I MISTERI DELLA GIUNGLA NERA
chiese con voce strozzata dall'ira. - No, non parlerò. - È la tua ultima risposta? Bada ... - L'ultima. - Sta bene, ora agiremo. Bhârata? Il sergente
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. - Non è la prima volta che lavoro alle caldaie. - Va bene. Io comincio ad agire. Hider risalì in coperta e diresse lo sguardo sulla passerella. Il
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sospetto prima? - No, padrone, non me ne accorsi, non dubitai nemmeno. Egli ci ingannava molto bene. Quale scopo poteva avere per assassinarci? - Temo
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traccie dei bravi uomini. - Anch'io sono un valente cercatore di orme. - Lo so, e farai bene a metterti subito in campagna. Bisogna riprenderlo a
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rombare nella jungla nera, la conosceva troppo bene perché potesse ingannarsi. - Grande Siva! - mormorò coi denti stretti. - Il padrone si difende
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, vi lascio libero campo. - Così va bene! - esclamò Aghur. - Lascia fare a noi, e vedrai che prima di mezzodì il colosso sarà morto. Andò a prendere
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testa e sparò. Un lampo balenò sul punto nero e una terza detonazione echeggiò. - Tutto va bene - ripigliò il capitano. - Spero questa volta di sapere
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proboscide tre o quattro volte l'aria a diverse altezze, s'addentrò nella jungla, sfondando col suo petto la massa di verzura. - Sta' bene attento
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qualche cosa. - Ci impadroniremo del primo che viene e lo accopperemo. - Secondo le circostanze. Orsù, silenzio ora, ed occhi bene aperti. Trasse da
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ardessero dal desiderio d'interrogarlo per sapere qualche cosa su coloro che lo avevano pugnalato, credettero bene di astenersene per non affaticarlo
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cacciatore di serpenti ed il suo maharatto. Sta' cheto e tutto andrà bene. Ad un tratto la tigre scattò in piedi, drizzò gli orecchi come cercasse di
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, tu sei l'uomo che dovevo strozzare, - disse.- Che stupido che fui, a lasciarmi prendere. - Non ti sembra che l'agguato sia riuscito bene? - Non lo nego
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dinanzi ad un tavolo, all'ombra di una colonna, v'era un uomo che non riuscì bene a distinguere. Sospettò che fosse il capitano Macpherson; a quel
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, - mormorò Kammamuri. - È terribile, invece, - disse Tremal-Naik con voce sorda. - Non ho più bene, non sono più l'uomo di una volta; mi sento indosso
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grido di trionfo. - Dove va? - chiese egli con voce stridula. - Osserva bene. - Sempre all'est. Gira l'isola, al di fuori, temendo forse di non
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. - Bisognerà uccidere. - Ucciderò. - Bisognerà salvare degli uomini. - Li salverò, dovessi assalire una città zeppa di armi e d'armati. - Bene; odimi
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la lasciò cadere. Dopo due secondi udì un sordo rumore. - Bene, il pozzo non ha acqua e non è tanto profondo. Padrone! - chiamò egli. Tremal-Naik
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. - Sarà una fanatica come le altre. Tremal-Naik non rispose. - Sta bene, - ripeté il sergente. - Fra tre o quattro giorni ti condurremo a Calcutta. Una
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ogni notte si radunano sotto la fosca ombra del banian sacro. - Sta bene, - disse Tremal-Naik. - Kammamuri, prendi i remi. - Cosa vuoi fare, padrone
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caduto. Io ho avuto paura e sono fuggito. - Quanti erano? - Dieci, dodici, non ricordo bene quanti. Sono fuggito per miracolo. - È morto Aghur? - No
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avremo un solo uomo alle spalle. - Diffidiamo, padrone. Quegli uomini mi fanno paura. - Non temere, che son qui io. Zitto e sta' bene attento. Un
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provviste. - Imbarcheranno delle botti di biscotto e di acqua, suppongo. - È vero. - Sta bene. Invece di botti di biscotto imbarcheranno delle botti
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cominciò a discendere colle mani tese innanzi a sé, per non urtare contro qualche ostacolo, e gli occhi bene aperti. Dopo dieci gradini trovò il piano di
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a rischiararsi e gli astri ad impallidire sotto i primi albori. Tremal-Naik, immobile, cogli occhi bene aperti e gli orecchi tesi, aspettava sempre