Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

390374
Toniolo, Giuseppe 20 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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Ciò, perché i metodi esclusivi intorno alle origini ed ai mezzi di acquisto delle cognizioni scientifiche nella nostra mente (soggetto dello scibile) impediscono o pervertono la giusta conoscenza degli esseri (oggetto dello scibile) e falsano la nozione del vero, che e corrispondenza certa dell'idea colla realtà. La storia stessa del sapere attesta — che l'idealismo (per cui le conoscenze derivano soltanto da virtù insite alla mente) inclina a pronunciare che l'universo è un prodotto del nostro spirito, e tende ad estendere sconfinatamente il dominio dello spiritualismo;—mentre l'empirismo (che le conoscenze ritrae solamente dal mondo sensibile) è prono a proclamare che l'universo intero (compresa l'idea) e prodotto delle forze fisiche, ed apre le porte al materialismo;— ovvero l'una e l'altra concezione (unilaterale) finiscono coll'immedesimare gli esseri naturali e loro prodotti, comprese le idee, coll'essere sovrannaturale, mediante un panteismo,ora spiritualistico ora materialistico, sconvolgendo vieppiù ogni processo di metodo e di scienza.

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Segue perciò una seconda serie di provvidenze coordinate: — la marina mercantile nazionale sorretta contro la bandiera estera, gravando questa all'ingresso dei porti con tasse enormi; — società di navigazione e di commercio fondate con privilegi esclusivi di mercatare sopra dati prodotti, in dati scali e regioni, nonché soccorse con premi dallo Stato; — similmente al di dentro fondazione di talune grandi industrie di Stato (coi mezzi e sotto la direzione del governo); — assoggettamento di tutte le imprese industriali private ad una sorveglianza minuta dello Stato stesso (regolamentarisimo), affine di mantenere all'estero l'onore della produzione nazionale; — finalmente acquisto di colonie politiche nei nuovi continenti, onde assicurarsi più largo mercato; e precisamente con tali prescrizioni, per cui le colonie dovessero vendere le materie gregge esclusivamente alla madre patria e da questa esclusivamente comperare i prodotti manifattura.

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e quindi ancora libertà all'interno e all'esterno,però in vista del beneficio, che dal più largo acquisto o vendita di materie prime della terra, ritrarrà l'agricoltura;

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Smith pone questi cardini della dottrina economica: — la ricchezza consta del complesso delle cose utili materiali; — di essa è fonte l'industria umana (l'operosità sistematica dell'uomo) e quindi l'uomo col suo lavoro, sussidiato dalla natura e dal capitale (donde il nome di sistema industriale); — e ciò in tutte le applicazioni, sicché le industrie manifatturiere, le agricole e le mercantili sono tutte del pari produttive; — movente del lavoro è l'interesse od utile individuale,per cui dalla lotta degli interessi particolari, moderata dalla concorrenza, risulta il benessere generale (individualismo); — della ricchezza vi ha un duplice valore, quello di uso fondato sulla utilità e quello di cambio, misurato dalla capacità o potenza di acquisto; — la distribuzione della ricchezza si tripartisce in rendita, salario e profitto,titoli rispondenti ai tre fattori della ricchezza (natura, lavoro, capitale); — condizione al progresso della ricchezza è la massima libertà di produzione e di circolazione, così all'interno come nei rapporti internazionali, in condizioni però di civiltà avanzata, e frattanto con opportuni temperamenti e limiti; — e analogamente l'ufficio dello Stato è prevalentemente di tutela giuridica delle persone, della proprietà e della comune sicurezza, salvo a compiere le opere di eminente utilità pubblica, inadeguate a porgere una rimunerazione alla iniziativa privata; — all'uopo servendosi di mezzi finanziari,desunti (non già dal demanio) bensì dai redditi dei cittadini e subordinatamente dal credito pubblico.

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Perciò, a pari sacrifizi per aver una ricchezza disponibile per gli scambi, l'uomo stima questa non già in ordine agli appagamenti finali, bensì alla stregua della sua capacità di acquisto,ossia della sua utilità non finale ma stromentale, in altre parole dal punto di vista della permutabilità. Questo criterio prossimo ed accidentale è valevole per stimare la ricchezza di un individuo dinanzi agli altri, di una classe rispetto ad un'altra e di una nazione di fronte a quelle straniere, ma non già per valutare la ricchezza della umanità intera. Una singola nazione p. e. è ricca in ragione composta della quantità di cose utili possedute e del loro valore di scambio ossia della loro capacità di acquisto; e accresce perciò la sua ricchezza quando, rimanendo anco uguali le cose possedute, ne sia aumentato il valore, sicché vendendole all'estero possa acquistare una quantità maggiore di cose in cambio. L'umanità è invece più ricca solo quando possegga una maggiore quantità di cose utili al paragone di un momento anteriore.

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Tale è la moneta,d'ordinario un metallo prezioso o inferiore, la quale, essendo utile come ottimo stromento di estimazione e di acquisto delle cose, ed essendo onerosa (costando sacrifizi) quale prodotto dell'arte umana (mineraria e metallurgica), riceve essa stessa un valore che segue fondamentalmente (non già negli accidenti) le leggi generali del valore di scambio. — Ma viceversa presentando essa una maggiore stabilità di valore proprio, in grazia soprattutto dell'immenso accumulo (poco variabile in quantità) della massa monetaria formatasi lungo i secoli (scorta metallica storica) e sempre disponibile agli scambi, si presta opportunamente a servire come termine di misura (relativamente inalterato) delle variazioni di valore di tutte le altre cose.

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Ne deriva che il prezzo il quale denota e misura il valore di tutte le cose, paragonato col valore della moneta ed espresso in unità di essa,(si dice p. e. che una cosa vale una, due, tre unità di moneta o lira), può crescere e scemare — o per alterazioni di valore inerenti alle cose concrete, p. e. per mutazione di domanda, offerta, costo e consumo del pane, vino, vesti; — o per alterazioni di valore inerenti alla moneta stessa cioè allo stromento di acquisto. Donde la regola: siccome il prezzo riflette questo duplice ordine di mutazioni, così esso varia in ragione diretta del valore delle cose, e in ragione inversa del valore della moneta. Nel primo caso, se il pane è raddoppiato di valore (stima) perché è cresciuta la fame o aumentano le spese di panificazione, il suo prezzo da uno sale a due in ragione diretta del suo valore. Nel secondo caso, se il pane non ha mutato valore perché uguale la fame e anco le spese di panificio, ma invece è raddoppiata la massa monetaria, svilendo in proporzione (come di ogni oggetto soverchio) il valore della moneta, — avviene che lo stesso pezzo monetario non è più capace di acquistare la stessa quantità di pane, ma occorrono due pezzi; cosicché il prezzo sale a due cioè al doppio,inversamente al valor della moneta sceso a metà.

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Basti questa regola nelle sue linee generali, avvertendo soltanto che ordinariamente le oscillazioni dei prezzi rivelano mutazioni nel valor delle cose,perché indefinite e continue sono le circostanze influenti nel mercato sulla produzione ed uso di esse; e solo eccezionalmente e subordinatamente riflettono le mutazioni nel valore della moneta, perché sono rari gli sconvolgimenti vasti e profondi nella massa monetaria o nell'assetto complesso degli stromenti di acquisto o di scambio.

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Ivi fondano depositi di merci (fondachi) della madre patria per la vendita all'estero, facendo di ricambio acquisto di materie prime (lana, lino, materie ausiliari, ecc.) da rinviarsi in Italia per la lavorazione; più tardi (specie in Francia) compiendo sul luogo, con braccia forestiere sotto artigiani no-strali, una prima elaborazione industriale; e infine avvivando questi rapporti con operazioni monetarie e di credito (banchi). Emigrazione pertanto civico-commerciale, più di capitalisti che di persone, di iniziativa privata ma avvalorata da ordinamenti corporativi di classe, e più in alto dalla protezione politica del Comune di origine; per cui le fattorie (spesso federate in un'ampia nazione col titolo di colonie)componevano all'estero un circolo autonomo, con diritto di extraterritorialità (quasi Stato nello Stato), con leggi, statuti, tribunali, magistrati propri, e fruendo di speciali favori fiscali spesso confermati da trattati di commercio (Heyd).

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Di qui a lungo andare nell'Europa una crisi del consumo, incapace di assorbire l'enorme sua produzione per la saturità dei bisogni degli europei, per la scarsa potenzialità di acquisto del miserabile salariato, aggiunte alla concorrenza del mercato industriale americano e australiano. Donde una pletora di produzione europea che si esplica colla disoccupazione del lavoro e del capitale insieme,cioè colle difficoltà di impiego e di compensi per ambedue. Quindi — la recente emigrazione (anche italiana) verso le più industriose regioni del Nord America e dell'Australia in cerca di lavoro, simultanea all'esodo dei capitali verso l'India e i paesi tropicali, per ricercare, nei vili salari di quelle addensate popolazioni e nel basso costo di materie prime, più lauti profitti; due fatti integrati da un terzo di una politica coloniale conquistatrice (imperialismo) fin nell'estremo oriente e Polinesia, destinata dovunque a seguire, assicurare, predisporre, coll'azione dello Stato, la espansione universale dei fattori di produzione della civiltà occidentale e a dischiudervi gli amplissimi mercati dell'avvenire. Ed ecco i caratteri di questa colonizzazione industriale dell'età contemporanea, la quale, occasionata dal graduale pareggiamento fra continenti agricoli e manifatturieri, è la risultante di correnti migratorie di uomini e di capitali insieme,e poggia sopra sproporzioni fra tutte le condizioni economiche proprie di differenti gradi di civiltò,mirando remotamente all'equilibrio (Fanno).

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. — La tecnica rudimentale, propria della vita fortunosa e randagia di genti cacciatrici nel bosco, in cui lo stromento di acquisto è quello stesso di difesa e di offesa, insinua abitudini guerriere e feroci. — L'arte dei re pastori custodi e guide di numerosi greggi vaganti, in mezzo a cui solo nesso durevole fra gli umani sono i grossi nuclei familiari, educa alla vita onesta e pacifica. — La tecnica agraria, specialmente dopo il suo passaggio dalla marra all'aratro,coi bovini addomesticati, colla lavorazione più continuata ed intensa, coi dispendi di stalle, d'ingrassi, di stromenti, rassoda il concetto giuridico di proprietà (collettiva e poi individuale), e legando stabilmente le popolazioni al suolo, favorisce l'affetto della patria e dell'ordine pubblico; sicché Cerere è salutata dea delle messi e dello Stato insieme. — E se la tecnica manuale dei nostri Comuni suscitò ivi lo spirito di associazione e di classe fra il popolo, la tecnica capitalistica moderna alimentò, insieme alla intraprendenza, il cupido spirito di predominio sociale e politico fra la borghesia procacciante; mentre il sistema meraviglioso dei trasporti ferroviari e navali in tutto il mondo, non solo unificò il mercato universale, ma poté talora contrapporre il sentimento di un ibrido cosmopolitismo e umanitarismo all'amor del luogo natio. Ma v'ha di più: alla rivoluzione tecnica presente venne seguace non solo la questione sociale, ma insieme una mutazione profonda, non ancor bene definita, intorno ai concetti ed agli ideali di un futuro incivilimento.

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La coscienza, come unifica lafacoltà dell'anima (il sentimento dell'io) nell'uomo individuo, così unifica gli uomini conviventi (il sentimento del noi) in una idea comune, in comuni voleri, sentimenti ed aspirazioni, per tradursi da ultimo in una comune operosità diretta a determinati fini concreti,la indipendenza di una nazione, la difesa della patria, il primato di una razza, il rinnovamento della cultura, la trasformazione delle leggi e dei costumi civili, certe forme di acquisto e di destinazione della ricchezza.

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Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

397351
Toniolo, Giuseppe 14 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
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Ma questo è un acquisto recente. Occorreva — che prima si costituissero in forma sistematica le scienze,che hanno per oggetto il mondo della materia, come la fisica, la chimica, le scienze naturali, ecc., le quali come è noto non si fondarono che nei sec. XVII e XVIII, per merito di Galileo, di Keplero, Newton, Coovier, Volta, Ampère; e con esse le matematiche superiori, loro ausiliari inseparabili, dovute a Carteggio, Leibniz, Pasca, Fermat, Lagrange, i due Bernouilli; — e che le une e le altre fossero bene assodate come scienze pure,espositrici dei principi e delle leggi del cosmo, perché poi da queste si potessero ritrarre con tutta sicurezza le scienze applicate a scopo di utilità economica (Naville, Messedaglia). Ma questo momento critico però fu ritardato fino alla seconda metà del sec. XVIII, protraendosi poi nel sec. XIX sino ad oggi; e in quello (a parte i remoti preparatori) compariscono i maestri della scienza applicata alle industrie.Allora alle scoperte del vero successero le invenzioni di pratica utilità: ― Watt colla macchina a vapore fissa (1768-92, prima nelle miniere, dal 1775 in una fabbrica di cotone); Hargreaves, Arkwright, Crompton, Roberts (1770, 1771, 1779, 1825, colle macchine filatrici); Cartwright e Jacquard (1786-90 e 18o8, colle macchine tessitrici), possono dirsi i fondatori della meccanica industriale. — Seguono Fulton (piroscafi a ruote 1806-7) ed Erikson (ad elica 1827) Stephenson (locomotiva terrestre 1821-29) per la meccanica dei trasporti. — Poi Bakewell (1760) per la zootecnica,A. Young (1765-95) e Rozier (1781-93) per la agronomia,e più tardi Liebig (1845-73) per la chimica agraria. — Infine Morse, continuato da Edison, Righi e Marconi per la telegrafia (dal 1833); Pacinotti, Gamme e Siemens (motori elettrici 1860, 88, 92), per la elettro-dinamica.Alla quale elaborazione tecnico-scientifica venne concomitante, dopo la trattazione sistematica dell'economia per parte di A. Smith (1776) come scienza sociale, lo svolgersi della economia privata industriale (Emminghaus, Courcelle-Seneuil) o agricola (Lecouteux, v. ber Goltz) — nonché della contabilitàprivata e pubblica (per l'amministrazione di Stato) nella seconda metà del sec. XIX.

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Quivi tutto è opera di lavoro, munito di pochi stromenti manuali senza capitale, nemmeno per acquisto del suolo che è aperto al primo occupante, lavoro non sistematico, spesso di rapina, («Rabbau», «gaspillage»), che agguanta il materiale che viene alla mano, devastando la superficie a costo di non poter più scendere agli strati sottoposti, in ciò aiutato talora dalle forze distruttive di natura, come nel Nord America dall'acqua fatta talora cascare dall'alto a dirompere e sconvolgere il terreno aurifero. In queste condizioni di natura e quindi di tecnica, in qualunque tempo ed anche p. e. nel sec. XIX in taluni territori degli Stati Uniti (e non già soltanto nella prima evoluzione storica), il ceto minerario spunta fra i lavoratori, che sono esploratori, imprenditori e proprietari insieme dei campi minerari, sotto limiti e condizioni concordate dalla associazione degli interessati stessi (Einaudi). — Sebbene più duratura e men rapace, ha consimile composizione l'impresa e la classe mineraria fra i germani lungo il medio evo. Come l'associazione primitiva della marca «Markgenossenschaft» regolava l'uso comune dei pascoli e il turno collettivo della terra coltivata, così per consuetudine giuridica fin dal sec. XII essa riconobbe ad ogni «commarca» il diritto di far sua la miniera, prima dell'oro e argento poi del sale e di ogni metallo, prima sul terreno comune poi anche su quello privato, che egli avesse scoperta e lavorata; sicché si originò il principio: «la miniera ai minatori» (Maurer). I quali anzi trovansi costituiti giuridicamente fra il sec. XII e XIV, in società industriali per carati (Kuxe) col titolo di «Gewerkschaften» e inoltre in corporazioni di mutuo soccorso («Bruder oder Knappschaftvereine») per gli infortuni (Schmoller, Janssen, Klostermann). 5. Si formò così un primo tipo di classe mineraria lavoratrice per eccellenza, che talmente si riannoda alle condizioni fondiarie e tecniche di quel lavoro, comuni a tutto il medio evo, che il diritto di ogni ricercatore di occupare il terreno minerario finché quello perduri e di esercitarlo per mezzo di associazioni di mineranti, lungamente rispettato da signori feudali e da città comunali, fu riconosciuto, disciplinato nell'interesse generale e protetto in nome della «libertà della miniera» «Bergfreiheit» di fronte alle pretese dei proprietari della superficie da leggi imperiali (spec. bolla d'oro, 1356); si trova riprodotto nel breve pisano di Iglesias in Sardegna e nello statuto di Massa Marittima; e venne diffuso specialmente dai tedeschi in quasi tutti i paesi di Europa, qualche saggio di quelle comunità di mineranti perdurando fino ad oggi nel Derbyshire in Inghilterra e fino al 1893 nel comune di Rancié sui Pirenei francesi; salvo di ricomparire oggi nei paesi vergini dell'America (Einaudi, Lampertico, Roscher).

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Infine appare una terza specificazione di colture per zone di mercato rispetto ad un centro di acquisto e di consumo, quale una città, un distretto industriale, un emporio, affine di assicurare lo spaccio più pronto e rimunerativo, o diminuire le spese di trasporto delle derrate più pesanti (von Thünen). Così pertanto orti e giardini dunque si collocano attorno alle città, altrimenti verrebbero meno gli acquirenti di erbaggi freschi o di fiori ornamentali. Così i campi aratori dissodati stavano dappresso ai primitivi villaggi germanici, il prato e il bosco da lungi. E così nel regime annonario medioevale la produzione granaria dovea farsi all'ingiro del comune civico, in servizio di que' consumatori cittadini.

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In Italia i beni ecclesiastici dal 1866-67 furono posti a disposizione del proletariato verso tenui rate di pagamento, ma gli mancò ogni capitale di acquisto e di esercizio e quelli caddero in mano di forti speculatori. — Infine proporzionate virtù economiche, morali sociali.Una classe non si improvvisa e men che mai questa di piccoli proprietari; occorrono abitudini d'arte e di vita rurale, onestà di robuste famiglie, spirito di solidarietà fra conterranei, virtù tradizionali, le quali vennero meno nell'età contemporanea. L'abolizione della servitù in Russia del 1860 mirava ancora alla creazione legale di un ceto di proprietari contadini; ma mancò in questi la energia di libere e virtuose iniziative e il disinganno alimentò l'irrequietudine e l'anarchia. La prosperità della piccola proprietà della Provenza è oggi scossa nella famiglia colla teoria dei due figli e col divorzio (Joly). E in Italia, in luogo della solidarietà, spesso l'egoismo e il litigio logorano e divorano i minuti patrimoni dei nostri alpigiani.

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Ma con manifesto beneficio, attestato dall'esperienza — nella prima forma normale tale ente collettivo si avvantaggia del lucro immeritato («unearned») del grande affittanza, il quale spesso, subaffittando a minuti fittaioli, guadagnava due, tre volte più del canone da lui pagato al padrone; — rassoda la piccola impresa familiare e insieme annoda vincoli di solidarietà economica, morale, giuridica, fra i contadini; — soggetta questi ad una elettiva direzione e vigilanza tecnico-agronomica; — e procura ad essi, sotto la loro responsabilità solidale, anticipazione di capitali (o per cauzione del fitto o per l'esercizio agrario) da casse rurali, da banche agrarie, da unioni agricole di acquisto, le quali talora si fanno esse stesse assuntrici della conduzione presso il proprietario. Il sistema, che combina così la grande affittanza (capitalistica) coi piccoli fitti colonici, mentre esclude un intermediario («middleman») che sfrutta i minuti coltivatori e perpetua i giornalieri avventizi, genera o ritempra una classe coltivatrice autonoma, la ricollega al suolo e la solleva economicamente e civilmente, presentando tutto il valore di una provvida colonizzazione del latifondo, a correzione del salariato o di forme analoghe antisociali.

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È preparata da Bright e Gladstone (Atti 1870 e 81), attuando a quel fine il criterio del prestito (parziale, ¾ del capitale di acquisto per parte dello Stato. Si concreta con le celebri leggi esplicitamente «per l'acquisto della terra» («purchase of land») di lord Ashbourne (1885-87-91), che concesse l'anticipazione del'integrale prezzo di acquisto e inoltre costituì un ufficio speciale per i distretti sovrappopolati e di sminuzzate tenute («congested districts»), con facoltà di riunire i piccoli poderi in una sola tenuta («amalgamation of small holdings») e di comprare dai grandi proprietari terre incolte e poi ripartirle migliorate fra i coltivatori; leggi rese più perfette ed efficaci da quella riassuntiva di lord Balfour (1895). Da ultimo G. Wyndham colla legge del 1903 propose in favore degli acquisti contadineschi e del progresso agrario e sociale addirittura l'abolizione del landordismo in Irlanda, cioè delle grandi proprietà, e cioè moltiplicando al massimo le agevolezze sui capitali prestati ai contadini per comprare e le utili combinazioni finanziarie e i premi pecuniari ai proprietari per vendere.

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Nel reame, per esempio, prussiano con legge speciale del 1886 (per le sole province della Prussia orientale e di Posen), lo Stato compera da sé i latifondi privati e, dopo averli bonificati e poi restaurati (se esauriti) e infine forniti del necessario alla comune convivenza (chiesa, scuola, acqua potabile e vie), li cede ripartiti in poderi,in proprietà, in affitto, più spesso in enfiteusi a contadini sempre tedeschi, da lui scelti e vigilati, valendosi all'uopo di commissioni amministrative che sussidiano il contadino per case, impianti, esercizio, e di banche («Rentenbanken»), che anticipano il pagamento in cartelle fondiarie ai venditori e ricevono ratealmente il prezzo di acquisto o di affrancazione da parte dei piccoli compratori. — Con altre leggi generali (per tutto il regno) dal 1891 al '98 si procede similmente, salvo che lo Stato non acquista, ma si fa soltanto intermediario per la compravendita di parcelle fra i grandi proprietari (numerosi colà) e i contadini, sempre però interponendo l'operazione della bonifica.Dispendioso intervento del resto, per il quale le finanze prussiane dal 1885 assegnarono oltre 400 milioni di marchi con risultati mediocri per la colonizzazione, ed in parte anzi infelici ed odiosi. Ché la legge speciale per la Prussia orientale e Posnania, proponendosi di germanizzare con contadini tedeschi la Polonia, i polacchi con eroici sacrifici ricomprarono le terre vendute, sicché oggi (1908) il «Landtag» votò altre forti somme per la espropriazione forzata di 70.000 ettari di terre polacche, ritraendone in cambio inasprimento di lotte di razza, fra le proteste dell'Europa civile (provved. p. colonizz. int. — Atti parl. ital. 1906).

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Questo ormai si pratica da ultimo (importante riscontro) non solo in Europa sulle reliquie dei beni pubblici, salvati alla dispersione liberale; ma si trova attuato nelle due Omeriche e Australia sui beni internazionali,ceduti o venduti sempre meno in grandi corpi a capitalisti-speculatori (sistema Wakefield) e sempre più a piccoli coltivatori, con favori e sussidi di acquisto e di impianto (Loria, Fanno, Einaudi).

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Queste forze limitate si differenziano dalle prime, perché sono onerose,cioè costano all'uomo non solo per il loro usufruimento nella produzione, ma anco per il loro acquisto.

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Comizio elettorale

398576
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1908
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 322-328.
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Pagina 323

Note sommarie per le organizzazioni professionali nell'interno della Sicilia

398959
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1901
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 197-204.
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Pagina 200

Note sommarie sui contratti agrari e le cooperative agricole di lavoro in Sicilia

399218
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1901
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 205-216.
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Pagina 209

Pagina 216

Crisi economica e crisi politica

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Sturzo, Luigi 3 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
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Pagina 135

Pagina 138

La questione dei patti agrari, il tentativo di trasformazione della mezzadria in affittanza, la domanda del diritto della prelazione o del dovere dell'offerta, il tentativo di eliminare l'intermediario, si chiami fittavolo o gabellotto, assumendo la gestione dei grandi fondi in cooperative, messi in rapporto alla sete di acquisto del terreno a qualsiasi prezzo da parte dei contadini, e in rapporto alla grande speculazione terriera di acquisti e vendite fatte da grosse aziende, sono elementi di un quadro complesso di crisi economica che il contadino può sentire inconsciamente, ma che l'intermediario e il proprietario debbono comprendere in modo più largo e completo e riportare alle ragioni prime di crisi della economia nazionale.

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Il Mezzogiorno e la politica italiana

401442
Sturzo, Luigi 3 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 309-353.
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Austria, Russia e Germania, mercati della nostra agricoltura, non hanno, e per qualche tempo ancora non avranno, capacità di acquisto; la Francia è meglio servita dalla Spagna e tenta già la sua unione doganale con Tunisi; la tariffa doganale Alessio ha confermato e aggravato il vecchio regime protezionista, ferocemente voluto dalla pazza economia del dopo guerra da tutti gli stati e al quale regime l'Italia non poteva da sola sottrarsi. Oggi i trattati di commercio che si vanno stipulando potranno giovare al mezzogiorno, se il mezzogiorno saprà farsi valere.

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Tutto un periodo caotico, che prepara altri danni: quando, diminuite le asprezze del cambio che formano oggi barriera doganale, il prezzo del grano scenderà ancora, e la crisi agraria sarà acuita per le difficoltà della normalizzazione del mercato e l'incapacità di acquisto delle nazioni vinte. Ebbene, sarebbe da folli non vedere che questo problema del latifondo è nella fase dinamica, e deve avere un suo ciclo razionale. I tentativi legislativi sono stati criticati, perché meccanizzavano la soluzione del problema e non davano i mezzi sufficienti alla soluzione. Non vengo qui a discutere la parte tecnica; sarebbe fuori tema. Solo dico che l'iniziativa statale creava tre vantaggi: primo, quello del concorso governativo alla spesa della bonifica agraria (case, corsi d'acqua, strade), che sono necessario inizio all'avviamento risolutivo dell'immane problema; secondo, quello del credito agrario per l'acquisto dei terreni, atti a {{345}}cultura intensiva e a formare la proprietà familiare; terzo, quello della riforma dell'enfiteusi e della creazione dell'istituto di riscatto. Oggi la reazione agraria spazza di un colpo questo buon inizio, per la paura che i proprietari nutrivano dell'esproprio coattivo: forma già in azione con l'opera dei combattenti, che non ha perciò turbato il nostro regime di proprietà e la nostra agricoltura.

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Quando il centro d'Europa avrà normalizzato i cambi, avrà raggiunto una possibile capacità di acquisto, e sarà risolto il problema delle riparazioni che oggi ci tormenta, dovremo trovarci con l'attrezzatura commerciale e industriale adatta, perché tornerà ad essere, anche meglio di prima, un futuro mercato italiano. E qui cade acconcio accennare a quel tentativo di unione doganale, che nell'agosto scorso parve per un momento possibile con l'Austria. Tale unione, se concepita come una soluzione del problema austriaco, che tanto interessa l'Italia, era certo un errore; però, se prospettata come un elemento di un piano politico futuro, sarebbe di grande importanza, anche perché risolverebbe il problema di Trieste e di Fiume. Quando le condizioni monetarie lo potranno consentire, una unione economica e possibilmente doganale dell'Italia con la Jugoslavia, l'Austria, la Cecoslovacchia e l'Ungheria potrà inaugurare un regime di liberi scambi. Potrebbe soffrirne qualche industria, ma i commerci aumenterebbero, e una nuova vita si infonderebbe nel vecchio corpo della nostra economia.

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I problemi del dopoguerra

401566
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1918
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 32-58.
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Pagina 39

Che cosa fu il modernismo?

404423
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1920
  • Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 6-36.
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Pagina 18