I liberali fanno ostruzione ed impediscono che si votino le proposte popolari per le strade, per gli acquedotti, per i palazzi scolastici, per i caseifici, per i maestri, e chi ne ha colpa? Non gli ostruzionisti, ma i popolari che volevano lavorare! È un esempio dei mille che caratterizza l’imparzialità di codesto settimanale. I popolari fanno tutto male e con cattive intenzioni. Contro gli altri partiti non sollevano proteste, né contro la tattica liberale, che non rappresentò certo gl’interessi rurali, né contro i socialisti, per quanto spesse volte abbiano votato in senso contrario agli interessi e al sentire dei contadini. Tutto l’attacco, tutta la rabbia è contro i popolari, contro le loro istituzioni! Possibile che noi non abbiamo fatto niente di bene e che gli altri non facciano nulla di male? E qui l’oratore riepilogando la politica dietale dal periodo dell’astensione in qua dimostra che chi ha chiamato i contadini ad occuparsi di politica, chi ha rotto il giogo di pochi ed ha aperto la strada alla democrazia rurale furono i popolari, i quali insegnarono ai contadini ad organizzarsi economicamente e poi politicamente. A questo movimento d’emancipazione e scisma creato dall’iseriani cozza di fianco. Malgrado tutte le frasi di libertà e indipendenza, la politica raccomandata dal Contadino (vedere la questione di Fiemme come non unico esempio) è quella vecchia dei signori. Il partito popolare sopporterà l’urto più agevolmente di quello che non sperano gli avversari. Ci rincresce di dover combattere su tre lati; ma anche se i leghisti ci attaccano alle spalle, so che voi saprete battervi da valorosi. Per che cosa combattiamo noi? Non per un mandato più o meno; che se non fosse questione che di mandati, dal nostro canto facile sarebbe l’intesa. Ma è questione di principio. I leghisti, voglia o non voglia, sono gli anticlericali della campagna che vi trasportano l’anticlericalismo cittadino, e come gli anticlericali lo furono in città, così nella campagna i leghisti sono i precursori del socialismo. Esiste quindi un pericolo evidente di carattere sociale e anche d’ordine religioso. Qualcuno non lo vede, qualcuno sarà in buona fede, ma anche il socialismo è incominciato a Trento colle citazioni di S. Paolo. Bisogna quindi che ci battiamo con tutta la forza per la difesa dei nostri principi. L’oratore accenna infine all’aspra campagna personale che si fa contro tutti i capi del movimento nel «Contadino». È un continuo tentativo d’intimidazione e di demolizione. Ma quando abbiamo preteso, chiamandovi cattolici nella vita pubblica di presentare le nostre persone come modelli da imitare? In chiesa recentemente abbiamo cantato il Miserere. Vengano i signori leghisti, e noi siamo pronti a rimetterci in ginocchio assieme a dire Miserere di noi o signore, secondo la tua grande misericordia. Ma quando si rialzeranno chi darà loro il diritto di coprirci di contumelie e di accuse? Chi siete voi che volete coprirci di pietre? Discutiamo di principi non di persone. L’oratore termina con un caldo inno alla democrazia cristiana e al rinnovato sforzo che tutti compiamo per la sua vittoria. Un uragano d’applausi scoppia nella grande assemblea.
La quale risulta pur sempre avanzatissima, sebbene (ciò è caratteristico) ristretta quasi esclusivamente: — alla tecnica edilizia in que' popoli fondatori di città magnificenti con case a più piani e monumenti insuperati; — alla tecnica bellica,favorita dalla grande industria del ferro (di origine turanica, Cina, Egitto, mar Nero) e di quella del bronzo (semitico-fenicio); — e alla tecnica,invero trionfatrice che potrebbe dirsi civile a servizio pubblico, comprendente l'arte degli acquedotti, canali irrigui, fontane, strade, porti, compresa l'arte navale (presso i fenici, navi che facevano 20-30 miglia al giorno con 50 rematori); e accanto a queste, la meravigliosa tecnica suntuaria di tessuti, di ornamenti, di arti estetiche. Tutto ciò in relazione al tipo di quegli ordinamenti politici accentrati, militari, sacerdotali, burocratici, eretti su classi doviziose e privilegiate.
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Embrionale nelle grosse famiglie patriarcali dell'Oriente coi numerosi servi e delle prime età di Grecia e Roma, col nome di società erile (padronale), — nell'età pagana più matura l'associazione grandeggia sotto due forme soltanto del pari scorrette: da un lato di conglomerazioni o riunioni di fatto delle moltitudini servili,adibite ai lavori privati e pubblici, con cui esercitavisi l'agricoltura dei latifondi, costruivansi le strade militari, gli acquedotti, ecc.; e dall'altro di società di pubblicani o di esattori dei tributi e maneggiatori dei redditi dell'erario («manieurs d'argent»), che monopolizzavano il commercio e il prestito monetario.
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., il regolamento del Nilo con canali comunicanti col lago Meride (deposito distributore delle acque) e col mar Rosso sotto i Faraoni, poi ripreso dai Tolomei, i lavori sistematici di occupazione e dissodamento delle terre conquistate da parte delle colonie romane, regolati e disciplinati da ufficiali agrimensori e da norme giuridico-politiche, la stessa fognatura di Roma (la cloaca massima), la immissione del Velino nella Nera per bonificare l'alta valle del Tevere del console Curio Dentato, fino agli enormi acquedotti in tutte le città romane — attestano la poderosa costituzione panteistica di quegli Stati antichi, serviti in tali gigantesche trasformazioni terriere da moltitudini di schiavi e soldati. Ma invece in tutta l'età intermedia lo Stato esiguo e debole concorre solo accidentalmente e scarsamente a vaste trasformazioni del suolo. Fanno eccezione i governi comunali intelligenti e ricchi di Italia, nella Lombardia, a Pisa, a Firenze, ove trattavasi di assicurare la sussistenza di nuclei cittadini e di proteggere l'efflusso di capitali della borghesia mercantesca, che avea acquistato coll'armi e col danaro la campagna feudale; ovvero i principati nostri del sec. XV, inizio di organismi politici robusti, sicché i Visconti riprendono i sisterni irrigatori lombardi, e lo Stato veneto con ingegneri idraulici (fra Giocondo) apre canali di derivazione. — Ma furono soltanto le monarchie dell'evo moderno estese a vasti territori nazionali, le quali (trascorso il periodo disastroso delle guerre civili-religiose) dispiegano per la prima volta un'ampia, sistematica e potente politica fondiaria.Ciò specialmente dal sec. XVII, come si vedrà.
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È quel lavoro servile in massa che scavava da millenni i canali irrigatori della penisola del Gange e della Cina, che introduceva il sistema stradale dei persiani, che in Egitto, sotto Ramsete II l'edificatore, non solo erigeva le regge dei Faraoni, ma iniziava il regime idraulico regolatore del Nilo ed apriva il lago artificiale di Meride; e più tardi sotto i romani costruiva non solo il palazzo dei Cesari e gli anfiteatri, ma ancora gli acquedotti, le vie militari e sorreggeva l'agricoltura dei latifondi. Infine vi contribuisce il lavoro di spontanee o storiche unioni di lavoro,come quelle che si formano nelle comunità di villaggio dell'India, ed in Europa nei clan scozzesi, nelle marche germaniche, poi nelle domuscultae della campagna romana ai tempi di Gregorio Magno, e successivamente in Irlanda, Inghilterra, Francia e dovunque, intorno ai monasteri e conventi di frati dissodatori di terre, come i benedettini, cistercensi, ecc.
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Intervenga lo stato e faccia quel che può; faccia strade, faccia scuole, faccia acquedotti, porti un po' di civiltà; e poi il mondo finanziario accorrerà in aiuto del mezzogiorno.
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Questa classificazione opera in senso inverso per i sussidi e gli aiuti finanziari dello stato, per le scuole, per gli acquedotti e per ogni altro provvedimento. Onde, a correggere questa sperequazione, sono state create leggi a favore, quali le leggi speciali per la Sardegna, per la Basilicata, per la Calabria, e la legge fondamentale del 1906 per tutto il mezzogiorno. Ma mentre la pressione tributaria e il regime doganale operano con costanza e normalità, le leggi di favore non sono applicate: ovvero, nella loro applicazione, subiscono, e per i limiti del bilancio e per le ulteriori difficoltà finanziarie (dalla guerra libica ad oggi), una costante diminuzione, sicché il di-squilibrio fra le regioni delle altre parti l'Italia e il nostro mezzogiorno ne viene più che mai aggravato.
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L'inizio esiste: i comuni che hanno acquedotti oggi sono numerosi; due o tre decenni addietro, la percentuale di comuni sprovvisti di semplice alimentazione idrica erano moltissimi; la lotta antimalarica mediante la chinizzazione prima della guerra procedette discretamente, e in alcune parti bene: ricordo l'opera della croce rossa. Anche la lotta antitracomatosa e quella antitubercolare procedono con un certo successo. Certo, la percentuale di morbilità e di mortalità è notevolmente diminuita da quella di un tempo, e le statistiche di leva militare dànno degli indici di miglioramento abbastanza confortanti. L'ospedale non è un privilegio di grande città; l'asilo infantile si è diffuso nei minori centri, la propaganda igienica nelle scuole è tentata; voglio ricordare le scuole all'aperto del mio comune e gli asili di padre Semeria nella Basilicata.
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