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        <title>Considerazioni sul potere temporale dei papi</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974. <date when="1895">1895</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>Egregi giovani,</p>
      <p>I. sono entrato in mezzo alla questione agitata per tre sedute in questa Sezione intorno al Potere Temporale dei Papi non per definirla, ma per sottomettere alla vostra intelligenza alcune considerazioni; e per dare fine a tale questione, lasciando ciascuno libero sugli apprezzamenti storici e giuridici. Dico di dar fine, affinché primo con animo più pacato ciascuno studi da sé la questione; secondo perché non si divulghi presso il popolo una idea che corre, cioè che noi vi abbiam chiamato a queste riunioni per convincervi che il nostro re debba essere il Papa. L'azione dei cattolici invece si deve restringere ad ubbidire il Papa non solo come Maestro infallibile dei dommi e della morale, ma anche come supremo Gerarca. Di questo ne parlerò in fine: comincio ora ad esporre le mie brevi considerazioni, lasciandovi libertà a notare ciò che crederete poco esatto o esagerato.</p>
      <p>
        <pb n="7" />II. a) Tralascio la questione sotto il lato storico, perché vi è molto da disputare, solo è d'uopo che conveniate meco: 1° che da Costantino, cioè da quando la religione di G[esù] C[risto] fu anche accettata dalle nazioni come religione civile, il Papa fu solo in Roma, con sovranità indipendente e assoluta nelle cose spirituali e nelle attribuzioni temporali, tranne quella del fisco, rappresentato dal duca greco in Roma o dall'esarca di Ravenna. E quando i Greci o gli Eruli o i Goti o i Longobardi vollero dettar leggi in Roma, il Papa fu ostacolato nel suo ministero spirituale, incarcerato, ucciso; valga a conferma di quanto dico l'esempio di Giovanni I, e gli aiuti domandati ai Franchi da Gregorio e da Zaccaria; se non avevano autorità temporale, non erano in diritto di domandare aiuto ai re cattolici, contro gli invasori.</p>
      <p>2°. Che Pipino fece formale dedizione ai Papi nella sua seconda guerra contro i Longobardi, perché i Greci non difendevano colle armi la libertà del Papa. 3° Posto il caso che la dedizione di Pipino fosse falsa, XI secoli di dominio legale e politico danno un diritto di possesso incontrastabile. Dunque storicamente il dominio di Roma appartiene ai Papi.</p>
      <p>b) Tralascio inoltre la questione dal lato giuridico; solo noto, e in ciò non credo di trovar discrepanze di pareri, che se è per diritto di natura che il popolo può chiamare al governo un altro re, cioè se è per diritto di natura la sovranità del popolo, non può esser diritto di natura che il re resista colla forza a un popolo che vuole mutar governo. O è l'uno o è l'altro diritto di natura, perché in natura non vi sono diritti che non corrispondano a doveri; per cui se io ho il diritto certo di passaggio pel fondo del mio vicino, il mio vicino non può avere il diritto certo di contrastarmi il passaggio, ma invece il dovere di cedermi il terreno per aprirvi una via o una callaia. Così se il governo legittimamente costituito può resistere ai rivoltosi, io non posso ribellarmi; se io ho il diritto di liberamente eleggere un governo più che un altro, non posso essere colpito dalla legge. Anzi, se la natura mi dà questo diritto, non può la maggioranza infrenare la minoranza, perché la libertà non può essere pregiudicata dal numero, ma dal dovere, perché se badiamo al numero:</p>
      <p>« infinita è la turba degli sciocchi » (Petr.)</p>
      <p>
        <pb n="8" />Aggiungerò ancora che se il diritto del voto è diritto di natura, deve essere di ogni libero cittadino, non di pochi, tranne che non si voglia dir secondo natura la distinzione di Lacedemoni e di Iloti. Quindi o oggi sono libero di volere re il Principe di Caserta, o ieri non erano liberi i siciliani a chiamare dal Piemonte Vittorio Emanuele; o oggi il governo non si può opporre ad ogni libera manifestazione dei cittadini contraria alla dinastia, o ieri non si dovevano accusare di tiranni i governi che reprimevano i moti rivoluzionari. Se infine si oppone che un governo può demeritare la fiducia dei liberi cittadini, certo che anche il Sabaudo l'ha demeritata, io dico, che in ogni governo vi saranno i malcontenti, come gli affezionati, perciò o il mondo deve stare sempre in continue rivoluzioni, cosa contro il diritto di natura, o i cittadini non sono liberi di mutare i governi. Onde par si debba conchiudere che i plebisciti e le votazioni non hanno il diritto di mutar governi, e ordinamenti di stato; quindi non giustificò la violenta usurpazione di Roma il plebiscito del 2 ottobre 1870, anche che fosse stato unanime come i liberali vogliono dimostrare.</p>
      <p>III. Solo adunque considero il lato ecclesiastico. Perché adunque sono incompatibili in una città l'autorità suprema della Religione Cattolica e il Re d'uno stato civile? Bisogna premettere: 1° che gli stati moderni si basano sulla libertà dei culti, sulla libertà del voto, sulla libertà di stampa e di parola. 2° Che uno stato per quanto potente egli sia, può, per variar di fortuna, avere guerre e subire sconfitte. Ciò posto io prima parlo in astratto, poi in concreto.</p>
      <p>α) il Pontefice d'una Religione Cattolica, cioè universale, deve avere relazione con tutti gli stati sia coi sudditi, sia coi sovrani. In ciò deve essere libero perché non sia ostacolato nel-esercizio del suo ministero. Supposto adunque che lo stato in cui, anche colla legge di guarentigia, stia un Papa, venga in guerra ed in inimicizia con una nazione straniera, non permetterebbe certo la corrispondenza del Papa né coi Vescovi, né coi sudditi, né coi sovrani, temendo inganni e tradimenti. Ed ecco una nazione allontanata dal Supremo Pastore infallibile, necessario per la cattolicità della Chiesa, per la regolarità della disciplina, per la <pb n="9" />elezione dei Vescovi, per definire le questioni, per pubblicarvi encicliche, lettere, decisioni di congregazioni e tutto ciò che spetta la legge divina ed ecclesiastica. Non solo, ma la nazione nemica a quella in cui il Papa ha sede, temerebbe che il Papa, dalle pressioni del governo, di cui si deve dir suddito, manderebbe in momenti supremi, a forza, decisioni e decreti che la potrebbero osteggiare. Anzi più: la guerra può a tale prodursi da venir assediata la stessa città capitale. Ed ecco interrotte le comunicazioni con tutta la cristianità, così il capo sarebbe diviso dalle membra e ne verrebbe per tutta la chiesa quanto si è detto di una sola nazione. Ed anche in via ordinaria, lasciando la supposizione d'una guerra sempre possibile, dovrebbe temere lettere mutilate, impedite per vendette pubbliche o private, comunicazioni interrotte, vigilanze e perquisizioni. Ciò non è mia fantasia, ma è confermato dal fatto: Pio IX dice ai Cardinali il 29 settembre '70: « Ciò viene confermato da un fatto, recentemente accaduto ai dì passati, quando cioè coloro che uscivano dalla soglia del nostro domicilio furono sottoposti a perquisizioni, spiando i soldati del nuovo governo se mai nascondessero alcuna cosa sotto le vesti ». Né credo Pio IX un menzognero, uno che esageri; del resto il fatto viene attestato da molti. Ma ciò anche avvenne in febbraio '78 dopo la morte di Pio IX; peggiore scandalo apparì quando la <hi rend="italic">Riforma</hi> nel 1887 pubblicò una nota secreta ai Nunzi Pontificii non pubblicata dai tipi cattolici perché non consegnata; come mai l'ebbe la <hi rend="italic">Riforma</hi>?Dai Nunzii no certo, né dalla Segreteria di Stato; dunque o dal Ministero dell'Interno di cui è organo officioso, o da privati ufficiali delle poste che la copiarono. Lo stesso anno giunse in Vaticano una lettera importantissima coi suggelli rotti, Crispi fece carpire un documento agli Archivi di Propaganda Fide e fece spiare la vita di un Cardinale: potrei citare molti fatti su ciò: ed anche che fossero esagerazioni dei cattolici, ciò è sempre possibile; dunque è un pericolo per la disciplina della Chiesa. Non parlo poi degli oltraggi fatti ai pellegrini forestieri in Roma; valgano per esempio il pellegrinaggio di Spagna il '93</p>
      <p>e quello di Francia il 2 ottobre '92. In quest'ultimo si parla di una provocazione francese: il fatto è smentito; ma posto che fosse vero che un francese abbia scritto nell'albo dei nomi del Panteon <hi rend="italic">W</hi><hi rend="italic">il Papa Re</hi>,se ciò era offesa di lesa maestà dovevano <pb n="10" />catturare il mal capitato francese e non destare sì violenta cacciata. Ad ogni modo torto o ragione sono sempre incompatibili due autorità supreme in una città sola. Ma pure infine supposto che tra la nazione in cui il Papa si trova e il Papa corressero buone relazioni, non dovrebbero le altre nazioni temere di parzialità, di pressioni in vie amichevoli, non diffiderebbero del Papa non in ciò che è dommatico, perché in tale materia è infallibile, ma in ciò che è disciplinare e politico? Supponete un momento che il Papa se ne andasse in Parigi (e già lo ha detto nel concistoro segretissimo del '92, che se durassero le cose in tal modo lascerà Roma) e che il Papa fosse non nemico della Francia, ma amico: dite avrete tutta quella fiducia agli atti suoi, non dommatici, ma politici, civili e disciplinari? Non temete la preponderanza per via di pressione e di amicizia che avrebbe la Francia nella Cristianità, come nei settant'anni d'Avignone?</p>
      <p>β) Ma non basta: delineamo [sic] le relazioni che devono passare tra queste due autorità: l'uomo non è solo spirituale, ma corporale, e nulla può percepire senza il ministero dei sensi: ciò posto è necessario il culto esterno all'interna religione; onde nella città dove risiede il Supremo Pastore, tutto deve rispecchiare la città per eccellenza santa. Come pei Maomettani la Mecca, pei Russi Mosca, per gli antichi ebrei Gerusalemme, pei moderni giapponesi Ieddo, pei cattolici è Roma la Città Santa, dove risiede la suprema autorità. Or che ne dite della Città Santa, se ivi non vi è tutto l'organamento ecclesiastico, la gerarchia, lo splendor dei tempi. delle processioni, la pubblica decenza e <pb n="11" />moralità, insomma tutto ciò che rappresenta il luogo centro della religione? Che ne dite voi se il Papa non può uscir libero di suo palazzo, senza incontrar colle ovazioni gli insulti? Senza vedere affissa la sua veneranda effigie, con sacrileghe indecenze su per le porte di Gargiulo o di Edoardo Perino? Passare di Piazza Campo di Fiori e vedere Giordano Bruno, un libero pensatore, eretico, morto impenitente e condannato dal suo tribunale (come si dice) colla famosa iscrizione: A Giordano Bruno — il secolo da lui divinato — qui dove il rogo arse? Passare per via Trinità dei Monti e leggere la famosa epigrafe a Galileo? Vedere tolta la Croce e profanato un luogo dal sangue dei martiri reso santo? Passare dal Campidoglio e veder tolta la Croce postavi da Costantino, andare al Gianicolo e trovare Gavazzi, monaco spretato, Garibaldi, il furibondo nemico dei Papi? Andare al collegio romano e vedervi sfregiato e tolto il SS. Nome di Gesù. E le pubbliche chiese protestanti e le indecenze e sconcezze della stampa e la libertà del mal fare? Il Papa sarebbe rispettato dalle forze del Governo. Sicuro, ne è prova la notte del 13 luglio quando tentarono gettare la salma di Pio IX nel Tevere e quando i cattolici che la difesero riportarono insulti e ferite in quella notte di inferno. Ricordate il centenario di Voltaire all'Apollo, quanti vituperi alla religione ed al Papato. Liverani che al '92 grida allo sferisterio: <hi rend="italic">abbasso e morte a Dio</hi>;alla celebre litania avanti il Panteon: « Gregorio VII fu Papa » gridava uno, e la folla « sia maledetto »; « Giovanni VIII fu Papa » ; « sia maledetto »; « Simon Pietro fu Papa... sia maledetto »; « Gesù Cristo primo Papa... ». Cari giovani, quello che rispose la folla non lo dicono i demoni, i quali al nome di Gesù tremano ed adorano sforzatamente; l'infame processione al Colosseo con l'apoteosi di Satana, la bandiera coll'insegna di Satana portata a Piazza Campo di Fiori e a Porta Pia, l'insediamento della Massoneria in Roma, nel Palazzo Borghese; le bestemmie di Colaianni contro l'Immacolata Concezione in pubblico Parlamento; Petruccelli della Gattina che il 18 gennaio '77in Parlamento dice « Tu Pio IX come il tuo antecessore S. Pietro menti, menti, menti; anatema sit »! E l'on. Mussi il 4 dicembre '76 disse alla Camera senza che il Presidente lo richiamasse all'ordine: <hi rend="italic">Il vero Dio del creato è l'intelligenza, nulla si è giammai creato nell'universo.</hi> Il deputato <pb n="12" />Bertani il 9 dicembre '76 proponeva che le ossa delle Catacombe servissero per concimare l'agro Romano. Crispi, capo del governo il 20 settembre '95 al Gianicolo predica l'opera del Papa e s'impanca a Maestro di Religione e proclama che alla Chiesa basta il solo Apostolato, come se un trigamo e un buffone di ministro ignorante di Religione possa dar legge e decidere delle cose della Chiesa.</p>
      <p>Potrei citare all'infinito gli oltraggi che il governo fece e fa alla Religione ed al Papato; basta leggere gli atti ufficiali della Camera. Solo aggiungo che sotto Mancini la parrocchia di S. Ambrogio in via Merulana fu sequestrata e vi lasciarono dentro il SS. Sacramento, senza messe, senza adoratori, senza lampade, sino alla corruzione delle specie; le dimostrazioni settarie del '72 alla Scala Santa, l'occupazione forzata di molti templi e la laicizzazione della Basilica di S. Vitale, dei SS. Nerei ed Achille, delle Chiese di S. Maria detto tempio di Vesta, del Panteon, e della maggior parte degli antichi monumenti mutati in Chiese; le scuole atee e irreligiose, gli istituti, gli spedali laicizzati, proibite le processioni del Corpus Domini, l'accompagnamento del Viatico, e lo scorso aprile io mi trovavo lì in Roma e fui testimonio di tale scelleraggine.</p>
      <p>Si può chiamare Roma sede del Cattolicesimo? Possono stare così due autorità così opposte, il Papa e la Massoneria a cui anche appartiene il Re Umberto? Voi vi maravigliate, ma il Re Emberto appartiene alla Massoneria. Sentite il documento; non è un giornale cattolico, ma la rivista del mondo massonico, semestre primo: vi si legge al n. 4, se non mi ricordo male: « La rispettabile loggia <hi rend="italic">Le silence</hi> sotto l'ubbidienza del grande Oriente del Messico, all'oriente di Tampico, avendo indirizzato all'illustre fratello Umberto di Savoia Re d'Italia una tavola di felicitazione per la sua eroica condotta mentre infieriva il colera a Napoli, ha ricevuto dal reale fratello una graziosa risposta, colla quale egli ringrazia la loggia <hi rend="italic">Le silence</hi> dell'onore che essa gli ha fatto iscrivendo a lettere d'oro all'Oriente del Tempio di quell'officina ».</p>
      <p>E posto che non sia vero, 300 e più, dice il Margiotta, erano lo scorso anno i massoni al Parlamento; massoni sono Crispi, Carducci, Bovio, Villa; massoni erano Rattazzi, Mancini, Lanza e molti altri. Sono liberi i governi nella religione, dite voi; dato <pb n="13" />e non concesso, che ve <hi rend="italic">ne</hi> parrebbe se nella città di Maometto s'insediasse un re cristiano vicino al Sultano Pontefice di Maometto, e ivi si direbbe è la città di Maometto, ma se tutta la città, eccetto le moschee, a cui si toglierebbero però le rendite, avesse l'aspetto di Cristiana? Sarebbe la più amara irrisione, come sta divenendo irrisione Roma, la capitale del mondo cattolico.</p>
      <p>IV. Ma ho detto l'esterno; è poco: il Papa è il Capo Spirituale della Religione, libero, come dicon le guarentige. Sia pure: un capo deve avere le braccia e le altre membra per essere coadiuvato nel suo ministero, voi ne convenite; però in Roma sono soppressi gli ordini religiosi, i veri soldati del Papa; perché? perché il governo italiano è un governo cattolico; in Roma tutti i giovani van soggetti alla leva, quindi meno il numero dei sacerdoti [sic] in Roma chiusi i Seminari, in Roma tolti i beni alle congregazioni, alle opere pie, al collegio di <hi rend="italic">Propaganda Fide</hi>,che pensa a dilatare il regno di Cristo per le lontane regioni, tolte le rendite alle Romane Congregazioni, ai Cardinali, al Papa, a cui con amara irrisione offre i 3 milioni, che il Papa ha sempre con dignità rifiutato. Onde è necessario l'obolo dei fedeli, detto denaro di S. Pietro, su cui il nostro religioso governo propose in Parlamento, per mezzo del furibondo Mancini, la tassa di ricchezza mobile (non ricordo se dal Senato o dal Parlamento stesso rigettata).</p>
      <p>Ma ancora: la città di Roma è la sede del Papato; però il governo ha per base la libertà del voto: oggi può essere che vi sia un Rudinì moderato, domani un Mancini o un Crispi violento. Le relazioni tra Papa e re non dipendono dalla volontà di ambidue, ma dalle passioni del parlamento e dalla politica del ministero. Bonghi parlò a favore delle guarentigie, ma Petroni all'81 volle che si abolissero le guarentigie. Mancini caldeggiò nel '77 e fece votare dal parlamento, respinta dal Senato, la legge contro i preti. Tutti ricordiamo le celebri circolari Nicotera al '76 per la proibizione delle processioni, giudicate dalla Cassazione di Torino illegali, le circolari del Prefetto di Roma contro i frati e le monache, la legge Mancini per l'abolizione dell'insegnamento religioso nelle scuole liceali, ginnasiali, tecniche e normali, la circolare Nicotera contro i pellegrinaggi per festeggiare <pb n="14" />il giubileo di Pio IX, il codice penale Zanardelli. Pio IX pronunciò un'allocuzione ai cardinali contro gli usurpatori della S[anta] S[ede] e il progetto di legge contro gli abusi del clero e Mancini il '77 emana una scandalosa circolare, comandando di non ubbidire ai precetti del Papa, e permette fin che si parodiasse l'allocuzione predetta con invereconde illustrazioni. Tutti ricordate la circolare Mezzacapo sul matrimonio religioso, piena di errori contro la nostra fede, il progetto di legge Villa sulla precedenza del matrimonio civile, il decreto di Pelloux o di altro che non ricordo, firmato dal re, che dichiarava concubinato il solo matrimonio religioso dei militari.</p>
      <p>Mancini il 19 agosto '77 tenta di rendere popolare la elezione dei parroci, contro i canoni del Concilio Tridentino, e Crispi che porta a Bismarck il progetto di legge per aver l'approvazione se ne torna colle pive nel sacco. Non racconto con ordine perché scrivo come mi ricordo. Tutti sapete il governo Crispi, le leggi sulle opere pie, le decime parrocchiali, isoldati attorno il Vaticano, temendo la fuga del Papa, l'incameramento dei beni di propaganda, ed altro che ho già detto. Se ho esagerato lo vedrete leggendo non gli storici cattolici, come il Bonetti, il Balan, il Mamiani, il Margiotta, il Carletti, il Petroni, il Cantù e mille altri, ma gli atti ufficiali della Camera, il bollettino delle leggi, i giornali liberali; o quando andrete a Roma potrete per le vie della città santa, sede del Cattolicismo, accorgervi ch'è mutata in città laica ed empia.</p>
      <p>Si dice infine, e lo disse Crispi al Gianicolo nel suo tanto famoso quanto infelice discorso, che il Papa in questi 25 anni ha avuto gloria superiore di quando teneva il temporale.</p>
      <p>Rispondo, che la Provvidenza avrà voluto colmare di gioie i pontefici, d'obbrobri e vituperio dai governi e dalla plebe colmati [sic] non fa meraviglia: ma questo non toglie che lo stato della Chiesa è anormale; tranne che non si voglia dire stato normale della Chiesa i trecento anni sotto gli imperatori di Roma, quando i Pontefici e la chiesa nascente dovette fuggir la luce e trovar riparo nelle catacombe, e milioni (...)</p>
      <p>. <pb n="15" />Riepilogando: la libertà concessa agli Stati moderni del voto, della stampa, dei parlamenti, delle scuole, è una libertà che giuridicamente non può stare nella città santa dei cattolici, e vada l'una altrove o l'altra. È necessario uno Stato libero al Papa; sarà piccolo, deve essere però un centro del mondo, ove meno difficilmente possano andarci i cattolici. Come i greci scismatici richiamerebbero i loro diritti se Mosca divenisse capitale di un regno cattolico, come i Maomettani cercherebbero di riprendere la Mecca se vi s'insediasse un governo ateo o buddista o cristiano, come gli antichi ebrei difesero mille volte la loro Gerusalemme, così i cattolici di tutte le nazioni hanno un diritto in Roma, diritto che non sarà mai perduto, se non quando cesserà la religione di Gesù Cristo.</p>
      <p>Dunque han ragione i papi di protestare contro la presente occupazione del governo italiano, non solo dal lato politico ma dal religioso; ancora hanno diritto i vescovi dell'orbe cattolico, hanno diritto tutti i cattolici, si chiamino clericali, antisemiti [sic] o con altri termini, perché è un diritto comune.</p>
      <p>Dunque, stando così le cose, noi cattolici siamo in dovere, quali esse siano le convinzioni storiche o giuridiche, di non staccarci dalle prescrizioni che i nostri Pastori e il Papa ci danno, cioè l'astensione dalle urne politiche, il propugnare le opere cattoliche, il non consentire alle usurpazioni dello Stato. Noi non siamo chiamati a definire la questione, né a ribellarci al governo, cose proibite per noi; solo a ubbidire al Papa. La questione la scioglierà Dio quando e come vorrà, e se noi sarem chiamati a parte dell'opera divina, vi accorreremo.</p>
      <p>Il potere temporale dei Papi non è uno domma di fede, quindi non siamo obbligati a crederlo ciecamente, ma è una verità naturale collegata alla verità di fede. È verità di fede che il Papa deve essere libero nell'esercizio del suo ministero; ora per essere libero è stato dimostrato che nello stato attuale di cose deve avere un libero Stato. Dunque questa conseguenza si collega con una verità d'ordine superiore. Del resto noi siamo soggetti al Papa; quando egli dirà che alla Chiesa per l'esercizio del suo ministero non è più necessario il potere temporale, e ci darà facoltà di accorrere alle urne, noi saremo i primi ad accorrere perché l'Italia non cada sotto il peso dell'iniquità.</p>
      <p>
        <pb n="16" />Ho tracciato la condotta dei veri cattolici in questa scabrosa questione, perché non si dica che noi facciamo mistero degli obblighi che v'incombono. Non sarete obbligati a credere al potere temporale, ma solo a sottostare ai comandi del Papa. Egli è supremo duce; dal suo lato sono tutti i vescovi e tutto il mondo cattolico; se sbaglieremo, avremo l'onore di sbagliare col Papa, coi vescovi, coi cattolici, con Dio.</p>
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