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        <title>La nuova politica ecclesiastica</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 149-165. <date when="1908">1908</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="149" />CAP. VII </p>
      <p>LA NUOVA POLITICA ECCLESIASTICA</p>
      <p>Per quanto l'importanza degli ultimi avvenimenti riguardanti la politica ecclesiastica in Italia<note n="1"> Le lunghe e varie agitazioni anticlericali, occasionate più particolarmente dallo scandalo dell'Asilo della Consolata a Milano, che si sono avute nell'estate 1907.</note> possa essere variamente discussa ed apprezzata, questo è certo che quegli avvenimenti non sono effimeri fatti di cronaca, ma indicano un malessere, una tensione di coscienze, la quale comincia appena ora a manifestarsi: ed è assai probabile che le novità prossime della politica italiana verranno specialmente da questa parte.</p>
      <p>Si è già detto su queste pagine perché tale risveglio di interesse per la questione clericale ed ecclesiastica ci sembri buon indice e buona promessa: la religione, presa come valore d'una determinata qualità nella vita dello spirito, ha avuto in questi ultimi tempi una efficacia minima sulla coscienza degli italiani; e il ridestarsi di essa dà luogo ad agitazioni e crisi sulla cui portata è assai facile ingannarsi se si considerano solo esteriormente, ma che con¬ <pb n="150" />fortano chiunque segue con occhio attento ed affretta con i voti un risveglio spirituale in Italia.</p>
      <p>In queste brevi pagine noi cercheremo di delineare l'atteggiamento dei vari gruppi e partiti politici e religiosi dinnanzi alla crisi della politica ecclesiastica che si profila sull'orizzonte, e di vedere se un esame di questi vari atteggiamenti non ci permetta di indicare su quali basi e con quali criteri teorici potrebbero essere tracciate le linee di una nuova politica ecclesiastica italiana, rispondente ai più alti e vitali interessi spirituali e civili del nostro paese.</p>
      <p>Quella il cui atteggiamento richiama prima la nostra curiosità, è la Santa Sede. Uno studio coscienzioso dovrebbe cominciare dal ricordare qui la politica della Curia romana nelle cose d'Italia durante tutto il secolo scorso. Gli avvenimenti si sono svolti, nella seconda metà di esso, assai più rapidamente che gli uomini non sieno mutati; e, sotto l'apparenza esteriore diversa, per le necessità imposte dalle diverse circostanze, noi troveremmo gli stessi modi di vedere, le stesse abitudini, le stesse aspirazioni che prevalevano nella generazione la quale vide compiersi la caduta del potere pontificio e di Roma papale.</p>
      <p>Ma, per non andar troppo in lungo, ci contenteremo di prender le mosse da assai più tardi, ricordando brevemente un periodo di variazioni politiche sul quale abbiamo più di una volta richiamata l'attenzione. Dopo il 1870, e sino agli ultimi anni di vita di Leone XIII, l'anticlericalismo non ebbe vita in Italia altro che a brevi riprese; o come un riaccendersi improvviso e fugace di vecchie passioni o come indizio malsicuro del progredire logico dello spirito laico in alcuni focolari di cultura. In realtà, l'opposizione clericale al nuovo stato di cose era qualche volta petulante ed irritante, assai più spesso dignitosa e riservata; mai, ad ogni modo, fu temibile seriamente; i segni, anzi, di un gra¬ <pb n="151" />duale adattamento degli spiriti anche più schivi al nuovo stato di cose si andavano moltiplicando. Il Vaticano si astenne sempre da una politica attiva; aveva isolato elettoralmente i cattolici, aveva impedito che le organizzazioni di questi assumessero un carattere militante; esso lasciava fare, si disinteressava della politica del paese, e aspettava; che cosa aspettasse non era facile vedere. Intanto la questione religiosa taceva, la politica ecclesiastica, salvo oscillazioni di poca importanza, non ebbe mai mutamenti bruschi; lo Stato non era sospettato di clericalismo, la Chiesa ebbe un periodo di grande quiete e di quasi totale libertà; la questione religiosa pareva sopita.</p>
      <p>Morto Leone XIII le cose mutarono; e mutarono, evidentemente, per iniziativa del Vaticano. Il primo mutamento avvertito dal pubblico parve esser favorevole a una migliore intesa fra la Chiesa e i poteri politici; il nuovo papa lasciò chiaramente intendere che, se la situazione diplomatica della Santa Sede non gli permetteva di rinunciare, con mossa audace ed aperta, alle rivendicazioni alle quali questa rimaneva ufficialmente fedele, in realtà, l'accettazione dei fatti compiuti poteva considerarsi come virtualmente completa. Il mutamento era più apparente che sostanziale; ma tutti quei moderati sulla cui coscienza religiosa o sulle cui mire politiche (il lettore intelligente potrà assegnare i moderati che conosce all'una o all'altra delle due categorie) il disaccordo tra Vaticano e Italia pesava come un grande fastidio, diedero un lungo respiro di soddisfazione, ed acclamarono al papa religioso che si riconciliava con l'Italia; e quei cattolici i quali pensavano che solo una preoccupazione patriottica sollevava contro di essi le difficoltà ed i pregiudizi delle masse, respirarono anche essi, e videro profilarsi più chiaramente sull'orizzonte delle loro aspirazioni politiche i seggi parlamentari. Ma, col nuovo pontefice, la Curia romana <pb n="152" />non si limitò a quel primo passo; <hi rend="italic">essa ebbe,</hi> negarlo sarebbe mancanza di sincerità e di accortezza, <hi rend="italic">una</hi><hi rend="italic">politica sua, prese delle iniziative.</hi></p>
      <p>Il fatto è storicamente e psicologicamente ovvio e spiegabilissimo. La ferma certezza che il potere temporale od almeno il possesso di Roma, come base d'una situazione politica e diplomatica internazionale del papato, fosse necessario alla Chiesa sopravvisse alla Roma dei papi. Leone XIII aveva saldissimo questo convincimento. <note n="2">V. R. Murri Un papa. un secolo e il cattolicismo sociale.</note></p>
      <p>Ma l'ineluttabilità degli eventi storici che hanno tolto Roma ai papi è apparsa oramai al clero che ha fatto la sua educazione politica dopo il 1860 e che governa oggi la Chiesa. Caduto così il proposito di legare alla rivendicazione di Roma la posizione e influenza politica di Roma, è sorto spontaneamente l'altro di porre questa influenza politica su di una nuova base e farla valere per altre vie. Mutando la storia e la psicologia, mutavano gli effetti di questo principio, ancora immutato, <hi rend="italic">che l'opera e l'influenza della Chiesa dipendano per molta parte da una partecipazione più o meno larga all'esercizio del potere politico;</hi> principio che trova oggi i giovani molto scettici a suo riguardo, ma senza del quale la politica della Chiesa in questi ultimi anni sarebbe inesplicabile.</p>
      <p>Per spiegarsi questa iniziativa, bisogna ricostruire brevemente lo stato d'animo, la <hi rend="italic">mentalità,</hi> come oggi dicono, alla quale essa rispondeva. La cosa è forse difficile, tanto noi giovani siamo lontani, oramai, da questa complessa mentalità; ma potremo sbrigarci dell'arduo compito con <pb n="153" />poco; il nostro esame sarà serenamente oggettivo, poiché esso vuol delineare le caratteristiche della coscienza, non di un uomo, ma di tutta una generazione di ecclesiastici. A questa il potere politico apparisce ancora come una specie di missione, proveniente dal cielo, per contenere e moderare gli uomini che sono dalla cattiva natura portati all'insubordinazione ed al male; la Chiesa avrebbe verso i governanti un dovere speciale, quello di facilitare ad essi il loro impero, di educare le masse al rispetto docile e timido dell'<hi rend="italic">autorità,</hi> di farle star quiete a una condizione politica ed economica che è, soprattutto, voluta dal buon Dio, e nella quale possono egualmente esser buoni cristiani e salvare l'anima loro. La democrazia e i presenti ordinamenti democratici possono essere stati un male, e la Chiesa e i buoni cattolici li avversarono da principio; ma oramai conviene accomodarsi ad essi e trarne profitto: molto più che con l'accordo fra le autorità religiose e le civili i loro inconvenienti possono essere attenuati, e il potere assumere una certa stabilità nelle mani di gente assennata e per bene, aliena dai mutamenti, rispettosa della Chiesa e dei suoi diritti, se non per intimo convincimento religioso, almeno per senno politico e per prudenza. Infine, i partiti così detti popolari, e il socialismo in particolar modo, appariscono a questa <hi rend="italic">mentalità</hi> come partiti di disordine e di turbolenza, che speculano sulle passioni delle folle, come nemici dell'autorità per se stessa, e quindi di Dio, e che perciò bisogna combattere in tutti i modi per conservare l'ordine sociale. Ci sono, sì, delle ingiustizie da riparare, degli operai mal pagati, dei contadini abbrutiti dalla miseria; ma le classi alte non sono insensibili ai buoni consigli, e con della buona volontà, con della quiete, soprattutto, da parte dei lavoratori, con- delle casse rurali e delle associazioni confessionali, si potrà venir riparando al male. Quindi, intese così le lotte dei partiti poli¬ <pb n="154" />tici come lotte tra il bene e il male, tra l'autorità e la turbolenza, tra le virtù cristiane e le cupidigie pagane, la Chiesa ha il dovere di intervenire per sostenere il diritto dell'ordine e dell'autorità contro i partiti sovversivi; diventando essa la grande elettrice dei candidati dell'<hi rend="italic">ordine</hi> contro i candidati sovversivi, non compie che il suo dovere. — Coerentemente a questa visione della società religiosa e dei suoi rapporti con la società civile, è stato proclamato da molti interpreti di esso il principio che la dipendenza dei cattolici e del clero dall'autorità della Santa Sede debba essere <hi rend="italic">assoluta,</hi> anche in materia politica; il rinvigorimento della disciplina è promosso non solo per rinvigorire lo spirito e l'attività religiosa del corpo ecclesiastico, ma anche per ottenere in questo, e per mezzo di esso nel laicato cattolico, <hi rend="italic">unità di azione politica,</hi> sotto la condotta della suprema autorità della Chiesa; le organizzazioni di cattolici promosse senza la diretta ingerenza dell'autorità ecclesiastica sono state combattute e riprovate, anche quando esse dichiaravano aperto di avere uno scopo nettamente politico e sociale, e di rimettersi invece alla Chiesa nelle eventuali questioni riguardanti la vita religiosa ed i diritti della coscienza religiosa; come è appunto avvenuto alla <hi rend="italic">Lega democratica nazionale.</hi> Quindi il <hi rend="italic">non expedit</hi> non fu ritirato; l'esercizio del voto da parte dei cattolici fu subordinato a queste vedute, che sono insieme di carattere religioso e politico: i cattolici voteranno, ma per il candidato dell'<hi rend="italic">ordine</hi> e dell'<hi rend="italic">autorità,</hi> che è anche il candidato della Chiesa. Questo battesimo politico, questa investitura ecclesiastica, ebbero subito moltissimi candidati; noti massoni, anticlericali ferventi sino allora, grossi industriali e proprietari di terre minacciati dal socialismo, si presentarono a chiedere agli <hi rend="italic">ordinari</hi> del luogo i voti dei cattolici; e ne seguirono le vittorie elettorali che è inutile ricordare.</p>
      <p>
        <pb n="155" />Ma il patto, tacito e palese insieme, è, come ogni altro accordo politico, bilaterale. La Chiesa non fa questo per l'autorità dello Stato, ma per la sua autorità; se a questa giovasse il diminuire di quella, la linea di condotta sarebbe ben diversa, come era. appunto con Leone XIII. Quindi, in corrispettivo di questo appoggio alla causa dell'ordine, il potere politico deve alla Chiesa dei servizii di vario genere, sui quali essa conta per conservare le sue posizioni. Quali sieno, diremo più innanzi brevemente <note n="3">"R. Murri"> Di un partito ed un programma radicali in Italia. Vedi parte seconda.</note>: né possiamo qui addentrarci in tale argomento. Ci basta, per il nostro presente scopo, constatare questo tentativo di <hi rend="italic">ricostituzione di un demanio politico</hi> della Santa Sede in Italia, e l'acquiescenza del presente governo ad esso.</p>
      <p>Ma la medaglia ha il suo rovescio. Se gli uni acclamavano, era naturale che gli altri protestassero; e i partiti democratici corsero subito alle difese: l'interesse elettorale faceva rinascere la passione anticlericale. E ci fu un altro inconveniente che aggravò la situazione. Un certo numero di cattolici, i quali aspiravano alla carriera politica, ebbero il torto di pensare che, se dei massoni e degli anticlericali convertiti all'ultim'ora potevano essere ottimi candidati dell'ordine, e, come tali, della Chiesa, nulla impediva che anche dei cattolici si offrissero a questo ambìto ufficio: l'essere essi cattolici, evidentemente, non guastava; e due diversi piani si trovarono così di fronte.</p>
      <p>La Chiesa si offriva a rassodare nelle mani di un gruppo di uomini legati elettoralmente ad essa il potere politico, per avere dei vantaggi di ordine, diremo così, ecclesiastico; e ad essa, le cui ambizioni potevano parere modeste, bastava confermare o restituire questo potere ad uomini non cattolici, ma <pb n="156" />che l'interesse od il vincolo elettorale avrebbero fatto ligi al potere ecclesiastico; ed essa cercò appunto di far questo senza troppo scuoprire la sua politica. Un partito cattolico alla Camera o avrebbe scoperto l'accordo, se evidentemente ligio alla Chiesa, o, se voglioso di autonomia, avrebbe costretto il governo a rivolgersi ad esso trascurando il potere ecclesiastico che, in luogo di guadagnare, verrebbe così a perdere notevolmente. I cattolici laici invece, che avevano una posizione e delle clientele politiche, pensarono, naturalmente, a dividere con gli avversari di ieri questo dominio elettorale del quale la gerarchia si offriva a difendere i confini. Rassegnarsi ad esser solo gli elettori di moderati e di massoni esigeva da essi una troppo grande abnegazione. Sorsero così delle candidature cattoliche. La Santa Sede avrebbe preferito impedirle, ma non poté sempre; il <hi rend="italic">Corriere della Sera,</hi> per mezzo del suo corrispondente romano, ripeteva tutti i giorni che il Vaticano permetteva bensì ai cattolici di votare, ma non poteva aver interesse a che si costituisse un partito cattolico; i clericali militanti strepitavano e protestavano. Il conflitto divenne talora acuto, e i giornali clericali di questi ultimi tempi ebbero una violenza di linguaggio notevolissima; poi, in piena bufera anticlericale l'<hi rend="italic">Osservatore romano</hi> rimproverò acerbamente quei clericali di non aver voluto capire il pensiero della Santa Sede per amore della medaglietta, e di avere così rovinati gli interessi di quella.</p>
      <p>Le candidature clericali guastarono dunque un poco la politica clericomoderata. Da una parte esse riaccesero più vivamente la passione anticlericale nelle file di una parte degli stessi moderati; dall'altra esasperarono le ambizioni politiche di questi poiché essi hanno in genere pochi elettori, e vedrebbero assai seriamente compromesso il loro potere se i clericali sottraessero ad essi l'appoggio, per non <pb n="157" />darlo che a candidature proprie. Si aggiungano poi le <hi rend="italic">gaucheries</hi> commesse da uomini mal preparati e disorganizzati (la disorganizzazione dei cattolici italiani fu un effetto, e non certo imprevedibile, della soppressione dell'Opera dei Congressi) e vi spiegherete facilmente il disastro della politica dell'accordo clerico-moderato; di quella politica che alcuno, all'indomani delle elezioni del novembre 1904, aveva appunto chiamato la politica del disastro.</p>
      <p>Il favore evidente di «alti protettori» per i partiti popolari, nelle ultime elezioni amministrative di Roma, <note n="4">Queste hanno poi condotto alla nomina di E. Nathan, israelita e già Gran maestro della Massoneria italiana, a sindaco di Roma.</note> diede un altro forte colpo all'illusione clerico-moderata. Essa, tuttavia, è ancora tutt'altro che alla fine; nel ministero presente è validamente appoggiata dall'on. Tittoni, che sembra averne fatto la base di una sua possibile candidatura alla presidenza del consiglio; ed inoltre vi sono troppe affinità di interessi perché essa non debba continuare, anche quando non dovesse più apparire così feconda di risultati immediati. Certo è a ogni modo che la condotta elettorale dei cattolici italiani è oggi sotto il diretto controllo del clero e della Santa Sede, alla quale, in mancanza di organizzazioni laiche, è ora devoluto il governo dell'attività politica e sociale di quelli; governo cui essa sembra non voler rinunziare.</p>
      <p>Sinchè dunque il movimento anticlericale non sia così forte da salire al governo, questa politica — tra vicende varie — sarà continuata: <hi rend="italic">ma</hi><hi rend="italic">alla monarchia italiana nuocerebbe impegnarsi troppo in una politica che forse fra poco sarà necessario abbandonare.</hi> I governi non hanno, perché durano poco, la vista si lunga, e continueranno finché in essa sarà buona per rimanere al potere. Le voci, né intieramente impro¬<pb n="158" />babili né intieramente smentite, secondo le quali la Santa Sede, in trattative private con il governo, avrebbe offerto l'appoggio elettorale dei cattolici in cambio di quel che essa chiedeva, sono molto istruttive; <note n="5"> La Vita, di Roma, accusò l'on. Tittoni dì aver contrattato con il Vaticano l'appoggio dei cattolici ai candidati dell'ordine promettendo in cambio di interessarsi per ottenere intervento della Santa Sede alla conferenza internazionale per la pace.</note> e ne era ancora viva l'eco quando la Santa. Sede si affrettava a ricordare ufficiosamente ai cattolici italiani che essi non sono elettoralmente liberi. Questi sdrucciolano fra tali difficoltà con veramente meravigliosa disinvoltura; ma <hi rend="italic">i più scaltri</hi> hanno ora il loro tornaconto a tacere.</p>
      <p>Da alcuni anni, tuttavia, c'è fra i cattolici stessi una tendenza vigorosa a contestare alla curia romana questa direzione della loro attività politica; e su questo fondamentale problema va nettamente delineandosi una profonda divisione fra di essi. Dall'una parte sono tutti quelli che, pur dissentendo in parte dalla politica vaticana, accettano tuttavia, o per principio (e sono i clericali nerissimi rappresentati dall'<hi rend="italic">Unità,</hi> dalla <hi rend="italic">Difesa,</hi> dalla <hi rend="italic">Civiltà Cattolica,</hi> ecc. ecc.) o per necessità di fatto e come minor male, come la <hi rend="italic">Lega Lombarda,</hi> l'<hi rend="italic">Osservatore Cattolico,</hi> (oggi fusi nell'<hi rend="italic">Unione,</hi> in base a un accordo elettorale riguardante tutta la Lombardia) il <hi rend="italic">Momento,</hi> ecc., di agire di concerto con il Vaticano e con l'autorità ecclesiastica; e si mostrano favorevoli a ogni tentativo di riordinare e riallacciare le file dì una organizzazione clericale politica più o meno ufficiale e confessionale. Dall'altra parte, con la <hi rend="italic">Lega democratica na¬</hi><pb n="159" /><hi rend="italic">zionale</hi>, sono quelli i quali vogliono che i cattolici italiani provvedano da sé stessi, come han fatto i tedeschi in Germania e poi in Austria, alla formazione di un loro partito politico, indipendente come tale dal Vaticano nell'apparenza e nel fatto, autonomo, non confessionale, aperto tutti coloro i quali accettino la posizione e il programma politico e sociale della Lega stessa. Il conflitto tra la Curia romana e la L. d. é aperto ed acuto, come tutti sanno; ed é conflitto, non solo fra due tendenze e due tattiche, ma fra due principi.</p>
      <p>Il principio e la tattica dell'autonomia riposano infatti sull'idea fondamentale di una separazione più netta fra politica e religione; di una più chiara divisione teorica e pratica fra gli uffici dell'una e quelli dell'altra; di una missione del cattolicismo la quale si debba compiere all'infuori e al disopra delle lotte di classe e di interessi politici, senza alcuna forma di coazione esteriore, in armonia colle più nobili e pure tendenze della civiltà moderna; nel profondo delle coscienze, nel campo della vita interiore e delle energie dello spirito, in forma di elevazione degli spiriti a quei nobili sensi di personalità morale, d'armonia della coscienza interiore, di attività benefica ed amorosa contro il male che è nell'uomo ed intorno all'uomo.</p>
      <p>Questa concezione dell'ufficio e del posto di una religione nella vita moderna apparisce così conforme allo spirito originario del cristianesimo, espresso nel Vangelo ed illustrato dalla storia del cattolicismo nei primi tre secoli, da poter essere considerata come un ritorno alle origini; ma essa è anche così contraria al concetto medioevale della Stato-chiesa da avere le sue prossime origini teoriche in quella <hi rend="italic">recisione critica</hi> delle dottrine edelle fonti ufficiali del cattolicismo quali escono irrigidite e schematizzate dalla cultura e dai sistemi scolastici dell'età di mezzo, che è il grande tormento <pb n="160" />ed il grande vanto del così detto modernismo dottrinale in quanto esso è un metodo di ricerca positiva, e non <hi rend="italic">una nuova</hi> dottrina, filosofica o teologica, da opporre all'antica.</p>
      <p>I promotori del movimento autonomo, che si impernia nella <hi rend="italic">Lega democratica nazionale,</hi> furono spesso accusati di una confusione nociva fra il programma politico e sociale dei sociali-cristiani e quello filosofico-storico dei critici e degli intellettuali; ed essi hanno risposto che, se non è ufficio loro discendere alle particolari conclusioni dell'indagine storico-comparativa su questo o quel tratto, e se essi debbono quindi in qualche modo rimanere neutrali dinanzi alle questioni che riguardano questo o quel punto particolare del conflitto fra la critica e la teologia, nell'insieme, tuttavia, il grande moto di revisione critica del pensiero cattolico li interessa grandemente, perché esso solo può liberare i cattolici da quei vecchi e falsi abiti mentali, da quelle abitudini di giudizio e di condotta che noi abbiamo sopra cercato brevemente di caratterizzare, e che sono la base stessa e diremmo quasi, l'aspetto teorico del clericalismo italiano. Il conflitto, qui, prima che fra due politiche e due programmi, è fra due diverse concezioni della vita e della società umana.</p>
      <p>Il programma di questo nuovo ghibellismo politico, dal quale è facile desumere le linee principali di una nuova ed assai diversa politica sociale, è in relazione dall'una parte col concetto moderno, più realisticamente positivo, dell'origine e degli uffici della società e del potere civile; dall'altra con quello, tanto più spiritualmente elevato dell'antico, della vita religiosa nel cattolicismo e dei caratteri essenziali di questo come religione dello spirito e dell'amore.</p>
      <p>L'idea della doverosità dell'accettazione, da parte delle coscienze, d'una religione positiva che è l'opera stessa della divinità presente e profonda nella coscienza umana e nella <pb n="161" />storia, trasse gli antichi all'altra della coazione per condurre gli animi a questa vita religiosa in essa; e la difesa la conservazione l'educazione della fede nei popoli, furono poste sotto le sanzioni del potere civile. Di qui tutto un complesso sistema di cooperazione delle due autorità, di scambio di servigi, di valore civile di alcuni atti religiosi e viceversa, di educazione religiosa impartita in nome dello Stato, di intromissione di questo nell'attività amministrativa ed economica della Chiesa., di rapporti diretti ed ufficiali fra i due poteri e di altri simili caratteri del diritto canonico e del diritto pubblico ecclesiastico medioevale; e di qui anche la tendenza della vita religiosa nel cattolicismo ad esteriorizzarsi, ad impoverirsi di intimo contenuto, a dare una importanza massima ai riti; alle formule, al sistema, ai vincoli di dipendenza gerarchica, ed una minima alla interiore operosità della coscienza, ai conflitti nei quali questa si educa e si affina, alla libertà Spirituale, all'iniziativa. <note n="6">Questa acclimazione del cattolicismo a condizioni storiche contingenti ed occasionali è parsa, ad alcuni scrittori, così naturale ad esso ed al suo spirito tradizionale, che essi hanno ricorso, per spiegarla alla teoria di un contrasto originario ed irreducibile fra cattolicismo e cristianesimo. V. p. es. G. Prezzolini, in Cattolicismo rosso, Napoli 1908.</note> Non si tratta anzi solo di un interesse minore per tali cose, ma di una positiva e spesso tenace diffidenza, alla quale si ispirò lungo tutto il secolo XIX e si ispira anche oggi l'attivitàpolitica della Curia romana. Sicché noi abbiamo potuto vedere questa favorevole per un certo tempo, sotto il pontificato di Leone XIII, al movimento sociale cristiano, sinché poté vedervi il mezzo di procurare alla Chiesa un nuovo appoggio per le sue rivendicazioni politiche, divenire poi subitamente e tenacemente ostile appena intravvide le ripercussioni che lo spirito e le tendenza democratiche avrebbero avuto nel senso stesso della Chiesa.</p>
      <p>
        <pb n="162" />La democrazia, con tutte le sue tendenze, deve apparire nefasta a quel concetto di concordia e cooperazione politico-ecclesiastica che noi abbiamo qui sopra esposto. Essa infatti, per necessità coessenziale al suo spirito, desta ed eccita nelle masse l'iniziativa, la cultura, l'attività associata dei singoli; tende quindi a ridurre al minimo il valore di tutto quello che è nella vita elemento esteriore formale, autoritario; a rinvigorire l'attività dello spirito, il dominio di questo sulle forme e sui rapporti sociali, a sostituire la libertà, sorretta da una vigorosa coscienza etica, alla normalità artificiosa e coattiva del diritto. Essa riduce sempre più chiaramente le lotte di partito e le funzioni del governo a conflitti di interessi ed attività degli organi statali a vantaggio degli interessi del gruppo sociale che è riescito ad interessarsene; sicché il progresso sta, non già nel cercar di restituire un carattere quasi sacro al potere politico, con una specie di investitura ideale proveniente dall'alto, ma, assai più prosasticamente, nel cercare che gli interessi prevalenti sieno quelli di un numero sempre più largo di cittadini, ed appunto di quei cittadini che furono sinora i più sacrificati; con che, in una democrazia progrediente, il potere politico sentirà sempre più la pressione del maggior numero, ossia delle classi minori, per esercitarsi a danno delle ambizioni e del potere di quelli che il vecchio concetto considera come detentori, quasi per diritto divino, del potere politico; ai danni cioè di quello che, con ingenuo eufemismo, si chiama ordine <hi rend="italic">costituito,</hi> per un ordine <hi rend="italic">da costituire.</hi></p>
      <p>La religione, agli occhi dei moderni, può influire grandemente nel corso dei fatti politici;. ma essa otterrà questo effetto seguendo un cammino inverso a quello che ha condotto ai danni recenti e presenti: distaccandosi, cioè, dal potere politico, rinunziando alle compiacenze interessate dei detentori di questo, cercando di ristabilire il suo mite go¬ <pb n="163" />verno nell'interno delle coscienze, di intervenire, dal fondo di queste, pacificatrice ed affratellatrice, nei conflitti sociali, di elevare, essa prima, le coscienze singole al massimo di cultura, di educazione, di personalità e responsabilità etica.</p>
      <p>La religione cattolica apparisce bensì ad essi come società, e società necessaria, e quindi di doverosa accettazione; ma questa accettazione è, di per sé stessa, incompatibile con la coazione, appunto perché essa deve essere un atto di volontà, una rivoluzione e un rinnovamento interiore. Il concetto dello Stato laico è lungi dallo spaventarli, poiché esso non significa già che le azioni umane, in qualsiasi campo, non debbano sottostare a delle <hi rend="italic">norme etiche</hi> liberamente accettate, e quindi anche essere informate, nell'interno della coscienza di chi le compie, da una visione e da un senso religioso della vita, ma significa solo che, l'attività dello Stato essendo inseparabile dagli interessi di coloro che sono giunti ad impossessarsi dei suoi meccanismi, e mirando a porre il diritto come pura norma formale, per sé, dell'opera esteriore dei cittadini, le più alte epiù universalmente umane esigenze delle coscienze, non solamente non devono esser poste sotto la sua tutela, ma devono anzi esser messe gelosamente in salvo dal prevalere delle maggioranze o dall'interessato controllo e patrocinio dei poteri politici.</p>
      <p>A chi brevemente riflette su questi principi, apparisce subito la profonda opposizione che è fra il programma clericale e il programma dei moderni in fatto di politica ecclesiastica. Mentre il primo riposa sul pernio dell'accordo fra i due poteri e tende a ristabilire questo accordo, il secondo vuol farne a meno, e restituire all'uno ed all'altro dei due contraenti piena libertà di azione: li vede anzi, <hi rend="italic">sinchè lo</hi><pb n="164" /><hi rend="italic">stato d'animo clericale non sia superato</hi>, assai più volentieri rivali che concordi.</p>
      <p>Quindi niente attività pattuita ed interessata del potere ai fini speciali di una confessione religiosa, fosse pure, questa, il cattolicismo; non intromissioni dello Stato nell'attività della Chiesa; non istruzione confessionale nelle scuole dello Stato, non regii <hi rend="italic">placet</hi> non amministrazioni governative di benefizi ecclesiastici, non leggi proibitive delle associazioni religiose, non speciale ed ufficiale riconoscimento di autorità religiose. <note n="7">Vedi, in appendice, il programma di politica ecclesiastici della Lega D. N.</note> Dall'altra parte, ripresa, da parte dello Stato, e compimento di quelle che sono sue funzioni; quindi, ad esempio, sorveglianza di tutti gli istituti di educazione dal punto di vista dei programmi e dell'educazione fisica; insegnamento superiore, nelle università, delle discipline storiche e critiche aventi per oggetto la religione; intervento dello Stato nell'organizzazione dei beni esteriori della Chiesa e delle associazioni religiose, solo in quanto questa organizzazione di beni e l'indefinita espansione del diritto di proprietà da parte del clero e delle comunità religiose può dar luogo a perturbazioni più o meno profonde e pericolose nella vita economica e sociale del paese.</p>
      <p>Dei conflitti sorgono sulla determinazione dei limiti dell'attività concorrente delle due associazioni; essi possono tuttavia e debbono essere superati, perché, secondo la più recente concezione psicologica della vita sociale, Chiesa e Stato non debbono essere considerati come due corpi rigidi o come due organismi aventi piena esistenza indipendentemente l'uno dall'altro, ma come due diversi aspetti e momenti dell'attività della coscienza, che è insieme coscienza religiosa e coscienza civile, e che deve comporre le due cose nell'unità vivente dell'attività dello spirito.</p>
      <p>
        <pb n="165" />Noi possiamo ora, dopo questo esame delle questioni di politica ecclesiastica quali si offrono nella Chiesa, accennare assai brevemente a quel che riguarda la posizione, innanzi ad esse, dello Stato e dei partiti. Il primo, in fondo. non ci interessa più per sé stesso, poiché abbiamo visto subire esso, in questo, le idee e gli interessi dei gruppi politici che lo hanno conquistato, nel giuoco dell'equilibrio parlamentare. Quanto ai partiti politici, una breve osservazione mostra che essi si avvolgono tutti nello stesso equivoco della politica clericale; essi associano, cioè, l'interesse del loro dominio alla prevalenza di queste o quelle credenze religiose. I moderati sfruttano politicamente le credenze cattoliche; i popolari si propongono di sfruttare quelle altre credenze religiose che sono l'ateismo il materialismo naturalistico e via dicendo; questi come quelli ambiscono, come mezzo di dominio, un accordo con la teologia e con i teologi, sieno poi questi teologi i membri della S. R. U. I., o i membri delle associazioni del libero pensiero, i filosofi ardigoiani, i penalisti lombrosiani, i biologi alla Sergi. Gli uni e gli altri hanno il concetto di una unica organizzazione delle coscienze e degli individui umani, che legiferi, sia per mezzo di due organi distinti che di un solo organo, sul battesimo e sui simboli come sulle imposte e sul rimboschimento, sui doveri etici dell'uomo e sul contratto di lavoro, sull'immortalità dell'anima e sulla prescrizione delle cambiali. Fatto storico curioso: in mazzo a questi due clericalismi, il rosso ed il nero, il primo programma di politica ecclesiastica basato sulla libertà vera e piena di coscienza sarà presentato e sostenuto da cattolici: l'aconfessionalità dello Stato sarà conquista loro, come conquista cristiana fu, nei primi secoli, la sottrazione delle coscienze religiose al dominio del potere civile.</p>
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