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        <title>Introduzione</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Murri, R. La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari– Società Naz. di Cultura, 1908, 16-29. <date when="1908">1908</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="16" />{{17}}Dei molti interessi che agitano le coscienze e stimolano le attività dei popoli ciascun uomo non può sentirne che pochi. Infelice chi non sente che i suoi. Grande e nato veramente per 1'azione pubblica quegli che fa suoi i più vasti e gravi interessi del suo popolo. Io non so quali interessi senta più specialmente o quali idealità ami chi leggerà queste pagine; se egli sia uomo di Chiesa o uomo politico o uomo di scuola o uomo d'affari. Ma da qualunque via egli venga, solo che viva la vita del nostro paese e segua le vicende esteriori e spirituali di questa; egli troverà qui trattato un argomento che deve richiamare la sua attenzione, agitato un dubbio un timore un problema che lo riguarda. Questo problema può nella maniera più semplice esser presentato così: L'Italia ha bisogno di energie morali; essa ha fatto e consolidato la sua unità politica, ha restaurato le sue finanze, ha bene avviato le sue industrie ed i suoi commercii; le più gravi questioni preliminari sono risolte. Ma essa manca di energie morali; un cattivo odore di guasto trasuda da tutti i pori della sua vita politica: nessuno, nell'enorme ingra¬{{18}}naggio della attività collettiva, compie tutto e bene il suo dovere, solo per sentimento di dovere. La scuola non educa, la burocrazia ministeriale è sotto inchiesta perennemente, e sotto processo, nell'affare Nasi, lo scandalo Romano e C. rivela i guasti delle amministrazioni locali e dei rapporti degli avventurieri i quali se ne impossessano con il governo corruttore, la magistratura prevarica, i partiti politici o dormono o si dilaniano in futili querele intestine, il mezzogiorno è insanabilmente analfabeta ed inetto alle nuove forme di attività economica e civile, la compagine morale dell'esercito minaccia di sciogliersi, tutti gli organi di azione collettiva sono o fiacchi o malati; sintesi di tutte queste debolezze e miserie, un uomo governa l‘Italia solo perché è opinione comune che non ci sia altri il quale saprebbe, non diciamo far meglio, ma, semplicemente, fare.</p>
      <p>Ora un esame, anche breve, di questa profonda crisi morale che travaglia il paese ci condurrà a questa conclusione: essa è dovuta al fatto che la <hi rend="italic">religione</hi>,elemento necessario della vita spirituale delle coscienze e dei popoli, non compie l'ufficio suo; non dà, in uomini di tempra morale superiore, dei grandi centri vivi irradiatori di energie spirituali, non educa alla coscienza, rigida del dovere, non prepara ad una vita più pura e più seria le anime dei giovani, non discute e non risolve, almeno per il popolo, i problemi morali dell'ora presente, non dà, insomma, quei molti vantaggi di purezza, di energia di volere, di correttezza morale, di entusiasmi rinnovatori, che sarebbe giusto attendersene.</p>
      <p>La constatazione è, purtroppo, facile a fare: essa risulta, non dal processo fatto alla religione cattolica od alla filosofia od alla scuola o che so altro, ma dal semplice esame delle condizioni presenti della vita pubblica. Se questi beni spiri¬<pb n="19" />tuali <hi rend="italic">mancano,è</hi> evidente che nessuno li dà; e, quindi, che non li dà neanche la religione.</p>
      <p>M e qui comincia la diversità dei pareri. Molti dicono: il cattolicismo non dà questi vantaggi spirituali e morali, esso si rivela anche inferiore, sotto questo aspetto civile, al protestantesimo o ad altre religioni, perché è una religione finita, spiritualmente morta. Altri, all'opposto, dicono: no, il cattolicismo è sempre la religione divina, che contiene in sé, nei suoi tesori, tutto quello che voi chiedete: ma nessuno va a chiedergliene; i magazzeni sono riboccanti, il magazziniere è pronto; ma mancano — peccato! — gli acquirenti.</p>
      <p>Ed altri dicono: si, il cattolicismo potrebbe dare all'anima del popolo italiano quel che le manca, se fra esso e questa vi fosse maggior comunione di rapporti; ma, invece, i rappresentanti del primo si sono chiusi gelosamente nelle forme confessionali e rituali della vita religiosa cristiana ed il popolo che le ha sperimentate via via vuote ed inefficaci, queste forme esteriori, domanda, ora, <hi rend="italic">religiosità</hi> prima che religione positiva. E di quei primi i quali dicono che il cattolicismo è religione superata, altri credono che bisogni sgombrare di esso il terreno diremmo quasi col ferro e col fuoco, altri che convenga lasciarlo morire in pace ed intanto chiedere alla filosofia od alla scienza ed alla coscienza umana le nuove virtù morali e civili.</p>
      <p>Queste soluzioni sono tutte variamente interessanti ma molto generiche. Noi ci siamo posti un problema più limitato e per questo stesso più interessante: esso non è di indole teorica o astratta, ma d'indole nettamente positiva e pratica.</p>
      <p>Prescindiamo, pel momento, della questione religiosa come tale; mettiamoci solidamente sul terreno politico. Chi voglia in Italia dividere gli uomini secondo le loro opinioni tendenze abitudini associazioni politiche dovrebbe, ad una ca¬<pb n="20" />tegoria di essi, dopo aver assegnato le etichette di moderati, liberali, radicali, repubblicani, socialisti, dare anche il nome di cattolici. Cattolici, ripetiamo, politicamente; dal punto di vista religioso potrebbero forse anche, molti di essi, esser qualificati atei o pagani e via dicendo. In altre parole, nella loro azione politica, questi cittadini che sono politicamente qualificati come cattolici subiscono 1'influenza e spesso seguono passivamente le direzioni le quali vengono, per una via o per 1'altra, da una confessione religiosa, dal clero, dalla gerarchia: hanno preso tutte le loro prime e fondamentali opinioni politiche in una scuola confessionale o in una chiesa, sono organizzati in associazioni economiche o politiche dipendenti dal clero, votano secondo che dice il loro parroco, <hi rend="italic">sentono</hi> solo, delle innumerevoli questioni di attività pubblica, quelle che toccano la loro coscienza religiosa, e via dicendo.</p>
      <p>Questi cattolici, in senso politico, esistono: nessuno dirà che noi li andiamo inventando ora, per comodo della nostra tesi. Esaminando bene si troverà anzi che essi sono il partito più numeroso, più compatto, meglio organizzato; non appariscono, perché nell'insieme, e in condizioni normali, sono piuttosto un partito di reazione che di azione: hanno il difetto di tutte le maggioranze vecchie, prive di energie di lotta, di idealità operose, che non si muovono se non quando sono toccate in ciò che le interessa più da vicino. Né è da sperare che questa vastissima clientela politica, organizzata intorno a una gerarchia diciotto volte secolare, tenuta insieme dalle abitudini che divengono nell'uomo le più profonde e tenaci, debba sciogliersi e sparire nel giro di pochi anni. Certo la propaganda antireligiosa e la scuola laica le infliggono ogni giorno delle perdite non leggere e il popolo italiano si va scristianizzando; ma il processo è assai meno rapido di quel che si creda; e chi, per avere la <pb n="21" /><hi rend="italic">p</hi><hi rend="italic">iù grande</hi> Italia che egli desidera, attende che il cattolicismo abbia cessato di essere, dovrà ancora attendere molto; e forse intanto la lotta apertamente anticattolica non farà che risvegliare il cattolicismo militante o clericale. In un certo senso, l'Italia è ancora assai lontano dall'essere la Francia.</p>
      <p>Ora il problema che sorge è questo: in che senso, con quali idealità e con quali risultati si esercita in Italia l'attività politica di questo gruppo enormemente numeroso? Favorisce essa, nel paese, lo sviluppo così delle energie spirituali più sane come delle attività politiche più fresche ed operose? La sua opera politica è in opposizione o d'accordo con quella che dovrebbe essere la sua influenza religiosa? E, quindi, il malessere morale profondo del quale soffre oggi l'Italia non dipenderebbe per caso dal falso indirizzo e dalla falsa posizione di questo cattolicismo politico nella vita pubblica, dal perturbamento che esso introduce nel normale sviluppo sia delle attività politiche che delle attività religiose?</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Questo è il problema che noi esaminiamo nel presente volume.</hi> Del quale volume la conclusione, non espressa in termini aperti, ma, se non ci inganniamo, balzante fuori da ogni pagina. è questa: che il cattolicismo in Italia è troppo una politica e troppo poco una religione; che la politica di esso è antidemocratica e quindi in conflitto con le più vive e giovani aspirazioni del paese; che questa politica è come una catena legata al piede della vita religiosa, è la causa principale delle ostilità che sorgono contro la religione stessa, dei ritardi e degli impedimenti interni i quali ostacolano nel senso di questa la ripresa di una attività veramente religiosa; che, infine, non vale — ed anzi nuoce — combattere la religione, nel cattolicismo politico, e con lo scopo di nuocere ad esso; ma che conviene, invece. scindere <pb n="22" />in esso religione e politica, rompere e dissolvere questo presente aggruppamento politico che si chiama cattolico, per permettere agli elementi dissociati di esso di raggrupparsi in maniera più consona allo sviluppo della vita spirituale ed economica del paese.</p>
      <p>Alcuni diranno; se è così, non essendo io cattolico, il libro non mi interessa. E qui è il grande errore; come di uno che dicesse: io non sono soldato e tutto quello che riguarda l'esercito non mi interessa. Se si trattasse solo degli interessi di una confessione religiosa, questo lettore avrebbe ragione; ma qui si tratta così di interessi politici come di interessi religiosi; si tratta delle energie spirituali e morali del paese nel loro insieme.</p>
      <p>lo non sono né un grosso proprietario di terre né un capitalista: eppure sarei ridicolo se dicessi che la condotta di queste classi di persone non mi interessa. Non sono moderato, ma, perché dei moderati vi devono essere, desidero, e faccio quel poco che posso affinché ciò sia, che i moderati sieno della razza migliore, intelligenti e trattabili: non sono socialista, ma, poiché anche il partito socialista c'è e ci sarà per del tempo ancora, desidero e, quanto è da me, faccio che esso sia il più possibilmente sincero e corretto e sano; non dilapidatore di energie morali, non energumeno, non affarista, non volgarmente plebeo.</p>
      <p>Che i cattolici agiscano pubblicamente in un modo o nell'altro non può essere indifferente ad alcuno, in Italia; poiché, nei più importanti problemi politici economici e sociali la linea di condotta da essi seguita ha ripercussioni profonde e spesso decisive.</p>
      <p>Voi, ad esempio, riflettete alla questione del mezzogiorno, e vi rammaricate fra voi di queste popolazioni incolte rudi primitive, che emigrando ottengono così poco, per la coltura italiana e per sé, che in patria sotto vittime perpetue di ca¬<pb n="23" />morre di clientele di ambizioni politiche deplorevolmente utilitarie e poco scrupolose, è ovvio che vi chiediate: e il clero che fa? in che senso si esercita la sua enorme influenza e quella della religione che esso ha in mano?</p>
      <p>Lamentate l'inefficacia educativa della scuola, la minaccia di generazioni che vengono su senza nobili idealità e senza riserve di energia morale. Come potete non chiedervi se il dissidio fra Chiesa e Stato non dissocii nelle anime giovani clementi di vita e di azione che dovrebbero vivere e crescere associati?</p>
      <p>O deplorate lo Stato di anarchia spontanea che domina le giovani organizzazioni proletarie. Come non pensare in tal caso, se la pretesa confessionale e clericale di staccare da esse tutti i credenti e di abbandonarle così, facile preda, ai più audaci e violenti predicatori dell'odio di classe ed eccitatori delle cupidigie animali non crei un pericolo profondo e permanente per tutta la vita economica del paese?</p>
      <p>Osservate con dolore questa apatia ed inerzia politica che pesa come cappa di piombo, sulla vita parlamentare italiana. È ovvio che vi chiediate subito se mai ciò non provenga dalla coscienza, diffusa in tutti, che ci sono dei grandi problemi di ordine spirituale e morale da affrontare e che si è incapaci ad affrontarli e risolverli; e che essi pesano come un vizio organico latente, su tutto il sistema delle nostre attività pubbliche.</p>
      <p>Potremmo continuare nell'esemplificazione. E, tuttavia queste sono ancora considerazioni superficiali. Per intendere che cosa significhi, nella vita di un popolo, questa assenza di religiosità viva, accompagnata non raramente ad una esuberante religione esteriore, converrebbe esaminare così l'ufficio della religione nella coscienza come i danni di una religione che è fuori di posto e che, esteriorizzata in costumanze <pb n="24" />ed in forme vuote di contenuto morale, sembra dispensare dalla religiosità vera e conservarne tuttavia 1'aspetto e le pretese, e che l'osservanza esterna e ufficiale vede servire a scopi estranei di superiorità e di dominio; onde l'ipocrisia, che è il vizio di tutte le religioni praticate ma non sentite; il che vuol dire solo estrinsecamente praticate.</p>
      <p>Per intendere che cosa è la religione nella vita noi possiamo riferirci a quella rinascita di idealismo alla quale assistiamo da qualche anno anche in Italia; rinascita la quale vuol dir questo: che, nella vita degli individui come de' popoli, lo spirito e la volontà, con tutto quello che li riguarda, tornano ad apparire come la realtà maggiore, anzi come la sola realtà vera nella quale e per la quale tutte le cose pregiate e cercate acquistano senso e valore, divengono energia che si protende, consapevole e forte, a nuove conquiste sulla natura sulle istituzioni sociali sullo spirito stesso. Ma questo è, oggi, risveglio di pochi; i più, in Italia soffrono ancora di due cose, di un grande impoverimento di ideali nelle file dei cattolici, che per lunghi decennii parvero accentrare tutte le loro forze nella difesa di un territorio e di alcuni benefici e privilegi; e del materialismo positivista che l'animo dei giovani, già così proclivi ad occuparsi solo delle cose esteriori, persuase la materia e la natura e l'economia esser tutto, e lo spirito, o niente, o un qualche cosa che si sarebbe tirato di impiccio da sé, senza che valesse la pena di occuparsene; e così, soppressa la coscienza interiore, era soppressa la religione vera, la quale non ha né luogo né ufficio se non l'ha innanzi tutto nella coscienza interiore. E anche oggi i peggiori nemici del popolo italiano sono tuttavia quelli che commettono questo doppio peccato: dall'u¬<pb n="25" />na parte coloro che richiamano sulla religione cattolica le avversioni insorgenti contro una politica inetta e senile e un pagano spirito di dominio, dall'altra, i superstiti di questo volgare materialismo positivista, dilapidatori spensierati e crudeli del grande patrimonio spirituale e morale del paese.</p>
      <p>Invece non si può ristabilire, comele migliori correnti della filosofia e della cultura tendono oggi a fare, la supremazia dello spirito, non si può ricondurre tutte queste cose esteriori che attraggono ed empiono di sé l'animo empirico e superficiale a riacquistare il loro essere vero e valore nello spirito che se ne giova ai suoi fini, non rifare al paese un animo virile, una coscienza netta dei fini da raggiungere e una volontà eroica senza rimettere in onore la religione; la quale è la consapevolezza, che lo spirito acquista, del suo posto nell'universo, del fluire di tutto ciò che è labile e relativo per delle occulte ragioni assolute di una finalità immanente al corso degli esseri e dell'essere <hi rend="italic">nel senso</hi> della quale debbono disporsi le finalità individuali, perché nell'individuo l'essere stesso fluisca più abbondante e più rapido; infine, della possibilità, per lo spirito stesso, di farsi in sé medesimo una sua interna vita di pensiero e di bontà la quale faccia della vita individuale una possente energia benefica e dell'insieme degli individui un grande fascio di energie cospiranti verso i supremi ideali comuni. Se questo è, la religione ha quindi un posto centrale, nella vita della coscienza; come la posizione, in questa, di una visione generale della vita e dell'essere, di una norma che risulta da questa finalità, che, essendo universale e immanente, apparisca all'uomo come superiore al suo volere, e quindi come doverosa; come tendenza e sforzo continuo a <hi rend="italic">possedere,</hi> secondo la magnifica frase del vangelo, <hi rend="italic">l'anima</hi><pb n="26" /><hi rend="italic">propria,</hi> e ad affinare molte anime, per le grandi opere di solidarietà e di unità nazionale.</p>
      <p>Quindi il cattolicismo è, innanzi tutto, e dovrebbe essere in ognuno che lo segue, <hi rend="italic">una filosofia della vita; della</hi> quale certo, considerata nelle sue fonti originarie ed autentiche, nessuno oserà dire che non sia una pura e nobile ed altamente spirituale filosofia della vita, una dottrina di vita interiore di purezza di libertà di altruismo di sacrificio, anche se alcuni ne contestano oggi — ingiustamente, come mostriamo altrove — le basi teoriche<note n="1">Mostriamo altrove in La filosofia nuova e l'enciclica contro il modernismo, come il cattolicismo abbia una base filosofica (realismo dualistico) solidissima; nei discorsi sulla vita religiosa nel cristianesimo abbiamo cercato di presentare questo appunto come una filosofia pratica della vita.</note>. Oltre di che, questa dottrina si è raccolta intorno, per la virtù originaria che la ha assistita nel suo sviluppo, elementi meravigliosi di successo, così dapoter essere, ed essere in verità, per l'ampiezza e la coesione della sua gerarchia per la bellezza espressiva del suo rituale, per l'efficacia della sua attività sacramentaria, per la umana soavità dei suoi simboli, adatta meravigliosamente ad essere la filosofia della vita, pratica e viva, non di pochi solitarii asceti, ma di un popolo intiero e di tutta una vasta consociazione di genti.</p>
      <p>Adunque, essendo il cattolicismo la religione alla quale un grandissimo numero di italiani oggi aderiscono, anche se poi ne seguono più o meno difettosamente lo spirito; potendo esso dare pur sempre preziosi frutti di educazione morale e di energie volitive, ed essendo, d'altra parte, molto più facile condurre questi cattolici ad essere più sinceramente e più coerentemente cattolici che non condurli ad abbandonare la religione de' padri ed a convertirsi a norme <pb n="27" />filosofiche le quali rimarranno pur sempre difficili ed astruse, anche posto che avessero l'efficacia la quale viene dalla verità, ognuno vede l'importanza <hi rend="italic">politica</hi> di questo proposito: utilizzare più efficacemente quella che è ancora la religione di tanti italiani, rinvigorendo in essa l'interno spirito religioso, riducendo a giusta misura la religione esteriore, separando dalla confessione religiosa elementi estranei e nocivi, presentandola e facendola vivere come religione dello spirito e della libertà, <hi rend="italic">combattendo, insomma, il clericalismo, a vantaggio della religione:</hi> e questo, innanzi tutto, distaccando questa religione da una sopravvivenza multiforme e tenace di abitudini politiche parassitarie; che è quello che noi facciamo.</p>
      <p>Ma è poi poco dire essere il cattolicismo una filosofia della vita. Esso è immensamente di più. Esso è la comunione stessa, viva e diretta, con la fonte originaria delta vita interiore e di ogni esistenza; è la trasmissione la diffusione la distribuzione normale delle energie divine nell'umanità. Per noi, almeno, esso è questo: e tale noi abbiamo il diritto di volere che sia <hi rend="italic">per tutti coloro che lo seguono:</hi> il cattolicismo è la nostalgia, è l'ansia, è l'opera eroica di una ascensione divina dello spirito. Nulla di più vile, di più triste, di più penoso per noi che chiamare cattolicismo <hi rend="italic">altre cose</hi>, che farlo sete di dominio complotto di interessi, agenzia di collocamento o di assicurazioni varie, non raramente anche, come avviene nel mezzogiorno, complice di brutture e di brutalità, vergognose. E si ha il diritto di sdegnarsi e di insorgere contro queste profanazioni; e si ha il diritto di dire che molti uomini odiano il cattolicismo perché non lo conoscono e che non lo conoscono perché troppo spesso ne veggono intorno sé solo delle contraffazioni.</p>
      <p>Noi non dobbiamo insistere in questo argomento, perché esso ci porterebbe su di un altro terreno. Comunque, un ac¬<pb n="28" />cenno era necessario perché il lettore nuovo a questo argomento intendesse meglio che cosa cercano e che cosa sono quelli che si dicono <hi rend="italic">democratici</hi> e <hi rend="italic">cristiani,</hi> quelli che vogliono la sintesi di tutte le attività umana in un alto e nobile concetto religioso della vita, nell'<hi rend="italic">interno della coscienza,</hi> e, nell'attività esterna, non la confusione delle varie attività., <hi rend="italic">ma a ciascuno il suo.</hi></p>
      <p>Ed egli, il lettore nuovo a questi argomenti, vedrà, anche da questi brevi e rapidi accenni, perché nell'Italia d'oggi il clericalismo, vizio assai più diffuso e potente di quel che molti credano, ci apparisca come il maggiore pericolo per la democrazia; esso, come queste pagine mostreranno, è insieme antidemocratico ed anticristiano.</p>
      <p>Ed ora mi sia permesso di finire con una calda e sincerissima professione di italianità. Dire: amo Italia, è poco; più giusto forse è dire: io mi sento italiano nelle più intime profondità della mia coscienza, sento di vivere di respirare di muovermi in una tradizione di cultura di genialità di volontà robusta e possente che è tutta italiana, che è l'italianità stessa; e non c'è programma o proposito di nuovi avanzamenti civili, di più vaste sintesi mentali, di più fervida cooperazione umana che non mi sembri dover essere, nella sostanza sua, come una estensione un incremento uno slancio vitale di questa medesima italianità.</p>
      <p>Sino il mio amore per la Chiesa è intensamente italiano; poiché la Chiesa non é un sistema astratto di formule e di gesti ma è tradizione viva- di pensiero e di energiespirituali, depositata già nel centro della tradizioni e delle anime nostre, fatta luce e calore del nostro genio nazionale, vita della nostra vita spirituale, dove essa sì è fusa con <pb n="29" />l'altra tradizione della romanità classica, perché di qui si estenda per il mondo e lo agiti e lo riempia di un potere divino, lievito immortale di spiritualità e di progresso.</p>
      <p>Questo senso vivo di amore e di fiducia ha dettato le pagine che seguono; esso mi spinge a dedicarle più particolarmente ai giovani gruppi di amici che il programma delineato in esse ripigliano come proprio e lo difendono e lo promuovono nelle lotte della propaganda e dell'attività pubblica.</p>
      <p>Troppo triste sarebbe questo ufficio grave di critica e di opposizione, contro un così potente e maligno avversario, questo agitare acque putride e morte, se l'occhio e l'animo non potessero riposare con compiacenza e con desiderio fiducioso nella tenue vena ripullulante, fresca e pura, dall'origine antica.</p>
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