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, e sentí la prima tortura di ricercar le doppie lettere sul frusto vocabolario che era appartenuto a suo padre, e ancora aveva odore e macchie di
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che maggiormente la confortò. Uno le mandò, da Roma - da Roma! - una piccola poesia d'amore, musicata, dedicata a lei. Ella aveva già un certo spirito
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acerbo, forse anzi in via d'evoluzione piú raffinata di quella dell'esteta locale; e aveva su di questi il vantaggio di essere meno indifferente, e
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famiglia», che commettono incoscienti ma astute i loro peccatucci d'amore; che Dio le aveva dato una intelligenza superiore alla comune e sopra tutto
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. Quando il tempo era bello capitavano nell'orto la padrona che non sdegnava di coltivare i cavoli e i carciofi, e le «bambine». Cosima aveva già
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serpente e dell'uccello. Quando apparve, con le sorelle alle quali aveva regalato per confortarle eleganti sciarpe di velo, alla Messa celebrata dal
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Eppure un fatto che aveva dell'inverosimile, le avvenne: un fatto che superò tutte le altre vicende accadute fino a quel tempo, che a lei parevano
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suoi padroni, nella schiera dei Patriarchi. Da venti anni era al servizio della casa, e altri venti ne doveva trascorrere. Aveva allora trent'anni; era
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piú in Elia, e neppure nel movimento della vicina vendemmia, della quale aveva già conosciuto i colori d'idillio, e li aveva anche già riversati in
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accorse che egli aveva bevuto il vino e aveva il viso lievemente colorito e gli occhi insolitamente bene aperti. «Dov'è la padrona?» tornò nuovamente a
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un altro rinvenuto nello scaffale di un medico stravagante e solitario che aveva attirato gente da tutte le parti del mondo con un suo specifico che
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una gigantessa. Verso la nonnina Cosima aveva un rimorso. L'ultima volta che era venuta a far visita in casa, ella non le aveva dato il caffè, non
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fascio di fiori: rose e gigli, fioralisi e narcisi. E aveva spasimanti piú che Cosima: tutti però alla larga, sempre per la triste ragione dei
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da una nota critica. Ad occhi chiusi, sempre con l'impressione di sognare, Cosima accettò. Aveva persino paura della sua fortuna: non avrebbe dovuto
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Era lí, il mare, in fondo alla larga strada, che costeggiava una fila di case nuove bianche abbaglianti. Cosima aveva sempre piú l'impressione di
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, egli conservava, forse, la sua natura di poeta anche nel trattare gli affari, perché aveva fiducia di tutti, aveva pietà di tutti, si lasciava
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letto di Nanna, a lei Cosima, e alla piccola Beppa che ancora dormiva nella culla in camera dei genitori. Beppa aveva circa tre anni, ma ne dimostrava
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saper che altro fare; ma lo zio Sebastiano, sebbene di famiglia povera, aveva scelta la sua per vocazione sincera. Era un uomo intelligente e anche colto
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, aveva un aspetto quasi fratesco; e infatti era molto religioso e semplice, di una innata bontà francescana; raccontava sempre storie di Santi, sebbene
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due uomini per scaricare l'acqua della cantina nella strada. Anche la strada era diventata un torrente; l'orto uno stagno: si aveva l'impressione di
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interpretare le carte scritte e le pagine stampate come i sacerdoti i libri sacri. E Cosima aveva una gran voglia di sapere: piú che i giocattoli
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desiderava lavorare. Allora il padre pensò di associarlo ai suoi affari: lo mandò a sorvegliare le lavorazioni di carbone e di cenere che aveva sui boschi
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etiope, ed anche il suo modo di pensare aveva un colore barbarico. Parlava sempre di banditi e delle loro imprese brigantesche. Bisogna dire che, in quel
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d'indulgenza, era come una musica che esprimeva l'inesprimibile. Del resto egli aveva una certa cultura, ed era, in fondo, un poeta. Aveva studiato a Cagliari
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: come s'incrina ad un urto una tazza di cristallo, un vaso di porcellana. Continuava i suoi studi, all'Università di Cagliari, mentre Antonino aveva
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aveva sognate e preparate per le sue figliuole. Ai due giovani sposi fu assegnata una modesta rendita, e concessa per abitazione una vecchia casa che
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ADESSO Cosima aveva quattordici anni, e conosceva dunque la vita nelle sue piú fatali manifestazioni. Ma nonostante quella paura misteriosa della
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, di pane, di cacio, di tutte le vivande che si trovavano sulla mensa. Ella arrossí, ma non pronunziò una parola: non aveva mai aperto bocca, del
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molte pubblicazioni di cattivo gusto ne aveva buone, quasi fini, e sapeva divulgarle anche nei paesi piú lontani della penisola. Arrivavano anche nella
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bisogno di forze diverse dalle sue per andar diritta nella strada che Dio stesso le aveva tracciata: e da Antonino non sperava niente, non solo, ma non
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scendevano nella cantina. Il portoncino solido, fermato con un grosso gancio di ferro, aveva un battente che picchiava come un martello, e un catenaccio e una
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da dove per la prima volta ella aveva veduto il mare lontano, sorgeva una piccola chiesa detta appunto Madonna del Monte, su uno spiazzo sollevato e
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