Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

UNIOR

Risultati per: accumulate

Numero di risultati: 26 in 1 pagine

  • Pagina 1 di 1

La cultura presente e la riscossa cristiana. Discorso dello studente di filol. Alc. Degasperi al Congresso di Mezzocorona

387842
Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Risalendo per le rovine accumulate dalla critica scientifica ed osservando alla fine che cosa sia rimasto nell'ambito stesso della scienza, dopo le prove fallite, vi sorprendiamo una inclinazione, la quale necessariamente mira a ricostruire quell’edifizio di affermazioni che la scienza stessa aveva cercato di distruggere lungo tutta l’età moderna che precede. La filosofia positivista, respingendo il cristianesimo, si era assunto il gravissimo compito di spiegare naturalmente il problema delle origini e quello delle finalità dell’universo, ma fallito —— come provò il Brunetière - l’audace tentativo, spinta dall’autocritica, essa si vede ora sparire dinanzi ad uno ad uno quegli ostacoli, che impedivano il suo accostarsi al soprannaturale. In pari tempo la critica storica avanzata, la quale aveva attaccato con tutto l’impeto il cristianesimo dal lato storico, spinto in avanti l’esame dei decadimenti antichi, vi trova dei fatti irreduttibili a fenomeni naturali: Si ha quindi la prova della loro trascendenza, e in tal modo la critica storica viene ad impedire che la filosofia speculativa si converta solo ad una fede vaga e non ad un fatto concreto, il cristianesimo. E non è questo, o signori, un Sintomo di rinascimento per la nostra età, la cui decadenza si deve a coloro che in nome della scienza devastarono rumorosamente gli scudi contro la Religione? Ma c’e‘ di più. Sulla fine del secolo noi abbiamo assistito ad una rifioritura meravigliosa di quel sano idealismo, che pareva orami soffocato nella gola stagnante materialista. Nell’anno appunto in cui il Marxismo pareva rovinare sotto i colpi di una critica spietata, un soffio animatore, portante i germi di una futura primavera, passava sulla landa inaridita. Era Francesco Coppée, che sollevava nell'ora di un’infermità, l’ardente inno della fede; era P. Burger, l’acuto scrutatore della psiche parigina, che dichiarava la redenzione doversi aspettare solo dal cristianesimo; era Lemaitre, che proclamava la soluzione di tutte le questioni sociali essere evidentemente nel Vangelo; era Ferdinando Brunetière che dimostrava la necessità di credere; era infine Edoardo Rod che «incominciava a pensare alla cura delle anime». E mentre in Italia «la voce irosa del cantore di Satana si va addolcendo nella trepida invocazione a Maria», Antonio Fogazzaro si mostra sempre più lo scrittore credente, il cavaliere dello spirito, e il Butti e Matilde Serao accelerano di scritto in scritto la loro evoluzione intellettuale verso gli ideali cristiani. È vero: quest’indirizzo buono non è quello che domina la coltura di oggi; ma chi ci dice o signori, che non sia il vincitore di domani? Non è dunque arrischiata la conclusione: la curva della parabola e già oltrepassata, perchè il secolo XIX ci ha lasciato il germe del rinascimento: il crepuscolo in cui ci troviamo non è il crepuscolo della sera, a cui succede l’oscurità della notte, ma il crepuscolo del mattino, annunziatore di una giornata splendida e trionfale. Dicevo però, o signori, che il pronostico di una rinascenza generale è legato ad un’altra condizione necessaria. Difatti, la coltura nostra, non entrerà mai, malgrado i buoni sintomi, in pieno cristianesimo —— in cui la rinascenza — finché è rappresentata da elementi anticristiani e decadenti. Bisogna con schiere nuove, irresponsabili delle colpe di oggi e rigogliose di forza intima di fronte all’avvenire, agitino coraggiosamente la bandiera del rinascimento portata in mezzo al campo, ed applichino alla nostra vita intellettuale tutta l’energia riedificatrice, che proviene da ideali e principi immutabili. Perchè è chiaro, o signori, che la decadenza della cultura moderna, viene a fondersi nelle cause e nello svolgimento con tutta l’immane decadenza economica e civile della borghesia e col rovinare di quella che si chiamò epoca liberale. Al principio di quest’epoca la borghesia liberale aveva monopolizzato come il capitale così la coltura e, favorita dalla preesistente divisione fra le scienze ecclesiastiche e civili, fece sì che essa venisse via via liberandosi di ogni influenza religiosa. In tal maniera la cultura diventò interprete sempre più fedele — fino a Nietzsche — di quelle classi, le quali si allontanavano con moto sempre più celere dalle idee sociali del Vangelo di amore. Il rimedio vuol essere quindi radicale ed evidentemente far parte di quella che si dice soluzione della questione sociale. Ora, o signori, la Chiesa cattolica assumendosi davanti al mondo l’incarico di portare tale soluzione più avanti che sia possibile, ha comandato implicitamente un generale riavvicinamento dei cattolici alla vita moderna e ha ordinato una rapida mossa di riconquista su tutta la linea. Gli è così che i cattolici sono condotti ora, ai primi passi del secolo XX, ad una riscossa cristiana nel campo della cultura. Solo a questo patto il rinascimento sarà possibile. Non illudiamoci però: Il movimento ascensionale sarà molto lento. La tattica delle ritirata in uso da cinquant’anni in qua, di fronte a quel desiderio di innovazioni, di critica, di ricerca, di libertà che affatica il pensiero moderno — per la quale giornali di cultura, riviste, letteratura amena, manuali di scienze, tutto fu lasciato in mano al liberalismo dominante, ha creato nei cattolici (è inutile il nasconderlo) troppo infiacchimento e troppi pregiudizi. Ed è doloroso il vedere come il pretendere maggior equanimità nel giudizio degli uomini e degli scritti, il domandare che la si rompa una volta coll’accademia e colla rettorica, che si curi di più la forma moderna, venga da troppi cattolici ritenuto come un essere disposti a recedere dai giusti principi di intransigenza. «I cosiddetti circoli cattolici intelligenti, deplora il d.r Ratzinger, predicano di continuo moderazione e assenteismo là dove converrebbe agire personalmente». Ma lasciamo, signori, le querele sopra un periodo che, volere o no, è già chiuso, e più che dire, facciamo, guardando all’avvenire. Rientriamo una volta nella cultura moderna, strappiamo ai nostri avversari quella supremazia. che dà loro tanto prestigio nella lotta contro la Chiesa. E ricominciamo dal popolo: dai giornali, dalle riviste, dalla stampa periodica, a cui tanti cattolici contribuiscono così miserabilmente perché sono così poco moderni. Non trascuriamo nella nostra educazione i sussidi dell’arte le correnti moderne della vita. E soprattutto studiamo, studiamo molto. Io vorrei, o colleghi, che ognuno di noi sentisse il dovere dello studio per due ragioni: l’una per il proprio onore, l’altra per contribuire con tutte le forze a questa riscossa cristiana. Oh! a queste nuove generazioni di cattolici, anche per un lavoro maggiore, non mancheranno davvero ideali affascinanti. Signori! È uscito dal Vaticano come un grande, immenso, fascio di luce di un potente riflettore elettrico: a questa luce nuova noi abbiamo visto grandeggiare fra le tenebre del paganesimo, le ruine di questa vecchia Europa crollante, e per entro le rovine una folla immensa gemere senza ristoro, e pochi gaudenti assidersi al banchetto del piacere. A questa vista siamo balzati su, quasi chiamati da uno squillo di riscossa, ed abbiamo piantato arditamente fra le rovine una grande bandiera bianca, la bandiera delle democrazia cristiana. Su questa bandiera era scritto: Amore e libertà. Ebbene, o signori, queste due parole saranno gli ideali e il contenuto della cultura avvenire. E i cattolici chiamati ora dai nuovi atteggiamenti della Chiesa al faticoso lavoro della ristorazione sociale, avranno nella cultura avvenire gran parte, anzi purché lo vogliano, la parte principale. Il secolo XIX ha lasciato al XX i germi del rinascimento; i migliori degli intellettuali fra i nostri avversari sono fra la «gente che si avvia», per noi si sono aperti nuovi orizzonti: ebbene, o cattolici de secolo XX, siamo uomini dei nostri tempi: alla riscossa.

L'evoluzione della cultura e la stampa quotidiana

388064
Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Nel corso delle ere più remote, nello svolgersi delle epoche più vicine, in tutte le fasi e i tempi presenti, possiamo figurarci il progresso della cultura come una dispersione dei frammenti di queste masse enormi e rozze ancora, di quella vergine montagna ove stanno accumulate tutte le energie umane: materiale greggio che viene mano mano usato dai popoli nella fattura della civiltà. E anche qui, talvolta sopravvengono dispersioni violente che interrompono la pacifica evoluzione. Sono inondazioni morali che abbattono e distruggono chi vi si pone di contro perché ignaro del limo che le acque travolgono sotto o chi senta di dar direzioni artificiose all’elemento che cammina, com’è natura sua.

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

390077
Toniolo, Giuseppe 11 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
  • UNIOR
  • w
  • Scarica XML

Tale restaurazione è tuttora e vieppiù promette domani di riuscire proporzionata all'immane conseguenze accumulate nel dominio della metodologia e dello scibile, da oltre tre secoli di ostilità alla metafisica tradizionale; e tale da tesoreggiare le esperienze largamente acquisite e criticamente assodate, specialmente nell'ultimo secolo in servigio di metodi rigorosi e compiuti.

Pagina 1.142

Essa diviene così — un presidio indispensabile alla educazione mentale dello studioso e quindi ai più sicuri e rapidi progressi del sapere scientifico; — e un mezzo di cultura generale, la quale si avvantaggia egualmente delle esperienze accumulate dei fatti e delle tradizioni storiche delle idee. Il genio moderno si affermò meravigliosamente, non soltanto nel dominio della storia prammatica (dei fatti), ma anco in quello della storia dottrinale.Non v'ha ramo di scienza, che oggi non vanti la propria storia, così nelle grandi sue direzioni, come nelle singole sue teorie. E ciò vale anche per l'economia.

Pagina 1.156

. ‒ Tale diuturna evoluzione, attraverso tre economie tipiche, e in ispecie la somma delle esperienze accumulate dai cittadini dei liberi Comuni industriosi e mercantili, accoppiandosi alla cultura teologica e filosofica degli ecclesiastici, dovea in proporzione ridestare anche il pensiero scientifico.

Pagina 1.198

Inoltre l'attività traducendosi in rapporti — universali fra tutte le genti — e continuati attraverso i secoli, le leggi che ne risultano risentono dell'immensa varietà di stirpi, di istituzioni e di tradizioni storiche, sicché all'analisi delle leggi stesse non bastano ricerche individuali, ma occorrono le osservazioni accumulate ed effettuate sistematicamente da molti in larghissimo ambito di spazio e di tempo.

Pagina 1.31

Le classi giovanili vi apportano forza militare non solo, ma promessa d'ogni progresso sociale in avvenire; quelle senili,colle esperienze accumulate, vi fungono un sapiente ufficio moderatore; mentre le classi adulte,nel periodo della più intensa e regolare energia di pensiero e di azione, sono le autrici massime della vita intellettuale, morale, politica, e finalmente economica di un popolo; perché tutto ciò si ripercuote sulla ricchezza.

Pagina 1.421

A rassodare i nuovi organi di classe si aggiungono altri fattori: — la generazione, fattore fisiologico, per cui ogni nuova classe tende a trasmettere le proprie funzioni sociali nei discendenti; tendenza comune alla nobiltà di uffici civili, alla aristocrazia dell'armi, come agli esercenti di ogni arte, sempre e dovunque; — poi le tradizioni,fattore storico che collega colla educazione, colla consuetudine, colle esperienze accumulate, le generazioni passate alle presenti, sicché ogni classe ha la sua storia, che vi apporta rispetto e virtù dirigenti; — infine la solidarietà, fattore psichico, che è convinzione di avere una distinta funzione nella società, dal cui esercizio dipende il bene generale di quanti vi sono addetti, coordinato al bene generale; e che si traduce in una comunanza sentita di ideali, doveri, diritti, la quale sospinge e regge la operosità collettiva; fattore che compendia tutti gli altri e forma la coscienza di classe.Questo «esprit de corps» temprava l'anima delle classi fondiarie nobiliari dell'«ancien régime», per l'oblio del quale, più che per l'abolizione dei privilegi, esse si disciolsero. Le classi capitaliste moderne, anche in un regime di libertà, devono il loro predominio alla comune aderenza ad alcuni principi di condotta sociale e politica, la quale ne assicurò il predominio. E masse di operai che condividono le stesse condizioni liete e tristi del lavoro, divengono classe solo quel dì che acquistano la convinzione della propria speciale importanza nel corpo sociale, cioè quando si forma in esse la coscienza di speciali doveri, diritti ed interessi. L'educare una retta coscienza in quelle classi è anzi il problema dell'indomani.

Pagina 2.119

Ciò che rimane costante nella storia è solamente la tendenza razionale all'utile, la quale svolgesi (fra quelle svariatissime occasioni dell'ambiente) in proporzione delle osservazioni ed esperienze del singolo e di quelle accumulate delle generazioni, — determinando così per millenni una tecnica empirica e tradizionale («routine»); — la quale poi, in condizioni eccezionali o di maturità, viene e ad essere illuminata e guidata da rigorose e complete giustificazioni teoretiche (di dottrine fisico-matematiche), assumendo qualità e pregio di tecnica scientifica,ciò che accadde soltanto nel secolo XIX. È la prima distinzione storica, che va qui fermata.

Pagina 2.12

Ma la regola è offerta da quelle città politiche per eccellenza, che economicamente non erano che ingenti centri di consumo e di godimento, non già di produzione nell'ampio e multiforme senso moderno; in cui si addensavano appena artefici e venditori di prodotti suntuari, e poi pubblicani, appaltatori, prestatori usurai, clienti politici (l'ordine dei cavalieri), nonché grandi masse di plebe e schiavi (forse ⅔ del totale), per fruire delle briciole cadenti delle accumulate ricchezze e della assistenza pubblica (panem et circenses),non già classi industriali e lavoratrici. Roma è stata sempre una vorace consumatrice a spese del mondo intero.

Pagina 2.134

Ma qui basti rilevare come premessa, che tale diritto complesso nella sua pienezza importa in favore delle persone che ne sono investite: — in primo luogo, per l'oggetto,la disponibilità completa, sia dei beni finali utilizzabili immediatamente per i bisogni umani (il frutto, il pane, la veste), cioè dei prodotti naturali o artificiali (proprietà redditizia o del prodotto), sia dei beni stromentali cioè delle potenze produttive, naturali o artificiali, accumulate nel mondo esterno (terreno, miniere, edifizi, macchine, capitali, ecc.), in quanto sono fonti e mezzo di continuati redditi e godimenti (proprietà patrimoniale); — in secondo luogo, per il modo,implica un legame tra que' beni e i singoli, che risponda il più integralmente possibile alla natura dell'uomo e delle cose, cioè un atto soggettivo di volontà e di operosità, che si estrinsechi e si obbiettivi nelle cose determinate, sì da indurne un vincolo estrinseco e sensibile, esso stesso il più possibile duraturo; poiché né l'attività umana, né le attitudini delle cose tornano pienamente utili, se non nelle continuità e permanenza del legame; — da ultimo, rispetto al fine,tale diritto (di proprietà) presuppone che esso serva al migliore conseguimento di tutti gli scopi razionali di conservazione e di perfezionamento dei singoli, e per mezzo di questi di tutta la umanità; sicché la proprietà particolare, sotto debite condizioni, meglio conferisca allo stesso bene materiale e morale della società intera.

Pagina 2.205

Senza bisogno di supporre (con un errato pensiero hegheliano) un'anima sociale al luogo dell'anima personale, si forma in tal modo, al di sopra della serie indefinita dei focolaripsicologici individuali ardenti di luce propria entro ogni economia privata, — un'altra serie di maggiori focolari psicologici sociali,di luce derivata ma di energie accumulate, che avvivano l'economia generale: — duplice serie di centri di coscienza (individuale e sociale) che non si confondono o scompaiono più, perché rispondenti ai due sentimenti distinti del bene proprio e altrui (egoismo e altruismo) e ai due fatti indistruttibili l'uomo e la società (I. Petrone).

Pagina 2.55

Non così nelle città, ove per il valor di monopolio dell'area e per la costruzione di case a più piani (già nelle antiche città d'oriente), lo spazio abitabile per i singoli si fa angusto e dispendioso; ed ivi più famiglie unite sono impossibili o vivono accumulate in modo incivile. Soltanto ai principi e ai doviziosi nelle città è dato di ostentare le grandi magioni colle ingenti famiglie; ed Omero ci descrive il palazzo di Priamo in Ilio, che ospita 500 persone, figli, nuore, generi, parentado, domestici e servi; e Roma imperiale ci addita le ville suntuose dei patrizi e neo-arricchiti (homines novi) colle famiglie gentilizie e con centinaia di schiavi ed ancelle. Ma allora come ora, per i mediocri e per il popolo, le abitazioni cittadine tornano di ostacolo al vivere di grosse famiglie.

Pagina 2.87

Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

394645
Toniolo, Giuseppe 7 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
  • UNIOR
  • w
  • Scarica XML

È dessa un aspetto della cultura,risultato delle riflessioni ed esperienze accumulate delle generazioni, di cui dicemmo nelle premesse storiche di fatto («Introduzione»); cultura, che è prima causa del progresso sociale, in quanto la scienza in genere addita i fini e i mezzi dell'operare umano,seguendo perciò lo sviluppo intellettuale dei popoli. Le cognizioni che si riferiscono alla industria, se sono suggerite soltanto nella pratica, senza rigorosa dimostrazione razionale, formano la tecnica, della cui genesi remota discoremmo per delineare le influenze che esercitò nei vari momenti storici sulle condizioni civili ed economiche, ed avvertimmo come l'antichità e tutto il medio evo, anzi l'età moderna fino al sec. XVIII, seguissero nell'esercizio delle industrie agricole, minerarie, manifattrici, dei trasporti, un più o meno illuminato empirismo,il quale non impedì che quelle raggiungessero talora cospicui successi, ma le trattenne tuttavia al di fuori della scorta propriamente della scienza.

Pagina 122

., oggi ancora perfezionate fra i nomadi; — n'ebbe spinta il traffico di quelle ricchezze accumulate (animali e prodotti derivati) con popolazioni ricche e sedentarie all'ingiro, donde in que' pastori nomadi lo sviluppo di certe attitudini ed artifici di commerci e trasporti (le carovane); — e infine ad un certo momento spuntò il bisogno di trasfondere quella proprietà mobile e semovente in proprietà immobiliare terriera,donde la tendenza etnica di insediamento in paesi territoriali agricoli.

Pagina 245

Chi fece i sacrifizi ingenti di mente, di braccia, di capitale per quella effettiva occupazione permanente del sottosuolo minerario, senza di cui non è possibile l'utilizzazione (ultimazione) completa delle materie accumulate da natura, mercé un lavoro regolare? E vi ha diminuzione del bene individuale altrui, se il sottosuolo minerario è lasciato in abbandono ed ignorato? O piuttosto qual beneficio si arreca all'universale, incoraggiando colla proprietà una industria, il cui risultato torna di poderoso sussidio a tutte le altre industrie! Tutto al più il proprietario della superficie potrà accampare un diritto potenziale,che non diverrà reale, se non col verificarsi da parte sua di quelle condizioni concrete, e nei limiti della utilità generale.

Pagina 270

Le vendite di prodotti già anticipatamente accumulate nei magazzini si smerciano in grande quantità con pochi e grossi negozi (contratti), nel mercato nazionale e internazionale, in luoghi e tempi più opportuni, prevenendo e dominando la domanda, con certa continuità media di spaccio e più pronta realizzazione di valori. — Ambedue si effettuano con minor spesa di trasporto lungo le rapide e ben servite arterie del traffico, meglio che per la rete lenta e intrecciata delle vie locali; — e con risparmio di capitale circolante, in parte sostituito vantaggiosamente (e un calcolo matematico dimostrato) da un giro di operazioni di credito, al quale le forti ditte possono attingere più largamente. — Di qui una certa continuità anche della produzione e dei suoi profitti, i quali ultimi anzi mercé l'ingente massa degli affari, pesano con frazioni minime sul prezzo di ogni unità di prodotto, pur apportando complessivamente copiosi redditi all'impresa, con cui questa può meglio fronteggiare gli ardimenti perigliosi del commercio di speculazione nella concorrenza generale.

Pagina 467

La semente, le materie prime ed ausiliari, accumulate per le industrie, gli stromenti, le macchine sono capitali.

Pagina 55

. — bestiame, sementi, concimi, serventi all'agricoltura; — materie prime ed ausiliari e accumulate per il servizio delle industrie o della mercatura, ecc.

Pagina 62

Nella sua struttura organica l'impresa importa (Messedaglia): — un personale,cioè un capo o imprenditore con certo numero di collaboratori; — un materiale, ossia un insieme di forze e sostanze di natura, p. e. una cascata, una energia elettrica, un giacimento minerario, un terreno arabile, nonché mezzi e stromenti di capitale, macchine, edifizi industriali, materie accumulate nei magazzini per la produzione, carri di trasporto, ecc.; — finalmente un ordinamento, cioè un sistema di combinazioni ad unità di questi elementi dell'impresa, per cui essi convergano ad un concreto scopo produttivo, p. e. la confezione dei vini, la tessitura del panno, l'escavazione del carbon fossile.

Pagina 96

Rivoluzione e ricostruzione

398787
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 264-308.
  • Politica
  • UNIOR
  • ws
  • Scarica XML

Tanto più che nel nostro paese, per quella civiltà bimillenari, che sempre si rinnova, vi sono tante forze accumulate nel nostro spirito e nell'intimo della nostra razza, che non è lecito mai disperare. Oggi di fronte a vecchie volontà deboli e oscillanti vi sono volontà sicure e giovani, che ad ogni costo tendono a superare la crisi, a vincere il travaglio e a sollevare le sorti del nostro paese. Questo atto di fiducia in noi stessi è necessario, perché altrimenti sarebbe inutile domandare che lo stato italiano venga riformato per meglio rispondere alle nuove esigenze; sarebbe impossibile potere affrontare i problemi economici e finanziari che ci affaticano; dovremmo pensare che l'attuale fase politica avrebbe uno sbocco ancora tormentoso e difficile, e che il periodo di ricostruzione sarebbe purtroppo lontano. Noi non solo ci rifiutiamo di pensare così, noi aggiungiamo un altro sforzo ideale e volitivo, operiamo ed opereremo come se la ricostruzione fosse in atto, come se il tentativo dell'attuale governo, sbocchi o no in uno stato idealmente diverso che essi chiamano stato fascista, fosse il tentativo che attraverso le forme convulsive possa sboccare nella nuova costruzione statale.

Pagina 288

La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

400359
Murri, Romolo 3 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
  • Politica
  • UNIOR
  • ws
  • Scarica XML

Sicché è facile prevedere che la nuova generazione sarà assai più ostile od estranea al cattolicismo che non sia la nostra; e che un miglioramento non si avrà se non quando — accumulate ancora molte rovine — il cristianesimo tornerà ad essere veramente e sinceramente praticato da anime ardenti, le quali ricomporranno i primi nuclei d'una nuova società cristiana.

Pagina 122

E la libertà, che sentiamo essere in noi come carattere proprio della vita della volontà, non è già, come alcuni credono, l'irrazionale e il senza motivo, né è data solo dalla sproporzione fra l'atto nostro deliberato ed i motivi di esso presenti alla nostra attenzione, i quali non sono né tutti i precedenti che influiscono sull'atto né forse i più notevoli; libertà è questo rifluire e rispecchiarsi di tutta la nostra precedente attività morale, di tutti i moti e gli impulsi e le abitudini accumulate, in ogni singola mossa in avanti del nostro volere; così che quello che noi vediamo e facciamo reca, quando la reca, quando cioè procede davvero dalla nostra attività interiore desta e operante senza ostacoli, tutta l'impronta della nostra personalità morale e della direzione spirituale che caratterizza lo spirito nostro.

Pagina 271

Per regolarvi in tutto ciò che interessa la vostra vita, nel mangiare, nel vestire, nel camminare, nell'operare, voi avete una quantità di nozioni, accumulate da secoli e crescenti sempre: è la conoscenza del vostro organismo e del mondo reale, ordinata, divisa, catalogata, applicata; è la tecnica della vita e dell'attività umana; è la scienza. Questa scienza va dagli elettroni agli astri, dalla plastidula ai delicatissimi organi di vita che sono i nostri nervi. Essa dirige l'azione umana. Ma quale azione? Per conservare o riacquistare la salute io studio la medicina; per arricchire il codice commerciale, l'economia politica, la tecnica delle produzioni singole; per fare opera d'arte gli esempi e gli scritti dei classici; l'empirismo, che dominava tante provincie della vita umana, si va convertendo in azione meditata e consaputa. Ma non crediate che questa scienza vi dica qualche cosa dei vostri problemi spirituali: per definizione, essa si è imposta di non occuparsi che di ciò che è oggetto di constatazione e di controllo; ciò che non può essere né pesato né misurato né colpito a volo da uno strumento è fuori del suo campo, le sfugge intieramente. Pretendere che essa dimostri con i suoi mezzi, facendone registrare la presenza dalla punta degli istrumenti d'un gabinetto di psicologia o da lastre fotografiche, comunque sensibilizzate, le realtà spirituali, il pensiero, la coscienza, l'assoluto, è assurdo; ma ugualmente assurdo è dire che essa dimostri che queste realtà spirituali non sono; come sarebbe assurdo il ciabattino il quale, perché ha dedicato la sua attività alle scarpe, pretendesse che la scarpa è l'essere e che al mondo non vi sono che scarpe. Non solo la scienza non sa di Dio, dell'anima; essa non sa della più umile frazione di pianta e di minerale ciò che essi sieno, non sa perché dal più povero e semplice fatto ne segua un altro; essa non coglie che manifestazioni sensibili e l'ordine di esse nello spazio e nel tempo; ed ancora queste manifestazioni sensibili non le coglie e non le ordina senza metterci qualche cosa di sé medesima, sieno categorie dell'intendimento o ipotesi o assunzioni varie. La scienza, è vero, ha fugato degli empirismi, ha cacciato i fauni dalle selve e le superstizioni dai cuori degli uomini; e tuttavia essa non può non lasciare all'arte i fauni e al pensiero l'essere delle cose e del pensiero medesimo e alla coscienza umana il suo Dio. E noi sorridiamo oggi quando sentiamo parlare di contrasti fra la scienza e la fede: sorridiamo tristemente, pensando all'ingenuità degli uni e al ciarlatanismo degli altri, di coloro che han voluto creare una religione della scienza.

Pagina 92

I problemi del dopoguerra

401538
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1918
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 32-58.
  • Politica
  • UNIOR
  • ws
  • Scarica XML

Ma più che semplice condanna di uomini, colpevoli più o meno direttamente della guerra scatenata sul mondo, è follia di popoli che fermenta, nell'esplodere di forze intime, agitate dall'angoscia e dalla miseria, quando il velo dell'illusione è caduto, e si vede nuda la realtà amara e tragica, le rovine accumulate, la incertezza del presente, l'oscurità dell'avvenire.

Pagina 34

Introduzione alla sez. "Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922)

403590
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 101-131.
  • Politica
  • UNIOR
  • w
  • Scarica XML

Si dice che la civiltà europea emigri in America, perché ivi si sono accumulate le ricchezze del mondo; si dice che l'America divenga il centro di irradiazione di quella grande civiltà storica (che coincide e che è satura di cristianesimo) la quale ha avuto per base l'Europa e come centro l'Italia, sede del papato; e che polarizzi il vecchio mondo asiatico e quello nuovo australiano. Si dice che, come le grandi civiltà asiatiche, egiziana, greca, cedettero all'Europa romana e cristiana; così questa ormai si esaurisce e cede all'America. Forse nel campo della economia potrà il rivolgimento avverarsi; ma la civiltà europea è sostanzialmente cattolica, e questa forza di rinnovamento etico, culturale, spirituale ha la sede centrale a Roma, mantiene ancora la sua unificazione e la polarizzazione, è e resterà fonte di vita, quando anche la catastrofe economica farà sentire i suoi effetti di imbarbarimento. La reductio ad unum religiosa rimane nelle ore tragiche dell'Europa, quando anche verrà spezzata ogni solidarietà economica e civile.

Pagina 125