Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: acque

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La campagna elettorale

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Ciò accadeva per lo più in quei luoghi, dove s’era prima rifiutata una conferenza nostra, sotto il pretesto che intorbidirebbe acque, limpide di natura loro. Così si disturbava poi il piano di propaganda che doveva seguire la direzione, costringendola a correre alla difesa, mentre, se tutti avessero seguiti i suoi avvertimenti dati nel giornale, si sarebbero costretti gli avversari a stare alle nostre calcagna. È dunque indispensabile per l’avvenire una maggiore unità di metodo, preferendo come ho già detto, quella che chiamerei la profilassi della propaganda. Un’osservazione ed un ammonimento ancora a proposito dell’ultima campagna. S’è constatata fino all’evidenza l’importanza della stampa. Un semplice calcolo vi dice che il numero di voti affermatisi sui nostri candidati nei vari comuni sta in proporzione diretta col numero delle copie del Trentino o della Squilla. E ancora più; il lavoro immediato più facile, più fecondo si fece là dove gli uditori erano preparati dalla stampa. Morale: volete nel momento critico risparmiarvi nel paese vostro conflitti personali, agitazioni aperte? Diffondete la stampa la quale silenziosamente e tenacemente vi preparerà il terreno, ove il raccogliere sarà facile. Un ammonimento ancora ne viene dal corso delle ultime elezioni: è indispensabile rafforzare le società apolitiche di cultura ed economiche e rinvigorire in loro i principii generali del movimento. Che cosa avrebbe ottenuto l’Unione politica senza il lavoro preparatorio delle società cattoliche locali? Sappiamo trarne i dovuti ammaestramenti. E qui il dr. Degasperi passa a riferire sulle prossime elezioni. Il vecchio sistema elettorale esclude una grande agitazione, limita gli effetti della propaganda e riduce in gran parte le competizioni dei partiti. Il fatto stesso che anche la Dieta neo-eletta non potrà avere vita duratura, perché vi si voterà la riforma elettorale, diminuisce l’intensità della lotta. Il Partito popolare deve tuttavia star bene agguerrito di fronte a qualunque eventualità. Conviene pensare alla designazione dei candidati per quei collegi, ove il partito intende competere. Per stabilire i candidati la direzione ha proposto un metodo che tutti dovranno ammettere più democratico non si potrebbe dare. Siano gli elettori di parte cattolica che per mezzo dei delegati da loro eletti facciano delle proposte circa le candidature. È naturale che l’ultima parola deve essere lasciata alla direzione poiché in caso inverso non si potrebbe parlare di organizzazione omogenea ed unitaria. In armonia a questi criteri la direzione ha anche spedita agli amici una circolare che a noi almeno pareva molto chiara: si convocassero gli elettori dietali di parte cattolica, eleggessero questi dei delegati il cui numero era precisato e il cui nome doveva venir subito comunicato alla direzione, perché si potesse radunarli in appositi convegni di collegio e passare alla proposta delle candidature. Era chiaro? E tuttavia quanto confuse e quanto poche le risposte? Qui il dr. Degasperi ne cita alcune. Propone all’assemblea di stabilire come ultimo termine entro il quale deve venir annunziata la nomina dei delegati, il 5 novembre. Passato questo termine, la direzione ha diritto di nominare da sé i delegati, di cui non si è fatto il nome dagli elettori. Infine riassume le sue proposte di tattica nei seguenti capisaldi: 1) Gli elettori dietali, consenzienti al partito popolare, designano in adunanza privata in ogni comune i loro delegati. 2) Gli elettori nominano altrettanti delegati quanti sono gli elettori eletti per le elezioni dietali, ed ove fosse introdotto il voto diretto, un delegato ogni 500 abitanti. Il nome dei delegati deve essere comunicato alla direzione prima dei 5 novembre, altrimenti è ammesso che gli elettori di quei comuni affidano alla direzione l’incarico di nominare i delegati. 3) La direzione convoca i delegati di ogni collegio dietale, ad un convegno. A questo deve assistere un delegato della direzione, il quale sull’esito finale stenderà un breve protocollo. Basandosi su esso la direzione prenderà una decisione definitiva e passerà alla proclamazione del candidato. 4) Qualora le risultanze del convegno lo richiedessero ed il delegato della direzione lo ritenesse opportuno, i delegati convenuti verranno invitati a nominare un sottocomitato ristretto di due fino a cinque membri, i quali dovranno stabilire l’accordo con la direzione, non raggiunto nel convegno. Il relatore personalmente raccomanda ancora: Nella scelta dei candidati si seguano questi criteri: 1) È conveniente ed utile che i deputati parlamentari siano di massima anche deputati dietali. 2) I candidati devono essere persone di non dubbi sentimenti sia circa il programma strettamente politico quanto intorno all’azione sociale del movimento cristiano-sociale. Sulle proposte del relatore si svolge una breve discussione dopo la quale esse vengono elevate a conchiuso nella forma surriferita. La legge impedisce che i membri della direzione superino il numero di dieci. Sarebbe d’altro canto utile che nella direzione entrassero rappresentanti diretti almeno dei vari collegi parlamentari. Abbiamo quindi stabilito di proporvi questa specie di regolamento interno: Se non è possibile avere nella direzione una rappresentanza di tutti i nove collegi, l’adunanza generale nomina dei fiduciari di collegio i quali possono assistere con voto consultivo alle sedute della direzione. Anche i deputati parlamentari, che non sono membri di direzione hanno eguale diritto. Ai membri di direzione che abitano fuori di Trento e non siano deputati parlamentari vengono rifuse le spese di viaggio. Tale diritto spetta anche agli eventuali fiduciari di collegio quando assistano alle sedute della direzione invitati da questa. Avvertenza. — Come gli amici possono dedurre dalle proposte il termine ultimo, entro il quale si devono comunicare alla direzione i nomi dei delegati, è protratto ai 5 m.c. Dopo questa data se gli elettoti nostri non avranno fatto uso del loro diritto è segno che vi rinunziano in favore della direzione. Infine ricordiamo che per una proposta fatta dal dr. Degasperi, visto l’esito delle elezioni della direzione si rimette ai convegni del collegio che prossimamente si dovranno tenere per le elezioni dietali l’eventuale compito di eleggere un rappresentante che a nome del rispettivo collegio s’aggiunge alla direzione.

L'evoluzione della cultura e la stampa quotidiana

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Alcide de Gasperi 2 occorrenze

Gli uomini vi seminano, vi fabbricano e benedicono alle acque generose. Nella pianura dell’Hoango nasce il benessere, la ricchezza, la civiltà. Ma lassù il lavoro, la distruzione continua, senza tregua; finché un giorno l’ira del cielo imperversa più forte, i frammenti della montagna precipitano al basso, spinti dal diluviare delle acque e il fiume ove l’ingordigia umana gli rizzò una diga proprio di contro oppure ove la cecità dell’uomo lo volle costringere ad una direzione opposta al naturale andare dell’elemento, abbatte argini ed ostacoli, invade e distrugge la campagna e l’abitato, porta ovunque desolazione e morte... Poi il cielo e i giganti del Tibet si concedono tregua, altri uomini traggono sul limo nuovo, nuovo benessere e nuova vita, finché non risuoni ancora il rombo del tuono e il diluvio susseguente non trovi uomini non ancora ammaestrati dalla storia delle generazioni passate. Così da millennio a millennio, da secolo a secolo. Signore e signori! La storia del fiume giallo e della sua terra è la storia della cultura umana. Anche questa ha la sua evoluzione eterna, il suo fatale andare. Nel corso delle ere più remote, nello svolgersi delle epoche più vicine, in tutte le fasi e i tempi presenti, possiamo figurarci il progresso della cultura come una dispersione dei frammenti di queste masse enormi e rozze ancora, di quella vergine montagna ove stanno accumulate tutte le energie umane: materiale greggio che viene mano mano usato dai popoli nella fattura della civiltà. E anche qui, talvolta sopravvengono dispersioni violente che interrompono la pacifica evoluzione. Sono inondazioni morali che abbattono e distruggono chi vi si pone di contro perché ignaro del limo che le acque travolgono sotto o chi senta di dar direzioni artificiose all’elemento che cammina, com’è natura sua.

La terra è ripiena della cognizione del Signore, come le acque coprono il mare».

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

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Toniolo, Giuseppe 2 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
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., ove trattasi degli ufficiali di Stato, degli schiavi e dei lavoratori, di rapporti familiari, di diritto penale, di amministrazioni fondiarie, del regolamento delle acque, del commercio, del trasporto, di associazioni e di prestiti (Scheil, Winkler, John), indice sicuro dei progrediti ordinamenti pubblici dei babilonesi.

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Più favorito, del resto, dalla natura è un paese pedemontano sui contrafforti di grandi catene, non lungi da vaste pianure ed acque fluviali e marittime, perché in esse si dispiegano simultaneamente agricoltura, industria e commercio. Non a caso forse il primato degli arii si preparò nel soggiorno primitivo sui grandi terrazzi dell'Iran, aventi sotto di sé le pianure della Mesopotamia e non lungi il golfo Persico.

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Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

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Toniolo, Giuseppe 14 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
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. — Ogni stabilimento di industria diviene di più in più laboratorio chimico.Dal carbon fossile (litantrace), primo e massimo combustibile della industria moderna, si ritrae il gas illuminante poi il coke (arso), prezioso residuo di riscaldamento, il catrame, che si raffina in pece, e le acque ammoniacali, base dei concimi artificiali, e la paraffina, che si ditta in candele alabastrine, e la benzina, solvente e astergente efficacissimo, e tutta la scala cromica dei colori di anilina, e ancora essenze odorose per le profumerie, nonché preparati anestetici d'uso farmaceutico (Messedaglia). Dal quale esempio e da altri somiglianti si ritrae questo importante criterio economico che ogni sostanza può divenire base di una serie di prodotti residuai derivati,i quali sostentino altrettante industrie complementari a rafforzare la principale e accrescere i consumi. — Ogni fabbrica manifatturiera è un trionfo della fisica tecnologica, coi suoi mirabili congegni meccanici, per cui la poderosa forza motrice da un centro unico (la turbina, la macchina a vapore, la dinamo) si trasferisce si insinua attraverso gli alberi trasmettitori, gli ingranaggi e corregge in ogni sala dello stabilimento, a ripartirsi, ad adattarsi, a piegarsi alle più diverse, complesse, delicate esigenze del lavoro. Impadronitisi di una forza motrice, non è ormai che un problema di secondo ordine e di facile soluzione quello di accomodarla ad ogni specie di operazioni tecniche. — Nell'arte navale signoreggiano indisputate le matematiche superiori.Non v'ha perito maestro d'ascia negli odierni cantieri, che valga a dare al legno curve così sicure, come quelle che oggi alle immense navi in ferro riesce ad assegnare un ingegnere colla scorta delle più complesse formule, per rispondere alle esigenze simultanee di statica, velo-cita, capacità,tre funzioni elidenti fra loro e variabili a seconda dell'uso della nave e dei mari navigabili. La marina militare poi, colle sue fortezze galleggianti, coi suoi avvisi rapidissimi, colle torpediniere subacquee, è tutta intera un portento delle scienze esatte. E forse le ferrovie alpine colle gallerie elicoidali del Gottardo e colle ascensioni funicolari o ad ingranaggio dello Zermatt e del Rigi-Kulm, o quelle continentali coi ponti sospesi, coi passaggi sottomarini, colla lunghezza sterminata attraverso il Far West o la Siberia e colla velocità meravigliosa, non hanno superato dovunque problemi scientifici dichiarati insormontabili? — Nella più recente agricoltura razionale si danno convegno tutte le scienze,la chimica, la geologia, la fisiologia delle piante, la meteorologia, l'idraulica, la meccanica agraria, la zootecnia per le più complicate operazioni; dagli asciugamenti dei Paesi Bassi alle irrigazioni lombarde, alle fognature («drainage») delle pianure inglesi, alle organiche trasformazioni delle razze animali, alla moltiplicazione di piante industriali o di varietà floreali, alla confezione di vini e alla conservazione di prodotti orticoli e giardinieri.

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L'uomo posto dal Creatore in faccia agli immensi domini del globo, le acque, la terra, l'atmosfera, gli organismi vitali dovunque diffusi, quali leggi segue nell'acquisizione ed usufruimento dei beni che la natura anticipatamente e spontaneamente gli presenta?

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. — Libera per molti secoli a tutti nei fiumi, stagni, bacini compresi nei terreni d'uso comune — divenne nel medio evo col processo graduale di appropriazione del suolo un privilegio principesco e signorile, su cui gravava un diritto d'uso sociale a pro delle popolazioni locali; — finché nell'età moderna, prima colle bandite (esclusione dei terzi), specie sui beni fiscali, e poi colla distinzione progressiva delle acque private e pubbliche, in quelle si soppressero gli usi sociali, in queste si introdussero discipline d'interesse generale, che per i nostri comuni risalgono già al sec. XIV (Pertile). Solo eccezionalmente la politica economica si estese al quesito del diritto di pesca nell'ampio mare;ma salvo la prepotenza di O. Cromwell e di Carlo II, sorretti dal giureconsulto Seldeno (1639) che applicò la teoria del mare clausum per escludere l'Olanda dalla libera navigazione e pescagione insieme (dietro qualche tendenza analoga di Genova e Venezia), nel diritto e nella pratica prevalse il principio della libertà di pesca nell'alto mare. Bensì dietro il concetto antico (già in Ulpiano) del mare territoriale lungo le coste, anche per sostentamento delle popolazioni e della loro industria, sempre si riservò il diritto o si concessero preferenze ai connazionali per la pesca di costiera; per questo dettando norme regolatrici e promotrici (Benecke, in Schönberg).

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Negli altipiani altaici, degradanti al nord dal Turkestan verso la gelata pianura siberica o ad ovest verso le steppe del Caspio, freddi, brulli, infestati da belve (orsi, lupi); — ovvero nei lembi del territorio pianiggiano che si protende a sud-ovest lungo i deserti di Siria e dell'Arabia; — scarseggiando le praterie, le acque, il bestiame e indurendosi i corpi e gli animi negli stenti e frequenti guerriglie per i pascoli insufficienti sterili e nella lotta contro le fiere, que' pastori assumono le abitudini feroci e vagabonde dei popoli cacciatori. E così fra le popolazioni tartaro-mongoliche al nord il nomadismo e con esso il pascolo vago sono del pari sistematici e permanenti; — e nelle loro abitudini aggressive acuite dalla miseria, agglomerandosi in proporzioni rapidissime ed ingenti, come già gli unni (uralici) invasori dell'Ungheria ed Italia (431-51) sotto Attila, così colle orde di Gengiskan (m. 1227) e Tamerlano (1400), riuscirono ad imporsi colle invasioni devastatrici alla Cina nord orientale (la Manciuria) da un canto e alla Russia europea dall'altro. E similmente gli arabi dopo Maometto (che era pastore) seguiti dai saraceni e dai turchi, conquistata Asia ed Africa (632-98), percorrendo i deserti coi loro cavalli alla caccia del leone, da pastori si tramutarono facilmente in briganti assalitori (i beduini) o in drappelli mercanteggianti fino ad oggi ogni specie locale di oggetti di lusso, avori, penne di struzzo, cammelli, animali vari e carne umana (schiavi negri). La industria pastorizia così è destinata nelle antiche regioni a deperire.

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. — A parte le età geologiche, in cui le colossali foreste scomparvero ingoiate nel sottosuolo a formarvi gli immensi depositi dei carboni fossili, altre di esse sono esposte sempre a deperimento (miriadi di animali roditori, acque corroditrici), altre al pericolo costante di sterminati incendi. — Ma altrettanto per legge sociale-economica.Dall'origine a tempi di certa civiltà, le foreste ingombrarono non solo le catene montane, ma pressoché tutta la pianura. E cominciò allora nel mondo abitato l'opera titanica, che da Ercole e Teseo, lungo tutto il medio evo perviene fino agli odierni pionieri del Mississipì, della California, del Canadà: prima per ragioni di sicurezza atterrando il bosco per snidare e uccidere belve e razze nocive all'uomo; — e poi per allargare il margine del terreno adattabile alla pastorizia ed alla agricoltura; due tappe legittime del progresso, di cui la seconda continua ancora sotto i nostri occhi, quando scorgiamo alla antica flora forestale sostituirsi la vite sull'alce pianure dell'Appennino, del Valdese, dell'Ungheria. — Ma la terza tappa in questa marcia limitatrice dell'area boschiva è propria di periodi economici di rapido e sproporzionato sviluppo di altri rami di industria,che richiedono materie legnose, accoppiato ad insipienza e cupidigia, favorito spesso da improvvide leggi. Quando la richiesta del legno s'alza fortemente promettendo lucri eccezionali sul prezzo del legname, a soddisfarvi si dedica non solo il prodotto annuale boschivo (compensato dalla spontanea riproduzione del materiale legnoso), ma la foresta stessa nella sua massa,che viene col taglio generale distrutta e venduta. È utilitarismo egoistico che per il godimento o per il guadagno di un momento sacrifica la fonte stessa produttiva di ricchezze sociali perenni.

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Si può concepire infatti che taluni iniziatori della coltivazione (tale è il significato figurativo della espressione pionieri) nelle «pampas» o nel Missouri, atterrino in un certo spazio a colpi di scure il bosco, ne strappino le annose radici, allivellino il dosso irregolare del vicino pascolo originario, dieno scolo con fossi alle acque e dirompano con un primo dissodamento la vergine superficie dell'humus primitivo — e poi vendano il terreno così accomodato per l'annua lavorazione dei campi ai coltivatori o contadini immigrati dall'Europa. Si comprenda in tal caso come la industria fondiaria possa essere e sia in paesi nuovi distinta dal vero esercizio rurale.

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., il regolamento del Nilo con canali comunicanti col lago Meride (deposito distributore delle acque) e col mar Rosso sotto i Faraoni, poi ripreso dai Tolomei, i lavori sistematici di occupazione e dissodamento delle terre conquistate da parte delle colonie romane, regolati e disciplinati da ufficiali agrimensori e da norme giuridico-politiche, la stessa fognatura di Roma (la cloaca massima), la immissione del Velino nella Nera per bonificare l'alta valle del Tevere del console Curio Dentato, fino agli enormi acquedotti in tutte le città romane — attestano la poderosa costituzione panteistica di quegli Stati antichi, serviti in tali gigantesche trasformazioni terriere da moltitudini di schiavi e soldati. Ma invece in tutta l'età intermedia lo Stato esiguo e debole concorre solo accidentalmente e scarsamente a vaste trasformazioni del suolo. Fanno eccezione i governi comunali intelligenti e ricchi di Italia, nella Lombardia, a Pisa, a Firenze, ove trattavasi di assicurare la sussistenza di nuclei cittadini e di proteggere l'efflusso di capitali della borghesia mercantesca, che avea acquistato coll'armi e col danaro la campagna feudale; ovvero i principati nostri del sec. XV, inizio di organismi politici robusti, sicché i Visconti riprendono i sisterni irrigatori lombardi, e lo Stato veneto con ingegneri idraulici (fra Giocondo) apre canali di derivazione. — Ma furono soltanto le monarchie dell'evo moderno estese a vasti territori nazionali, le quali (trascorso il periodo disastroso delle guerre civili-religiose) dispiegano per la prima volta un'ampia, sistematica e potente politica fondiaria.Ciò specialmente dal sec. XVII, come si vedrà.

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Ma la Lombardia rimane la più ricca regione irrigua del mondo e la California si avvantaggia oggi più delle sue acque che non dell'oro delle sue leggendarie miniere. Vi ha in tali migliorie del territorio un senso secreto di sacrifizio per le generazioni venture.

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Essa ha tre ordini principali di disposizioni: — la definizione della proprietà delle acquepubbliche e private,con tendenza oggi crescente di estenderne il carattere pubblico per interesse generale (nazionalizzazione,vedi Nitti); insieme al regolamento della condotta (acquedotto coattivo) ed uso simultaneo e ripartito delle acque stesse, a seconda dei fini agricoli industriali di fluitazione, ed alla costituzione di enti giudicanti (magistrati, giurì, e rispettiva giurisprudenza); — inoltre la formazione di consorzi di scolo, di irrigazione, di bonifica; — infine la introduzione di sistemi di credito fondiario edi provvidenze finanziarie di Stato relative alle migliorie terriere. Tutto ciò dominato dalla «scienza idraulica», cioè del regime tecnico dell'acqua, massimo fattore di ricostruzione del territorio.

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D'altra parte non vi ha dono più eletto di natura,che trascurato dal lavoro umano non degradi e scompaia;e così le ricche pianure dell'Asia centrale come le splendide regioni di Palestina, di Siria e dell'Asia minore, per la mancanza di restituzione di elementi minerali al suolo e per la trascuranza della vegetazione nei tempi di decadenza, durante le invasioni e guerre dei mussulmani, trovansi ora ridotte pressoché a deserti (Liebig); e per poco che si trascurasse di regolare una rete fluviale, come il Po, il Danubio o il Mississipì, la forza distruttiva delle acque che dilagano desolerebbe le più ricche contrade del mondo. Il clima stesso in buona parte viene modificato dall'uomo in senso benefico o malefico; come è noto di Parigi (Lutetia), di Milano, di Pisa, che furono in altri tempi quasi inabitabili ed ora accolgono popolazioni numerose, sane ed attive; e come accadde all'opposto col taglio delle foreste nel versante meridionale dell'Alpi, che rese la temperie più urente e tempestosa. E del pari è constatato che la flora e la fauna (così connesse col clima) dei singoli paesi, le quali sembrano originarie di ciascun territorio ed una ricchezza gratuita di natura, sono state invece in gran parte introdotte dal lavoro umano, come accadde della flora europea trasferita dall'Asia già da millenni, e di quella americana dall'Europa negli ultimi quattro secoli (Marsh, Ratzel).

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Pagina 90

Crisi economica e crisi politica

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Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
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L'Italia è purtroppo un paese povero, che è stato fertilizzato dalla volontà dei suoi lavoratori e dalla forza del risparmio; ma le risorse della sua economia vengono principalmente dalla terra; siano prodotti che vadano direttamente al consumo nazionale ed estero, o che ci vadano trasformati da una industrializzazione incipiente o progredita, è proprio la terra, e aggiungo le viscere della terra, cioè le nostre miniere e le nostre acque, quelle che formano la ragione principale delle nostre ricchezze.

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La regione

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Sturzo, Luigi 4 occorrenze
  • 1921
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 194-231.
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Da questa idea fondamentale sgorga naturale la conseguenza su quali oggetti dovrebbe svolgersi l'attività dell'ente regione, quale anche in embrione fu concepita da Minghetti e da Cavour, cioè anzitutto i lavori pubblici, compresi i porti, le scuole, specialmente medie e professionali, le industrie, i commerci, l'agricoltura, il lavoro, la beneficenza, l'igiene e i servizi statali che per ragione di semplificazione o perché di natura mista e locale, possono essere delegati alla regione o ad organi misti regionali in rappresentanza e nell'interesse dello stato (*)(*) Nel primo studio dell'ente regione, fatto dalla commissione legislativa nel 1860, prima sotto Cavour e poi sotto Minghetti, il criterio organico della regione era fissato da altro punto di partenza" il consorzio interprovinciale per gli interessi dei lavori pubblici, delle scuole superiori, del regime delle acque: e come allora le provincie facevano capo anche amministrativamente ad un prefetto, così le regioni avrebbero fatto capo ad un governatore con poteri politici; perciò tutta la materia amministrativa locale oggi centralizzata nello stato veniva distribuita alle provincie e alle regioni..

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Il magistrato delle acque è tipico al riguardo. Sono enti troppo autonomi per il centro e troppo burocratici per la periferia, e soffrono delle due malattie. Tutte queste costruzioni fittizie dovrebbero essere soppresse e i servizi analoghi passati alle regioni.

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. — Lamaggior parte dei lavori pubblici, pur avendo riflesso più o meno indiretto sulla vita nazionale, hanno o importanza o caratteristica locale; meno le grandi arterie di comunicazioni stradali, ferroviarie e fluviali, meno le opere militari o demaniali, meno i grandi porti emporio internazionale e simili, per il resto basta che lo stato stabilisca i criteri direttivi dei regimi e degli sfruttamenti economici (bonifiche, acque, forze idroelettriche), controlli e integri le iniziative locali, faccia opera di tutela dell'erogazione del pubblico denaro, e prenda le iniziative di leggi speciali secondo i bisogni ordinari e straordinari e lo sviluppo dei vari servizi nel paese.

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Lo stesso è a dirsi per esempio del magistrato delle acque nel Veneto, dei consorzi ed enti portuali, degli enti per lavori pubblici a carattere locale decentrato, dei consigli scolastici per regione, delle commissioni per la disoccupazione, degli enti per le assicurazioni e previdenze sociali, delle future rappresentanze locali delle classi lavoratrici e così via. In sostanza, si deve arrivare ad una sintesi regionale rappresentativa, ovvero ad una serie di organismi ed enti a contenuto specializzato di categoria e quasi classista?

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La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

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Murri, Romolo 6 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
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Sappiamo che l'idealismo critico contemporaneo, una larghissima e vigorosa corrente filosofica che ha, diremmo quasi, raccolto ed incanalato tutte le acque vive della critica della conoscenza compiuta nei tre ultimi secoli, sostiene non esser la fede se non una conoscenza imperfetta e provvisoria, per miti e per leggende.Ma non essendo nostra intenzione entrar qui in dispute filosofiche, ci pare che la conclusione dell'impossibilità della filosofia a risolvere i problemi dei quali si occupa la fede 1. risulti da quel che siamo venuti dicendo, per chi dall'una parte conceda all'idealismo critico che la filosofia è la sintesi e la sistemazione dell'esperienza positiva e, dall'altra, ammetta la profonda distanza che separa la vita dello spirito dalla realtà fenomenica; 2. possa essere argomentata anche dalla enorme importanza che il prammatismo, nelle sue varie forme, è venuto acquistando negli ultimi tempi e della quantità enorme di difficoltà e di oscurità della vita di coscienza e dell'attività storica umana sulle quali esso va facendo la luce; una luce che si sarebbe invano sperata dall'indirizzo monistico e positivista.E possiamo anche aggiungere che le più importanti conclusioni morali che noi ci preoccupiamo di trarre qui dalle credenze cristiane non hanno in sé nulla che l'idealismo critico non possa o non debba accettare od almeno trovare altamente umane e meravigliosamente feconde di bene. Anche se la fede fosse solo — e non è — una virtù od energia spirituale atta a tradurre nella pratica della vita le più elevate conclusioni morali della speculazione filosofica, essa meriterebbe tutto il rispetto di idealisti sereni e positivi. E dobbiamo aggiungere che questo rispetto essa va oggi rapidamente conquistando.

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Ma la grazia, il desiderio permanente di elevazione, avvalorato ed impresso della forza e della soavità della presenza divina, è in noi e ci aiuta: ci aiuta a snodare lentamente questo groviglio di tendenze e di abitudini, a discernere un noi più profondo, e quanto più profondo tanto più puro, nelle acque mutevoli del nostro spirito, ad imprimere al corso di questo una direzione costante.

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Nei primi tempi, anche, i cristiani vestivano per alcuni giorni la veste bianca che essi ricevevano all'uscire dalle acque battesimali; l'uomo nuovo, raccolto nei segni della sua purezza interiore, tornava ad affrontare la vita e la società civile dei simili avendo presente ed annunziando nella veste la legge di purità di mitezza di bontà semplice e confidente alla quale aveva dedicata la vita.

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E molti, sitibondi quasi di questo divenire che affatica e travolge tutti, giudicano che nella Chiesa il moto sia, più lento forse, ma ugualmente continuo e fatale; ed altri, stanchi del corso, vorrebbero raccogliersi nelle sue placide insenature se non temessero che lo stagnare v'abbia raccolto detriti e putridume, mentre altrove, nella corrente rapida, sono le acque limpide e fresche.

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La profondità inesplorata riceve luce e forza da contatti misteriosi, naviga su di acque che sono insieme un veicolo misterioso di sentimenti e di impulsi spirituali. E nelle anime che più concentrarono il loro sforzo in questa vita interiore, tale senso di non isolamento, di continuità dell'essere spirituale diviene così intenso e profondo che esse sentono veramente l'immersione della loro coscienza in un più vasto elemento, sentono Dio intorno a sé, nel profondo di sé, sopra di sé: ed aspirano a quella definitiva condizione di cose in cui Dio sarà tutto in tutti, secondo S. Paolo, e si avranno, come dice un mistico, molti occhi ma una sola visione, molte lingue ma una sola parola, molti cuori ma una gioia sola.

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Per molti di noi, l'amore di Dio, se si può parlare, a proposito di Dio, d'un sentimento al quale convenga in qualche vero modo il nome di amore, è un affetto che a volte galleggia sull'ondeggiare irrequieto del nostro desiderio, e che il più spesso scorre parallelo ad altri affetti diversi od estranei, lambendo qualche oscuro seno della nostra coscienza, confondendosi talora con le acque limacciose di desiderii umani e profani, rimanendo talora distinto da qualche vena di aspirazioni più nobili e generose che zampilla dal fondo del nostro essere spirituale.

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Il Mezzogiorno e la politica italiana

401429
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 309-353.
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Francia e Inghilterra — quando l'Italia nuova e unita poteva ben pensare che era suo principale interesse e diritto la riconquista del Mediterraneo — si avvidero che una terribile concorrente sorgeva nelle acque del sud, e la politica di insidie e di sorprese fu un piano che a vicenda, e con diverse mire, coltivarono a danno dell'Italia. Il punto di principale riferimento era la costa africana; e mentre la Francia teneva l'Algeria e l'Inghilterra insidiava l'Egitto, l'Italia poteva aspirare alla Tunisia, che, per ragioni di clima, di vicinanza, di cultura, di fertilità e di sviluppo politico, il nostro paese aveva ben diritto di avere: non solo come terra di colonizzazione demografica (cosa che già avveniva dai primi anni del regno), ma anche come zona di influenza politica; però la buona occasione fu lasciata sfuggire per la celebre politica delle «mani nette». Oggi, i 130 mila italiani di Sicilia che abitano la Tunisia e che con i loro sforzi ne han fatto un centro economico di prim'ordine, hanno la minaccia di essere naturalizzati francesi, e vedono già impedito e contrastato il loro sviluppo morale, la loro attività economica, il loro commercio con la madre patria.

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Il tentativo di impianti idroelettrici, fra i quali primo e di grande importanza nazionale l'utilizzazione delle acque della Sila (il cui piano ha già avuto, oltre le agevolazioni di legge, parte del finanziamento); il programma di bonifica agraria e di irrigazione (primo e di enorme utilità quello della piana di Catania, in corso di concessione); il completamento della rete stradale agraria e comunale, esigono capitali ingenti; altri capitali occorrono per gl'impianti trasformatori dei prodotti agricoli, di cui abbonda il mezzogiorno. La nostra capacità ed i limiti del nostro risparmio non sono adatti a simili imprese; i nostri banchi, i nostri istituti di risparmio non possono affrontare l'immobilizzo del denaro; ma basta che i nostri capitali mostrino di non rifuggire da tali imprese, per orientarvi fiducioso il capitale del nord e quell'altro straniero, che ha bisogno di sfogo e di utile impiego.

Pagina 341

I problemi del dopoguerra

401584
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1918
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 32-58.
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Certo che noi, vecchia Europa, abbiamo una storia che non si cancella; istituti umani e religiosi, innestati nel tronco secolare e vivo della chiesa, sussistono anche là dove la riforma anglicana e luterana credeva spazzare il papismo, là dove l'ortodossia assiderava ogni attività cattolica e ne reprimeva ogni manifestazione, là dove il giurisdizionalismo sopravviveva con gli istituti dei placet e degli exequatur;e questa storia ci dice che in tutte le forme di esteriore compressione e limitazione della chiesa e nella sovrapposizione del potere politico, sopravvive una virtù energetica incoercibile come le acque del fiume, che non si può arginare, come la forza della terra che germina nelle aridità e fra le rupi, come la luce del sole che penetra le nubi e vince le tempeste. Ma non per nulla oggi la storia arriva ad una svolta tragica e dinamica; non per nulla i popoli affrontano i vecchi ordinamenti e ne cancellano le orme; anche oggi i giuristi debbono rivedere i loro postulati, e nell'invocato regime di libertà dar la sua parte alla chiesa.

Pagina 43

Crisi e rinnovamento dello Stato

401841
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 232-263.
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Costretti, anche gli ingegni più aperti e più moderni dei burocratici, a questo gioco mentale, a questo esercizio formalistico, perdono il senso della realtà o almeno l'attenuano al punto da non avere più l'abito della percezione immediata e completa; a meno che un caso imprevisto, un elemento nuovo e fragoroso non disturbi la loro vita meccanizzata (sia un terremoto o un'agitazione che minacci l'ordine pubblico, o uno sciopero generale, o il fallimento di una grande banca), i discreti e normali rumori della vita non penetrano che a stento attraverso le silenziose tende e i lunghi corridoi e i fossati pieni di acque stagnanti di questo castello incantato della pubblica amministrazione burocratica.

Pagina 237

La stampa quotidiana e la cultura generale

402281
Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1900
  • Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70.
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Come una corrente, le cui acque fra sponde di eguale conformazione obbediscono egualmente a certe mosse meccaniche determinate, le grandi correnti d'idee e di tendenze sociali si accomodano, a movimenti simili fra le sponde d'una redazione giornalistica.

Pagina 44

Di un partito e un programma radicali in Italia

402707
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 192-206.
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., come è noto, si è occupato sopratutto del problema delle acque pubbliche: fonte, non sfruttata ancora che in piccola parte, di energie motrici; la concessione di esse è regolata da una legislazione difettosa, e pochissimo sollecita degli interessi collettivi. Il N. vuole che si abbia presente un piano organico consapevole di graduale nazionalizzazione, che potrebbe, dopo qualche diecina d'anni, trasformare radicalmente, per effetto di questo colossale demanio pubblico, le condizioni finanziarie dello Stato e l'economia nazionale.

Pagina 200

Che cosa fu il modernismo?

404382
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 6-36.
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A ripensarci, si ha l'impressione che prendeva Carducci sulle fonti del Clitummo quando, dopo la commossa evocazione delle guerre e dei trionfi romani, si guardava intorno osservando la bruna cerchia dei monti e ascoltando il gorgo¬gliare delle acque nel silenzio largo della verde campagna. Tutto tace.

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Introduzione

404556
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R. La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari– Società Naz. di Cultura, 1908, 16-29.
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Troppo triste sarebbe questo ufficio grave di critica e di opposizione, contro un così potente e maligno avversario, questo agitare acque putride e morte, se l'occhio e l'animo non potessero riposare con compiacenza e con desiderio fiducioso nella tenue vena ripullulante, fresca e pura, dall'origine antica.

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