Una parte pertanto della gerarchia ecclesiastica, specie nei paesi germanici, colla ricchezza immobiliare e colle annesse giurisdizioni e poteri politici (già fra i barbari sempre connessa colla proprietà), mentre acquistava dominio sulle genti campagnole, assumeva carattere di nobiltà fondiaria politico-ecclesiastica porgendo esempio e rinfranco (coi benefici ed immunità) a quell'altra aristocrazia terriera politico-militare che a suo fianco dal secolo IX al XIII, andava robustamente a costituirsi col feudalesimo, confondendosi e corrompendosi con essa. E s'ebbe il periodo dei signori ecclesiastici feudali, dei vescovi elettori dell'impero, dei pastori guerrieri. Felicemente la lotta per le investiture fra papato ed impero (dal secolo XI), per merito di Gregorio VII, dispogliò il clero di questo carattere politico-feudale, che assorbiva quello superiore religioso, nell'atto stesso che assicurava la vittoria alle classi popolari cittadine; sicché l'apogeo del pontificato e del guelfismo (secolo XIII, sotto Innocenzo III) segna il principio della decadenza dell'azione diretta politica del clero in Italia e fuori. Tuttavia il clero mantenne un posto eminente nell'organismo dello Stato, continuando a far parte della Camera dei lords in Inghilterra, a formare uno dei tre bracci del parlamento di Federico II ed uno dei tre Stati generali in Francia.
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L'aristocrazia francese che spalancava a quei figli del popolo, modesti di idee e di ambizioni, vestiti di un abito meravigliosamente decorativo, i suoi saloni, acquistava immediatamente su di essi un ascendente insensibile ma profondo ed efficace. Nelle contese intellettuali interne del clero, la loro parte era subito scelta, con quelli che ostentassero maggiore il rispetto alla tradizione e all'ortodossia. La guerra mossa alla Chiesa si impiccoliva, ai loro occhi, in una congiura settaria di pochi; e le parole di qualche Ministro abile facevano presto a rassicurarli. Tutto, nella tradizione del loro ufficio e nelle conversazioni dei cattolici che frequentavano, li induceva a credere che la lotta religiosa fosse un affare politico, da risolvere con mezzi politici. Ma poi i mezzi politici che essi mettevano in uso erano radicalmente viziati del sospetto che investiva la Chiesa ed i suoi rappresentanti, di tendenze e di amori anticostituzionali. Essi si fecero eco, presso il Vaticano, delle animosità, dei rancori, delle passioni che si accompagnavano alla ricerca degli onori e degli alti ufficii, tentazione così forte per ogni cuore francese; contribuirono così a rassodare l'autorità gelosa e sospettosa dei capi, a spargere il sospetto intorno ai migliori, a diminuire a questi — se alcuno riescì ad occupare alti posti, fu piuttosto per effetto dell'ingerenza governativa — il terreno di azione.
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Ma la sua opera politica doveva offrirci, con drammatica evidenza, il singolare contrasto di un programma che proprio quando acquistava, portato nei dibattiti parlamentari, i suoi precisi contorni di programma eminentemente politico, di eguaglianza giuridica, di libertà popolari, di autonomie, di democrazia religiosa, rivelò la sua intrinseca debolezza come forza e consenso di numero e potere organizzato; ed urtò contro una resistenza che divenne facilmente sopraffazione, contro un clericalismo nel quale si rispecchiava tutta la vecchia formamentis di una Italia politica senza fede e senza dignità e senza ideali, immatura alla libertà, povera, corrotta da una dit¬tatura parlamentare, divisa in 508 staterelli, nella maggior parte dei quali il clero è divenuto la forza politica prevalente. E questa Italia clericale celebrò, come in un'orgia di vittoria, i suoi fasti nelle elezioni politiche del 1913, caratterizzate dall'accordo del potere esecutivo con il rappresentante delle forze elettorali cattoliche, il conte Gentiloni: e Romolo Murri fu escluso con grande sforzo dalla Camera Come vinsero i preti nel collegio di Montegiorgio, Roma, 1914 e circa 300 deputati della nuova legislatura, eletti col voto dei cattolici, assicurarono alla politica...vaticana una strabocchevole maggioranza.
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