﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<TEI>
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title>Un grido di dolore</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
        <respStmt>
          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
        <availability status="restricted">
          <p>Available for academic research purposes only.</p>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <bibl>Murri, Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, Firenze, Battistelli, 1920, 155-166. <date when="1920">1920</date></bibl>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
      <appInfo>
        <application version="20.1" ident="OxygenXMLEditor">
          <label>Oxygen XML Editor</label>
        </application>
      </appInfo>
      <projectDesc>
        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
      </projectDesc>
      <classDecl>
        <taxonomy>
          <category>
            <catDesc>Politica</catDesc>
            <!--Categoria-->
          </category>
        </taxonomy>
      </classDecl>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <textDesc>
        <channel mode="w">scritto</channel>
        <constitution type="single" />
        <derivation type="original" />
        <domain type="education" />
        <factuality type="inapplicable" />
        <interaction type="inapplicable" />
        <preparedness type="scripted" />
        <purpose type="inform" degree="high" />
      </textDesc>
    </profileDesc>
    <revisionDesc>
      <change></change>
    </revisionDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>
        <pb n="156" />{{157}}Da Milano mi giunge una lettera anonima, di «un'adunanza di sacerdoti ex militari» la quale mi invita calorosamente ad occuparmi della questione che essa hanno sollevato e che li interessa vivissimamente: l'abolizione del celibato obbligatorio del clero cattolico. Sono certo i medesimi che hanno diramato ai giornali un appello sullo stesso argomento, del quale si occupa con molte giuste considerazioni <hi rend="italic">Qui quondam,</hi> nel numero di aprile della rivista romana <hi rend="italic">Bilychnis.</hi></p>
      <p>Il caso capitato a questi sacerdoti è degno di attento esame. Essi, come tanti altri loro colleghi, isolati in un seminario, assoggettati per anni ad una pedagogia monastica e celibataria, messi assiduamente in guardia contro la impurità della car¬<pb n="158" />ne e le insidie del demonio che vi si nasconde, pieni la mente di una artificiosa ed ingannatrice apologia della Chiesa e dei mezzi celesti infallibili con i quali essa, a chi non voglia di proposito farsi malvagio, garantisce la sicura e gioiosa osservanza della castità perpetua, a 21 o 22 anni, ricevendo la prima ordinazione sacra, del suddiaconato, hanno fatto voto solenne di castità per tutta la vita, insieme al voto di obbedienza al vescovo.</p>
      <p>Poi, forse, sacerdoti, per qualche tempo, fuori del seminario, hanno iniziato insieme con il ministero il laborioso esercizio di «manutenzione» — la parola felice è di <hi rend="italic">Qui</hi><hi rend="italic">quondam —</hi> di quel loro voto e della vita sacerdotalmente celibe: sacramenti quotidiani e settimanali, recita del breviario e di altre molte orazioni, sorveglianza assidua dei superiori, vita in canonica, esercizi spirituali frequenti, abile giuoco di lusinghe e di minacce — poiché, accanto al voto di castità, c'è quello di obbedienza al vescovo, che può darvi o un ricco beneficio in città o una miserabile coadiutoria in montagna, e via dicendo.</p>
      <p>Ma ecco che un bel giorno viene la guerra italiana, viene la mobilitazione, la chiamata della propria classe. I primi e i più fortunati vanno cap <pb n="159" />pellani militari al fronte o negli ospedali; gli altri, soldati di sanità, fantaccini semplici, nelle città, nei treni attrezzati, nel retrolinea, con la loro faticosa <hi rend="italic">corvèe</hi> e le loro ore, spesso non poche, di libertà. Pochissimi combattenti davvero, e in trincea. Vita di soldati e fra soldati, dunque, cessata intieramente la manutenzione di cui sopra; vita fisica, spesso, contatti quotidiani con gioventù di ogni opinione e di ogni costume, discorsi licenziosi, vagabondaggio per le città, desiderio e nostalgia della donna, del mistero vietato, della soddisfazione volgare che è a portata di mano, o di tutto quello che l'«eterno feminino» promette a giovinezze sognatrici e irrequiete.</p>
      <p>Quale sia stata la sorte del voto di castità di molti di questi giovani è facile immaginare e sanno tutti quelli i quali hanno avuto qualche esperienza della vita di guerra. Ma anche quelli i quali, per avventura, resistettero alle tentazioni hanno pur tuttavia veduto con occhio nuovo questa lotta ostinata, dolorosa, assorbente contro l'istinto sessuale; hanno modificato molte delle loro idee di seminario e dei vecchi libri di pietà sacerdotale; e si chiedono ansiosamente a che valga e a chi giovi il loro sacrifizio; se sia morale l'ossessione sessuale cui sono condannati.</p>
      <p>
        <pb n="160" />Ed un'altra cosa pensano: come, con quale lungo artifizio, con che sapiente insidia fu ad essi impedito di conoscere la gravità delle promesse che più tardi avrebbero fatto, fu avviata la loro anima inconscia per le vie della monacale rinunzia, fu falsata in essi la nozione della vita, furono ad essi promesse grazie ed aiuti e consolazioni celesti delle quali poi si sentirono poveri, nell'aspra lotta della carne.</p>
      <p>Un bel giorno la guerra è cessata ed essi, ripresa la tonaca ecclesiastica, hanno dovuto presentarsi al loro superiore, andare a detergere in un corso di esercizi spirituali la polvere del mondo e poi riprendere la vita di prima. Ahi, ma se questa era ancora e sempre la stessa, essi non sono più gli stessi. Quel mondo d'artifizio, una volta crollato, non lo si ricostruisce. La manutenzione non ha più presa su di una rovina interiore.</p>
      <p>Tornare indietro, <hi rend="italic">dimettersi,</hi> rientrare nelle file del laicato, rifarsi un'altra vita? Innanzi tutto, la crisi di molti non giunge a questo. Essi rimangono credenti, vorrebbero rimanere sacerdoti. E poi, se anche volessero andarsene, molte difficoltà li spaventano. La Chiesa, complice lo Stato che le lasciò, nei suoi seminari, pienissima libertà, ha avuto <pb n="161" />cura di educarli in modo che non possano facilmente aspirare ad altro. Non hanno, i più, neanche una modesta licenza ginnasiale. Tutti i loro studi sarebbero stati invano. Rischierebbero di non trovare occupazione o dovrebbero contentarsi delle occupazioni più umili e peggio pagate. L'educazione che hanno avuto, la vita che hanno fatto, il ministero ecclesiastico che hanno professato intorpidirono, inoltre, la loro attività pratica, li abituarono a diffidare, come di nemici interni pericolosi, della volontà, dell'iniziativa, persino dell'ingegno, li intorpidirono in un morbido soliloquio con se stessi. E con tale preparazione non si vince, ma si è vinti nelle aspre lotte della vita. E poi lo stesso <hi rend="italic">Qui quondam</hi> li avverte. «Badate che il mondo è duro con i preti spretati, che voi sarete sempre considerati come dei transfughi, che il popolo non vi ascolterà, che, dovunque andrete, vi si rimprovererà il vostro passato: i clericali l'ignominia di oggi, e gli anticlericali vi rimproveranno,  stessa intolleranza, l'ignominia di ieri. E non saprete dove voltarvi».</p>
      <p>E questo è anche vero in parte. Se chi lancia questo monito fosse un sacerdote, e uno di quei sacerdoti che, nella loro qualità di predicatori edi <pb n="162" />scrittori, sono in contatto con quella parte del gregge che vive comodamente fra gli agi, egli saprebbe, ad es., che le dame sue confidenti e penitenti, se leggono i romanzi di Guido da Verona e vanno a teatro alla commedia francese e all'operetta e — ohimè, la carne è così fragile — hanno o hanno avuto, oltre al marito, un amante o una serie di amanti, egli sa, dico, che queste signore, le quali si sono assicurate l'animella sentimentale e cedevole presso la Chiesa cattolica, sarebbero terribilmente severe e spietate verso l'ex prete, tanto più se egli osasse farsi una famiglia: vestali incorrotte, son sempre pronte a rovesciare il pollice verso il disgraziato che sia così ingenuo da chiedere ad esse soccorso.</p>
      <p>E allora molti di questi sacerdoti sottratti, nei più fervidi anni della loro giovinezza, alla manutenzione ecclesiastica, passati attraverso la vita militare, abituatisi a sorridere alla giovane figlia della vivandiera od a passare a drappelli ed a coppie per le vie della città tentatrice, nelle prime ore notturne; e quelli che continuando, pure fra gli ospedali e nel campo, una vita austera e raccolta, hanno tuttavia veduto se stessi e la società e la ditta ecclesiastica con occhio nuovo, e impa¬<pb n="163" />rato a sorridere un poco, dentro di sé, dei loro superiori celibatarii, non avrebbero che una via innanzi a sé; rivolgersi ai loro superiori, alla loro Chiesa, e dire apertamente ad essa: liberateci da questo peso che é troppo grave per noi, da questo tormento interiore nel quale la nostra giovinezza rischia di esaurirsi. Voi sapete in quali circostanze, con quali mezzi, ci avete indotto a giurare la castità perpetua. E noi sappiamo che essa non fu chiesta da Cristo ai suo apostoli, non fu chiesta, per secoli, ai sacerdoti cattolici, non è chiesta, oggi stesso, nella stessa Chiesa cattolica, a sacerdoti di altro rito. Liberatecene, e l'esser buoni mariti ci salverà dallo strazio o dall'ipocrisia, non c'impedirà d'esser buoni parroci, ci permetterà forse anzi di esser migliori parroci.</p>
      <p>Ma proprio questa via è la più chiusa. I superiori, che sono oramai al termine della lunga lotta sessuale, non li ascolterebbero. Chi osasse primo fare la domanda sarebbe severamente punito, non potrebbe mai più aspirare alle grazie dei superiori. Meglio fuggire con una ragazza e tornare, pentiti, dopo un anno, a chiedere perdono, che firmare una domanda la quale chieda la abrogazione della legge del celibato ecclesiastico o una dispensa. <pb n="164" />E questo è il lato più strano e più significativo del fenomeno; e fa sospettare che nei capi della Chiesa si sia insinuato il dubbio della immoralità della legge e dei mezzi con i quali è messa in pratica. Il celibato obbligatorio risponde solo a un interesse ecclesiastico, di casta. Il Vaticano sa di cleri nei quali la castità è osservata da meno del cinque per cento dei componenti, e le infrazioni sono spesso aperte e notorie; ma il concetto di pietà che essa coltiva nei fedeli e la pratica sacramentale si adattano più facilmente al concubinato o alla venere occulta del clero che non al matrimonio di esso e alla vita di famiglia. E non c'è peggior colpa del ricordare il suo torto a chi ha torto ma non vuol cedere.</p>
      <p>E allora a questi sacerdoti ex militari, a quelli di essi che non vogliono, come parecchi loro colleghi vanno facendo, uscire tacitamente dal sacerdozio e dalla Chiesa e che non vogliono nemmeno «arrangiarsi» segretamente e continuare come senulla fosse, a quelli che cercano non la femmina, ma la donna, non rimane che una via, anzi un viottolo angusto e per il quale non giungeranno a nulla: chiedere all'opinione pubblica di interessarsi di essi, perché si possa indurre l'autorità ecclesia¬<pb n="165" />stica o il legislatore civile ad esaminare il loro caso.</p>
      <p>Il legislatore civile? Molti sorrideranno. Il legislatore civile, in Italia, rispetta la libertà della Chiesa, anche quando, come in questi casi, essa significa iattura di una delle più fondamentali libertà umane; anche quando la Chiesa è il carceriere geloso che vigila il portone ben serrato e le inferriate dei suo reclusi. La rispetta tanto il legislatore italiano la libertà della Chiesa che, come ho spesso e inutilmente osservato alla Camera e nella stampa, esso è pronto anche ad annullare praticamente le sue leggi, quando sono in conflitto con quella libertà, pur senza avere il coraggio di abrogarla. E così avviene proprio per quelle scuole di seminario nelle quali si educano i giovani al celibato obbligatorio e forzoso; scuole che sono praticamente (e parlo degli studi che corrispondono al ginnasio e liceo, non della teologia) esonerate da ogni osservanza delle leggi che riguardano la scuola privata, appunto perché l'autorità ecclesiastica possa mettere i suoi sacerdoti, una volta tali, nella necessità di tener fede...ai loro voti, <hi rend="italic">se</hi> non vogliono essere, nella vita, degli mutili e degli spostati. <pb n="166" />Se fosse il caso di scherzare, in materia così grave, si potrebbe suggerire a questi anonimi doloranti di rivolgersi al Partito popolare italiano, il quale ha messo come primo articolo del suo programma <hi rend="italic">l'integrità della famiglia.</hi></p>
      <p>Un consiglio ci resterebbe da dare ad essi. Se sentono che la loro umanità si rifiuta di sottostare all'onere ingenuamente ed incautamente contratto, se non possono più nel loro intimo considerare come madre l'istituzione che li condanna all'osservanza di un loro voto innaturale, seguano la loro coscienza. Religione non è nulla se non è sincerità interiore, disciplina consapevolmente voluta.</p>
      <p>Ma questo consiglio non osiamo quasi darlo, pensando alla infelicità alla quale, nel nostro miserabile paese, quelli che lo seguissero sarebbero, più spesso<hi rend="bold">,</hi> condannati.</p>
    </body>
  </text>
</TEI>