L'arte contemporanea tra mercato e nuovi linguaggi
colombiana Doris Salcedo scende fino a coprire parte delle finestre e a generare una cappa opprimente: l’arte contemporanea non ha un linguaggio unico
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Peraltro, la maggior parte degli artisti non ha mai abbandonato la tradizione manuale. È il caso di Gerhard Richter, che da cinquant’anni applica ciò
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Ma ricordiamoci anche del realismo che proviene all’arte contemporanea da un altro canale, quello che ha a che fare con la riproduzione delle
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lato, il rinnovamento del linguaggio della scultura, come ha messo in rilevo un libro a cura di Cristina Baldacci e Clarissa Ricci del 2010, e, dall
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’assenza, la deformazione e lo scherno. Avere il coraggio di portarli alla ribalta ha avuto più di una ragione. Averlo fatto su quel plinto, celebrativo
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’uomo ha chiamato arte cose molto diverse, come disse l’estetologo Dino Formaggio in un suo saggio del 1976, concludendo che «l’arte è tutto ciò che
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di cui l’Occidente ha goduto fino a quel momento. Le tappe salienti di questo cambiamento sono state due mostre internazionali, Magiciens de la terre
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numero delle partecipazioni, che crescono di anno in anno, tanto che la Biennale del 2011 ha registrato un record di ottantanove presenze nazionali, ben
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’ufficialità: Cai Guo-Qiang, il più famoso, ha accettato di creare le coreografie di fuoco per l’apertura e la chiusura dei Giochi olimpici nel 2008. Ad Ai
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D’altro canto, l’impegno morale e il ruolo dell’artista come testimone della condizione umana ha percorso anche nel dopoguerra ogni forma d’arte. La
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Negli anni Settanta, Gordon Matta-Clark ha aggredito con ruspe e altri mezzi pesanti alcuni edifici in disuso e in via di demolizione, appropriandosi
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sociale», dove l’artista ha principalmente un ruolo d’iniziatore e promotore di imprese che passano nelle mani di altre persone o vengono completate
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In molti casi quello che ha reso più stringente l’aspetto politico delle opere è stato proprio il legame con le vicende individuali: si pensi alla
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Può darsi che il sistema dell’arte come lo conosciamo oggi crolli o cambi. Ma questo non toccherà la sussistenza dell’arte, che non ha mai smesso di
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sempre più partecipe, di programmatore che ha a che fare con informazioni, network, tecnologie sofisticate e con la codificazione di nuovi linguaggi
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famoso Pharmacy di Damien Hirst, che ha visto la luce nel 1997 nel quartiere londinese di Notting Hill. Lo studio può essere una palestra dove
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Uno degli artisti che meglio ha saputo avviare il dialogo con lo spettatore è stato Felix Gonzàlez-Torres, i cui mucchi o tappeti di caramelle
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problemi sociali e li guardano con occhio di semplici osservatori, altri invece difendono un loro ruolo engagé: dal tedesco Hans Haacke, che ha
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New York; Tiravanija, nato a Buenos Aires, ha trascorso la giovinezza in Thailandia ed è in seguito emigrato anche lui a New York), ma anche i luoghi
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rappresentare fedelmente; l’uso di materiali comuni nella scultura, che ha portato dal bronzo al ferro e dal marmo ai materiali di riciclo, già indicati nei
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al sentire interiore ha agevolato la strada all’astrattismo non geometrico: intesa come diretta emanazione del sé, l’opera non ha più avuto bisogno
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Non dimentichiamo comunque che il «parlare di sé» ha avuto anche risvolti più tradizionali. Nell’arte contemporanea nessuna corrente cancella mai le
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L’«esprimere se stessi» è un ideale che è stato esaltato in epoca romantica e ha iniziato ad avere dignità in ambito artistico con l’emergere dell
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Joostens, nel 1922, bollò il movimento con la battuta satirica «tutto ciò che ha delle gambe è immorale».
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della Pop Art, ha dedicato metà della sua vita a tradurre in caratteri tipografici i manoscritti che Duchamp aveva raccolto sul Grande Vetro. Entrambe le
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che si era reinventato come designer pubblicitario. Tony Cragg ha raccolto oggetti trovati e frammenti di plastica colorata, ma li ha usati come
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decennio dopo, è la stessa figura umana ad essere ridotta in pezzi. Come ha sottolineato Linda Nochlin, le Demoiselles d Avignon di Picasso sono anch
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La scultura ha accolto senza riserve questa attitudine, a cominciare dagli assemblaggi tridimensionali che Picasso realizzò mettendo insieme oggetti
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con ciò che ci circonda. Un altro scrupoloso «misuratore» del proprio io è stato Roman Opalka, che per tutta la vita ha rilevato, fotografandoli, i
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Come ha scritto Diane Waldman, il collage è diventato «il medium della materialità, registrando la nostra civiltà, la sua umanità e inumanità
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non aver nulla di duraturo da dichiarare ai posteri. Nelle arti visive, questa insicurezza da un lato ha portato allo sgretolamento delle forme, alla
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Questa continua e pervasiva pratica del remix pare descrivere anche altri due processi: uno è di carattere urbanistico, ed è quello che ha portato al
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Buckminster Fuller, Yona Friedman, Bernard Tschumi o Frei Otto. Dal punto di vista estetico, il malessere odierno genera ciò che Jacques Rancière ha
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luminescente, non è incompatibile con ciò che ha cercato di realizzare Dan Flavin molto dopo, del resto, con la luce al neon per l’abside di Santa Maria
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ricostruisce il furto in banca che lo ha condotto in galera. Huyghe invece ha chiesto al ladro di rimettere in scena personalmente quelle vicende con un
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TransPlant a cura di Barbara Nemitz, pubblicato nel 1999, ha aperto la tematica delle modificazioni genetiche; nel 2003 Jens Hauser ha raccolto a Nantes alcune
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Come si diceva all’inizio, la pratica artistica resta dominata dal fare e dal saper fare. Ciò che Rosalind Krauss ha chiamato «era postmediale» pare
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«Time Magazine», ha commesso tonfi di valutazione. Nel 1994 ammise: Se qualcuno mi avesse detto che di lì a vent’anni Robert Mapplethorpe sarebbe stato
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una non-opera dovremmo allora forse seguire il suggerimento che Boris Groys ha dato in un saggio del 2010, Going Public, e invertire la prospettiva di
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musei; o del tedesco Hans Haacke, che ha sempre dedicato una parte del suo lavoro a mettere a nudo le relazioni tra le istituzioni artistiche e i loro
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Dalla seconda metà del Novecento, molti artisti hanno cercato di mettere in primo piano l’interazione che il pubblico ha con l’opera. La cosiddetta
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pochi secoli, il museo ha cambiato il suo status da luogo della memoria a luogo della proposta. Questa veste sarebbe stata improbabile al tempo in cui i
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«artolico» come il pubblicitario Charles Saatchi la definizione è sua, nell’autobiografia che ha pubblicato nel 2009 -, che ha alimentato la sua
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Los Angeles, e Larry Gagosian, che ha esteso il suo impero con un’ampia rete di gallerie in tutto il mondo, da New York, Los Angeles e San Diego, a
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Lo sguardo freddo di Andy Warhol, nei diari scritti con Pat Hackett, ha visto che Quel che sopravvive è ciò che il gusto delle classi dominanti
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, bisogna esporre in una buona galleria, per la stessa ragione per cui, ad esempio, Dior non ha mai venduto i suoi modelli da Woolworth. È soprattutto
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simbolico, la maggior parte dei galleristi ha imparato a collocare le opere non in ordine di richiesta, ma in ordine di importanza del collezionista
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ha una storia così lunga da avere intaccato l’unità del Cristianesimo e da avere segnato uno spartiacque tra religioni: alcune, come l’IsIam e l
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dell’arte contemporanea è che sia troppo facile da realizzare. A questo ha già risposto Bruno Munari: se qualcuno pensa che sarebbe capace di fare un
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anni un ricercatore nel ramo delle scienze e ha una laurea in agronomia, una tesi specialistica sulla comunicazione olfattiva degli insetti e un
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