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        <title>La questione meridionale</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 234-239. <date when="1903">1903</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>Ho accettato, io siciliano, di parlare in Bologna sulla <hi rend="italic">Questione Meridionale</hi> non solo per un senso di carità sentita verso il natio loco, troppo vituperato e troppo sconosciuto, non solo perché sento che è una nobile missione rivendicare la verità e farla conoscere a chi, per quanto abiti mentali vi facciano ostacolo, non vi ripugna con le prevenzioni della volontà; ma anche perché noi cattolici, che oggi diamo all'Italia lo spettacolo del come sappiamo sentire cristianamente tutta la vita moderna, sentiamo anche quanto importanza abbia nella vita nazionale e nello sviluppo delle coscienze proletarie, una adeguata percezione del problema del Nord e Sud Italia, e una pronta e sicura visione delle vie di rinnovamento; al quale noi, se comprendiamo per intiero la nostra missione, dobbiamo partecipare con la vergine potenzialità dei nostri ideali.</p>
      <p>È necessario sgombrare l'animo da quella serie di pregiudizi, giustificati solo da quella enorme montatura (alla quale noi abbiamo contribuito) che ha creato un Meridionale d'Italia che non </p>
      <p>
        <pb n="235" />esiste se non nella riscaldata fantasia di politicanti, di giornalisti, di interessati; alterando linee e contorni, travisando fatti e condizioni ambientali, per cui oggi, dopo quarantatre anni di vita unitaria nazionale, noi non siamo meglio conosciuti dai fratelli del Nord, di quando eravamo divisi da barriere politiche e doganali, in un'Italia a pillole.</p>
      <p>E mi piace tenere questa sera la mia improvvisata conversazione sopra un tema che mi sta a cuore, qua a Bologna, dove il processo Palizzolo, la cui eco è tuttora così viva in questi luoghi, ha contribuito a creare una quasi leggenda, attraverso le arringhe interessate e preconcette di avvocati, le <hi rend="italic">articolesse</hi> di giornali, lo spettacolo quotidiano di una turma di poveraglia, chiamata qua a testimoniare non contro un uomo, che già è stato condannato, ma contro il proprio paese.</p>
      <p>Le affrettate generalizzazioni, tanto più facili, quanto meno sono gli elementi conosciuti e di fatto, sui quali dovrebbero basarsi, han servito a creare tanti ostacoli, addirittura insormontabili alla conoscenza del Meridionale; mentre una folla di interessi antagonistici ha trovato il facile pretesto per affermarsi sulle condizioni politiche diverse, da creare lo stacco vero, reale, di due Italie che si guardano in cagnesco; con la differenza che il disprezzo o la commiserazione, la noncuranza spesso, concorrono a determinare un urto di animi, assai più disastroso che l'urto degli interessi.</p>
      <p>Anche i cattolici del Nord, dall'estrema destra all'estrema sinistra, partecipano di questo cumulo di prevenzioni e di diffidenze verso il Meridionale, anche guardato solo dal punto di vista della nostra stessa organizzazione; e mantengono uno stacco notevole, e se vuolsi una posizione o più che altro una convinzione della superiorità del Nord verso il Sud, certo non buona alla fiducia reciproca, alla coesione degli animi e alla collaborazione delle energie.</p>
      <p>
        <pb n="236" />Solo da poco Murri, Mauri, Pennati sono venuti fra noi a veder qualche cosa della Sicilia, quel ch'era possibile in una corsa più o meno in fretta, per averne delle impressioni per quanto sincere altrettanto fugaci. Noi non ci conosciamo; e lo stacco si rende tanto più reale, quanto ancora non si è trovato una ragione specifica di lavoro di tutti i cattolici d'Italia anche a favore di una questione che non è semplicemente politica, ma che è fondamentalmente questione di conoscenza e di condizione di animo.</p>
      <p>Penetrare nell'intimo del nostro problema meridionale è per molti, per moltissimi, come penetrare in una contrada inesplorata, della quale i geografi non hanno maggiore competenza di colui che nella carta d'Africa del Vaticano pose <hi rend="italic">hic sunt leones</hi>;così per molti la geografia di Italia arriva a Roma e poscia il resto è segnato con le parole <hi rend="italic">hic sunt meridionales</hi>.</p>
      <p>Entriamo adunque nell'analisi accurata, coscienziosa, sobria e serena del problema, con la convinzione che anche a noi spetta interessarcene, come di un vitalissimo problema di vita nazionale, che non sfugge alla nostra attività di cattolici, per quanto limitata, e alla quale anche l'alta e media Italia deve partecipare con senno, solidarietà e amore fraterno.</p>
      <p>Non occorre, o meglio, sento il dovere di premettere una dichiarazione: non sono uno <hi rend="italic">chauvinista</hi>,che vengo qua a descrivere le bellezze della mia terra natale, e a vituperare coloro che l'hanno oppressa e disprezzata; sono e voglio essere un analizzatore spassionato di un problema, che amo sia percepito in tutta la sua realtà.</p>
      <p>Dirò cose che spiaceranno ai miei colleghi del meridionale, come a quelli del settentrionale; ma proverò di essere obiettivo. È la prima volta che ad un pubblico e ad un uditorio non composto di meridionali, parlo della questione meridionale, di una questione, che non è estranea al nostro <pb n="237" />programma democratico cristiano, ma che anzi lo tocca abbastanza; per cui son sicuro che l'interessamento per il principio nazionale si unirà quello di un programma, che sentiamo così vivo, oggi specialmente, che si afferma vigoroso e pieno di speranze per l'avvenire.</p>
      <p>Diversità di razze, di condizioni geografiche e di tradizioni storiche differenziano sensibilmente l'Italia del Sud dal resto del continente italiano; e lunghi secoli di stacco politico tolsero quel reciproco contatto e quella convergenza di interessi e di sentimenti, che, penetrando nell'anima, determinarono più intensamente la vita nazionale. Roma repubblicana e imperiale prima, Roma cattolica dopo nel senso della latinità e della religione, univano l'Italia; allora in diverso senso, nell'evo antico e evo medio, l'Italia era Roma. Nell'evo moderno andò mancando la forza potentissima e unificatrice di Roma, e nel suo continuo decrescere arrivò sino alla Italia presente nazione a sé, che non è più Roma, ma ogni singola parte e tutta insieme.</p>
      <p>Crispi però vedeva tuttora le <hi rend="italic">cuciture</hi> di questa nazione<note n="1"> Raccolta da tanti stati precedenti, e più che altro formata dalla sua somma.</note>, divenuta anche uno stato nella violenta e artata caduta degli altri stati, una più che altro nell'unificazione uniforme, violenta, distruttrice delle tradizioni locali, delle storie avite, del sentimento, dell'educazione, della vita di ciascuna parte di questo vecchio organismo in poco tempo rifatto a nuovo e messo sotto un altro regime.</p>
      <p>
        <pb n="238" />Se al grande amore patrio che animò coloro che <hi rend="italic">sinceramente</hi> vollero l'Italia una nazione, si fosse aggiunto una percezione esatta del problema che affrontavano, e se coloro che reagivano avessero inteso i tempi, e guardato più allo spirito pubblico che alle combinazioni diplomatiche e alle violenze della polizia, questo grande fatto di vita nazionale, che ha elevato la nostra nazione a una vitalità notevole, non sarebbe andato incontro a uno dei più forti tarli di vita interna, che per molto tempo ancora intristirà e aduggerà molte energie e potenzialità.</p>
      <p>La distinzione fra nord e sud Italia non è una semplice divisione geografica, ma è una distinzione intima nella vita dell'Italia, che arriva sino al più complesso fattore psicologico e storico. E bisogna partire da questo concetto fondamentale e affrontarne la analisi, per avere una percezione adeguata del problema che ci travaglia.</p>
      <p>Natura piena, esuberante di luce e di colori, in una varia e potente e suggestiva scena, che dai ripidi e scoscesi monti dell'Abruzzo e della Calabria, va alle ridenti e seducenti spiagge della Campania, dal severo Etna si disegna all'incantato Faro, alla altrice di vita Conca d'Oro, alle pianure verdi di Catania e di Pachino, determina una mobilità di fantasia, un'esuberanza di sentimento, una intuizione rapida e singola dell'intelletto, che forma come la base della psicologia degli abitanti del meridionale. L'influenza dei diversi popoli, ma principalmente della Grecia prima, degli arabi e dei normanni dopo, i popoli che può dirsi si siano resi naturali sul nostro suolo o che per lo meno abbiano determinato vivamente la potenzialità della razza, non hanno fatto diminuire, ma accrescere e raffinare quel fondo speciale della psicologia elementare dovuta alla comunicazione immediati con una natura che si effonde, e con i suoi mille angoli di rifrazione, la sua molteplicità di figura, crea la percezione analitica dell'ambiente vario e mutevole.</p>
      <p>I sensi sono aperti alla vita, e a una vita molteplice in una soddisfazione singola, per cui il sentimento individuale entra più facilmente, più da sé, in comunicazione con la natura; il senso collettivo e sintetico è meno sviluppato in chi nell'analisi minuta della vita svolge una attività di sensi e di pensiero esuberante. L'individuo aderge nella sua forza di comprensione della natura, il </p>
      <p>
        <pb n="239" />fenomeno vario soddisfa; e l'intelletto si sostituisce al senso nell'unificazione non delle parti che il senso percepisce, ma nell'intuizione subiettiva della vita.</p>
      <p>Così si spiega come mai il meridionale crei i poeti e i filosofi insieme, la percezione estetica e l'intuizione metafisica, e il suo popolo sia così esuberante di vita in un moto di allegria e così pensoso, così individualista nella sua vita e così concettoso nel suo pensiero.</p>
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