L'equivoco nella economia pubblica, nella politica statale, nella lotta dei partiti, acuisce la crisi che incombe sull'Italia, determina gli stati d'animo delle masse diffidenti e ostili, e rende adatto il terreno alla propaganda rivoluzionaria e alle folli visioni distruttive e catastrofiche.
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La prima, la giustizia sociale, deducendo dritti e doveri da una visione unificatrice degli sforzi umani, la quale di là dai limiti delle cose visibili, che sono l'oggetto delle affermazioni e contestazioni giuridiche, scorge un bene più vasto e più elevato, base del cui possesso è, non già l'esclusione, ma una comunione sempre più intima di godimenti, sta nel fondo della coscienza civile cristiana come germe perenne di progressi e di rinnovamenti, crea il costume giusto e fraterno che le leggi sanciranno più tardi, afferma ed acuisce il senso della giustizia.
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Sia per le rapide mutazioni della vita economica e sociale che creavano ad ogni istante interessi nuovi ed esigevano corrispondenti mutazioni nel governo della cosa pubblica, sia per la crisi violenta che, rovesciando tutto un antico ordine di cose (l'ancien régime), ha messo alcune nazioni, e specialmente quelle di razza latina, in una specie di equilibrio politico instabile che acuisce le tendenze alle riforme e ai mutamenti politici, sia infine per la cresciuta coscienza degli scopi della vita pubblica e de' mezzi per raggiungerli, nel secolo nostro la politica è stata la preoccupazione maggiore degli uomini d'ingegno e di cultura. E tutto, la scienza — e specialmente le scienze giuridico-sociali — l'arte, la poesia, la ricchezza, l'associazione libera, e via dicendo, ha servito ad essa.
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In tutto il resto della compagine sociale la rassegna quotidiana della vita dei ricchi e delle sempre nuove soddisfazioni che la civiltà va inventando per essi acuisce il desiderio del denaro e con esso lo scontento, l'irrequietezza, e toglie invece la serenità del lavoro, la saldezza delle abitudini e delle tradizioni sociali. Così è una gara affannata a chi possa più facilmente mutare di luogo e salire più alto: le campagne e i villaggi vengono in odio, i figli delle classi più umili frequentano i licei e le università e chiederanno domani impieghi allo Stato o la vendetta livellatrice alle nuove teorie socialistiche.
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E ciò li fa monotoni e leggeri e poco piacevoli ed acuisce la ricerca de' mezzi volgari di allettare e concorre mirabilmente a quell'abbassamento di caratteri che noi osserviamo in Italia, e al torpore e alla bassezza della vita pubblica; nella quale le passioni e gl'interessi sovraeccitati soffocano ogni genialità, e l'opinione artificiale preparata dalla stampa di parte o settaria impedisce la rappresentanza degl'interessi veri, e la mediocrità petulante, maligna e piccina, soffoca gli slanci generosi ed i tentativi audaci e salutari di rinnovamento.
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Dove le funzioni e i rapporti della vita pubblica sono molto sviluppati, dove la coscienza della solidarietà nazionale ed umana è più netta, dove la cultura più diffusa acuisce la curiosità ed il benessere permette che l'attenzione del pubblico si fermi anche su questioni d'indole secondaria, quivi la stampa quotidiana sarà più progredita e più elevata; dovunque essa segnerà l'indice dei costumi e della cultura d'un popolo.
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Non solo il meccanismo delle classi non si semplifica, ma nello stesso proletariato si accentua una divisione di sotto-classi; non solo il dissidio non si acuisce, ma la ricchezza circola più largamente e i redditi medii e bassi aumentano; l'evidenza mostra che un miglioramento progressivo delle condizioni del proletariato può accompagnarsi ad un eguale miglioramento di altre classi e gruppi sociali, e che quindi questi e quello, in luogo di prepararsi all'urto finale, si preparano invece ad una più armonica cooperazione.
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