Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: accorgimento

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Parlamento e politica

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Luigi Sturzo 1 occorrenze

Mancherebbe di accorgimento politico colui che credesse che basta un’aura di vento popolare a favore o contro, a modificare l’ambiente della vita pubblica; invece deve aver peso enorme ciò che è duraturo e arriva al profondo dello spirito che anima le istituzioni, che guida l’umanità nella vita individuale e collettiva. I problemi dello spirito vanno in prima linea, in una società civile quale è la nostra; tra questi, due sono assolutamente fondamentali e rispondono a due istituti della civiltà più progredita: la tutela dell’integrità della famiglia e della moralità pubblica, dell’assistenza minorile e della beneficenza da un lato, e quello della scuola e quindi dell’educazione delle novelle generazioni dall’altro. È tutto un problema unico, fondamentalmente morale, che ha la sua radice nella concezione spirituale, finalistica della vita, che viene, per la maggioranza degli italiani, irradiata dalla vivida luce della fede cattolica. Il problema merita un profondo esame, non una vista di scorcio; ma per il criterio di tracciare un programma realistico, immediato, nazionalmente sentito, rilevo solo la parte scolastica, la più dibattuta oggi nella discussione politica del paese, mentre ho fermo convincimento che non si ripeterà l’er¬rore dell’altra volta, che sul terreno scabroso del divorzio si unirono, sia pure per poche ore, socialisti e democratici. La questione scolastica è stata autorevolmente posta dal presidente del consiglio con abile parola, nella sua relazione al re per lo scioglimento della camera: «Nuovo indirizzo, egli ha detto, dovrà darsi al più alto coefficiente di civiltà, di grandezza morale, di prosperità per un popolo: alla scuola. Inve¬terate abitudini, inveterati pregiudizi, interessi particolari han¬no impedito finora qualsiasi seria riforma, quantunque la opi¬nione pubblica e gli insegnanti più competenti ne abbiano proclamato l’urgenza in tutti gli ordini di scuole, ma specialmente nelle scuole medie, in stridente contrasto con i bisogni della vita moderna. Per singolare fenomeno, uomini che in ogni altro campo invocano la libertà, nella scuola la combattono. Lo stato deve avere l’alta direzione dell’insegnamento e controllarlo con l’esame di stato, ma non deve sopprimere ogni legittima attività che nell’insegnamento apporti sicuri elementi di progresso. Il problema della scuola non fu mai seriamente affrontato dal parlamento. Auguriamo che il corpo elettorale ne imponga il serio studio alla nuova rappresentanza nazionale». La battaglia data dal partito popolare italiano sull’esame di stato resterà a ricordo dei nostri fasti, e fu battaglia santa. Qualcuno non comprende tanto il nostro fervore per una riforma soltanto tecnica e a portata limitata, quale è l’esame di stato. Per noi è l’inizio di una ben più alta rivendicazione, la libertà di insegnamento. L’Italia in questa materia è alla coda delle nazioni civili; ha negato le sue stesse origini per il vieto pregiu¬dizio anticlericale; per questo asservì la scuola di stato alle influenze massoniche e ne volle creare un monopolio. Sottopose la scienza ufficiale all’influenza protestantica della Germania. Tollerò nelle scuole secondarie che fosse falsata la storia per deprimere l’istituto del romano pontificato, e credette accorgimento politico creare la scuola neutra e bandire dalle scuole elementari l’insegnamento del catechismo con formalismi ostruzionistici. È storia dolorosa di un traviamento spirituale, sostenuto in nome della patria, ai cui danni invece preparò il terreno atto alle teorie materialistiche ed al pervertimento comunistico del nostro popolo. Noi vogliamo la scuola libera per lasciare il diritto alla famiglia di salvaguardare la fede, la coscienza, l’educazione delle tenere generazioni italiane, non solo nel culto del bello, nel sentimento verso la patria, ma anche nella virtù e nella bontà quali le concepiamo noi, nella libertà della nostra coscienza, nella tradizione delle nostre famiglie, nella storia della nostra Italia, che è tradizione e storia viva del cattolicismo. Ma pensiamo che la scuola di stato debba anch’essa modificarsi e migliorare, e pensiamo che la libertà interna della scuola, il contatto maggiore con le famiglie, il decentramento scolastico, l’autonomia delle scuole superiori e dei programmi gioveranno a ridarle il contatto con la realtà, per essere vivificata come il gigante Anteo che risorgeva in forze appena toccava la terra. Anche il monopolio della scuola deve essere spezzato; e noi che siamo contro il monopolio in materia economica, in materia organizzativa, lo siamo ancora di più in materia scolastica. La vecchia struttura dello stato era o doveva essere basata sulla libertà; però cominciò con opprimere la scuola creando il monopolio delle scuole di stato, asservito alle correnti delle sètte segrete, che fecero il loro nido presso la Minerva; quindi procedette a opprimere le organizzazioni libere, sottoponendole al monopolio socialista, annidatosi presso i ministeri economici; infine è arrivato col monopolio economico a combattere l’economia libera, sottoposta alla burocrazia statale; triplice catena che noi dobbiamo spezzare per il risanamento morale, organico ed economico del popolo italiano.

Rivoluzione e ricostruzione

398821
Sturzo, Luigi 2 occorrenze
  • 1922
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 264-308.
  • Politica
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Questa posizione di penombra in determinati momenti è stata un vero accorgimento politico, per evitare conflitti fra le due camere; ma sostanzialmente e stata una disintegrazione delle funzioni del senato nel sistema bicamerale italiano che mano a mano si è andata operando, sia per il politicantismo dei deputati, ai quali il governo era strettamente legato, sia per l'attenuarsi della prima tradizione, quando ancora era più sentito il potere regio dal quale il senato emanava, potere regio che per l'antica disciplina monarchica del Piemonte e per le benemerenze italiane della casa Savoia nel risorgimento, dava al senato una notevole influenza morale. Ma l'azione governativa lo tolse da questa aura storica, invase indirettamente il terreno del potere regio formando le liste dei senatori sotto esigenze di vicende politiche, aumentò il numero dei funzionari e degli ex deputati senatori (cioè degli elementi comunque legati al sistema parlamentarista-burocratico); fece così scomparire quasi la ragione prima del nostro senato di nomina regia.

Pagina 274

Queste linee di politica estera perfettamente italiane, sostenute sempre dai popolari, per essere bene attuate devono essere seguite con costanza e con accorgimento. Invece è stato un torto della consulta la mancanza di organicità e di continuità; è da augurarsi che oggi palazzo Chigi ( ove il ministero si è trasferito) acquisti la nomea di riprendere una linea politica, che, malgrado il variar di ministeri e il cambiare di correnti e di partiti, rimanga sicura e immutata. La politica estera non può essere politica di un partito, ma è politica di un popolo, è al di sopra delle oscillazioni interne, è concezione di politica della nazione. I partiti manifesteranno le loro vedute, che poi si incanalano nell'alveo della storia della nostra politica e nel crogiolo della nostra diplomazia; e la risultante non può essere altra che la logica conseguenza delle premesse storiche della nostra azione. Oggi più che ieri, la vita economica interna è satura di problemi esteri e il ministero degli esteri deve avere a ciò l'attrezzatura necessaria, come organo di elaborazione e di continuità politica ed economica, nelle immancabili interferenze della nostra economia con quella internazionale.

Pagina 297

Crisi economica e crisi politica

399306
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
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Così la politica non è accorgimento di pochi che guidano la società, o funzionalità di organi, che si sovrappongono agli individui: è un fenomeno di rifrazione di altre cause, sopra uno schermo visibile, che sintetizza una ragione sociale: e insieme un'azione che ripete le sue ragioni dalle condizioni psicologiche ed economiche, morali e organiche della società. E siccome l'economia è il termine utile di una enorme serie di attività umane, perché ne condiziona l'esistenza e ne agevola lo sviluppo, non solo materiale ma anche morale, come mezzo al fine, così le crisi economiche sono più profondamente sentite nell'ámbito della vita politica.

Pagina 144

Parlamento e politica

401998
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Mancherebbe di accorgimento politico colui che credesse che basta un’aura di vento popolare a favore o contro, a modificare l’ambiente della vita pubblica; invece deve aver peso enorme ciò che è duraturo e arriva al profondo dello spirito che anima le istituzioni, che guida l’umanità nella vita individuale e collettiva. I problemi dello spirito vanno in prima linea, in una società civile quale è la nostra; tra questi, due sono assolutamente fondamentali e rispondono a due istituti della civiltà più progredita: la tutela dell’integrità della famiglia e della moralità pubblica, dell’assistenza minorile e della beneficenza da un lato, e quello della scuola e quindi dell’educazione delle novelle generazioni dall’altro. È tutto un problema unico, fondamentalmente morale, che ha la sua radice nella concezione spirituale, finalistica della vita, che viene, per la maggioranza degli italiani, irradiata dalla vivida luce della fede cattolica. Il problema merita un profondo esame, non una vista di scorcio; ma per il criterio di tracciare un programma realistico, immediato, nazionalmente sentito, rilevo solo la parte scolastica, la più dibattuta oggi nella discussione politica del paese, mentre ho fermo convincimento che non si ripeterà l’er¬rore dell’altra volta, che sul terreno scabroso del divorzio si unirono, sia pure per poche ore, socialisti e democratici. La questione scolastica è stata autorevolmente posta dal presidente del consiglio con abile parola, nella sua relazione al re per lo scioglimento della camera: «Nuovo indirizzo, egli ha detto, dovrà darsi al più alto coefficiente di civiltà, di grandezza morale, di prosperità per un popolo: alla scuola. Inve¬terate abitudini, inveterati pregiudizi, interessi particolari han¬no impedito finora qualsiasi seria riforma, quantunque la opi¬nione pubblica e gli insegnanti più competenti ne abbiano proclamato l’urgenza in tutti gli ordini di scuole, ma specialmente nelle scuole medie, in stridente contrasto con i bisogni della vita moderna. Per singolare fenomeno, uomini che in ogni altro campo invocano la libertà, nella scuola la combattono. Lo stato deve avere l’alta direzione dell’insegnamento e controllarlo con l’esame di stato, ma non deve sopprimere ogni legittima attività che nell’insegnamento apporti sicuri elementi di progresso. Il problema della scuola non fu mai seriamente affrontato dal parlamento. Auguriamo che il corpo elettorale ne imponga il serio studio alla nuova rappresentanza nazionale». La battaglia data dal partito popolare italiano sull’esame di stato resterà a ricordo dei nostri fasti, e fu battaglia santa. Qualcuno non comprende tanto il nostro fervore per una riforma soltanto tecnica e a portata limitata, quale è l’esame di stato. Per noi è l’inizio di una ben più alta rivendicazione, la libertà di insegnamento. L’Italia in questa materia è alla coda delle nazioni civili; ha negato le sue stesse origini per il vieto pregiu¬dizio anticlericale; per questo asservì la scuola di stato alle influenze massoniche e ne volle creare un monopolio. Sottopose la scienza ufficiale all’influenza protestantica della Germania. Tollerò nelle scuole secondarie che fosse falsata la storia per deprimere l’istituto del romano pontificato, e credette accorgimento politico creare la scuola neutra e bandire dalle scuole elementari l’insegnamento del catechismo con formalismi ostruzionistici. È storia dolorosa di un traviamento spirituale, sostenuto in nome della patria, ai cui danni invece preparò il terreno atto alle teorie materialistiche ed al pervertimento comunistico del nostro popolo. Noi vogliamo la scuola libera per lasciare il diritto alla famiglia di salvaguardare la fede, la coscienza, l’educazione delle tenere generazioni italiane, non solo nel culto del bello, nel sentimento verso la patria, ma anche nella virtù e nella bontà quali le concepiamo noi, nella libertà della nostra coscienza, nella tradizione delle nostre famiglie, nella storia della nostra Italia, che è tradizione e storia viva del cattolicismo. Ma pensiamo che la scuola di stato debba anch’essa modificarsi e migliorare, e pensiamo che la libertà interna della scuola, il contatto maggiore con le famiglie, il decentramento scolastico, l’autonomia delle scuole superiori e dei programmi gioveranno a ridarle il contatto con la realtà, per essere vivificata come il gigante Anteo che risorgeva in forze appena toccava la terra. Anche il monopolio della scuola deve essere spezzato; e noi che siamo contro il monopolio in materia economica, in materia organizzativa, lo siamo ancora di più in materia scolastica. La vecchia struttura dello stato era o doveva essere basata sulla libertà; però cominciò con opprimere la scuola creando il monopolio delle scuole di stato, asservito alle correnti delle sètte segrete, che fecero il loro nido presso la Minerva; quindi procedette a opprimere le organizzazioni libere, sottoponendole al monopolio socialista, annidatosi presso i ministeri economici; infine è arrivato col monopolio economico a combattere l’economia libera, sottoposta alla burocrazia statale; triplice catena che noi dobbiamo spezzare per il risanamento morale, organico ed economico del popolo italiano.

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