ARABELLA
paura dell'agnellino caduto nelle zampe dell'orso. Man mano che imparava a conoscere suo marito e che scendeva a toccare la materialità di quella
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cuore tornò indietro a ricordare un'altra notte di spavento, quella in cui era morta la madre di Ferruccio, un affare di vent'anni fa. Delle tre
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Dopo il vivo colloquio con suo suocero, Arabella si trovò nel fitto d'una battaglia, prima ancora che avesse risoluto di gettarvisi. Già quella
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. Era quella stessa figura elegante, bionda e delicata, che ora dormiva nel molle abbandono della stanchezza, che una donnaccia aveva osato toccare
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spalle, chi con un cesto o con due secchi d'acqua che lasciavano sull'ammattonato un pattume di fango. La vasta cucina inondata da quella gran fiamma
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bene di quella cara biondina, che aveva due occhi pieni di sentimento. Era una donnina fin d'allora. L'ho ben riconosciuta l'altro dì al funerale
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Arabella non aveva ancora detto di sì. Essa aspettava che parlasse in lei qualche altra ragione, dopo quella degli altri. Lorenzo non era un giovane
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quella schifosa acquavite non sa più quel che si dice, non sa più" soggiunse con asprezza la Colomba. Ferruccio, sottovoce, con pazienza, cercò di
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soffrire. Ferruccio ha del coraggio e saprà fare laggiù quella fortuna che non gli lasciano fare a casa sua. Non c'è più nulla di buono da
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." "Hai tu abbastanza da vivere?" "Nulla, sai bene." "È vero che tuo marito, in ogni modo, ha l'obbligo di concorrere..." "Non voglio nulla da quella
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quella stanza dalle pareti ruvide e ruvidamente intonacate di calce, dai grossi travi del soffitto male spiallati, dai quadretti di vetro verdognolo
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, innanzi alle quali scendevano le tende di un grosso telone giallastro, che in quella giornata semipiovosa davano all'ambiente un'aria proprio di
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intontimento e sentì la gota ardere, cominciò a capire d'essere stata percossa da una donna gelosa, da quella stessa donna che l'aveva fissata così
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, che per chi soffre è il miglior elemento della vita, senza ch'ella se ne avvedesse, era volato durante quella giornata piovigginosa nelle varie corse
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..." "Chi è questa Santina?" "La sora Santina era la donzella di casa Ratta, quella stessa che il signor Tognino mise alla porta." "La donna di servizio
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mangiato la casa e i fondi di quella bigotta che ti manteneva, tu vuoi anche della carta, o schifoso..." Ferruccio, che stava a sentire nell'altra stanza, si
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sarebbe più tornata ad abitare in quella casa funestata dalla morte; o se anche avesse dovuto riporvi il piede, non vi sarebbe tornata più giovine
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la legava a quella leggiadra civetta nel disprezzo di uno scempio. Olimpia, quando ebbe allacciato l'ultimo bottone, scese dallo scalino e, sempre
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sforzavasi d'invadere la scala, alzata una canna con grosso pomo d'argento, sempre in nome dell'ostia, minacciò quella canaglia di far chiamare le
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quali non furono mai così potenti come in questi tempi così detti di liberalismo. Lo so io che ho tra le mani quella poca matassa delle Opere pie
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ci siamo implicati" entrò a dire il Botola, che, proprio quella mattina, facendo uso della carta bianca concessagli dal Maccagno, aveva anticipato dei
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, indicando col braccio teso l'uscio semiaperto. E in quella voce sinistra, che Arabella non conosceva ancora, scaturì per un istante il vecchio Valsassina
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dell'interessaccio sotto la guida di quella vecchia volpe, era una condizione che stringeva lo stomaco, anche prescindendo dalle belle voci che correvano
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di vederne il fondo. Questo spiega in qual modo la sua lettera cadesse sulle Cascine e nel cuore di quella buona gente come un fulmine a ciel sereno
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detto non solo che ti vuol bene e che è pentito, e che non pensa più a quella donna e che vuol far giudizio, eccetera, eccetera; mi ha detto ancora che
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stenti con quella devozione con cui la Nunziadina teneva riguardata nelle logore pagine della sua Filotea una splendida immagine di pizzo a fondo
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Arabella da quella di suo suocero, uomo indegno del nome di fratello, che come aveva speculato sulla bontà dei signori Botta, costringendo un povero
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supplica. "Ah, tu non sai nulla…" "Per i miei poveri morti, per l'anima di quella povera donna, dirò tutto, pagherò tutto, ma non mi faccia, per amor
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, figliuola, e vediamo di riparare, di lavorare per l'avvenire. Lei ha avuto la bontà di tornare in questa casa ed è già un bel passo... In quanto a quella
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estenuazione fisica e morale non aveva la forza di volere, né quella di non volere, e accettava tutte le ragioni colla stessa malinconica rassegnazione con
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delle basse sponde del ponte, Arabella stava schizzando sull'albo quella parte dell'abbazia, che usciva nell'apertura della stradicciuola, tra due
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sdegno cercasse di soffocare le lagrime. Arabella, tocca da quella voce così piena di corruccio, gli pose le due mani sulle spalle. Un fitto velo di