Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

388923
Toniolo, Giuseppe 6 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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Cr.) mezzana e piccola proprietà terriera, ma riservata a patrizi arbitri dello Stato; beni d'uso collettivo (ager publicus)ma ben presto da quelli usurpati; ai vinti si toglie la terra, lasciandone talora un terzo, ed essi inurbati divengono la plebe, non schiava ma senza diritti, che acquista poi con lotte memorabili, senza però elevarsi a comporre un'operosa classe media industriale e mercantile, che Roma non ebbe mai. Quindi non le produzioni, ma soprattutto la guerra, la confisca dei territori (da ripartirsi fra i conquistatori), il bottino, le magistrature, sono considerate mezzo ordinario di procacciar ricchezza; delle arti manuali, soltanto l'agricoltura onorata, perché è radice di autorità civile-politica e tempra il forte soldato, ben più che per il valore economico; libertà robusta e gelosa, ma lungamente privilegio di una classe di cittadini; e libertà nel senso di partecipare al governo dello Stato, il quale però alla sua volta reclama l'intera personalità del cittadino nelle assemblee, nei magistrati, nelle imprese militari, comprimendo la vita privata, impedendo quella economica; la quale, al di fuori di un ristretto ceto di artigiani indebitati e di mercanti importatori, ricade sempre più in mano a schiavi stranieri (Fustel de Coulanges, Messedaglia, Mommsen).

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Così la scienza economica acquista autonomia, rimanendo però empirica, in quanto essa non risale ancora a' primi principi di ragione. Si studiano separatamente singoli temi economici, in forma dottrinale, sul fondamento però di semplici criteri di fatto, senza piena giustificazione razionale. Il periodo va scientificamente a ripartirsi in due successivi momenti: — l'uno di trattazione empirico-monografica dal sec. XVI — e l'altro di trattazione empirico-sistematica dal sec. XVII.

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. ‒ Sono quelle dell'economia colle consorelle discipline e scienze sociali positive.Come la filosofia teoretica e pratica vi apporta le premesse speculative, così tutte le discipline e scienze sociali le forniscono le premesse positive,per le quali acquista un fondamento reale.

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Sviluppo complesso, per cui il corpo della nobiltà — si distacca dalla rimanente costituzione dello Stato e con privilegi propri (negativi e positivi) acquista autonomia giuridico-politica di fronte allo stesso poter regio; — e si matura infine mercé la ereditarietà degli uffici di padre in figlio e dei corrispondenti beni feudali; ereditarietà conseguita con processo storico contrastato in Germania e in Italia, dal capitolare di Kiersy (877) di Carlo il Calvo fino alla costituzione di Corrado il Salico (1037).

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Nei lunghi secoli in cui la persona umana si palesa debole, impotente, precaria, per assenza di cultura e di nozioni tecniche, per deficienti virtù morali e per grossolani costumi, soprattutto per disconoscimento giuridico della sua dignità morale, colle sue iniziative intraprendenti di fronte agli altri uomini ed al cosmo, il dominio del mondo esterno mercé il lavoro economico, meglio si acquista e usufruisce col fascio delle forze che non con forze isolate; e quindi rimane preferibile e legittima la proprietà collettiva, in ordine ai fini umano- sociali. Ma quando siasi maturata la virilità della persona umana nel pieno sviluppo e riconoscimento giuridico delle sue facoltà intellettuali, morali, economiche, — la proprietà privata,coll'efficacia dell'interesse individuale, torna più utile ai singoli ed alla generalità; o, in altre parole, essa assicura la conservazione e il miglioramento della specie umana tutta intera (giusta la legge morale sociale dell'umanità), di regola ben meglio della proprietà collettiva; e allora quella riesce a predominare progressivamente sopra di questa.

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Per questa legge morale-sovrannaturale soltanto, la coscienza di solidarietà acquista virtù di dispiegarsi nella operosità pratica delle popolazioni in tutta la sua pienezza; e per essa il sacrifizio personale rientra come condizione integrante dei comuni vantaggi nella convivenza.

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Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

396622
Toniolo, Giuseppe 9 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
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Le cause che favorirono tale distacco dalla famiglia furono: intrinsecamente il disgregarsi per ragioni etico-civili delle famiglie patriarcali colle loro collettive abitudini conservatrici; lo sviluppo in esse della personalità individuale, che acquista e possiede per conto proprio, donde il peculio per i figli, la dote per le figlie già del diritto romano; il moltiplicarsi della popolazione, che si distingue e raggruppa in classi, non tanto civili quanto economiche. Ed estrinsecamente, l'accumularsi nella società del capitale mobile, più adatto a fondare imprese nuove, e in esso, il progresso tecnologico e il crescere della suppellettile stromentale, non più accomodabile alle pareti domestiche; senza dire delle cagioni più generali e remote dell'ampliarsi del mercato e dell'uso della moneta.

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XVIII l'oligarchia terriera; e nel tempo stesso si concedono sistematicamente monopoli di singole industrie (ferro, carbon fossile, piombo, ecc.) a società anonime di speculatori, privilegi di commercio a certe città («incorporated»); o infine si assegna l'amministrazione e lo sfruttamento di colonie in Africa, in America, in Asia, in forma sempre esclusiva, a tre enti privilegiati: — o alla corona, — ovvero a «lords» proprietari, — o infine a compagnie commerciali (la prima delle Indie orientali,già dal 1600), compresa la Compagnia dell'Africa del sud, la quale nel trattato colla Spagna (1713) acquista il diritto della tratta dei negri. E ciò, mentre fra le più sfrenate speculazioni di borsa, che si ripercossero in Francia, la novella servitù dei volghi irlandesi si ribadiva ignominiosamente colle leggi della regina Anna (1702-14); e il regolamentassimo dei lavoratori industriali raggiungeva il massimo di estensione sotto ai due primi Giorgi (— 1760). Era invero la imposizione legale coercitiva di una classe sopra un'altra.

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Se con questa somma invece acquista delle macchine filatrici servite appena da qualche decina di operai, basterà che sopraccarichi il valore dei filati di poco più di 25.000 lire, quante rappresentano l'interesse e l'ammortamento di quel mezzo milione di capitale circolante tramutato in fisso, ed ogni unità di prodotto potrà scendere al decimo di prezzo o anco al di sotto.

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La legge francese del 1810 e quelle sovr'essa improntate nell'insieme distinguono tre momenti nella concessione,che lo Stato, non già proprietario del sottosuolo, ma custode degli interessi sociali, fa come res nullius della miniera: — l'esplorazione,per cui ognuno col permesso del governo può far ricerca della miniera nei fondi privati e rinvenutala acquista diritto, coeteris paribus,d'essere preferito nella concessione; — il conferimento della miniera,che si fa per atto sovrano a chi dimostri all'autorità di possedere le migliori garanzie e mezzi di un fruttuoso esercizio, ciò che gli attribuisce la proprietà permanente della miniera; — gli obblighi inerenti, che sono l'esercizio della industria mineraria senza di cui lo Stato può pronunciare la decadenza, e il versamento di una triplice «redevance» (contributo): due fisse e tenui allo scopritore (qualora non fosse preferito nella investitura) e al proprietario della superficie (a titolo di equità), un'altra proporzionale al governo. Le cave di pietre, sabbie, terre metallifere, torbiere invece non possono coltivarsi che dal proprietario o col suo consenso.

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Tuttociò è decisivo, perché riesce (come quivi è manifesto) alla formazione di una classe rurale organica.Dapprima quella si confonde con tutta la popolazione; ma poi si riparte in due organi: da un canto si aderge con esistenza distinta, anzi signoreggiante, la classe possidente,da un altro si forma e acquista propria autonomia la classe coltivatrice.

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È qui che si disegna più spiccatamente il cammino del capitale in cerca di terreni più fertili;con passo però saltuario a seconda della fertilità relativa alla specie di coltura ed ai metodi tecnici, sicché il terreno stesso acquista diversa produttività colle differenti destinazioni a prato, a cereali, a frutteto o colla diversa adozione di concimi, di rotazione e di stromenti. È qui che si avvera il passaggio dall'industria fondiaria estensiva di elementare adattamento al pascolo o di superficiali dissodamenti, a quella intensiva prima di riduzione e conquista di terreni naturalmente improduttivi (asciugamenti di stagni e paludi) e poi di migliorie permanenti su quelli già produttivi (drenaggio, allivellamenti, irrigazioni). Ed è qui finalmente che il margine di trasformazione fondiaria segnato dal reddito o prodotto netto (rendita e profitto insieme) è dominato alla sua volta dal commercio nazionale e internazionale dei prodotti agrari (Valenti, v. der Goltz, Meitzen).

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. — Con altre leggi generali (per tutto il regno) dal 1891 al '98 si procede similmente, salvo che lo Stato non acquista, ma si fa soltanto intermediario per la compravendita di parcelle fra i grandi proprietari (numerosi colà) e i contadini, sempre però interponendo l'operazione della bonifica.Dispendioso intervento del resto, per il quale le finanze prussiane dal 1885 assegnarono oltre 400 milioni di marchi con risultati mediocri per la colonizzazione, ed in parte anzi infelici ed odiosi. Ché la legge speciale per la Prussia orientale e Posnania, proponendosi di germanizzare con contadini tedeschi la Polonia, i polacchi con eroici sacrifici ricomprarono le terre vendute, sicché oggi (1908) il «Landtag» votò altre forti somme per la espropriazione forzata di 70.000 ettari di terre polacche, ritraendone in cambio inasprimento di lotte di razza, fra le proteste dell'Europa civile (provved. p. colonizz. int. — Atti parl. ital. 1906).

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Questo, come testé avvertimmo, si specifica, si incrementa, si integra nei vari elementi e momenti del suo sviluppo, primamente in dipendenza dal progredire della tecnologia, la quale però, qui più che altrove, acquista indisputata e sovrana signoria. Dicemmo già della natura, storia ed efficacia della tecnologia in tutta la produzione, ma ora basti ricordare come i grandi fondatori della tecnica industriale (parallela a quella locomotrice o dei trasporti), sorti quasi tra il 1760 e i primi anni del sec. XIX, abbiano avuto seguaci e perfezionatori (Bunsen, Bessemer, Siemens, ecc.) delle loro invenzioni in tutti gli esercizi manifatturieri, quasi senza discontinuità fino ai giorni nostri, spesso con inattese e meravigliose risultanze, come quelle della elettrotecnica a servigio della industria. Ciò bensì non senza differenti gradi di difficoltà nelle applicazioni a singole industrie od operazioni, cosicché p. e. la filatura automatica a vapore, che per il cotone si compiè (dal primo telaio a navetta volante di J. Kay nel 1730) in Inghilterra nel 1825, per la lana invece ritardò e non trionfò nell'Europa che dal 1870 in poi, e di

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Nei loro ordinamenti e redditi.L'industriale che acquista coi suoi capitali periodicamente le forze mobilitabili del carbon fossile per il motore meccanico, ottenendo con esse dei risultati esattamente proporzionali ad esse, computa quelle forze di natura esse medesime come un capitale e i redditi loro come una parte indistinta del reddito del capitale stesso nell'industria. L'agricoltore, che con più serie di capitali e lavori applicati alle forze immobilizzate nel suolo ottiene risultati differenti (cioè decrescenti),ha ragione invece di mantenere distinto nel computo dell'azienda il capitale dalla natura,e distinti del pari i redditi dell'uno e dell'altra. Quando infatti di due agricoltori che impiegano del pari cento di capitale e di lavoro ciascuno sul proprio ettaro di terra, l'uno ritrae dieci e l'altro sei di reddito, nessuno dubita di attribuire quel soprappiù di quattro alla natura,cioè alla virtù delle maggiori sue forze produttive (fertilità); e in questo caso la natura si riconosce e si apprezza come un fattore autonomo e i suoi redditi prendono nome categorico di rendita della terra.

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Per la solenne inaugurazione della cassa rurale di prestiti S. Giacomo

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Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1897
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 30-45.
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Quindi il prete, la cui alta missione è quella di chiamar tutti a Dio, nulla perdendo col farsi aiutare dai laici, tutto acquista col divenir padre dei poveri: e laddove i liberali mettono ardimentosi le mani nelle banche, sudore dei popoli, il prete promuove invece delle Casse, ristoro dei popoli; e quando i socialisti, anelanti al potere, mutano la zappa in ferro, per ferire e distruggere, il sacerdote muta il danaro in zappa, per tornare fertili i campi e salvare.

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Così il piccolo proprietario, il mezzadro, il colono acquista quel credito che non aveva e usufruisce del danaro al più mite interesse.

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Rivoluzione e ricostruzione

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 264-308.
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Per industrie quali le telefoniche e le ferroviarie, che hanno l'estero come mercato obbligatorio, almeno in parte notevole, la valutazione oro per affari del genere sarebbe un presupposto necessario alla contrattazione con l'industria privata; ma in questo senso il problema acquista una portata così larga e una direttiva così vasta, che non può esser risolto nel particolare studio dell'azienda ferroviaria o telefonica, ma investe insieme questioni di economia generale e di politica monetaria.

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La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

400632
Murri, Romolo 9 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
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Così la nostra vita religiosa nel cristianesimo si svolge e si arricchisce dall'interno, ed acquista gradualmente il dominio della attività interiore e della coscienza; il quale dominio è poi la misura dell'efficacia delle credenze cristiane nell'anima, e quindi della loro vita. Noi abbiamo già esaminato quel processo di impoverimento della vita spirituale per cui la religione, in luogo di essere l'ispiratrice di tutta la nostra vita spirituale, si restringe e ritira in alcuni riti e pratiche speciali, abbandonando ai capricci ed alle illusioni dell'egoismo il resto di quella; e quei riti, destinati ad alimentare la sorgente di questa vita morale, si isteriliscono ed assumono all'occhio del credente una significazione falsa e quasi un potere meccanico o magico. Il giusto vive di fede, diceva S. Paolo; il che vuol dire che in lui e per lui i vari atti e riti sacri, la preghiera, i sacramenti, gli esercizii pii hanno valore ed efficacia pratica ed immediata dal pensiero operoso che li riferisce all'origine ed all'istituto loro, prepara l'anima a riceverli, ne fa un vincolo d'unione presente fra la divina virtù che ci si comunica per essi e lo spirito alacre e pronto a riceverla. Quanto, agli occhi nostri sonnolenti, i riti sacri della Chiesa hanno perduto di bellezza e di significato! Lo smarrirsi, negli atti e riti di culto, della loro fondamentale ispirazione, li isterilisce quasi e ne fa delle inutili esteriorità.

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Nulla sfugge a Gesù, ma tutto agli occhi di lui acquista il suo significato definitivo ed essenziale; negli uomini egli non vede che anime, nei rapporti giuridici o politici o economici non vede che volontà fraterne od ostili, cupide o larghe, buone o perverse: negli sforzi dei popoli non vede che la maggiore o minore lontananza da quell'avvento finale e definitivo del regno di Dio che è al confine dei tempi e che par così vicino, quasi immediato, quando l'occhio trascorre sulle particolarità minute e fugaci che non hanno valore, perché non hanno valore assoluto e perenne. La religione di Gesù non può confondersi con determinate forme di convivenza politica e sociale, di diritto, di economia, di costituzione civile; essa le penetra e le pervade tutte, perché muta radicalmente l'atteggiamento degli animi nei quali tutte queste varie cose hanno essere concreto e reale, ma insieme le abbandona al loro sviluppo storico, in quanto i particolari di questo sono frutto di contingenze concrete che ne regolano il fenomenismo. Solo nel campo della vita morale e religiosa essa, la parola di G. Cristo, pone termine netto ad una evoluzione la quale sia ricerca dei principii e delle forme sostanziali dei rapporti fra le coscienze e con Dio; l'evoluzione continua, ma non è oramai che il tentativo di tradurre in atto, di incarnare nelle cose un ideale le cui linee precise ci sono note, con mezzi già precedentemente fissati, di penetrare la ricchezza inesauribile di un programma che è insieme un istituto vivo e operante, e farsene sempre più capaci e più degni; il tentativo di dilatare le pupille perché la luce, che splende solo per chi la cerca, rischiari le vie della vita e si faccia sempre più intensa.

Pagina 157

Nel cattolicismo, tuttavia, l'iniziativa religiosa acquista dall'esempio e dallo spirito di Cristo una forza che è più difficile combattere e soffocare.

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Questi atti sociali nella società cristiana sono, innanzi tutto, i sacramenti; ed essi hanno una particolare efficacia in quanto, pel tramite della società dei fedeli, della vita ad essa affidata e del potere spirituale che vi acquistano i suoi rappresentanti, rappresentano i mezzi ovvii e normali con cui il cristiano entra in comunione con la divinità ed acquista da essa forza e virtù. Primo di questi riti è il battesimo, sul quale oggi ci tratterremo.

Pagina 184

Basta una elementare riflessione interiore perché l'uomo, entrando in comunione, per via delle rappresentazioni del mondo esterno nella sua anima e delle numerose e varie parvenze di bene che provocano la sua attività, con altri esseri distinti da lui acquista conoscenza d'un vasto ordine di cose del quale egli non è, nel tempo e nello spazio, che una piccola parte. E negli uomini, via via che la coscienza umana supera le differenze individuali per elevarsi al comune concetto dell'uomo, egli si abitua gradualmente a trovare degli eguali suoi, l'azione dei quali, come la sua propria, egli reputa sottomessa poi ad una norma comune; e nell'osservanza di questa ripone il bene e la giustizia, facendosi solidale con gli altri nel punire le infrazioni. Ma questo progresso non è spontaneo e graduale. L'illusione individualistica non cede il posto se, dall'interno, una forza sempre più viva ed operosa non la domina e non la affina. E questa forza non è la ragione od, almeno, la sola ragione: poiché la ragione per sé non è una forza, ma è solo luce che rischiara la via alle forze operanti. Se l'egoismo prevale, essa foggia per i vantaggi di questo le ingegnose teorie utilitarie ed eudemonistiche che sono in voga oggi: se un principio di vita religiosa agisce nell'anima, questa assorge ad una più giusta ed oggettiva visione del posto e dell'ufficio di ogni singolo uomo nella vita; e l'uomo sente che per esser degno di vivere, per sostituire la consapevolezza all'istinto, la bontà all'egoismo, egli deve traversare un processo di negazione di sé, rompere spiritualmente la corteccia del proprio io individuale, sentirsi prima uno fra molti, soggetti tutti a una stessa legge dall'alto, e poi anche uno con molti, chiamato a vivere con unità di intenti, di mezzi, di animi — più specialmente — con questi molti; e il bene finisce con l'apparirgli qualche cosa che è, sì, per lui, ma che non ha il suo esser bene dall'esser per lui, ma piuttosto, appunto perché è bene indipendentemente dal giudizio e dal senso particolare di lui, debba essere voluto e cercato; e del quale bene egli poi fermamente creda che possa essere raggiunto; poiché nulla ci farebbe accettare la necessità di cercare e volere ciò che sappiamo esser fuori del nostro sforzo.

Pagina 20

Nelle famiglie, la donna è veramente signora e sovrana; dove è un'anima femminile pura, amante e paziente, la casa acquista subito, pel marito, poi figli, delle attrattive invincibili; la maternità specialmente, se sorretta da un alto senso religioso, se vuol essere maternità fisica e spirituale insieme, dà alla donna una forza quasi divina: ma la donna sa assai spesso troppo poco, e vuole troppo debolmente; priva di consigli e di aiuto, le stesse armi datele pel compimento del suo ufficio, la grazia, la delicatezza, la ricchezza di sentimento, la facile confidenza, la cura plastica del nitore della bellezza della forza, si convertono in pericoli e la fanno cadere; estranea spesso, per una difettosa educazione intellettuale, alle preoccupazioni che tentano l'anima del marito o dei figli, essa vede l'uno e gli altri sottrarsi alla famiglia, sottrarsi ai consigli e alle cure di lei, fatta quasi una estranea: e la casa intristisce e il club, il circolo, la sezione del partito, la scuola, la via ingrandiscono intorno e restringono sempre più il suo dominio.

Pagina 241

E la paternità spirituale, che è peso sacro del clero, esso la acquista e la esercita compiendo sulle coscienze quest'opera assidua e fervorosa di vita.

Pagina 256

Di corpo, ognuno ha il suo: ed ogni cosa che lo penetri o ne irradii acquista in esso un carattere di concretezza sì ben definito da non poter mai ripetersi interamente uguale. L'anima, la psiche, è già invece così plastica che molti elementi spirituati di cultura, di emozioni, di affetti possono ripetersi identici e costituire veramente l'unità; così uno è il grido di entusiasmo di una folla percossa dalla voce o dal gesto di un eroe, uno è il senso vivo della patria, della bellezza, della legge, pur in molte anime. Ma lo spirito, comunicazione di Dio, vita di grazia, fede, speranza, amore, è ancora più veracemente uno in tutte le anime credenti; perché esso, secondo le dottrine teologiche più antiche e sicure, non è qualche cosa che proceda da noi o da esseri comunque finiti, ma è comunicazione diretta di Dio, la sua voce che suona in molte anime, la forza divina che suscita l'affetto e il volere nostro; nostro l'affetto o il volere, ma divino l'impulso che ci muove e ci sorregge. Noi non conosciamo i modi di circolazione di questo divino essere nelle anime, né sappiamo come esso penetri in noi e come, dalla stessa fonte divina, ma non senza la partecipazione di coscienze finite, esso passi dagli uni agli altri, e da questi si ritiri ed in altri abbondi; sono fatti spirituali che avvengono nel nostro essere spirituale ma a profondità tali che il poco lume della nostra consapevolezza non vi giunge: e noi dobbiamo contentarci di affermare queste correnti misteriose che percorrono in tutti i sensi l'oceano delle anime, che giungono talora alla superficie della nostra coscienza e, anche rimanendo nel profondo, ci trasmettono vita movimento e calore; più e meno, anzi, noi dobbiamo contentarci di vivere questa feconda intimità spirituale che ci unisce ai santi ed a Dio, di essere in comunione di pensieri e di affetti con i nostri cari defunti, con le anime vicine a Dio, con i fratelli cristiani viventi; di educarci a sentire in noi i mali le aspirazioni le gioie degli altri, a soffrire chiedere sperare per gli altri, a farci solidali almeno nell'affetto con tutti quelli che cercano il bene ed oppositori di tutti coloro che vogliono e fanno il ma{{278}}le; a vivere, in una parola, non la sola terrena povera vita dei nostri interessi privati, ma la vita di una più vasta famiglia, della Chiesa, la vita di tutti coloro che vivono e si muovono con noi in Dio, a vivere di carità, la quale è, non sola disposizione nostra verso gli altri, ma rapporto vivo e operoso con essi.

Pagina 276

I beni coi quali si acquista la vita eterna non sono cedole vuote di valore reale; essi sono il bene fatto, voluto e compiuto nella vita.

Pagina 293

Il primo anno di vita del Partito Popolare Italiano

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 357-368.
  • Politica
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Certo nessun organismo nasce perfetto, né mai acquista una perfezione ideale; si tratta sempre di tentativi di approssimazione, e lo sforzo continuo è quello di dare agilità e rispondenza agli organi propri in ragione dello sviluppo e a contatto con la vita vissuta. Ma sarà bene considerare che le forme non precedono, ma seguono la vita; e la vita non è lo sforzo di un giorno o di un anno, ma tradizione e responsabilità, perché l'attività degli uomini è più delle forme che essi si impongono. Il nostro partito deve ancora creare le responsabilità direttive, gli uomini esponenti, gli organi consolidati nella loro tradizione e sviluppati nella loro efficienza. Perciò sono contrario a mutamenti rapidi, a nuovi tentativi di nuove forme organiche, a riforme subitanee di statuti e di regolamenti, fino a che la esperienza acquistata nell'azione e resa norma nella pratica non superi nel fatto l'involucro delle forme e il rigiriamo della lettera. Del resto i congressi annuali hanno una forza morale in sé, e sprigionano tale energia nel contatto di tante anime convergenti ad un fine e cooperanti nella foga e nel tumulto di fare e di antivedere, nel calore delle discussioni, nella fede dell'avvenire, nel cozzo delle tendenze, che superano di per sé qualsiasi temuto arresto o deviazione degli organi e degli uomini dirigenti.

Pagina 366

La stampa quotidiana e la cultura generale

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Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1900
  • Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70.
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Ma a mano a mano che dalla stampa minore si sale verso le più alte e complete creazioni del giornalismo moderno, la parte del giornale dedicata alla cultura generale acquista ampiezza ed importanza maggiore; al criterio empirico di scelta succede via via il proposito costante di seguire, in tutta la loro larghezza, le manifestazioni superiori della vita moderna, alle forbici succedono le penne di pubblicisti valenti e sino dei migliori scrittori d'una nazione; mentre da parte del lettore a un semplice movimento di curiosità succede un'idea più alta della collaborazione e della cooperazione umana, e una grande idea scientifica, nazionale, umanitaria, e via dicendo, collega e raccoglie in un insegnamento solo le pagine quotidiane della letteratura giornalistica.

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Il Partito Popolare Italiano

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 92-127.
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Questo passaggio acquista una particolare importanza in Italia, per la presenza, nella stessa Roma, del pontificato. Roma papale aveva con lo Stato italiano una doppia querela: quella del veder proclamati ed applicati nella stessa nazione e per lo stesso popolo in mezzo al quale il pontificato risiede i principii nuovi di autonomia totale del potere civile e di libertà religiosa di tutti i cittadini, e quello dell'essere stata privata dal potere temporale, guarentigia dichiarata indispensabile alla effettiva libertà della Chiesa. Dopo il 20 settembre 1871, vinta questa sul terreno politico, non volendo accettare il nuovo stato di cose, impose ai cat tolici italiani di non accettarlo neanche essi, e di associarsi durevolmente e fedelmente alla sua protesta. Espressione di questa fedeltà religiosa, che diveniva solidarietà politica fra il papato e i cattolici italiani, fu il nonexpedit, che Leone XIII fece interpretare come nonlicet. I cattolici rifiutavano di dar la loro adesione allo Stato unitario, di entrare a costituirlo, astenendosi dalle elezioni politiche, l'atto tipico della sovranità popolare sulla quale riposava il nuovo Stato. Cattolici prima che cittadini, devoti alla dottrina cattolica dei diritti e dell'autorità della Chiesa, essi stavano per questa. contro lo Stato anticattolico ed usurpatore.

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Che cosa fu il modernismo?

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 6-36.
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Alfred Loisy è una intelligenza fredda, serena, ragionatrice, assetata di certezza; della certezza che si acquista indagando. confrontando, vagliando, che scuopre gli idoli, per vedere di che materia son fatti, che vuol possedere la realtà con quella speciale forma di presa di possesso che è l'intendimento accurato ed intiero; e una intelligenza che era fatta per essere sovrana in questo territorio. Tale egli ci apparisce fin dai suoi primi scritti; e così bisogna intenderlo, per comprendere lui e il suo caso. Immaginate voi, ora, un Ippolito Taine, ad esempio, cattolico e prete?

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Introduzione

404529
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R. La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari– Società Naz. di Cultura, 1908, 16-29.
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Invece non si può ristabilire, comele migliori correnti della filosofia e della cultura tendono oggi a fare, la supremazia dello spirito, non si può ricondurre tutte queste cose esteriori che attraggono ed empiono di sé l'animo empirico e superficiale a riacquistare il loro essere vero e valore nello spirito che se ne giova ai suoi fini, non rifare al paese un animo virile, una coscienza netta dei fini da raggiungere e una volontà eroica senza rimettere in onore la religione; la quale è la consapevolezza, che lo spirito acquista, del suo posto nell'universo, del fluire di tutto ciò che è labile e relativo per delle occulte ragioni assolute di una finalità immanente al corso degli esseri e dell'essere nel senso della quale debbono disporsi le finalità individuali, perché nell'individuo l'essere stesso fluisca più abbondante e più rapido; infine, della possibilità, per lo spirito stesso, di farsi in sé medesimo una sua interna vita di pensiero e di bontà la quale faccia della vita individuale una possente energia benefica e dell'insieme degli individui un grande fascio di energie cospiranti verso i supremi ideali comuni. Se questo è, la religione ha quindi un posto centrale, nella vita della coscienza; come la posizione, in questa, di una visione generale della vita e dell'essere, di una norma che risulta da questa finalità, che, essendo universale e immanente, apparisca all'uomo come superiore al suo volere, e quindi come doverosa; come tendenza e sforzo continuo a possedere, secondo la magnifica frase del vangelo, l'animapropria, e ad affinare molte anime, per le grandi opere di solidarietà e di unità nazionale.

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