C'è poi un'altra condizione di coseche, se da una parte favorisce, in Italia, una politica sociale conservatrice, dall'altra varrà forse, alla sua volta, ad acuire il conflitto fra i centri e le classi industriali e le campagne; voglio dire le condizioni di cultura assai arretrata, di metodi agricoli in gran parte primitivi, di difetto di capitale, di costumi semi-feudali nelle quali si trova ancora molta parte d'Italia. Perché il nostro paese possa continuare a progredire nel benessere economico, e l'emigrazione non diventi per molte provincie un pericolo serio e tutte le risorse fisiche e morali di nostra gente possano essere utilizzate, è necessario combattere questa tenace sopravvivenza di cultura e di costumi feudali in molta parte d'Italia; e combatterla specialmente con la scuola popolare. La Chiesa, nelle presenti condizioni, non solo non è atta a prendere essa l'iniziativa di questa profonda trasformazione intellettuale e morale delle plebi del -Mezzogiorno, ma anzi la paventa: poiché essa significherebbe, fra le altre cose, la fine di quelle forme di superstizione e di estrinsecismo rituale, sotto le quali vive, si, ancora un poco di vero e vivo senso religioso nelle classi popolari del mezzogiorno, ma che danno alle risorse economiche del clero l'aspetto di un comodo ma odioso tributo dell'ignoranza, o parassitismo economico. Per ciò stesso un vigoroso impulso dato alla scuola laica dallo Stato medesimo — impulso che parve al ministero Sonnino, e forse è veramente, nelle circostanze odierne, condizione essenziale per una più intensa e rapida penetrazione di cultura nel mezzogiorno, dove davvero il pensiero sarebbe energia e moneta — susciterebbe la diffidenza e la opposizione dei cattolici e, con essi, della maggioranza della Camera presente; e così il più grave ed arduo problema della nostra vita pubblica non potrà: avvicinarsi alla sua soluzione.
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