Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: acuta

Numero di risultati: 7 in 1 pagine

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Crisi economica e crisi politica

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Sturzo, Luigi 4 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
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Le prime convulsioni di carattere generale nel campo economico, furono quelle del luglio 1919 contro il costo della vita: fu una facile insurrezione eccitata da elementi anarcoidi e da spinta politica, maturata però attraverso sei mesi di facile illusione che dopo la guerra i prezzi dovessero scendere; e resa acuta invece dalla salita senza freni di questi, per evidente abbandono del controllo pubblico sui larghi margini della audace speculazione privata. Il saccheggio delle rivendite e degli esercizi, le « gride » alla spagnola del ribasso del 50 per cento, le commissioni popolari per i calmieri, diedero l'impressione fugace di un arresto alla ascesa dei prezzi, che riprese invece con ritmo accelerato; e a compensare le asprezze dei costi e la insopportabilità della scarsezza delle merci di uso, si invocava nuovo caroviveri per gli impiegati e nuovo aumento di salari per i lavoratori. L'immagine della palla di neve, nel circolo dei prezzi del mercato e degli aumenti di salari e delle paghe, saltava agli occhi di tutti; mentre l'effetto immediato fu l'aumento del disavanzo dell'erario e la svalutazione della moneta: che alla loro volta determinavano ed erano determinati reciprocamente dai fattori degli alti costi o degli alti salari.

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Il movimento di questi ultimi ebbe una fase acuta con gli scioperi nazionali del gennaio scorso; si è avuta una serie di ulteriori agitazioni da allora ad oggi, indice di una irrequietezza che, al di fuori di tonalità politiche, tormenta tutta la classe degli impiegati dello stato e pesa sul pubblico erario come un masso insostenibile quasi pari a quello del deficit per il prezzo del grano.

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Noi da due anni ci aggiriamo in un circolo vizioso: diminuiamo l'efficienza produttiva nazionale, attardiamo e facciamo arrivare alla fase acuta i problemi connessi della produzione e distribuzione della ricchezza, accentuando con le stesse leggi fiscali, il fenomeno dei maggiori costi e la depressione della nostra moneta e dei nostri titoli. Le fasi intermedie non sono che piccole alterazioni di una crisi progrediente, della quale oggi segnaliamo le difficoltà.

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Ma ogni periodo ha la sua fase acuta centrale; e sbaglia chi crede di trasportare a suo talento il pensiero delle masse da un termine all'altro.

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La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

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Murri, Romolo 2 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
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Acuta e crudele, del resto, la critica si è esercitata lungamente intorno alle condizioni della famiglia nelle varie classi della società contemporanea. Nelle famiglie aristocratiche e borghesi i matrimonii di interesse e di convenienza; la futile e vana educazione, tutta esteriore, della fanciulla; la corruzione morale cui pochissimi sfuggono dei giovani e che lascia impronte indelebili nel carattere e spesso anche nel corpo di essi, rendendoli inetti alla soavità intima e pura dell'assidua convivenza matrimoniale; il difetto di risorse spirituali nelle ore della stanchezza del dissidio dello sconforto; l'adulterio entrato sfacciatamente, nel costume non solo, ma e nella letteratura e nel teatro e nelle arti figurative, di dove si insinua per mille nascoste vie negli animi e ne corrode la forza morale; l'aumentare enorme, insieme con le esigenze e i bisogni secondarii e fittizii della vita, del numero dei celibi e la maggiore intensità della lotta per la conquista, del marito, dall'una parte, della dote, dall'altra; queste ed altre cause minori hanno assai diminuito il numero dei matrimonii bene assortiti e delle famiglie stabilmente edificate sull'affetto reciproco e sulla fedeltà dei coniugi.

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Tutta la scienza più seria e più acuta si ribella oggi contro l'assurda pretesa del materialismo di ridurre via via le forme superiori della vita alle inferiori e queste a processi chimici; lo spirito, pel quale conosciamo, che dà le sue forme anche alle conoscenze delle cose esteriori, che trascende la concretezza della materia, che ha modi proprii di essere e di arricchirsi, che si piega su sé e analizza anche i suoi concetti di tempo e di spazio, superandoli, è altra cosa che la materia, se pure non chiamate materia una realtà oscura inafferrabile che può essere spirito e pensiero. Le conclusioni dell'empirismo comune, che si rifiuta di vedere nel morto tutto il vivente e di pensare che il difetto di prova sensibile dia diritto a negare ogni altra forma di esistenza dello spirito, coincidono esattamente con le più caute conclusioni dell'indagine scientifica: non sappiamo che cosa è la materia, che cosa è il pensiero, che cosa è la coscienza; non possiamo dire che cosa ponga la morte dell'organismo nei rapporti con lo spirito; nulla quindi, nel campo delle constatazioni scientifiche, può forzarci a concludere che la morte sia, oltreché un momento nell'evoluzione della materia, una stasi definitiva, una perdita netta nel campo della vita dello spirito. La credenza ha libero passaggio per la soglia della morte.

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I cattolici e la questione politica in Italia

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Averri, Paolo 1 occorrenze
  • 1897
  • Averri, I cattolici e la questione politica in Italia, Torino-Roma, Giacinto Marietti, 1897, 4-31.
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E noi cattolici di Italia siamo quindi, per intima necessità umana, agitati e spinti all'azione dal problema politico; il quale ci affatica e ci appassiona in sommo grado, anche sotto il velo di altri problemi, — poiché tante sono presso di noi le maschere, abilmente dipinte, della questione politica, quante sono le questioni particolari che ci commuovono; — e ci interessa quasi esso solo l a vita pubblica del nostro paese nei suoi affari interni, e più interno, direi quasi, di tutti il problema che è a un tempo problema religioso, storico, regionale, costituzionale, il cui punto saliente è la questione Romana, che tiene profondamente divisi noi dagli altri: E su questo problema noi cattolici raccogliamo tutta la nostra attenzione, come anche fanno coloro i quali credevano d'averci debellati per sempre, o in nome della ragione umana, come dice quell'illustre filosofo che è il signor Bovio, o in nome di non so quali altre cose, e che pure non s'occupano che di noi, sacrificando alla questione che si deve decidere fra noi ed essi, i problemi più vitali della patria, la sua amministrazione interna, i suoi rapporti con l'estero, la sua espansione coloniale "Esponente morboso, accessibile alle intelligenze più superficiali, di questo sfruttamento del potere a scopi di classe e di parte è il crispismo"> di una critica molto più vasta ed acuta del regime patriottico-borghese in Italia si hanno dei saggi eloquenti, benché in parte esagerati, nella «Critica Sociale»., e spropositando in tutte queste cose, col non pensarvi o peggio ancora quando vi pensano; mossi sempre dall'unica preoccupazione di stabilire e di difendere e di sfruttare rapidamente il partito che li.ha chiamati al potere Si è esagerato talora dai cattolici, a scopi dì polemica, su questo punto. Ma è certo, e va divenendo ogni giorno più manifesto, che la questione romana entra per molta parte nello spiegare, insieme a tante altre cose, quella manipolazione artificiale dello spirito pubblico, che è la base più solida della decadenza parlamentare e della' cattiva politica commerciale e amministrativa., al quale, non ostanti le spavalde dichiarazioni troppo spesso e affettatamente ripetute, sentono che il paese si va ribellando.

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