Il concetto di meriti acquistati con una giustizia puramente formale e cerimoniale, d'una volontà buona la quale si esaurisce nella affermazione verbale di sé senza che segua l'effetto od il frutto, è eminentemente farisaico e condannato dal Signore, così vigorosamente, col farisaismo. Esso fa dell'animo, non una sostanza che si arricchisce e si nutre, e pone così essa stessa le condizioni della sua vita futura, ma come un recipiente che convenga imbiancare o ripulire, perché un bel giorno il Signore passando vi versi dentro il suo paradiso; il recipiente, in tal caso, è un sepolcro imbiancato. E tale falso indirizzo non può procedere che da un erroneo concetto di Dio, il quale viene appreso non come la volontà suprema e paterna del bene, ma come Sovrano capriccioso e geloso che ami certe forme di onore che gli uomini gli tributano, e si accordi con questi per servizi da rendergli, che Egli premierà poi con speciali favori, cercati ed attesi dai suoi servi con cupido egoismo.
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