Il gioco delle forze è misterioso nella natura fisica e in quella sociale: è un dinamismo fatto di azioni e di reazioni, che spesso sfuggono all'analisi più accurata, ma che divengono vita complessa, mista di forze materiali e di volontà, che determinano e son determinate a vicenda; in ciascuno che vuole efficacemente diviene un centro fattivo, che si crede autonomo e che è legato a sua volta, che vince gli ostacoli e, superate le difficoltà, ne crea altri: in un determinismo sociale, nel quale l'individuo umano spesso vince sé stesso e libera le sue forze, ma subisce insieme la pressione di altre forze sentite e non conosciute, nella vicenda degli eventi umani, nel vincolo di una solidarietà misteriosa di cause ed effetti.
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Dell'esistenza storica di lui, delle linee e dei tratti fondamentali della sua fisionomia morale, dell'autenticità dell'insegnamento che noi ripetiamo da lui non è possibile dubitare; se ve ne fosse stato bisogno, la critica storica più minuta e più accurata avrebbe finito col dissipare ogni dubbio serio ed onesto. Dicono alcuni che il Vangelo dell'infanzia e i dommi principali della mariologia sono sorti più tardi, in quel vivace fermento di idealizzazione fantastica al quale si abbandonarono spontaneamente le coscienze di quelle prime generazioni di fedeli che riconobbero in Gesù il loro salvatore, e lui come salvatore presentarono ai gentili. Altri osservano che il quarto evangelo, sorto più tardi degli altri, in un ambiente intellettuale in cui il precetto di vita era stato già tradotto in una teologia, più che alla precisione storica dei fatti, mira all'esposizione acconcia della vita e delle dottrine del Verbo fatto carne, dando ad esse quel colore di autorità e di aperta rivelazione che parve meglio adattarsi al Dio uomo; ma anche se alcuno poté essere indotto, da una critica troppo fiduciosa di sé per essere riverente quanto conviene dell'opera divina, a dubitare sull'uno o sull'altro punto, sta, nella pienezza del suo significato storico, l'affermazione complessiva dei tre primi evangeli; stanno il soave sermone della montagna, le parabole piene di sapienza della vita e di dolcezza, la critica risolutiva del mosaismo degenere, la morte atroce del Calvario. E la figura storica di Gesù è stata ed è oggetto di studii infiniti: e tutta una società che, se non fosse opera divina, sarebbe senza dubbio la più meravigliosa creazione dello spirito sociale dell'uomo, dichiara di non avere altro scopo che quello di essere intermediaria fra Cristo e l'umanità tutta quanta; e nessuno è il quale, se abbia considerato da vicino il Cristo, non dichiari che a lui è necessario assegnare un posto speciale nella storia dell'umanità, troppo lontani da lui sembrando anche quelli la cui anima grande parve avere una più larga impronta del divino.
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E una più accurata conoscenza dei processi della vita interiore mostra anche meglio oggi come profondamente umano sia l'istituto della confessione. L'anima che sa e si duole di avere errato cerca di confessare il suo torto come per spogliarsene; la dolcezza di una parola che, accordandosi alla voce interiore, riprende paternamente e dice il perdono di Dio e conforta e consiglia, dà la confidenza del perdono e la pace.
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Entriamo adunque nell'analisi accurata, coscienziosa, sobria e serena del problema, con la convinzione che anche a noi spetta interessarcene, come di un vitalissimo problema di vita nazionale, che non sfugge alla nostra attività di cattolici, per quanto limitata, e alla quale anche l'alta e media Italia deve partecipare con senno, solidarietà e amore fraterno.
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Un'analisi sottile ed accurata della psicologia del giornalismo ci istruirà su questo punto più che le molte osservazioni che noi potremmo accumulare qui.
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In Francia, come altrove, il cattolicismo ha bisogno di ripiegarsi su sé stesso, di raccogliersi nella considerazione dei suoi veri interessi, di fare una accurata revisione critica di tante opinioni ricevute e trasmesse ed accolte già, senza che vi si esercitasse intorno l'attività viva del pensiero, di veder più chiaro, nella cultura e nella vita moderna, che cosa gli ripugna e che cosa risponde meglio alle sue interne e native vocazioni, di cacciar lontano da sé quello che non è esso e di coltivare quello che è veramente esso, di rimuovere uno spirito di dominio assoluto e di passività cieca che si è annidato nelle connessure dei suoi organi gerarchici e fa rigidi e difficili i movimenti. La separazione crea condizioni enormemente favorevoli a una simile revisione critica.
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