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        <title>Note sommarie per le organizzazioni professionali nell'interno della Sicilia</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 197-204. <date when="1901">1901</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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          <label>Oxygen XML Editor</label>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="197" />
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">Parte I</hi>
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">Classificazione</hi>
      </p>
      <p>Le diverse condizioni delle arti e dei mestieri, obbligano ad una classificazione obbiettiva, anzicché teorica, fondata sulle reali esigenze del lavoro in rapporto alla possibile organizzazione delle unioni professionali.</p>
      <p>La forma predominante è il <hi rend="italic">piccolo artigianato</hi>;esso merita tutta l'attenzione e lo studio più accurato.</p>
      <p>Poche sono le fabbriche del tipo della grande industria, con un certo numero di <hi rend="italic">salariati</hi>;e queste fabbriche sono isolate, appena una o due in qualche città dell'interno; industrie principali sono quella dei <hi rend="italic">turaccioli</hi>,<hi rend="italic"> i pastificii, i mulini a vapore</hi>,e qualche <hi rend="italic">fabbrica di alcooly</hi> [sic] ecc.</p>
      <p>Nelle province zolfifere vi è l'industria della estrazione e manufazione dei <hi rend="italic">zolfi,</hi> che per le sue condizioni speciali va esaminata a parte.</p>
      <p>
        <pb n="198" />A) <hi rend="italic">Artigianato</hi></p>
      <p>
        <hi rend="italic">Natura</hi>
      </p>
      <p>Il capo-bottega o il capo-mastro che dispone di qualche piccolo capitale, assolda a giornata o a cottimo tre, quattro o più lavoranti (in certi mestieri si fa aiutare dalla moglie o dai figli). Egli si forma una clientela più o meno numerosa e lavora o a <hi rend="italic">ordinazione</hi> o ad <hi rend="italic">appalto</hi>,o per fornire un piccolo magazzino di <hi rend="italic">manufatturati</hi>,che vende <hi rend="italic">a richiesta</hi> o per le borgate vicine, nei giorni di fiera o mercato, nelle feste ecc.; o impiantano nei comuni vicini delle botteghe succursali. Per lo più il lavoro è a mano; poche sono le macchine in uso e queste molto primitive.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Condizioni</hi>
      </p>
      <p>Quasi da per tutto l'artigianato versa in condizioni tristi per le seguenti cause:</p>
      <p>Per la forte concorrenza delle grandi fabbriche estere o nazionali di materie prime (tessuti, cuoiami, legno tagliato ecc.) son venute meno le industrie paesane di tali generi. Ne è venuto di conseguenza che sono aumentati i lavoratori dei <hi rend="italic">manufatti</hi> atti al consumo, e si è creato il monopolio della rivendita delle materie grezze; essendo pochi (che facilmente s'intendono fra loro) o spesso uno solo quello che ritira tali materie e le tiene disponibili nelle piazze delle città e borgate dell'interno dell'isola.</p>
      <p>Né agli artigiani riesce facile comprare dai grossisti, poiché essi non ànno [sic] capitali disponibili e devono invece ricorrere al credito presso gli stessi negozianti al minuto, che si rifanno alterando i prezzi e anche imponendo non di rado gravi condizioni.</p>
      <p>Potrebbero gli artigiani rifarsi delle spese per le materie prime sui consumatori; però ad aumentare la clientela e per avere il lavoro quotidiano esercitano fra di loro la più spietata concorrenza, per cui il lavoro riesce niente remunerativo. La concorrenza spesso arriva al colmo nelle fiere e nei giorni di <pb n="199" />feste che e di mercato. Né la concorrenza si limita fra gli artigiani d'una stessa borgata o città; perché molti, dopo aver prodotto un certo numero di oggetti vendibili pel consumo privato (scarpe, oggetti di ferro, di latta ecc.) vanno in giro per le città e borgate vicine (a 20 a 30 e anche a 50 chilometri di distanza) e, sia per le spese di viaggio, alloggio ecc., sia per il buon nome (essendo indecoroso tornare in casa con la merce invenduta) vendono addirittura a baratto, rovinando sé e le piccole industrie dei luoghi ove si recano.</p>
      <p>Per tale concorrenza rovinosa, per la mancanza di capitali, per lo smercio che diminuisce sotto la pressione delle crisi agrarie, per i debiti contratti, diminuisce il lavoro; e molti artigiani passano delle settimane e dei mesi di vera disoccupazione.</p>
      <p>Queste condizioni premono fortemente sui <hi rend="italic">salariati</hi> a giornata o a cottimo (<hi rend="italic">giovani di bottega</hi>)presso i capi-bottega (<hi rend="italic">principale</hi>).</p>
      <p>La paghe sono sottigliate e spesso irrisorie; facile il licenziamento per mancanza di lavoro. Viene così a cessare quella tradizionale stabilità, per cui il giovane di bottega diveniva come uno della famiglia del <hi rend="italic">principale</hi>,e rimaneva a lui legato dai primi anni sino alla vecchiaia, perfezionando l'arte e ricopiando la tradizionale abilità della piccola fabbrica. Oggi invece facile è il passaggio da una bottega all'altra in cerca di lavoro e di meglio. E quando il giovane di bottega, con poca perizia ed esperienza, e senza capitali, può metter sù una botteguccia, sicuro che guadagnerà qualche cosa di più accentuando la concorrenza e <hi rend="italic">rovinando l'arte</hi> (come si dice), accresce la turba dell'artigianato misero che finisce nella rovina e ne aumenta i mali.</p>
      <p>In questa lotta quotidiana si sostengono a stento i pochi, che hanno la casuccia propria, qualche piccolo fondicello, non ancora rapito dal fisco, o qualche sommetta raggranellata ai bei tempi, o una tradizionale e fida clientela, che a poco a poco va sparendo. </p>
      <p>Parecchi cercano ottenere qualche stipendio o suonando nelle bande musicali, o da serventi ai Municipii e alle Congregazioni di Carità, nel dazio di consumo, nel servizio di illuminazione della città o presso i privati, o infine divenendo dei buoni <hi rend="italic">segugi</hi> elettorali.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">
          <pb n="200" />Murifabbri</hi>
      </p>
      <p>I murifabbri partecipano in parte della condizione dell'artigianato. Essi lavorano a cottimo o a giornata. I capi-maestri assumono i lavori (spesso ad appalto) e rimunerano essi i lavoranti, o li fanno rimunerare, dietro patto, dai privati committenti.</p>
      <p>I mali principali sono:</p>
      <p>i capi-maestri nei lavori ad appalto ad asta pubblica o privata si rovinano con la concorrenza.</p>
      <p>per non lavorare a perdita diminuiscono i salarii dei <hi rend="italic">manovali</hi>, e frodano nelle costruzioni.</p>
      <p>gravissimo male è la disoccupazione a sbalzi e anche per lunghi mesi.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Rimedi e difficoltà</hi>
      </p>
      <p>Rimedio fondamentale, ed elemento primo di possibili miglioramenti è l'Unione corporativa per gli interessi professionali. Con questo mezzo si potrebbe arrestare la concorrenza; fissare i giusti salarii dei lavoranti; formare delle cooperative di lavoro, per provvedere all'acquisto delle materie prime e alla vendita dei <hi rend="italic">manufatti</hi>;fondare delle cooperative di credito per avere i capitali necessarii.</p>
      <p>Una serie di difficoltà si oppongono:</p>
      <p>Per lo spirito di isolamento, l'educazione, l'alterigia della propria abilità professionale, il corrivo della lotta, difficilmente gli operai siciliani del piccolo artigianato si uniscono in corporazioni. A ciò si aggiunge la diffidenza tradizionale pel prete, che credono legato <hi rend="italic">ai cappeddi</hi> (borghesi), e il gran rilassamento dello spirito religioso e della vita cristiana, per cui le Unioni professionali promosse dai cattolici riescono più difficili.</p>
      <p>Non potendosi riuscire a organizzare <hi rend="italic">tutti</hi> i capi-bottega di una data arte, quelli che sarebbero disposti a unirsi insieme temono che, cessando dalla concorrenza, si alienino i clienti, che passeranno ai refrattarii.</p>
      <p>Nériesce facile organizzare i giovani di bottega (<hi rend="italic">salariati</hi>)per un giusto rialzo di mercede, perché è impossibile la resistenza,</p>
      <p>
        <pb n="201" />dato il gran numero di braccia senza lavoro che invilisce la mano d'opera, l'offerta superando la domanda, e date le condizioni infelici dei capi-bottega.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">d)</hi> L'unico mezzo possibile a una prima organizzazione di classe, da cui potrebbesi derivare tutti quei miglioramenti sopra indicati, sarebbe rompere il monopolio delle materie prime del lavoro fondando magazzini sociali, che dovrebbero acquistare le merci dalle grandi fabbriche e venderle allo stesso prezzo ai soci-lavoranti, più le spese di amministrazione. Così <hi rend="italic">molti</hi> si assocerebbero al magazzino per avere un vantaggio, che se non si ha, si rimane nella concorrenza, in condizioni inferiori. Quando i soci saranno la maggioranza dell'arte, potranno togliere la concorrenza, stabilendo le tariffe unitarie e obbligatorie.</p>
      <p>Migliorate le condizioni dei capi fabbrica, ne verrebbero anche migliorate quelle dei salariati, per cui la corporazione stabilirebbe il <hi rend="italic">minimum</hi> giornaliero o a cottimo.</p>
      <p>Infine, se il magazzino può avere un capitale sufficiente, potrebbe accettare la merce manufatta come pegno nei mesi quando la si preparano i lavori per i mercati di està [sic], o quando le richieste della clientela vengono meno; con la cautela però che il lavoro manufatto non superi le richieste di piazza, e alla concorrenza dei fidi che potrebbero accordarsi ad ogni capo-fabbrica [sic].</p>
      <p>B) <hi rend="italic">Turacciolai e salariati delle grandi fabbriche</hi></p>
      <p>
        <hi rend="italic">Natura e condizioni e rimedi</hi>
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">Turacciolai -</hi> Essi lavorano o a cottimo o a giornata nelle fabbriche (grandi o piccole). Il lavoro è mediocremente rimunerato e non da per tutto, perché l'offerta della mano d'opera supera la domanda. Il peggio si è che il lavoro non è stabile e per lo meno cessa quattro o sei mesi l'anno a interruzioni e a sbalzi, perché spesso o cessano le richieste di turaccioli, o vengono meno i capitali, o la scorza di sughero è incettata ed esportata, facendo venir meno il genere nelle piazze di lavoro.</p>
      <p>
        <pb n="202" />La fondazione delle cooperative di lavoro è l'unico mezzo di miglioramento, perché la fabbricazione dei turaccioli è abbastanza rimunerativa. Però occorrono molti capitali.</p>
      <p>Per l'aumento dei salarii non è molto difficile tentare la coalizione, quantunque vi sia esubero [sic] di braccia; perché questa classe è educata allo spirito di corpo.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Salariati nelle fabbriche</hi> -Le fabbriche sono poche e piccole: per lo più mulini e pastifici. Spesso in tali fabbriche il lavoro è enorme (16 o 17 ore) e i salari bassi, tranne lodevoli eccezioni (ad Acireale nel pastificio Sampieri: lavorano: ore 16 e 18; salarii da 0,50 a L. 1,50 e L. 2).</p>
      <p>Essendo i lavoratori pochi di numero e le fabbriche sparpagliate in centri isolati, è difficile la organizzazione sia pel timore del licenziamento, sia per la concorrenza delle braccia.</p>
      <p>C) <hi rend="italic">Zolfatai.</hi></p>
      <p>Stante le condizioni speciali di questa classe, occorre una monografia speciale.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Parte II</hi>
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">I primi tentativi in Caltagirone</hi>
      </p>
      <p>Nel 1895 fu fondata dall'Opera dei Congressi di Caltagirone una <hi rend="italic">Sezione Operaia</hi> con lo scopo di organizzare la classe operaia, educata nello spirito del programma dell'Opera, e infine, quando fosse maturata e numerosa, dividerla per arti e mestieri, mantenendo l'unità dell'organismo.</p>
      <p>Le difficoltà politiche e religiose, la nessuna cultura, le diffidenze tradizionali verso il clero e la borghesia, fecero lento il cammino, benché progressivo e i soci da quindici crebbero a 400 circa con una società di giovani operai.</p>
      <p></p>
      <p>
        <pb n="203" />Finalmente nel 1901 si è deliberato dividere la Sezione in gruppi professionali, restando uniti per il movimento religioso ed elettorale, e per la direzione di classe.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Nove</hi> sono i gruppi esistenti; alcuni composti degli artigiani di diversi mestieri, in certo modo affini. E ciò per il poco numero di soci. In seguito si procederà ad una più specifica divisione.</p>
      <p>1. Sarti - 2. Calzolai - 3. Murifabbri e stovigliaii - 4. Falegnami ed ebanisti - 5. - Turacciolai - 6. Fabbriferrai e stagnini 7. Barbieri, domestici, impiegati e salariati - 8. Pastai, panettieri e sensali - 9. Industriosi, cordai e rivenditori al minuto.</p>
      <p>Parecchie arti non sono ancora rappresentate. Ogni gruppo nomina un proprio rappresentante. Tutti i gruppi insieme nominano l'ufficio di presidenza, composto dal Pres[idente] - Vicepres[idente] - Cassiere - Segr[etario] - Vice Segr[etario]. L'ufficio di presidenza e i vari rappresentanti dei nove gruppi formano il consiglio di lavoro. Ogni gruppo, per gli interessi professionali, è autonomo; i deliberati devono essere approvati dal Consiglio di lavoro.</p>
      <p>Vi è l'Assistente Ecclesiastico e l'Opera dei Congressi vi nomina il delegato del lavoro.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Alla pratica</hi>
      </p>
      <p>Per tutte le arti riunite esiste la Cassa di Mutuo Soccorso fondata nel 1896, la Cassa Rurale e di piccoli prestiti (1896) e la Cooperativa di consumo (1901) non ancora messa in funzione.</p>
      <p>I <hi rend="italic">sarti</hi> e i <hi rend="italic">calzolai</hi> hanno deliberato di fondare le cooperative proprie, stabilire le tariffe ed elevare i salarii. Sono in corso i lavori: la difficoltà stà nel formare i capitali; però si cerca di superarla.</p>
      <p>Per i <hi rend="italic">turacciolai</hi> si è impiantata una fabbrica di turaccioli; e fra non quasi sarà aperta. Già è stato acquistato il sughero per L. 26 mila, imprestato da una persona. Gli utili netti andranno agli operai, i quali rilasceranno un tanto per cento per gli imprevisti e per formare un capitale proprio.</p>
      <p>Per i <hi rend="italic">murifabbri</hi> si sta studiando una cooperativa di lavoro. Serie sono le difficoltà.</p>
      <p>
        <pb n="204" />Il Comitato Diocesano, per agevolare le fondazioni di tali cooperative, ha deliberato la istituzione di una Banca Federale per azioni, con fondo speciale per la diffusione delle cooperative, e con una Giunta federale per la sorveglianza.</p>
      <p>Nel Circondario ci sono dei nuclei operai con qualche opera economica. L'organizzazione professionale non è ancora attuata. In generale nell'interno dell'isola si dorme mentre i socialisti si estendono a gran passi.</p>
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