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        <title>Chiese e cenacoli</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 167-178. <date when="1920">1920</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="168" />{{169}}Nel numero di gennaio di <hi rend="italic">Fede e Vita,</hi> organo della Associazione studenti per la cultura religiosa, nella breve introduzione editoriale al nuovo anno, leggiamo quanto segue:</p>
      <p>«Il nostro periodico, che inizialmente era organo della sola «Federazione studenti per la cultura religiosa», in questi ultimi due anni, che sono i due primi della nuova serie, è pervenuto poco a poco a radunare intorno a sé numerose anime assetate di spiritualità, di libertà interiore, di vita cristiana intensa: persone di ogni età, condizione e confessione, desiderose di lavorare con forze unite alla elevazione della coscienza religiosa, al risveglio di un cristianesimo che sia <hi rend="italic">fede e vita,</hi> superante perciò le divisioni che sono effetto di <pb n="170" />formule verbali e di idee sistematiche. Si è determinato, così, attorno al nostro periodico un vero movimento <hi rend="italic">inter-confessionale</hi> secondo le lineedel nostro programma avente per iscopo un risveglio religioso dì intensa spiritualità nella libera fede, e l'unione sempre più vasta di liberi-credenti in Gesù (cattolici romani ortodossi ed evangelici) da conseguirsi mercé la profonda rinnovazione che sarà effetto del progresso religioso e della cultura degli spiriti, e sotto l'ispirazione dell'ideale supremo «<hi rend="italic">unun</hi><hi rend="italic">ovile».</hi> Aderiscono al movimento nostro cattolici-romani ed evangelici del clero e del laicato. Contiamo nelle nostre file uomini illustri per dottrina, venerati universalmente per la loro pietà e santità di vita. Noi non siamo più nel periodo dei fervori e delle aspirazioni individuali. La nostra voce non è più <hi rend="italic">vox</hi><hi rend="italic">clamantis in deserto.</hi> La famiglia inter-confessionale di «Fede e Vita» è! Dio ci accorda la gioia di poter annunziare che il movimento sta per entrare in una nuova fase. Fase di <hi rend="italic">organizzazione</hi>, che preluderà ad un periodo di intensa attività. Più arduo si fa quindi compito e più grave la responsabilità di «<hi rend="italic">Fede e Vita</hi>»che è già di fatto, e diverrà forse fra poche settimane ufficialmente, l'organo di quest'opera. <pb n="171" />Occorre non solo mantenere con rettitudine il carattere interconfessionale del periodico, ma coltivare la libertà dello spirito senza sciogliere freno a fantasie incomposte, lavorare al progresso religioso senza obliare i diritti della tradizione, ispirarsi all'ideale delle Chiese avvenire senza misconoscere valore delle Chiese presenti e senza offuscare in alcun modo, anzi rafforzandolo, il <hi rend="italic">lealismo</hi> verso di esse nell'animo dei membri della nostra famiglia che alle diverse Chiese appartengono. Occorre a questo fine possedere uno spirito veramente cattolico, una pietà fervidamente evangelica, una ricca esperienza di vita cristiana, una preparazione culturale adeguata».</p>
      <p>Siamo sinceramente lieti del movimento religioso che il direttore di <hi rend="italic">Fede e Vita</hi> presenta in queste parole, della nuova famiglia di anime appartenenti a varie confessioni religiose la quale si è raccolta, con sincero spirito di fede e di pietà, intorno al periodico. E salutiamo con affetto fraterno l'iniziativa che si annunzia.</p>
      <p>Il campo di reclutamento di questo gruppo di credenti e il programma che li ispira sono chiaramente indicati dallo Janni. Alcune delle formule delle quali egli si serve meritano attenzione, da <pb n="172" />parte di chi vuol meglio intendere la natura e limiti di questo movimento. «Liberi credenti in Gesù» egli dice: e specifica: cattolici romani ortodossi ed evangelici. Si intende adunque parlare di una fede che faccia Gesù strumento miracoloso e divino di un'opera di redenzione soprannaturale. Grandi e numerose famiglie spirituali, e la turba innumerevole degli uomini che non hanno una famiglia spirituale, ma portano in sé il tormento di un'anima in cui non può spegnersi il senso e il desiderio delle cose eterne, non hanno parte in questo movimento. Ciò è legittimo. Non tutti debbono pensare a tutti. Ciascuno coltiva la sua fede secondo le esigenze spirituali e mistiche che essa ha posto in lui. Ma ci sarà permesso di dire che una più vasta ed umana preoccupazione anima alcuni, i quali non credono in nessun modo probabile un ritorno della grande moltitudine alle Chiese storiche e sanno che essa desidera una religiosità più intima, la quale sia spirito e non domma, atto e non simbolo, espressione concreta di amore e non professione rituale e simbolica o mistica nostalgia di amore? Nulla, proprio, di spirituale nascerà da questo anelito immenso, che ignora le Chiese e che le Chiese ignorano?</p>
      <p>
        <pb n="173" />Il direttore di «Fede e Vita» parla di <hi rend="italic">unum ovile.</hi> Altri oggi, cattolici ed evangelici, specialmente in Inghilterra e in America, cercano <hi rend="italic">l'unum ovile.</hi> Ma, a parer nostro, questa formula non sarà la vera finché avrà un significato ecclesiastico. L'Unità è nello spirito: il pastore è il Dio padre di <hi rend="italic">tutti</hi>: il vincolo é l'amore fraterno. Qualunque cosa mostri che negli animi dei fedeli delle Chiese storiche cresce e si avviva questo desiderio di unità, che le barriere antiche sono oggi più facilmente superate, che la collaborazione è possibile dove ieri regnava la divisione, è segno di vita e ragione di conforto. È ovvio che, ad es., i cattolici i quali siano nello stato d'animo descrittoci dallo Janni sentano e vivano una solidarietà spirituale con i loro fratelli nel cattolicismo: non abbandonarli, almeno sino a quando ritengono che la solidarietà nel bene vince ed annulla, in essi, la solidarietà nel male, nell'assolutismo papale, nell'intransigenza dommatica, nel clericalismo procacciante; cercare di far la via non da soli, ma con altri dei loro; di dare alla dottrina e alla pratica un significato vivo che diffonda intorno luce e calore.</p>
      <p>Tutto ciò va bene. Ma, non so perché, mi tornano in mente le parole di Bernardo Shaw, in una <pb n="174" />delle sue prefazioni: Gli uomini, quando uno strumento del loro lavoro è invecchiato e non risponde più alle esigenze tecniche, lo gettano via e se ne foggiano un altro. Ma, in materia di religione, essi hanno ancora l'aria di amare lo strumento tanto più quanto più esso è vecchio e inservibile.</p>
      <p>Donde viene questo tenace conservatorismo religioso, che è poi la ragione prima dei mali, e l'espressione più forte della miseria dell'umanità?</p>
      <p>Questo conservatorismo ci pare anche di intravvedere in quelle altre parole dell'amico Janni: <hi rend="italic">lavorare al progresso religioso senza obliare i diritti della tradizione.</hi> Noi conosciamo i diritti della vita e della continuità, non conosciamo diritti della tradizione. La tradizione non ha che un diritto e un dovere: quello di farsi presente. Se la si concepisce come qualche cosa di <hi rend="italic">distaccato,</hi> di in sé, di immobile, essa mortifica e incatena il presente. Quel che della tradizione è vivo, vale perché è strumento di vita, e lo si ritrova nella interiorità: non c'è altra conservazione che quella la quale avviene nel <hi rend="italic">progresso</hi> stesso: nuova posizione e più alto inveramento di quel che è stato trasmesso. Ogni altro accordo fra tradizione e progresso non può essere che un mettere il vino nuovo nei vasi vecchi, incapaci di contenerlo.</p>
      <p>
        <pb n="175" />E il lealismo verso le Chiese, preconizzato dallo ]anni, ci sconcerta un poco. Non sappiamo bene che cosa si debba intendere per esso. Ci è occorso non raramente di suggerire a sacerdoti cattolici dubitosi ed angustiati, considerato bene il loro stato d'animo personale, di rimanere nella Chiesa. Pensavamo che essi potessero rimanervi senza infedeltà allo spirito; e che la loro Chiesa non avesse il diritto di chiedere ad essi più di quello che, rimanendovi, potevano darle. La <hi rend="italic">lealtà</hi> è adesione cordiale e volonteroso servizio. La chiesa della quale si parla è la Chiesa esteriore, istituzionale, gerarchica. Questa lealtà non consente reticenze, il segreto, la disobbedienza nascosta. Noi non vogliamo certo, in materia così delicata, muovere appunti a persone, ciascuna delle quali deve risolvere, innanzi al suo Dio, il suo caso di coscienza; ma ci par di vedere, nelle parole dello Janni, un certo ottimismo che non è di ottima lega, almeno per quello che riguarda la Chiesa. I sacerdoti che aderiscono a questo movimento che egli ci descrive vogliono certo essere leali verso lo Spirito e verso il Cristo: non si chiedono sempre se sono leali verso un istituto che essi giudicano, in cuor loro, molto <pb n="176" />severamente e che vieta ad essi comunioni e rapporti ai quali non possono dar corso che di nascosto. Chiamare <hi rend="italic">lealtà</hi> questo sdoppiamento di personalità, questo render testimonianza, esternamente, all'unità della disciplina cattolica e coltivare in segreto rapporti che la smentiscono ci sembra forzare un poco il significato della parola.</p>
      <p>Se si tratta di inscritti a confessioni evangeliche, è un'altra cosa. In queste c'è molta maggior libertà. Esse stesse vivono, ufficialmente, in rapporti fraterni, sono lungi dallo scomunicarsi e gridarsi: raca. Sentono di esserciascuna, non il tutto, ma parte di un tutto spirituale. E sino a quando il movimento interconfessionale, fra membri di esse, non assuma valore e significato di una realtà religiosa, di una società religiosa che basti intieramente a se stessa, annullando le distinzioni e le differenze nella vivente esperienza del contenuto dei simboli antichi, la lealtà alle singole confessioni può associarsi con un nuovo vincolo spirituale che solo virtualmente le assomma e le annulla.</p>
      <p>La crisi religiosa é oggi terribilmente grave. La guerra l'ha aggravata. Moltissime anime, penetrate e pervase dall'indirizzo critico o deluse dall'esperienza storica, chiedono la realtà, non i simboli, <pb n="177" />della vita spirituale. Esse non si adattano alle dottrine note. Chi parla ad esse di Dio? Sarebbe puerile chiedere alle Chiese di suicidarsi. Finché ci sono fedeli per i quali la loro attività istituzionale può essere una utile propedeutica alla libertà nello spirito, è ovvio che esse cerchino di <hi rend="italic">servire.</hi> Con quelle che vogliono <hi rend="italic">comandare,</hi> nessuna conciliazione più é possibile. E una grande sete di sincerità affatica le anime, anche se la sincerità le caccia non dentro i tepidi asili ma verso la tormenta.</p>
      <p>E ci pare che la questione dell'unità religiosa, della stessa vita religiosa dell'umanità c'imponga di porre in prima linea il <hi rend="italic">messaggio di Gesù</hi> e quello presentare alle anime e su quello raccogliere i consensi, mostrando il perenne valore di divina umanità che esso racchiude; e non più commettere la colpa di frapporre Gesù fra l'umanità e il messaggio di Lui; cioè, non Gesù, poiché Egli è per noi la vivente verità della sua parola, ma le cristologie teologiche, e la filosofia dualistica, materialistica, dommatica dalla quale esse muovono, e varie concezioni che le Chiese storiche si sono fatte del Cristo storico ed intorno alle quali si sono organizzate.</p>
      <p>
        <pb n="178" />E questo diciamo, non perché non ci sieno cordialmente fraternamente cari il gruppo che lo Janni ci presenta e l'opera di esso, ma perché non vogliamo e non possiamo dimenticare l'innumerevole moltitudine di umani per i quali il problema della loro vita religiosa si pone in maniera più radicale, all'infuori di ogni preoccupazione ecclesiastica.</p>
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