorio di distacco dei cattolici da altri gruppi o partiti e di incipiente costituzione di un partito politico proprio<note n="2"> V. murri, Battaglie d'oggi, vol. I.</note> Il termine al quale evidentemente mirava la nuova azione dei cattolici mise anzi in sospetto il Vaticano, che pure pareva propenso ad appoggiare i giovani nella loro azione sociale; la quale, se allarmava, qua e là, alcuni gruppi conservatori, (allarme del quale si fece sollecitamente eco molta parte dell'episcopato, legata a famiglie ricche ed aristocratiche da utili consuetudini)<note n="3">"In una diocesi del nord d'Italia il bilancio di una mensa vescovile porta"> entrate fisse L. 60,000, esito approssimativo L. 300.000. la differenza è data, in grandissima parte, da offerte di ricche famiglie.</note> si levava così vigorosa e così efficace contro il socialismo, in mezzo alle masse: e il timore che i giovani <hi rend="italic">prendessero la mano</hi> alla Santa Sede nella costituzione di un gruppo politico fu causa principale della negata autonomia alla loro organizzazione.</p>
      <p>Ma la forza delle cose premeva; ed il mutamento si ebbe con l'accordo tacito avviato, in questi ultimi anni, fra Chiesa e Stato, accordo che rianimò le speranze di tutti quelli che desideravano l'ingresso dei cattolici <pb n="91" />nella vita pubblica: ed infatti il Vaticano, poco appresso, mentre scioglieva l'Opera dei congressi, che pure. nella sua nuova forma, parve dover essere l'avviamento felice e normale delle associazioni cattoliche ad una partecipazione organica e compatta alla vita pubblica, lasciò intendere ai cattolici che si sarebbe loro permesso di votare, quando alte ragioni di conservazione sociale lo richiedessero; quando, cioè, si trattasse di assicurare la riuscita di un candidato liberale o moderato contro un sovversivo.</p>
      <p>Così, nelle prime elezioni seguenti, in molti collegi i cattolici presero parte animosamente alla lotta, determinando la caduta di candidati dei partiti estremi (socialisti, repubblicani, radicali anticlericali) in una cinquantina di collegi in circa; modificando così notevolmente, già con questo primo passo, la costituzione e l'equilibrio dei partiti a Montecitorio. Con quale risultato? La camera presente è fra le peggiori che si siero avute, per indolenza, per inettudine grandi discussioni, per servilità verso un uomo politico mediocre, ma abile parlamentare ed abile manipolatore di clientele politiche, come l'on. Giolitti. Ora ciò è precisamente dovuto all'intervento dei clericali.</p>
      <p>E intanto l'on. Cornaggia e l'on. Cameroni entravano anche essi. Il modo come questo primo intervento aperto dei cattolici avvenne è degno di nota. Se l'organizzazione cattolica si fosse trovava in altre condizioni, alla vigilia delle elezioni generali, essa si sarebbe certamente proposto e avrebbe cercato di attuare un piano di azione elettorale, del quale non è difficile stabilire le linee generali: partecipazione alla lotta con candidati proprii dove fosse possibile; appoggio a candidati affini (e sarebbero stati sempre scelti, fra i costituzionali, quelli che non si fossero compromessi in senso anticlericale); organizzazione elettorale dove, pel momento, non ci fosse altro da fare, con o senza proclamazione dell'asten{{92}sione. Ma i cattolici, nel 1904, erano invece, dopo lo scioglimento dell'Opera dei congressi, in piena disorganizzazione: la partecipazione alle urne avvenne come Dio volle, non diretta da un programma consapevole e concorde, non controllata da alcuna organizzazione. Solo scopo, fiaccare e decimare la rappresentanza dei partiti estremi alla Camera; sicché si accettarono candidati che, come l'on. Faelli, avevano fatto sino allora aperta professione di anticlericalismo.</p>
      <p>Il clericalismo italiano rivelava così nella lotta alcune delle. sue essenziali caratteristiche; esso si mostrava antisocialista (ed è inutile che andiamo qui ricercando le cause, ovvie e di antica data, di un tale fatto), costituzionale e monarchico, conservatore in materia sociale.</p>
      <p>La seconda di queste caratteristiche costituisce una differenza profonda fra l'Italia nostra e la Francia, dove il clericalismo politico fu, sino al 1871, avverso alla costituzione repubblicana e mirò più o meno apertamente a rovesciarla, per i vincoli palesi e segreti che lo univano ai gruppi monarchici; intermediarie dall'una parte le famiglie dell'aristocrazia realista e dall'altra alcune più influenti congregazioni religiose. Sicché, quantunque per molta parte il clero secolare <hi rend="italic">fosse</hi> oramai repubblicano, e Leone XIII avesse suggerito e comandato il <hi rend="italic">ralliement</hi> alla repubblica, la lotta costituzionale continuò, sinché essa non ebbe condotto alla gravissima crisi presente della Chiesa francese.</p>
      <p>Da noi, invece, appena cadute le barriere del <hi rend="italic">non-expedit,</hi> elevate da Pio IX e Leone XIII a riparo della rivendicazione dei diritti pontifici su Roma, contro la monarchia italiana, i cattolici si affrettarono a portare ai partiti ed agli uomini costituzionali il loro concorso pieno e disinteressato; e questo spiega l'andamento presente della politica ecclesiastica in Italia. Nella maggior parte dei collegi, i deputati presenti non potrebbero senza pericolo alienarsi ed {{93}}inimicarsi i cattolici, che sono una potente forza elettorale; una politica antichiesastica e leggi come il divorzio non saranno quindi possibili in Italia, almeno sinché la situazione nella maggior parte dei collegi politici, non sia notevolmente mutata.</p>
      <p>L'altro carattere, di conservazione sociale, non è meno evidente. Il proletariato industriale delle città è in gran parte guadagnato al socialismo e dà un contingente quasi nullo alle forze elettorali cattoliche. Anche l'artigianato delle piccole città e dei borghi è per molta parte anticlericale e proclive al socialismo. Le maggiori forze dei cattolici sono ancora l'elemento rurale, le famiglie dei vecchi proprietari del suolo, il clero: il quale ultimo ha pur sempre intorno a se una numerosa clientela, o di buoni e semplici credenti, o di dipendenti economicamente, o di giovani ed uomini organizzati in società ricreative e di credito. Questi vari elementi sono estranei quasi per intero al fermento dell'idea «rivoluzionaria» sociale.</p>
      <p>Ma i cattolici hanno cessato, in questi ultimi anni, di rappresentare una resistenza soltanto passiva e negativamente conservatrice alle più recenti tendenze radicali e socialistiche. Taluni di essi lottano ora sullo stesso terreno economico ed hanno anche preso, in alcuni luoghi, l'iniziativa di un opposto movimento sociale, con tendenze in parte conservatrici. Questo si basa, in sostanza, sul concetto che i rapporti economici non sono<hi rend="italic"> puri</hi> rapporti economici; ma che vi è in fondo ad essi un rapporto morale; per il quale colui che paga con un salario il lavoro industriale o che occupa un certo numero di uomini nell'agricoltura od in qualsiasi altra industria, e con qualunque forma di contratto, o che <pb n="94" />presiede nei corpi elettivi locali ed in parlamento agli interessi politici della propria città o regione o del paese, e costituito in una specie di <hi rend="italic">patronato</hi> verso i suoi dipendenti o impiegati o salariati o rappresentanti, ed ha quindi il dovere morale di occuparsi ultroneamente dei loro interessi, non solo economici, ma anche morali e religiosi-sociali.</p>
      <p>Questo concetto, semi-economico e semi-etico e religioso, di <hi rend="italic">patronato o</hi> di <hi rend="italic">protezione</hi> ècaratteristico dell'azione sociale clericale in Italia; ed esso è, come si vede, essenzialmente antitetico a quello socialista, il quale parte dal punto di vista fondamentale della a-solidarietà delle classi (anche nella collaborazione di classe auspicata dai riformisti) e del carattere meramente economico, e quindi di conflitto irreducibile di interessi e di <hi rend="italic">lotta di classe,</hi> fra lavoratori ed imprenditori o proprietari.</p>
      <p>Il programma dei cattolici fa quindi appello, evidentemente, ai principi generici di dovere sociale, di amore, di solidarietà delle classi, di pacificazione, di tutela degli umili, di provvidenza sociale dello Stato, di assistenza al movimento professionale non sovversivo. Ed esso viene in buon punto in Italia a chiarire e rinfrancare le oscure confuse tendenze di molta parte della borghesia e delle classi conservatrici. Queste si sono già messe, ma timidamente e con molte incertezze, e senza aver porto una giustificazione teorica del loro operato, per questa via, dal giorno che un restringimento delle libertà costituzionali ed il consolidamento del potere nelle classi superiori apparvero manifestamente impossibili. L'on. Giolitti iniziò questa politica, che parve dovesse avere da principio il più largo appoggio dei socialisti, ma della quale si vide poi presto il carattere antisocialista e conservatore. Ad essa politica mancava tuttavia un programma chiaro, una logica ed organica teoria che permettesse l'eloquente appello agli elevati principi di giu<pb n="95" />stizia e di pace sociale: ed è facile prevedere sin da ora applausi che l'on. Mauri avrà quando, a nome del programma cattolico, egli parlerà in parlamento di queste idealità conservatrici sociali; quantunque sia poco probabile che ciò, se faciliterà certe riforme e certe leggi e provvedimenti sociali che sono oramai maturi nella coscienza pubblica, diminuisca di molto l'opposizione rude e tenace che gli interessati oppongono ad altre riforme di maggior mole, le quali intacchino più radicalmente i profitti della proprietà rurale od industriale e la libertà. degli imprenditori<note n="4"> Non è il caso di analizzare qui i pregi e i difetti di questo programma, né le possibili sue deviazioni ed esagerazioni. Ci siamo occupati altrove (Rivista di Cultura, passim) del carattere formale del diritto e dello Stato e della distinzione netta fra l'economia e la religione. L'aspetto etico di ogni attività umana è giustamente invocato quando con esso si voglia, non spostare la bilancia nelle lotte economiche e nascondere interessi di classe, ma suggerire a tutte le parti interessate una più alta e serena visione dei loro interessi, in rapporto agli interessi comuni.</note>.</p>
      <p>Ma è necessario, per venire alle conclusioni possibilmente più pratiche e dettagliate, esaminare da vicino le probabilità che si offrono al nascente partito cattolico, sia quanto alla organizzazione delle forze elettorali del paese, sia quanto all'azione di esso in ordine allo scioglimento dei più importanti problemi che affaticano la vita pubblica italiana; problemi che possono dividersi in tre grandi categorie: d'ordine tecnico ed amministrativo; d'ordine economico-sociale; di cultura e di educazione.</p>
      <p>Che un partito cattolico non possa in Italia divenire né molto numeroso né molto meno arbitro della situazione politica ci pare evidente. Perché questo fosse si richiederebbero parecchie condizioni che in Italia sono lungi dal verificarsi. Innanzi tutto il problema religioso occupa ora una <pb n="96" />ancor piccola parte nelle cose e negli animi. Il programma, in proposito della maggior parte dei cattolici e dei loro amici politici si riduce ad impedire che si attenti alla libertà e ai beni dei quali gode oggila Chiesa e che si introducano nella legislazione dei progetti di legge ostili alla coscienza religiosa delle masse. Ora, per ottenere questo doppio scopo, negativo, è appena necessario che un partito cattolico si costituisca.</p>
      <p>Dato il prevalere dell'economia rurale nei tre quarti d'Italia e date le condizioni di cultura e di religiosità del popolo, una politica anticlericale, nell'un senso o nell'altro, avrebbe ostile il Senato, pressoché unanime, ed ostile la maggioranza della Camera, anche come essa è presentemente costituita. Dopo il grande sforzo fatto per abolire il potere temporale dei papi, 1'Italia moderna, sistemati in maniera abbastanza abile i suoi rapporti col pontificato e con la Chiesa, non aspira certamente a nuovi passi in avanti: molto più che, se nella sua precedente politica ebbe consenzienti molte coscienze religiose, questa volta le avrebbe tutte contro. Inoltre l'anticlericalismo di governo condurrebbe a una lotta immediata con la Santa Sede; il prestigio e l'influenza di questa nella vita internazionale, se vanno rapidamente diminuendo, sono forse ancora tali da poter creare seri imbarazzi all'Italia, qualora fosse fra i due lotta decisa e aperta. Si può dire dunque che, da questa parte, i cattolici che vanno in parlamento sfondano una porta aperta; c'è pericolo, anzi, che la loro presenza nuoccia piuttosto chegiovare, poiché quella che nei nostri governi fu sinora considerata come abilità politica e buon senso italiano, rischierebbe d'essere considerata come condiscendenza a un partito clericale, e può quindi provocare più forti e immediate reazioni anticlericali. Per questo, forse, il Vaticano ha mostrato di comprendere, prima e dopo l'abolizione del <hi rend="italic">non</hi><pb n="97" /><hi rend="italic">expedit</hi>,cheun partito cattolico in parlamento potrebbe essere d'impaccio e non di vantaggio, e lo teme anche oggi, mentre non può oramai più impedire che esso si costituisca.</p>
      <p>Ed un'altra condizione manca al vigoreggiare d'un partito cattolico in Italia; una netta distinzione fra cattolici e non cattolici. In una gran parte d'Italia l'essere <hi rend="italic">più o meno</hi> cattoliconon può costituire una differenza specifica politicamente. Sono pochi, forse, i deputati dell'Italia meridionale che non abbiano già fra i loro grandi elettori un qualche vescovo ed una gran parte del clero locale; nel clero stesso, il più sovente, le divisioni, e divisioni profonde, hanno origine da clientele e gare di parte, alle quali la religione è interamente estranea. Vi potranno essere quindi dei deputati cattolici, quando possenti personalità riescano, all'infuori del loro speciale carattere di cattolici militanti, a costituirsi con i mezzi soliti una buona base elettorale; ma corpi elettorali cattolici, nella quasi totalità dei collegi, non potranno esservene, ancora per molto tempo. Invece, ve ne sono già e possono facilmente costituirsi in parecchie regioni dell'alta Italia, nei collegi prevalentemente rurali nell'Emilia, in Lombardia, nella Liguria, in Piemonte ed in .alcune provincie del Veneto. E di qui verrà la massima parte dei deputati cattolici; i quali, per le condizioni stesse alle quali abbiamo accennato, non porteranno alla Camera un principio netto di divisione, avendo affini, o per sentimento religioso o per interesse elettorale, molti deputati degli altri banchi, ai quali bastano, in fatto di politica religiosa, quel certo laicismo di Stato del quale i nostri istituiti e costumi politici sono già imbevuti da tempo, e l'affermazione dell'autonomia del potere civile; patrimonio morale ed esigenze politiche che il partito clericale non penserà certo, troppo avversi sarebbero i tempi, a contestare e a minacciare.</p>
      <p>Ma c'è un altro fatto anche più profondo e più grave. <pb n="98" />Come i cattolici francesi, i cattolici italiani sono profondamente divisi, anche dal punto di vista religioso. Due modi grandemente diversi di concepire l'ufficio ed il posto della società religiosa nella vita contemporanea sono di fronte, ed i sostenitori dell'uno e dell'altro mostrano di divergere ogni giornopiù. Vi sono delle posizioni, occupate ancora oggi, della Chiesa nel diritto pubblico, che i giovani non difenderebbero certo con molto calore il giorno in cui esse fossero minacciate.<note n="5"> V., in appendice, il programma di politica ecclesiastica della Lega Democratica Nazionale.</note> Vi sono delle alleanze, aventi lo scopo di conservare e di difendere certi ingressi consolidati di vario genere, fra cattolici e liberali, od anche massoni ed anticlericali, che i giovani combattono. Ed essi minacciano anche qua e là la compagine di quelle eterogenee clientele elettorali che, o per antica solidarietà di opinioni e di interessi, o per recenti tentativi di azione economica, si sono costituite in molti luoghi intorno al clero e fanno, in parte, la forza elettorale di questo. I giovani chieggono e procurano che ibride e posticcie compagini di interessi si sciolgano, perché la religione non sia un motivo di divisione nel presente raggruppamento degli uomini e delle classi secondo i loro interessi e perché ognuno di questi elettori «cattolici» riprenda il posto che la professione o la classe o 1'interesse politico, comunque, gli assegnano; e la religione, superiore alle classi ed estranea ai partiti, agisca come educatrice di coscienze, lenitrice di conflitti, ispiratrice di sensi fraterni, come sintesi delle multiformi e discordi tendenze la cui lotta e il cui mutevole equilibrio costituiscono il processo medesimo della vita politica.</p>
      <p>Questa divisione profonda che ha radici nelle più intinte e profonde emozioni della coscienza religiosa, non è certo in <pb n="99" />via di attenuarsi; ed essa impedirà che si formi, con tendenze nettamente antidemocratiche ed ultra-conservatrici, un raggruppamento di interessi e di partiti nel quale i clericali occupino, anche parlamentarmente, una posizione di preminenza. E per quanto oggi questa tendenza, che viene il più spesso designata col nome di modernismo, sia combattuta. egualmente e col vigore dagli uomini di Chiesa e da quei clericali, avidi di politica, i quali sentono appunto il danno che loro verrebbe dal disgregamento, anche parziale, delle clientele elettorali confessionali, essa non corre per certo pericolo di venire sopraffatta e dispersa, tanto è in armonia con le forze che operano lo sviluppo della cultura e della vita democratica nel mondo moderno.</p>
      <p>Se ai rappresentanti di questo indirizzo giovane si offrisse modo di svolgere anche essi una attività parlamentare conforme ai loro principii, la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica cambierebbe assai facilmente aspetto; ma la cosa è poco probabile e non val quindi la pena di occuparsene ora.</p>
      <p>Questo che siamo venuti dicendo varrà. anche, crediamo, a dare un idea della fisionomia che avrebbe a Montecitorio il gruppo parlamentare: gruppo poco numeroso, limitantesi ad una azione negativa, quanto alla politica ecclesiastica, dominato ancora dai timori di una politica di conservazione, dalla quale esso comincia solo ora faticosamente ad emergere, avente programma di patronato sociale, con delle <hi rend="italic">nuances</hi> di protezionismo di Stato alla Bismarck, più libero ne' suoi movimenti per la maggiore omogeneità e compattezza del corpo elettorale nei suoi collegi rurali (e non è piccolo vantaggio, questo, poiché permette ad essi di preoccuparsi maggiormente di interessi generali); partito di idee medie, e proclive quindi ad appoggiare -governi mediocri, <pb n="100" />Vediamo ora brevemente quali potrebbero essere la sua azione e la sua influenza in ordine ai problemi politici di maggior momento che sono ora sul tappeto in Italia; problemi che abbiamo diviso in tre grandi categorie.</p>
      <p>Vengono primi quelli d'ordine tecnico, come notava l'on. Turati nel numero 1 dicembre 1906 della <hi rend="italic">Critica sociale.</hi> Essi riguardano più specialmente l'organizzazione dei sevizii pubblici, tutti quanti: dalla difesa nazionale alle ferrovie, ai telegrafi, ai telefoni. In questo gruppo potrebbero anche essere collocati i gravi problemi riguardanti le riforme del diritto privato e il decentramento amministrativo: visto che non si tratta oramai di decidersi fra due grandi ed opposte correnti di idee, ma di vincere difficoltà pratiche, modificare, perfezionare, adattare gli istituti esistenti. L'azione del nuovo gruppo sarà quasi insensibile in questo ordine di problemi. Esso non porterà certo delle nuove competenze tecniche di primo o di secondo ordine nell'attività dei nostri organismi politici; la tecnica si è, in un certo senso, sviluppata dall'intrico confessionalistico ed oggi è quasi per intiero al servizio od a portata dell'attività di governo, in Italia. </p>
      <p>Rappresentanti dei ceti più tenaci dell'ordine, più desiderosi di avanzare quietamente i loro affari nella tranquillità pubblica, meno avidi di avventure, i deputati cattolici non sogneranno certo una più grande Italia, da procurare con mezzi eroici, né negheranno quello che il senso comune degli italiani ritenga necessario alla difesa del paese od alla più prospera vita dei varii ordini burocratici. Solo forse in quelle che riguarda il decentramento amministrativo i cattolici. porteranno una nota simpaticamente moderna e un più vigoroso impulso a riforme da lungo tempo invocate; poiché essi, quanto dall'una parte diffidano dello Stato, troppo aperto alle correnti popolari ed a forze delle quali sfug¬ <pb n="101" />ge ad essi il controllo, e troppo sollecito di una uniformità che è spesso compressione, tanto dall'altra trovano utile rinforzare la vita locale, dove hanno ottenuto i primi notevoli successi e dove un vasto campo di azione si apre al loro programma di correttezza amministrativa, di tutela delle opere pie, di educazione religiosa, di provvidenza sociale. Questa preferenza spontanea dei cattolici per l'attività locale è mostrata anche dalla posizione che essi conquistarono in breve nell'associazione dei comuni italiani, che è ora in mano loro e di moderati molto affini.<note n="6">Sembra però che il successo dei clericali abbia mortificato questa giovane e promettente associazione. In verità, i pochi cattolici intelligenti che, entrati in essa, vi hanno conquistato una posizione di preminenza, non vi portavano contributo di forze sociali vive e mature a nuove riforme e conquiste. Il successo fu di poche persone, non di un partito.</note></p>
      <p>Fra i problemi d'ordine economico-sociale eccellono la questione tributaria e la politica del lavoro.</p>
      <p>Quanto alla prima i cattolici non sposteranno nulla. Essi non rappresentano interessi i quali non avessero già campo di farsi valere e di prevalere. Un progetto di legge come quello Majorana sui tributi locali li avrebbe trovati certo favorevoli; ma esso, benché buono, era assai poca cosa.</p>
      <p>Per le ragioni dette sopra, il nuovo gruppo sarà facilmente favorevole a una politica agraria e protezionista; ed esso temerà rimaneggiamenti di imposte che possono gravare sulla proprietà terriera ed accrescerne il disagio, a vantaggio del proletariato delle città e dell'industria.</p>
      <p>Nella politica del lavoro, invece, i cattolici troveranno modo di essere ascoltati e di influire, col programma di patronato e di assistenza che abbiamo già detto. Essi mirano già all'<hi rend="italic">Ufficio del Lavoro</hi> e sarà ora più facile ad alcuno di <pb n="102" />loro il penetrarvi; difenderanno eloquentemente alla Camera le proposte di legislazione sociale che rientrino nei loro piani, tenderanno alla neutralizzazione dei sindacati operai; prepareranno e proporranno progetti di legge di vario genere, i quali, lasciando inalterata, sostanzialmente, la fisionomia presente del contratto di lavoro, tendano a rimuovere alcune cause di malcontento o ad appianare con minori difficoltà i conflitti fra capitale e lavoro. Avverrà certamente in Italia quello che è avvenuto in Francia, dove socialisti alla Millerand e cattolici del <hi rend="italic">Musée social</hi> e <hi rend="italic">abbés démocrates</hi> si danno cordialmente la mano nelle varie commissioni per la legislazione sociale.</p>
      <p>Notevoli vantaggi potranno aversi da questa più vigorosa azione sul terreno sociale che seguirà certamente il costituirsi di un gruppo di cattolici in parlamento; ma non si avrà con ciò, sarebbe vano illudersi, lo scioglimento della questione sociale. Abbiamo detto che le grandi organizzazioni operaie sfuggono oramai quasi intieramente all'influenza dei cattolici, parte per cause d'ordine generale e permanente e parte anche per le perdute, oramai per sempre, opportunità di questi ultimi anni. Questi grandi sindacati di lavoratori, e con essi la frazione più avanzata del partito socialista, continueranno a perseguire il loro presente scopo economico, che è quello di aumentare via via il potere interno della propria classe e di mirare alla conquista degli strumenti di lavoro che sono in loro mano, senz'alcun riguardo per gli interessi dello Stato industriale e dell'industria privata. Nella presente crisi del socialismo marxista, rimane pur tanto di elemento vivo di lotta di classe che basta a dirigere i grandi sindacati operai per la via del sindacalismo, preconizzato da G. Sorel in Francia e da A. Labriola ed E. Leone in Italia. Il conflitto fra le due opposte <pb n="103" />politiche sociali prenderà nuove forme, ma diverrà forse anche, con l'andare del tempo, più violento.</p>
      <p>C'è poi un'altra condizione di coseche, se da una parte favorisce, in Italia, una politica sociale conservatrice, dall'altra varrà forse, alla sua volta, ad acuire il conflitto fra i centri e le classi industriali e le campagne; voglio dire le condizioni di cultura assai arretrata, di metodi agricoli in gran parte primitivi, di difetto di capitale, di costumi semi-feudali nelle quali si trova ancora molta parte d'Italia. Perché il nostro paese possa continuare a progredire nel benessere economico, e l'emigrazione non diventi per molte provincie un pericolo serio e tutte le risorse fisiche e morali di nostra gente possano essere utilizzate, è necessario combattere questa tenace sopravvivenza di cultura e di costumi feudali in molta parte d'Italia; e combatterla specialmente con la scuola popolare. La Chiesa, nelle presenti condizioni, non solo non è atta a prendere essa l'iniziativa di questa profonda trasformazione intellettuale e morale delle plebi del -Mezzogiorno, ma anzi la paventa: poiché essa significherebbe, fra le altre cose, la fine di quelle forme di superstizione e di estrinsecismo rituale, sotto le quali vive, si, ancora un poco di vero e vivo senso religioso nelle classi popolari del mezzogiorno, ma che danno alle risorse economiche del clero l'aspetto di un comodo ma odioso tributo dell'ignoranza, o parassitismo economico. Per ciò stesso un vigoroso impulso dato alla scuola laica dallo Stato medesimo — impulso che parve al ministero Sonnino, e forse è veramente, nelle circostanze odierne, condizione essenziale per una più intensa e rapida penetrazione di cultura nel mezzogiorno, dove davvero il pensiero sarebbe energia e moneta — susciterebbe la diffidenza e la opposizione dei cattolici e, con essi, della maggioranza della Camera presente; e così il <pb n="104" />più grave ed arduo problema della nostra vita pubblica non potrà: avvicinarsi alla sua soluzione.</p>
      <p>Noi abbiamo con ciò toccato l'ultimo gruppo di problemi, quelli di cultura e di educazione; a proposito dei quali si richiederebbe un assai più vasto esame di quel che i limiti del presenti studio ci consentano.</p>
      <p>In questo campo, evidentemente, un gruppo parlamentare cattolico non potrà, quando anche volesse esercitare una vigorosa iniziativa propria: esso seguirà a subire le condizioni generali dei rapporti fra Chiesa e Stato, fra fede e cultura laica, fra convento e università. La posizione che prende ora la Chiesa ufficiale in questo campo è nota; come è noto, più o meno, quali sieno, in fatto di rapporti fra le credenze e la ragione, fra la critica storica e il dogmatismo, tradizionalista, fra la teologia e la filosofia, i conflitti di tendenze e di idee. L'insegnamento religioso nelle scuole elementari, garantito ai figli i cui genitori lo domandino, non varrà in nessun modo a risolvere l'ardua questione; come, d'altra pane, <hi rend="italic">non si farà</hi> il tentativo di erigere di fronte all'insegnamento universitario dello Stato dei corsi di cultura religiosa e di studi filosofici e sociali i quali si raccomandino ai giovani con il prestigio di una sicura modernità nei <hi rend="italic">metodi di ricerca scientifica.</hi> Nella scuola secondaria l'opera del clero e delle congregazioni ecclesiastiche è meno difficile — benché par sempre difficile — appunto perché in questo campo l'istruzione ha carattere tecnico e le famiglie amano vedere i giovani posti sotto una tutela, la cui opera di preservazione è tuttavia quasi interamente di carattere negativo ed ha risultati temporanei e parziali.</p>
      <p>Pochi anni addietro i cattolici avevano incominciato ad agitare il problema di una università libera; e forse ad essi sarebbe riuscito, più che ottenere la libertà vera di insegnamento, metter le mani su qualcuna delle università se <pb n="105" />condarie e farne un centro di cultura cattolica; oggi, per parecchi motivi, anche questo modesto programma non ha nessuna probabilità di tornare ad interessare gli animi. <note n="7">"Come sia impossibile interessare i cattolici italiani ad una qualsiasi iniziativa seria di educazione spirituale e di studio, è provato, per antitesi; dal rapido successo della sottoscrizione pel Malo"> i cui proprietarii, Cesare Algranati e figlio, hanno raccolto in breve 75,000 lire e 12,000 associati.</note></p>
      <p>In questo campo, adunque, la lotta si combatterà e deciderà fuori del terreno parlamentare e di qualsiasi efficace influenza del gruppo parlamentare cattolico; il quale, anche per l'indole del corpo elettorale da cui avrà il suo mandato, vorrà essere, in proposito, molto riserbato e quasi timido, per non destare i sospetti delle autorità ecclesiastiche.</p>
      <p>Eppure è evidente che, in ultima istanza, anche l'andamento della nostra vita pubblica si deciderà qui, nel campo della cultura e dell'educazione popolare e superiore. Se la politica ecclesiastica darà luogo in Italia, fra qualche anno, come è probabile, a dissensi profondi, riagitata dai socialisti e dai radicali, se dei conflitti dovessero sorgere fra alcune forme di sviluppo democratico del paese, specialmente delle regioni più industriali, e le tendenze conservatrici della maggioranza clerico-moderata, sarà la scuola che darà agli uni ed agli altri le armi per il combattimento: e quelli che le avranno più buone e più moderne vinceranno.</p>
      <p>C'èun'ultima questione che noi vorremmo trattare in rapporto all'argomento presente, quella della riforma elettorale e dello sviluppo dei nostri ordini costituzionali.</p>
      <p>Caduta per ora, nell'indifferenza comune, la proposta del suffragio universale, caduta anche la forma più ristretta e più ragionevole di essa, di concedere il voto ad alcune categorie di donne ed ai lavoratori facienti parte, da un <pb n="106" />certo tempo, di associazioni professionali le quali rispondano a dei requisiti posti dalla legge, non rimangono tuttavia meno sul tappeto dei problemi di vario genere e che prima o poi converrà certamente affrontare; quali la maggiore sincerità nelle elezioni, la ricostruzione dei partiti — per mezzo della rappresentanza proporzionale —, la riforma del Senato, la costituzione e lo sviluppo di grandi associazioni politiche, che sieno organi permanenti e vigorosi dell'opinione pubblica, all'infuori del parlamento.</p>
      <p>La questione della rappresentanza proporzionale è agitata da molto tempo: essa dovrà, prima o poi, crediamo, essere il rimedio cercato e voluto ai vizi presenti del parlamentarismo, il maggiore e peggiore dei quali è nei rapporti indebiti di sollecitazioni e di ingerenze che corrono fra i deputati singoli e le amministrazioni pubbliche; rapporti i quali perturbano grandemente la funzione legislativa ed impediscono il costituirsi di Ministeri aventi e svolgenti, con la necessaria fiducia del parlamento, un programma di riforma organico e di lunga portata. Su questi rapporti ha gittato una luce sinistra, che è una vergogna per tutta l'Italia politica contemporanea, l'affare Romano in provincia di Caserta. I clericali si sono quasi intieramente disinteressati di tale questione morale.</p>
      <p>Della riforma del Senato (divenuto in Italia una cosa poco seria) è inutile che ci occupiamo qui. Se ne riparla, di anno in anno, nei periodi di più intenso lavoro parlamentare, quando il Senato segue assai fiacco e svogliato e con procedimenti sommarii l'opera legislativa della Camera bassa.</p>
      <p>Quanto alle grandi associazioni nazionali, che mancano quasi per intiero, esse avrebbero un utilissimo ufficio: quello di mettere un poco di ordine e di omogeneità nel nostro corpo elettorale, di tener desto l'interesse per i grandi problemi permanenti che il pubblico segue distratto e svogliato, <pb n="107" />di agire come meccanismo compensatore per la normalità di procedimento della nostra vita pubblica, affrettandoli se vanno a rilento, rallentandoli se si affrettano troppo. Di questo genere sono alcune istituzioni che meriterebbero un assai maggiore sviluppo: la <hi rend="italic">Dante Alighieri,</hi> la <hi rend="italic">Lega navale,</hi> a <hi rend="italic">Società geografica.</hi> Il prof. Andrea Torre proponeva due anni addietro una grande Società nazionale per la cultura, proposta che fu accolta con molto favore, perché rispondeva in parte a un desiderio che è in tutti, ma della quale poi non si parlò più, forse per lo scopo troppo generico e troppo grandioso; ora si parla di una grande associazione nazionale femminile; ed anche questa potrebbe avere un utilissimo ufficio. Così, al tempo delle sventure della Calabria, se si fosse pensato a costituire una associazione nazionale il cui scopo fosse di tener desto l'interessamento del paese per le regioni meridionali ed i loro bisogni, quell'interessamento non avrebbe avuto una vita effimera e non sarebbero avvenuti gli inconvenienti deplorati nella distribuzione dei sussidi.</p>
      <p>Abbiamo detto questo, perché l'entrare di un nuovo gruppo di forze nazionali in parlamento non valga a confermare gli italiani un pregiudizio il quale ha già fatto enormi danni al paese: quello di credere che, nella nostra vita pubblica, parlamento e governo debbano essere tutto, o quasi. I cattolici clericali che entrano oggi, in una grande luce di rosee illusioni, a Montecitorio, si dovranno forse persuadere fra non molti anni che parlamento e governo sono assai poco, e sarebbero più e farebbero meglio se meno ci si contasse e se avessero una parte più regolare e modesta in un grande sistema di attività pubbliche.</p>
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