Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: addentro

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Il comizio di Riva

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Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Noi siamo un popolo stretto da ogni parte da avversari nazionali, che s’annidano sui nostri valichi alpini che scorazzano le nostre valli come padroni, e mentre ai confini passo passo, piede piede, ci tocca difendere la nostra vita nazionale, anche più addentro dobbiamo parare gli assalti diretti contro il palladio della nostra nazionalità. Su questo piede di difesa in cui ci troviamo in questo accanimento continuo ogni arma nuova che ci viene tra mano serve a rintuzzare l’offesa, è provvidenziale. Da questo punto di vista io considero la facoltà che il Governo, o meglio i partiti, sia pure con intenzione non benevola, hanno fatto passare nella commissione. Faremmo insomma, per ritornare al paragone di prima, come il mendico che strappa di mano al signore il tozzo di pane, lo ingozza perché vuole vivere, vivere per continuare nella resistenza e gli grida: Vivo per combatterti, per vincerti definitivamente! Io vedo insomma nella facoltà una forza che aumenta la nostra resistenza nazionale, e per ciò l’accetto per ritorcela contro i donatori che hanno già calcolato sul mio rifiuto. Ma la facoltà, voi obiettate, è bastarda; anzi l’on. dr. Stefenelli ha accentuato appunto questo. Ebbene, se il progetto dovesse passare tale e quale, dovremmo rifiutarlo tutti. Ma già il Governo, credo per bocca del ministro Hartel stesso, ha dichiarato di voler mutare le disposizioni lesive ai nostri sentimenti nazionali; ad ogni modo, se il Governo non manterrà la sua promessa, per il nulla ci sarà sempre tempo d’agitarsi. Ora veniamo alla questione della sede. Il Governo — c’è chi vuole, in seguito a suggerimenti — nella scelta della sede, dopo aver passato sopra al desiderio comune agli italiani, ha inflitto un’altra offesa al nostro paese. Il pericolo dell’atomismo, parlando di popoli e di stati, e passato. Pochi ma uniti, malgrado la geografia ufficiale, nella nostra coscienza di popolo abbiamo creato un paese, il Trentino, e a Trento tutti — parve almeno tutti — demmo le insegne di capitale, e Trento lo fu anche spesso moralmente. Così non parve ai promotori del progetto. Signori, se il Governo vuole erigere la facoltà nel Trentino, lo possa fare solo a Trento, in nome dell’unità nazionale del paese! Ed ora vengo all’ultima obiezione fatta anche oggi che è forse per alcuni più forte di tutte le ragioni; la solidarietà nazionale coi fratelli della Venezia Giulia. Gli è appunto in nome di questo supremo ideale dell’armonico sviluppo nazionale fra tutti gli italiani dell’Austria che io vi domando la votazione per Trento. Non vi paia un paradosso, o signori! La facoltà a Trento dev’essere provvisoria; lo dev’essere per deliberato nostro, lo dev’essere per l’opera dei deputati. Non si tratta che di uno sbarco momentaneo, per salvarci dal sicuro naufragio finché, passata la burrasca, riprenderemo il cammino verso la meta finale, Trieste. Teniamola viva questa povera figlia della sciagura, fino che momenti politici più propizi, costellazioni parlamentari più favorevoli ci rendano possibile darle una stanza più sicura, più conveniente. Signori! gridando “Trieste o nulla” noi ricadiamo dopo tante lotte nel nulla, senza che si veda modo di cavarsene fuori, dicendo “Trento” noi evitiamo il “nulla”, per poi arrivare a Trieste. E i nostri fratelli triestini che in un momento di delusione, che noi condividiamo, s’oppongono ora ad una soluzione provvisoria, saranno poi grati a chi ha salvato loro il germe di cui raccoglieranno più tardi i frutti. Del resto i miei avversari sono in contraddizione. Come si fa ad appellarsi alla solidarietà coi triestini, mentre contemporaneamente si invitano, come sostiene oggi il dr. Stefenelli, i deputati a rompere l’unico vincolo che è il club italiano al Parlamento? Io non sono tenero però del club italiano, anzi se tutto si avesse a ridurre ad una dittatura dei deputati del litorale venga pure la rottura». Il dr. Degasperi conclude dichiarando specioso l’argomento che in Trento non possa risiedere provvisoriamente una commissione di esami, perché danneggerebbe la coltura generale degli studenti, e nega che a Vienna e a Graz gli studenti trentini siano veramente a contatto con le fonti della civiltà tedesca. Finisce dicendo che non vede per ora come si possa ricominciare di nuovo la lotta, e osserva che la politica del «tutto o nulla» nella questione dell’autonomia, ci ha messo al rischio di perdere nazionalmente oltre la valle di Fassa anche quella di Fiemme. Prelegge in ultimo il seguente ordine del giorno: «Il Comizio riafferma essere unanime volere degli italiani che la facoltà giuridica italiana, rispettivamente l’università completa, abbia la sua sede definitiva in Trieste, e invita i deputati a cogliere ogni momento politico opportuno per eseguire la volontà nazionale. Protesta contro le disposizioni lesive ai sentimenti nazionali contenute nel presente abbozzo di legge. Delibera che vista l’impossibilità per il momento di raggiungere la meta ideale e di iniziare una lotta efficace sul terreno accademico e sul terreno parlamentare, ammesso che il Governo come ha promesso ritiri le disposizioni lesive come sopra, venga affidata a Trento la facoltà giuridica, in via provvisoria, e fino a tanto che agli unanimi conati degli italiani riuscirà di ottenere l’erezione definitiva di un’università italiana a Trieste»?

L'evoluzione della cultura e la stampa quotidiana

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Alcide de Gasperi 2 occorrenze

Ma fino che osservino più addentro la vita sociale. Troveranno anzitutto mutata essenzialmente la nostra vita economica.

Non è vero, o amici, che noi stessi troppo di frequente parliamo di «tempi nuovi», degli «ultimi orientamenti», dell’oggi, della cultura nostra, senza essere mai penetrati addentro nel midollo delle cose ed esserci chiesti veracemente che cosa in concreto corrisponda alla nostra troppo agevole fraseologia? Ma non è il compito mio questa sera di fissare i termini e il contenuto della nostra fase, riassumendo lo stato attuale della scienza, della letteratura, dell’arte; questo vorrei, però, o cortesi uditori, che il mio dire volesse a confermare: essere giunti noi nello sviluppo della cultura al limitare di un nuovo periodo, dover quindi noi da questa coscienza evolutiva della nostra epoca cavare quegli ammaestramenti che ci facciano non attraversare ciecamente la corrente col pericolo d’esserne travolti ma di rizzarla nei vasti campi, ove il limo del progresso fecondi gli antichi e saldi principi a forme nuove di civiltà.

Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

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Toniolo, Giuseppe 2 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
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Ma — dai primi due secoli moderni, quando le miniere si andarono a cercare estensivamente nei nuovi continenti, addentro alle valli delle Ande, fino a 2000 metri di altezza nel Messico o Perù, e poco di poi al livello delle nevi perpetue; — e ben più tardi, quando in Europa le vecchie miniere si lavoravano estensivamente fin verso mille metri di profondità; ed occorsero disboscamenti, strade, pozzi, gallerie, macchine poderose, tutta una tecnica sapiente e dispendiosa; allora l'esercizio minerario dei lavoratori-proprietari (la piccola impresa) trapassò ad una classe di potenti capitalisti-imprenditori (la grande impresa) alla quale venne spesso, non sempre, ad appartenere la proprietà stessa della miniera; in ogni caso però dando pienezza di sviluppo e di autonomia alla professione mineraria.

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Entro le linee di queste zone generali altimetriche aperte alla coltivazione, si inframette, con suddivisioni minori fino addentro ai singoli poderi, una ulteriore specificazione di coltura giusta la natura fisico-chimica dei terreni, qui pure in combinazione col clima. Questa distribuzione di coltura sulla superficie invero torna meno spiccata e regolare, sia perché la composizione naturale del terreno è differentissima a breve distanza di luogo, sia perché il terreno stesso può dall'arte umana cogli ammendamenti venire in parte modificato. Tuttavia siccome sopra il suolo di varia qualità dominano le cognizioni empiriche e poi scientifiche (botanica, fisiologia delle piante) eminentemente progressive, le quali applicano sempre nuovi o migliori organismi vegetali all'ambiente tellurico più adatto, dietro la richiesta del consumo sociale — così si palesa una certa legge di successione storica di prevalenti colture locali,che a grandi tratti nella zona temperata, suscettiva di più svariate coltivazioni, si può designare così.

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La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

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Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
  • Politica
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Ma questa autorità spirituale della Chiesa, se voi la osservate bene addentro, non è che il consenso cordiale delle coscienze cristiane in un'opera fraterna e comune di pace e di amore: consenso il quale è solo possibile là dove queste coscienze superano i limiti e le incertezze e le divisioni dell'essere contingente e fugace che è l'uomo, per raccogliere e far proprie le vedute, le direzioni, le volizioni che vengono da Dio e divenire in esse un'anima e un corpo, divenire la società dei fedeli. Nella Chiesa si è, quindi, e si rimane per questa comunione di vita e di coscienze nella quale si rivela la presenza e l'assistenza divina: e quanto più ciascuno vive ed opera secondo questa comunione di doni e di forze spirituali, tanto più egli è della Chiesa e realizza i fini e lo spirito soprannaturale di questa.

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Se così sono le cose, voi potete ora gittare uno sguardo più addentro nella crisi della fede che travaglia oggi tante anime e forse anche la vostra. Osservate le vie dell'incredulità e vedrete forse facilmente che strana e fatale leggerezza è di coloro i quali oggi così facilmente deridono il cattolicismo e la fede religiosa, lasciandosi persuadere dal primo capitato che essa è cosa vecchia ed inutile, e che l'uomo deve oramai regolarsi secondo la propria ragione.

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La crisi religiosa in Francia (Lettere al "Corriere della Sera")

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Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 207-245.
  • Politica
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Questi motivi riguardano le ragioni profonde ed essenziali del cattolicismo, mentre i fatti avvenuti furono considerati dai più, incapaci di vedere molto addentro nelle cose, come necessità pratiche di difesa repubblicana. Ed è per ciò anche che gli incidenti ultimi dell'espulsione dei vescovi, dei seminari e del clero dalle loro sedi, incidenti i quali hanno largamente commosso l'opinione pubblica degli altri paesi, ed anche dell'Italia, qui sono passati nella quasi indifferenza comune. Conviene tuttavia aggiungere che questo non avrebbe potuto essere senza un profondo rilassamento dello spirito religioso: e se non dominasse negli animi un. concetto curioso dello Stato, come di fonta unica ed assoluta del diritto, e di sovrano inappellabile anche nel giudicare di ciò che riguarda la proprietà ecclesiastica ed i diritti della Chiesa cattolica.

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