Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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ciarliera, Angelica, fante  di  casa mia, mi narrava di un Tizio morto di apoplessia, e
ciarliera, Angelica, fante di casa mia, mi narrava  di  un Tizio morto di apoplessia, e raccontar credevasi un'alta
Angelica, fante di casa mia, mi narrava di un Tizio morto  di  apoplessia, e raccontar credevasi un'alta verità, dicendo:
un'alta verità, dicendo: " Quel buon diavolo andò al mondo  di  là!". - Al mondo ? - io chiesi - spiègati : di là ? di là
al mondo di là!". - Al mondo ? - io chiesi - spiègati :  di  là ? di là di che ? ". Ma credereste ? Angelica non ne sa
di là!". - Al mondo ? - io chiesi - spiègati : di là ?  di  là di che ? ". Ma credereste ? Angelica non ne sa più di
là!". - Al mondo ? - io chiesi - spiègati : di là ? di là  di  che ? ". Ma credereste ? Angelica non ne sa più di me, e
? di là di che ? ". Ma credereste ? Angelica non ne sa più  di  me, e non poté rispondermi né il come, né il perché!
piccoli giardini addormentati in un sonno  di  pace e di dolcezze, o piccoli custodi rassegnati di
piccoli giardini addormentati in un sonno di pace e  di  dolcezze, o piccoli custodi rassegnati di sussurri, di baci
sonno di pace e di dolcezze, o piccoli custodi rassegnati  di  sussurri, di baci e di carezze; o ritrovi di sogni
e di dolcezze, o piccoli custodi rassegnati di sussurri,  di  baci e di carezze; o ritrovi di sogni immacolati, di
o piccoli custodi rassegnati di sussurri, di baci e  di  carezze; o ritrovi di sogni immacolati, di desideri puri e
rassegnati di sussurri, di baci e di carezze; o ritrovi  di  sogni immacolati, di desideri puri e di tristezze infinite,
di baci e di carezze; o ritrovi di sogni immacolati,  di  desideri puri e di tristezze infinite, o giardini ove gli
carezze; o ritrovi di sogni immacolati, di desideri puri e  di  tristezze infinite, o giardini ove gli alati cantori sanno
tristezze infinite, o giardini ove gli alati cantori sanno  di  notturne ebbrezze, o quanto v'amo! I sogni che rinserra il
le vostre aiuole. Io v'amo, io v'amo, o fecondati al sole  di  primavera in languidi mattini, o giardini, sorrisi de la
donna telefona a M. dal suo paese d'origine. Dice  di  essere stata sua compagna di banco alle elementari. Gli
dal suo paese d'origine. Dice di essere stata sua compagna  di  banco alle elementari. Gli chiede, prima con timidezza, poi
Gli chiede, prima con timidezza, poi con insistenza,  di  interessarsi di un suo fratello di vent'anni finito nel
prima con timidezza, poi con insistenza, di interessarsi  di  un suo fratello di vent'anni finito nel reparto
poi con insistenza, di interessarsi di un suo fratello  di  vent'anni finito nel reparto psichiatrico del Policlinico.
memoria  di  mio zio Giuseppe Zani ; nato a Cesena il 15 marzo 1923,
zio Giuseppe Zani ; nato a Cesena il 15 marzo 1923, soldato  di  leva, morto nel campo di concentramento di Gross Fullen, in
a Cesena il 15 marzo 1923, soldato di leva, morto nel campo  di  concentramento di Gross Fullen, in Bassa Sassonia, il 14
1923, soldato di leva, morto nel campo di concentramento  di  Gross Fullen, in Bassa Sassonia, il 14 settembre 1944.
eleganti della vaga festa, c'è alla porta una folla  di  signori di vario sesso, di diversa vesta, amici che vi
della vaga festa, c'è alla porta una folla di signori  di  vario sesso, di diversa vesta, amici che vi aspettano di
festa, c'è alla porta una folla di signori di vario sesso,  di  diversa vesta, amici che vi aspettano di fuori. Son tanti i
di vario sesso, di diversa vesta, amici che vi aspettano  di  fuori. Son tanti i tipi, son tanti i colori, che di farli
di fuori. Son tanti i tipi, son tanti i colori, che  di  farli inoltrar mi venne in testa; ma una donna fra lor,
inoltrar mi venne in testa; ma una donna fra lor, cinta  di  fiori, mi dissuase, e la ragione è questa: mi disse il nome
brigata, che per danzar dimenticaste a casa; e è la virtù  di  gigli incoronata, quella che entrar non volle, persuasa di
di gigli incoronata, quella che entrar non volle, persuasa  di  trovar pochi amici in mezzo a voi.
fondo sono stato fortunato, perché Antonio Delfini prima  di  leggerlo l'ho vissuto e il suo spazio è stato anche lo
mio nonno Mario Sighinolfi , nato come me un ventitré  di  marzo, era appassionato di bocce, ma - per eccesso di
, nato come me un ventitré di marzo, era appassionato  di  bocce, ma - per eccesso di pudore - si limitava a guardare
di marzo, era appassionato di bocce, ma - per eccesso  di  pudore - si limitava a guardare le sfide degli altri, tutti
nel gelo dell'inverno - stava per sbocciare un esperto, non  di  bocce ma di trotto. Come Delfini stesso ha ricordato, “lo
- stava per sbocciare un esperto, non di bocce ma  di  trotto. Come Delfini stesso ha ricordato, “lo spazio della
che prendeva tutto un lato della piazza.” Con la sua storia  di  voci, allora come oggi: “quelle appresso e quelle distanti,
allora come oggi: “quelle appresso e quelle distanti, voci  di  donne, di bambini, di mercanti, di soldati, di cavalli, di
oggi: “quelle appresso e quelle distanti, voci di donne,  di  bambini, di mercanti, di soldati, di cavalli, di somari, di
appresso e quelle distanti, voci di donne, di bambini,  di  mercanti, di soldati, di cavalli, di somari, di cani, di
e quelle distanti, voci di donne, di bambini, di mercanti,  di  soldati, di cavalli, di somari, di cani, di uccelli, le
voci di donne, di bambini, di mercanti, di soldati,  di  cavalli, di somari, di cani, di uccelli, le voci dei
di donne, di bambini, di mercanti, di soldati, di cavalli,  di  somari, di cani, di uccelli, le voci dei giuochi delle
di bambini, di mercanti, di soldati, di cavalli, di somari,  di  cani, di uccelli, le voci dei giuochi delle bocce e la voce
di mercanti, di soldati, di cavalli, di somari, di cani,  di  uccelli, le voci dei giuochi delle bocce e la voce del
Bologna, il treno lo prendo solo verso Roma e molto, molto  di  malavoglia. Non era cosi da bambino, quando mi facevo
bambino, quando mi facevo accompagnare alla Stazione grande  di  Modena a veder sibilare i settebelli, trattenendo un minuto
trattenendo un minuto il respiro annientato dall'impeto  di  quel vento improvviso, e la voglia di tuffarmici dentro.
dall'impeto di quel vento improvviso, e la voglia  di  tuffarmici dentro. Per di più, ho sempre abitato dirimpetto
vento improvviso, e la voglia di tuffarmici dentro. Per  di  più, ho sempre abitato dirimpetto a uno scalo minore, la
ai trenini per Sassuolo. E lì dentro giocavo, certi giorni  di  primavera dei primi Sessanta, tra vagoni abbandonati,
dalle quali spuntavano sterpi, fili d'erba e sassi odorosi  di  catrame o di ferro. Mi accompagnava la sensazione di stare
spuntavano sterpi, fili d'erba e sassi odorosi di catrame o  di  ferro. Mi accompagnava la sensazione di stare in bilico
di catrame o di ferro. Mi accompagnava la sensazione  di  stare in bilico sulla prateria, nel buco di questa pianura
la sensazione di stare in bilico sulla prateria, nel buco  di  questa pianura che penso da sempre inflnita. Di lì a non
nel buco di questa pianura che penso da sempre inflnita.  Di  lì a non molto, verso i dieci anni, ho sentito parlare la
verso i dieci anni, ho sentito parlare la prima volta  di  Fossoli. E ha cominciato in me a scavare, molto prima delle
molto prima delle mode e dei bilanci secolari, il tarlo  di  Auschwitz: prima di tutto il resto, un'esperienza
mode e dei bilanci secolari, il tarlo di Auschwitz: prima  di  tutto il resto, un'esperienza ferroviaria priva di ritorno,
prima di tutto il resto, un'esperienza ferroviaria priva  di  ritorno, della quale era stato senz 'altro colpevole - in
la linea dell orizzonte, dal cortile o dalla strada  di  casa verso nord.
la luce, devo andare in bagno ho bisogno  di  freddo, di acqua di rinascita: e mi ritrovo nel mio letto
la luce, devo andare in bagno ho bisogno di freddo,  di  acqua di rinascita: e mi ritrovo nel mio letto ancora
luce, devo andare in bagno ho bisogno di freddo, di acqua  di  rinascita: e mi ritrovo nel mio letto ancora fatto,intatto,
fatto,intatto, la sovraccoperta verde con tutto ll suo pelo  di  gatto:e soprattutto senza l'impronta del mio corpo.
RIGHETTI Sole, non io ti accuserò  di  assenza; gli uomini, infin, che mostranti di bello? Che non
io ti accuserò di assenza; gli uomini, infin, che mostranti  di  bello? Che non osan costoro in tua presenza? Vieni, vai,...
Splendi agognando al dì della partenza; e ristucco  di  farci il zolfanello, di tanto in tanto perdi la pazienza!
al dì della partenza; e ristucco di farci il zolfanello,  di  tanto in tanto perdi la pazienza! Sole, il mondo è un
perdi la pazienza! Sole, il mondo è un rachitico fratello,  di  cui ti stanca la elegante posa; e tu cali il telone,
e il tuo sguardo frattanto si riposa sopra un abisso  di  deserte nubi. In casa di Cletto Arrighi il 21 dicembre
si riposa sopra un abisso di deserte nubi. In casa  di  Cletto Arrighi il 21 dicembre 1862.
testimone. Il suo sguardo non va, per quanto s'interni, al  di  là di quel che gli si manifesta. Chino sul proprio corpo ne
Il suo sguardo non va, per quanto s'interni, al di là  di  quel che gli si manifesta. Chino sul proprio corpo ne ha
ne ha percepito gli umori e i mancamenti. Se ha smesso  di  pretendere risposte, ancora azzarda domande. Che ne è delle
verdi e dei gialli della stagione trascorsa, sterminatrice  di  foglie, spogliatrice di rami?
stagione trascorsa, sterminatrice di foglie, spogliatrice  di  rami?
Elemosina triste  di  vecchie arie sperdute, vanità di un'offerta che nessuno
Elemosina triste di vecchie arie sperdute, vanità  di  un'offerta che nessuno raccoglie! Primavera di foglie in
vanità di un'offerta che nessuno raccoglie! Primavera  di  foglie in una via diserta! Poveri ritornelli che passano e
ritornelli che passano e ripassano e sono come uccelli  di  un cielo musicale! Ariette d'ospedale che ci sembra
provinciale che dorme; singhiozzi quel tuo brindisi folle  di  agonizzanti una seconda volta, ritorni su' tuoi pianti
una seconda volta, ritorni su' tuoi pianti ostinati  di  povero fanciullo incontentato, e nessuno ti ascolta.
lasciò ascoltare il nastro, registrato nella stazione radio  di  Baronissi. Prima la musica allegra di una fisarmonica, una
nella stazione radio di Baronissi. Prima la musica allegra  di  una fisarmonica, una polka di Strauss. All'improvviso un
Prima la musica allegra di una fisarmonica, una polka  di  Strauss. All'improvviso un rumore, come di un carro, come
una polka di Strauss. All'improvviso un rumore, come  di  un carro, come di un mare in tempesta. Un susseguirsi di
Strauss. All'improvviso un rumore, come di un carro, come  di  un mare in tempesta. Un susseguirsi di tuoni rotolanti in
di un carro, come di un mare in tempesta. Un susseguirsi  di  tuoni rotolanti in uno spazio infinito, saliti da caverne
vento se è vero che siamo felici. Ma tutto questo movimento  di  rami, visto sempre dall'interno, fa pensare ad un cuore
Tutto questo movimento delle piante che abbiamo comperato e  di  quelle più grandi che erano qui da prima - una folla di
e di quelle più grandi che erano qui da prima - una folla  di  pioppi silenziosa nel vento di là dalla finestra - senza
qui da prima - una folla di pioppi silenziosa nel vento  di  là dalla finestra - senza volerlo contiene la nostra
come adesso, costruisco la tua`vita, e scrivendo parlo  di  te e ti attribuísco i miei pensieri. E una specie di
parlo di te e ti attribuísco i miei pensieri. E una specie  di  rigurgito, di cui mi vergogno, un resto di un bisogno di
ti attribuísco i miei pensieri. E una specie di rigurgito,  di  cui mi vergogno, un resto di un bisogno di bellezza con in
E una specie di rigurgito, di cui mi vergogno, un resto  di  un bisogno di bellezza con in più la paura di dover stare
di rigurgito, di cui mi vergogno, un resto di un bisogno  di  bellezza con in più la paura di dover stare da solo. Prima
un resto di un bisogno di bellezza con in più la paura  di  dover stare da solo. Prima di andare, vorrei che tu stessi
bellezza con in più la paura di dover stare da solo. Prima  di  andare, vorrei che tu stessi con me ad ascoltare i pioppi.
bella donna  di  latte e di rosa, donna sdegnosa, m'han raccontato che
bella donna di latte e  di  rosa, donna sdegnosa, m'han raccontato che nessun ti
che nessun ti agguaglia nella battaglia ; che hai  di  ferro le braccia, e che il tuo petto è un corsaletto dei
corsaletto dei vecchi dì colla malìa nascosa; o bella donna  di  latte e di rosa. O bella donna che sembri uno stelo mietuto
dei vecchi dì colla malìa nascosa; o bella donna di latte e  di  rosa. O bella donna che sembri uno stelo mietuto in cielo,
che sembri uno stelo mietuto in cielo, m'han raccontato che  di  molti amanti, nei camposanti, tu puoi legger la lapide
nei camposanti, tu puoi legger la lapide forbita, che uscir  di  vita sotto le spire del tuo corpo anelo; o bella donna che
anelo; o bella donna che sembri uno stelo. O donna piena  di  gioie e di luci, se tu conduci al cimitero, il cimitero è
bella donna che sembri uno stelo. O donna piena di gioie e  di  luci, se tu conduci al cimitero, il cimitero è bello come
ed il lenzuolo è porpora regal se tu lo cuci, o donna piena  di  gioie e di luci! O donna piena di delicatezze, le tue
è porpora regal se tu lo cuci, o donna piena di gioie e  di  luci! O donna piena di delicatezze, le tue bellezze fan
tu lo cuci, o donna piena di gioie e di luci! O donna piena  di  delicatezze, le tue bellezze fan sognare a migliaia i
giovinetti su cui proietti, passando, un occhio d'angelo e  di  sfinge, occhio che pinge e monti e mari d'inudite ebbrezze!
che pinge e monti e mari d'inudite ebbrezze! O donna piena  di  delicatezze, o donna fortunata ed infelice, e a me non
e cammino lungo il fiurne Black Water Acqua Nera, uno  di  quei rivoli da niente che poi esplodono in un fiordo
da niente che poi esplodono in un fiordo interminabile, ali  di  farfalla capaci di provocare a migliaia di chilometri un
in un fiordo interminabile, ali di farfalla capaci  di  provocare a migliaia di chilometri un tornado.
ali di farfalla capaci di provocare a migliaia  di  chilometri un tornado.
morte, ribatti, in quanto fine  di  tutto è anche la fine deld olore, del tempo logorato di
di tutto è anche la fine deld olore, del tempo logorato  di  ogni giorno, l 'abisso spalancato nel respiro. La morte è
respiro. La morte è il riposo desiderato, l'annichilirsi  di  ogni corpo, con tutto il suo peso, la cosa, la materia. E
ma la resurrezione è solo tregua, spazio vuoto, la salvezza  di  una particola di vita, briciola o nervo, davanti a questo
è solo tregua, spazio vuoto, la salvezza di una particola  di  vita, briciola o nervo, davanti a questo muro.
della grande città. Io so che non potrò cambiare niente  di  tutto questo e so che tutto questo ha già cambiato me.
che tutto questo ha già cambiato me. Invece non so niente  di  ciò che avverrà di me e di tutto questo insieme; forse il
ha già cambiato me. Invece non so niente di ciò che avverrà  di  me e di tutto questo insieme; forse il nostro cambiamento
me. Invece non so niente di ciò che avverrà di me e  di  tutto questo insieme; forse il nostro cambiamento
entra dal portone, a ciò che se ne va, a ciò che toma prima  di  una resurrezione.
ventoso e deserto, se si esclude la presenza malinconica  di  un asino in un recinto, vedo che dell'antica architettura
architettura settecentesca non resta nulla. Tutto è nuovo,  di  legno chiaro, da uno dei banchi per inginocchiarsi spuntano
da uno dei banchi per inginocchiarsi spuntano un paio  di  pantofole da casa e poco distante un telo bianco più simile
altro: la parete opposta all'altare è interamente coperta  di  ex voto: non cuori d'argento ma fotografie. Un immenso
voto: non cuori d'argento ma fotografie. Un immenso collage  di  visi e di corpi di epoche diverse, alcuni ancora vivi altri
cuori d'argento ma fotografie. Un immenso collage di visi e  di  corpi di epoche diverse, alcuni ancora vivi altri già
ma fotografie. Un immenso collage di visi e di corpi  di  epoche diverse, alcuni ancora vivi altri già morti,
sempre senza cognomi, solo i nomi, le date, le brevi frasi  di  invocazione o di ringraziamento.
solo i nomi, le date, le brevi frasi di invocazione o  di  ringraziamento.
il canto dell'ùpupa, ho il viso  di  un prete, le penne di un passero sfuggito alla rete,
il canto dell'ùpupa, ho il viso di un prete, le penne  di  un passero sfuggito alla rete, fanciulla, per essermi sì
che spasimi fan d'uopo al tuo cuore, perché mi rimuneri  di  un raggio d'amore? Vuoi dunque ch'io lagrimi, ritrosa
dunque ch'io lagrimi, ritrosa romana, al par delle statue  di  piazza Fontana? Ch'io vada pescandoti, per darti la cena,
delfino, o murena ? Ch'io danzi coi trampoli su un filo  di  seta, che un ago ti fabbrichi di carta o di creta? Ch'io
coi trampoli su un filo di seta, che un ago ti fabbrichi  di  carta o di creta? Ch'io strozzi un canonico coll'irte tue
su un filo di seta, che un ago ti fabbrichi di carta o  di  creta? Ch'io strozzi un canonico coll'irte tue chiome,
l'elettrico gridando il tuo nome? Ch'io rubi nell'etere  di  stelle un collare, o fili il tuo strascico col raggio
E sì che le bubbole potrei qui finire, se avessi la voglia  di  farti arrossire, fanciulla, dicendoti la prosa del vero: -
 di  nuovo sulla porta di casa, ecco il ritorno dal viaggio
di nuovo sulla porta  di  casa, ecco il ritorno dal viaggio della vita di un giorno.
sulla porta di casa, ecco il ritorno dal viaggio della vita  di  un giorno. Tutte le ore canoniche: dalla Compieta ai Vespri
Partecipa a congressi dove si decidono soccorsi per pesci  di  lago e di fiume. Dice che in Calabria ha visto trote enormi
a congressi dove si decidono soccorsi per pesci di lago e  di  fiume. Dice che in Calabria ha visto trote enormi in una
Dice che in Calabria ha visto trote enormi in una vasca  di  cento metri per lato. Gli occorre una vasca uguale per
una vasca uguale per allearci trote e cavarne mucchi  di  soldi.
marito. Dopo che il figlio s è trasferito a Milano, sente  di  essere tornata libera. Finalmente puo abbandonarsi
puo abbandonarsi all'immaginazione, come da ragazza.  Di  nuovo può riempirsi di attesa.
all'immaginazione, come da ragazza. Di nuovo può riempirsi  di  attesa.
dai loro contomi, facessero corpo con noi, con l'aria tra  di  noi. E lì potevamo sentirli di più, tanto da lasciare che
con noi, con l'aria tra di noi. E lì potevamo sentirli  di  più, tanto da lasciare che si liberassero di nuovo e
sentirli di più, tanto da lasciare che si liberassero  di  nuovo e finalmente, qualche volta, con un po' di voglia e di
liberassero di nuovo e finalmente, qualche volta, con un po'  di  voglia e di fortuna, sarebbero stati una visione. Allora
di nuovo e finalmente, qualche volta, con un po' di voglia e  di  fortuna, sarebbero stati una visione. Allora eravamo
in roulotte con il dobermann  di  un anno e con un ragazzo esperto di motori.
con il dobermann di un anno e con un ragazzo esperto  di  motori.
la contraddice. Ha letto  di  recente, su giornali sicuri, che un gruppo di psicologi ha
Ha letto di recente, su giornali sicuri, che un gruppo  di  psicologi ha seguito e studiato almeno cento fenomeni di
di psicologi ha seguito e studiato almeno cento fenomeni  di  resurrezione. Dunque, con massaggi e soccorsi di vario
fenomeni di resurrezione. Dunque, con massaggi e soccorsi  di  vario genere, hanno riportato in vita uomini e donne morti
Se quella era la morte, perché riportarli in questo mondo  di  inquieti?
l'estate e l'alba - un'alba pura  di  amaranto, di viola e di carmino - parean soli olezzar nella
l'estate e l'alba - un'alba pura di amaranto,  di  viola e di carmino - parean soli olezzar nella natura la
l'estate e l'alba - un'alba pura di amaranto, di viola e  di  carmino - parean soli olezzar nella natura la viola e il
gelsomino. Dissi alla Musa : - Usciamo, andiam nei prati!  Di  illusïoni abbellirà la strada il ronzìo degli insetti
melode che è il benvenuto della terra al sole, fruscìo  di  selve, mormorìo di prode, mirifiche parole! Ma tu più bella
benvenuto della terra al sole, fruscìo di selve, mormorìo  di  prode, mirifiche parole! Ma tu più bella d'ogni Bello, o
nei prati. E intorno a noi si susurri: "...Giuliva coppia  di  innamorati! ". - Deh! resta, resta, o santa Musa, il mio
amor! l'ultimo... eterno, se un inganno non è l'occhio  di  Dio che nelle tombe io scerno. Siam da tempo compagni! e fu
il nostro invito: fu certo un cenno della mia sorella che  di  me ti ha invaghito, o un sospir di mia madre! - Ero un
della mia sorella che di me ti ha invaghito, o un sospir  di  mia madre! - Ero un intruso di cui dicean " morrà presto ",
ti ha invaghito, o un sospir di mia madre! - Ero un intruso  di  cui dicean " morrà presto ", ero un bimbo pallido e biondo
e della mia sorella... E fui poeta. - Un povero poeta  di  te indegno, o divina; un sognatore cui mancâr l'ali alla
sposi partiranno prima  di  notte, per un paese remoto di cui nessuno sa pronunciare il
sposi partiranno prima di notte, per un paese remoto  di  cui nessuno sa pronunciare il nome.
vorrei la storia, ma è fumo, è nebbia nella memoria. Storia  di  grandini e di vendemmie, storia di lagrime e di bestemmie;
ma è fumo, è nebbia nella memoria. Storia di grandini e  di  vendemmie, storia di lagrime e di bestemmie; frutto
nella memoria. Storia di grandini e di vendemmie, storia  di  lagrime e di bestemmie; frutto vermiglio, succo letale,
Storia di grandini e di vendemmie, storia di lagrime e  di  bestemmie; frutto vermiglio, succo letale, cloaca, empireo
bestemmie; frutto vermiglio, succo letale, cloaca, empireo  di  branche e d'ale; è piena d'angeli, piena di streghe, di
cloaca, empireo di branche e d'ale; è piena d'angeli, piena  di  streghe, di geroglifici, d'alfe e di omeghe. Vi stride il
di branche e d'ale; è piena d'angeli, piena di streghe,  di  geroglifici, d'alfe e di omeghe. Vi stride il rantolo, vi
piena d'angeli, piena di streghe, di geroglifici, d'alfe e  di  omeghe. Vi stride il rantolo, vi scroscia il riso; tutte le
qualche nonnulla... un capitombolo dalla mia culla, un mal  di  stomaco, la fanticella, i Magi, i bricioli della scarsella;
mi guardavano da tutti i canti, mentre dal piccolo libro  di  prece i tuoi sfuggivano cercando invece - materna imagine
prece i tuoi sfuggivano cercando invece - materna imagine  di  paradiso! - del bimbo pallido l'intento viso. Oh! sì -
per questo che ho scritto una poesia che ha bisogno  di  un gesto e di un pensiero.
che ho scritto una poesia che ha bisogno di un gesto e  di  un pensiero.
giovinetto  di  vago aspetto, un dì fra i calici mi raccontò : che di una
di vago aspetto, un dì fra i calici mi raccontò : che  di  una bella gentil donzella come un maniaco s'innamorò. Ma un
Ma un dì, la bella gentil donzella un fior donavagli, pegno  di  fé; il padre antico di quell'amico gli vide il simbolo
donzella un fior donavagli, pegno di fé; il padre antico  di  quell'amico gli vide il simbolo dentro il gilet ; la madre
gilet ; la madre fella della donzella il vaso vedovo vide  di  un fior; scandalezzata, l'innamorata condusse subito dal
e fervido come finì! Qual era il nome, quale il cognome,  di  quel fior perfido d'oblio forier ? ... Egli era un nero
colla materia Dio porrà fin ... la stanza, o Lena,  di  fiori piena, sarà l'emporio d'ogni color, e allor
con le spalle alla testa del treno, così che invece  di  incontrate il paesaggio che arriva la vista si perda sul
si perda sul paesaggio che scompare, il nuovo arrivando  di  sorpresa, così violento e di già nauseante come un
scompare, il nuovo arrivando di sorpresa, così violento e  di  già nauseante come un tradimento.
gradi - mi s'impiglia nelle dita un senso indelebile  di  freddo, il dubbio di dover fare qualcosa, chiamare un
nelle dita un senso indelebile di freddo, il dubbio  di  dover fare qualcosa, chiamare un dottore, riempire questo
fare qualcosa, chiamare un dottore, riempire questo vuoto  di  calore.
anni ho rispettato l'impegno dei morti, quella volontà  di  stare senza pensare, e, insomma, di non fare e non pensare,
morti, quella volontà di stare senza pensare, e, insomma,  di  non fare e non pensare, fino al castigo, quando il non
non pensare si è tradotto in non sentire. Ho cercato allora  di  tomare a sentire, mai sensi sono della vita, e la vita non
convinto a credere... E adesso tu, come puoi pretendere  di  ascoltare la mia storia se la mia storia è infangata, o non
se la riva del mondo in cui siamo corrisponde al confine  di  un letto...
in legno  di  cedro all'Asia tolto, e in porpora di Tiro e in vaghe piume
in legno di cedro all'Asia tolto, e in porpora  di  Tiro e in vaghe piume di colibrì avvolto. Le gemme, a mille
cedro all'Asia tolto, e in porpora di Tiro e in vaghe piume  di  colibrì avvolto. Le gemme, a mille e mille, quelle dei
buie, gli Incubi, iddii dalle pupille fuie, la cospergean  di  innumeri scintille. Rosseggiava il rubino, come attraverso
pudica, dei folli sogni e dell'oblio nemica. Non olezzò  di  ambrosia delle Pimplee la chioma, sul fonte di Ippocrene,
Non olezzò di ambrosia delle Pimplee la chioma, sul fonte  di  Ippocrene, come, con mossa or vorticosa or lene, quel
or vorticosa or lene, quel cocchio, in mezzo ai propilei  di  Roma, e notte e dì vagante. Era mirra? era nardo?... Al suo
e par, tanto han negli occhi splendor misterïoso, che,  di  là dentro, il sol voluttüoso li irraggi della lor terra
e sacerdoti, si fanno immoti. E fosse anche il pontefice  di  Giove, errante nella sua sedia di avorio, umilmente si
fosse anche il pontefice di Giove, errante nella sua sedia  di  avorio, umilmente si inchina - e si prosterna... E' il
e si prosterna... E' il cocchio imperatorio - è la basterna  di  Messalina! ………………………………………… …………………………………………
Fulgida, allor, le garrule barriere correvi in caccia  di  pupille nere, questuando il sorriso e la carezza
Elemosina a lei che, a mane e a sera, vaga in sogni  di  fame e di preghiera. Come gli affreschi rosi e scolorati,
a lei che, a mane e a sera, vaga in sogni di fame e  di  preghiera. Come gli affreschi rosi e scolorati, come i fior
come i fior che i devoti han condannati a intisichir  di  noia e di fetore fra le candele dell'altar maggiore; come
i fior che i devoti han condannati a intisichir di noia e  di  fetore fra le candele dell'altar maggiore; come tutto che
corona. Elemosina a lei che a mane e a sera vaga in sogni  di  fame e di preghiera. Chi, contemplando i mistici destini,
Elemosina a lei che a mane e a sera vaga in sogni di fame e  di  preghiera. Chi, contemplando i mistici destini, ama gli
fisso, e l'ignoto Signor nel tuo lo vede occhio pieno  di  morte, e pien di fede. Elemosina a lei, la poverella che un
Signor nel tuo lo vede occhio pieno di morte, e pien  di  fede. Elemosina a lei, la poverella che un dì fu bionda,
mia madre contro, attaccata al corpo, violenta che cerca  di  baciarmi a morte, di trascinarmi sotto. Riemergo nuotando
attaccata al corpo, violenta che cerca di baciarmi a morte,  di  trascinarmi sotto. Riemergo nuotando da quel fango e buco
e buco nero, mmi sveglio come reduce da un bagno, trafitto  di  sudore, gesticolo sconvolto, colpisco senza volere la mia
si sporge dal muro che circonda il giardino.  Di  sotto due uomini le gridano di stare attenta. Ma si lascia
che circonda il giardino. Di sotto due uomini le gridano  di  stare attenta. Ma si lascia cadere tranquilla, s'alza e va
la paura, mentre quei due le ripetono a voce alta  di  star attenta, decide di arrampicarsi.
quei due le ripetono a voce alta di star attenta, decide  di  arrampicarsi.
Tutto nasce dall'improvvisa insorgenza  di  eventi analoghi e apparentemente inspiegabili. Per
inspiegabili. Per interpretarli, si è tentato  di  applicare alla sfera dell'etica un modello ispirato alla
alla psicologia della percezione. ll risultato è un'opera  di  fantascienza, o «scienza fantastica», nel senso letterale
certo il pranzo troppo corto il convento non gli dava ...  di  che fame dimagrava? Sotto il saio pien di tarlo, che animal
non gli dava ... di che fame dimagrava? Sotto il saio pien  di  tarlo, che animal ci ha posto il dente? Mal di corpo o mal
il saio pien di tarlo, che animal ci ha posto il dente? Mal  di  corpo o mal di mente? Io non seppi indovinarlo, ma,
tarlo, che animal ci ha posto il dente? Mal di corpo o mal  di  mente? Io non seppi indovinarlo, ma, scommetto un
vi è incarnato; quella testa aveva il conio dell'alcova  di  un demonio. Tra una pelle liscia, gialla, scintillavan,
uscia schiacciato monco, nero, raggrinzato, come il naso  di  un chinese, strano pur nel suo paese. Con tai passi venia
avanti da raggiungere uno struzzo, seminando un certo puzzo  di  tabacco e unguenti santi, che pareva un letamaio, e,
dentro il saio, il suo corpo roso e cotto dava il suon  di  un vaso rotto. Si fermò ... prese a guatarmi colla faccia
poi la mia pittura e partì senza parlarmi: al risvolto  di  una via sghimbiò lesto, fuggì via ... io ne vidi il cupo
e il sole: quanti fantasmi nel cervel dispersi! Che musica  di  forme, e di parole! Sento un odor di grandine e di rose, e
quanti fantasmi nel cervel dispersi! Che musica di forme, e  di  parole! Sento un odor di grandine e di rose, e il vo'
dispersi! Che musica di forme, e di parole! Sento un odor  di  grandine e di rose, e il vo' scrivere in versi
musica di forme, e di parole! Sento un odor di grandine e  di  rose, e il vo' scrivere in versi alessandrini: come
crini; e dando il braccio a sedicenni amanti, pallide  di  languore e di piacere, orsù, apparite, o ciclopi, o
dando il braccio a sedicenni amanti, pallide di languore e  di  piacere, orsù, apparite, o ciclopi, o giganti, e danzatemi
ama la nota flebile o sonora? Volete le cadenze imbalsamate  di  fragranze di rosa e gelsomino, o le rime dal turbine
o sonora? Volete le cadenze imbalsamate di fragranze  di  rosa e gelsomino, o le rime dal turbine accozzate, come
balletto, ama la nota flebile o sonora? - Sento un odor  di  grandine e di rose, e il vo' scrivere in versi
ama la nota flebile o sonora? - Sento un odor di grandine e  di  rose, e il vo' scrivere in versi alessandrini; come
e il sole! Quanti fantasmi nel cervel dispersi, che musica  di  forme e di parole! Oh sorridete, sedicenni amanti, pallide
Quanti fantasmi nel cervel dispersi, che musica di forme e  di  parole! Oh sorridete, sedicenni amanti, pallide di languore
forme e di parole! Oh sorridete, sedicenni amanti, pallide  di  languore e di piacere; o eroi di fiamma, o ciclopi, o
Oh sorridete, sedicenni amanti, pallide di languore e  di  piacere; o eroi di fiamma, o ciclopi, o giganti, dite,
sedicenni amanti, pallide di languore e di piacere; o eroi  di  fiamma, o ciclopi, o giganti, dite, entrar posso nelle
dite, entrar posso nelle vostre schiere? L'anima è un mar  di  note onnipossenti, e sotto i baci del licor di Chio, forti
è un mar di note onnipossenti, e sotto i baci del licor  di  Chio, forti ho le braccia, e l'ali al cor potenti! - Dite,
anch'io? Roteamo, cantiam, bimbe, giganti! E d'amore e  di  vin qui scorra un fiume; versi, aria, luce, fior nei crini
fra i larghi oliveti occhieggianti le vele fugaci, o dirupi  di  pascoli lieti e voi lidi cospersi di faci, non sapete lo
vele fugaci, o dirupi di pascoli lieti e voi lidi cospersi  di  faci, non sapete lo scopo sublime di cui Dio v'affidò la
e voi lidi cospersi di faci, non sapete lo scopo sublime  di  cui Dio v'affidò la magia, quando disse alle spiaggie, alle
alle cime: - State, o figlie dell'anima mia: state belle  di  golfi e foreste, di villaggi, di scogli, e di palme; belle
o figlie dell'anima mia: state belle di golfi e foreste,  di  villaggi, di scogli, e di palme; belle in mezzo alle cupe
mia: state belle di golfi e foreste, di villaggi,  di  scogli, e di palme; belle in mezzo alle cupe tempeste,
state belle di golfi e foreste, di villaggi, di scogli, e  di  palme; belle in mezzo alle cupe tempeste, belle al mite
alle turbe infelici predicate i miracoli vieti, e  di  ceri e dorate cornici fate addobbo alle sacre pareti; altro
guidate, che già brilla la luna nascente; non mi giungan  di  salmo melodi, né di stola m'appaia il candore ... di lassù
brilla la luna nascente; non mi giungan di salmo melodi, né  di  stola m'appaia il candore ... di lassù qui mi canta le lodi
di salmo melodi, né di stola m'appaia il candore ...  di  lassù qui mi canta le lodi della luna e del mar lo
alla mia sinistra scorre l'acqua, sulla destra il retro  di  una di case, qualcuna elegante, qualcun 'altra solo
mia sinistra scorre l'acqua, sulla destra il retro di una  di  case, qualcuna elegante, qualcun 'altra solo semplice
qualcun 'altra solo semplice rimessa o accozzaglia  di  rottami. È l'ora dopocena, precoce per le abitudini
È l'ora dopocena, precoce per le abitudini italiane, ma  di  luce già un po' incerta, cosi a nord, quasi all'altezza
un cane border collie si avventa, a difesa del suo pezzo  di  giardino, e abbaia, abbaia violento, fatto strano perché il
dirotto. La vicina dice che il padrone s'assenta spesso,  di  sicuro smercia droga, cambia macchina ogni mese. Il
droga, cambia macchina ogni mese. Il telefono squilla anche  di  notte. E il cane, drogato anche lui, se quello non torna
E il cane, drogato anche lui, se quello non torna morirà  di  astinenza.
dello schermo del computer che è la stessa del leggìo  di  plastica poco più avanti, la lampada sui fogli e sul
quadrato nero della scrivania, la sedia gialla vuota senza  di  me: tutto questo è il tuo sguardo nella fase di un amore
vuota senza di me: tutto questo è il tuo sguardo nella fase  di  un amore corrisposto.
 di  mattina, in agosto. davanti alle telecamere. Lascerà per
telecamere. Lascerà per due anni il letto con le lenzuola  di  seta, la credenza stracolma di marmellate e dei tè più
il letto con le lenzuola di seta, la credenza stracolma  di  marmellate e dei tè più diversi. Sosterà in molte capitali,
sulla porta  di  casa. Oltrepassano il cancello. Eccoli camminare nelle
Oltrepassano il cancello. Eccoli camminare nelle folate  di  novembre fino alla femiata dell'autobus. Da là, senza
si può sentire il fiume. Il suo lampo arriva con un tonfo  di  muschio e legno. L'acqua si solleva, sferza le pietre.
nel bosco stavo tutto solo i gorgheggi a tradur  di  un usignuolo, quando un falco calò sul picciol nido e
arboscelli, e la selva restò muta e pietosa su un nido  di  orfanelli. Quand'ecco di fanciulli una brigata che arriva
restò muta e pietosa su un nido di orfanelli. Quand'ecco  di  fanciulli una brigata che arriva saltellando,
della via romita, pestando l'erba dove è più fiorita... -  Di  che paese siete? Dove andate così tutto uccidendo? ". Il
" Eh, no, vedete, vivi, vivi li prendo! guardi - E tirò  di  sotto a un cencio nero tre colombi, due tordi e un
nidi ? la selva par vivente ; ne abbiam per tutto giugno  di  correre la valle e le pendici! ". E lietamente si stringeva
E lietamente si stringeva in pugno i poveri infelici. Pugno  di  rosa, e belli occhi lucenti, e chiome d'oro, e labbra
occhi lucenti, e chiome d'oro, e labbra sorridenti, pugno  di  paggio uscito a coglier gigli di una regina per i biondi
e labbra sorridenti, pugno di paggio uscito a coglier gigli  di  una regina per i biondi figli!... Il falco sghignazzava
ENRICO JUNK Della città, madre  di  inganni e toschi, sei stanco, amico, e aneli ai verdi
aneli ai verdi boschi e a un po'di acqua corrente; a un po'  di  acqua corrente in cui si specchia la ricciuta fanciulla
vita frivola l'oblio, e da lontan già senti il brulichio  di  una allegra borgata! Di una borgata allegra e faccendiera
e da lontan già senti il brulichio di una allegra borgata!  Di  una borgata allegra e faccendiera dove si ciarla da mattina
allegra e faccendiera dove si ciarla da mattina asera  di  centomila cose; dove a ogni angol di muro il sol rischiara
da mattina asera di centomila cose; dove a ogni angol  di  muro il sol rischiara e ombreggia qualche immaginetta cara:
per l'umido sentiero ti affacci all'alma nudità del vero,  di  cui siam casti amanti. Penna e pennello, un dio v'agita
v'agita allora!... su, facciam le valige, Enrico, è l'ora  di  diventare erranti. Aprile 1875
in ospedale, incontra il ragazzo. Questi racconta  di  essere venuto a Roma da un tale, conosciuto durante una
a Roma da un tale, conosciuto durante una festa in casa  di  amici, che si era offerto di ospitarlo per qualche giorno.
durante una festa in casa di amici, che si era offerto  di  ospitarlo per qualche giorno. Quel tale lo ha lasciato
Quel tale lo ha lasciato sulla porta d'ingresso, sostenendo  di  non averlo mai visto prima. Perciò lui s'è messo a cantare
riesco a sentirti, sta passando un camion carico  di  ferro, ogni parola spenta dalle sbarre di ferro, ogni nome
un camion carico di ferro, ogni parola spenta dalle sbarre  di  ferro, ogni nome folgorato dal clangore del ferro, lucido e
ogni nome folgorato dal clangore del ferro, lucido e nero  di  pioggia senza passato o futuro. Il desiderio non è più