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        <title>Appendice</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
        <availability status="restricted">
          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, R. La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 246-263. <date when="1907">1907</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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          <label>Oxygen XML Editor</label>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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          <category>
            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="246" />{{247}}APPENDICE</p>
      <p>
        <pb n="248" />{{249}}DOCUMENTI</p>
      <p>La <hi rend="italic">Lega democratica nazionale,</hi> che è nominata spesso in questo volume, fu fondata nel novembre 1905, a Bologna in una riunione indetta dalla direzione della <hi rend="italic">Società Nazionale di cultura.</hi> Essa incominciò presto a diffondersi, e molti sacerdoti diedero in quei primi tempi la loro adesione; ma nel giugno 1906 in una lettera di S. S. Pio X ai vescovi d'Italia la <hi rend="italic">Lega</hi> era riprovata e proibito ai sacerdoti di iscrivervisi. Divenuta così associazione puramente laica, essa tenne il suo primo congresso nazionale a Milano nel settembre 1906; congresso al quale intervennero i rappresentanti di oltre cento sezioni.</p>
      <p>Nelle più importanti questioni politiche agitate in questi due anni nel paese essa ha preso posizione nettamente con ordini del giorno del consiglio direttivo e manifesti al pubblico, trovando assai spesso la nota sicuramente liberale e democratica, nel confitto di tendenze estreme.</p>
      <p>Il Segretariato generale risiede ora a Bologna, presso il dott. Giuseppe Fuschini, Via Cavaliera 24; l'organo ufficiale, si pubblica invece a Torino, sotto la direzione del dottor Mario Tortonese, Via Garibaldi 33.</p>
      <p>Diamo qui, ad illustrazione delle idee esposte nel volume, tre documenti: lo statuto della <hi rend="italic">Lega,</hi> un suo manifesto al pubblico e il programma di politica ecclesiastica.</p>
      <p>A proposito dello Statuto avvertiamo che dopo la lettera Pontificia vietante al clero d'iscriversi nella L. D. N., questa si è affermata in senso sempre più laico, né si sentirebbe disposta a seguire i clericali italiani in quelle rivendicazioni a cui essi pretendono dare un carattere religioso mentre in realtà sono politiche; una prova di questa più netta scissione può trovarsi nel programma di politica ecclesiastica e nel recente atteggiamento della <hi rend="italic">Lega</hi> di fronte alla questione dell'insegnamento religioso nelle scuole.</p>
      <p>
        <pb n="250" />I</p>
      <p>LEGA DEMOCRATICA NAZIONALE</p>
      <p>STATUTO</p>
      <p>Art. I. – È costituita in Italia la <hi rend="italic">Lega Democratica Nazionale.</hi></p>
      <p>Art. II. – Essa si propone di raccogliere in un fascio forze giovanili e proletarie coscienti e mature, allo scopo di agire concordemente — con lo studio, l'opera personale nelle associazioni cattoliche e professionali, la propaganda d'idee orale e scritta, l'azione politica ed altri mezzi opportuni ⸺ per l'orientamento in senso democratico dell'attività pubblica dei cattolici, per la difesa degli interessi dei lavoratori e l'educazione politica di questi, e per i progressi della vita economica, intellettuale e morale in Italia. </p>
      <p>Art. III. - La L. D. N. e costituita da</p>
      <p>aderenti individualmente;</p>
      <p>sezioni locali;</p>
      <p>federazioni provinciali;</p>
      <p>direzione e segretariato nazionale.</p>
      <p>Art. IV. - Tutti i soci si impegnano:</p>
      <p>alla religiosità della vita e degli atti, secondo lo spirito del Cristianesimo.</p>
      <p>all' esercizio dei diritti civili, per il normale sviluppo della vita e degli istituti democratici nel paese;</p>
      <p>all'esecuzione, secondo la loro possibilità, dei deliberati e del programma della <hi rend="italic">Lega.;</hi></p>
      <p> a favorire con tutti i mezzi che saranno in loro potere, le pubblicazioni e le istituzioni promosse dalla <hi rend="italic">Lega</hi>, quelleche da essa verranno raccomandate, ed in genere tutte le istituzioni che possono giovare ai progressi della vita democratica;</p>
      <p> a dare la loro opera, secondo le opportunità dei luoghi, alle associazioni professionali e cooperative del luogo nel quale risiedono, a promuoverne la fondazione, ed in genere ad aiutare con ogni mezzo i lavoratori nelle loro legittime aspirazioni e rivendicazioni, </p>
      <p>
        <pb n="251" />Art. V. - Affermata la distinzione delle due società religiosa e civile e la loro rispettiva autonomia, i soci difenderanno i diritti della coscienza e della società religiosa, secondo lo spirito e le direzioni della Chiesa cattolica.</p>
      <p>Essi si opporranno alla propaganda anticristiana ed a qualsiasi atto di persecuzione religiosa.</p>
      <p>Art. VI. – L'attività collettiva della <hi rend="italic">Lega</hi> si svolge:</p>
      <p>con l'opera di propaganda del Segretariato Nazionale e con le istruzioni che esso diramerà periodicamente, per disciplinare l'azione concorde dei soci;</p>
      <p>con pubblicazioni;</p>
      <p>con la propaganda orale organizzata dai soci;</p>
      <p>con convegni, settimane sociali, ecc.</p>
      <p> con le iniziative che verranno prese via via, secondo le esigenze dei tempi e opportunità.</p>
      <p>Art. VII. - La cassa della <hi rend="italic">Lega</hi> è costituita:</p>
      <p>dalle quote d'iscrizione di L. 0,25 per ciascun socio;</p>
      <p>dalle quote annue degli aderenti individuali, fisse in L. 1 per ciascun socio;</p>
      <p>dai contributi dei gruppi locali, fissati in cent. 60 ogni anno, per ciascun socio della sezione;</p>
      <p>da sottoscrizioni ed oblazioni speciali.</p>
      <p>Art. VIII. - Ogni socio riceverà una tessera, nella quale saranno notati i suoi contributi, ed un distintivo di metallo.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Adesioni individuali</hi>
      </p>
      <p>Art. IX.. - Le adesioni individuali verranno inviate direttamente al Segretariato della <hi rend="italic">Lega,</hi> il quale delibererà sulla loro accettazione. È ammesso 1'appello al Consiglio Direttivo.</p>
      <p>Art. X. - Ogni socio s'impegna a concorrere nei modi sopra indicati, ed in altri che siano a sua disposizione, all'incremento della <hi rend="italic">Lega.</hi></p>
      <p>Art. XI. - Il socio il quale contravvenisse alle disposizioni di questa od agisse comunque contro lo spirito di essa, verrà radiato <pb n="252" />per deliberazione del Segretariato, da sottoporre all'approvazione del Consiglio direttivo.</p>
      <p>Art. XII. - I soci i quali dentro l'anno non avranno pagato la loro quota verranno anche essi radiati; possono tuttavia essere riammessi senza altra formalità, qualora versino, con la quota arretrata, altre due. quote annuali.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Sezioni</hi>
      </p>
      <p>Art. XIII. - Quando in un luogo i soci abbiano raggiunto il numero di almeno cinque si costituiranno in sezione.</p>
      <p>Art. XIV. - Ogni sezione si eleggeannualmente un consiglio od almeno un consigliere delegato e un segretario. Verrà fissata per regolamento la quota mensile da pagarsi da ciascun socio e quanto altro è opportuno per la vita della sezione. Copia del regolamento verrà rimessa al segretariato centrale.</p>
      <p>Art. XV. - La sezione terrà delle adunanze mensili. I soci agiranno di concerto per lo sviluppo dell'azione della <hi rend="italic">Lega</hi> nel loro comune. Le deliberazioni verranno prese nelle riunioni, a maggioranza dei presenti, purché sia presente almeno la metà dei soci regolarmente iscritti.</p>
      <p>Art. XVI. - Le sezioni hanno facoltà di ammettere nuovi soci e deliberare sulla loro condotta in ordine al programma sociale, salvo tuttavia appello degli interessati alla Direzione.</p>
      <p>Art. XVII. - Nessun socio della <hi rend="italic">Lega.</hi> può appartenere ad altri partiti politici o ad organi direttamente creati da essi per l'azione politica.</p>
      <p>Art. XVIII. - Quando una sezione sia ridotta ad un numero insufficiente di soci (meno di 5) si scioglierà.</p>
      <p>La sezione che contravvenga alle decisioni della <hi rend="italic">Lega,</hi> ed agiscaapertamente contro lo spirito di essa, verrà sciolta dalla Direzione. La cassa e l'archivio delle sezioni sciolte verranno consegnati alla federazione provinciale o al segretariato centrale.</p>
      <p>Art. XIX. Ogni sezione verserà allacassa della <hi rend="italic">Lega,</hi> a tenore dell'articolo 7, una quota semestrale in ragione di 5 cent. il mese per ciascun socio.</p>
      <p>
        <pb n="253" />
        <hi rend="italic">Federazioni Provinciali</hi>
      </p>
      <p>Art. XX. - Quando, in una provincia, saranno costituiti almeno cinque gruppi, si uniranno in <hi rend="italic">federazione provinciale.</hi></p>
      <p>Le provincie vicine possono, per speciali motivi, unirsi e costituire una sola federazione interprovinciale.</p>
      <p>Art. XXI. - La federazione è retta da un comitato composto dei delegati di ciascuna sezione, purché queste non superino il numero di nove. Quando le sezioni della provincia sieno in numero maggiore, i loro delegati eleggeranno nel proprio seno i nove componenti il comitato. Nel luogo di residenza, il comitato eleggerà poi, dal seno della sezione locale, altri due o quattro membri, costituenti col delegato del luogo la commissione esecutiva. </p>
      <p>Art. XXII. - La commissione esecutiva sceglie, fra i suoi membri, un segretario provinciale ed un cassiere.</p>
      <p>Art. XXIII. - La cassa del comitato verrà costituita con quote delle singole sezioni, da stabilirsi di anno in anno nel convegno provinciale.</p>
      <p>Art. XXIV. - Il comitato provinciale si adunerà almeno tre volte l'anno. Ad esso spetta deliberare intorno alle iniziative da prendersi per lo sviluppo e l'attività della <hi rend="italic">Lega</hi> nella provincia. La commissione avrà solo potere esecutivo, nei limiti e secondo le direzioni fissate dal comitato.</p>
      <p>Art. XXV. - Il comitato convocherà almeno una volta l'anno i soci e le sezioni della provincia, per discutere intorno all'azione della <hi rend="italic">Lega</hi> nella provincia stessa, tenuto conto delle istruzioni del Consiglio direttivo. Ai convegni dovrà esser presente un delegato della Direzione, il quale avrà facoltà di chiedere che una o l'altra deliberazione sia sottomessa al giudizio di questa, prima di divenire definitiva.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Consiglio Direttivo</hi>
      </p>
      <p>Art. XXVI. - Il Consiglio direttivo della <hi rend="italic">Lega</hi> verrà nominato dal congresso nazionale e rinnovato per metà ogni anno. </p>
      <p>Art. XXVII. - Il Consiglio è composto di undici membri. Es <pb n="254" />so si aduna quattro volte l'anno regolarmente, più ogni volta che tre membri di esso ne facciano proposta al segretariato, per questioni urgenti. Il luogo di riunione, salvo deliberazioni in contrario, sarà quello dove risiede il segretariato di cui agli articoli 29 e segg.</p>
      <p>Art. XXVIII. - Il Consiglio direttivo, o Direzione della <hi rend="italic">Lega,</hi> elegge nel suo seno un segretario e un cassiere. Il segretario, il cassiere ed un delegato della direzione costituiscono il segretariato o comitato esecutivo della <hi rend="italic">Lega.</hi> Le attribuzioni di esso sono quelle che lo statuto stabilisce più quelle che verranno fissate dalla Direzione.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Segretariato della Lega</hi>
      </p>
      <p>Art. XXIX. -Il segretariato è intermediario fra il Consiglio ed i soci; trasmette a quieti od alle sezioni i deliberati della Direzione, convoca nei periodi prescritti le riunioni di questa, redige e conserva i verbali, compila un bollettino mensile da pubblicare in apposita pubblicazione onei periodici aderenti alla <hi rend="italic">Lega</hi>, si occupa di tutto ciò che è necessario per alimentare l'attività della <hi rend="italic">Lega</hi> (raccoglierenuovi soci, trovare adesioni, far istituire sezioni locali, ecc.).</p>
      <p>Art. XXX. - Il preventivo delle spese del segretariato viene fissato di anno in anno dalla Direzione. Il resoconto della cassa sociale verrà presentato al congresso annuale e sottoposto alla revisione di due sindaci, nominati da questo di anno in anno.</p>
      <p>Art. XXXI. - La Direzione fisserà, riguardo alle questioni più importanti, la condotta della <hi rend="italic">Lega</hi> di fronte ad altri partiti politici, fisserà i criterii generali per l'azione dei socii nelle elezioni politiche e amministrative e prenderà tutti gli altri provvedimenti opportuni per lo sviluppo della <hi rend="italic">Lega</hi> e il raggiungimento dei suoi scopi.</p>
      <p>Art. XXXII. - I giornali e periodici aderenti alla <hi rend="italic">Lega</hi> verranno costituiti in associazione, per provvedere ad un indirizzo uniforme nelle questioni generali.</p>
      <p>Art. XXXIII. La somma del potere è nei congressi annuali <pb n="255" />dei delegati di tutte le sezioni, le quali siano in regola con i pagamenti.</p>
      <p>In antecedenza al congresso la Direzione fisserà il numero dei delegati di ciascuna provincia, in proporzione al numero dei socii inscritti in essa alla <hi rend="italic">Lega.</hi> Nella stessa proporzione un certo numero di voti verrà riservato ai soci individualmente inscritti per ciascuna provincia. Se da una provincia questi partecipassero al congresso in numero maggiore dei voti loro assegnati essi si aduneranno per designare i loro delegati nelle votazioni. È libero a tutti gli altri soci della <hi rend="italic">Lega</hi> intervenire al congresso, ma non avranno voto deliberativo.</p>
      <p>Art. XXXIV. - I congressi potranno anche modificare il presente statuto, purché la domanda di mutamenti sia avanzata da almeno un quinto delle sezioni e sottoposta alla discussione delle sezioni, almeno quattro mesi prima del congresso, dalla Direzione.</p>
      <p>Art. XXXV. - Nei casi di conflitti più vivaci e di deliberazioni più gravi saranno interrogati tutti i soci della <hi rend="italic">Lega</hi> per mezzo di <hi rend="italic">referendum</hi> e il deliberato della maggioranza servirà di norma alla Direzione e al congresso.</p>
      <p>II </p>
      <p>Al GIOVANI CATTOLICI ITALIANI</p>
      <p>La costituzione di un gruppo politico parlamentare di cattolici che gli ufficiosi del clericalismo negavano sino a ieri, è oggi ufficialmente annunziata dall'on. Cameroni, l'alfiere del cattolicismo politico lombardo, a Firenze; ed egli ha parlato chiaro, in mezzo agli scrupoli spenti di coloro i quali gridavano già non potere il vincolo del <hi rend="italic">non expedit</hi> sciogliersi che a ricostituzione avvenuta della libertà territoriale della Santa Sede; ha parlato con la sicurezza dell'uomo che sa la parola d'ordine corsa, e se ne fa forte.</p>
      <p>Questo fatto che forse qualche postuma bugia tenterà ancora <pb n="256" />di mettere in dubbio, inizia un periodo nuovo pel cattolicismo Italia, sul terreno della vita pubblica; periodo che può essere, come fu l'attività politica dei cattolici in Francia, la preparazione lenta e sicura del disastro, o può essere, come in Germania, l'avviamento alla costituzione organica di un grande fascio compatto di forze di difesa religiosa e di progresso sociale.</p>
      <p>Perché voi, giovani amici, possiate prendere il vostro posto con più sicuro giudizio, la <hi rend="italic">Lega Democratica Nazionale</hi> crede opportuno esporvi quali sono, a proposito di questo partito, il suo pensiero ed il suo proposito.</p>
      <p>Ricordate, amici, vicende recenti, il partito che oggi si afferma non sorge da un libero ed aperto lavoro di preparazione e di formazione a unità di coscienza e di vincolo politico, il quale si sia venuto lentamente facendo col concorso di quelli che il cattolicismo italiano ha elementi vivi e operosi di cultura e di azione politica. Questi cattolici del centro, i quali profittarono già della nostra piena vittoria contro i rappresentanti del vecchio indirizzo dell'azione di parte clericale, e che sono oggi candidati del nuovo gruppo, diversi di idee e di tendenze, legati i più, da antiche tradizioni di attività pubblica nelle amministrazioni locali, ai partiti moderati, diffidenti di ogni aperta e libera iniziativa, esercitati in ogni forma di opportunismo assai più che nell'uso delle libertà pubbliche, hanno già bene mostrato quali profondi vincoli li leghino a tradizioni di governo autoritarie e conservatrici.</p>
      <p>Ed esso ostenta oggi, questo partito nuovo, 1'impronta di una voluta avversione agli elementi democratici e popolari che non si sieno lasciati chiudere nelle organizzazioni confessionali, lo stigma di una tenace adesione a un partito politico retrivo ed inetto.</p>
      <p>Poiché, mentre a questo ha dato fatti di appoggio concreto, aperto e cordiale, mentre ha rifatto una base a gruppi borghesi rimasti senza elettori, mentre, strano a dire, ci si dichiarava autorevolmente che esso non dovrà porre candidature proprie contro le candidature di moderati <hi rend="italic">(Osservatore Romano</hi> del 6 marzo), al popolo non ha dato che parole e apparenze; le non molte organizzazioni economiche che ha in balia non furono certo scuole di libertà popolari ma piuttosto ingegnoso agglutinamento di cli <pb n="257" />entele politiche; nel campo professionale, lungi dall'avere i cattolici conservatori impresso una vigorosa orma propria, pesa su di essi il sospetto di essersi prestati a dividere e snervare le forze del proletariato, col pretesto della difesa, inabile, del resto, ed inefficace, della fede religiosa di una parte di questi.</p>
      <p>Dobbiamo poi ricordare a voi che questi uomini, fatta alcuna eccezione, avversarono sempre, o più specialmente negli ultimi anni, ogni libera iniziativa dei giovani, impedirono ogni nostro sforzo diretto a dare ai cattolici una rinnovata coscienza politica, spezzarono, in odio a noi, le organizzazioni che eravamo riusciti ad occupare, vollero deliberatamente un periodo, di anarchia, per annodare i loro complotti ed hanno spesso dimenticato per sé, la facoltà di agire vendendo noi giovani ad ire possenti e tenaci di pochi, mentendo a sé stessi per metterci in mala vista, ed accusandoci di un programma che non avevamo, per poter più liberamente sfruttare il nostro, sin dove ad essi facesse comodo. E in noi, o di proposito o per vile spirito di opportunità, si volle appunto combattere una nuova politica, sinceramente democratica e liberatrice.</p>
      <p>Questo gruppo nuovo non ha dunque origini democratiche; esso è frutto di combinazioni, dalle quali si vollero assenti gli amici dei lavoratori, perché vi partecipassero invece largamente uomini rappresentanti di una borghesia scettica, senza scrupoli ed avida di potere, fattisi improvvisamente difensori del cattolicismo, lodatori della merce che acquistano, a buone condizioni del tempio.</p>
      <p>Il nuovo partito manca anche di una base politica. democratica. Esso non ha, e non avrà in seguito, che dei collegi prevalentemente rurali, in cui pochi uomini dispongono di masse compatte di elettori inconsapevoli e fra quelli sono i proprietari del luogo. Gli interessi dei piccoli saranno quindi messi d'accordo con quelli dei grandi elettori, né i primi, tenuti in minorità, hanno modo di correggere, con la loro azione diretta, 1'influenza, esercitatesi talora per vie insidiose, degli altri. Il far tenacemente parte a sé, nei grandi conflitti fra capitale e lavoro, il cingere le nostre povere organizzazioni proletarie del vallo confessionale, ha l'effetto <pb n="258" />di impedire che in esse circoli, e vi acquisti ossigeno di spiriti cristiani il grande respiro del proletariato contemporaneo.</p>
      <p>Ma c'è un altro punto sul quale dobbiamo richiamare la vostra attenzione. Questo nuovo partito non sembra avere che un proposito preciso; quello di difendere la religione. Ebbene qui, dove sembra essere maggiore la chiarezza, è maggiore la confusione, e più pericolosa. Il cattolicismo non ha bisogno di essere difeso alla Camera; questa singolare nuova difesa avrà anzi l'effetto di rinnovare e far più vigorosa 1'offesa, che taceva da tanti anni. Rinnovata va invece la pratica del cattolicismo in Italia, e riguadagnata ad esso la simpatia del popolo, che se ne va lentamente staccando. Ora, questo rifiorente clericalismo politico, per soddisfare ai gusti di poche migliaia di uomini, rischia di mettersi contro le masse numerose di popolo e di cacciarle essa stessa nelle file del socialismo. Noi non dobbiamo legare la Chiesa alle sorti di un partito politico.</p>
      <p>La società contemporanea tende oggi a sempre meglio distinguere attribuzioni ed uffici ed a richiamare la politica alle sue fonti prevalentemente economiche. Il cattolicismo deve non perturbare ma incoraggiare e promuovere questo processo, scindendosi esso stesso da compromissioni pericolose e riprendendo, e lasciando ai suoi sul terreno politico e sociale, piena libertà d'azione. Se ad un partito il cattolicismo deve dare la preferenza, esso è quello che ha nel suo programma maggior contenuto giustizia e di bontà, che tutela e promuove una maggior somma di beni, ma nessun partito politico fosse anche quello delle umili masse, può essere esclusivamente imposto ai cattolici, come tali; ed essi possono portare l'onestà di propositi, la sincerità di convinzioni, la devozione al bene comune, che si suppone possiedano, a qualunque partito vogliano, per temperarne i difetti, per mettere un sapore di idealità nei conflitti di interessi, per :rendere più facile l'accordo e l'azione comune.</p>
      <p>E ciò tanto più deve essere oggi, mentre il cattolicismo è accusato di aver sempre, in questi ultimi secoli, combattuto la democrazia, di non saper vivere con essa e quindi di portar tutte le sue forze ai partiti che la combattono e ne insidiano comunque <pb n="259" />i progressi. E l'inverso, invece, è quel che si va oggi facendo: poiché, come sempre, il non accettare, con passioni e per partito preso, un principio, conduce ad esagerare il principio opposto e portarlo fino all'assurdo.</p>
      <p>La Chiesa ha ancora in Italia, come altrove, una clientela politica. Essa non può licenziarla su due piedi; e tocca ai cattolici laici d'azione organizzarla a partito, si dice. E sia; ma l'ufficio è delicato e difficile. Sfruttare questa clientela a piccoli scopi di dominio e interessi di casta conduce a perderla e perdersi; conviene invece educarla a prendere nelle lotte della vita pubblica il posto che le spetta, secondo lo spirito delle istituzioni democratiche, e le esigenze della vita nazionale. L'alleanza politica che oggi prevale è stretta a danno degli interessi di quelli che di questa clientela politica della Chiesa costituiscono il grandissimo numero, per la difesa di una posizione di privilegio contro ogni forza rinnovatrice.</p>
      <p>Noi denunziamo con libera voce, cattolici e cittadini, questo accordo nefasto, questa politica del disastro.</p>
      <p>Siamo pochi, né otterremo molto, oggi, ma offriremo a quante sono anime giovani sdegnate e dolenti di questo connubio un asilo; e gli italiani vedranno e ricorderanno come, cattolici devoti in ogni cosa tenacemente, per ciò che riguarda la loro fede,all'istituto religioso al quale appartengono, non hanno permesso si identificasse una religione con una tendenza politica, si mettesse la vita delle coscienze ai servigii di una causa di dominio terreno, si conducesse il cattolicismo a sicure sconfitte, esponendolo alle vendette della democrazia; a evitare le quali si cerca poi invano di mantenere tanta parte del popolo italiano nella servitù intellettuale e politica.</p>
      <p>Ma noi non vogliamo identificare le forze politiche del cattolicismo italiano con gli uomini che oggi da Roma, da Firenze, da Milano annodano le fila del nuovo accordo. C'è, fra essi, alcuno dal quale ci ostiniamo a sperar meglio; ci sono, dietro essi, altri, trattenuti oggi da difetto di maturità e di indipendenza, che domani potrebbero farsi innanzi ed altrimenti. Per questi, noi aggiungiamo: quando, nella preparazione e nell'organizzazione delle <pb n="260" />forze del nuovo partito, si scelgano vie diverse, non indegne di tempi e di istituti democratici; quando sia chiaramente e senza contraddizioni affermato il carattere non confessionale del nuovo partito; quando sia libero a tendenze oggi combattute e volute sopprimere il portare ad un piano di azione più vasto il proprio contributo, noi saremo con quanti, cattolici onesti e leali, anche di gradazioni diverse, concorreranno a questo.</p>
      <p>Ma perché tali condizioni possano verificarsi, è necessario che la nostra associazione, la <hi rend="italic">Lega Democratica Nazionale</hi>, sia riconosciuta ed accettata come la legittima rappresentanza della frazione sinistra dei cattolici aperta allo spirito ed alle tendenze della democrazia, sollecita di rappresentare, presso i proprii e presso il paese, gli interessi veri delle classi lavoratrici. Perché un centro possa veramente costituirsi, questa nostra tendenza deve essere accolta, ad equilibrare tendenze opposte di destra. Il nuovo partito ci avrà, secondo che esso ci voglia, cooperatori o nemici; clienti, battuti ed umili, non noi sappiamo essere.</p>
      <p>E se gli altri vogliono avere la loro politica, contro di noi, noi avremo la nostra contro di loro; politica sinceramente democratica e cristianamente educatrice, che combatte quelli che il clericalismo lusinga; conquista e non mendica il dritto alla vita; è radicale nelle aspirazioni e nelle mosse. Questa politica noi faremo e difenderemo contro tutti; pochi e combattuti oggi, siamo ben sicuri che il nostro turno verrà poiché coloro che ci combattono non riusciranno ad arrestare la democrazia ed a protrarre la servitù politica delle masse, condizione dolorosa e funesta del loro dominio.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Marzo 1907</hi>
      </p>
      <p>Il consiglio direttivo</p>
      <p>III</p>
      <p>PROGRAMMA DI POLITICA ECCLESIASTICA</p>
      <p>Il più grande problema, nel quale avvengono oggi assai spesso i maggiori conflitti, è quello dell'educazione e dell'istruzione della <pb n="261" />gioventù. Intensa è in questo campo l'attività di ogni fede e di ogni partito, profondo e tenace il conflitto di interessi, di vedute, di principii.</p>
      <p>L'ufficio di educare spetta innanzi tutto alla famiglia. L'educazione deve essere insieme tecnica (o più propriamente di cultura) ed etica; per la prima lo Stato ha il diritto e il dovere di aiutare, unificare, dirigere l'opera della famiglia, prestando ad essa i mezzi opportuni e le norme comuni: per l'altra, la famiglia deve rivolgersi per aiuto alla società religiosa alla quale essa appartiene e nella quale vuole educati i figliuoli. Lo Stato moderno è<hi rend="italic"> incompetente</hi> in fatto di educazione religiosa; ma esso deve riconoscer esser la religiosità il principio del dovere etico, il rispetto di tradizioni morali trasmettenti lo sforzo fatto dall'umanità per vincere e moderare i suoi istinti inferiori, elemento essenziale di ogni verace educazione</p>
      <p>Di qui i seguenti criteri:</p>
      <p>1.<hi rend="italic"> Libertà di insegnamento in tutti i gradi di questo.</hi></p>
      <p>2.- <hi rend="italic">Controllo, da parte dello Stato, dell'istruzione elementare e secondaria di</hi> tutti<hi rend="italic"> gli istituti di educazione, per l'osservanza dei programmi vigenti e dell'igiene.</hi></p>
      <p>3. <hi rend="italic">Abolizione dell'insegnamento religioso nelle scuole elementari. Scuole paterne o confessionali di religione e di morale.</hi></p>
      <p>4. <hi rend="italic">Esami di abilitazione sotto il controllo dello Stato.</hi></p>
      <p>Nell'insegnamento superiore lo Stato italiano, in nome della sua laicità, ha abolito lo studio delle materie attinenti alla religione, sotto pretesto che esse erano di spettanza dell'autorità delle singole credenze e non della ragione. Tutta la cultura moderna si ribella a questo paradosso. Come ogni altra forma e manifestazione dell'attività dello spirito, l'attività religiosa è oggetto di esame storico, critico, comparativo, filosofico. Questo esame, in quanto raccolta, analisi e sistemazioni di dati positivi, è aconfessionale, e rientra nel campo della cultura superiore. Quindi:</p>
      <p>5 <hi rend="italic">- Ricostituzione dell'insegnamento della storia comparata delle religioni, della filosofia della religione e della storia del cristianesimo, nelle Maggiori università dello Stato.</hi></p>
      <p>La libertà effettiva della Chiesa e la reciproca piena indipen<pb n="262" />denza delle due società portano con sé l'abolizione di molte forme di intromissione dello Stato negli affari interni della società religiosa. Tuttavia la libertà riconosciuta dallo Stato a questa ha un limite nelle stesse esigenze essenziali della vita della società civile. Con la facoltà illimitata di acquistare e di possedere, una società religiosa può divenire economicamente così forte da perdere via via i caratteri di chiesa per mettere capo a una potente organizzazione di possesso o di interessi economici e civili, a uno Stato nello Stato. Lo stabilire i limiti oltre i quali il possesso e l'organizzazione dei beni esterni nella Chiesa diviene un pericolo per lo Stato ed anche per lo stesso spirito religioso della società dei credenti fu sempre occasione di acerbi confitti fra i due poteri. Come via di mezzo, adatta alle condizioni presenti della coscienza dei popoli civili, noi proponiamo le norme seguenti:</p>
      <p>6 <hi rend="italic">Separazione economico-amministrativa della Chiesa dallo Stato.</hi> A<hi rend="italic">bolizione del Fondo culto e del</hi> R. Placet <hi rend="italic">o</hi> Exequatur, <hi rend="italic">dei Regii Patronati. Consegna dei beni della Chiesa, convertiti in titoli mobiliari, alle associazioni di culto, e libera amministrazione di essi da parte di queste. I beni della Chiesa cattolica non potranno essere assegnati (cessato che sia ogni rapporto ufficiale e diretto fra lo Stato e la gerarchia ecclesiastica) che ad associazioni di culto cattoliche, aventi così insieme esistenza legale e canonica.</hi></p>
      <p>7 <hi rend="italic">Libertà di associazione a scopo e per la convivenza religiosa. La facoltà di possedere, limitatamente agli immobili di uso diretto ed immediato (come sono case, chiese, ecc.), sarà riconosciuta, dentro limiti da determinarsi per legge, ad associazioni che depongano i proprii statuti e chiedano il riconoscimento legale. È interesse delle due società che queste associazioni abbiano in certi casi carattere temporaneo, purché la devoluzione dei beni sia poi fatta secondo lo spirito dei fondatori e degli istituti.</hi></p>
      <p>L'adozione di questi criteri generali, da noi sommariamente accennati, porterà con sé varie altre modificazioni nel diritto pubblico ecclesiastico, modificazioni che sarebbe lungo specificare. In Italia, per uno stato di fatto che è impossibile misconoscere, lo Stato deve garantire alla Chiesa romana tutto quello che <pb n="263" />è indispensabile alla libera esplicazione della sua attività e dei suoi rapporti con i cattolici di tutti i paesi. Una speciale legge di guarentigie sarà perciò necessaria entro i limiti ed allo scopo suindicato; quindi:</p>
      <p>8. <hi rend="italic">Revisione della legge delle guarentigie.</hi></p>
      <p>Questo programma fu. pubblicato e largamente diffuso per tutta Italia in occasione delle manifestazioni anticlericali, promosse dai partiti popolari, il 20 settembre 1907.</p>
    </body>
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</TEI>