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        <title>Per l'autonomia politica dei cattolici. Democratici e Cristiani</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 56-72. <date when="1906">1906</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="56" />{{57}}CAP. II</p>
      <p>PER L'AUTONOMIA POLITICA DEI CATTOLICI <note n="1">Queste pagine sono tolte dalla relazione del Consiglio direttivo della .Lega Democratica Nazionale al I congresso nazionale della Lega stessa, tenuto nel settembre 1906 in Milano. La relazione fu, per incarico dei colleghi del consiglio, stesa dal Murri. Essa fu pubblicata in volume (Roma, Società Naz. di Cultura, 1906, L. 0,60).</note></p>
      <p>DEMOCRATICI E CRISTIANI</p>
      <p>Abbiamo già detto nell'introduzione essere la falsa posizione presa dai cattolici nella vita pubblica del paese e il dissidio — manifestantesi per molte vie — fra coscienza religiosa e coscienza civile degli italiani una delle più profonde cause di perturbamento e di dissociazione di energie spirituali nella nostra vita nazionale.</p>
      <p>Prima di procedere innanzi nella critica del clericalismo, crediamo opportuno segnalare, nel seno stesso del cattolicismo un principio di raggruppamento nuovo, tentato da una giovane organizzazione politica di cattolici, la <hi rend="italic">Lega democratica nazionale,</hi> e che è, per essa, in via di attuazione; poiché nulla meglio che il conflitto interno tra due opposte concezioni di rapporti fra società religiosa e società civile, delineatesi nel cattolicismo italiano per opera e merito della <hi rend="italic">Lega,</hi> gioverà ad intendere queste due concezioni ed a misurarne il valore pratico e di orientamento.</p>
      <p>
        <pb n="58" />La <hi rend="italic">Lega democratica nazionale</hi> conta oggi in Italia non poche sezioni, parte delle quali associate in federazioni provinciali<note n="2"> Sulla Lega democratica nazionale vedi la notizia storica in fondo al volume</note>; ma la forza politica di essa più che dall'ancòra esiguo numero di seguaci, va ripetuta dalla singolarità e dalla precisione dell'atteggiamento da essa preso dinanzi ai più vitali problemi del paese: sicché, più che come un partito, essa va riguardata piuttosto come la cellula generatrice quasi l'anima interna di un partito futuro, al quale si riaggregheranno rapidamente più tardi, affiliate dal presente risveglio religioso, timide anime democratiche fluttuanti pel cielo politico d'Italia e le migliori forze del clericalismo, quando questa <hi rend="italic">formo mentis</hi> e questo assurdo vincolo politico saranno spezzati.</p>
      <p>Chi scrive suppone almeno genericamente note al lettore le vicende di quello che si chiama movimento democratico cristiano; da quando sorse, disputa teorica prima, poi critica dell'azione clericale, poi propaganda ed organizzazione pratica, sino alla caduta definitiva dell'Opera dei congressi (marzo 1904) ed al primo insuccesso del movimento «autonomo» (1904-1905).</p>
      <p>Egli suppone anche in chi legge 1'attitudine a quel certo discernimento critico necessario per trar profitto dalle lezioni dell'esperienza e per intendere quello che di nuovo, di diverso, di non previsto avvenendo nelle cose e nella vita, impone, ad uomini e partiti di azione, mutamenti e trasformazioni corrispondenti, senza delle quali la propaganda degenera in declamazione e in artificio infecondo. Quelli che si attardassero ancora a volere un movimento democratico cristiano in quelle precise forme e in quei medesimi indi¬ <pb n="59" />izzi che esso ebbe negli anni 1900-1902 <note n="3">1 Si vegga, intorno a quel movimento, R. Murri"  Battaglie d'oggi Voll. I. e IV. Roma, Società Naz. Di Cultura.</note> si trarrebbero fuori dalla circolazione della viti dei partiti nel paese.</p>
      <p>Noi supponiamo tuttavia — né il supposto è smentito dalla realtà, come provano la costituzione stessa e lo sviluppo, lento ma costante, della <hi rend="italic">Lega D. N. —</hi> che di tutti coloro i quali negli anni ricordati presero parte, in una maniera o nell'altra, all'azione democratica cristiana, tolti quelli che il clericalismo si è ripresi, e quelli che la disillusione e il disgusto dei modi con i quali furono combattuti hanno rigettato quasi violentemente fuori del nostro campo di azione, e quelli che han sacrificato l'ideale alla più pedestre realtà della vita, quotidiana, e quelli, infine, che insufficienza iniziale o immatura preparazione hanno lasciato vogliosi ancora, in astratto, di agire, ma contusi ed irresoluti quanto ai modi e ai limiti dell'azione; tolti, diciamo, tutti questi elementi, o fatti dissimili o non assimilabili, rimanga un certo numero di giovani i quali son venuti riformando e completando la loro educazione politica e le loro idee sulla <hi rend="italic">direttiva</hi> della democrazia cristiana ; la quale può riassumersi in questi due principii:</p>
      <p>1º rimaner fedeli alla <hi rend="italic">democrazia,</hi> in quanto essa è moto che tende alla elevazione ed alla liberazione dei salariati, compiuta per l'azione diretta e cosciente del proletariato medesimo, ed. accompagnata preparata e integrata da corrispondenti mutazioni negli istituti e nel rapporti economici e nell'ordinamento dello Stato, e cioè della collettività dei cittadini operanti pel governo dei pubblici affari; </p>
      <p>2º accettare e promuovere il cristianesimo, non come speciale forma o pretesto o programma dettagliato di raggruppamento politico, ma come spirito e precetto di amore <pb n="60" />e di bene che deve essere, in maniera assai più larga e perfetta che non fu pel passato, norma e vita di coscienze ripugnanti a qualunque forma di oppressione e di maleficio umano ed operanti secondo l'amore fraterno, principio di vera solidarietà ed eguaglianza spirituale.</p>
      <p>Stabilito che a questi due sommi principii, da noi qui molto brevemente indicati si ispiri o intenda ispirarsi l'azione degli appartenenti od aderenti alla <hi rend="italic">Lega democratica nazionale,</hi> eche le discussioni da agitare e le deliberazioni da prendere nel prossimo convegno generale di essi riguardino appunto i particolari modi di tradurre nella pratica della vita e nell'azione di un gruppo o partito politico quei principii, noi veniamo ad esaminarne sommariamente, ma, per quanto ci sarà possibile, con precisione di discorso, la portata; insistendo un poco a lungo su di alcune questioni che, lungamente agitate e discusse, sono ancora preliminari per la vita e l'attività della- nostra giovane associazione.</p>
      <p>I rapporti della <hi rend="italic">Lega</hi> con la particolare società religiosa che è il «cattolicismo» (e in Italia non ce n'è altra), e con l'autorità ecclesiastica, e con quei cattolici che, come tali, si attribuiscono e si stabiliscono degli uffici o degli scopi da raggiungere mediante le loro attività associate nel campo della vita pubblica, hanno una doppia origine; di diritto cioè e di fatto. Di diritto prima; poiché proponendosi i socii di mettere in valore il cristianesimo come norma della coscienza morale, misura autorevole del giusto e dell'ingiusto, e come spirito e principio di vita interiore e di volontà buona, (dal quale precede poi nelle opere esteriori la solidarietà o la fratellanza, vale a dire la disposizione d'animo non solo a dare a ciascuno quel che gli spetta ma a collaborare con gli altri pel raggiungimentodi beni <hi rend="italic">comuni)</hi> non possono ciò ottenere che operando nello spirito e col tramite di quella società religiosa <pb n="61" />che verifica, per essi, e possiede questa virtù innovatrice delle coscienze, ed alla quale essi appartengono. Il che vuol dire che essi agiscono <hi rend="italic">anche</hi> come cristiani, proponendosi di raggiungere con l'azione loro degli effetti, alcuni dei quali sono di carattere religioso e voluti direttamente come tali.</p>
      <p> Ne segue perciò che, in quanto fanno opera di cristiani e mirano a un risultato di «cristianesimo vissuto» essi agiscono come membri d'una società religiosa, liberamente accettata e seguita; e, con la stessa volontà con la quale accettano questa, aderiscono alle norme varie che di essa definiscono lo spirito e la direzione. Ora questa società, e in nome di essa l'autorità, può riguardare in due modi l'azione esterna, politica e sociale, de' suoi membri; e prima in quante stabilisce, per l'azione di essi singoli, delle norme che il fedele non può violare, senza venir meno ai doveri sociali ed al vincolo collettivo, norme le quali debbono essere, conformemente alla natura della società da cui emanano, d'indole morale e religiosa: e con ciò essa pone dei <hi rend="italic">criterii</hi> dei quali questi debbono tener conto nella loro azione, pur essendo poi liberi di disporre questa come loro meglio aggrada in ordine ai particolari fini che vogliono ottenere. Tale sarebbe, ad es. il caso della <hi rend="italic">Società dei padroni del nord</hi> in Francia. Cattolici dichiarati e professanti, essi debbono astenersi: nella loro azione collettiva di padroni, da atti e da misure che violassero le interpretazioni ufficiali e stabilite dei doveri di giustizia sociale e di carità: ma sono poi <hi rend="italic">intieramente</hi> liberi, di fronte alla Chiesa, nel regolare l'andamento delle loro officine, la misura dei salari, le opere di assistenza, l'azione sui poteri locali e sulla politica generale, ecc. L'essere e il chiamarsi cattolici li obbliga:<hi rend="italic"> solo</hi> a rispettare le disposizioni positive della autorità religiosa per quella parte dei loro atti che involge l'adempimento di un dovere religioso.</p>
      <p>In altro modo può la società religiosa e l'autorità ec¬<pb n="62" />clesiastica trovarsi in rapporto con tutti o con alcuni membri della società stessa; quando cioè essa li invita positivamente ad una azione esterna comune pel raggiungimento di certi fini secondarii e d'ordine, in parte, politico e sociale; come ad es., Leone XIII invitava ripetutamente i cattolici italiani ad inscriversi nei comitati dell'Opera dei congressi, pel raggiungimento di certi scopi politico-religiosi. In questo caso, che dal più alto medio evo ha dato luogo a tante dispute e parti nella Chiesa, trattandosi pur sempre di associazioni libere, la coscienza dei singoli rimane giudice dell'aderire o meno, e dell'aderire nella misura che essa crede, secondo l'indole degli scopi che si tratta di raggiungere e 1'importanza di essi; ed un cattolico potrà mancare, non già pel solo fatto di non aderire all'invito, ma pel fatto di non accogliere, per motivi di egoismo e di viltà, un invito che pure alla sua coscienza par giusto ed opportuno e principio di bene. Così, per riguardo al suddetto invito di Leone XIII, nessuno pensò mai di muovere accuse formali di disobbedienza ai molti, vescovio sacerdoti o laici, che non credettero di tenerne conto.</p>
      <p>In altre parole, i giovani democratici cristiani pensano che il cristianesimo, praticato e vissuto nella società religiosa che è la Chiesa cattolica romana, sia un efficacissimo ed essenziale fattore di vita democratica e di progressi spirituali, e per questo, nell'interesse stesso dei fini politici e sociali per i quali si associano, essi lo promuovono, accettandolo quale è <hi rend="italic">ed insieme quale va divenendo nel suo normale sviluppo di dottrine e di applicazioni.</hi></p>
      <p>Quindi: 1º La <hi rend="italic">Lega,</hi> come associazione politico-sociale, non discute il cristianesimo, non è un partito religioso, non <pb n="63" />s'immischia in questioni dibattute nel seno del cattolicismo; ma accetta questo, come gli viene presentato per le vie normali, e legittime dalle competenti autorità;</p>
      <p>2º <hi rend="italic">La Lega</hi> difende e promuove gli interessi veramente religiosi e i diritti della coscienza cattolica, secondando in ciò i rappresentanti autorizzati di questa e seguendo le loro direzioni;</p>
      <p>3º I soci, dato il loro dovere generico di promuovere, come forze concorrenti e solidali di progresso e di elevazione umana, il cristianesimo, la cultura e la democrazia, si occuperanno, secondo la loro coscienza ed i loro mezzi, anche della conservazione e del risveglio dello spirito religioso, e prenderanno parte attiva alla vita intima della società cristiana.</p>
      <p>Ora è noto come, sull'iniziativa che nella Chiesa cattolica può spettare al laicato cattolico quanto alla discussione di dottrine libere, alla parte da prendere nell'organizzazione di culto e nei rapporti fra società religiosa e Stato laico, quanto al diritto di critica rispettosa, di dar consigli, di promuovere per iniziativa propria il ritiorire della vita religiosa, vi sono due diverse opinioni; l'una delle quali, che si fonda sulla consuetudine degli ultimi tre secoli, esagerandola e teorizzandola, divide la Chiesa, con un taglio netto, in due parti: la docente o guidante, e la discente o guidata; ed impone al laicato, che appartiene a questa seconda, una posizione tutta passiva e recettiva di fronte al clero, in ciò che riguarda lo sviluppo del pensiero o della vita religiosa. L'altra dottrina, la quale risale alla consuetudine più antica ed ha per sé una maggiore somma di tradizione viva, è quella che, pur distinguendo, con sana teologia, il sacerdozio, nelle sue varie graduazioni, dal corpo dei fedeli, e riconoscendo a quello la facoltà di <hi rend="italic">pascere,</hi> considera poi la Chiesa vivente come un unico corpo <pb n="64" />di credenti, nel quale è egualmente diffuso lo Spirito vivo, e fermentano quindi, e divengono, sotto l'impulso dello Spirito stesso, il pensiero e l'azione cristiana: così che ai laici spetterebbe non solo una parte passiva, ma anche attiva, manifestazione di pensiero e di attività, benché sottomessa al governo ed al controllo della legittima autorità. A questa seconda dottrina si ispira piuttosto, nel complesso, l'uso della Chiesa, e ad essa possono anche ispirarsi liberamente e sicuramente i soci della lega, per quel che riguarda la loro azione.</p>
      <p>Da ciò apparisce ora in qual senso la Lega rivendichi e proclami la propria autonomia. Essa è autonoma non in quanto nella. Chiesa stessa costituisca come un gruppo distinto di fedeli che vogliano in un modo qualsiasi sottrarsi ai loro doveri di cristiani; nel quale rispetto riconosce invece la giusta dipendenza dei fedeli dall'autorità ecclesiastica; come qualsiasi altra associazione di cristiani; ma autonoma in quanto contiene nel suo programma dei fini che <hi rend="italic">non riguardano</hi> la vita religiosa e l'autorità ecclesiastica e quindi allo stesso modo, precisamente, che è autonomo qualsiasi altro gruppo non espressamente religioso, qualsiasi individuo, anzi. Questi fini, nel caso nostro, sono, in genere, quelli che riguardano il promuovimento della democrazia e degli interessi economici, politici e sociali delle classi lavoratrici con mezzi riguardanti l'attività terrena e civile, la cui tecnica è quindi stabilita da quelle speciali discipline che sono la politica, l'economia, la giuridica e via dicendo.</p>
      <p>Veniamo ora ai rapporti della <hi rend="italic">Lega</hi> con le altre categorie di cattolici militanti. Il dovere generico di unirsi, <pb n="65" />credenti in una medesima fede, per promuovere i felici frutti dell'osservanza di essa nella vita sociale, non ci dà, nel nostro caso, nessuna indicazione netta; e noi dobbiamo piuttosto osservare le condizioni di fatto dell'azione che si chiama cattolica, le origini, l'indole, le tendenze, i risultati di questa, per stabilire come convenga ai giovani regolarsi di fronte ad essa. E con ciò ci occuperemo anche di quei rapporti di <hi rend="italic">fatto</hi> che legarono, dal suo sorgere, la nostra azione a quella delle organizzazioni ufficiali dei cattolici italiani.</p>
      <p>La critica del movimento clericale in Italia, dopo l'unificazione di questa, è stata già fatta <note n="4">Cultura Sociale,1898-1906, passim.</note> e noi non possiamo ripeterla qui. Noteremo solo che assai male lo intenderebbe chi restringesse questo movimento a quel poco che furono e valsero le organizzazioni clericali militanti, organizzazioni di prospetto e di parata, il cui risultato era piuttosto di cuoprire l'azione politica vera che si andava esercitando nell'ombra, e di offrire un appoggio «diplomatico» all'azione della Santa Sede per il ritorno del potere temporale.</p>
      <p>Ora questa azione politica esercitata dai cattolici non aveva pressoché nulla che fare con quello che nell'Italia della seconda metà del secolo XIX erano religione e religiosità vera. Condizioni di cultura, abitudini mentali e morali, rapporti di clientela politico-ecclesiastica determinarono invece quella condotta: i cui comuni caratteri furono: l'acquiescenza passiva e supina al potere, anche quando esso dai sovrani spodestati passò al nuovo regno costituzionale, la ripugnanza per i movimenti popolari e democratici, la servitù docile alla classe dei padroni, la tendenza, <hi rend="italic">clericale,</hi> a volere che il potere politico e l'ecclesiastico si associassero strettamente insieme per la difesa del comune possesso, <pb n="66" />contro i movimenti democratici e di cultura che, minacciavano, di dentro, l'equilibrio statistico ottenuto dopo il concilio di Trento e l'egemonia politica della proprietà terriera della nuova borghesia. Finché la Santa Sede mantenne apertamente le sue rivendicazioni temporali, e con esse il <hi rend="italic">non</hi><hi rend="italic">expedit,</hi> questa politica non poté dare tutti i suoi frutti alla luce del giorno; oggi che, cadute effettualmente — se non nell'attività «diplomatica» della <hi rend="italic">Santa Sede</hi>, certo per quel che riguarda i rapporti fra Vaticano e Quirinale o Palazzo Bracchi — quelle rivendicazioni, il <hi rend="italic">non expedit,</hi> di ostacolo che era alla politica clerico-moderata si è trasformato in sussidio e presidio di essa e concorda benissimo con l'azione elettorale dei ministri dell'interno,<note n="5">Nel breve passaggio dell'on. Sonnino al ministero dell'interno, quando egli poté per un momento sperare di far le elezioni, si noto anche nella condotta del Giornale d'Italia una specie di deviazione dalle linee maestre di politica ecclesiastica seguite sino allora"  e il motivo è facile a indovinare.</note> noi possiamo vedere quella politica, covata e maturata da trent'anni, nella pienezza dei suoi frutti visibili. Che cosa gioverà all'Italia il nutrirsi di questi frutti vedremo nei prossimi anni, venuta che sia pel paese l'ora della digestione.</p>
      <p>Dunque, dal 1870 in poi, quando la giovane Italia aveva già audacemente e frettolosamente compiuta l'opera di separazione — non certo intiera — dei due poteri, i cattolici italiani non furono associati, nel terreno politico, da nessuna elevata ed urgente preoccupazione d'indole religiosa, se si eccettui la brevissima e spontanea campagna contro il divorzio; e la politica loro o fu vuota parata accademica o fu appoggio delle rivendicazioni politiche del papato, o si esercitò, nell'ombra, a favore della monarchia, delle classi ricche, del programma moderato e conservatore, della reazione.</p>
      <p>
        <pb n="67" />È ovvio, quindi, che dal critico anno 1898 ad oggi i giovani si siano risolutamente levati, in nome della coscienza religiosa e della coscienza sociale, contro questa politica clericale e l'abbiano criticata e combattuta e messa a nudo, fra molto stridore di avversarii, e ne abbiano smantellato alcune fortezze e sventato alcuni giuochi. Anche oggi, quindi, essi sono <hi rend="italic">contro</hi> questa politica, non in quanto pensino di poter impedire che gli uomini e i gruppi clericali vadano verso dove li chiamano i loro vincoli d'interessi e di abitudini politiche, ma in quanto cercano di svincolare il cattolicismo da una antica e vergognosa e dannosissima servitù politica. In Italia, fu già notato — assai diversamente che in Francia, dove il clericalismo è contro la repubblica — questo è invece monarchico e la monarchia, o meglio, i governi della monarchia, che hanno assai bene inteso questo si sono rigorosamente astenuti da qualsiasi passo atto a riaccendere la lotta religiosa, e se ne asterranno ancora, sino a che una crisi, che non par vicina. verrà a maturazione nella coscienza stessa del paese. E poiché la crisi della coscienza religiosa è — in qualunque modo essa ai manifesti o nel seno dei cattolici (come crisi della teologia, della casuistica, dell'esegesi biblica, della religione esteriore, dell'autorità, e via dicendo), o nella borghesia laica e nelle classi inferiori, — per necessità, rinnovatrice e quindi modificatrice di istituti e di rapporti, così l'intento concorde dell'alleanza clerico-moderata di soffocare per quanto è possibile quella crisi di svellerne le tenere manifestazioni, di comprimerne gli indizi: con che però acuiscono la crisi interiore e preparano più gravi e violente dilacerazioni; ma vivono, intanto. giorno per giorno<note n="6"> Coloro che hanno una qualche conoscenza dei salotti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia di Roma hanno potuto notare in questi ultimi anni che essa segue assai poco, e con preoccupazioni conservatrici, il movimento religioso contemporaneo.</note>.</p>
      <p>
        <pb n="68" />I giovani non possono quindi non assecondare il risveglio della coscienza religiosa — ciò è, abbiamo visto, nei loro stessi principii fondamentali — e promuovere la distinzione più precisa fra religione e politica, o, meglio, ridurre la politica religiosa nei suoi veri termini; dentro i quali, essa non può che limitarsi a promuovere la rettitudine delle coscienze operanti nel terreno politico ed a lottare contro le violazioni della libertà religiosa, tenendosi estranea gelosamente a tutto ciò che è gara e competizione d'interessi di altra natura e giuoco delle varie forze e frazioni politiche.</p>
      <p>Per la qual cosa si richiede, fra la <hi rend="italic">Lega.</hi> (e la stessa esigenza si avvera, in varia misura, per ogni altro gruppo politico e sociale aspirante ad acquistare prestigio ed autorità sulle masse e ad agire con esse, o servendole o servendosene) e il proletariato, una rete di associazioni, nelle quali ai giovani della Lega che vengono da altre classi si associno, in una comunione più intensa di pensiero e di sentimenti, un certo numero di operai di varie età che sieno poi come trasmettitori delle nuove energie spirituali di pensiero e di volontà a quelli della loro classe. Ed è naturale e semplicissimo, contro le ipocrite dichiarazioni aconfessionali di alcuni, che sentendo ciascuno di noi come il proprio carattere morale e la somma dei proprii pensieri si esprimono sopratutto in certe credenze, o convincimenti filosofici, che sono poi quasi sempre delle credenze larvate, in certe attitudini emozionali e<hi rend="italic"> toni</hi> disentimento i quali rispondono al nome generico di «religione», il comunicare agli altri queste varie credenze, emozioni e volizioni, dì indole religiosa, apparisca come il mezzo più efficace per comunicare anche il proprio carattere morale e la somma dei proprii pensieri: sicché, fatta eccezione per una parte della borghesia, la quale ha per ciò stesso rinunciato ad ogni conquista ulteriore sullo spirito delle masse, tutti i- filosofi e propagandisti e tut¬<pb n="69" />ti i partiti giovani e ambiziosi danno, nella loro attività di conquista dell'anima popolare, una parte grandissima e preponderante alla propaganda di credenze ed opinioni religiose, od antireligiose; che è poi, nel caso nostro, lo stesso<note n="7">"Sarebbe interessante esaminare la posizione dei vari partiti di fronte al problema religioso"> molto più che le opinioni correnti sono fatte, per lo più, su vecchi pregiudizi. Il partito radicale si trova per esempio, nella penosa e non poco ridicola situazione di chi, avvertendo un profondo bisogno, si illude poi grossamente nella scelta dei mezzi, di soddisfarlo. Esso sente di dovere essere anticlericale; ma poi l'anticlericalismo suo grossolano, superficiale e di vecchia maniera, non gli giova in nessun modo allo scopo. Ma anche qui idee più giuste si vanno facendo largo. La Vita quotidiana di Roma; ad es., dichiarava recentemente che forse l'anticlericalismo, del quale essa è così calda fautrice, metterà capo ad un rinnovamento religioso V. Riv. di Cultura,1I. nov. 1907.</note>.</p>
      <p>Ma questa propaganda <hi rend="italic">religiosa</hi> si può farla in due modi ben diversi dei quali importa intendere la diversità, perché l'azione della <hi rend="italic">Lega</hi> e dei suoi soci non venga confusa con quella del clericalismo nero o rosso, e possa invece essere esempio e principio di una più civile e più liberale condotta, in questa materia.</p>
      <p>Clericale non è l'uomo che abbia una fede o che regoli secondo essa la sua vita; perché in tal caso tutti saremmo clericali, regolando ognuno su principii accettati più o meno per autorità e incapaci di controllo e di rigorosa dimostrazione scientifica la propria vita morale: né è clericale colui che di questa sua fede, con la parola o con il render servigii di vario genere a quelli dei quali intenda guadagnarsi la simpatia e la fiducia, cerca indurre in altri il convinci¬<pb n="70" />mento sincero: ma clericali, a qualunque o scuola o partito o confessione appartengano, chiamiamo quelli che la fede, la quale è oggetto di accettazione libera e volontaria e quindi di pacifica persuazione, ed ispiratrice di quegli interni movimenti del volere dei quali l'uomo non deve render conto che a Dio, convertono in strumento di dominio, e vogliono insinuare od imporre con mezzi estranei ad essa e con coazione morale o fisica di vario genere, ricorrendo od aspirando, per imporre questa fede medesima, al potere politico ed all'alleanza con esso; mediante la quale alleanza, in cambio di certi servigi resi, si pretendono altri servigi, diretti appunto ad isolare od a coartare le coscienze, per uno scopo non di salute spirituale ma, comunque, di dominio. (Esigere dallo Stato il rispetto della libertà, e dell'attività religiosa, e patteggiare con esso per questo, è ufficio della Chiesa e diritto suo). Noi chiamiamo quindi clericale colui che dai suoi dipendenti in economia esige una condotta religiosa conforme ai suoi interessi o alle sueopinioni, colui che con mezzi violenti ed astuti perturba l'opinione altrui religiosa, o chi per imporre determinati sistemi e determinate credenze si serve, o vuol servirsi, dell'autorità dello Stato, facendo violenza alle coscienze, o chi limita. contraddicendo all'evangelo, il proprio interessamento a quei della sua stessa fede, considerando gli altri come nemici e trattandoli senza. amore; chiunque, in una parola, non avvertendo che la fede è volontaria accettazione interiore di certe verità religiose e morali, intende sostituirsi a questa spontaneità interiore, traendo altri, con mezzi violenti e coattivi, a quell'accettazione medesima, per scopi che non possono quindi essere spirituali ed ispirati dall'amore cristiano. Il quale proposito apparisce poi essere assurdo; sicché l'ovvio effetto del clericalismo non può essere se non quello di provocare una più vivace reazione dagli animi liberi e di condurre invece <pb n="71" />gli animi timidi e vili a mentire con l'atto esterno la fede del più forte ed a rinunziare ad ogni spontanea attività dello spirito, ponendosi passivamente nelle mani dell'interessato patrono di una fede, il quale muta così il ministero spirituale in un vero e proprio dominio.</p>
      <p>Tale clericalismo, — del quale non cerchiamo qui quali o spiegazioni o giustificazioni esso possa avere avuto in certi usi della società antica, — non è, come si vede, male proprio dei cattolici o di certi gruppi dei cattolici, ma vizio diffusissimo anche negli altri partiti; e nel quale cadono assai facilmente tutti coloro che, per abitudine o per sete di conquista e di dominio, impazienti d'un lungo lavoro di libera persuasione, vogliono per le vie più spiccie dell'inganno o della violenza aggiogare gli uomini al carro delle loro opinioni. Il più strano e talora ripugnante esempio di tale <hi rend="italic">clericalismo</hi> ci viene oggi, spesso, da socialisti: i quali si servono della loro influenza sullo Stato non solo per combattere quelle che chiamano religioni «di autorità» (nel qual caso potrebbero talora essere in buona fede, pur errando nel credere che il cristianesimo sia religione di autorità, solo pel fatto che esso è <hi rend="italic">società</hi> religiosa ed esige quindi pel suo sviluppo una autorità) ma anche qualsiasi convincimento spiritualista e credenza in un Dio personale ed in una vita oltreterrena; e le loro opinioni religiose, o areligiose, cercano con tutti i mezzi più violenti e sleali di imporre ai proseliti: perseguitando con offese, ingiurie e calunnie quanti dissentano da essi e cerchino diffondere credenze diverse dalle loro od opposte.</p>
      <p>Di questo clericalismo noi non solo vogliamo essere immuni ma siamo risolutamente nemici; e crediamo che, se lo Stato non può e non deve rifiutare alla società religiosa, liberamente e legittimamente costituita, quanto possa essere necessario ed utile per svolgere la sua vita interna, i <pb n="72" />mezzi esterni o coattivi dei quali il potere politico dispone non sieno tuttavia in nessun modo atti a produrre nelle coscienze prima che negli atti esterni la fede e l'attività religiosa; e respingiamo e combattiamo quelle varie manifestazioni di clericalismo alle quali abbiamo accennato.</p>
      <p>Sicché a noi rimane solo la via della discussione, della pacifica persuasione e dell'autorità morale che potrà darci la fiducia di quelli ai quali cerchiamo di rendere benefici, comunicando ad essi in qualche modo, per le molteplici vie del pensiero e del sentimento, la fede e quasi la vita nostra spirituale medesima. In questo modo e dentro questi limiti noi, cristiani, facciamo e intendiamo fare veracemente della propaganda cristiana, in opposizione a quella utilitaria o materialistica che fanno altri partiti ed altre scuole.</p>
      <p>La <hi rend="italic">Lega Democratica Nazionale</hi> dovrà quindi, nelle sue sezioni e nelle altre associazioni di propaganda e di organizzazione ed azione interna che possano aggregarsi ad essa, o direttamente alle federazioni provinciali od al segretariato centrale, fondere elementi operai ed elementi di altre classi nell'unità vivente di una coscienza religiosa e sociale comune, ed in particolar modo curare di aver numerosi soci delle classi lavoratrici da preparare ed addestrare alla vita di classe, alla cooperazione ed ai vari gradi di operosità amministrativa e politica.</p>
      <p>E così avverrà che, ricondotta ai suoi giusti confini, e riguadagnando nell'osservanza interiore delle coscienze assai più di quello che essa perderà di illegitime e nocive inframettenze nella vita comune e politica, la vita religiosa, in Italia, tornerà ad essere possente energia di educazione morale, spirito pacificatore nell'asprezza dei conflitti economici, alimento delle più alte e vitali idealità di giustizia e di progresso.</p>
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