Già la semplice sostituzione degli animali addimesticati allo sforzo umano fu grande avanzamento, la forza di trazione di un cavallo rappresentando 7 volte quella media di un lavoratore. Ma le forze inorganiche (naturali o artificiali) del cosmo, ancorché usufruite in minima parte mercé le macchine, rappresentano un aumento di potenza produttiva meravigliosa. Dai tempi di Omero e degli eserciti romani, in cui frangevasi il grano a mano fra due sassi, ai nostri molini all'americana, l'efficacia produttiva dell'uomo crebbe da 1 a 150. Una fucina ad alti forni e a vapore con solo cento operai può dare ferraccia trasformata in ferro in tale quantità da corrispondere a 300 chilogrammi di prodotto per ogni operaio al giorno (Chevalier, Lampertico). La produttività del lavoro umano nella filatura del cotone dal 1760 al 1830 diventò 200 volte maggiore; e fino al 1900 altre 6 volte. La tessitura meccanica accrebbe la produttività di 20-40 volte. (Ellison, in Marshall).
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