. — Colla glorificazione cristiana del lavoro manuale, essa iniziò (come vedemmo) i volghi legati alla gleba e gli artefici addetti ai collegi, già coattivi, a nuovi processi ed esercizi tecnici, coi quali i lavoratori accrebbero il proprio valore economico dinanzi alle classi dominanti. — Li educò al governo di sé e dei propri interessi, chiamando le antiche associazioni campagnole (universitates)per l'uso dei beni comuni, a trattare di negozi civili sul sagrato della pieve o nella parrocchia, primo circolo di vita amministrativa rurale in Italia, Inghilterra, Svezia, quasi dovunque. — Alle novelle società delle arti, già a scopi di culto e di carità (confraternite, gilde religioso-sociali), dando armi a gonfaloni, attribuì le prime funzioni militari di pubblica difesa (le sedici compagnie dell'arti in Firenze). — Soprattutto allentò e trasformò il legame personale alla zolla sui beni di Chiesa e dei chiostri, considerando i lavoratori non più servi per coazione bensì «serventes pro amore» (Liber diurnus),associandoli a sé con migliori rapporti agricoli consuetudinari, riducendo il canone dei poderi a semplici atti di omaggio padronale, attribuendo ai coltivatori l'incremento del reddito e il possesso del capitale formatosi sul suolo col loro sudore; — e assumendo di ricambio i proprietari la protezione dei propri dipendenti nei diritti, nelle offese, negli infortuni. Dappertutto in Inghilterra, Germania, Francia, la storia comprova tale preferenza nello stato dei lavoratori delle proprietà ecclesiastiche sopra quelle secolari (Ashley, Janssen, Glasson).
Pagina 2.194
., che accrebbero i privilegi della nobiltà in Francia. Le agitazioni campagnole dei «poveri preti» sotto Wyckliffe (1381) in Inghilterra, i 12 articoli e la guerra dei contadini in Germania (1525), e la stessa rivoluzione francese (1789) furono protesta e talora terribile vendetta di questo rinnovato servaggio.
Pagina 2.197
XV e XVI si erano moltiplicate le società di capitalisti esercenti le miniere, specialmente tedesche (Janssen); ora re ed imperatori, sulle tradizioni remote romane (codice teodosiano e giustinianeo) e poi feudali ma in ispecie di Carlo V e Filippo II, accrebbero le regalie (partecipazione al reddito) sopra i metalli preziosi; e poi su tutti gli altri prodotti di miniera; anzi concessero a famiglie e società capitalistiche privilegi di esercizio e di commercio minerario, che fu buona parte monopolizzato, incentrandosi e grandeggiando.
Pagina 259