Allora la funzione mercantile prepondera e a sopperirvi il mercante moltiplica esso medesimo le ordinazioni alle case ed alle officine degli antichi artigiani, i quali, rimunerati a prodotto o a compito (p. e. tanto per pezza), dipendono per le commissioni non più dal pubblico, ma da lui; ed egli si restringe alle operazioni del commercio di speculazione, accumulando in deposito o magazzino i prodotti e lucrando a proprio rischio sulla previsione dei prezzi avvenire. Così si erige «il sistema, di manifattura»(taluno aggiunge domestica),il quale esprime «un insieme di imprese industriali autonome e disperse, in servigio di un capitalista speculatore, che concentra in proprie mani la funzione commerciale per il grande traffico».
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A parte le affermazioni generiche, gli ordini del giorno votati o ritirati, i discorsi più o meno chiari attorno all'arduo problema della riforma amministrativa statale e locale, il parlamento ha creduto di poter isolare il problema economico della burocrazia indirizzando le riforme verso uno sfollamento di impiegati sulla base di una regolamentazione quasi meccanica, e tentando di recidere i rami di quell'evidente superfluo, che si è venuto accumulando nei ministeri o negli uffici decentrati, sì da ottenere una economia da devolvere alla perequazione degli stipendi del personale. Questa direttiva consacrata nella legge dell'agosto passato e in corso di esecuzione, con le notevoli difficoltà da affrontare, manca di una ragione sintetica e di una costruzione sicura, tale da poter dare, ai provvedimenti che saranno escogitati, il diritto di chiamarsi «riforma». Invano con l'ordine del giorno Tangorra del febbraio scorso, ripreso poi dall'on. Cingolani nella discussione del luglio e con le richieste dell'on. De Gasperi di esplicite dichiarazioni sulla regione e (nell'incerta e agitata discussione dell'art. 1 della legge) con l'emendamento Carapelle sulle autonomie locali, il gruppo parlamentare popolare tentò di impostare seriamente il problema: la camera vi sfuggì, perché non era convinta della riforma, impostata col semplicismo giolittiano solo per evitare le spine dell'agitazione degli impiegati.
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Coloro che hanno troppo cercato ciò nella fede, l'han troppo legata a filosofie passeggere e compromessa agli occhi degli uomini d'oggi; e coloro che, oggi, resistono al desiderio vivo di credere e di amare nella religione del Cristo, accumulando difficoltà contro questo e quel punto della dottrina ecclesiastica, obbediscono ad un uguale pregiudizio: essi vogliono giungere alla Chiesa col procedimento di chi si iscrive a una scuola o aderisce ad un sistema filosofico: ed invece noi dobbiamo cercare in essa la vita, la vita interiore e morale. Sotto quale diversa luce la verità cristiana ci appare, se cercata a questo modo! Quante anime, che credono senza operare, sentirebbero la vanità di questa loro fede sterile e morta che non illumina e non riscalda, e si spiegherebbero perché, non avendola in sé, essi non sono capaci di trasmettere questa fede viva nei loro cari, che disertano quindi, con dolorose conseguenze morali, il cattolicismo! Quanti, che dei dubbii teorici trattengono lontano dal cattolicismo, avrebbero invece premura di informarsi del valore morale delle dottrine di questo e di aderire ad esso, riconosciuto che ne avessero la superiorità, con anima semplice e fedele, certi di veder dileguar per via i loro dubbi! Poiché di questo complesso di dommi di riti di dottrine nel quale è venuta come concretandosi la fede noi non diciamo certamente che sia storicamente non necessario; ma diciamo che, come per i singoli, così anche per la Chiesa e per l'umanità, tutti questi particolari, nella cui storia apparisce in vario modo l'opera industriosa dell'uomo, in tanto valgono in quanto giovano all'opera salvatrice della vita cristiana; se e in quanto essi sono lo sviluppo logico della verità deposta dal principio nel seno della chiesa, chiunque accetti questa verità ne potrà rivivere in sé medesimo lo sviluppo, e sentirà, più che non possa spiegarsi, la rispondenza della forma esterna all'interiore contenuto divino; se ed in quanto formule e sistemi e opinioni sono opera d'uomo, buona ad altri e per altri tempi, ma estranea per sé alla divina sostanza della verità rivelata, l'anima che si nutre di questa, come ha la forza di assimilare a sé ciò che è buono, così avrà quella di lasciare ciò che non giova più e di progredire, o assimilando o segregando, nella fede e nel cristianesimo. E questa esperienza individuale delle anime è controllata e diretta dall'esperienza collettiva della società dei fedeli; la quale, e l'autorità che la rappresenta, è garante a noi dell'assistenza dello Spirito.
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E perciò il giornale è in stretta relazione con i progressi della scienza: saltano agli occhi anche d'un osservatore superficiale i molteplici rapporti che lo legano alla invenzione ed alla circolazione delle ricchezze intellettuali che la scienza moderna va accumulando.
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La prima diffida delle nuove energie politiche che si vanno accumulando nelle masse via via che crescono l'educazione e l'organizzazione di queste, ed è quindi impegnata in una lotta gravissima per la conservazione del suo dominio; l'altro teme la penetrazione, nella Chiesa, di elementi di cultura, e di uno spirito democratico che sono bensì assai più conformi ed affini allo spirito nativo del cattolicismo stesso, ma che urtano contro certe forme esteriori di dominio e di vita religiosa prese da esso in seguito all'enorme potere conquistato nel medio evo, e consolidate in questi ultimi secoli di decadenza. Sono quindi due interessi di conservazione, non illuminata e prudente, ma retriva e sospettosa, che si incontrano in un accordo il quale ci è rivelato massimamente dalle elezioni amministrative e politiche. E il fatto più saliente di quest'accordo è che l'autorità ecclesiastica, entrando direttamente ed ufficialmente nelle elezioni politiche e prendendo parte in esse, dispensa i cattolici dal non expedit, non già col restituir loro il libero uso di un diritto politico, ma solo a favore di un determinato candidato, che è sempre il candidato opposto a quello dei partiti di Estrema o della borghesia radicale; sicché egli, se riesce, non rappresenterà solo dei cittadini elettori, rappresenterà, anche, alla Camera, l'autorità ecclesiastica che lo ha fatto eleggere con azione aperta e diretta; sicché avremo così alla Camera un gruppo clerico-conservatore, composto parte di cattolici e parte di moderati, i quali saranno egualmente gli eletti dell'autorità ecclesiastica. Ecco dunque in che cosa, secondo me, consiste oggi il clericalismo; in un accordo politico stretto da cointeressati alla conservazione di due forme di dominio, l'uno politico, l'altro politico-ecclesiastico, per trattenere e respingere lo sviluppo delle forze vive di cultura e di democrazia.
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