﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<TEI>
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Di un partito e un programma radicali in Italia</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
        <respStmt>
          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
        <availability status="restricted">
          <p>Available for academic research purposes only.</p>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 192-206. <date when="1908">1908</date></bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
      <appInfo>
        <application version="20.1" ident="OxygenXMLEditor">
          <label>Oxygen XML Editor</label>
        </application>
      </appInfo>
      <projectDesc>
        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
      </projectDesc>
      <classDecl>
        <taxonomy>
          <category>
            <catDesc>Politica</catDesc>
            <!--Categoria-->
          </category>
        </taxonomy>
      </classDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <textDesc>
        <channel mode="w">scritto</channel>
        <constitution type="single" />
        <derivation type="original" />
        <domain type="education" />
        <factuality type="inapplicable" />
        <interaction type="inapplicable" />
        <preparedness type="scripted" />
        <purpose type="inform" degree="high" />
      </textDesc>
    </profileDesc>
    <revisionDesc>
      <change></change>
    </revisionDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>
        <pb n="192" />{{193}}CAP. II</p>
      <p>DI UN PARTITO ED UN PROGRAMMA RADICALI IN ITALIA.</p>
      <p>Abbiamo parlato, nelle pagine precedenti, del cattivo funzionamento dei partiti politici in Italia, ed in particolar modo dell'ufficio che un partito socialista serio e positivo dovrebbe e potrebbe compiere e che il P. S. I. non compie; un libro dell'on. F. S. Nitti sul partito radicale <note n="1">F. S. NITTI, Il partito radicale e la nuora democrazia industriale. Prime linee di un programma del partito radicale. Torino - Roma, Società Tip.. Editrice Nazionale 1907.</note> ci offre occasione di tornare sull'argomento.</p>
      <p>Questo libro merita la nostra attenzione per le poche sicure linee di un programma di politica radicale che l'autore trae da una critica efficace della presente politica italiana.</p>
      <p>L'on. Ritti dice aperto che il partito radicale italiano è oggi «men che niente»; aggiunge che il programma da lui abbozzato e la critica la quale apre ad esso la via vogliono ispirarsi ad una veduta «realista» della vita pubblica italiana e caldeggiare una politica «realista»; dice e mostra che la politica radicale la quale a lui piace potrebbe <pb n="194" />anche facilmente essere quella dei migliori uomini parlamentari delle varie gradazioni. L'on. Sonnno, osserva il Nitti, «ha una concezione dello Stato quasi socialista»; l'on. di Rudinì «è un sincero spirito radicale. Pochi uomini nel parlamento hanno così larga concezione della politica». L'on. Giolitti, che è la natura politica più completa, il temperamento più notevole della Camera» «ha più di tutti gli altri il desiderio di essere il capo di una democrazia radicale; egli vorrebbe chiudere la sua carriera in tal guisa». Radicalismo, adunque, nelle idee e nei propositi delle più solide persone politiche della Camera; ma l'on. Nitti non si chiede poi perché questo radicalismo, che dovrebbe perciò essere il programma ovvio e spontaneo della politica del nostro paese, rimanga tuttavia in potenza: e come si abbia invece una politica opposta, di quietismo, di clericalismo, di cattive leggi e cattive riforme.</p>
      <p>La colpa non è della monarchia. Il N. afferma, anzi, liberamente che un partito radicale oggi, per non agitare una questione vana, debba essere apertamente monarchico: certo, non si vede quale difficoltà offra la monarchia ad una più seria, più efficace e meglio ordinata azione politica né quale vantaggio reale offrirebbe l'assenza di essa. Né si vede perché il riparo alla presente atonia e fiacchezza politica dovrebbe proprio venire o dalla monarchia o dal rovesciamento di essa. Se non dei maggiori uomini politici, se non della monarchia, la colpa sarà certo delle due Camere. Il N. è, di fatto, severo con esse. Il Senato Italiano, così come è reclutato e funziona, non ha nessun valore ed efficacia politica; esso non prende iniziative, non migliora leggi, non rovescia ministeri, non educa, con discussioni elevate, la coscienza politica del paese; è strumento pressoché inutile. Giova fiacco a governi fiacchi. Ma, dunque, esso non è neanche un ostacolo serio. Ed allora non resta che la Camera dei <pb n="195" />deputati. Di questa, tuttavia, il N. non vuol dir molto male; il livello intellettuale e morale di essa, scrive, è molto cresciuto (noi, confessiamo, non ce ne eravamo accorti), in questi ultimi tempi, specialmente nella deputazione del mezzogiorno; se questa, in grandissima maggioranza, è ministeriale, con tutti i ministeri, ciò proviene solo dal fatto che gli elettori la vogliono così, pensando, <hi rend="italic">erroneamente,</hi> che un deputato ministeriale ottenga più facilmente e di più; anche i deputati delle altre regioni, in complesso, sono buoni, sono quello che il paese può dare: solo, il N. trova un poco affaristica la deputazione ligure. Eppure qualche segreto vizio la Camera dei deputati deve bene averlo, se è per essa che uomini sinceramente radicali non possono fare la politica che vorrebbero, ma ne fanno una tutta diversa, e cattiva. Le condizioni dell'assemblea, le quali rispecchiano esattamente quelle del paese, sono assai confuse. La Camera ama il quietismo: né clericale, né anticlericale, essa vuole evitare ogni asprezza, si rassegna volentieri ad abdicare il suo potere a un capo, a patto di non essere turbata. Tutti i partiti politici soffrono dello stesso male; mancanza di indirizzo e di decisione, mancanza di programma.</p>
      <p>Come forse il lettore ha già sospettato, la critica delle nostre condizioni politiche presenti, che nel volume del N. occupa quasi i due terzi, non è né realista né radicale quanto avrebbe potuto: essa, ripete, con la eloquenza e la precisione che dà una esperienza materiata di osservazione assidua ed intelligente, constatazioni già fatte; ne mette in rilievo altre, meno note ed alle quali meno si bada; ma non cerca di escire dalla cerchia di quel che si è detto, di risalire, con più intenso sforzo di penetrazione nella realtà, alle origini della cattiva politica che ci governa, di tentar la psicologia dei deputati e dei loro elettori. Temeva il N. di scrivere frasi dure, verso uomini o partiti, che domani gli <pb n="196" />potessero essere rimproverate, sei mai egli fosse al potere?</p>
      <p>Ma c'è di più: alcuni criterii di osservazione, alcune categorie di fatti sfuggono al suo esame. Per intendere che cosa è oggi la vita pubblica e che cosa è il parlamento in Italia, conviene far l'analisi delle condizioni economiche e sociali di questa, del contributo che ciascuna delle varie categorie di produttori porta alla attività. parlamentare, dell'equilibrio che si stabilisce fra di esse. Poi il N. osserva che l'Italia politica di oggi è molto indulgente per tutte le altre colpe, ma non perdona la colpa di chi grava la mano sull'affarismo di Stato; ed anche egli si guarda dal macchiarsi di questa colpa. Non è, evidentemente, e non può essere, la <hi rend="italic">mancanza</hi> di qualche cosa, nei nostri elettori e deputati, che vizia dalle radici l'attività dello Stato in Italia; ci par quasi ingenuo il dir ciò; ma sibbene è e deve essere qualche vizio positivo e profondo, una dissonanza strana fra l'interesse vero collettivo e gli interessi che deputati e ministri tutelano e promuovono, un errato indirizzo nei rapporti fra elettori ed eletti, fra deputati e governo, fra le amministrazioni pubbliche e il paese, quello che produce poi tutti i danni che il N. osserva e lamenta; e critica realista e radicale non sarà se non quella che metta coraggiosamente il dito sulla piaga e faccia la diagnosi di un male che pochi osano oggi affrontare e, degli uomini politici aspiranti al governo, nessuno.</p>
      <p>Partiti reali, osserva il N., non vi sono o non funzionano alla Camera. Ed anche qui la sua critica è labile e superficiale, Che cosa si intende per partiti? Quali sono le forze che muovono la politica italiana e determinano l'azione dello Stato? Dire che i conflitti di interessi tacciono in Italia, o che i vari interessi non sieno in opera nel parlamento, sarebbe dire cosa, <hi rend="italic">a priori,</hi> molto improbabile. Interessi ed interessati che abbiano qualcosa da chiedere allo <pb n="197" />Stato, e sappiano le vie, chiedono ed <hi rend="italic">ottengono</hi> anche oggi. Quelli che hanno già ottenuto, le industrie più o inciso protette, difendono il loro possesso, e riescono. Lo stesso Nitti cita il caso delle nuove convenzioni marittime <note n="2">Interessante è quel che diceva l'Avanti! del tempo sul modo come si tentò di far passare, di sorpresa, la nuova legge sul lavoro risicolo.</note>. Le classi burocratiche, le varie categorie di impiegati dello Stato, hanno chiesto ed hanno avuto molto; e spesso — curiosa contraddizione, che anche il N. nota — per opera di deputati socialisti. A chi non ha nulla, nessuno pensa a dar qualche cosa, se non forse i socialisti...nei comizii, ma a chi ha già qualche cosa si trova modo di dare, via via, sempre di più. <hi rend="italic">Il bilancio italiano,</hi> osserva il N., è <hi rend="italic">la lista civile della borghesia.</hi> Partiti ci sono dunque alla Camera e agiscono; sanno quello che vogliono, senza nessuna imprecisione, e lo ottengono. L'imprecisione e l'incertezza è solo intorno a ciò che interessa tutto il paese o le classi poco e male rappresentate. Il male non è nella assenza o incertezza di partiti; il male è nella contraddizione fra ciò che essi appariscono essere e ciò che realmente sono; il male è nel nessun controllo, da parte della Camera stessa e del pubblico, sui modi con i quali questi partiti riescono a farsi effettualmente valere. Abbiamo delle apparenze di partiti, che ingannano il paese, ed abbiamo delle forze occulte che agiscono con mezzi subdoli ed oscuri. Le più gravi questioni in Italia si decidono ritardando o precipitando la discussione di una legge, o impedendola; distraendo 1'attenzione dei deputati dalle questioni più serie per richiamarla e disperderla nelle più futili; le grandi questioni, che dovrebbero essere risolte col concorso aperto di tutti, vengono sempre procrastinate ed evitate. I clericali, che ora vanno al parlamento, occupando <pb n="198" />solo i collegii dove non c'è o non è pronta una candidatura moderata, — ai moderati è stato concesso un credito ipotecario privilegiato su di essi —, non mutarono, osserva il N., e non muteranno questo stato di cose; i primi giunti hanno mostrato di aver la preparazione «morale» necessaria per acclimatarsi subito all'ambiente di Montecitorio e trovarcisi bene. Essi non hanno finora fatto che delle interpellanze insignificanti, imparaticci vuoti. Ed anche quelli che verranno dopo non è dubbio che ci si troveranno bene; faranno solo quello che sarà strettamente necessario per menar in giro i loro elettori, e non daranno fastidi a un governo clericale, qualunque sia poi la sua azione. Il N. tace poi intieramente sulla questione del Sud; egli trova che le leggi speciali, alcune delle quali già votate, ma che poi non si riesce ad applicare, sono poco pratiche e pericolose, fatta eccezione per quella sullo sviluppo industriale di Napoli, alla quale egli ha efficacemente concorso; vuole quindi dei provvedimenti generali.</p>
      <p>Detto questo, noi dobbiamo ora aggiungere che le linee di un programma radicale, quali il N. le indica, hanno il nostro quasi totale consenso; anche là dove egli tratteggia brevemente la questione dell'anticlericalismo; sorpresa, questo nostro consenso, che gli viene da gente la quale anche egli ama ignorare, perché non è ancora quotata. nella borsa, della politica.</p>
      <p>Il N. dice e dimostra, innanzi tutto, che l'Italia deve fare una politica <hi rend="italic">realistica;</hi> cioè non megalomane, non di frasi, non audace nelle trasformazioni, anche tributarie, sinché queste non sieno veramente pronte e mature; una politica onesta, sincera, sollecita sopratutto di destare e sviluppare energie intellettuali, morali, economiche.</p>
      <p>Ebbi già anche io ad osservare che di tutti i problemi che l'Italia contemporanea deve risolvere, tacendo quelli più <pb n="199" />propriamente politici e non essendo ancora maturi quelli di politica tributaria e commerciale, i più gravi ed urgenti sono i problemi d'ordine educativo. Il nostro paese dovrebbe dedicare qualche anno di attività e di lotte ardenti a risolvere il problema della scuola in tutti i suoi gradi. L'insegnamento primario non è effettualmente obbligatorio in molti comuni. La questione, che si agita ora, dell'autonomia dei comuni minacciata, dall'avocazione della scuola elementare allo Stato, nasconde motivi e scopi meno generosi: è una questione di competenza fra medici, avanti al letto di un malato grave. Non si tratta di sapere prima chi debba insegnare, ma se sia necessario combattere subito e con mezzi efficaci l'analfabetismo nelle provincie che più ne sono ancora infestate. Fissato che ciò si debba fare, si vedrà a chi tocchi; e se i comuni non possono, od oltre i limiti nei quali solo essi possono, <hi rend="italic">dovrà</hi> pensarvi lo Stato, con tutte le cautele che si potranno avere da esso.</p>
      <p>La scuola media crea, lo si è detto mille volte, degli spostati; giovani che non hanno il senso della irrequietezza dei popoli veramente moderni, che non amano l'iniziativa, che non conoscono lingue moderne né la geografia politica d'oggi, mentre sanno forse quella dell'impero romano; che amano sopratutto di adagiarsi negli uffici retribuiti dallo Stato, e, quando li avranno occupati, faranno solo la metà del loro dovere ed organizzeranno periodicamente delle agitazioni per esser pagati di più. Gli amici della scuola classica non vogliono intendere che essa è per necessità aristocratica; non serve agli usi quotidiani di un popolo industre. Le università sono troppe, hanno troppi professori, meccanismi troppo complicati, e danno lauree troppo insignificanti. Ma toccarle non si può per non urtare interessi locali; così uno dei più delicati uffici dello stato moderno è subordinato all'interesse di un migliaio in tutto, di affittacamere e di bet<pb n="200" />tolieri e langue, per questo, in una semi-incapacità deplorevole.</p>
      <p>L'altro grande dovere dello Stato italiano sarebbe quello «di aumentare la produzione: 1° diminuendo le forze ritardatrici; 2° sviluppando le energie acceleratrici». Perfettamente d'accordo. In molti rami dell'attività economica si desidera o una iniziativa previdente e provvida dello Stato (basti ricordare il credito agrario e parecchi difettosissimi servizi pubblici) o una buona legislazione. Il N., come è noto, si è occupato sopratutto del problema delle acque pubbliche: fonte, non sfruttata ancora che in piccola parte, di energie motrici; la concessione di esse è regolata da una legislazione difettosa, e pochissimo sollecita degli interessi collettivi. Il N. vuole che si abbia presente un piano organico consapevole di graduale nazionalizzazione, che potrebbe, dopo qualche diecina d'anni, trasformare radicalmente, per effetto di questo colossale demanio pubblico, le condizioni finanziarie dello Stato e l'economia nazionale.</p>
      <p>Ma il volume del N. solleva un problema che noi vogliamo affrontar qui in breve, anche perché lo vediamo da lui trascurato quasi intieramente; trascuranza notevole, poiché egli è una delle più lucide e mature coscienze politiche del nostro parlamento. Ed il problema è questo:</p>
      <p>Se le buone intenzioni degli uomini pubblici, anche dei migliori, non bastano: se i ministeri hanno in Italia una condizione precaria, soggetta, dove essi vogliano durare, alla legge del <hi rend="italic">quieta non movere</hi>:se la Camera dei deputati è, quale il N. ce la descrive, fiacca, incerta, vogliosa del <hi rend="italic">nullismo</hi> legislativo ed amministrativo; se il paese vuole e dà la Camera così come essa è oggi, docile e quieta pei ministeri che non facciano nulla, sospettosa e severa con quelli <pb n="201" />che mostrino volontà di lavorare e, peggio ancora, mostrino un serio proposito di correttezza amministrativa e di sincerità, come si creerà l'ambiente favorevole ad una buona e vigorosa politica <hi rend="italic">radicale</hi>? Noi non chiediamo degli uomini i quali, per preparazione tecnica e buona volontà, sarebbero capaci di farla; chiediamo dell'uomo che sia capace di volerla fortemente ed a tutti i costi, della Camera che gliela lasci fare e lo aiuti, degli elettori che ci dieno questa Camera. Qui il problema non è più puramente tecnico né puramente politico; diviene un problema d'ordine morale e spirituale. É necessario cioè che certi elementi nuovi di coscienza (consapevolezza dei grandi interessi nazionali, più alto senso del proprio dovere in tutti, forza di volontà e tensione di energie collettive) sieno introdotti nell'opinione pubblica del nostro paese; che essi abbiano agio di tradursi in una profonda trasmutazione del <hi rend="italic">tono sentimentale politico</hi> del paese e poi anche dei deputati; e che questa corrente di energie nuove faccia capo ad un più intenso e forte volere di qualche gruppo d'uomini politici, di nuovi dominatori, la cui forza sia nel consenso di un popolo che si ridesta alla vita e vuole foggiarsi i suoi nuovi destini. Ciò non sarà con la Camera attuale; innanzi ad essa l'on. Giolitti ha abdicato ai suoi gusti, pur di restare al potere; l'on. Sonnino si è rivelato insufficiente ad imporlesi e governarla: sperare nell'on. Di Rudini, che non fu mai, lo osserva anche il N., uomo di combattimento, ed in un suo ministero, par cosa da uomo poco avveduto.</p>
      <p>Un programma radicale, anche nuovo, il quale non ci dica nulla intorno al modo di creare questa coscienza nazionale favorevole all'esecuzione di esso, è, come il partito radicale di oggi,<hi rend="italic"> meno che niente.</hi> Il radicalismo deve scendere al paese e penetrarlo e scuoterlo, per salire da esso al governo.</p>
      <p>
        <pb n="202" />Vi sono nel volume del professore e deputato meridionale alcuni accenni che possono esser considerati come timida e parziale risposta a tale problema.</p>
      <p>L'uno è posto bensì nel titolo del libro, senza però che ad esso alcuna pagina di questo risponda: l'accenno a una «nuova democrazia industriale». Dove si nasconde, come si costituisce, che cosa pensa di dove ci verrà, questa nuova democrazia industriale? Certo, se essa vi fosse, e se acquistasse una più diretta efficacia sulla nostra vita pubblica ed un più grande valore politico, se una democrazia industriale potesse formarsi a democrazia di governo, essa sarebbe atta a volere un programma di politica di lavoro, di iniziativa, di risveglio delle energie nazionali, un programma radicale assai simile a quello tracciato dal Nitti; e l'energia spiegata prima nel creare sé stessa, impiegare vigorosamente a promuoverne 1'attuazione. Ma questa democrazia radicale non c'è, o non si occupa di politica, o non è concorde: essa è assenteista o clericale a Bergamo, moderata a Milano, affarista in Liguria, camorrista nel mezzogiorno; in molta parte maneggia denaro non italiano ed è non italiana di origine; ed è, anche essa, poco colta e poco battagliera. La classe nuova, che crei nel nostro mondo una situazione politica nuova, crediamo si debba ancora attenderla per un pezzo; il cavalierato del lavoro non l'ha rivelata.</p>
      <p>Rimane il problema religioso. Questo, insieme con tutti gli altri che si connettono con esso, può essere in Italia incitatore di feconde energie spirituali, può essere o divenire per via un grande problema di cultura e di educazione, una <hi rend="italic">lotta per la cultura</hi> (Kulturkampf). Questo lotta religiosa noi, come il Nitti, ce la auguriamo. Anche noi vogliamo, come egli vuole, un programma di libertà, espresso da lui in una formula poco felice, «le due grandi linee parallele, la Chiesa e lo Stato, non contrarii, ma estranei»; indirizzo <pb n="203" />migliore da seguire, sopratutto per l'educazione del paese <note n="3"> Il lettore sa, dalla prima parte di questo volume, quale sia, più precisamente, il nostro programma.</note>.</p>
      <p>Il N. non coglie nel segno lamentando, come fa, che sotto le parvenze «di un conflitto fra Vaticano e Quirinale» i loro rappresentanti compaiano insieme in pubblico, e il clero accetti denaro dello Stato, e i cattolici coprano tutte le cariche pubbliche senza scrupolo. È male detto che il denaro che la Chiesa riceve sia proprio dello Stato, e che le cariche pubbliche debbano essere monopolio dei non cattolici: ma noi stessi, poi, lamentiamo che clericali atei o scettici o massoni si intendano così bene, sul terreno elettorale ed amministrativo, ed ora anche sul terreno politico, per ritardare d'accordo od impedire lo sviluppo dello spirito democratico nelle masse e la crescente partecipazione di queste alla vita pubblica: che i più .gravi ed urgenti problemi, quelli dell'educazione pubblica, non siano trattati e discussi, sia perché l'uno o l'altro dei due poteri ha l'aria di speculare sulla ignoranza del popolo minore, sia perché in questo campo sparirebbe l'accordo e sorgerebbe il conflitto che si teme e si vuol evitare.</p>
      <p>In questo infausto accordo, appunto, noi diciamo consistere la politica <hi rend="italic">clericale</hi>; e crediamo che una politica radicale, quale piace anche a noi, debba essere <hi rend="italic">contro</hi> questo clericalismo, o, le parole non ci spaventano, <hi rend="italic">anti-clericale</hi>: essere cioè una politica, non di accordi e di facili consentimenti fra la Chiesa e lo Stato, ma di conflitto, prima, e poi di distinzione e di concorrenza. L'on. Nitti, il quale pure studiò ai suoi tempi il socialismo cattolico, non si è avvisto, neanche lui, non ostante il suo desiderio di <hi rend="italic">realismo</hi>, di questo fatto: che il presente clericalismo ha la opposizione cor<pb n="204" />diate non solo dei radicali dell'attività di Stato, ma anche dei radicali dell'attività ecclesiastica e religiosa; per l'uno e per l'altro radicalismo, esso è un fenomeno di servilità e di perturbamento di posizioni; l'uno e l'altro temono oggi egualmente quel nuovo orientamento o morale o politico che prenderebbero gli animi delle masse delle quali il clericalismo di governo sfrutta l'ignoranza e la servilità, il giorno in cui esse potessero da sé medesime giudicare, ed una più alta cultura le mettesse in grado di entrare, elementi giovani e sani, nella circolazione della nostra attività politica. Si insiste ancora troppo, in genere, nel vecchio frasario secondo il quale Chiesa e Stato sono associazioni poste l'una di fronte o accanto all'altra, assorbenti e dominanti gli individui, come qualcosa di esterno e di superiore ad essi. Quando, realisticamente, si rifletta che Chiesa e Stato, nella loro realtà concreta e viva, presi come <hi rend="italic">esistenze</hi> e. non come astrazioni, sono solo due diversi momenti della coscienza sociale, si vedrà come, l'escir del cattolicismo o meglio delle coscienze cattoliche dalla vecchia <hi rend="italic">forma</hi><hi rend="italic">mentis</hi> del medio evo per accomodarsi ed accomodare a sé i risultati della cultura contemporanea, non può essere senza profondi effetti e radicali mutazioni negli atteggiamenti anche politici, e sociali di queste medesime coscienze. Gli anticlericali volgari e settarii, sono ancora quasi tutti in Italia, identificano il cattolicismo con questa vecchia <hi rend="italic">forma mentis</hi> dellaquale combattono i risultati inconsciamente, essi concorrono a liberarmelo, promuovendo e provocando la lotta.</p>
      <p>Noi vorremmo, se lo spazio ce lo permettesse, mostrare quale profonda oppressione sia, per la. coscienza dei paesi latini, il non aver ancora risolto questo problema dei rapporti fra le due società, e quanto intralcio ne venga a tutta la loro attività spirituale: la Francia è vissuta un secolo dello sforzo enorme fatto- nella rivoluzione e protratto sino <pb n="205" />alla recente abolizione del Conconcordato; l'Italia giunse con fatica alla soppressione delle congregazioni ed a toglier Roma al Vaticano e, dopo lo sforzo, ha lasciato tacere ogni questione religiosa, sinché i suoi uomini politici son venuti ad essere effettualmente d'accordo con una politica vaticana la quale, pur avendo cambiato nei particolari, è identica nella sostanza a quella del Card. Antonelli, come alcuno ha osservato di questi giorni <note n="4"> V. l'Azione democratica, organo della Lega democratica nazionale, (Via Garibaldi 33, Torino) N. 6, 1907, nella quale è un vigoroso appello ai giovani contro la politica clericale.</note>. Con questo esame, ci si offrirebbe anche luogo a mostrare come un rinvigorimento della fiacca ed incerta e discorde coscienza nazionale in Italia non si possa forse averlo se non affrontando questo problema; e come tuttavia esso sia condizione prerequisita di una politica vigorosamente radicale. Il radicalismo religioso (il cattolicismo è stato sempre <hi rend="italic">radicale</hi> nei periodi di conquista vera) ci darà forse il radicalismo politico: Della quale politica, per riassumere e chiudere questo nostro breve studio, le condizioni od i caratteri dovrebbero essere specialmente questi:</p>
      <p>1° Una comune lotta di tutti gli animi sinceri e moderni contro l'invadente clericalismo politico e l'immoralità di una politica, che si esplica in taciti accordi e nel difetto di ogni sincerità;</p>
      <p>2° Lo sviluppo di un più profondo senso degli interessi collettivi — i quali interessi collettivi sono poi gli <hi rend="italic">ideali</hi> di un popolo, — e del dovere sociale negli animi, dominati oggi da una grossa corteccia di egoismo individualistico; e, per giungere a questo, una vigorosa iniziativa delle classi colte, per richiamare 1'attenzione del governo sui problemi di cultura e di educazione — cominciando dalla scuola primaria e professionale — e per fare che essi sieno convenientemente risolti; <pb n="206" />3° La lotta contro il ministero presente e contro qualsiasi ministero che profitti ancora, per dominare Camera e paese, dei vecchi mezzi di corruzione e di influenza sulle amministrazioni locali, dell'affarismo di Stato, dell'apatia che è nella Camera e che ha preso in questi ultimi tempi forme preoccupanti;</p>
      <p>4° L'attenzione rivolta ad alcuni più gravi e urgenti problemi di produzione e di espansione commerciale, e fissa attentamente in quelli, finché con sforzo organico e durevole di governo non sieno risolti.</p>
      <p>Ma, purtroppo, il momento non permette e non promette lo svolgersi di un largo movimento di idee radicali che miri sopratutto a modificare le condizioni del corpo elettorale italiano in vista delle elezioni generali che dovranno aver luogo fra due anni; la camera futura minaccia anzi, per l'intervento dei clericali a favore di candidati di governo e di reazione, d'essere peggiore dalla presente.</p>
      <p>Forse tuttavia una nuova generazione politica, più seria e positiva, sta formandosi oggi in Italia, la quale potrà solo giungere a maturità fra parecchi anni; la crisi interna di pensiero che affatica il cattolicismo ne è forse il sintomo più eloquente. Nella vita dello spirito e delle coscienze questo occupa ancora una grandissima parte in Italia:.che la pratica di esso si rinnovi, rianimata da un pensiero vivo e fecondo, che dell'ufficio suo nella vita delle coscienze e nella vita sociale si abbia una idea meno farisaicamente esteriore, più sana e più giusta, che in questa atmosfera grave di volgarità intellettuale e morale passi una corrente viva ed un alito caldo di pensiero e di volontà rinnovatrice, e le condizioni politiche della vita italiana muteranno profondamente; ed i programmi che oggi sono inutilmente tracciati troveranno allora animi pronti a volerli ed a metterli in atto. </p>
    </body>
  </text>
</TEI>