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        <title>Il primo anno di vita del Partito Popolare Italiano</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 357-368. <date when="1920">1920</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <head>Attività e lotte</head>
        <p>Dal congresso di Bologna alla fine del 1919 tutte le provincie ebbero i loro comitati provinciali del partito; le sezioni da 850 arrivarono al numero di 2197 e i tesserati da 55.895 a 104.972. Oggi le sezioni sono 3137 e i tesserati del 1920 al 31 marzo risultano 251.740, dei quali in regola con la segreteria della direzione e aventi diritto a rappresentanza al secondo congresso solo 175.875. Elementi certamente incompleti della organizzazione del partito popolare italiano, che nelle ultime elezioni politiche raccolse 1.175.549 voti di lista, e che ha attorno a sé, come polarizzate e simpatizzanti, tanta fioritura di opere economiche e sociali, tanta forza di masse popolari, che senza l'inquadramento delle sezioni e il segno del tesseramento hanno col partito popolare comuni aspirazioni e direttive nel campo sindacale, cooperativo e mutualista e nelle tendenze scolastiche e di cultura. Rassegna imponente di forze, che nel campo politico, economico e amministrativo del nostro paese debbono contare come un organismo vivo, penetrato da un'idea, mirante ad un fine: la ricostruzione sociale della nostra nazione e la irradiazione del nostro pensiero nel campo internazionale.</p>
        <p>Non farò la cronaca della nostra vita vissuta nel primo anno di esistenza del partito; tutti abbiamo seguito con ansia e con ardore lo svolgersi minuto e vasto di un'azione nuova nel nostro paese, spesso in mezzo a diffidenze e contrasti, che sarebbe assurdo mancassero come elemento di attrito che rende valido il moto e sensibile l'azione.</p>
        <p>Il primo congresso tenuto a Bologna, quando ancora si andavano formando i quadri e raccogliendo le prime forze, diede un segno di maturità politica, che altri mai pensò potesse esistere in mezzo a noi. Completati gli organi direttivi venuti fuori dal congresso (consiglio nazionale e direzione) il partito ebbe la sua prima affermazione nazionale nella battaglia vinta per la proporzionale nelle elezioni politiche. La caduta del ministero Orlando, la partecipazione degli onorevoli Nava e Sanjust al <pb n="360" />ministero Nitti, la vivace campagna condotta dal centro fino alle sezioni dei nostri piccoli comuni, l'efficace lavoro condotto dall'associazione proporzionalità di Milano, della quale fanno parte molti dei nostri, l'opera del gruppo parlamentare popolare e soprattutto del relatore on. Micheli, imposero alla pubblica opinione (non è esagerazione la nostra) la necessità dell'immediata applicazione della proporzionale, che il parlamento approvò come legge già matura nella coscienza collettiva.</p>
        <p>La tattica elettorale era stata già deliberata dal congresso di Bologna; però il consiglio nazionale del partito (adunato subito nell'agosto dopo il voto del parlamento), ribadendo i criteri di intransigenza, diede chiare norme che, comunicate alle sezioni e ai comitati, ebbero generalità di consensi ed applicazione disciplinata, nonostante molteplici difficoltà pratiche che la direzione del partito cercò di superare con tatto e fermezza.</p>
        <p>Il fervore della battaglia elettorale (che gli avvenimenti fecero precipitare) ebbe nel nostro partito una risonanza nuova; con l'appello del primo ottobre si affermarono i nostri ideali punti programmatici, si precisarono le differenze con gli altri partiti, si diede la sintesi della nostra organizzazione programmatica e pratica nel motto che fece fortuna: « libertas », il quale, messo sullo scudo crociato, ci riallacciò spiritualmente alle battaglie dei nostri comuni, allo spirito della storia italica, alla vastità del movimento popolare delle antiche corporazioni. I simboli materiali di idee, divengono nella realtà una sintesi vivente. Così fu per il nostro partito. Lo scudo crociato da un capo all'altro d'Italia raccolse forze nuove, uomini di fede e di fervore, palpiti di speranze nell'avvenire, toccando la profondità dell'anima cristiana del popolo, che nelle esasperazioni e irrequietezze del dopo guerra, cerca un nuovo orientamento di vita.</p>
        <p>I cento deputati del partito popolare del 16 novembre 1919, appena dopo dieci mesi di vita del nostro partito, venuti su senza alleanze e intese con nessun partito, in lotta localmente aspra e impari, per mancanza quasi dappertutto di salde posizioni precedenti nel campo della vita pubblica, in contrasto con poteri politici e con coalizioni economiche e di interessi, rappresentano non solo uno sforzo brillante, ma un vero successo che ci ha posto in prima linea nella politica del nostro paese.</p>
        <p>Questo fatto evidentemente ha creato al nostro partito una grave posizione di responsabilità nel momento oscuro che attraversiamo, così gravido di incognite, al punto da rendere molto difficile la manovra nel campo parlamentare; però è dei forti e coscienti assumersi e valutare le responsabilità che i fatti impongono anche al disopra delle previsioni e delle volontà, e dare <pb n="361" />tutto il valore che i fatti si meritano nella faticosa realizzazione dei nostri ideali e delle nostre aspirazioni.</p>
        <p>Il consiglio nazionale, convocato in dicembre, ebbe il senso chiaro di queste responsabilità; e mentre affermava i capisaldi di un'azione politica immediata, si opponeva recisamente alla tendenza manifestata al di fuori del nostro partito, della formazione di blocchi di partiti detti di ordine, riconosceva prematura ogni partecipazione diretta al governo; e fissava le linee di intransigenza tattica per le lotte comunali e provinciali, mentre deliberava di riprendere la battaglia già iniziata per ottenere il voto alle donne e la proporzionale amministrativa.</p>
        <p>Questa linea netta e chiara è stata seguita dal partito da dicembre ad oggi con perseveranza e antiveggenza, senza deflettere, attraverso il succedersi di avvenimenti e di crisi, prendendo nette posizioni non solo nelle discussioni di politica generale, ma sul terreno dei contrasti pratici, quali lo sciopero dei ferrovieri e dei postelegrafonici, le lotte fra sindacati bianchi e rossi per la libertà di lavoro e di organizzazione, le agitazioni agrarie e i movimenti, lo svezzamento del latifondo e il riconoscimento delle classi, l'istituzione delle camere di agricoltura; ed ha culminato nello svolgimento della recente crisi ministeriale e nella posizione politica presa da un partito che tende a trasferire la vita politica dalla combinazione parlamentare alla coscienza di un paese, da un partito che vuole programmi e idee prima che uomini e interessi, per cui i nove punti, proposti a base della soluzione della crisi ministeriale, han trovato insieme ad aspre critiche tanta eco di approvazioni e tanta fortuna di consensi.</p>
        <p>L'opera del partito non è racchiusa in queste linee di fatto; né basta a riassumerla quella serie di comunicati che hanno quasi settimanalmente segnato i lenti passi del nostro cammino, né quelle circolari della segreteria politica, che di tanto in tanto hanno indicato un lavoro da compiere o una tendenza da realizzare o una forma pratica da seguire. Dalle agitazioni del luglio per il caro-viveri (a partire da dopo il congresso di Bologna) ad oggi non si sono avuti avvenimenti politici e fatti economici che non siano stati o prevenuti o seguiti con vigile senso di realtà dal centro e dalla periferia; e i comitati provinciali o sezioni hanno preso localmente posizioni nette e seguìto azioni vivaci, spesso di intesa con organismi paralleli, quali unioni di lavoro e federazioni cooperative; sicché il risultato degno di nota è stato quello di polarizzare nuove forze attorno al partito, darvi vitalità ed agilità, formando quella coscienza politica nel corpo organizzato che è la vera base realistica di ogni più largo decisivo movimento.</p>
        <p>
          <pb n="362" />
        </p>
      </div>
      <div>
        <head>Differenziazioni programmatiche</head>
        <p>Le affermazioni programmatiche ideali e pratiche che hanno dato al nostro movimento una differenza caratteristica dagli altri partiti sono state principalmente quattro:</p>
        <p>libertà di organizzazione, riconoscimento giuridico delle classi e loro rappresentanza proporzionale;</p>
        <p>riforma scolastica e libertà di insegnamento;</p>
        <p>decentramento amministrativo e autonomia degli enti locali;</p>
        <p>criteri sociali nel campo agrario; formazione, sviluppo e tutela della piccola proprietà.</p>
        <p>Su questi argomenti la direzione ha chiamato il congresso a pronunziarsi, purché, indipendentemente da ogni modo di vedere particolaristico, venga potente la voce del partito nella sua massima espressione, qual è il congresso, a dare non tanto una sanzione ideale, che trova la sua espressione sintetica nel programma stesso, quanto una affermazione pratica nell'azione contingente e sperimentale, come ogni problema è sentito e vissuto nel momento in cui si parla e si opera.</p>
        <p>Certo il quadro generale di un'azione non isolata; ma ora convergente ora divergente con quella di altri partiti in contatto o in conflitto, non può essere resa attraverso il momento in cui si forma una sintesi, con elementi di approssimazione; però è la finalità ultima quella che determina la via ad un uomo come ad una collettività. Noi abbiamo espresso questa finalità fin dall'apparire del nostro partito, fin dall'appello del 18 gennaio 1919, e proseguiamo su quella linea nello sforzo pratico dell'ora e del momento; — <hi rend="italic">abbattere</hi> l'accentramento statale. che sopprime la personalità alle collettività operanti in esso, che toglie la responsabilità alle persone che in nome di esso operano; — <hi rend="italic">ridare</hi> la coscienza giuridica agli organismi che natura crea, perché lo svolgersi della loro azione non sia senza i limiti della coesistenza e senza il rispetto delle libertà; — <hi rend="italic">chiamare</hi> la solidarietà umana col nome di giustizia e di carità, che unica rende possibile la collaborazione delle classi e contingente la lotta; — <hi rend="italic">eccitare</hi> le energie individuali perché diano all'economia nazionale la fiducia e la forza, che eventi o malvolere di uomini oggi hanno ridotto quasi all'impotenza; — <hi rend="italic">ridare</hi> ai valori morali e ideali la importanza suprema nell'educazione di un popolo per la sua resistenza nelle ore tragiche del paese.</p>
        <p>E queste ore tragiche noi viviamo oggi: non è la minaccia <pb n="363" />di una rivoluzione a scadenza fissa nelle torbide ore di folle eccitate; ma è la crisi di una pace che non viene, il disequilibrio di una economia che precipita, la mancanza di resistenza psicologica della collettività e specialmente delle classi detentrici del potere e responsabili della politica del nostro paese, l'assenza di una disciplina nazionale, la mancanza di attuazione rapida di provvedimenti economici e politici, che agonizzino l'ambiente e preparino le grandi trasformazioni del domani.</p>
        <p>Ebbene, non è presunzione né spavalderia se si afferma che il partito popolare italiano ha il compito, e quindi il dovere, di valorizzare tutte le sue forze, perché alla foga distruttiva ed alla visione apocalittica del massimalismo socialista e al quasi nichilismo liberale, opponga la realtà delle trasformazioni nel campo economico e politico e la forza educativa delle sue idee, che anche attraverso i cataclismi sociali restano saldo e fecondo fermento di vita.</p>
      </div>
      <div>
        <head>Cultura e propaganda</head>
        <p>Mi domanderete: abbiamo oggi, nel momento che urge, questa forza di evoluzione, di resistenza e di fecondazione?</p>
        <p>Non si tratta di avere un programma e delle idee generali, si tratta di avere organi, mezzi, uomini, elementi di espansione di resistenza. Certo che un anno di lavoro organizzativo e di esplicazione attiva ci fa sperare bene; ma presumeremmo molto se dicessimo che siamo già maturi per la grande opera di rigenerazione che ci aspetta.</p>
        <p>A parte le deficienze della organizzazione pratica, che certo diversi congressisti avranno agio e premura di rilevare, per cui è superfluo che io ne parli, deficienze del resto che non si potranno eliminare che col tempo, con i mezzi e con la formazione di propagandisti e di uomini dediti alla organizzazione; — per cui occorre tempo, continuità, perseveranza e coordinazione di tutte le energie; — a parte ciò, occorre anzitutto rilevare che il movimento di pensiero e di cultura non è stato pari a quello dell'azione.</p>
        <p>Una corrente politica non si impone solo con le opere, che spesso determinano contrasti personali e diffidenze rese vive dall'egoismo umano; ma con la formazione di un pensiero che diviene convinzione, che genera la discussione, che occupa il campo della cultura, che supera le barriere dell'università e che crea una propria letteratura. Né questa è una concezione borghese o intellettuale della politica, è realismo della vita che si attua sempre su più larga scala, quanto più vasti sono i fenomeni di rivolgimento politico e quanto più vasta è la massa operante mossa da un'idea.</p>
        <p>
          <pb n="364" />Perciò è necessario destare presso di noi questo movimento di cultura, che non è solo il movimento interno, prettamente organico o organizzato, ma è anche movimento collaterale, autonomo, simpatizzante; che però deve avere larga rispondenza nel movimento organizzativo, con circoli di cultura, pubblicazioni di riviste, di opuscoli, di monografie e di libri, con ritmo largo e confidente; cosa certo possibile se vi si innestano quelle iniziative economiche che sorreggono e sviluppano il movimento di cultura, perché le timide e incerte iniziative oggi ristrette in poca cerchia, divengano vasta corrente di idee in mezzo al campo degli studiosi e in mezzo al popolo.</p>
        <p>Perciò al più elevato movimento culturale deve rispondere una diffusione veramente sensibile di fogli volanti o di pubblicazioni facili e popolari, che arrivino alla mente di tutti e ne formino una coscienza ben nutrita di idee. Debbo rendere omaggio agli sforzi dei nostri amici che quasi dappertutto hanno creato settimanali popolari, hanno dato diffusione al nostro <hi rend="italic">Popolo Nuovo</hi>, hanno sorretto antiche e nuove iniziative di giornali quotidiani, che sostanzialmente orientano la loro linea alle direttive del partito e ne sono efficaci collaboratori. Però riconosco che ancora manca un vasto movimento culturale, il quale è necessario, e quell'organo quotidiano del partito che è reclamato da molti.</p>
        <p>Si deve tendere a questo termine con ogni sforzo e si deve arrivare a superare ogni difficoltà; perché è tanto più necessario ciò quanto più è vitale per il nostro partito una salda unità e una disciplina rigorosa, fatta più che altro di unità di pensiero e di direttive.</p>
      </div>
      <div>
        <head>Tendenze e gruppi</head>
        <p>Questa osservazione mi dà agio a fare un cenno sulla questione delle tendenze e dei gruppi di destra e di avanguardia, che certo avranno un'eco notevole nel congresso, come l'hanno avuta nella stampa nostra e avversaria.</p>
        <p>Non sarebbe vero partito il nostro se non vi fossero delle tendenze, le quali sostanzialmente esprimono anzitutto degli stati d'animo, che poi vengono man mano a specificarsi attraverso vedute locali e parziali, fin che trovano una ragione più larga di contrasto e si polarizzano verso formule generiche e verso determinate persone. Bel campo nostro la tendenza non può essere sul programma, che è per sé unitario e saldo nelle nostre coscienze; il che dà a noi la sicurezza della nostra compagine e della nostra forza ideale; può essere nelle posizioni pratiche da assumere o su problemi specifici o su criteri direttivi e <pb n="365" />sintetici. Sarà bene che queste tendenze vengano in contrasto e si chiarifichino non su termini equivoci e con apparente convergenza, ma su termini netti e sul terreno della realtà. Così si vedrà in molti casi che il contrasto era apparente o anche personale, e in altri che invece era più profondo di qualsiasi apparenza esterna.</p>
        <p>Posti così i termini della questione, debbo aggiungere che il consiglio nazionale e la direzione del partito non hanno consentito alla formazione del gruppo di ala destra e alla formazione dei gruppi di avanguardia, come organizzazioni per sé stanti, con statuti, programmi e organismi speciali, perché così formati creavano corpi a sé entro l'organismo del partito, operanti verso una selezione organica e sistematica di forze, il che avrebbe preludiato ad una possibile scissione organica del partito stesso.</p>
        <p>Nell'ambiente dei nostri organismi (sezioni, comitati, consiglio nazionale e congresso) le tendenze hanno la loro sede naturale ‘di affermarsi e di arrivare anche a prevalere, senza che per questo avvengano creazioni di organismi speciali, autonomi e indipendenti. E perché le iniziative non avessero a pervadere il corpo organico del partito e a danneggiarlo, il consiglio nazionale nel caso dell'<hi rend="italic">ala destra</hi>, e la direzione del partito nel caso dei <hi rend="italic">gruppi di avanguardia</hi>, rapidamente e nettamente opposero il loro divieto.</p>
        <p>Questi atti sono sembrati a qualcuno autoritari e violenti: non occorre rilevare l'accusa; la necessità di una forza organica unitaria per il nostro partito oggi è questione vitale. La coesione di tanti uomini e di tanti organismi nel nostro partito non è un fatto fittizio, ma è ancora allo stato tendenziale; diversità di cultura, di preparazione politica, di rapporti di classe, infiltrazioni liberalizzi e socialistici nella valutazione pratica dei problemi economici e sociali; diversità di interessi locali e regionali, diverso modo di valutare i fattori di disgregazione sociale, impressione più o meno sensibile dell'imponenza del fenomeno comunista, sono elementi che rendono lenta e difficile la elaborazione pratica unitaria del nostro pensiero politico. Per di più le organizzazioni economiche e sindacali, che hanno con il partito comune il programma sociale cristiano, attraversano necessariamente la fase dell'apoliticismo come fino a ieri fecero quelle altre oggi legate a filo doppio al massimalismo socialista; ciò è una conseguenza della concezione agnostica dello stato, che il laicismo borghese elevò a primo «etico» della vita collettiva, che pesa sulla concezione puramente tecnico-economica dei nuclei di classe, i quali domani diventeranno forze politico-organiche della nazione.</p>
        <p>Le differenze e le divergenze pratiche attorno ai problemi <pb n="366" />politici (pur nell'unità del programma fondamentale) non debbono scindersi in fazioni ma debbono tendere a forma di unità pragmatica per virtù degli organi direttivi provinciali e centrali, per valore degli esponenti politici e amministrativi, in modo da ottenersi una unione pratica di fiducia, nel continuo sforzo di elaborazione e di attuazione concreta. Quindi la disciplina per noi è quella forza morale, non di coesione esterna o di coazione organica, vana in un partito politico, ma convinzione di unità voluta e sentita, perché sostanzialmente reale.</p>
        <p>Così a me sembrano non opportune ne pratiche oggi le proposte fatte da alcuni di modificare lo statuto del partito. Certo nessun organismo nasce perfetto, né mai acquista una perfezione ideale; si tratta sempre di tentativi di approssimazione, e lo sforzo continuo è quello di dare agilità e rispondenza agli organi propri in ragione dello sviluppo e a contatto con la vita vissuta. Ma sarà bene considerare che le forme non precedono, ma seguono la vita; e la vita non è lo sforzo di un giorno o di un anno, ma tradizione e responsabilità, perché l'attività degli uomini è più delle forme che essi si impongono. Il nostro partito deve ancora creare le responsabilità direttive, gli uomini esponenti, gli organi consolidati nella loro tradizione e sviluppati nella loro efficienza. Perciò sono contrario a mutamenti rapidi, a nuovi tentativi di nuove forme organiche, a riforme subitanee di statuti e di regolamenti, fino a che la esperienza acquistata nell'azione e resa norma nella pratica non superi nel fatto l'involucro delle forme e il rigiriamo della lettera. Del resto i congressi annuali hanno una forza morale in sé, e sprigionano tale energia nel contatto di tante anime convergenti ad un fine e cooperanti nella foga e nel tumulto di fare e di antivedere, nel calore delle discussioni, nella fede dell'avvenire, nel cozzo delle tendenze, che superano di per sé qualsiasi temuto arresto o deviazione degli organi e degli uomini dirigenti.</p>
      </div>
      <div>
        <head>L'atto di volontà del congresso</head>
        <p>E questo secondo congresso viene in un momento decisivo per il nostro partito e grave di preoccupazione per la patria nostra. Nessuna meraviglia se desta interesse nella stampa e nel paese. Un partito non è un'accademia o un'associazione sportiva, è un organismo vivo, è una forza operante. Prima di assurgere a forme organiche e decise con larga base nel popolo, con forze e organismi propri, con finalità distinte in contrasto, noi potevamo essere considerati come fuori della cerchia politica della nazione, confusi in molte parti con i liberali, come operanti in un campo detto confessionale (qualche volta per dispregio, ma <pb n="367" />spesso per ignoranza), assenti dal ritmo vitale della nazione. L'apparire del nostro partito non dissipò gli equivoci, né si credette facilmente ad una nuova vitalità differenziata e maturata nella inconscia elaborazione di lunghi anni: eppure diede segni di vita propria, non mutuata da altri né ad altri legata. Sale lentamente e si delinea all'orizzonte della vita pubblica, mano mano che i fatti ora interni ora generali, richiamano l'attenzione di molti, il nuovo partito, come la vista di una cima di monte, che la nebbia scopre e ricopre, portata e riportata dal vento. Ora le questioni economiche, tal'altra l'urto deciso con i socialisti nel campo delle organizzazioni sindacali; le elezioni politiche o amministrative, gli scioperi o le sedute del parlamento, i congressi o i progetti di legge... è la realtà della vita che si impone al di sopra delle affermazioni teoriche, e proietta le forze operanti con la violenza della logica, che non ammette negazioni o soluzioni di continuità.</p>
        <p>Non possiamo pretendere di valere più di quel che la nostra azione ci riproduce nella convinzione del pubblico, né è possibile una nostra azione al di fuori dei fatti della vita; ma mentre andiamo rafforzando le ossa e sviluppando le membra, e cerchiamo da giovani validi di contrastare il terreno a chi da lunghi anni possiede per sé tradizione, arte di governo, mezzi economici, influenze personali, eleviamo una voce possente di idealità che supera la crisi di oggi e si protende verso l'avvenire. Così abbiamo polarizzato verso il partito una notevole parte della vita italiana, abbiamo destato simpatie e rapporti con l'estero, abbiamo tentato di creare una nuova coscienza politica nel paese.</p>
        <p>Cadono vecchie forme ingiallite come le foglie di autunno; la sfiducia circonda istituzioni già rispettate fino a ieri; il parlamento stesso, che doveva essere anche oggi (dopo l'attuazione della proporzionale) la espressione chiara del paese, come elemento di coordinazione e forza direttiva, si perde in logomachie infruttuose e in sterili lotte di tendenze; e il popolo italiano sente oggi potenti le voci dei due partiti che hanno irreggimentato le forze popolari: il nostro e il socialista. Questo ormai da venti anni domina nella vita economica; ha accaparrato per sé ministeri, quali quello dei lavori pubblici, dell'industria e lavoro e dell'agricoltura; influisce sugli organismi di emigrazione; ha asservita l'umanitaria di Milano, la confederazione generale del lavoro e la lega delle cooperative, e agita oggi il mito russo, per dare alle folle un simbolo mistico di una fede, la speranza apocalittica di un nuovo e felice ordine di cose. Il nostro partito appena sorto al di fuori di ogni appoggio politico e di ogni intrigo burocratico, staccato dagli organi di azione cattolica, non confuso con le organizzazioni sindacali, forte solo di un <pb n="368" />programma vitale, ha lanciato il grido di « libertà » contro lo stato accentratore, contro il monopolio economico, contro il socialismo comunista, contro l'asservimento estero, e lo mantiene quel grido, come la sua fede, la sua forza, il suo programma, in una nazione che ha bisogno di ritrovare in una grande idea la forza di sé e del suo avvenire.</p>
        <p>Questa direttiva ideale e pratica ha potuto trovare impari gli uomini che avete messo a capo del partito; noterete le deficienze della nostra azione e forse rileverete più quelle che sono le apparenze di quel che è stata la realtà vera; perché molte difficoltà non sono visibili che a pochissimi. Nessuno però negherà che lo studio di servire la buona causa è stato in noi pari all'affetto verso il partito e al dovere sentito verso il paese. Voi giudicherete, e se credete che quel che la direzione ha compiuto risponda in linea di massima a quel che il partito poteva realizzare nel suo primo anno di vita, non negherete la modesta ma vera soddisfazione di riconoscerlo col vostro voto. Ma più che una sterile approvazione del passato, questa nostra è un'affermazione di vita per l'avvenire, che parte dalla concezione dell'unità del partito (che voglio definire dinamica e non statica), tende alla conquista della personalità nelle lotte e nelle differenziazioni con gli altri partiti, e arriva alla formazione di quella coscienza politica italiana che oggi manca e che noi possiamo e vogliamo dare.</p>
        <p>È questo un programma pratico, reale; è un atto di volontà che verrà dal congresso di Napoli come la voce possente di chi vuole essere e operare fortemente, validamente nella vita politica italiana.</p>
      </div>
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