Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: adattamento

Numero di risultati: 38 in 1 pagine

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Parlamento e politica

388111
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

390068
Toniolo, Giuseppe 5 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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È un adattamento delle istituzioni e leggi romano-bizantine (specie da Costantino in poi) e delle consuetudini germaniche ai nuovi concetti del dovere cristiano,in ordine alla dignità umana, alla giustizia contrattuale, alla carità sociale (Kurth, Jannet).

Pagina 1.196

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Di mano in mano che dalla cellula elementare della economia privata (famiglia, impresa), in cui vive la coscienza individuale colle sue indefinite varietà accidentali proprie dell'io, talune concezioni e pratiche economiche (metodi e forme di arti, di lucri, di consumi) si irradiano al di fuori, — se queste pratiche rinvengono (o per imitazione, o per adattamento, o per razionale consenso) seguito, adesione, ripetizione da parte di altri nel più largo giro della comune convivenza, si ingenera una coscienza economica collettiva,la quale risultando dal concorde sentire ed operare di molti in società, ritrae gli uniformi interessi generali; e viene così a distinguersi dalla coscienza individua la quale rispecchia invece gli svariati interessi particolari. Senza bisogno di supporre (con un errato pensiero hegheliano) un'anima sociale al luogo dell'anima personale, si forma in tal modo, al di sopra della serie indefinita dei focolaripsicologici individuali ardenti di luce propria entro ogni economia privata, — un'altra serie di maggiori focolari psicologici sociali,di luce derivata ma di energie accumulate, che avvivano l'economia generale: — duplice serie di centri di coscienza (individuale e sociale) che non si confondono o scompaiono più, perché rispondenti ai due sentimenti distinti del bene proprio e altrui (egoismo e altruismo) e ai due fatti indistruttibili l'uomo e la società (I. Petrone).

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Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

396860
Toniolo, Giuseppe 14 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
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Il duplice gruppo continua nell'economia libera, facendo capo alla madre colle figlie i lavori di adattamento al consumo, il cibo, il bucato, la cucitura, e la elaborazione di certi prodotti, specialmente delle vesti, dalla donna forte della bibbia a Penelope de' greci, fino alle odierne tessitrici nella casa colonica, e al padre coi figli i lavori più gravosi, manifatturieri (carri, aratri, armi) o agricoli nel podere domestico («Hof») o in quella lavorazione per turno di terreni collettivi («Allmende») che toccò in sorte alla famiglia.

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Se del pari il progresso scientifico industriale temporaneamente sconvolge, ferisce, sacrifica gli interessi di molti, generando nuovi problemi di transizione, esso richiede un più elevato senso di equità sociale per agevolare l'arduo processo di adattamento o di instaurazione di migliori rapporti economici.Lo stabilimento meccanico uccide le industrie manuali dell'arte stessa; e non sarà equo che chi più si avvantaggia dei progressi attenui le sofferenze di chi ne è la vittima? La grande fabbrica moderna addensa e deprime i salariati; non è conveniente che si congegnino altre e più proficue forme di contratto collettivo di lavoro?

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«È industria di adattamento del suolo alla coltivazione» e perciò di occupazionedel sistema delle materie e forze produttive della superficie; distinta a rigore dalla industria coltivatrice, che provoca invece la regolare e periodica formazione di prodotti vegetali (erbacei, granari,. arboreo-fruttiferi). Si può concepire infatti che taluni iniziatori della coltivazione (tale è il significato figurativo della espressione pionieri) nelle «pampas» o nel Missouri, atterrino in un certo spazio a colpi di scure il bosco, ne strappino le annose radici, allivellino il dosso irregolare del vicino pascolo originario, dieno scolo con fossi alle acque e dirompano con un primo dissodamento la vergine superficie dell'humus primitivo — e poi vendano il terreno così accomodato per l'annua lavorazione dei campi ai coltivatori o contadini immigrati dall'Europa. Si comprenda in tal caso come la industria fondiaria possa essere e sia in paesi nuovi distinta dal vero esercizio rurale.

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Quello inferiore si protende verso il basso in età più tardive per virtù di copiosi capitali e della tecnica scientifica stromentale,senza di cui non si potrebbero superare le difficoltà complesse e dispendiose di adattamento dei terreni profondi; ciò che, dopo gli esempi antichi della Mesopotamia e del Nilo, e quelli medioevali della Lombardia, per l'Europa in generale non si avverò che in tempi a noi vicini.

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È qui che si avvera il passaggio dall'industria fondiaria estensiva di elementare adattamento al pascolo o di superficiali dissodamenti, a quella intensiva prima di riduzione e conquista di terreni naturalmente improduttivi (asciugamenti di stagni e paludi) e poi di migliorie permanenti su quelli già produttivi (drenaggio, allivellamenti, irrigazioni). Ed è qui finalmente che il margine di trasformazione fondiaria segnato dal reddito o prodotto netto (rendita e profitto insieme) è dominato alla sua volta dal commercio nazionale e internazionale dei prodotti agrari (Valenti, v. der Goltz, Meitzen).

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Solo le due leggi 1883-1903 per l'agro romano affermano l'obbligo dei proprietari della bonifica agraria (di adattamento del terreno) sotto pena (forse eccessiva) di espropriazione, in questo caso cedendo a società capitalistiche le terre per bonificarle «e poi rivenderle». Le leggi parziali per la Sardegna (1897), per la Basilicata (1904), per il Montello (1892-900) nel Veneto si prefiggono vero scopo colonizzatore, le due prime introducendo l'enfiteusi (affrancabile), l'ultima la piccola proprietà; ma sempre su beni collettivi o demaniali. I disegni di Crispi (1894) sui latifondi siciliani, di Luzzatti (1905) per le piccole proprietà (combinato cogli sgravi fondiari), e infine quello di Pantano (1906), che affronta in modo più complesso «la colonizzazione interna » — non divennero leggi.

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Non vi sono operazioni produttive per quanto delicate o poderose, che non trovino nella natura una forza, la quale con opportuno adattamento a ciascuna di esse mirabilmente non serva. Le conquiste moderne, se hanno attestato la potenza dell'ingegno umano, rivelarono pur anco le sterminate dovizie della natura.

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Ma il mestiere anche fuori di questo glorioso periodo, accanto ai pregi morali e sociali, mantiene in certi limiti nella produzione industriale un posto e un ufficio duraturo.E ciò di preferenza — nelle arti che servono alle più diverse esigenze o gusti personali, p. e. quella del calzolaio o del sarto dietro misura (del piede e del dosso del cliente) e delle confezioni di capriccio e mode (crestaie); — o di vario adattamento locale, p. e. del tappezziere e dell'addobbatore di case e del pittore da stanze; — o di semplice riparazione di stromenti o di oggetti d'uso personale e domestico; — o di variabile genio estetico del committente e dell'esecutore (industrie artistiche), p. e. di ebanisteria, di metalli suntuari, di oggetti ornamentali da tavolo; — e dovunque il prodotto di singolare e squisita fattura ricerca l'impronta della individualità nel raccoglimento domestico, e d'altro canto una clientela eletta e doviziosa (chincaglierie, incisioni, lavori d'argenterie, ecc.). Si comprende come il mestiere dell'artigiano (espressione più nobile di quella di operaio) anche in età progredite si presta ad una produzione finale di adattamento al consumo, completiva di raffinamento e abbellimento, privilegiata a scopo artistico suntuario.

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Il sistema di fabbrica, in virtù della unità della mente e del volere di una sola persona, che concepisce, ordina, dirige l'impresa in tutte le funzioni industriali e mercantili, immediatamente sotto i propri occhi in un punto solo, al paragone del regime di manifattura colle sue officine autonome e disperse, consente — di adottare congegni e metodi tecnici e professionali nel più alto grado razionali, rigorosi, uniformi, nei riguardi della divisione del lavoro e della suppellettile stromentale (macchine) e del coordinamento fra varie serie di operazioni (p. e. fra filatura, tessitura, tintoria); — di risparmiare spese ed avarie per le dislocazioni di materie e forze fra le officine disperse e insieme, in grazia dell'intenso controllo, di evitare frodi, dissipazione ed irregolarità nella esecuzione delle merci (grave inconveniente della manifattura) — e infine di introdurre una amministrazione commerciale semplice, esatta, sintetica, sì da commisurare meglio il costo di produzione alle eventualità dei prezzi in un commercio aleatorio per anticipazione e speculazione — tutto ciò combinato (ciò è decisivo) con una maggiore plasticità, ossia attitudine ad un più pronto adattamento della fabbrica ad ogni progresso qualitativo e quantitativo dell'impresa, tutte conseguenze queste del governo più accentrato e responsabile dell'imprenditore e delle sue iniziative.

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Intanto si fermi che le piccole imprese hanno una triplice funzione: di adattamento all'uso finale («finissage»), di restauroe completamento («adjustage»), di raffinamento e nobilitazione («affinage»); e poi veggasi.

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. – Sempre si suppone un processo organico (o tecnico od economico) di adattamento e di applicazione, per cui il prodotto si presti all'ufficio di un mezzo o sussidio sistematico di produzione.

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Ogni estirpazione di radici del bosco, o allivellamento di superficie irregolare, o apertura di scoli all'acqua riesce ad un prodotto fondiario,cioè ad un adattamento artificiale del suolo alla coltivazione, il quale è un capitale,risultato di lavori accumulati e di forze di natura intensificate con cui si accresce la produttività originaria del suolo. Così sorge il capitale immobiliare, il quale novellamente nell'età cristiana rinviene un grande incremento in Europa dopo le invasioni germaniche, mercé il diffondersi del precario e della enfiteusi sui domini barbarici, feudali ed ecclesiastici, di mano in mano che le famiglie coltivatrici si radicano al suolo; e mercé il moltiplicarsi degli ordini religiosi agricoli, in ispecie dei benedettini, la cui ricchezza patrimoniale, accoppiandosi a povertà di vita comune, permetteva di riversare ingenti risparmi di migliorie nel suolo.

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Costituzione, finalità e funzionamento del Partito Popolare Italiano

398488
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1919
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 74-87.
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In questo senso il nostro programma sarà da noi elaborato e concretizzato nella vita quotidiana di studi, di lotte, di polemiche, di contributo legislativo, di attività, di trionfi e di sconfitte; e tutto contribuirà a renderci sempre più vicini alla realtà della vita, non attraverso puri schemi mentali o ordini del giorno, che assolvano allo sforzo verbale di un adattamento alla media delle nostre assemblee, ma attraverso opere ricostruttive e sforzi pratici per l'attuazione concreta nella realtà.

Pagina 78

Rivoluzione e ricostruzione

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Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 264-308.
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Da tre anni tutta la stampa italiana (meno la nostra e qualche isolata voce di studioso) combatte un'accanita campagna contro la proporzionale elettorale, accusandola di essere la causa del decadimento della camera dei deputati; si è dimenticato che di tale decadimento parlavano giornali, uomini politici e studiosi prima dell'introduzione della proporzionale e prima ancora del suffragio universale; io stato di disagio e di urto fra coscienza nazionale e rappresentanza parlamentare ha più di quarant'anni, e si è andato sempre acuendo, perché pochi uomini rappresentativi ha avuto in questo periodo il nostro paese; il principale e stato Francesco Crispi con tutti i suoi difetti; e il trasformismo iniziato da Depretis è stato un metodo parlamentare di adattamento e di equilibrio, che ha corroso le fibre nazionali, ha confuso la funzione dei partiti, ha attenuato le grandi passioni politiche ed ha ridotto la vitalità della vita pubblica al gioco delle clientele.

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Pagina 278

Crisi economica e crisi politica

399247
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
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Pagina 132

E se il socialismo italiano non fosse insieme cooperativismo, organizzato, alimentato, sorretto dallo stato, sindacalismo reso forte dallo stesso stato e dagli industriali o dagli agrari, adattamento politico evolutivo, un tempo diretto da Ferri a Bissolati, da Berenini a Bonomi, e oggi da Treves e Turati a Buozzi e D'Aragona; avrebbe una caratteristica molto più temibile ed audace, eliminerebbe l'equivoco e creerebbe sul serio il fenomeno della rivoluzione violenta. Per questo i tentativi di Nitti e di Giolitti sono orientati verso il centrismo socialista, nella speranza d'una divisione e di un distacco che serva a dare ai partiti borghesi quel tanto di vitalità e di orientamento, che essi oggi più non hanno.

Pagina 153

La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

400470
Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
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E la norma del bene che noi proponiamo è indeclinabile; essa vince tutte le contingenze di tempo e di luogo e non può piegare dinnanzi a nessuna difficoltà: odiare e perdere l'anima propria per riacquistarla in Cristo può voler significare qualche volta perdere ricchezze e pane, rinunziare a cose lungamente amate, imporsi delle privazioni gravissime, subir anche dolori corporali e la morte: meno non chiede questo adattamento di povere esistenze fragili e bisognose di tanti varii sussidii della vita, in un mondo triste e nemico del bene, a un precetto eterno e assoluto di bene.

Pagina 143

Le nostre abitudini morali sono l'effetto di sforzi secolari di inibizione, di adattamento, di iniziativa. Le istituzioni sociali, che noi, per la forza del linguaggio e del simbolo esterno, siamo soliti ad oggettivare e concepire come enti a sé, non sono in fondo che stati d'animo ripetentisi quasi uguali in un numero più o meno grande di individui appartenenti ad dato gruppo; spesso questi stati d'animo uguali giacciono nel profondo della coscienza; quando una occasione li risveglia essi provocano quella che è azione collettiva, lo slancio nazionale di una guerra per la difesa del paese, la commozione profonda dinanzi a un disastro improvviso, un senso di legittima fierezza dinanzi a successi ed a trionfi che ciascuno di noi sente e vive come suoi proprii. O vivendo le cose esteriori, o vivendo i beni della cultura e dello spirito, i quali tanto più si avvicinano all'unità quanto più sono alti, noi ci trasformiamo continuamente: e queste forme del nostro essere spirituale, benché vissute da ciascuno di noi, sono tali da associarci e da farci uguali a molti altri che le vivono e se le appropriano ugualmente; di dove appunto una profonda comunione di anime, una circolazione di vita spirituale che unisce i passati e i presenti, coloro che vivono ancora nel campo dell'apparenza e del divenire sensibile e coloro che si sono oramai raccolti di là dalle apparenze, nel mondo degli spiriti e di Dio.

Pagina 273

Il Mezzogiorno e la politica italiana

401440
Sturzo, Luigi 3 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 309-353.
  • Politica
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Pagina 335

Quando i nostri uomini politici, i nostri industriali e agricoltori, i nostri burocrati sono fuori dell'ambiente e vanno a partecipare ai consessi politici o economici, mostrano una grande agilità di mente, spesso prontezza di comprensione e genialità, adattamento facile ed intuizione rapida; ma si lasciano inserire nel ritmo della politica, dell'economia e della legislazione, ispirata e metropolizzata nel nord; e quando essi prospettano incompleti, frammentari — in forma sentimentale e idealistica — i problemi del sud, li isolano, li riducono a forme concessive e di eccezione, e invece di risolverli, li fanno complicare e alterare nel crogiolo delle leggi e dei regolamenti.

Pagina 338

La miseria aggiunge i suoi stimoli al decadimento, specialmente nella formazione del carattere e nella sua tempra, quando, invece di spingere alla lotta per superare le condizioni aspre della vita, trova il terreno di adattamento a degradanti mestieri o a parassitismi sociali. Là dove il lavoro afferra l'uomo e lo costringe allo sforzo per tutta la vita, lo redime e lo eleva moralmente: molte braccia vi sono e il lavoro produttivo purtroppo è ancora insufficiente. Bisogna proporzionare il rapporto tra braccia e lavoro; avremo tre effetti: uno morale, uno sociale, uno economico, effetti salutari per il nostro avvenire.

Pagina 343

Crisi e rinnovamento dello Stato

401823
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 232-263.
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Molti consentono sopra un pensiero generico che nelle varie espressioni potrebbe credersi identico al nostro, anzi ci fanno quasi il rimprovero di aver rilevato dagli altri partiti o meglio da altre teorie una serie di riforme, e di averle fatte proprie del partito popolare italiano; altri attenua la portata e la forza di tali riforme riducendole ad elementi di adattamento e di svolgimento dello stesso stato nella sua concezione tradizionale, e fa della analisi scolorita, ove perde efficacia e ragione lo stesso problema come posto e non risolto; altri invece non trova che sia questo il problema centrale che affatichi la crisi odierna, e crede che tutto lo sforzo nostro d'accentrare nel problema dello stato i problemi attuali, sia uno sforzo vano, senza reale base e senza termine efficiente, un lavoro nel vuoto. Per questo, nel ricordare il terzo anno di vita del nostro partito, più che fare una rassegna delle attività e delle lotte, le quali hanno la vita di un giorno e sono giudicate dal gioco ottico delle passioni, credo opportuno discutere, dal nostro punto di vista, il problema dello stato, comeil problema centrale nella crisi di oggi e prospettare quella soluzione audace, direi rivoluzionaria, che sola può creare e alimentare le forze atte a superare la grande crisi che su di noi si abbatte, nella vita nazionale enei nostri rapporti con l'estero.

Pagina 233

Sono entrati attraverso tutte le preoccupazioni della borghesia spaurita e dei liberali scandalizzati, nel mare della democrazia, ed han perduto il colorito rosso per divenire grigi; come lo perderanno anche gli altri, i Treves, i Turati, i Modigliani, i Caldara o i loro continuatori e soci; la fede nella palingenesi socialista sarà attenuata dalla realtà semiborghese, in un adattamento, che continuerà e aggraverà il sistema del cosiddetto socialismo di stato.Però questo termine, che i socialisti di destra vedono come una fatale necessità, secondo me, sta per essere sorpassato: il fallimento economico dello stato borghese non permette né i lussi dello sperpero, né permetterà il tentativo del monopolio economico centralizzato nelle mani della vera e della falsa burocrazia in accomandita con partiti socialdemocratici; le nuove forze antisocialiste e quelle popolari, sotto diversi aspetti e con diverse finalità, non potrebbero aderirvi. Del resto, una simile prospettiva, che spingerebbe una parte della classe operaia nelle braccia del comunismo, non consoliderebbe lo stato nei suoi ordinamenti attuali, lo farebbe divenire ancora più ipertrofico, più centralizzato, più tirannico; sopprimerebbe ancora di più l'elemento vitale della libertà, e monopolizzerebbe il potere con maggiore tenacia, in nome delle masse: sarebbe la definitiva trasformazione della democrazia in demagogia (*) (*) Qualche cosa del presente, come la ideata e discussa apertura a sinistra, dal 1933 ad oggi, fu previsto nel gennaio 1922. (N. d. A.).

Pagina 247

Parlamento e politica

401993
Luigi Sturzo 1 occorrenze

La stampa quotidiana e la cultura generale

402228
Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1900
  • Averri, La stampa quotidiana e la cultura generale, Roma, Società Italiana Cattolica di Cultura, 1900, IV-70.
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Pagina 36

Il modernismo che non muore

402759
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 37-59.
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In questo tentativo sta il modernismo, quello che non può morire, che è cominciato da secoli, anzi al principio stesso della Chiesa, con la lotta fra la vecchia concezione messianica del giudaismo e il Regno di Gesù, poi fra paolinismo e giudaizzanti, e che è la storia stessa interiore, dialettica, della vita della Chiesa; ad esso appartiene, con ben altro valore e significato da quello che abbiamo veduto nel capitolo precedente, l'iniziativa e l'opera dei principali modernisti; la quale, in quanto esprime un momento caratteristico di questo perenne processo di adattamento della realtà allo spirito religioso, momento che è ancora ben lungi dall'avere avuto il suo epilogo, continua necessariamente, in essi o in altri; e può anzi e deve essere ripreso con più consapevole programma e più organica solidarietà di sforzi.

Pagina 43

Introduzione alla sez. "Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922)

403506
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 101-131.
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Solo la chiesa cattolica, nella sua struttura superiore e internazionale, nella sua posizione di antitesi, pur nell'opportuno adattamento concreto, non ha subìto questa costrizione, ed è rimasta fuori del ritmo dello stato panteista, nonostante i tentativi e le insidie, durante e dopo la guerra.

Pagina 108

Questa concezione non è fondata su criteri di semplice relativismo storico, cioè di un adattamento degli istituti ai fatti, senza una valutazione del fondamento etico e giuridico degli istituti stessi; ma è fondata sopra i due fattori, l'etico-giuridico e lo storico, in una convergenza sintetica.

Pagina 111

La nuova politica ecclesiastica

404197
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 149-165.
  • Politica
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In realtà, l'opposizione clericale al nuovo stato di cose era qualche volta petulante ed irritante, assai più spesso dignitosa e riservata; mai, ad ogni modo, fu temibile seriamente; i segni, anzi, di un gra¬ duale adattamento degli spiriti anche più schivi al nuovo stato di cose si andavano moltiplicando. Il Vaticano si astenne sempre da una politica attiva; aveva isolato elettoralmente i cattolici, aveva impedito che le organizzazioni di questi assumessero un carattere militante; esso lasciava fare, si disinteressava della politica del paese, e aspettava; che cosa aspettasse non era facile vedere. Intanto la questione religiosa taceva, la politica ecclesiastica, salvo oscillazioni di poca importanza, non ebbe mai mutamenti bruschi; lo Stato non era sospettato di clericalismo, la Chiesa ebbe un periodo di grande quiete e di quasi totale libertà; la questione religiosa pareva sopita.

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