L'Inghilterra sola creò una poderosa economia nazionale, facendo servire i più intensi provvedimenti di Stato alla intraprendenza dei capitalisti, ma insieme pervertì la funzione economica civile delle classi produttrici, spingendo la borghesia ad erigere la propria oltrepotenza sull'immolazione dei lavoratori, cioè sulla depressione dei suoi naturali cooperatori; addensando così pericoli interni all'industria contemporanea.
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Tale infine la coincidenza in questo stesso periodo di uno spirito di utilitarismo egoista e cupido, già sfacciato (come vedemmo) nella «gentry» capitalista dei tempi della riforma nella Gran Bretagna, e da ultimo trionfante nella borghesia industriale e mercantesca di tutta Europa, la quale della sua abilità e fortuna, come degli errori e distrette, si valse del pari per asservire e sfruttare le masse lavoratrici; sicché queste si trovarono gettate al fondo della miseria, della degenerazione e dell'abbrutimento morale, addensando gli odi pel futuro socialismo rivoluzionario. Ciò per la Gran Bretagna senza arresto e schermo fino al 1830, toccando allora il massimo di acutezza, principalmente fra i cotonieri del Lancashire (Brentano), di là riproducendosi con simiglianti fenomeni nefasti in Francia e Belgio fino al 1848-52 (Reybaud, Ducpectiaux), in Germania specie dal 1850 in-poi (Schulze-Gӓwernitz); e più o meno dovunque, quale concomitanza storica della grande trasformazione industriale. Può dirsi (salvo il grado e le eccezioni) che la fabbrica moderna colle sue meraviglie siasi eretta nei sec. XVIII-XIX sulle ignominie di una società ridivenuta crudelmente pagana. Oiò che suggeriva all'economista liberale inglese (B. S. Mill) la fiera condanna: tutto anche il comunismo val meglio di simile organizzazione sociale.
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