Il bisogno infatti, — da un lato ha bensì una funzione passiva traendo l'uomo a ricercare l'appagamento, nel quale, siccome effetto delle sue aspirazioni, tende ad acquetarsi; ma da un altro lato dispiega una funzione attiva,siccome causa impellente della operosità umana per produrre e moltiplicare i beni utili quali mezzi dell'appagamento stesso. Operosità, la quale importando per l'uomo una pena (fatica, sofferenza), esso tende a rendere sempre meno onerosa. Ciò precisamente in due modi del pari soggettivi: col suo ingegno,sostituendo alle energie proprie organiche altre forze di natura (progresso intellettuale tecnico); e collasua virtù,abituandosi ad estimare meno gravosa ed anzi gradita una operosità, anco prolungata e più intensa, in vista dei fini elevati della esistenza che con essa consegue (perfezionamento morale). Così il bisogno raggiunge il suo termine mercé il moto accelerato di più coefficienti. È ciò che farebbe per sviluppo di energie interiori un selvaggio od un Robinson Crusoe nell'isolamento che esclude ogni relazione di scambi; esempio che rafferma frattanto questo vero: — che il principio edonistico nell'economia coincide con la duplice legge del valore d'uso, unitario e totale; la quale ne è la espressione fondamentale, radicata nella natura dell'uomo stesso, perché involge, nella sua progressiva attuazione nel tempo, le due condizioni psichiche dello sviluppo dell'intelletto e della volontà, cui è connesso tutto l'incivilimento.
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