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        <title>Note sommarie sui contratti agrari e le cooperative agricole di lavoro in Sicilia</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 205-216. <date when="1901">1901</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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          <label>Oxygen XML Editor</label>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="205" />
      </p>
      <p>I contratti agrari in Sicilia variano spesso da Comune a Comune, e sono diversi, secondo che piglino la forma di <hi rend="italic">affitto</hi> odi <hi rend="italic">mezzeria</hi>,o di <hi rend="italic">colonia</hi> o di <hi rend="italic">inquilinaggio</hi> o di <hi rend="italic">gabella</hi>;secondo che riguardi il latifondo o la media proprietà, la cultura dei cereali, delle viti, degli orti, dei giardini, degli ulivi, dei mandorli ecc.</p>
      <p>Dovendo riferire sui contratti agrari in ordine alla istituzione delle Cooperative Agricole per la condotta dei latifondi, limito queste note sommarie ai contratti agrari più in uso nelle regioni del latifondo a cultura di cereali, nell'interno dell'isola, e ai rimedi possibili con la istituzione delle Cooperative Agricole e delle Unioni Rurali.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Parte I</hi>
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">Contratti agrari per la condotta dei latifondi a cultura di cereali</hi>
      </p>
      <p>I. — NATURA <hi rend="italic">Colonia o affitto</hi></p>
      <p>Il proprietario cede il latifondo a due o più persone in solido, per la durata di anni 6, con il corrispettivo annuo di una somma in </p>
      <p>
        <pb n="206" />denaro, parte in anticipo come capitale <hi rend="italic">morto</hi> da compensarsi alla fine della Colonia, e il resto a rate per lo più quadrimestrali. Il proprietario, che spessissimo vive lontano nelle grandi città, non assume alcun obbligo tranne la regolare consegna del fondo con le seguenti condizioni: 1) Una casa colonica, in relativo stato locativo (per lo più le case coloniche sono antigieniche, piccole, insufficienti ai bisogni dei coloni); 2)Una terza parte del fondo <hi rend="italic">interrozzuto</hi> (cioé incolto) da due anni per essere dissodato nell'anno seguente; 3) Qualche vena d'acqua o qualche pozzo, o il diritto di abbeverare gli animali in qualche fontana vicina. In certi latifondi nell'està [sic] si ha grande penuria di acqua; 4) Del fieno o paglia data in consegna.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Il colono</hi> deve: 1) riconsegnare la terra, la casa, i condotti di acqua e la paglia come gli fu consegnata; 2) Rinunziare a tutti i benefici dei casi fortuiti; 3)Pagare l'annuo <hi rend="italic">estaglio</hi>;4) Dare al padrone i <hi rend="italic">carnaggi</hi>,cioé caci, galline, pecore nel numero e nei tempi stabiliti; 5) Pagare in parte il <hi rend="italic">campiere</hi> (guardia del padrone) e concedere a questo, a un prezzo stabilito, alquanti ettari di terreno per coltivarli.</p>
      <p>Il <hi rend="italic">colono</hi> o <hi rend="italic">gabellotto</hi> o <hi rend="italic">affittavolo</hi> èil capitalista della classe degli agricoltori e appartiene spesso alla <hi rend="italic">grossa borghesia speculatrice</hi>;rare volte è un agricoltore effettivo.</p>
      <p>Egli, avuto il feudo, lo fa coltivare per lo più al <hi rend="italic">ceto medio</hi> degli agricoltori (<hi rend="italic">burgisi</hi>,<hi rend="italic"> paraspulari</hi>,<hi rend="italic"> massari</hi> ecc.) i quali non di rado hanno muli o giumente e qualche soldo messo a risparmio.</p>
      <p>Diversi, secondo i luoghi e le tradizioni, sono i contratti; i principali sono: A) <hi rend="italic">Subaffitto</hi>;B) <hi rend="italic">Mezzeria</hi>;C) <hi rend="italic">Inquilinaggio</hi>;D) <hi rend="italic">A conto proprio</hi>:</p>
      <p>A) Subaffitto — Il gabellotto divide il latifondo a <hi rend="italic">spezzoni</hi> e lo <hi rend="italic">concede</hi> ai lavoratori, dietro un annuo estaglio in denaro, che assai spesso rappresenta il doppio o anche più del prezzo, che il colono deve relativamente al proprietario.</p>
      <p>Più <hi rend="italic">concede</hi> le semenze al 30% tra la semina e il raccolto (nove mesi); i <hi rend="italic">sussidi</hi> in denaro o in derrata per le varie spese colturali; gli <hi rend="italic">aratri</hi>,quando il subaffittuario non ne è provvisto, e dietro un compenso fisso.</p>
      <p>
        <pb n="207" />Il subaffittuario inoltre è obbligato a concimare il terreno, a pagare le spese di assicurazione, di guardia sull'aia, del Santo (cioé una contribuzione obbligatoria per la festa del Patrono del Comune a cui appartiene la terra) e anche la <hi rend="italic">ricchezza mobile</hi>.I contratti per lo più si fanno in forma privata.</p>
      <p>B) Mezzadria — La forma di mezzadria è complicatissima e variano i patti di anno in anno secondo la rotazione. Le forme però dei contratti secondo le diverse rotazioni sono le seguenti a) <hi rend="italic">Maisi netti</hi> (maggese); b) <hi rend="italic">Ristucci pri lavuri</hi> (<hi rend="italic">stoppie rovesciate, sulle quali si semina frumento</hi>)oppure <hi rend="italic">tirreni a pruvenni</hi> (semina di orzo, avena, ecc., cioè provvigioni - <hi rend="italic">pruvenni</hi>); c) <hi rend="italic">A pascolo</hi>;d) <hi rend="italic">Tirreni a favata</hi> (semina di leguminose).</p>
      <p>Il gabellotto perciò dà all'agricoltore il terreno, diviso sempre <hi rend="italic">a spezzuni</hi>,e alle seguenti condizioni (non sono le stesse in ogni luogo ma si assomigliano):</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Maisi netti</hi>.Il <hi rend="italic">gabellotto</hi> ha l'obbligo: 1) di far dissodare il terreno coi propri aratri al contadino che dovrà seminarlo l'anno seguente; 2) di dar le semenze di frumento.</p>
      <p>Ha il diritto: 1) alle semenze più il 30% e spese di <hi rend="italic">guardiania</hi>,<hi rend="italic"> camperia</hi>,<hi rend="italic"> Santo</hi> e <hi rend="italic">assicurazione</hi> e altre piccole spese, che si prelevano dalla massa del raccolto; 2) sul resto del prodotto ha diritto a tre parti contro una, che appartiene al coltivatore; 3) ha diritto alla paglia, meno un carico di paglia per ogni salma di frumento (ettolitri 3,435) che è toccato al coltivatore.</p>
      <p>Il contadino deve coltivare la terra, ararla, seminarla, ecc., e ha il diritto a 1/4 del raccolto, detratte dalla massa le semenze e gli interessi e i diritti surriferiti, e a un carico di paglia (a scelta del gabellotto), che per lo più è la peggiore.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Ristucci pri lavuri</hi>.Dopo la raccolta del frumento rimangono le stoppie; il gabellotto può rovesciarle e sopraseminarvi di </p>
      <p>
        <pb n="208" />nuovo frumento. La produzione è minore di quella che dà il terreno a maggese, perché già il terreno è in parte sfruttato. Il gabellotto dà le sementi, gli aratri, ecc.; il mezzadro deve il lavoro; al raccolto, dalla massa del frumento si detraggono le sole spese di <hi rend="italic">guardiania</hi>,<hi rend="italic"> camperia</hi>,<hi rend="italic"> assicurazione</hi> e <hi rend="italic">Santo</hi>,e poi si divide, spettando due parti al gabellotto contro una parte al coltivatore; oppure, dove il terreno è migliore, <hi rend="italic">cinque</hi> parti al gabellotto, contro due parti al coltivatore.</p>
      <p>Quando, o per patto col padrone del feudo o per convenienza, non si può sulle stoppie seminare frumento, vi si semina orzo o avena (<hi rend="italic">tirreni a pruvenni</hi>).Le condizioni sono le stesse dei <hi rend="italic">ristucci prilavuri</hi>;però, prima della divisione, dalla massa del raccolto si preleva la semenza calcolata al doppio, aggiungendo un aggio per il mancamento della <hi rend="italic">crivellatina</hi>,oltre la <hi rend="italic">guardiania e</hi> le altre spese succennate.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Pascolo</hi>.Il gabellotto affitta il terreno per pascolo a un prezzo stabilito (per lo più 5 o 6 onze la salma, cioé da L. 63 o 70 in circa e perfino a 100 e più) oltre i <hi rend="italic">carnaggi</hi> (caci, pecore ecc.). Tutto a proprio conto. Il concime resta sul luogo e non si può asportare.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Terreno a favata</hi> (semina di fave o altre leguminose). Questo affitto è per due anni, cioé chi coltiva il terreno a favata, ha il diritto di coltivarlo l'anno appresso a frumento con i patti riferiti al paragrafo <hi rend="italic">maisi netti</hi>.Il patto per la favata può essere a <hi rend="italic">metà</hi>, cioé il raccolto si divide a metà tra gabellotto e coltivatore; in questo caso il gabellotto ha diritto solo (oltre la metà del raccolto) a quattro <hi rend="italic">tumoli</hi> per compenso. La semenza è <hi rend="italic">gratis</hi>.Ciò si fa pei terreni favorevoli, dove la lupa non distrugge il raccolto. Nei terreni non favorevoli, il gabellotto <hi rend="italic">concede</hi> tutto il raccolto al coltivatore, il quale è obbligato a ridare la semenza e gl'interessi al 35% o 30% in agosto. Se, come avviene, la terra non rende, tutto il prodotto è devoluto al gabellotto per compenso della semenza; e se, dopo ciò, il coltivatore resta in debito, pagherà il resto all'anno seguente, sulla raccolta del frumento.</p>
      <p>
        <pb n="209" />C) Inquilinaggio — È un contratto per cui il proprietario affitta il terreno a grano per un solo anno. L'inquilinaggio può essere:</p>
      <p>
        <hi rend="italic">In denaro</hi>. Ilproprietario dà il solo fondo per la corrispettiva somma che varia da L. 70 a 300 la salma siciliana (Ettari 2,78). La ristoppia resta a vantaggio del proprietario.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">In natura</hi>.Varia dal contratto precedente in ciò, che l'inquilino deve corrispondere il prezzo in <hi rend="italic">terraggi</hi>;un <hi rend="italic">terraggio</hi> è una salma di frumento cioé ettolitri 3,435. Il numero dei <hi rend="italic">terraggi</hi> varia da 3 a 6 per ogni salma di terreno (Ettari 2,78).</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Terragiuolo</hi>.È lo stesso contratto; però il proprietario fa a sue spese l'aratura e la semina, e in compenso ha diritto a un <hi rend="italic">terraggio</hi> di più a salma, sul numero dei <hi rend="italic">terraggi</hi> convenuti.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Padrone e Partitario</hi>.Differisce dalle precedenti forme in quanto il proprietario concorre con l'inquilino in tutte le spese e nell'acquisto delle sementi. Al raccolto, si preleva dalla massa un numero di <hi rend="italic">terraggi</hi> stabiliti a favore del padrone e il resto viene diviso in parti uguali (o in parti disuguali) secondo i contratti.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Raffadalisa</hi> (il nome viene dalla città di Raffadali prov. di Girgenti). Il padrone e coltivatore concorrono nei lavori; il primo ara, semina e trebbia; il secondo copre le semente, dà le zappe, miete, lega i covoni e aiuta i lavori di trebbia sull'aia. Indi messo il frumento a moggio, si divide; sette parti spettano al gabellotto o padrone, contro una che resta al coltivatore.</p>
      <p>D) A conto proprio — Il gabellotto spesso sceglie la miglior parte del latifondo e lo coltiva <hi rend="italic">a conto</hi> proprio, cioé con personale salariato. Il raccolto è perciò tutto del gabellotto. Non di rado il personale salariato sono gli stessi mezzadri, a cui è stato concesso il resto del latifondo; i quali vengono obbligati a coltivare quella parte di terra con salari fissi, più o meno inferiori ai prezzi di piazza; spesso pagati in natura al raccolto o compensati con gli anticipi accordati per le loro spese colturali. Lo stesso proprietario, quando è dedito alle aziende agricole e </p>
      <p>
        <pb n="210" />vicino al proprio latifondo, assume il tipo del <hi rend="italic">gabellotto</hi>,e <hi rend="italic">concede</hi> le terre direttamente al coltivatore, con i surriferiti contratti o di <hi rend="italic">subaffitto</hi>,o di <hi rend="italic">mezzeria</hi>,o di <hi rend="italic">inquilinaggio</hi>,conservando parte a <hi rend="italic">conto proprio</hi>.</p>
      <p>II. — MALI E INGIUSTIZIE</p>
      <p>È difficile in una breve esposizione far rilevare tutti i mali e le ingiustizie dei contratti agrarii per la coltura dei cereali nei latifondi siciliani. Mi limito ad una sintesi generale:</p>
      <p>Gran male è l'<hi rend="italic">assenteismo</hi> dei padroni, che crea <hi rend="italic">necessariamente</hi> il tipo del gabellotto sfruttatore, che s'interpone tra l'immediato coltivatore del suolo e il lontano proprietario, a cui dà la garanzia di un reddito annuo fisso — qualsiasi la forma di contratto culturale che esso sarà per adottare, salvo la riconsegna della terza parte del terreno incolto da due anni — e qualunque siano o possano essere le evenienze e i casi fortuiti a cui il gabellotto rinunzia espressamente nel contratto con la formula: « non ostante tutti i danni possibili prodotti da casi volontari o fortuiti, <hi rend="italic">divini</hi> od umani ».</p>
      <p>Per lo più i grandi latifondi mancano di sufficienti case coloniche, mancano di acqua e sono infestati dalla malaria. (Nelle campagne di Caltagirone nel 1900 sono morti di malaria l'11,72 su ogni 100 decessi, e dal marzo al dicembre dello stesso anno sono stati denunziati all'ufficio di sanità 371 casi di malaria). Perciò i latifondi sono disabitati, e la popolazione agricola si agglomera nelle città, che distano dai latifondi da sei a dieci e a venti e più chilometri di cammino. Condizione gravosissima questa, per cui i coltivatori non solo devono essere provvisti di mezzi di locomozione (asini, muli, ecc.), ma non hanno quelle colture minute (piccoli orti, giardinetti, vigneti, ecc.) che danno lavoro alternato a mezzi di sussistenza; devono pagare l'affitto della casa in città, dove tengono il focolare domestico; sono soggetti alla disoccupazione in città (perniciosissima) o aumentano il numero dei salariati a giornata, per cui il salario diminuisce </p>
      <p>
        <pb n="211" />in certe stagioni sino a 30 o 40 centesimi al giorno. Alcuni hanno qualche proprio campicello che coltivano; altri si locano come castaldi, vignaiuoli, mezzadri nei fondi di media e piccola proprietà, che circondano le città per una più o meno larga periferia.</p>
      <p>Il gabellotto, creato dall'assenteismo dei padroni, o il padrone (quando piglia la forma del gabellotto) hanno solo l'interesse di speculare sulla terra. Data la mancanza di altre industrie, la concorrenza dei gabellotti e il dazio di protezione, i prezzi dei fitti dei latifondi si sono elevati. Però il gabellotto non solo si rifà di quest'altezza di prezzi, ma ha il margine di una larga speculazione, perché anche fra i contadini, per la pletora della popolazione coltivatrice, vi è una sfrenata concorrenza, scegliendo sempre tra la disoccupazione e il lavoro, quest'ultimo anche a condizioni angariche. Onde la terra che il gabellotto paga da L. 80 a L. 150 la salma, viene subaffittata a L. 250, 300 e anche più. Nella <hi rend="italic">mezzeria</hi> la speculazione non è sul prezzo in denaro, ma sulla derrata; come si può rilevare dalle suaccennate forme di contratto, la <hi rend="italic">mezzeria è</hi> una parola vuota di senso, perché si riduce a 2/3 = 1/3; o 3/4 = 1/4; o 5/7 = 2/7; o 7/8 = 1/8.</p>
      <p>Le altre condizioni di locazione sono la giunta alla derrata. Il diritto di <hi rend="italic">preleva</hi> dalla massa del raccolto, per la semenza e gli interessi al 25 e al 30% per nove mesi, per la camperia, la guardiania, l'assicurazione, il Santo, ecc. e gli interessi sugli anticipi per le spese colturali, si riducono a vero strozzinaggio. Si aggiunga la mala fede nelle <hi rend="italic">misure</hi> (una più piccola nella consegna delle semenze, e una più grande nella restituzione); l'abuso di dare per semenza frumento inumidito e perciò cresciuto di volume, per riaverlo poi secco sull'aia e altre <hi rend="italic">piccole angherie</hi>.</p>
      <p>Per cui anche l'agricoltore cerca <hi rend="italic">frodare</hi> il gabellotto, formandosi in ciò una tradizionale educazione.</p>
      <p>Il coltivatore subaffittuario è obbligato al pagamento in denaro prima della trebbiatura, affinché il gabellotto non </p>
      <p>
        <pb n="212" />perda al suo credito la garenzia reale del prodotto. Onde il subaffittuario è costretto o a ricorrere al prestito, o a vendere le derrate al prezzo corrente, che al raccolto, per l'aumentata offerta, suole notevolmente abbassarsi.</p>
      <p>Per le difficili condizioni del credito agrario e la crescente miseria dei coltivatori, l'usura spadroneggia nelle campagne sino al 60, al 100 e anche al 150%.</p>
      <p>Non avendo tanto il gabellotto quanto il subaffittuario o il mezzadro o l'inquilino altro interesse che la speculazione, per quei pochi anni o per quel <hi rend="italic">solo</hi> armo che la coltivano, <hi rend="italic">sfruttano</hi> addirittura la terra; onde di anno in anno il totale della produzione va diminuendo.</p>
      <p>Per la nessuna educazione e istruzione tecnica, per la mancanza dei capitali e l'assenteismo dei padroni, la cultura razionale dei cereali è quasi sconosciuta; e quindi la produzione è minore al bisogno e la terra è poco remunerativa. Cosa che evidentemente aggrava specialmente la condizione degli agricoltori immediati della terra, e fa sentire crudamente le asprezze dei patti colonici.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Parte II</hi>
      </p>
      <p>
        <hi rend="italic">Rimedi e difficoltà - I primi tentativi in Caltagirone</hi> I.<hi rend="italic"> Rimedi</hi></p>
      <p>Parecchi rimedii si propongono: l'unione degli agricoltori per impedire la concorrenza; l'istituzione delle cooperative di lavoro fra agricoltori per eliminare il tipo del gabellato; una legge equa per la riforma dei patti colonici; una larga istruzione per la coltura razionale. Altri propongono la censuazione e quotizzazione dei latifondi, la colonizzazione interna per la cultura intensiva, ecc. Ma ciò non riguarda da vicino l'oggetto di queste note sommarie. Mi limito perciò alle proposte che principalmente riguardano i contratti agrari.</p>
      <p>
        <pb n="213" />II. <hi rend="italic">Difficoltà</hi></p>
      <p>Le difficoltà per una organizzazione rurale in Sicilia sono molte: 1) Poco o nessuno spirito di associazione e di solidarietà di classe; 2) Sfiducia inveterata e tradizionale al borghese e al clero, perché teme di essere ingannato e sopraffatto: borghesia e anche clero han prestato la ragione a tale disfiducia; 3)Ignoranza e analfabetismo; il 70% degli agricoltori non sa scrivere la propria firma; il 25% sa poco più che far la firma e qualche somma elementare di pochi numeri; il 5% sono elettori. Non è una statistica esatta ma si avvicina alla verità; 4) Mancanza di capitali per l'istituzione delle cooperative; appena il 25% dei contadini, per le economie sul proprio bilancio di uscita, e per altre risorse, ha qualche sommetta a risparmio; 5) Lotta sorda da parte dei gabellotti, i quali riescono a disanimare i volenterosi, ad accrescere la diffidenza, a ostacolare le pratiche per il fitto di un latifondo, a intimidire anche i propri mezzadri.</p>
      <p>III. <hi rend="italic">In Caltagirone</hi></p>
      <p>Città di 45.000 abitanti, di cui 28 mila circa agricoltori. Capoluogo di circondario e sede Vescovile.</p>
      <p>Sin dal 1896 il Comitato interparrocchiale dell'Opera sentì il bisogno di unire gli agricoltori in associazione <hi rend="italic">distinta</hi>,e fu fondata la <hi rend="italic">Sezione-Agricola</hi>,(come nel 1895 era stata fondata la <hi rend="italic">Sezione Operaia)</hi>,con la Cassa di Mutuo Soccorso e la Cassa Rurale di Prestiti (movimento nel 1900: L. 145 mila circa).</p>
      <p>D'allora si studiarono con amore le condizioni infelici degli agricoltori e si pensò alla fondazione di una Cooperativa agricola di lavoro principalmente per la condotta dei latifondi, e per altre imprese agrarie.</p>
      <p>Lunghi studii, difficoltà insormontabili, opposizioni tenaci, impossibilità quasi a raccogliere il capitale delle azioni, fecero tardare l'esecuzione del progetto. Finalmente nel marzo 1900 si stipulò l'atto costitutivo della società, nel dicembre successivo si conchiuse l'affitto di un feudo di circa mille ettari all'annuo estaglio di L. 36.500 annue, per il sessennio 1903-1909.</p>
      <p>
        <pb n="214" />In seguito le città di Grammichele e Scordia (della diocesi di Caltagirone) hanno istituito queste cooperative e sono in trattative per l'affitto di qualche latifondo. Anche fuori diocesi si è esteso il concetto di questa istituzione e da molte parti dell'isola chiedono al Comitato di Caltagirone delle informazioni. In Caltabellotta e Campobello di Licata (se non ricordo male) le locali Casse rurali cattoliche hanno preso degli affitti collettivi. Però in ciò scorgo un grave pericolo: cioé che il credito delle Casse Rurali può oscillare con le possibili vicissitudini di un'azienda agricola, e il capitale depositato resta troppo vincolato e fuori di una ragionevole circolazione.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">In rapporto ai contratti agrari dei latifondi e alle condizioni degli agricoltori</hi>,tale istituzione presenta i seguenti caratteri e vantaggi:</p>
      <p>La cooperativa sostituisce il gabellotto e prende in fitto, con le stesse condizioni che il gabellotto (in seguito modificabili), i latifondi. Se le condizioni che i proprietari impongono sono gravose, moltiplicate tali istituzioni, sarà meno difficile la coalizione per rompere la sfrenata concorrenza, che aumenta i prezzi. Da principio però le cooperative, per vivere, devono poter fare la concorrenza al gabellotto. Questa condizione di cose fa sì che le Cooperative devono avere un capitale proprio, variabile da lire cinquemila a lire diecimila il <hi rend="italic">minimum</hi>,secondo il valore dell'azienda agraria. Dippiù si rende necessaria una Cassa rurale o una Banca agraria, come istituto complementare, per la necessità del credito agrario.</p>
      <p>A ogni modo i prezzi di fitto che i proprietari impongono, considerati relativamente ai prezzi di <hi rend="italic">subaffitto</hi> o alle condizioni della <hi rend="italic">mezzeria</hi> e dell'<hi rend="italic">inquilinaggio</hi>,arrivano a stare come <hi rend="italic">uno</hi> a <hi rend="italic">due</hi> o come <hi rend="italic">due</hi> a <hi rend="italic">tre</hi>.Vi è sempre margine, sia pei miglioramenti dell'agricoltore, sia per la concorrenza. Infine sta nella prudenza degli amministratori assumere imprese vantaggiose.</p>
      <p>La Cooperativa verso i suoi socii azionisti compie le funzioni del <hi rend="italic">gabellotto</hi> nella forma giuridica del contratto, non mai nelle condizioni contrattuali.</p>
      <p>
        <pb n="215" />Per cui:</p>
      <p>ridà il terreno diviso a parcelle (<hi rend="italic">spezzuni</hi>)agli azionisti in proporzione delle loro azioni, allo stesso prezzo di fitto (compensando le terre di la con le terre di 2a e 3a qualità) più le spese di amministrazione e un lieve interesse che non può superare il 5% dell'estaglio annuo, per un fondo di cassa, etc. Si noti che a parità di condizioni un subaffittuario della cooperativa pagherà per ogni salma (ett. 2,78 circa) di terreno di prima qualità L. 206 e un subaffittuario del gabellotto L. 331;</p>
      <p>Semenze, anticipi, ecc.sono date al minimo tasso possibile dalle Casse Rurali; 5 o 6% mentre al gabellotto si paga il 25 o 30%, a non contare la frode sulle misure;</p>
      <p>Tutte le altre condizioni e patti vengono aboliti. Dove si crede più conveniente invece del subaffitto si userà la <hi rend="italic">mezzeria</hi>,che sia perfettamente a <hi rend="italic">metà</hi>,e a parità di condizioni;</p>
      <p>Affinché si eviti il subaffitto del subaffitto, che qualche volta il piccolo agricoltore usa a danno di chi si trova più sotto di lui nella scala sociale, è proibita questa forma di contratto; e il socio non può possedere più di n. 20 azioni, cioé quel titolo che nelle condizioni normali dà il diritto a tanta terra che può essere coltivata da una o due persone. È permesso al socio associarsi un compagno di lavoro, a <hi rend="italic">perfetta mezzeria</hi>,restando il socio obbligato dell'intero prezzo di fitto verso la società;</p>
      <p>Quando la società lo potrà — da poco a molto — inizierà la cultura del latifondo <hi rend="italic">a conto proprio</hi>,pagando i socii lavoratori, e distribuendo loro gli utili; per poter così godere i vantaggi della grande coltivazione estensiva.</p>
      <p>La società fissa i salarii degli agricoltori a giornata, secondo le stagioni, e li rende obbligatorii per la società e per i socii. La qual cosa influirà a mantenere equi anche i salarii di piazza;</p>
      <p>Verrà istituito un magazzino pel deposito delle derrate, quando non si possono vendere a un prezzo rimuneratore, affinché il socio lasci alla società la garenzia reale del prodotto, senza suo danno.</p>
      <p>
        <pb n="216" />Tutte queste condizioni elevano materialmente l'agricoltore, lo liberano dai patti colonici angarici e usurai, e lo mettono nella possibilità di godere dei frutti del proprio lavoro.</p>
      <p>La conseguenza morale sarà importante presso tutta la classe, che reclamerà dai gabellotti più eque condizioni. Preparerà col fatto l'agitazione legale per la riforma dei patti colonici per legge.</p>
      <p>3. Perché la società possa migliorare le condizioni tecniche della produzione, formerà sul luogo un campo sperimentale, istituirà un corso di lezioni pratiche di agricoltura razionale, agevolerà l'acquisto di concimi chimici, di semenze più adatte, di attrezzi e di macchine agricole più razionali.</p>
    </body>
  </text>
</TEI>