Sturzo, prete e segretario di un. partito politico aconfessionale, esercita, con lo strano connubio, una duplice funzione di garante. Per la Chiesa, che si adombrerebbe facilmente, a lungo andare, di questa specie di protestantesimo civile che vuol essere, col suo spirito cristiano e con la sua autonomia, il P. P., garantisce una dipendenza di fatto quasi gerarchica di questo da essa: e per il pubblico italiano, che ama simboli, il prete capo di un partito politico aconfessionale significa, meglio che non potesse fare un laico, il cammino percorso, nel seno stesso della Chiesa, dal pensiero e dalla prassi cattolica verso lo Stato.
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Così sorse il partito popolare italiano aconfessionale, pur professando idee finalistiche etiche e cristiane; così ebbe la sua base su tutte le classi sociali, pur affermando il suo programma sindacale per l'elevazione del lavoro; così propugnò la rappresentanza proporzionale politica e amministrativa e proclamò la più rigida intransigenza elettorale, pur ammettendo gli eventuali contatti della vita del governo, della cosa pubblica sia locale che statale, a scopi determinati e per esigenze concrete.
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Questo esame, in quanto raccolta, analisi e sistemazioni di dati positivi, è aconfessionale, e rientra nel campo della cultura superiore. Quindi:
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Col fatto stesso del costituirvi in partito politico aconfessionale e nazionale, voi cattolici sancite l'apprezzamento che fra i modi di questa libertà non c'è più per voi quello che vi impedì così a lungo di esistere come partito, di accettare la nazione e il suo Stato e il diritto fondamentale su cui questo riposa e l'unità nazionale. E voi stesso, infatti, avete cura di aggiungere che l'antico dissidio fra Stato e Chiesa si è venuto attenuando e l'esito della guerra ha «eliminato molti tramestii internazionali ai quali fu a scopi politici spesso ritenuta (sic) mescolata la Santa Sede, e «il problema dell'indipendenza della Chiesa è un problema spirituale al quale i cattolici italiani si interessano come si interessano i cattolici di tutto il mondo».
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L'accordo potrebbe quindi solo voler dire cooperazione e collaborazione pacifica; la quale implicherebbe: la conservazione dello statu quo, se non un miglioramento a vantaggio della società ecclesiastica, nel diritto e nelle consuetudini politiche riguardanti la Chiesa, ed una reciproca buona volontà nell'applicazione della legge, come è appunto avvenuto dagli inizii del nuovo pontificato ad oggi; la rinunzia, dall'una parte e dall'altra, a richieste ed agitazioni le quali turberebbero o la coscienza religiosa o la coscienza civile degli italiani; come sarebbero, ad esempio, o il divorzio o campagne clericali per limitazioni di libertà ispirate ai criteri del Syllabus; infine, una azione politica dei cattolici aconfessionale, che cioè non apparisca come un fatto chiesastico, e non troppo vincolata ad uno dei partiti politici, contro gli altri: fosse anche, questo vincolo, stretto col pretesto di portare un appoggio disinteressato alla monarchia ed allo Stato contro accentuarsi di tendenze sovversive ed antimonarchiche. E questo, se non erriamo, è per ora, più o meno chiaramente appreso, il pensiero e il programma medio fra le tendenze di coloro che predicano e tentano di fare l'accordo fra la Chiesa e lo Stato in Italia e quelle dei modernisti.
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