Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: acuto

Numero di risultati: 24 in 1 pagine

  • Pagina 1 di 1

La nostra propaganda elettorale

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

L’enorme pressione degli organi statali, in mano d’un partito, rendono acuto il problema. Il parlamento prossimo verrà indotto ad occuparsene. Ecco la funzione del Partito popolare italiano, ecco il programma nel suo motto delle grandi tradizioni italiche: «Libertas». L’oratore, che è stato più volte applaudito fervidamente dalla vivace assemblea, termina augurando che a tale opera di rinnovamento partecipi Venezia colle sue tradizioni e coll’opera del giovane e valoroso candidato prof. Ponti.

La cultura presente e la riscossa cristiana. Discorso dello studente di filol. Alc. Degasperi al Congresso di Mezzocorona

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

L'assemblea costitutiva del Partito popolare

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Durante il periodo più acuto della nostra oppressione politica, cioè durante la guerra, la nostra aspirazione più profonda era quella della libertà nel senso più integrale della parola. Noi non pensavamo allora solo alla libertà personale, alla sicurezza dei nostri diritti civili (Habeas corpus), ma anche alla libertà politica, cioè alla garanzia del nostro diritto come cittadini di partecipare al governo del nostro paese. Per noi il ricongiungimento alla nostra nazione e l’avvento della democrazia erano due fatti paralleli, che si fondevano e s’integravano in una sola aspirazione, ciò che tentai d’esprimere forse imperfettamente in un discorso alla Camera austriaca ancora il 4 ottobre 1917 quando, nonostante i tristi segni di quel periodo - eravamo a poche settimane da Caporetto - gridavamo in faccia agli oppressori che trionfavano, la nostra indomita speranza nella vittoria della «democrazia nazionale». Era naturale quindi che nel novembre 1918 la liberazione venisse da noi intesa non semplicemente come la cessazione dei limiti imposti violentemente alla nostra libertà personale, ma anche come inizio della liberazione di tutte le energie popolari dagli ostacoli che impedivano al popolo di partecipare al governo della sua patria e di determinare i propri destini (applausi).

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

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Toniolo, Giuseppe 1 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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Il contrasto non è insolubile; ma per il concorso di circostanze particolari esso può divenire acuto e ruinoso. Nella storia dei Comuni in guerra colla feudalità si può in parte scorgere un conflitto fra ricchezza immobiliare e mobile: e al di dietro dell'odierno rivolgimento delle classi lavoratrici e del socialismo, si cela forse una lotta silenziosa e profonda fra ceti fondiari e capitalisti, fra campagna e città (Petrone).

Pagina 2.141

Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

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Toniolo, Giuseppe 1 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
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Pagina 328

Crisi economica e crisi politica

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Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
  • Politica
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Oggi le incertezze e le sofferenze nel campo dell'economia, l'impoverimento dello stato, le difficoltà che angustiano d'ogni parte, rendono acuto il disagio e creano il pericoloso senso di sfiducia che pervade gli ordinamenti statali, purché la classe dominante e detentrice del potere ha compiuto il suo ciclo storico, insieme alle sue benemerenze e alle sue debolezze, e la crisi politica che la nazione patisce si riverbera sugli istituti che la borghesia liberale rappresenta, ma dei quali essa non ha più in mano il timone per la resistenza e per la trasformazione.

Pagina 150

Siamo veramente allo stato acuto di una Caporetto politica? O le successive fasi potranno presentare quel margine di resistenza all'elemento borghese liberale, che gli permette di tenere le posizioni con tentativi di trasformazione e di assimilazione? Ovvero passeremo attraverso le forme violente di una rivoluzione di stile classista?

Pagina 151

La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

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Murri, Romolo 7 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
  • Politica
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La coscienza contemporanea non è sfuggita in nessun modo alle strette lancinanti di questo problema morale; essa anzi lo ha reso più acuto — e di ciò, non ostante la sua sete sfrenata di libertà, dobbiamo esserle grati — appunto educando e pungendo l'animo umano ad una più piena autonomia, ad una più intensa vita interiore. Il diffondersi della cultura, la quale non è se non mezzi varii di attività spirituale, il maggior valore delle persone individue nella società politica contemporanea, la soppressione dei costumi feudali, la maggior diffusione della ricchezza hanno concorso ad accrescere enormemente il numero delle anime che vivono interiormente, che sanno, che sono chiamate ad esercitare la loro scelta su di una cerchia sempre più vasta di oggetti. Ma la cultura moderna, che ha acuito con ciò stesso in tante anime il problema morale, non ha saputo, con ha potuto, non sa né può risolverlo; essa è ed ha sussidii, non direzioni, mezzi, non scopi. E fra le varie espressioni letterarie della coscienza contemporanea una più particolarmente, il romanzo, espone questa crisi morale di anime che sono travagliate dal problema del bene e della forza, che manca ad esse, di compierlo. All'uomo riesce facile compiere il male, ma quando egli sa dimenticare sé stesso, sa smarrirsi e godere con spensierata gaiezza, come gli uomini e le donne della lasciva novella di Boccaccio: le coscienze d'oggi sanno e riflettono troppo per poter compiacersi nel male: ne subiscono gli allettamenti, ma ne sentono anche il tristo, il vuoto, il dannoso effetto nella vita; indietro non è possibile andare, poiché, oltre che alla religione, converrebbe rinunziare alla civiltà ed alla cultura; avanti, sì, si può andare, ma a costo di subordinare la vita e la volontà ad una norma superiore di bene, a un essere più vasto che il nostro, infinito, eterno, nel quale è il sapore del bene senza colpa e della felicità senza ombre.

Pagina 128

Il rimorso non è solo il dolore acuto del male grave commesso, non riparato e in qualche modo irreparabile; esso è anche un dolore tenue ma diffuso, un cruccio lungo, una frequente puntura che pone in noi il senso dell'eccessiva molteplicità dei nostri stati di coscienza, della loro varia e spesso opposta direzione morale, del ribellarcisi e sfuggirci che fanno tanti lati e tante mosse del nostro spirito. Ma la grazia, il desiderio permanente di elevazione, avvalorato ed impresso della forza e della soavità della presenza divina, è in noi e ci aiuta: ci aiuta a snodare lentamente questo groviglio di tendenze e di abitudini, a discernere un noi più profondo, e quanto più profondo tanto più puro, nelle acque mutevoli del nostro spirito, ad imprimere al corso di questo una direzione costante.

Pagina 138

E forse, se il dissidio fra il bene ed il male che si combatte nella nostra coscienza morale ci sembra anche oggi troppo acuto, e le insidie che la bellezza e il piacere terreno racchiudono ci paiono ancora troppo forti, e troppo grave e quasi disumano il rinunziare a quella bellezza ed a quel piacere, noi possiamo almeno in parte consolarci pel fatto che le lente e faticose conquiste dei santi, di coloro che seguono fedelmente il Cristo, giovano, non ad essi soltanto, ma anche a quelli i quali ne ricevono nell'anima l'esempio e lo spirito; ed un poco alla volta crescendo il dominio dello spirito sulle cose, certe asprezze ci parranno forse meno necessarie, e noi potremo attingere gioia con mano più sicura da quei beni fugaci ma cari che oggi sono troppo pericolosi per la nostra non robusta virtù.

Pagina 152

Possenti ragioni di umanità, di igiene, di morale, gravi interessi sociali e spirituali ed economici anche, reclamano questo riposo periodico delle classi lavoratrici: e lasciare l'osservanza di esso al libero giuoco della domanda e dell'offerta di lavoro è attentare alle radici stesse del benessere umano; e, talora, suona ironia sanguinosa, dove l'offerta di lavoro è maggiore e più bassi i salarii e più acuto lo stimolo al magro guadagno di un lavoro anche estenuante.

Pagina 263

Ma se voi, essendo deboli e vili e infedeli cristiani, sentite nell'anima vostra un malessere vivo ed acuto per il male che la occupa e la domina, e desiderate, fosse anche solo per un senso vago di nostalgia di purezza e di bene, una luce e una forza interiore che rinvigoriscano la vostra coscienza e la mondino e la rendano atta ad operare più intensamente, ecco quel che io debbo dirvi: da Dio è questa voce e questo stimolo interno ed egli vi chiama ad una vita più intensa e più pura nel cristianesimo: volgetevi a questo senza curiosità vane, senza riserve insidiose, con semplice docilità, con desiderio intenso di purificazione e di pace, e voi saprete e sentirete ciò che esso è e vi troverete bene in esso e troverete quel che, forse non sapendo, cercavate.

Pagina 297

E l'egoismo stesso, io vi diceva, che è nell'uomo lo stimolo acuto all'affermazione del proprio dritto ed alla tolleranza di quelle restrizioni collettive senza le quali la vita individuale apparisce storicamente impossibile, diviene, ravvicinato alla sua norma etica, la misura del dovere, vale a dire del dritto degli altri; poiché il Vangelo ha stabilito: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Se esso avesse detto: non fare agli altri quello che le leggi vietano, un'immenso numero di rapporti umani si sarebbe sottratto a quella nuova legge, la qua le invece mirava a raggiungere il principio stesso dell'azione umana, a creare, prima che l'atto giusto, la volontà buona e fraterna; se avesse ancora detto: non fare agli altri quello che sai essere ingiusto, avrebbe lasciato aperto il campo alle innumerevoli illusioni che un'interesse prevalente, dirigendo e deviando l'attività del pensiero, tende a introdurre nei nostri giudizi pratici; esso dice quindi: non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te applica cioè agli altri, come a fratelli tuoi, uguali a te nel dovere e nei dritti, quel senso acuto e vigile di giustizia che tu sei solito applicare alla tua persona ed alle tue cose: tratta gli altri come questo stesso desiderio del tuo benessere personale ti dice che gli altri dovrebbero trattare te: riconosciti, insomma, uguale agli altri e soggetto ad una stessa legge di giustizia e di solidarietà fraterna.

Pagina 60

Il ricco attacca l'anima alle ricchezze; o per lo sforzo del conquistarle o per lo spirito di reazione spontanea contro coloro che le agognano e le insidiano, come possono, o pel gusto acre ed acuto dei piaceri e delle distrazioni che esse gli procurano, l'animo si investe, insensibilmente, delle ricchezze, e diviene gretto, esclusivo, chiuso, come sarebbe, se la avessero, l'anima delle cose che non possono darsi senza essere consumate ed annullate nell'atto del godimento.

Pagina 82

La stampa quotidiana e la cultura generale

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Averri, Paolo 3 occorrenze
  • 1900
  • Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70.
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Ebbene, anche in questo caso, esso non è quasi mai il contributo d'un'opera originale e pensatamente riformatrice al progresso della scienza e della vita: esso riassume ed incarna una tendenza diffusa, un giudizio giacente nell'idea di molti, un commento spirituel ed acuto al fatto del giorno: poiché il lettore non cerca mai nel giornale un pensiero superiore, al quale esso abbia da apprendere, ma l'espressione nitida e lusingatrice del proprio pensiero. Questo scopo, che l'articolo di fondo del giornale francese o tedesco si dissimula e raggiunge indirettamente, il leading del giornale inglese o americano se lo propone tale e quale, senza reticenze come senza preoccupazione di classicismi letterari. Il leading inglese è il listino di borsa (un po' tendenzioso e un po' arbitrario, naturalmente, come i commenti di borsa di tutti i giornali) dell'opinione pubblica della giornata.

Pagina 12

E così, mentre ieri il più abile giornalista era colui che metteva più foga e più abilità nel promuovere una propaganda sua, oggi il più abile giornalista è colui che, privo di idee e di passioni proprie, ha l'orecchio vigile ad udire e l'occhio acuto a discernere ogni movimento che sale dall'anima profonda della folla e di incosciente fa quel sentimento cosciente, sì che il popolo ritrova sé medesimo in quello, e lo dilucida e lotta per esso e lo fa prevalere.

Pagina 47

Per me la sociologia non è un sistema aprioristico ed unitario da farne de' libri schematici sulla vita sociale, e, secondo le forze dell'ingegno, paradossali anche; essa è, innanzi tutto, l'occhio acuto e discernitore nello studio de' fatti sociali dal punto di vista altissimo delle leggi prime e comuni del loro sviluppo storico e dei rapporti che uniscono l'una all'altra le diverse manifestazioni dell'attività umana.

Pagina VI

Il modernismo che non muore

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 37-59.
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Nel momento più acuto di questo dissidio, dentro l'istituto ecclesiastico più tenace del passato e più potente d'armi per difenderlo accanitamente, il modernismo nasce come esigenza nuovamente sentita di superazione del dissidio, di sintesi e di cattolicità. Ed esso si adopera, dall'una parte a districare la religione vera e lo spirito religioso dai vecchi ceppi fradici delle ortodossie, dall'altra a districare dalle nuove forme di pensiero e di iniziativa, affettanti una dommatica laicità ed un dispregio cieco per il passato, l'essenziale loro valore religioso, come di atti e fatti di una coscienza che si cerca in sé, e vuol rispecchiare nel suo mondo i valori supremi ed assoluti.

Pagina 55

La crisi religiosa in Francia (Lettere al "Corriere della Sera")

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 207-245.
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Esse quindi documenteranno meravigliosamente osservazioni già fatte, giudizii già sommessamente dati da quei parecchi che hanno, in questi ultimi anni, studiato la crisi religiosa in Francia; letteratura oramai ricca, alla quale viene ora ad aggiungersi un nuovo, audace più che coraggioso, libro di Henri Houtin, il più acuto e crudele critico della questione religiosa, noto per la rapida fortuna di altri suoi libri che son tutti all'Indice.

Pagina 238

La nuova politica ecclesiastica

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Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 149-165.
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Il conflitto divenne talora acuto, e i giornali clericali di questi ultimi tempi ebbero una violenza di linguaggio notevolissima; poi, in piena bufera anticlericale l'Osservatore romano rimproverò acerbamente quei clericali di non aver voluto capire il pensiero della Santa Sede per amore della medaglietta, e di avere così rovinati gli interessi di quella.

Pagina 155

Il conflitto tra la Curia romana e la L. d. é aperto ed acuto, come tutti sanno; ed é conflitto, non solo fra due tendenze e due tattiche, ma fra due principi.

Pagina 158

Da un Papa all'altro

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Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1905
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 30-55.
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Pagina 47

Lo sviluppo normale dello Stato moderno verrebbe impedito e ritardato da questo incunearvisi di una confessione religiosa, potentemente organizzata, e che esercitasse sui segnaci un potere come di coercizione e di soffocamento morale: e ne nascerebbe certo un conflitto acuto, come quello che ora dilania la Francia. Il pericolo di una tal forma di contrasti esisteva sicuramente sino a pochi anni addietro: oggi esso è forse minore, per merito della «democrazia cristiana»: la quale, se anche non potesse impedire, come non poté nelle ultime elezioni, una troppo stretta coalizione fra le forze conservatrici e le cattoliche, riserva almeno una parte, e la più giovane e più vivace di queste, a vantaggio d'una po¬litica di libertà e di democrazia, impedendo così la formazione d'un blocco compatto clerico-moderato.

Pagina 51

Clericalismo

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1906
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 73-85.
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Ci piace riportare, sulla opera loro, il giudizio d'un acuto e sereno scrittore francese, Giorgio Sorel.

Pagina 84