Questa non e stata ancora raggiunta; la stessa guerra ci ha uniti di fronte al nemico, ma sembra abbia acutizzato i dissensi interni; il movimento nazionale, il travaglio dei partiti, lo stesso disordine pubblico nelle sue fasi anarcoidi, segnano un moto interno di revisione e un tentativo di unificazione ancora incerto e confuso.
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In queste condizioni, la lotta, con le fasi favorevoli e contrarie a ciascuna delle parti in contesa, si risolve in una vera diminuzione di potenzialità produttiva e di efficienza lavorativa; il fenomeno economico si trasporta nel campo politico, acutizzato ed esasperato dalle caratteristiche della lotta di classe.
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Anche nei momenti più favorevoli della vita economica e politica del paese, prima della guerra, mancava un preciso orientamento economico e politico, una vera linea centrale, sintetica, finalistica; si è ondeggiato sempre in politica estera e interna, in economia e nei problemi del lavoro; oggi un colpo all'industria, domani all'agricoltura o ai commerci; un momento triplicisti, un altro con la Francia o l'Inghilterra, colonialisti e rinunciatari; a metà verso le classi lavoratrici e a metà verso il capitale borsistico e speculante; nella ignoranza ufficiale dei problemi tecnici, nella svalutazione costante dei valori morali, nel disconoscimento delle forze vive del lavoro, spesso lasciate a sé stesse all'estero nella emigrazione forzata e avventurosa; all'interno nella sconoscenza del valore agricolo e produttivo del mezzogiorno, che dava e dà alla bilancia commerciale le sue stremate e sì ricercate ricchezze; e tutto ciò acutizzato da una continua tendenza a sopprimere l'iniziativa privata e a centralizzarne le energie.
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