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        <title>Il bivio della politica ecclesiastica in Italia (colloquio con un giornalista)</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 138-148. <date when="1907">1907</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="138" />{{139}}CAP. VI</p>
      <p>IL BIVIO DELLA POLITICA ECCLESIASTICA IN ITALIA <note n="1"> Riproduciamo, senza mutamenti, una intervista con D. Romolo Murri, pubblicata dal Giornale d'Italia di Roma nella prima metà dell'aprile 1907, pochi giorni innanzi alla sospensione del Murri a divinis. L'articolo del quale si fa parola in principio può esser letto nella seconda parte di questo volume.</note></p>
      <p>(COLLOQUIO CON UN GIORNALISTA)</p>
      <p>Sapendo la presenza in Roma di don Romolo Murri e conoscendo — ne abbiamo anche informato largamente i no stri lettori — le molte questioni ed opposizioni di vario genere alle quali ha dato luogo la condotta politica sua e della <hi rend="italic">Lega Democratica Nazionale</hi>, abbiamo voluto rivolgerci a lui per avere preciso il pensiero del fondatore di questa Lega sui principali argomenti che si ricollegano all'attività di essa; ed egli ci ha cortesemente favorito, con la consueta sua schiettezza e lucidità, interessanti spiegazioni, che daremo qui con la massima possibile fedeltà e che ci sembra gettino molta luce sulla condotta dei cattolici italiani nel presente momento politico.</p>
      <p>
        <pb n="140" />
        <hi rend="italic">Clericalismo e religione</hi>
      </p>
      <p>Il primo punto sul quale abbiamo interrogato don Murri riguardava il suo ultimo articolo pubblicato dal <hi rend="italic">Rinnovamento,</hi> intorno a un libro del Nitti sul partito radicale; una dichiarazione contenuta in quell'articolo, secondo la quale il Murri tornava a manifestare la sua recisa ostilità per il <hi rend="italic">clericalismo,</hi> provocava in questi giorni violente risposte della stampa clericale.</p>
      <p>— Ha veduto — gli abbiamo chiesto — un giornale di Milano che la accusava quasi di voler mettersi d'accordo con glianticlericali?</p>
      <p>⸺ È — ci ha risposto — un equivoco grossolano. Se essere anticlericale ha il senso, puramente negativo, di <hi rend="italic">essere</hi> contro il clericalismo, certo io sono anti-clericale. Ed è ridicolo far questione di parole. Ma se per anticlericalismo si intende una qualunque azione positiva contro quel clericalismo, è evidente che sono agli antipodi degli anticlericali dell'Estrema Sinistra: poiché io sono anticlericale principalmente nel nome e per la tutela di interessi religiosi, ed invece gli altri sono non solo contrari a quella speciale politica che si chiama clericalismo, ma contrari direttamente alla religione stessa. C'è, tuttavia, qualche eccezione da fare; poiché anche fuori del campo cattolico vi sono di quelli che cercano sinceramente la libertà religiosa nella neutralità dello Stato; e fra questi, stando a qualche esplicita frase del suo libro, io avrei diritto di porre l'onorevole Nitti.</p>
      <p>— Scusi, prima di procedere oltre, vuol dirmi in che cosa lei fa consistere propriamente l'attuale clericalismo?</p>
      <p>— Ho già cercato di spiegarlo in quell'articolo cui lei accennava da principio. Per me il clericalismo è dato da una coincidenza di interessi della borghesia moderata, di parte delle classi alte in Italia e del cattolicismo ufficiale. <pb n="141" />La prima diffida delle nuove energie politiche che si vanno accumulando nelle masse via via che crescono l'educazione e l'organizzazione di queste, ed è quindi impegnata in una lotta gravissima per la conservazione del suo dominio; l'altro teme la penetrazione, nella Chiesa, di elementi di cultura, e di uno spirito democratico che sono bensì assai più conformi ed affini allo spirito nativo del cattolicismo stesso, ma che urtano contro certe forme esteriori di dominio e di vita religiosa prese da esso in seguito all'enorme potere conquistato nel medio evo, e consolidate in questi ultimi secoli di decadenza. Sono quindi due interessi di conservazione, non illuminata e prudente, ma retriva e sospettosa, che si incontrano in un accordo il quale ci è rivelato massimamente dalle elezioni amministrative e politiche. E il fatto più saliente di quest'accordo è che l'autorità ecclesiastica, entrando direttamente ed ufficialmente nelle elezioni politiche e prendendo parte in esse, dispensa i cattolici dal <hi rend="italic">non expedit,</hi> non già col restituir loro il libero uso di un diritto politico, ma solo a favore di un determinato candidato, che è sempre il candidato opposto a quello dei partiti di Estrema o della borghesia radicale; sicché egli, se riesce, non rappresenterà solo dei cittadini elettori, rappresenterà, anche, alla Camera, l'autorità ecclesiastica che lo ha fatto eleggere con azione aperta e diretta; sicché avremo così alla Camera un gruppo clerico-conservatore, composto parte di cattolici e parte di moderati, i quali saranno egualmente gli eletti dell'autorità ecclesiastica. Ecco dunque in che cosa, secondo me, consiste oggi il clericalismo; in un accordo politico stretto da cointeressati alla conservazione di due forme di dominio, l'uno politico, l'altro politico-ecclesiastico, per trattenere e respingere lo sviluppo delle forze vive di cultura e di democrazia.</p>
      <p>
        <pb n="142" />
        <hi rend="italic">La Chiesa e lo Stato</hi>
      </p>
      <p>— Capisco, ora, come ella debba, per necessità, dichiararsi contrario a questo accordo, il quale tuttavia, secondo me, ha qualche lato vantaggioso.</p>
      <p>— Certo; tutte le mie idee o tutto il mio passato mi obbligano ad essere recisamente contrario. Il lavoro dei miei giovani anici e mio parte da principi nettamente opposti, già da noi illustrati in numerose occasioni. Secondo il cattolicismo deve rinunziare a posizioni politiche insostenibili: deve cessare di confidare sullo Stato e sulle classi alte per la sua vita e contare solo sulle proprie energie; deve, assolutamente, scindere le sue responsabilità da quelle di qualunque determinato partito: Ma, d'altra parte, noi abbiamo due fatti che non riguardano questo o quel partito politico, ma interessano dal più profondo tutte le energie spirituali dell'umanità e il loro sviluppo: la scienza e la democrazia. Il progresso di queste due grandi forze è sicuro: e il cattolicismo, che ha la fiducia di essere la religione definitiva della civiltà, e che vuol essere la grande scuola educatrice dello spirito e delle coscienze, deve per necessità avere interessi solidali con quelli di queste due grandi forze: essa deve quindi favorire, al di sopra dei piccoli gruppi e delle piccole scuole, scienza e democrazia: e l'avvenire le renderà ad usura quello che essa avrà dato, per tal modo, di elementi di vita e di progresso, alla coscienza moderna. Ella vede, adunque, come l'accordo clerico-moderato, quale apparisce a me ed ai miei amici, sia la negazione precisa e diretta di una politica che si ispira a questi principi. Solo degli individualisti ad oltranza, i quali concepiscano il cattolicismo come una forma di <hi rend="italic">dominio, di pochi o di molti,</hi> e quindi in senso nettamente antidemocratico, possono essere favorevoli a questa politica di secondo medio evo. </p>
      <p>
        <pb n="143" />— E che cosa, precisamente, vorrebbe lei opporre ad essa?</p>
      <p>— Mi permetto di insistere ancora un poco su quel che ho detto. Questo programma, da me brevemente indicatole, può esser chiamato, se vuole, radicalismo religioso, in materia. — noti bene — di azione esterna del cattolicismo nella vita di cultura e di azione pubblica; giacché io non mi occupo qui di morale o di dogma. Ci sono dunque due radicalismi, il religioso e il politico, ugualmente contrari al clericalismo, ma per ragioni opposte, od almeno per considerazioni d'ordine diverso. Dico questo perché, come ve ne furono in Francia, e prevalsero, vi sono certo anche in Italia, come le dicevo, degli nomini politici i quali sentono che la presente politica ecclesiastica non può durare, e vorrebbero iniziarne una nuova, sinceramente liberare. Fra questi io pongo, ad esempio, l'on. Sonnino, il quale ha quindi, anche per questo verso, le mie simpatie.</p>
      <p>— E perché, scusi, la presente politica ecclesiastica non può, a suo parere, durar molto tempo?</p>
      <p>— Perché essa è un piccolo espediente di uomini dalle vedute corte. Non mi si farà torto, spero, di negare all'on. Giolitti una visione giusta del movimento contemporaneo degli spiriti. La coscienza religiosa moderna soffre di un malessere profondo. Ci sono di quelli che da un vecchio e falso concetto della religione si sentono allontanati dalla vita pubblica o portati a prendere atteggiamenti di reazione pericolosi per la religione loro; ci sono di quelli i quali credono che lo spirito umano non avrà pace finché ogni forma di religione positiva non sia estirpata ; ma, più numerosi di queste due schiere estreme, ci sono molti i quali hanno uno spirito sinceramente religioso, ma veggono molte cose, nel presente <hi rend="italic">esteriorismo</hi> di tanta gente che pratica il cattolicismo quasi come una forma di religione magica e di paga¬<pb n="144" />nesimo, che non vanno; ed i quali presentano imminente la necessità di una più franca e cordiale intesa fra il cattolicismo da una parte e la scienza e la democrazia dall'altra; e questo malessere religioso, <hi rend="italic">diffuso</hi><hi rend="italic">e profondo,</hi> dà luogo, fra l'altro, alla crisi di rapporti fra Chiesa e Stato alla quale assistiamo. Ora, noti bene, questi uomini sono pronti a dare il loro appoggio a chiunque prometta di liberarli da tale grave malessere, sia combattendo dal di fuori il cattolicismo ufficiale, sia ravvivandolo e rinnovandolo per un ritorno alle origini, dal di dentro. Se i rappresentanti del cattolicismo si chiudessero in una rigida e paurosa tutela di quella che ad essi sembra l'ortodossia, tutte queste coscienze, che sono, in fondo, religiose, come le ho detto, si rivolgerebbero contro di esso e, portando le loro forze ai partiti ostili alla religione, determinerebbero la sconfitta di questa e la rovina, <hi rend="italic">come appunto è avvenuto in Francia.</hi> Ella vede quindi perché parecchi miei amici ed io, pur affrontando con dolore tante opposizioni, ma con la coscienza sicura di giovare al cattolicismo e di prevenire i disastri che esso ha subìto in Francia, ci sforziamo di andare incontro a queste anime religiose di entrare in contatto con esse, il cui numero cresce ogni giorno, e di persuaderle che ciò che le allontana dal cattolicismo non sono già gli elementi perenni ed essenziali di questo, ma sono forme storiche e passeggere di sistemi e di abitudini mentali e pratiche delle quali possiamo assegnare l'origine, intieramente distinta dalle origini del cristianesimo, e prevedere la fine. Di queste vecchie abitudini, una è appunto l'opinione, così radicata in certi animi, che la Chiesa non possa vivere ed agire se non sotto la tutela e col consenso del potere civile; e che valga la pena di accettare questo concorso, anche quando, come fu quasi sempre, dalla conversione ufficiale dell'impero romano, e come è oggi, esso dato non per sin¬ <pb n="145" />cero spirito religioso, ma per ottenere un corrispettivo di servizi politici che la Chiesa sconterà poi con l'avversione profonda di quanti sono sinceri democratici.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">L'inquietudine della coscienza moderna</hi>
      </p>
      <p>— E, perdoni, crede e spera di riuscire, in questa sua linea di condotta?</p>
      <p>— Innanzi tutto, io so di fare il mio dovere. Sacerdote, io mi sono impegnato a spendere la mia vita per la Chiesa e lo fo. E sarebbe assurdo, intende bene, che io portassi il mio contributo ad una politica che ritengo esiziale per gli interessi della mia causa, quando nulla mi obbliga ad aderire a questa politica, che non riguarda, ripeto, né la fede, né la morale, direttamente. Ora, quanto al successo, qualcosa si otterrà immancabilmente; poiché tutte le simpatie guadagnate a questo movimento sono simpatie sottratte definitivamente all'anticlericalismo fanatico od a quello che io credo sarebbe meglio chiamato <hi rend="italic">clericalismo rosso.</hi> Ma poi ho un altro motivo di sperare che questa linea di condotta prevarrà.</p>
      <p>— Quale, scusi?</p>
      <p>⸺ È difficile dirlo in breve. Io penso che l'apprezzamento del cattolicismo come di una grande forza sociale ed internazionale di sviluppo dei beni spirituali della cultura sia tradizione profonda e costante del genio politico della razza italiana. L'idea di sopprimere interamente il cattolicismo, religione dello spirito svolgentesi in una grande società internazionale, di lasciar lo Stato solo arbitro degli interessi dei privati e della collettività, questa idea, logica negli spiriti ostili alla religione positiva, non può essere seriamente coltivata da una mente italiana. La lotta combattuta dal <pb n="146" />cristianesimo, qui in Roma specialmente, per sottrarre all'Impero il governo delle coscienze, per dissociare il diritto-forza dal diritto-amore, per fondare la libertà delle coscienze in una grande associazione, la quale vigoreggiasse e fosse invincibile per principi di vita opposti a quelli sui quali riposa la forza dello Stato, ha condotto ad una conquista definitiva della civiltà, la separazione delle due grandi associazioni: la spirituale e la terrena. Tutore, nella civiltà moderna, di questa grande conquista deve essere il genio politico della razza italiana, il quale ha mostrato in tutti i tempi di avere un intimo e talora inconsapevole senso di ciò. E per questo noi italiani abbiamo, credo, un'altra grande dote: quella di conservare, dinanzi allo Stato ed alla Chiesa, la nostra libertà spirituale. Noi aderiamo liberamente all'uno ed all'altra, ma conserviamo la visione dei limiti precisi di ciò che essi valgono e devono e possono; li accettiamo, non come cose aventi valore per sé, al di fuori della nostra coscienza, poiché esse non hanno realtà concreta e vivente che in questa nostra coscienza, ma come cose fatte per questa ed operose in questa. Essa deve accettarle, ma per svolgere ed arricchire la sua vita; e quindi assimilarle e possederle. Sicché quando noi vediamo lo Stato e la Chiesa eccedere, nell'azione dei loro rappresentanti, e quello diventare, ad esempio, una autorità teologica, questa un dominio politico, noi non ci poniamo, come farebbero altri popoli, contro l'uno o contro l'altra, in atteggiamento ribelli, proponendoci di distruggerli, ma con libera parola richiamiamo gliuomini che, violando un principio ad essi confidato, eccedono, ai loro giusti confini. Questo è il segreto, forse, del genio politico che gli italiani hanno portato nella loro attività pubblica; queste è anche la tradizione che essi devono conservare.</p>
      <p>
        <pb n="147" />
        <hi rend="italic">La misera politica religiosa.</hi>
      </p>
      <p>— Mi permetta un'ultima domanda: quale programma pratico e concreto di politica ecclesiastica suggerirebbe lei, in base a questi principi?</p>
      <p>— La domanda è molto complessa. Astrattamente parlando, si potrebbero fissare le linee di una politica ecclesiastica, la quale potesse esser fatta d'accordo, dalle due parti, come rispondente nel miglior modo agli interessi supremi della cultura e dello spirito umano, che sono poi gli interessi così della Chiesa come della società civile, da diversi punti di vista; ma in realtà, e specialmente oggi, e in Italia, le due società hanno tradizioni diverse e principi, più che di accordo, di opposizione. L'accordo si fa, come le dicevo, per ritardare il movimento normale deglispiriti, non per accelerarlo. Io potrei quindi dirle quale dovrebbe essere, secondo me, la politica ecclesiastica della Chiesa e quale quella dello Stato: ma non vorrei aver l'aria né di dar lezioni alla prima, né di suggerire al secondo di cacciarsi esso in riforme o modificazioni, che dovrebbero essere molto radicali e profonde non consenziente la Chiesa, come ha fatto in Francia. Noi non possiamo che indicare certe riforme, senza chiederci poi, per ora, da chi e come esse debbano venir fatte. Fra queste, io mi contenterò di accennare solo una, che è oggi, fra noi, la più importante: una radicale riforma dell'istruzione sia civile che religiosa, in tutti i suoi gradi. Dall'una parte il clero dovrebbe pareggiare il suo insegnamento al governativo sino a tutto il liceo,<note n="2">Questa riforma è stata poi introdotta, in principio; ma potrà molto difficilmente essere attuata in pratica, anche pel divieto fatto ai chierici di frequentare le Università dello Stato, per abilitarvisi all'insegnamento.</note> e favo¬<pb n="148" />rire in ogni modo una più intensa istruzione dei suoi nelle materie civili e sociali, eduna assai più larga partecipazione di essi a <hi rend="italic">tutte</hi> le opere di educazione popolare. Dall'altra parte lo Stato dovrebbe introdurre di nuovo nell'insegnamento superiore le scienze che riguardano la religione come oggetto di studi o filosofici o critici o positivi; la filosofia della religione, innanzi tutto, la storia comparata delle religioni, l'esegesi dei documenti storici sui quali riposa l'apologetica storica del cattolicismo, la storia della cultura cristiana. Esso concorrerebbe così, molto efficacemente, allo sviluppo della vita religiosa in senso meravigliosamente conforme allo sviluppo del pensiero scientifico e della democrazia. È inutile, credo, proseguire; questo breve cenno basterà, per gli intelligenti lettori del suo giornale. —</p>
      <p>E mi licenziai, dopo ciò, da don Murri, ringraziandolo; e pensavo, andandomene, che queste vedute così alte e serene meriterebbero di esser meglio apprezzate, sia dai nemici del Murri, sia da quelli che si ostinano, nel campo opposto, a non tener conto della attività sua e dei suoi amici; e che con l'ordine di idee svolte da lui in questa conversazione siamo assai lontani dalle vedute grette e piccine, lunghe una spanna, le quali prevalgono oggi, in questa brutta ora di anestesia politica.</p>
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