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        <title>Il legittimismo in Italia</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 245-249. <date when="1903">1903</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>Ho lasciato per un mese che una certa stampa si sbizzarrisse contro di me, che ho assunto nel campo cattolico, dal Congresso di Bologna a questa parte, per merito loro (bisogna riconoscerlo), l'impresa di una crociata incruenta contro i borbonici infestanti le associazioni cattoliche napoletane. E il mio silenzio non è stato privo da una certa tendenziosità; perché volevo una giustificazione patente alla mossa che io e molti amici del meridionale d'Italia credemmo opportuna fare a Bologna, quando nell'ordine del giorno sulla « Questione Meridionale » abbiamo scritto che era necessario dissipare l'<hi rend="italic">equivoco legittimista</hi> del nostro movimento cattolico.</p>
      <p>La parola “dissipare l'equivoco legittimista” nella sua misurata espressione non significa “dar la caccia ai borbonici” ma trovar modo come nelle nostre fila di cattolici non s'infiltrasse una questione di carattere prettamente politico, che noi con la gran maggioranza dell'Italia riteniamo una questione addirittura morta, e che altri si sforza credere ancora viva.</p>
      <p>Dico questo per ridurre al suo vero carattere la portata dell'espressione da me scritta e accettata da più di trenta </p>
      <p>
        <pb n="246" />firmatari del celebre <hi rend="italic">Ordine del Giorno</hi>; portata che non è stata analizzata dai borbonici o pseudo-borbonici del campo cattolico, che hanno strillato a più non posso contro l'abate Sturzo, a cominciare dal Conte Pasini Frassoni, che pubblicò una protesta a nome del <hi rend="italic">Collegio araldico</hi> e della <hi rend="italic">Nobiltà Cattolica Italiana</hi>,a terminare alla <hi rend="italic">Discussione</hi>,ad Elia Rotondo, a Galati-Scuderi con i loro articoli, lettere aperte, dialoghi italo-siculi e giù di lì.</p>
      <p>A ogni modo a me non preme che abbiano equivocato o voluto equivocare; anzi mi giova molto; e quell'<hi rend="italic">equivoco legittimista</hi>,che tanti offende, potrà chiarirsi, dando a ciascuno le proprie responsabilità.</p>
      <p>Dalla lettura attenta dei <hi rend="italic">documenti umani</hi> (un bel titolo messo dall'<hi rend="italic">Osservatore Cattolico</hi> a titolo della protesta del Collegio Araldico contro di me) si volevano dire tre idee fondamentali: 1° - che il legittimismo è un dovere dei cattolici meridionali; 2° - che la difesa della causa della Santa Sede, riguardo al potere temporale, e quella dei principi spodestati hanno un legame di connessione e di rapporto intrinseco; 3° - che la salvezza del Meridionale sta nell'autonomia che non si potrà ottenere senza le rivendicazioni storico-legittimiste.</p>
      <p>Le parole non sono queste, ma il senso dei loro articoli polemici è chiaro ed è precisamente questo. Essi così piantano una questione politica, una religiosa, e una amministrativa, la soluzione delle quali è nelle rivendicazioni legittimiste; per cui la bandiera del legittimismo sventolata timidamente, s'innalza sopra al movimento detto cattolico di Napoli e l'ombra di essa lo aduggia.</p>
      <p>Noi invece contestiamo loro la legittimità cattolica di tale ideale, e i rapporti che stabiliscono fra il legittimismo e l'organizzazione cattolica, la difesa dei diritti della Santa Sede e la questione meridionale.</p>
      <p>Per noi il legittimismo è una pianta che non deve essere coltivata nelle nostre associazioni cattoliche; nelle quali non si fa questione di forma di governi o di dinastie regie o di ideali repubblicani. Il nostro ideale religioso, civile e sociale ha obiettivi più alti, che non siano le rivendicazioni dei diritti storici di famiglie </p>
      <p>
        <pb n="247" />regnanti, e finalità più universali che quelle di interessi politici di indole direi quasi privata.</p>
      <p>E se non fosse il dissidio fra Chiesa e Stato per la libertà e la indipendenza del Romano Pontefice, noi cattolici italiani non solo non avremmo avuto difficoltà ma avremmo il dovere di aderire al presente ordine di cose, come ai cattolici francesi Leone XIII riconobbe e inculcò il dovere di aderire alla repubblica, smettendo le viete rivendicazioni legittimiste, che scindono le forze cattoliche, che rendono inviso il nome di cattolici alle nazioni, e che lasciano che i nemici della religione impunemente e liberamente nei civici e politici consessi continuino la politica delle persecuzioni.</p>
      <p>Non s'intende così giustificare il modo o l'origine storica del potere pubblico, come oggi è; perché se volessimo, con la storia alla mano, esaminare a punta di diritto e di morale i passaggi delle dinastie e dei re, troveremmo da quanto sangue e da quante ingiustizie trassero i titoli di dominio la gran maggioranza delle famiglie regnanti in Europa in tutti i secoli. Invece a norma del più elementare diritto, noi reputiamo che le potestà politiche sono pel bene della nazione e non viceversa; per cui ad evitare i mali di lotte e di fazioni politiche (ieri militari e oggi civili) è dovere dei cattolici di non turbare l'ordine e di non alzare bandiere faziose. È in questo senso che Leone XIII ha appoggiato in Spagna l'attuale famiglia regnante, pur di principii liberali, invece del pretendente Don Carlos e dei carlisti, in massima parte cattolici e preti, alla stessa guisa che consigliò ai cattolici francesi l'adesione alla repubblica.</p>
      <p>Ma in Italia una questione religiosa viva sempre, per la sua intrinseca natura tiene diviso lo Stato dalla Chiesa e lontani i cattolici dalla vita parlamentare. È una questione religiosa, che non si lega alla questione politica delle case regnanti in Italia prima del <hi rend="italic">sessanta</hi>,che non ha carattere legittimista, che non esiste per un carattere politico. Se fosse così, come i legittimisti e i borbonici la pensano, alla stessa stregua e con gli stessi criterii dovremmo giudicare la questione romana, e ritenerla chiusa, come si ritiene chiusa ed è chiusa la questione dei Borboni nelle antiche due Sicilie.</p>
      <p>
        <pb n="248" />Invece non è così: si tratta della libertà e della indipendenza del Papa quale capo religioso dei cattolici, esclusivamente come tale e in rapporto alla sua divina missione.</p>
      <p>Onde sin che non si arrivi alla soluzione del grave problema, che può durar secoli, come durano secoli le catacombe, il diritto della Santa Sede alla libertà e alla indipendenza non solo di fatto ma di diritto non può subire menomazioni o preposizioni.</p>
      <p>Né spetta a noi risolvere il problema, ma al Papa; e nostro dovere è cooperare e lavorare come vuole il Papa a questo scopo; oggi, per esempio, astenendosi dalle urne, domani andando alle urne; formando le coscienze cristiane e ravvivando gl'ideali guelfi della missione dell'Italia; contrastando il socialismo antireligioso e sviluppando l'organizzazione cattolica.</p>
      <p>Sublimi ideali e santa opera questa, che non deve soffrire l'ombra di interessi politici, di rivendicazioni postume, di sentimenti antinazionali, di ibridismi legittimisti.</p>
      <p>Del resto io non arrivo a comprendere che vogliano questi uomini con la faccia voltata indietro, come gl'indovini dell'inferno dantesco.</p>
      <p>Credono che il popolo pensi più ai borboni?...</p>
      <p>Credono che ne sia possibile il ritorno e lo smembramento dell'Italia?...</p>
      <p>Credono che ciò gioverebbe alla patria, o piuttosto non la getterebbe (se fosse possibile) nelle agitazioni di parte?</p>
      <p>Infine, vogliono la guerra?</p>
      <p>Domande vane: quanti siete? io dico a costoro. E se siete i pochi, anzi se men siete come partito civile e politico in Italia, a che, entrando nelle associazioni cattoliche, cercate il terreno adatto per coltivare una vostra inutile e dannosa aspirazione?</p>
      <p>Nessun cattolico viene da noi per sostenere la repubblica, e pure non pochi sono repubblicani; così nessuno deve venire da noi a sostenere la causa legittimista, ma solamente la causa della religione, del Papato, della nazione, del popolo per rigenerare e nazione e popolo in G[esù] C[risto].</p>
      <p>* * *</p>
      <p>Un'altra questione fanno alcuni. Essi dicono: l'attuale governo unitario ha sfruttato il Mezzogiorno: ebbene, che il </p>
      <p>
        <pb n="249" />mezzogiorno torni ad essere quel che era, e sarà salvo. Ecco il perché del legittimismo.</p>
      <p>Anche in ciò non siamo d'accordo: noi non possiamo avere di mira un obiettivo impossibile, né un obiettivo che comprometta una causa più alta qual'è quella della religione; e tale sarebbe il proposito di legare la salvezza del mezzogiorno al ritorno dei Borboni<note n="1"> E all'autonomia di un regno, etc. A parte il resto che neanche col ritorno dei Borboni si salverebbe il Mezzogiorno.</note>.</p>
      <p>Del resto è così primitivo e meccanico questo concetto in ordine ai rimedi del mezzogiorno, che non val la pena metterlo in discussione. Ci vuole la coscienza e l'energia di un popolo per salvar se stesso; e i governi potranno fare del male; difficilmente fanno del bene senza che questo bene abbia vita intrinseca.</p>
      <p>Concludendo: noi cattolici italiani abbiamo il diritto di volere escluso dalle nostre attività un ideale e una finalità politica di forma di governi che pregiudica di per sé all'azione generale dei cattolici e agli altri scopi per cui si lavora. Non diciamo quindi di dar la caccia alle persone, ma di non volere che queste persone vogliano difender l'altare difendendo troni caduti, e che portino come loro ideale <hi rend="italic">di vita pubblica</hi> il legittimismo.</p>
      <p>Ecco il senso e la portata della frase dell'ordine del giorno di Bologna. </p>
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