La morte, per spontaneo consenso, è considerata come il più grave dei mali; si teme di pensarvi, di parlarne, non forse, riscossa, ascolti ed accorra; tutto l'intenso sforzo dell'attività familiare si raccoglie nei beni della vita presente; e se alcuno della famiglia ha ancora delle aspirazioni che non sieno per questa, le nasconde ed evita di parlarne, temendo di turbare l'operosità della moglie, del marito, dei fratelli, dei figli per la loro vita terrena. Il peso della povertà, dell'abbandono, della delusione amara è divenuto, per la forza assidua di questo comune assenso, così radicato negli animi che esso supera talora persino il terrore della morte e conduce al suicidio.
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