Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: abbassano

Numero di risultati: 11 in 1 pagine

  • Pagina 1 di 1

Il tesoro

181845
Vanna Piccini 1 occorrenze
  • 1951
  • Cavallotti editori
  • Milano
  • paraletteratura-galateo
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Moderazione, signore: una boccata di fumo rischiara, corrobora, tiene su: un pacchetto, due, tre di sigarette abbassano il livello del prestigio femminile. Fumare in pubblico non è sempre grazioso per una donna, lo si tollera, ma mette in disagio chi deve sopportare questa vista. Se in un crocchio al caffè, o in altri ritrovi, un uomo offre una sigaretta, si può anche non rifiutare; ma se una donna è sola, vederla con la sigaretta in bocca è penoso e si può equivocare sulla sua qualità. In istrada tanto meno e ammesso che una donna fumi. In treno chi fuma deve scegliersi lo scompartimento riservato ai fumatori, e se nessun altro si serve del legale permesso, prima di accendere si chiederà ai presenti licenza. Ugualmente, in una casa privata, prima di fumare, si chiederà sempre il permesso agli ospiti.

Pagina 561

Il galateo del campagnuolo

187403
Costantino Rodella 1 occorrenze
  • 1873
  • Collegio degli artigianelli
  • Torino
  • paraletteratura-galateo
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Ma guardateli bene in viso senza paura, invocate tutta la forza della vostra autorità e state tranquilli, che abbassano il capo. Che la maggioranza ne' paesi sia di ladri? Si starebbe freschi! «Sarebbe intanto a desiderarsi, osserva il prof. Cantoni, che le provincie prendessero provvedimenti sopra l'accattonaggio, o vagabondaggio nelle campagne, e sul domiciliarvisi di persone, le quali non possono render conto del come vivano. Ogni Comune sussidii i propri poveri, ma sol quelli, che veramente meritano questa qualifica. Gli oziosi, respinti dalle città e dalle campagne intendano una buona volta, che bisogna lavorare.» Oh se si dichiarasse una buona volta guerra agli scioperati, e loro non si desse nè tregua, nè quartiere, e ciò si facesse in tutti i paesi; dappertutto si gridasse: fuori gli oziosi, in modo che essi non trovassero proprio più posto in nessun luogo; oh sì che allora vi sarebbe più lavoro, e i furti campestri sarebbero affatto scomparsi! Nel circondario di Nuoro in Sardegna un proprietario armò a sue spese alcuni giovani valorosi e con essi si è posto a dar la caccia ai briganti, che infestano quella terra; è un esempio da imitarsi. Ma v'è chi dice, che non può sostener la fatica. Non potete sostener la fatica? Ma non faticate a più doppi nel viver di ladroneccio? Dovete far certe vitaccie per sfuggire la vigilanza de' padroni, sottoporvi a pesi enormi, per strade impraticabili, con un'oppressione continua al petto per tema d'essere scoperti; fatiche ben più intollerabili, che mettersi di buona voglia a far quello che è lecito e onesto, dove vi guadagnate un'onorata esistenza, senza paure, e senza rimorsi, con un buon nome fra i compaesani. Più ancora che la passiate sempre liscia; ma sapete il proverbio, che tanto va la gatta al lardo, che alfin vi lascia lo zampino; e voi una volta o l'altra cadrete in trappola, e allora, o vi pigliate tante legnate sulle costole, o tanto di piombo nella schiena, da averne la salute rovinata per tutta la vita; oppure andrete a popolare le prigioni, gettando il disonore sulla fronte de' vostri figliuoli. Ma fate pur di scampar dal carcere, sfuggirete la taccia di ladro, che l'opinione pubblica vi dà? O che credete di non essere conosciuto? Guardatevi d'attorno. Che credito avete nel paese? Chi si fida di voi? Senza che, ditemi un poco, questo vivere sempre col capestro alla gola, questo impallidire ogni volta che vedete un cappello da carabiniere, credete che sia una bella vita? Laddove, chi cammina sul retto sentiero, non ha neppur uno di questi travagli; e può assai bene provvedere a sè e alla famiglia, anche senza beni di fortuna; chè il lavoro, a chi vuol occuparsi, non manca; e non solo con quello può procacciarsi giornalmente il viver suo, ma ancora far qualche risparmio per ogni occorrenza, e guadagnato di santa ragione, il che dà una dignitosa fierezza; perchè ciò che viene dal sudor della fronte ci fa portar la testa alta; e la coscienza netta è un buon origliere per riposare la notte. Ma veniamo a dati men vaghi; che può guadagnare un manovale alla giornata oltre il vitto? Posto la state col verno e tenuto conto delle feste, mettiamo cinquanta centesimi al giorno, il che dà 15 lire al mese, 180 all'anno. Leviamone 80 per vestimenta e per qualche altro bisogno; vi resteranno pur sempre 100 lire per anno, che collocate nella cassa di risparmio della provincia saranno al sicuro dai desiderii de' tristi, e frutteranno buoni interessi, e dopo un qualche tempo potrete con esse comperarvi un angolo di terra, che sarà ben vostro, e diventerete a vostra volta proprietario, senza che nessuna lingua possa ridir un filo sul vostro conto; anzi avrete credito di galantuomo e sarete ben voluto da tutti; che è quello, a che deve badare ogni onesta persona. Per contro se vi date al furto, non avrete mai nulla di nulla; perchè lo sapete il proverbio: la farina del diavolo sen va in crusca; oppure; quel che vien di riffa in raffa, se ne va di buffa in baffa; e andrete per giunta a marcire in prigione, e sarete l'obbrobrio di voi, della vostra famiglia, del vostro paese, di tutti. Oh se l'amor del lavoro, se il rispetto della proprietà, se la dignità personale, fosse giustamente sentita, i frutti della campagna si moltiplicherebbero, l'agricoltura a più doppi prospererebbe, la vita sarebbe più dolce, più tranquilla; e le carceri sarebbero vuote; onde non sarebbe più una favola l'età dell'oro, fantasticata dai poeti. È cosa che stringe il cuore, quando si mette l'occhio sulle statistiche criminali, lì si vede un numero sterminato di miserabili, che poltriscono oziosi in un'aria mefitica di quattro mura, i quali se fossero volti al lavoro potrebbero moltiplicare la produzione nazionale a benefizio di tutto il paese, e invece ora gli sono di dupplice aggravio e pel lavoro cessante, e per la spesa del loro mantenimento; sono consumatori, senza produrre altro che infamia. Voglio recar in mezzo delle cifre. Nel regno italiano, stando alla statistica del 1871, v'è un movimento di 180000, dico centottantamila carcerati all'anno. Ciascuno costa centesimi 80 al dì, onde il paese spende all'anno L. 52,560,000 Calcoliamo ora quanto avrebbero dovuto produrre tante braccia se si fossero impiegate in utili lavori. Ogni individuo può guadagnare una lira al giorno, tenendoci al minimo, che dà il totale annuo di ....... » 65,700,000 Nel 1869 fra testimonii e periti sono stati chiamati dinanzi ai tribunali 1,900,000 persone; mettiamo che per indennità il governo abbia pagato in media L. 3 ciascuno, somma in tutti ........... » 5,700,000 E se questi testimonii e periti fossero restati al lavoro, avrebbero prodotto l'uno sull'altro una lira ciascuno, totale ...... » 1,900,000 Lo scialacquo adunque che portano i prigionieri alla patria nostra è di L. 125,860,000. Dico cento venticinque milioni ottocento sessanta mila lire all'anno. E sì che qui non contiamo lo stipendio de' giudici, de' magistrati, dei direttori delle carceri, degl'ispettori, de' guardiani, che tutti hanno una paga tale e quale; e la questura, i carabinieri, le guardie di sicurezza pubblica? E gl'infiniti casamenti occupati dai carcerati, che potrebbero essere convertiti in tante profittevoli officine? Si può senza tema d'errare, calcolare dieci volte tanto. Vedete ora quanto l'ozio ed il vizio costi all'Italia! E pensare che nell' istruzione lo Stato spende solo 15 500 000 lire! Ma se ci mettessimo da davvero, come abbiam accennato più su, a far noi la polizia in casa nostra, a non tollerare per nulla l'ozioso, l'accattone, a provveder del lavoro sì, e poi guai a chi non adopera le sue braccia per quel che possono; nessuna tregua, nessuna pietà per il vizio; e ciò nelle città, ne' paesi, ne' borghi, dappertutto; oh sì che la voglia di lavorare verrebbe, e che gli nomini sarebbero più onesti e virtuosi. Via su, qui nel nostro villaggio li contiam sulle dita i viziosi, la coscienza di tutti vi declina nome, cognome, paternità del ladruncolo; ebbene non transigiamo: via di qua, poltroni! E se questo grido eccheggiasse in tutti gli anditi, v'assicuro io che i luoghi di pena, se non verrebbero del tutto chiusi, sarebbero di molto ridotti.

Pagina 25

Il pollo non si mangia con le mani. Galateo moderno

188822
Pitigrilli (Dino Segre) 1 occorrenze
  • 1957
  • Milano
  • Casa Editrice Sonzogno
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Egli non pensa una sola parola di ciò che dice; voi non pensate una sillaba di ciò che rispondete, perchè il suo e il vostro subcosciente sanno che questi discorsi non abbassano la temperatura: al contrario! Ma, chissà per quale diabolico motivo, nessuno sa percorrere i dieci piani di un ascensore senza orchestrare in imprecazioni, esclamazioni e lamenti il bollettino meteorologico. Tutto il resto della conversazione dei salotti e dei caffé - tranne qualche argomento sporadico - è dilatazione del nulla. Le signore che si dànno appuntamento in una confetteria, ci vanno, come al bagno turco, per perdere alcuni chilogrammi di parole sotto forma di evaporazioni verbali. Un cancelliere che dovesse riassumere due ore di conversazione in un caffé, non saprebbe che cos'abbiano detto quelle signore, quale fatto sia emerso, quale idea sia scaturita, quale pensiero si sia formato. E se una idea è uscita, se un fatto nuovo si è enunciato, è sommerso in una quantità indistricabile di frasi inutili. Per queste parole inutili che avvolgono quel poco che merita veramente di essere detto, i critici della poesia hanno inventato un termine: in italiano, «zeppa», in francese «cheville», in spagnuolo, «ripio». Cheville è la parola o il gruppo di parole che il poeta - il vacuo poeta, lo sgangherato versificatore - si vede costretto a incollare allo strettamente necessario per trascinarsi fino alla fine dell'endecasillabo; è l'imbottitura che deve aggiungere alle sei o sette sillabe che basterebbero a dire ciò che voleva dire, per arrivare alle undici che gli sono imposte dalla servitù della metrica. Un grande poeta, che era anche un diligente cesellatore, scrisse un verso che è un grido di esecrazione contro il «ripio», la «zeppa», la «cheville» e coloro che se ne servono: «Le dernier des humains est celui qui cheville», l'ultimo degli uomini è colui che... » Il verbo non esiste né in spagnuolo né in italiano, ma avete capito che cosa voleva dire De Musset. Questo abuso della «cheville» costituisce il fondo della conversazione: bisogna essere degli stilisti nel parlare e in tutte le altre forme di esprimersi, per difendersi dall'inclinazione ad abbandonarsi alla voluttuosa comodità. Il Vangelo insegna a dire «sì», quando dovete dire sì, e «no» quando dovete dire no. Ma non tutto ciò che il Vangelo insegna, gli uomini lo hanno messo in pratica. La conversazione è lo sport di interrompersi a vicenda e di non permettere all'altro di terminare la frase. Piccolo inconveniente, quando la conversazione è una ginnastica polmonare, ma fatale quando si ha interesse a sapere qualche cosa. Se volete sapere qualche cosa da qualcuno, evitate che una donna assista al vostro colloquio. Esempio: voi volete informazioni sopra il signor X. Il conversatore vi dirà: - Il signor X si è fatta una posizione con mezzi non del tutto encomiabili. La persona che interrompe interromperà: - L'ho conosciuto a Viareggio. Il signore che aveva voglia di parlare del signor X, aggiungerà: - A Viareggio? Noi ci andiamo ogni anno. Quest'anno però ho preferito la Costa Azzurra. A Montecarlo ho giocato alla roulette... E voi non sapete più nulla sul signor X, perchè la conversazione è stata deviata sulla roulette o sulla Costa Azzurra. Colui che sa ascoltare si comporta nel modo opposto. - Il signor X si è fatta una posizione con mezzi non del tutto encomiabili. Quello che non interrompe stupidamente: - Poco encomiabili? - Si potrebbe dire riprovevoli - continua colui che ha veramente qualche cosa da dire. - E' passato da un fallimento all'altro. - Fallimento? - Bancarotta fraudolenta, il che gli fece avere delle seccature giudiziarie. - Giudiziarie? - Ha passato qualche mese in carcere. Immaginate invece che con voi ci sia una donna di quelle che non sanno ascoltare e impediscono agli uni di parlare, agli altri di udire: - Ah, che orrore! Piuttosto che il carcere preferirei mille volte morire. E il primo si metterà a parlare della morte, ma non parlerà più come desideravate voi, e forse ci eravate andato apposta, del signor X. Invece colui che sa ascoltare si attaccherà all'ultima parola: - Carcere? L'altro, incoraggiato, continuerà: Poi venne un'amnistia, trovò nuovi capitali, sposando una vedova ricca, una tedesca. Colui che non sa ascoltare: - Non sposerei mai un tedesco. I tedeschi... E la conversazione gira sopra i tedeschi. Colui che sa ascoltare dice: - Una vedova ricca? - Sì, e la moglie ha pagato, fino al giorno in cui disse «e ora basta», ed è scappata con un direttore d'orchestra. Colui che non sa ascoltare: - Ho conosciuto il direttore d'orchestra Dimitri Mitropoulos: per me è superiore a Toscanini....

Pagina 143

Nuovo galateo

189953
Melchiorre Gioja 3 occorrenze
  • 1802
  • Francesco Rossi
  • Napoli
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. * Alla China gli uomini tenendo le due mani unite sul petto, le movono in modo grazioso, ed abbassano un poco la testa, dicendo Isin, Isin. Abbordando una persona rispettabile, alzano le due mani giunte, quindi si abbassano sino al suolo. Se due persone dopo una lunga separazione vengono ad incontrarsi, s'inginocchiano amendue, abbassano la testa sino a terra, e ripetono due o tre volte la stessa cerimonia. Chi facesse la riverenza all'europea, riceverebbe cinquanta colpi di bambou per ordine paterno del benignissimo mandarino del suo quartiere. L'abitante della Nuova Orleans, allorchè presentasi al capo della sua nazione, lo saluta con un urlo: passa quindi nel fondo della regia capanna senza guardare nè a destra nè a sinistra, e là rinnova il saluto alzando le braccia sulla testa ed urlando tre volte. Il re lo invita a sedere con un piccolo sospiro; il suddito lo ringrazia con un nuovo urlo; a ciascuna dimanda del re il suddito urla pria di rispondere, e rinnova la stessa gentilezza allorché parte. Nelle Indie si misura il rispetto dalla distanza a cui si ritira il salutante dal salutato: allorché passa un Bramine (specie di sacerdote o di monaco) grida o fa gridare da lungi ad alcuno di casta impura di ritirarsi alla distanza che basta: questa distanza è fissata, ed é più o meno grande in proporzione della bassezza della, casta. Un Cego o Tier, per es., dee rimanersi a quella di 64 passi; e le caste più basse, come i calzolai, i Paria' i Pulià , a quella di 128. L'Europeo volendo cogli atti dar argomento di rispetto e di venerazione, si nuda il capo; l'Orientale se lo copre; quegli nella massima effusione del sentimento curva soltanto il capo e il dorso; questi volendo anch'egli esprimere la sua riverenza, nasconde il capo e prostrasi faccia a terra. L'lnglese in un accesso d'urbanità o d'amicizia vi afferra pel braccio, ve lo scuote vigorosamente come se volesse strapparvi la spalla, il tutto freddamente, senza che il volto dica nulla, e quasi che tutta l'anima fosse passata nel braccio che vi viene scosso a più e forti riprese. Questa gentilezza facchinesca fa le veci degli abbracci de'Francesi e degl'Italiani.

Pagina 169

Coloro che aspirano al vanto di gentilezza speciale, abbassano, senza affettazione, d'un grado la voce allorché parlano alle belle, il loro discorso s'indirizza ad esse come a terze persone; ai fratelli di esse, benchè loro amici, non danno del tu volgare alla loro presenza, e, in vece di nominarli col semplice nome battesimale, qualche epiteto indicante stima od affezione v'aggiungono. Siccome la modestia, la tenerezza, la fedeltà devono essere le virtù principali delle donne, siccome un'aria d'innocenza dee regnare ne' loro sguardi, il timido pudore sulle lor guance, la grazia in tutti i moti delle persone; quindi sarete impulito se terrete loro discorsi che le costringano ad arrossire, se farete gesti che suppongano in esse estinta la virtù, o le inviterete a giuochi cui il solo ardimento dell'uomo suole, cimentarsi. Non é mia intenzione di tacciare d'impulitezza ogni maniera di scherzi e di giuochi: io so che la bella Galatea gettava de' pomi al suo pastore, ma fuggendo tra'salci, benché bramosa d'essere prima veduta, forse voleva dirgli: Arréstati. La pulitezza vorrebbe anco che lo scherzo o il giuoco fosse una specie d'omaggio al gentil sesso: Emilio, sfidato al corso da Sofia, lascia ch'ella corra avanti; quindi, raggiuntala di slancio, l'abbraccia dolcemente, la trasporta alla meta qual lieve piuma, e grida Vittoria a Sofia, alla presenza de' suoi genitori che sorridono. Paragonate la condotta di que' giovanastri sfrontati, i quali, anco alle donne che non conoscono, si presentano con una mano nella cintura dei calzoni, coll'altra nel giubboncello , con testa alta, sguardi impertinenti, ed aria di conquista e di trionfo;

Pagina 226

M. non gli parlano fuorché in ginocchio, Ne'primi giorni del nuovo anno giungono a Pekin dalle province dell'Impero più di mille mandarini per complimentare l'imperatore; essi vengono distribuiti nelle differenti corti dal palazzo, secondo la loro dignità; tutti insieme fanno tre genuflessioni, ed abbassano tre volte la testa verso l'interno del palazzo; un officiale del tribunale delle cerimonie dice ad alta voce: in ginocchio; e il suo ordine é eseguito: egli dice poscia: Battete la testa contro terra; e tutti battono la testa contro terra: lo stesso ufficiale dice: Alzatevi; e ciascuno si alza. - È cosa ambita e raramente concessa l'essere ammesso all'onore di dar del naso per terra. Mario Equicola nella storia di Mantova accusa Giovanni Galeazzo Visconti, duca di Milano, di avere corrotti i costumi italiani, e per es., d'udir i suoi sudditi facendoli star ginocchione davanti a lui e di farsi baciar la mano; il che in Italia, ei soggiunge, era prima tenuto atto servile. Schiller dice dell'imperatore Rodolfo II, il quale era dominato dalla passione pe'cavalli « L'accesso » a lui era chiuso a chiunque; ed era necessario » vestirsi da mozzo di stalla per avvicinarsi alla sua » persona ». Bernier racconta che l'imperatore del Mogol non pronuncia una sola parola senza che i grandi della corte non alzino le mani al cielo e non esclamino - Maraviglie!Maraviglie! I titoli fastosi che assumono i re asiatici possono scandalizzare gli Europei, cui l'abitudine non fa un dovere di rispettarli, ma non lasciano d'essere men veri. Il re d'Ava, per., es., si chiama Dio; e allorché egli scrive ad un sovrano straniero, si intitola re de're, al quale tutti gli altri devono obbedire, come amico e parente di tutti gli Dei del cielo e della terra; colui che, per l'affezione che questi hanno per esso, é la causa della conservazione di tutti gli animali e della successione regolare delle stagioni; fratello del sole, prossimo parente della luna e delle stelle, padrone assoluto del flusso e riflusso del mare, re dell'elefante bianco e dei ventiquattro parasoli . I re d'Ava portano questi parasoli come contrassegni della loro dignità. Questi e mille altri simili usi, infinitamente diversi da' nostri, tendono a confondere nella mente del popolo l'idea del principe coll'idea della divinità.

Pagina 249

IL nuovo bon ton a tavola e l'arte di conoscere gli altri

190556
Schira Roberta 1 occorrenze
  • 2013
  • Salani
  • Milano
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L'invitato con leggera tendenza paranoica sospetta che gli altri invitati, se si appartano o abbassano la voce, parlino di lui ed è circospetto anche nei confronti del cibo. La coppia scoppiata. Non c'è nulla di peggio che capitare a cena una sera in cui i padroni di casa hanno litigato o sono in crisi o stanno per separarsi e, nonostante questo, si ostinano a organizzare cene e inviti. Oppure decidono di uscire lo stesso in coppia. Lo fanno o come estremo tentativo per salvare il matrimonio, o perché hanno bisogno di un pubblico. Davvero imbarazzante. Ciascuno dei due ha un solo obiettivo per tutta la cena: ricoprire di frecciatine malefiche il partner approfittando della presenza di estranei per rinfacciare tutto il rinfacciabile. Una volta, alla fine della serata, l'uscita del marito «Potresti alzare quel sederone cellulitico e andare a prendere una bottiglia di vino, per cortesia, visto che non hai fatto un cavolo per tutta la sera?» ha fatto capire a noi ospiti che forse era meglio togliere il disturbo. La maggior parte delle volte i rimproveri lasciano completamente indifferente il diretto interessato, ma mettono in seria difficoltà gli ospiti. I peggiori sono quelli che vi obbligano a prendere posizione. Davanti a un «Diglielo tu, se non ho ragione?» oppure un «Secondo te? Avanti, di' quello che pensi!» è meglio svignarsela. In questi casi l'unica cosa saggia è rispondere con un diplomatico: «Scusate, ma si è fatto tardi» e battere in ritirata. La coppia pomiciona. A pensarci bene, non so se sia più intollerabile la coppia scoppiata o la coppia pomiciona. Li riconoscete quasi subito, perché arrivano tenendosi per mano. Badate, descrivendovi questa tipologia di coppia non sto affatto pensando a due studenti, o a una coppia fresca di luna di miele, no, i fidanzatini in questione possono essere anche due settantenni che si sono appena conosciuti, anzi è proprio a loro che mi sono ispirata, avendone incontrato recentemente un paio di esemplari. Sembrano isolati dal mondo, a tavola vi passano il sale continuando a fissarsi negli occhi, si estraniano dalle conversazioni, si tengono per mano sotto il tavolo, ma senza particolare passione. Si chiamano tra di loro con nomignoli nauseabondi e, se intervengono attivamente alla serata, parlano continuamente di come si sono innamorati, della loro canzone preferita e dei loro progetti futuri. Una variante della coppia pomiciona è la coppia in attesa; in questo caso, l'argomento principale sarà ovviamente il nascituro e il corso di preparazione al parto, l'ultima ecografia oppure le sopraggiunte intolleranze alimentari di lei. La coppia in odore di santità. Sia in veste di ospite sia di anfitrione la coppia in odore di santità, appena seduta a tavola, dedica qualche minuto di preghiera a ringraziare il Signore, poi la cena prenderà l'avvio sul tono pacato, tranquillo e fintamente pacifico dei padroni di casa. Gli argomenti di conversazione saranno opportunamente selezionati, nulla che possa turbare le coscienze. Ecco, la persona più vicina a questa tipologia, anzi il personaggio perfetto per farvi capire a chi sto pensando, è Ned Flanders, il vicino devoto di Homer Simpson, quello che lui definisce «più santo di Gesù». Ovviamente non si fanno inviti il venerdì e, se capita, niente carne per rispettare il giorno di magro mentre, la domenica, l'invito a pranzo potrebbe comprendere anche la partecipazione alla Santa Messa. I figli della coppia in questione si alzano a sparecchiare, poi vanno a letto da soli: dei veri mostri. L'anfitrione ipermaterno. Il padrone di casa ipermaterno o iperpaterno inizia ad accudirvi non appena entrate in casa assillandovi di domande e ha un unico scopo per tutta la sera: occuparsi di voi rimpinzandovi di cibo. «Non ti piace la carne di agnello? Oh, ma non ti preoccupare, ho in freezer una bistecca di manzo, oppure un branzino o preferisci un pezzo di gallina?» Dopo cena vi fa sedere sul divano, vi mette addosso una copertina e vi toglie le scarpe, e guai a voi se osate protestare. La sua preoccupazione principale è che ve ne andiate da casa sua senza sentirvi sazi e così vi ingozza di cibo, di oggetti, di parole e possibilmente anche di qualche «schiscetta» per il viaggio, nel caso abbiate ancora un languorino. Si preoccupa per la vostra salute fisica e morale e in genere utilizza, in pieno stile materno, il ricatto come modalità relazionale: «Se non torni entro una settimana, potrebbe venirmi quell'eritema di origine psicosomatica», «Se non finisci le lasagne le getterò tutte nella spazzatura: è davvero un peccato». E, prima di congedarvi, un «Trovati un/una fidanzato/a, è ora che tu metta la testa a posto» non ve lo toglie nessuno. L'ospite oculato, ossia taccagno. Se siete riusciti a farvi invitare da un autentico taccagno siete bravissimi. Lui non ha mai con sé il portafogli, come un mio amico di Torino, gira sempre con una banconota da cento euro in tasca evitando così le piccole spese come offrire aperitivi, caffè o pagare il taxi. Al ristorante vuole sempre fare alla romana, segnandosi le sue portate. Se viene invitato difficilmente porta qualcosa, ma se lo fa probabilmente è un regalo riciclato: occhio alla scadenza. Però dopo il vostro ennesimo invito decide di ricambiare: state pronti. Non c'è nulla che non va, se non nelle porzioni e nella qualità degli ingredienti: porzioni ridotte e ingredienti scadenti. Ma quello che denuncia irrevocabilmente l'anfitrione tirchio è la scelta del vino: se volete bere decentemente conviene che ve lo portiate da casa.

Pagina 35

La giovinetta educata alla morale ed istruita nei lavori femminili, nella economia domestica e nelle cose più convenienti al suo stato

192770
Tonar, Gozzi, Taterna, Carrer, Lambruschini, ecc. ecc. 1 occorrenze
  • 1888
  • Libreria G. B. Petrini
  • Torino
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Pagina 337

Le buone maniere

202456
Caterina Pigorini-Beri 1 occorrenze
  • 1908
  • Torino
  • F. Casanova e C.ia, Editori Librai di S. M. il re d'Italia
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Pagina 87

Eva Regina

204184
Jolanda (Marchesa Plattis Maiocchi) 2 occorrenze
  • 1912
  • Milano
  • Luigi Perrella
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Pagina 585

Anch'egli si è sposato, con una buona fanciulla che seppe subito indovinare sotto l' apparenza un po' rude e la deficienza delle qualità mondane il vero valore del carattere e la garanzia d' una futura felicità ; infatti le sue abitudini di sobrietà e di lavoro, il suo amore alla casa e alla famiglia ; la delicatezza di sentimento, i riguardi gentili che spiega in ogni occasione, tutte, infine, le manifestazioni della sua personalità così nobile d'animo sebbene non vanti un blasone, rivelano ogni giorno più i tesori che sono in lui e col confronto involontario, abbassano sempre più l' altro, il rivale vincitore, agli occhi e all'anima della delusa rendendo più amaro il rimpianto dell' irrevocabile. E se dalla finestra del suo palazzo, dalle fredde stanze ove rimane per tanto tempo sola ; o dalla sua carrozza stemmata dove cerca inutilmente di sfuggire al suo cruccio segreto ; o dal suo palchetto al teatro in cui fa pompa dei suoi gioielli con l' anima chiusa alla gioia e avvelenata dalla gelosia — vede la coppia bene assortita e felice, non potrà a meno di sostituirsi mentalmente a quella sposa avventurata e pensare che così avrebbe potuto essere di lei se fosse stata meno ambiziosa, meno romantica, meno sollecita del proprio egoistico bene. Ecco là ciò che avrebbe potuto essere : la pace, l' amore, la serenità ; ecco la visione beata del paradiso di cui ella non varcherà la soglia d'oro mai più.

Pagina 662